Blue Whale shock, studente si getta dalla finestra di scuola e si fa filmare dal compagno

“volevo soltanto sentirmi importante”. Queste sono state le frasi scioccanti di un ragazzo di 16 anni, sicuramente in preda a un raptus, si è buttato dalla finestra della scuola, dall’altezza del secondo piano a Ventimiglia, facendo un salto nel vuoto di circa 7 m. È salvo per miracolo. Solamente una serie di contusioni e qualche frattura, e non è in pericolo di vita.

Le forze dell’ordine sono ancora intente ad accertare le ragioni del gesto. La prima pista degli inquirenti è un’ipotesi ‘blu whale’, è famosissimo gioco stupido che induce al suicidio dopo aver superato determinati step sempre più pericolosi.

Lo studente di 16 anni frequenta un corso per operatore elettrico e si è lanciato dal secondo piano del Centro professionale per l’impiego, situato all’interno del plesso scolastico di via Roma, a Ventimiglia, la mattina del 9 ottobre. Intorno alle 12.15, durante l’intervallo, mentre l’insegnante era fuori classe per fare una fotocopia.

Secondo quanto si è appreso, un compagno di scuola ha riferito all’ insegnate che lo studente gli ha chiesto di riprenderlo con il telefonino mentre si lanciava. Ha cercato di dissuaderlo – “cosa fai sei scemo?” gli ha detto – ed è corso ad avvertire l’ insegnante. Nel frattempo l’altro si è lanciato.

Dopo la caduta, lo studente è rimasto cosciente. Stando ad alcune testimonianze, sembra che il giovane, una volta caduto, si sia velocemente rialzato. Avrebbe compiuto una decina di metri a piedi per poi accasciarsi a terra. E’ intervenuto il personale del 118 che lo ha stabilizzato e lo ha portato in “codice giallo” all’ospedale. Sul fatto indaga la polizia.

Non sono ancora chiari i motivi del gesto ma non si esclude che possa essere un caso di ‘blue whale’, il gioco che porta al suicidio. Secondo quanto appreso dopo la caduta lo studente ha detto: “L’ho fatto per avere un attimo di gloria”.

Blue Whale Challenge: si chiama così il “gioco” che ha portato al suicidio centinaia di ragazzi tra i 9 e i 17 anni in modo orribile

Il web, oltre a permettere ai ragazzi di conoscere tantissime cose nuove e fare tantissime nuove amicizie, è un potenziale grande pericolo. C’è chi cerca di spillarci dei soldi tramite dei siti truffa, c’è chi cerca invece di spiare i nostri movimenti e poi c’è chi cerca di farci del male come nel caso di chi ha inventato il Blue Whale Challenge.
Negli ultimi anni, ormai lo sappiamo bene, il bullismo si è tramutato più spesso in cyberbullismo,
perché tramite il web tutto è più facile: anche insultare la gente. C’è chi questo cyberbullismo quasi lo prende come una professione il cui scopo ultimo è quello di portare le vittime al suicidio.
Tutti ne parlano e tutti sanno cos’è la Balena Blu, il gioco dell’orrore. Ma quali sono le regole del Blue Whale? Come funziona questo gioco che in molti pensano essere una bufala ma che ha contagiato anche il nostro paese con i primi casi anche in Italia?
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza e di capire in che modo proteggersi e proteggere i propri figli e amici da questa sfida che spinge al suicidio.
Blue Whale Challenge o Balena Blu che dir si voglia, il concetto non cambia: si tratta di un gioco dalle regole violente che in 50 giorni spinge al suicidio i ragazzini che partecipano. Purtroppo molti sono convinti che il Blue Whale sia una bufala. Eppure il mondo dei media ha dedicato ampio spazio all’argomento dopo la messa in onda del servizio de Le Iene a tal proposito. Prima di analizzare ciò che c’è di vero in tutto questo va fatta un considerazione iniziale: i giornali spesso enfatizzano le informazioni per renderle più appetibili, non vi stiamo dicendo nulla di nuovo, ma su questi argomenti non si scherza mai. E lo sanno bene anche i giornalisti più seri che sulla Blue Whale hanno cercato di dare un quadro complessivo perché dietro a tutto questo un fondo di verità c’è e basta a rendere questa storia molto pericolosa.
Blue Whale Challenge: la sfida che non è un gioco
Blue Whale Challenge: non possiamo definirlo più gioco, è una pratica inquietante che ha origini e leggende spaventose alle sue spalle che mettono in pericolo la vita dei ragazzi.
Blue Whale, balena blu: due parole che in questi giorni significano soprattutto allarme suicidio. Cerchiamo di capire meglio in cosa consiste questa pratica, le cui regole spingono al suicidio, che non chiameremo più gioco, che ha portato alla morte circa 130 ragazzi in Russia e uno in Italia, a Livorno. Come mai si chiama così? Da dove arriva il riferimento alla balena? Come è nata la sfida che porta al suicidio?
Dopo il servizio de Le Iene, il caso Blu Whale è tornato a far parlare di sé e in molti vogliono saperne di più. Già, perché se molti di voi hanno scoperto l’esistenza di questo assurdo rito solo qualche giorno fa, in realtà è una pratica che esiste da molto tempo. Dunque, cominciamo dall’inizio e cerchiamo di comprendere meglio questo fenomeno sia perché è giusto essere informati su un fatto di attualità così importante, che per essere in grado ancora di più di ascoltare in tempo eventuali campanelli d’allarme.

Blue Whale, perché si chiama così? L’origine del nome

Blue Whale, tradotto letteralmente è balena blu, o balena azzurra. Ma perché è stato scelto questo nome? L’ipotesi più semplice ed immediata è quella che si rifà al comportamento tipico delle balenottere azzurre che, ad un certo punto della loro vita, senza apparente motivo, si spiaggiano e muoiono. Generalmente a scegliere questo tipo di morte sono gli esemplari di cetacei che si sono persi, che non riescono a tornare nel gruppo. Esattamente come quegli adolescenti che sebbene abbiano tutta la vita davanti, si sentono lontani, diversi, isolati. E non sanno come uscirne.
Vediamo ora dove nasce questa leggenda, questa storia raccapricciante. Molto probabilmente tutto è nato come una di quelle storie da campeggio che si raccontano davanti al fuoco per farsi venire un po’ di paura. Poi, a furia di essere raccontata, rimodellata e risistemata è diventa una “Creepypasta”. Si tratta di un gioco di parole tra “Cute and Paste” ossia copia incolla, e “Creepy” spaventoso: così si chiamano quelle leggende metropolitane dell’orrore che non si sa mai quanto abbiano di vero. Pare che la Blue Whale Challenge abbia tratto ispirazione, se di questo si può parlare, dal suicidio di Rina Palenkova che su VKontakte, un social molto famoso in Russia, ha documentato il suo suicidio a soli 16 anni con foto e video. Da questo gesto è nato un gruppo denominato “F57” e pare fosse un contenitore di informazioni inquietanti e testimonianze di persone con tendenze suicide. Era il 2015 e, da quel momento in Russia l’ondata di strani suicidi non si è più fermata: almeno 1500 ragazzi ogni anno si levano la vita.
La vicenda ha rapidamente fatto il giro del web suscitando l’interesse morboso di altri ragazzi di tutto il mondo che avrebbero iniziato a cercare informazioni sul come aderire al gruppo per partecipare alla Blue Whale. Ovviamente non è che leggendo l’articolo viene voglia di farlo, come non si diventa pescatori leggendo un articolo di pesca, ma può essere che in soggetti disturbati o particolarmente fragili queste notizie abbiano fatto presa e, soprattutto, abbiano innescato un senso di comunità in quei ragazzi che si sentono magari esclusi e soli.

Blue Whale: regole del gioco e perché starne alla larga
Ciclicamente compaiono dei giochi pericolosi che influenzano la vita di ragazzi normali e li spingono a compiere gesti folli. Questa volta si tratta della “Blue Whale Challenge”. L’argomento è balzato agli onori delle cronache dopo il servizio de Le Iene di Matteo Viviani: il giornalista si è addentrato in Russia e ha parlato con i genitori di alcuni ragazzi morti suicidi per questo tremendo gioco del Blue Whale, arrivando poi in Italia dove un 15enne si è tolto la vita a Livorno lanciandosi da un palazzo di ventisei piani per seguire le regole della Blue Whale Challenge.
In cosa consiste questo gioco della morte? Quali regole ci sono e perché ha così presa sui ragazzi? Dietro a questo Blue Whale Challenge si nascondono persone in grado di manipolare la mente di studenti della vostra età e si fanno chiamare “curatori” o “tutor”. Sono loro che dettano le regole del gioco. Alcune di queste, le prime almeno, sono assurde (ve ne accorgerete da soli!), ma più si va avanti nella Blue Whale Challenge che dura 50 giorni, più tutto sembra veramente ai limiti della sopportazione.
Eppure i ragazzi che iniziano questo gioco finiscono in un turbine di dipendenza in grado di spingerli a compiere gesti folli come il suicidio. È un continuo incitare un giovane di età tra i 9 e i 17 anni a farsi del male, a soffrire. Tutto questo fino al 26esimo giorno in cui il tutor dirà al ragazzo il giorno in cui dovrà morire, che è il 50esimo a partire daN’inizio del gioco, lanciandosi da un palazzo molto alto.

Ecco le 50 regole della Blue Whale Challenge come riportano alcuni media. Ve le segnaliamo per aiutarvi a scoprire se qualcuno che conoscete sta facendo qualcosa di stupido legato a questo gioco della morte e, leggendole, speriamo vi rendiate conto che è follia farsi del male per ordine di uno sconosciuto.
1. Incidete sulla vostra mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore
2. Alzatevi alle 4.20 del mattino e guardate video psichedelici e dell’orrore che il curatore vi ha inviato direttamente.
3. Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore.
4. Disegnate una balena su un pezzo di carta e inviate una foto al curatore.
5. Se siete pronti a “diventare una balena” incidetevi “yes” su una gamba. Se non lo siete tagliatevi molte volte. Dovete punirvi.
6. Sfida misteriosa.
7. Incidetevi sulla mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore.
8. Scrivete “#i_am_whale” nel vostro status di VKontakte.
9. Dovete superare la vostra paura.
10. Dovete svegliarvi alle 4.20 del mattino e andare sul tetto di un palazzo altissimo.
11. Incidetevi con il rasoio una balena sulla mano e inviate la foto al curatore.
12. Guardate video psichedelici e dell’orrore tutto il giorno.
13. Ascoltate la musica che vi inviano i curatori.
14. Tagliatevi il labbro.
15. Passate un ago sulla vostra mano più volte.
16. Procuratevi del dolore, fatevi del male.
17. Andate sul tetto del palazzo più alto e state sul cornicione per un po’ di tempo.
18. Andate su un ponte e state sul bordo.
19. Salite su una gru o almeno cercate di farlo.
20. Il curatore controlla se siete affidabili.
21. Abbiate una conversazione “con una balena” (con un altro giocatore come voi o con un curatore) su Skype.
22. Andate su un tetto e sedetevi sul bordo con le gambe a penzoloni.
23. Un’altra sfida misteriosa.
24. Compito segreto.
25. Abbiate un incontro con una “balena”.
26. Il curatore vi dirà la data della vostra morte e voi dovrete accettarla.
27. Alzatevi alle 4.20 del mattino e andate sui binari di una stazione ferroviaria.
28. Non parlate con nessuno per tutto il giorno.
29. Fate un messaggio vocale dove dite che siete una balena
Le regole dalla 30 alla 49 sono poi identiche: ogni giorno svegliatevi alle 4.20, guardate video horror, ascoltate la musica che il curatore vi manda, fatevi un taglio sul corpo al giorno, parlate a “una balena”.

50. Saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita.

Blue Whale: le regole della Polizia Postale contro il gioco in Italia

Il pericoloso gioco della Blue Whale sta colpendo anche in Italia. Le forze dell’ordine ricevono ogni giorno moltissime segnalazioni di giovani che sono finiti nel tunnel della Blue Whale Challenge. Una follia che porta alla morte, ma che, non si sa come, riesce ad attirare nella sua tela molti giovani ragazzi. Come difendersi allora da questo gioco? Come evitare di cadere nella trappola della Blue Whale? Lo spiega direttamente la Polizia Postale con delle regole positive (http://www.commissariatodips.it/notizie/articolo/blue-whale-consigli.html):
1) Per gli adulti: più dialogo
Aumentate il dialogo sui temi della sicurezza in Rete: parlate con i ragazzi di quello che i media dicono e cercate di far esprimere loro un’opinione su questo fenomeno.
2) Attenti ai cambiamenti
Prestate attenzione a cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno veglia: alcuni passi prevedono di autoinfliggersi ferite, di svegliarsi alle 4,20 del mattino per vedere video horror o ascoltare musica triste.
3) Mai sottovalutare
Se avete il sospetto che vostro figlio frequenti spazi web sulla Balena Blu parlatene senza esprimere giudizi, senza drammatizzare né sminuire: può capitare che quello che agli adulti sembra roba da ragazzi per i ragazzi sia determinante.
Se vostro figlio/a vi racconta che c’è un compagno/a che partecipa alla sfida non esitate a comunicarlo ai genitori del ragazzo, se avete un rapporto confidenziale, o alla scuola se non conoscete la famiglia. Se non siete in grado di identificare con certezza il ragazzo in pericolo recatevi presso un ufficio di Polizia o segnalate i fatti a www.commissariatodips.it
4) Per i ragazzi: denunciate
Nessuna sfida con uno sconosciuto può mettere in discussione il valore della tua vita. Segnala chi cerca di indurti a farti del male, a compiere autolesionismo, ad uccidere animali, a rinunciare alla vita.
Ricorda che anche se ti sei lasciato convincere a compiere alcuni passi della pratica Blue Whale non sei obbligato a proseguire: parlane con qualcuno, chiedi aiuto, chi ti chiede ulteriori prove cerca solo di dimostrare che ha potere su di te.

Se conosci un coetaneo che dice di essere una balena Blu-blue whale parlane con un adulto: potrebbe essere vittima di una manipolazione psicologica e il tuo aiuto potrebbe farlo uscire dalla solitudine e dalla sofferenza.
Se qualcuno ti ha detto di essere un “curatore” per la sfida Blue Whales-Balena Blu sappi che potrebbe averlo proposto ad altri bambini e ragazzi: parlane con qualcuno di cui ti fidi e segnala subito chi cerca di manipolare e indurre dolore e sofferenza ai più piccoli a www.commissariatodips.it.

“Lo chiama ‘gioco’ – ha ricostruito il procuratore -, non svela dove conducono alla fine le cinquanta tappe, insiste moltissimo sulla necessità di non parlarne con nessuno per ‘far vedere che fai sul serio e non sei piccola’”. L’ultimo ordine, purtroppo, è quello che porta alla morte.

I casi che ritenete «delicati» cosa hanno in comune? «Ci sono stati riferiti dalle scuole e non dai genitori. Stiamo approfondendo una storia che coinvolge una ragazzina nata nel 2002, due nel 2004 e uno nel 2005. Quasi tutte femmine. La pagina da cui è partita una delle minori aveva scritte anche in russo. Taglietti sulle labbra, tre verticali vicino al polso, la sigla “F57” o una “A” incisa sul palmo della mano. Raccontano tutte di un “curatore” che aggancia sul web e si fa dare il numero di telefono. Da quel momento comunica solo via WhatsApp».

Quali sono le «regole»?

«Il “curatore” lo chiama “gioco”, non svela dove conducono alla fine le cinquanta tappe, insiste moltissimo sulla necessità di non parlarne con nessuno per “far vedere che fai sul serio e non sei piccola”. Parte con “sfide di coraggio” e impartisce “ordini”, così li definiscono le ragazzine. Punta ad alterare il ritmo sonno/ve- glia e ad abituare al dolore. “I tagli non devono essere profondi”, si sentono dire. Il “curatore”, raccontano in tutti i casi, “ad ogni step chiede prove con foto da mandargli su WhatsApp”: la ragazzina sveglia di notte, le esplorazioni in luoghi insoliti, i piccoli tagli».

Avete idea che dietro ci sia una sorta di organizzazione? «Piuttosto ci sembra un proliferare di siti, anche “fasulli”, creati ad hoc da persone con problemi, che si travestono da carnefici e riproducono quel gioco di cui hanno letto sul web. Ma gli effetti possono essere analoghi e altrettanto pericolosi». Ad essere affascinati e finire nella rete sono adolescenti con un disagio conclamato?

«Per lo più paiono ragazzini normali, piuttosto bravi a scuola. Ma quando vengono invischiati in questo viaggio partono in solitaria. Dicono “mi sentivo triste”, e iniziano. In un paio di casi ci sono piccoli episodi precedenti di autolesionismo, che risalgono circa a un mese fa; possiamo pensare che le ragazzine avessero iniziato le sfide e a un certo punto avessero smesso, per poi ricominciare. Il fenomeno fa leva sulla particolare vulnerabilità di alcuni, che vengono più facilmente agganciati, ma diventa trasversale perché per uno che ci casca, ce ne sono tanti altri a rischio emulazione e altri ancora che fanno da cassa di risonanza sui social».

Si parla di una sorta di ricatto che spaventa chi cerca di uscire. È realistico? «I ragazzi impauriti dicono di aver letto sul web che “se interrompi il gioco ti vengono a cercare a casa”. Ma per ora sono intimidazioni senza fondamento, non ci sono riscontri investigativi su minacce o atti ritorsivi». Come inquadrate la forma di reato del «curatore»? «Noi seguiamo i procedimenti sotto il profilo civilistico, per tutelare i minori. Fino a prova contraria i presunti “curatori” sono maggiorenni, quindi dal punto di vista penale è la Procura ordinaria a condurre le indagini, sempre coordinata con noi. Si potrebbero ipotizzare istigazione al suicidio, atti persecutori, persino stalking o una nuova forma di cyberbullismo. Queste sfide hanno a che fare con la ripetizione, l’ossessione, la sottomissione e il controllo».

I ragazzi da sempre amano le prove di coraggio. Askme, qualche tempo fa, aveva alimentato varie sfide in parecchi adolescenti. «La novità sta nell’aver intrecciato il richiamo della sfida con una fascinazione di cupio dissolvi. E l’autodistruzione diventa subito anche celebrazione: il “curatore” chiede di mandare solo a lui le “prove”, ma sui social iniziano a girare foto con braccia incise».

Adulti e genitori come dovrebbero comportarsi? «La raccomandazione è di monitorare le incursioni sul web e i siti visitati. Far caso a nervosismi anomali ed eventuali segni sul corpo, quasi invisibili. Importante parlare in casa, ai ragazzini, dei rischi legati ai cellulari e all’accesso al web. Far capire che non è un gioco, ma un percorso “pilotato” da altri che conduce alla morte o a farsi del male. Bisogna immunizzarli dal rischio. Inutile invece coinvolgere i bambini più piccoli, che non hanno ancora avuto modo, per fortuna, di farsi venire pericolose curiosità. Noi ogni volta interessiamo i Servizi sociali, per avere conferma che le famiglie riescano a sostenere i figli, senza inutili allarmismi».

Dopo il servizio delle ” Iene“, andato in onda lo scorso 14 maggio, sui social, in televisione e sulle maggiori testate giornalistiche si è ritornato a parlare del “Blue Whale“, il macabro ” gioco” nato in Russia e noto anche in Brasile, Canada, Francia e perfino in Italia, che ha causato il suicidio di molti ragazzi, perlopiù adolescenti. La sfida prende di mira soprattutto ragazzi molto giovani (da i 16 ai 9 anni) che vengono contattati da un tutor (o curatore) che li invita a portare a termine delle missioni: una al giorno per 50 giorni.

Queste le parole di un rappresentante delle istituzioni, che si sono subito mobilitate, una volta ricevuta la segnalazione, per definire nei dettagli quando realmente accaduto alla ragazzina incappata nella rete della ‘balena blu, quel gioco perverso e terrificante che induce coloro che lo percorrono a eseguire gesti insani, a procurarsi delle lesioni e addirittura a compiere atti estremi. Fino ad arrivare alla prova più difficile, l’ultima. Resta aperta e più che mai attuale la discussione intorno al Blue Whale, una sorta di ‘moda’ di origine russa che porta gli adolescenti a suicidarsi per gioco. Basti pensare, infatti, che prima del servizio giornalistico delle Iene il Blue whale era praticamente sconosciuto in Italia. Senza nessun tipo di problema, affrontando la questione apertamente e facendo capire ai ragazzi la pericolosità della sfida.

 “Abbiamo un team di 15 specialisti che nella sede centrale di Roma “spazzano” il web e monitorano costantemente la “rete”. Se si nota qualche movimento sospetto del proprio figlio o qualche ferita strana sul corpo, è consigliabile affrontare immediatamente la questione. Oggi nel post-benessere e nella post-Società Blue Whale è un apice del degrado troppo invisibile e incomprensibile alle istituzioni ignoranti e complici del mondo.

Avvisare le forze dell’ordine. Prima cinque consigli per i genitori. Basterebbe una cosa del genere per ritrovarsi coinvolti in Blue Whale e, nel caso in cui po vi doveste rifiutare di giocare, si passerebbe alle minacce.

Non sei obbligato a preseguire.

Ma quali sono le regole del Blue whale? Parlatene con i vostri genitori e nel caso sporgete denuncia alla Polizia, in modo da fermare la sfida.

Il “curatore” punta sulla suggestione, che “può essere operata dalla volontà di un adulto che aggancia via web e induce la vittima alla progressione nelle 50 tappe della pratica oppure da gruppi whatsapp o sui social, nei quali i ragazzi si confrontano sulle varie tappe, si fomentano reciprocamente, si incitano a progredire nelle azioni pericolose previste dalla pratica, mantenendo gli adulti significativi ostinatamente all’oscuro”. Quello che stupisce di più, però, è il fatto che molte delle famiglie dei ragazzi coinvolti, o meglio la maggior parte, non si sia accorta di nulla.

“Dobbiamo creare un coinvolgimento in loro stessi, promuovere un aiuto tra i pari e una cultura che si estenda orizzontalmente senza necessariamente dei dettami dall’alto”.

Blue Whale, adescate due bambine

Il folle gioco della morte, “Blue Whale Challenge”, rischia di diventare una minaccia per tutti i bambini e gli adolescenti. Nei giorni scorsi è stato denunciato un tentativo di adescamento che ha coinvolto due bambine che frequentano una scuola elementare di Latina. Una bambina di 10 anni è stata aggiunta a un gruppo anonimo su Whatsapp dal nome che non lascia spazio a dubbi: “Balena Blu”. Per fortuna la piccola è stata prudente e ha immediatamente informato i genitori. La mamma ha letto e ascoltato i messaggi presenti nel gruppo, alcuni dei quali vocali, scoprendo una realtà terrificante, molto simile a quanto raccontato nel recente servizio televisivo delle “Iene”. Il “tutor”, colui che organizza il gioco e ne detta le regole, aveva già spiegato quali sarebbero state le azioni richieste, quasi tutte di tipo autolesionistico. Il macabro gioco consiste nel seguire le indicazioni del tutor, una per ogni giorno, fino ad arrivare al giorno numero 50 con l’azione finale: il suicidio che deve avvenire gettandosi dal palazzo più alto della propria città. Molto diffuso in Russia, il “Blue Whale” è ormai arrivato anche in Italia. In particolare sono in corso delle indagini sul suicidio di un ragazzo livornese che potrebbe essere collegato al gioco, così come raccontato da un suo amico. Purtroppo si sta diffondendo non solo tra gli adolescenti, ma anche tra i bambini più piccoli, come conferma l’episodio delle due bambine di Latina che frequentano l’ultimo anno della scuola elementare. Il tentativo di adescamento è piuttosto allarmante e ieri la notizia si è diffusa rapidamente in città, rimbalzando anche nei gruppi Whatsapp che raccolgono i genitori di tutte le scuole. Le tracce lasciate dai responsabili dell’adescamento saranno analizzate con la massima attenzione per dare un nome al “tutor” e anche per capire le modalità con le quali il gioco della morte viene diffuso attraverso i gruppi, ma anche utilizzando i social network più diffusi, a cominciare da Facebook. Il sospetto infatti è che i “tutor” si moltiplichino come in una sorta di folle emulazione del ventenne russo Philipp Budeikin, arrestato qualche mese fa con l’accusa di essere l’ideatore del macabro gioco e di avere istigato al suicidio almeno 16 adolescenti. Il bilancio in tutta la Russia sarebbe di 150 giovani vittime, tutte entrate nella spirale mortale del gioco che prevede tagli sulle braccia, visione notturna di filmati con omicidi e suicidi di ogni genere, fino all’ultima prova, il suicidio, documentato con un video sul telefonino che servirà ad alimentare altra folle violenza.

Blue whale, la detective: “Decine di casi. Caccia ai web killer”

Bologna, 22 maggio 2017 – «Blue whale challenge » o gioco del suicidio, tre casi individuati in tempo a Pescara, tutti adolescenti. Cinquanta prove, tra tagli sulle braccia, sveglie alle 4 del mattino e selfie da tetti o gru che portano dritte al suicidio. La domanda che in molti si fanno a questo punto è quanto si sia radicato il fenomeno in Italia. «Stiamo indagando su circa 40 segnalazioni». A rispondere è Elvira D’Amato, vice questore aggiunto e membro del pool della Polizia postale che indaga sul gioco nonché responsabile del centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on line.

Blue Whale, 11enne salvato. Stava per buttarsi dal tetto Quaranta segnalazioni non sono poche?

«Potenzialmente sono molti di più i casi».

Questo cosa significa? «Che alcune segnalazioni parlano di più persone: un gruppo o un’intera scolaresca… C’è stata un’impennata negli ultimi giorni anche grazie ai media. Le segnalazioni sono molto diverse tra loro, stiamo indagando per verificare quanti falsi positivi e casi di emulazione del gioco ci sono. Non è detto che tutti portino al Blue Whale. Alcune segnalazioni fanno riferimento agli hashtag usati sui social».

Come state procedendo? «Stiamo cercando di distinguere i casi dove c’è la presenza di un gruppo o di un tutor che impartisce le regole ai giocatori da quelli di emulazione. La partecipazione al gioco è pericolosa e aberrante, le nostre investigazioni tendono ad acclarare se dietro c’è qualcuno. In altri termini degli istigatori».

Cosa nascondono i casi di emulazione? «L’atto emulativo potrebbe essere potenzialmente più pericoloso del gioco. Molti ragazzi nelle chat che stiamo monitorando dicono che sono incuriositi dalle prove e vogliono giocare. Il rischio è che una volta attratti finiscano nella trappola e, incitati dal gruppo, non ne escano più».

Sappiamo che il gioco è stato inventato in Russia dove ha causato più di 150 suicidi…

«È un gioco infernale che induce alla depressione. Accompagna, in maniera quasi scientifica alla determinazione di farla finita. È una sorta di evoluzione dei circuiti della morte sui social russi, alla cui base c’era sempre una manipolazione fino all’accompagnamento alla morte».

Cosa spinge i ragazzi ad avvicinarsi al gioco? «Il Blue Whale è una delle tante armi che hanno i giovani per avviare atti di autolesionismo. Molte storie affondano nel disagio giovanile. Tanti ragazzi, già prede di fenomeni di cutting, cascano nel gioco facilmente. Invece in altri casi la spinta è arrivata da una pericolosa curiosità. Magari seguono l’amichetto e si ritrovano nella trappola».

In Italia c’è qualche caso di suicidio dovuto al Blue Whale? «Nessuno accertato ufficialmente. Sul caso del ragazzo di Livorno stiamo ancora indagando».

Tornando alle segnalazioni, che età hanno le potenziali vittime? «Le segnalazioni arrivano da tutto il territorio, si parla di adolescenti. Andiamo dalle ultime classi delle medie fino alle superiori. Ma ci cascano anche ragazzotti più grandi sui 19 anni».

Leggendo i tweet e i post qualcuno segnala che sul social russo VKontakte sono nati dei gruppi italiani di giocatori. Vi risulta? «Si sono accorti dalle notizie che il canale è quello. Sappiamo che alcuni ragazzi italiani approdano lì».

Blue Whale, Telefono Azzurro

Per aiutare i ragazzi che pensano all’autolesionismo e al suicidio, Telefono Azzurro dà alcuni consigli:

Contrapponi il fare al pensare: esci, fai qualcosa di semplice, ma rilassante che pensi ti possa far stare meglio. Questo non significa ignorare ciò che ti mette in difficoltà: è importante farlo, ma nel momento più adeguato e con il sostegno di professionisti che ti possano supportare in questo.

Tieni presente che quando ci si sente in estrema difficoltà la percezione delle cose è alterata e si ha la sensazione di non avere vie d’uscita. Ricorda però che si tratta spesso di momenti transitori.

Cerca di non stare solo: solitudine ed isolamento rischiano di peggiorare la situazione.

Prova a pensare ad una situazione di difficoltà che sei riuscito a superare in passato. Cosa ti è stato d’aiuto? Quali risorse hai messo in campo? Quali oggetti, comportamenti, idee o persone ti hanno aiutato?

Prova ad immaginare un ragazzo nella tua stessa situazione: cosa gli diresti per aiutarlo?

Se sai che qualcosa ti fa stare male e pensi di essere in un momento di particolare vulnerabilità, cerca di evitare. Ad esempio, se un luogo ti evoca particolari ricordi negativi, non andarci e, se devi farlo, non andarci da solo.

Chiedere aiuto non è un atto di debolezza: è, invece, un modo molto coraggioso di iniziare un percorso per stare meglio.

Informa una persona di tua fiducia di come ti senti: condividere significa anche “dividere con”. Parlare con qualcuno ti aiuterà a costruire più soluzioni proprio quando ti sembra che non ce ne siano. La persona che avrai scelto sarà felice di poterti ascoltare, non vergognarti di raccontare come ti senti, stai facendo un passo molto importante.

Se sai che un amico o una persona che conosci si auto-lesiona o sta pensando al suicidio, offrigli il tuo sostegno ed il tuo ascolto, ma non assumerti da solo questa responsabilità. Informalo, ad esempio, della possibilità di rivolgersi a Telefono Azzurro, chiamando il numero sempre attivo 1.96.96 oppure attraverso la chat (attiva tutti i giorni dalle 08.00 alle 22.00 – il sabato e la domenica dalle 8:00 alle 20:00).

Se non dovesse accettare o se tu non fossi sicuro che chiederà un aiuto, prova a contattare tu Telefono Azzurro. Cercheremo insieme una soluzione. Oppure, informa un tuo adulto di riferimento di questa situazione.

Lo scopo del gioco infatti è arrivare a dimostrare di avere tanto fegato da togliersi la vita mentre amici e altri concorrenti filmano quanto sta succedendo. Il sito Talky! Life è in grado di darci alcune anticipazioni. Il gioco è nato nel 2013, e ad oggi, in Russia, si contano almeno 157 suicidi tra gli adolescenti che vi hanno preso parte. Hanno sentito parlare di un suicidio, del gioco, ci sono dei gruppi sui social. Ma anche Veronika e Yulia, rispettivamente di 16 e 15 anni, si sono buttate da un grattacielo di Ust-Ilimsk, dopo aver pubblicato sui social l’immagine di una balena blu.

 Siamo alle solite. E quando fa scandalo è sempre nudo Vittorio Sgarbi oppure parla di sesso o dice parolacce. Chi accetta di giocare, deve sottostare alle regole e agli ordini impartiti dagli amministratori del gioco.

Il blue whale può essere considerato una sfida horror della durata di 50 giorni, che ha delle regole precise.

Dal momento che il ‘gioco’ si è diffuso in tutto il mondo, c’è molta preoccupazione anche per gli adolescenti anche in Italia. La mente dei bambini viene quindi manipolata meglio considerato il fatto che si è in una fase di semi coscienza tra sogno e realtà. Il 50esimo giorno sono pronti per morire.

Il padre di una giovane vittima, fondatore di un’associazione a sostegno delle famiglie delle vittime e promotore di un numero per le persone che sospettano che i loro ragazzi stiano giocando alla Blue Whale, ha spiegato che sono momenti in cui muoiono più ragazzi ed altre in cui si suicidano ragazze. Ha dovuto sdraiarsi sui binari di una ferrovia e appoggiarsi in modo tale che il treno le tagliasse la testa, il tutto chiaramente ripreso.

Alcuni casi simili sarebbero stati riscontrati anche in Francia, Spagna, Inghilterra e Brasile. Viviani incontra un compagno di classe del ragazzino di Livorno che si è suicidato gettandosi dal palazzo più alto della città.

Continua

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