Bologna, senegalese arrestato per maltrattamenti si uccide in questura

Si sta molto parlando nelle ultime ore della vicenda che vede come protagonista un uomo di origini senegalesi che ha deciso di mettere per sempre fine alla propria vita proprio dopo essere stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti. Nello specifico, stando a quanto emerso dalle prime indiscrezioni, l‘uomo di soli 39 anni era stato arrestato dalla polizia con l‘accusa di maltrattamenti nei confronti della moglie, oltre che per resistenza a pubblico ufficiale avvenuta proprio nel momento in cui erano intervenuti gli agenti chiamati dalla donna, approfittando dell’assenza del piantone ha trovato il modo per togliersi la vita. Il 39enne, per essere più precisi, si trovava all’interno di una cella della Questura quando senza farsi scoprire da nessuno e, come anticipato in precedenza approfittando proprio dell’assenza del piantone, è riuscito a sfilarsi la maglia con la quale si è poi suicidato appendendola alla grata della cella.

La moglie nel momento in cui ha avuto luogo la vicenda si trovava proprio all’interno della stessa Questura, ma in un’altra stanza in quanto stava formalizzando la denuncia contro l’uomo. Al momento sono in corso accertamenti sulla vicenda ma, secondo le prime indiscrezioni e secondo quanto stabilito dal pm Gabriella Tavano sul corpo dell’uomo di nome Oumar Ly Cheiko non verrà effettuata alcuna autopsia ma al contrario è stato disposto proprio l’invio della salma al deposito osservazione salme indicato anche con la sigla DOT per la trattazione in via amministrativa.

Una ricostruzione dei fatti sembra sia stata effettuata proprio dalla Questura secondo la quale la donna avrebbe contattato la centrale operativa riferendo che proprio in quel momento il compagno in evidente stato di ebbrezza stava distruggendo i mobili della propria abitazione all’interno del quale si trovava anche il loro bambino di appena 2 anni. Sempre secondo la ricostruzione effettuata dalla Questura, la donna avrebbe raccontato agli agenti di essere stata minacciata dal compagno con un coltello da cucina.

In seguito all’intervento degli agenti presso l’abitazione della coppia il 30enne senegalese sarebbe stato collocato all’interno di una cella di sicurezza ed inoltre sarebbero state adottate tutte le procedure di sicurezza per far sì appunto che non si verificassero dei casi di autolesionismo, ma ad un certo punto, proprio gli operatori si sarebbero accorti che l’uomo era in piedi con le spalle alla grata e non sembrava muoversi. Per tale motivo, continua la Questura nella nota diffusa nelle scorse ore, sarebbe stato lanciato l’allarme e chiamati altri operatori ed in seguito sarebbe stato scoperto che l’uomo utilizzando la propria maglietta si era tolto la vita impiccandosi. Sulla delicata questione è anche intervenuto il segretario provinciale Amedeo Landino, il quale ha espresso dolore per la perdita di una vita umana ma, precisa, “non si faccia l’errore di avviare ingiusti processi disciplinari”. Landino ha poi concluso precisando che la speranza è quella che venga fatto tutto il possibile “per mettere nelle migliori condizioni di lavoro gli operatori che svolgono il servizio di vigilanza, sui cui il Siulp già nel mese di luglio era intervenuto”.

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