Bonus nonni, in arrivo sconti fiscali del 19% per chi aiuta i nipoti

Sembra possa essere in arrivo un nuovo bonus, questa volta rivolto ai nonni. Si tratta proprio del bonus nonni il quale potrebbe arrivare già a partire dal prossimo anno. Questo è quanto previsto da due emendamenti alla legge di bilancio presentati in Senato da alternativa popolare e da sottoporre alla votazione dell’aula. Questa iniziativa pare possa permettere ad alcune famiglie di detrarre il 19% delle spese sostenute per poter finanziare le attività sportive, scolastiche e universitarie dei nipoti e per poter pagare assicurazione e assistenza medica.

Al momento non è stato confermato nulla, ma molto probabilmente insieme al bonus figli a carico quello che si estende ai nonni è tra quelli che suscitano Maggiore interesse e curiosità sulla base delle statistiche relative al numero di nonni che aiutano i figli a mantenere economicamente i nipoti. Questo bonus in realtà non consiste in una erogazione mensile o una tantum di un importo, ma più che altro dà la possibilità di portare in detrazione le spese sostenute per i nipoti Dunque può essere considerato molto simile al Bonus ristrutturazioni e Bonus Mobili.

Le detrazioni del 19% riguardano più nello specifico alle attività sportive, le spese mediche, le spese scolastiche o universitarie, le spese assicurative e i sostegni economici per il pagamento degli affitti fuori sede. La proposta si deve a due emendamenti di area Popolare alla legge di bilancio a firma del senatore Formigoni che propongono di estendere la detrazione del 19% per tutti i parenti in linea retta e dunque anche ai nonni. “Alternativa popolare conferma la sua attenzione alla famiglia e la necessità di varare misure e stabilire interventi che siano diretti a sostenerla in una situazione economica che, purtroppo, ancora presenta criticità”, ha dichiarato la presidente dei senatori di Alternativa popolare-Centristi per l’Europa, Laura Bianconi, nel corso di una conferenza stampa.

Per poter usufruire di questo bonus non sarà necessario il requisito della convivenza tra Chi sostiene le spese e chi ne beneficia. Secondo le Stime, sembra che nel primo anno di applicazione gli interessati da questa manovra saranno tra l’ 8 e il 20% del totale e dunque un esercito di circa 10 milioni di persone. “Abbiamo ritenuto opportuno presentare due emendamenti che consentano di far rientrare gli aiuti finanziari che i nonni forniscono a figli e nipoti tra gli oneri deducibili e tra le detrazioni per oneri.  È giusto che lo Stato prenda atto di questa situazione e che riconosca il ruolo dei nonni, ma soprattutto il grande contributo che questi oggi danno alle loro famiglie. Che non si limita più soltanto alla sfera morale ed affettiva ma anche a quella economica”, ha aggiunto ancora Bianconi.

Il governo si accorge dei nonni a tre mesi dal voto. È pronto infatti un emendamento, targato Ap, alla legge di bilancio per introdurre sgravi fiscali per gli anziani che concorrono alle spese mediche, universitarie e sportive dei nipoti fino addirittura all’acquisto della prima casa.

Si sa che tante famiglie tirano avanti grazie alle mance dei nonni. Che poi non si limitano solo ad aprire il portafogli: fanno i baby sitter e la spesa, cucinano e portano la pappa pronta a casa dei nipoti, per aiutare i figli e la relativa prole. Però è un po’ triste notare questa attenzione adesso, quando mancano dieci-quindici settimane alle Politiche.
Triste perchè la maggioranza che sosteneva prima Renzi e ora Gentiloni non ha battuto ciglio quando proprio il segretario Pd se ne fregò della sentenza della Corte Costituzionale sui rimborsi previdenziali: la legge Fornero aveva congelato gli scatti, i pensionati fecero ricorso e la Consulta diede loro ragione.

I percettori di assegni Inps superiori a tre volte il minimo, parliamo di 1500 euro lordi al mese, avrebbero dovuto ricevere il giusto risarcimento. E invece Renzi se ne uscì con un bonus da 500 euro. Ma non a tutti. Fino a 2500 lordi. E gli altri? Zero. Non parliamo della manfrina messa in piedi dal governo per concedere flessibilità per uscire dal mondo del lavoro. Padoan & C non mollano, Poletti promette di venire incontro ad alcune categorie: nessuno sa se, come e quando andrà in pensione. Ricordando comunque che gli anziani italiani godono di buona salute e hanno un’ottima aspettativa di vita, ma beneficiano dell’assegno 2 anni e 5 mesi in meno rispetto alla media europea. Siamo praticamente all’ultimo posto tra le economie più avanzate della Ue come età pensionabile.

Le fregature non sono finite: c’è anche l’Ape. Che sta per Anticipo pensionistico. Che è di due tipi: social e volontaria.
L’Ape social vale per le categorie disagiate e i disoccupati. Un modo come un altro per dar loro un assegno. Peccato che finora gran parte delle domande siano state rigettate dal- l’Inps, perché giudicate incomplete.

L’Ape volontaria invece dà la possibilità, raggiunta una certa età anagrafica e un certo numero di contributi minini, di lasciare il lavoro, pagando una penalità: la banca anticipa al pensionando una somma che restituirà a rate. Buono, no? Eh, mancano però i decreti attuativi, e chissà se questo governo mai li attuerà.

Insomma, prima la maggioranza bastona i nonni e poi vuole coccolarseli, con chiaro scopo elettoralistico, con una detrazione in più. Che poi: chi paga per il mancato gettito? Uno sgravio comporta un ammanco di entrate per l’Erario… Secondo la proposta di Alternativa popolare la copertura prevista è di 125 milioni di euro nel 2018,200 nel 2019, e 300 milioni nel 2020, risorse che si prevede siano reperite attraverso un aumento delle imposte su giochi e lotterie. Tuttavia c’è un problema di non poco conto: nel 2017, per la prima volta da dieci anni, gli introiti dal gioco sono previsti in calo.

Ahi… E con più tasse il settore gioco produrrà probabilmente ancora meno gettito. E i soldi per i nonni non ci saranno. Così come non c’erano per le rivalutazione delle pensioni o per l’Ape social.
Domani a Rimini si riuniranno 6mila persone, aderenti a FederAnziani, l’associazione che legittimamente spinge per approvare lo sgravio ai nonni. «Sono infatti oltre 7 milioni quelli che contribuiscono con proprie risorse economiche al benessere della famiglia, di figli e nipoti, per un ammontare di 5,4 miliardi di euro ogni anno, sotto forma di sostegno in denaro e acquisti di beni necessari a figli e nipoti. Per tutti questi motivi», spiega il presidente Senior Italia Feder Anziani Roberto Messina, «è sacrosanto che il Parlamento provveda a sostenere questo imprescindibile ruolo di ammortizzatore sociale».

Ma se non ci sono i soldi è una gigantesca presa in giro dei nonni, dei nipoti e delle famiglie tutte. Purtroppo i precedenti non sono confortanti. E comunque è incredibile che lo Stato ipotizzi una detrazione ai nonni che aiutano i nipoti. È una dichiarazione di resa nei confronti delle famiglie, è come ammettere che non si può fare niente per loro, che bisogna arrangiarsi, che le istituzioni sono capaci solo a moltiplicare i diritti alle coppie. In quale società della storia i nonni mantengono i nipoti? Basterebbe poco, tra l’altro, per aiutare le famiglie, convenzionali, non convenzionali, di fatto, non di fatto, arcobaleno o bicolore: abbassare le aliquote fiscali, tagliare le tasse, lasciare più soldi nelle tasche dei lavoratori.

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