La Boldrini denuncia le tante notizie false in rete: “Insultano mia sorella morta”

In questi giorni Laura Boldrini è portata sugli altari, anche se la Pasqua non sarebbe propriamente dedicata a lei. Per giusto equilibrio liturgico, e per evitare idolatrie pagane, qui proviamo a tirarla giù. Hanno calunniato lei, ed è una vergogna. Ma non è una buona ragione per santificare le sue idee, che sono pericolose come serpenti a sonagli.

Intanto. C’è una ragione seria per apprezzarla, e non ci sottraiamo: ha difeso la memoria della sorella. Lucia, così si chiamava, deceduta anni fa, è stata vittima degli sciacalli di internet che ne hanno falsificato nome e volto, attribuendole incarichi e pensioni favolose: menzogne per denigrare la presidente della Camera. Fin qui ci sta la ribellione della Boldrini ed è una questione di civiltà la solidarietà di tutti, compresa la nostra. Guai alle menzogne, specie se danzano sulla tomba dei morti.

La storia sarebbe chiusa lì. Se non che qualcuno sta prendendo la rincorsa con la sua statua sulle spalle e il rischio è che sia sottratta alle nostre istituzioni e assunta in cielo. Le sue dichiarazioni pubbliche sono costantemente avvolte dalle nubi luminose quasi fosse un’apparizione per caso allontanatasi un attimo da Medjugorje.

Con fiuto leggendario il massimo esperto di cipria del pianeta, il grande Beppe Severgnini, in perfetta contemporaneità con l’esaltazione del martirio familiare di Santa Laura, ha incipriato le gote della Signora delle Contumelie, dedicandole la sua popolare rubrica «Italians» con questo titolo risoluto: «In difesa di Laura Boldrini» (Sette/ Corriere della Sera). Difesa però non riguardo alle calunnie scagliatele contro, ma apologia della dottrina boldriniana in tema di immigrazione e islam. Severgnini, che non è affatto un pivello, per renderla digeribile parla di «accanimento» contro di lei, e le attribuisce pensieri addirittura di vergognoso buon senso, del tipo: «Non possiamo accogliere chiunque». In realtà questa sì che è una calunnia: la Boldrini non si è mai sognata di dire una simile frase reazionaria.

Non si può con un modesto articolo contraddire la poderosa filosofia boldriniana, ci permettiamo però di fiocinare almeno un pochino il gigantesco dirigibile di panzane che la nostra Presidente porta in giro con sé dovunque vada e si esprima.
Fermiamoci all’esaltazione dell’islam. E la madre di tutte le fake-news, la zia di tutte le post-verità che ci rendono fragilissimi davanti alla minaccia terroristica, e ci disarma mentalmente facendoci sentire colpevoli persino delle bombe dell’Isis.

Il discorso musulmano della Boldrini fu pronunciato al suo ingresso con una magnifico velo bianco alla Grande Moschea di Roma il 17 ottobre 2014, piedi nudi e unghie però pitturate di rosso, in fondo resta una comunista. Disse: «L’Islam è religione di pace. L’Isis non è una minaccia per l’Occidente ma per il mondo intero e soprattutto per il mondo musulmano. Le prime vittime sono i musulmani perché si pretende di fare tutto questo in nome dell’Islam, ma tutto questo voi non lo dovete permettere, perché vi stanno espropriando della vostra religione».

Islam religione di pace? Le prime vittime sono i musulmani? Ovvio che ci sono tra loro brave persone, che non si sognano di far del male a nessuno. Altrimenti, essendo in Italia circa un milione e sei- centomila, questo articolo non potreste leggerlo. La questione è che questa presenza massiccia è capeggiata da imam i quali per forza vogliono conquistarci, è scritto, lo vogliono; e questa massa è il mare dove nuotano tranquilli e senza che siano colpiti da anatema i terroristi.

Dire che l’islam vuol dire pace è per altro una verità etimologica. Ma è la pace come sottomissione, e questa è verità coranica. E tutto l’islam conosciuto, tranne poche decine di intellettuali e imam perseguitati per questo, ha questo obiettivo. C’è chi vuol farlo con le armi. E si tratta dei discepoli di Bin Laden e del Califfo al Baghdadi. Poi ci sono coloro che semplicemente vogliono usare la democrazia e la demografia per islamizzarci.

Questa menzogna maneggiata con prosopopea dalla Boldrini è una bomba vera e propria. Ricorda quelle mine gettate da russi e americani in Afghanistan. I bambini ci si trastullavano, perché avevano forme di giocattolo, parevano emblema di serenità. Invece ammazzavano le creature ingenue che pensavano fossero aggeggi non solo innocui ma utili a una vita migliore. Qualcuno ha informato la Boldrini che le prime vittime dell’Isis in Egitto sono i cristiani copti? La Presidente sa che il Corano e la biografia di Maometto, che sono i due pilastri di questa religione, sono gonfi di odio e di violenza, proponendo esempi validi per ogni tempo? Predicano morte nei confronti di ebrei, cristiani, apostati, omosessuali. E Maometto, secondo la Boldrini, avrebbe fondato una religione di pace decapitando con le proprie mani settecento ebrei? La pace dei cimiteri, questo sì. Ma è Pasqua, e allora auguri sinceri, cara la nostra Frottolina amorosa.

“Basta Bufale” è l’appello creato dal politico per il diritto a una corretta informazione, con lo slogan “Essere informati è un diritto. Essere disinformati è un pericolo.”

Bufale e mancate verità nell’epoca di internet

Sono sempre esistite, le bufale, prima ancora di internet. Come quella sulla tecnica per togliere il lardo al maiale lasciandolo vivo, che nel 1922 era già rimbalzata su giornali inglesi e statunitensi: soltanto approfondendo si è riusciti a risalire all’origine, e cioè al primo aprile 1921 in Germania. Intanto però faceva il giro del mondo.

E oggi che i social propinano “meme” – quelle immagini abbinate a scritte che si presentano come notizia preconfezionata– chi segue la velocità di un click senza prendersi tempo per approfondire,moltiplica e alimenta le bufale.Che peraltro non è difficile intuire da subito quanto possano essere scollate dalla realtà. InBufale e boccaloni:il futuro della verità su internet, ieri in Sala Granata nel contesto del festival “Generare futuro”, ne ha parlato l’imprenditore informatico lodigiano Francesco Lanza, insieme a “Gilda 35”, collettivo di attivisti digitali per passione, tra i primi sedici account di satira proposti su Twitter dal 2009 ad oggi, presente a Lodi con Renato Gabriele e Pierluigi Canino.

«Oggi le bufale sono una marea – ha affermato Lanza, mostrando quella dei gattini fatti crescere dentro una bottiglia o il turista sulle Torri Gemelleun attimo prima dello schianto dell’aereo -. La bufala è un linguaggio che calza sull’animo umano e internet calza benissimo sulla bufala.Perché dietro ci sono le paure. Se hai una paura, la via di uscita più veloce al cervello è una notizia che ti dà ragione e se la trovi, non ti interessa approfondire. La verità è un mestiere difficile – ha aggiunto -.Bisogna scavare per trovarla ed è impossibile che sia la prima cosa che esce. Ancor di più su un tema caldo. I meccanismi sono totalmente accessibili a chi ha un fine.Però possono distruggere persone e privacy». E per dimostrarne la potenzialità, anche in politica o nel commercio, Lanza ha evidenziato:«Le persone si muovono in comunità che chiamiamo “cluster”, argomenti in cui vengono attirati perché pro o contro. Come negli sciami, basta che uno cambi direzione in un punto che tutti cambiano. Ogni sera c’è chi costruisce contenuti parzialmente vero simili che il mattino dopo altri condivideranno. Gli utenti diventano vittime, i giornali magari ripubblicano. In tantissimi ci cascano».

E se Gilda35 ha attivato scherzi come quello che su Facebook proponeva di scoprire chi fosse lo stalker di ciascuno («C’è gente che ancora oggi non ha capito e ci chiede perché non sia più possibile accedervi, nonostante avessimo spiegato dopo qualche giorno che fosse una bufala»), il gruppo prova veri e propri esperimenti di ricerca su come siano influenzate o influenzabili le persone. Il web può aver peso sulla loro opinione, portarle a scrivere ai governi o a comprare prodotti. Proprio Gilda scoprì che dietro la proposta di assegnare il Nobel a internet («Chi lo avrebbe ritirato?») in realtà c’era la volontà di lanciare una rivista e di fatto anche l’annullamento del riconoscimento pe run poeta cinese incarcerato. Racconta Lanza: «Io stesso ho inventato l’intervista “Il troll pagato dalla Ka$ta”.Ho dato indizi di falsità, eppure in due giorni ha avuto 190 mila condivisioni, è stato ripreso da senatori, video su You Tube, sono stato contattato da giornali nazionali».Certamente, aggiunge: «Alcune bufale funzionano perché la gente è convinta di essere interessante. Altre perché si fa leva su meccanismi che generano un flusso, un riflusso, un’onda, su qualcosa di già conosciuto, su nervi scoperti. La bufala diventa un linguaggio potente come non mai.È ciclica, ha la capacità di riadattarsi, rigenerarsi, dentro il delirio di velocità e la disabitudine a cercare le informazioni.Dobbiamo aiutare inostri figli a verificare quello che vedono su internet.C’è da fareun po’ di cultura. Il maiale del 1921, oggi come funzionerebbe?”

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