Bologna shock, ragazza gira nuda in centro maxi multa

Esperimento o semplice provocazione? Sta facendo il giro del web il video di una ragazza immortalata in giro per le strade di Bologna mentre passeggia completamente nuda, fatta eccezione un paio di scarpe e una borsa bianca. Sempre sorridente, nel video la ragazza cammina come se nulla fosse, mentre attorno a lei i passanti tirano fuori il cellulare per riprendere la scena.

Ancora non è chiaro cosa abbia spinto la ragazza, una 25enne di Aosta, a passeggiare nuda per la città, ma a chi le chiedeva se avesse perso una scommessa o i vestiti, lei rispondeva divertita: “Non avevo voglia di vestirmi“. La bravata, tuttavia, è costata cara alla 25enne che è stata sanzionata dalla Polizia ferroviaria con una multa di 3.333 euro.

Gli atti osceni sono sempre connotati da un contenuto di tipo sessuale, diversamente dagli atti contrari alla pubblica decenza che comprendono, più genericamente, le offese al pudore quali conseguenze della violazione di norme etico – sociali che impongono decoro, riserbo e compostezza.

Gli atti osceni insomma ledono il sentimento della moralità sessuale in maniera talmente elevata da suscitare disprezzo e repulsione in chi vi assista, mentre l’ipotesi contravvenzionale degli atti contrari alla pubblica decenza si concreta con il venir meno del doveroso riserbo attinente alla sfera sessuale che genera disagio, fastidio o riprovazione (il mostrarsi completamente nudi all’interno di un’autovettura durante il compimento di un atto sessuale, è comportamento sicuramente offensivo del pudore e certamente avvertito come tale, indipendentemente dalle condizioni attuali di sviluppo sociale e culturale).

Il nudo integrale è atto contrario alla pubblica decenza

La Corte Suprema di Cassazione
Sezione Terza Penale

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto dal Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Genova avverso la sentenza n.370 del 2- 15/7/99, pronunciata dal Tribunale di Massa nel procedimento a carico di H. R. H.

FATTO E DIRITTO

Con la sentenza indicata in premessa, il Tribunale di Massa assolveva “perché il fatto non costituisce reato” H. R. H. dalla contravvenzione di cui all’art.726 c.p., accertata il 21/8/95, “per avere compiuto in luogo pubblico atti contrari alla pubblica decenza denudandosi sulla spiaggia al cospetto di più persone”.

Secondo il giudicante, tale condotta non era penalmente censurabile in quanto “la persona nuda in stato di quiete…non costituisce in base ai moderni costumi di vita atto contrario alla pubblica decenza”.

Propone ricorso il Procuratore Generale della Repubblica, lamentando l’erronea interpretazione della legge penale e l’illogica motivazione della gravata decisione, avendo il giudicante confuso la condotta integrante il delitto di atti osceni con quella richiesta per la configurazione della contravvenzione in questione, giacché “la pubblica decenza va riferita all’atto turpe o sconcio che si pone in contrasto con le più elementari regole di educazione”.

All’odierno dibattimento il P. G. conclude come riportato in epigrafe.

Il ricorso è fondato.

La linea di demarcazione tra gli atti osceni e quelli indecenti, non sempre di facile individuazione, ha fornito agli interpreti la possibilità di affermare che i primi offendono la verecondia sessuale, suscitando nell’osservatore sensazioni di ripugnanza o di desideri erotici, ma sempre comunque toccando la sfera degli interessi sessuali lato sensu, mentre i secondi ledono semplicemente quel complesso di regole etico – sociali attinenti al normale riserbo ed alla elementare costumatezza, potendo generare – se non anche disgusto – quanto meno disagio, fastidio, riprovazione.

È indispensabile, quindi, ai fini della determinazione delle categorie dell’osceno e degli atti contrari alla pubblica decenza, che il giudice individui il vero sentimento della collettività in un determinato momento, in conformità alla progressiva evoluzione del modo di pensare della maggior parte dei cittadini.

Orbene, nel compiere tale accertamento – ad avviso del Collegio – ben possono essere utilizzati come parametri di valutazione del modificarsi dei costumi sul territorio nazionale, contrariamente a quanto affermato da qualche decisione ormai datata di questa Corte, i mezzi di comunicazione ed informazione (televisione, giornali, cinema) ed anche le mode, intese come costumi o comportamenti diffusi e generalmente accettati o tollerati, in quanto “specchio del comune sentire”. Peraltro tali parametri non vanno considerati astrattamente, ma devono necessariamente essere rapportati allo specifico contesto in cui è accaduto il fatto ed alle particolari modalità di esso.

Per quanto concerne il “nudo integrale”, oggetto del presente procedimento, ovviamente non accompagnato da atteggiamenti erotici o pruriginosi di chi lo esibisce, si osserva che esso – con riferimento al sentimento medio della comunità, ai valori correnti della coscienza sociale ed alle reazioni dell’uomo medio normale – si presta a differenti valutazioni proprio a seconda del contesto in cui si pone. È evidente che non può considerarsi indecente, ad esempio, la nudità integrale di un modello o di un artista in un’opera teatrale o cinematografica, ovvero in un contesto scientifico o didattico, o anche di un naturista in una spiaggia riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentata, mentre invece suscita certamente disagio, fastidio, riprovazione chi fa mostra di sé, ivi compresi gli organi genitali, in un tram, in strada, in un locale pubblico, o anche in una spiaggia frequentata da persone normalmente abbigliate.

In particolare, l’esibizione su una spiaggia non appartata degli organi genitali, benché in stato di “quiete”, secondo la colorita definizione del giudicante, diversamente da quella del seno nudo femminile, che ormai da vari lustri è comportamento comunemente accettato ed entrato nel costume sociale, costituisce sicuramente, secondo questa Corte, un atto lesivo dell’attuale comune sentimento di riserbo e costumatezza. Tant’è vero che, nella fattispecie in esame, furono proprio gli altri bagnanti a sollecitare l’intervento della polizia, certamente disturbati dalla visione che ad essi si presentava.

Pertanto, nonostante la prossimità del termine prescrizionale del contestato reato, la decisione gravata deve essere annullata.

2 commenti

  1. Vedere due omosessuali che si baciano in pubblico non è un atto contrario alla pubblica decenza???

  2. Io sono dell’opinione che girare nudi non sia un reato come già sentenziò a metà degl’anni 70 il pretore di Milano Francesco Dettori ( in pensione dal gennaio 2016 lasciando la carica di procuratore capo di Bergamo dove si era occupato anche del caso di Yara Gambirasio). Il turista messicano Fernando Perez sorpreso nudo a passeggiare per la città in una notte d’agosto fu assolto dal pretore Francesco Dettori con la motivazione che il nudo sta diventando un fatto di costume e che non è più raro osservare su spiagge più o meno appartate persone nude o seminude senza che gli astanti reagiscono negativamente.
    Sono pure dell’opinione che l’art. 726 del cp punisca con una sanzione chi compie “Atti contrari alla pubblica decenza” e non lo stare nudi o vestiti. Quindi lo “stare” nudi non rientra nell’articolo e l’atto, ad esempio, di camminare non è indecente.

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