Sbiancamento dei denti, boom di richieste in Italia: come funziona, quanto costa, quali rischi

Denti sempre più bianchi una vera e propria mania. Ancora più splendenti con un’operazione chirurgica per un sorriso di ceramica. Ormai tale operazione è diventata una moda, in due mesi le prenotazioni per lo sbiancamento dei denti sono da primato, effettivamente pari a 1/3 di tutti i trattamenti odontoiatri ci estetici dentistici. La smania di avere denti bianchissimi supera anche il timore di sborsare molti soldi. In Italia è boom delle richieste di sbiancamento dei denti. E’ soprattutto a maggio e giugno che molti italiani si recano dai dentisti per ottenere un sorriso impeccabile. Sbiancamento dei denti è diventato anche in Italia sinonimo di forte business.

In questi ultimi casi lo sbiancamento si può considerare terapeutico e non solo cosmetico. La moda di sbiancarsi i denti fai da te può causare danni permanenti. Bruciature chimiche e forme gravi di patologie alle gengive, fino anche alla caduta dei denti. Non bisogna usare prodotti sbiancanti che contengano dosi altissime di acqua ossigenata.  Su internet addirittura si arriva a vendere prodotti fino a quantità 25 volte superiori alla dose terapeutica.  E’ imperativo che, quando si applicano le soluzioni sbiancanti ad alto dosaggio, si isolino le gengive in modo tale che non vengano in contatto con i principi attivi sbiancanti.  Bisogna proteggere le gengive con apposite dighe o gel protettivi. La richiesta di farsi sbiancare i denti è quasi quadruplicata assieme alla liposuzione e al lifting. Quindi si è passati dalla medicina alla cosmetica e alla moda, con tutte le conseguenze etiche, sociali, psicologiche, mass-mediatiche, di costume, del caso.

Quali sostanze si usano comunemente per lo sbiancamento dei denti?

Per lo sbiancamento si usano gel al Perossido di Idrogeno (H202) o al Perossido di Carbammide che è simile al Perossido di Idrogeno, ma più maneggevole e stabile perché si scinde a contatto della saliva. Il Perossido di Idrogeno agisce più rapidamente ma deve essere maneggiato con maggiore attenzione. Il Perossido di Carbammide è più stabile, semplice da maneggiare ma richiede tempi di applicazione più lunghi. Lo smalto e la dentina sono permeabili a questi perossidi, quindi lo sbiancamento avviene nell’interno del dente e riesce ad eliminare le macchie endogene che non possono essere tolte solo con la pulizia dell’esterno del dente e nemmeno un’accurata igiene orale dal dentista.

Come avviene lo sbiancamento?

I principi attivi di queste paste attraversano lo smalto e agiscono rimuovendo le colorazioni dello strato situato tra lo smalto e dentina. In altri termini l’acqua ossigenata ad alto volume dissociandosi rilascia i radicali liberi dell’ossigeno che. attaccandosi alle grosse molecole organiche responsabili delle macchie, le spezzano in composti solubili e a basso peso molecolare rendendo il dente più bianco alla luce diurna. Il colore dei denti, può cambiare fino a 6-10 toni della scala colori.

Quali sono le tecniche disponibili per sbiancare i denti?

Il bleaching dentale può essere effettuato fondamentalmente utilizzando due metodi: a) Sbiancamento fatto a casa b) Sbiancamento presso lo studio dentistico a)

SBIANCAMENTO DOMICILIARE

Ci sono tre possibilità:

1. Il prodotto viene comprato autonomamente, in farmacia o nei supermercati, in internet e viene utilizzato in totale autonomia.

2. Il prodotto viene fornito dallo studio dentistico ed al paziente vengono date tutte le indicazioni inerenti al caso.

3. Il prodotto viene fornito sempre dallo studio, ma il trattamento viene realizzato utilizzando delle mascherine individuali confezionate dal dentista. E’ importantissimo utilizzare concentrazioni basse pari a circa il 10% di Perossido di Idrogeno o l’equivalente 30-35% di Perossido di Carbammide.

SBIANCAMENTO PROFESSIONALE

Con lo “sbiancamento alla poltrona” si utilizzano concentrazioni di Perossido di Idrogeno che variano dal 35% al 38% con o senza fotoattivazione con particolari lampade che oltre ad attivare la sostanza sbiancante, abbreviano i tempi ed aumentano l’efficacia e la penetrazione nei prismi dello smalto. Le lampade per fotoattivare il perossido di idrogeno sono di diverso tipo: alogene, al plasma, a led, a ultravioletti, a laser a biossido di carbonio, a diodi, argon, CO2. La luce delle lampade producendo calore accelera la reazione ossidativa del perossido di idrogeno. Altre metodiche professionali prevedono l’utilizzo di: Perossido di Carbammide ad alta concentrazione (oltre il 35%) con mascherine individuali, Perossido di Idrogeno attivato ad ultrasuoni.

Cosa bisogna fare prima di iniziare un trattamento sbiancante?

Innanzitutto bisogna capire quali sono le aspettative e le implicazioni psicologiche connesse allo sbiancamento, poi curare la bocca (viene prima la salute del paziente), quindi fare l’igiene orale per togliere il tartaro e la patina batterica(placca) che bisogna eseguire al fine di ottenere risultati migliori per lo sbiancamento.

Ci sono particolari precauzioni da seguire?

Per evitare che i denti si macchino di nuovo dopo il trattamento sbiancante bisogna evitare per almeno 48 ore cibi e bevande tipo caffè, tè, vino rosso, liquirizia ecc. Inoltre per cercare di evitare l’ipersensibilità dentinale che spesso si verifica (nel 70% dei casi) è meglio non mangiare agrumi o liquidi acidi come l’aceto.

Qual i sono i risultati dello sbiancamento?

Il miglioramento va valutato considerando il colore di partenza. Il paziente deve sapere che il principio attivo non dà risultati uguali per tutti perché i denti sono differenti strutturalmente e le macchie interne sono varie sia nella forma sia nel colore più o meno scuro.

A che età è consigliabile lo sbiancamento?

I risultati migliori si ottengono da cinquanta anni in su. Il miglioramento è stabile e soddisfacente, senza rischi di ipersensibilità dopo lo sbiancamento perché la camera pulpare si è rimpicciolita (il nervo, come il baco da seta, è avvolto dalla molta dentina che si è formata man mano nel tempo).

Per i giovani è consigliabile fare lo sbiancamento?

Si sconsiglia lo sbiancamento professionale per due motivi: 1) perché l’acqua ossigenata ad alto volume potrebbe facilmente scatenare sensibilità dato che la polpa (il nervo) è ancora molto ampia e vicina all’esterno. 2) perché la differenza dal colore di partenza rispetto al colore che si raggiunge dopo lo sbiancamento è talmente piccola che a stento si riconosce obbiettivamente la differenza.

Quali macchie sono difficili da trattare con lo sbiancamento?

Le macchie da fluoro e da tetraciclina, sono molto difficili da trattare e richiedono tempi molto più lunghi e molta determinazione con cure che bisogna fare sia in studio che a casa del paziente. I risultati devono essere stabilizzati col trattamento fatto a casa.

Come è individuato e segnato il colore di partenza e quello finale?

Per correttezza deontologica è necessario determinare e concordare assieme (il dentista e il paziente) il colore con la scala dei colori (con i colori campioni) sia prima che dopo il trattamento. Una volta scelto il colore si possono fare fotografie delle arcate dentarie. Infine dopo lo sbiancamento, si accostano il colore di partenza della scala dei colori, col colore ottenuto con lo sbiancamento in modo che si paragoni il livello di miglioramento.

Quanto tempo occorre per completare il trattamento sbiancante?

La durata del trattamento dipende dalla concentrazione del principio attivo scelto e dalla metodica adottata. Più la concentrazione del principio attivo è alto più breve è il tempo di trattamento (60-90 minuti) Il trattamento domiciliare che si deve fare a concentrazioni medio-basse, richiede tempi lunghi. In studio usando le metodiche per proteggere le gengive lingua e guance e concentrazioni di principi attivi elevati possono essere sufficiente una due sedute coadiuvate da altre applicazioni fatte a casa per stabilizzare il risultato ed evitare che ci sano recidive.

Cosa bisogna fare per mantenere i risultato dello sbiancamento?

La durata dipende dall’esecuzione regolare nel tempo dell’igiene orale domiciliare accurata e dalle regolari sedute di igiene orale in studio e dal cambiamento delle abitudini precedenti tipo bisogna evitare di fumare.

Quanto tempo dura l’effetto dello sbiancamento?

Standardizzare la durata è difficile. Può andare da 6 mesi, a due, massimo tre anni. Quasi mai però bisogna rifarlo completamente. Si possono verificare effetti collaterali legati allo sbiancamento? Escludendo una accertata allergia ai perossidi, il dental bleaching non presenta normalmente effetti collaterali. Va tenuto presente che la controindicazione al trattamento è relativa allo stato di salute della bocca (carie, otturazioni da rifare, danni da spazzolamento: abrasione, erosione per esagerazione della forza applicata allo spazzolino, malattie delle gengive,lingua, guance palato,e dello stato di salute generale. Quindi prima si cura la bocca con tutto quello che è necessario: radiografie, eventuali analisi,valutare le abitudini che fanno macchiare i denti (fumo, caffè,vino, cioccolato) per inquadrare correttamente il caso. Far capire al paziente che i risultati dipendono anche dal cambiamenti delle abitudini che provocano le macchie.

IMPORTANTE: prima va sempre eseguita l’igiene orale con l’igienista in studio per l’eliminazione del tartaro e della patina (placca) altrimenti il trattamento sbiancante sarebbe inefficace. Ultimo, ma non meno importante possibile effetto collaterale, è la fastidiosa ipersensibilità dentinale che però diminuisce man mano nel tempo.

Lo sbiancamento può danneggiare lo smalto?

Sotto controllo dell’odontoiatra e/o dell’igienista dentale, difficilmente può provocare danni allo smalto. A concentrazioni alte e per tempi medio-lunghi (diverse ore) si assiste ad un’iniziale alterazione della superficie dello smalto dei denti trattati, ma che guarisce con l’utilizzo di fluoro che agisce come rimineralizzante ed anticariogeno oltre che per la sua azione desensibilizzante.

Protocollo per lo sbiancamento dentale

Consigliamo di attenersi alle seguenti procedure per una valutazione e un trattamento professionali di sbiancamento, sia per lo sbiancamento cosmetico che per lo sbiancamento medicale. È possibile modificare le procedure a seconda del paziente e del trattamento sbiancante selezionato.

1. Anamnesi del paziente Valutare l’origine della discromia dentale e controllare i restauri che potrebbero incidere sul risultato finale (se necessario, in via radiologica). Valutare l’indicazione del sistema di sbiancamento (cosmetico per pigmentazioni generiche dovute ad abitudini quotidiane o medicale per discromie da patologie, traumi o terapie mediche). Considerare l’eventualità di adeguare l’anamnesi periodica interrogando il paziente in merito alla sua soddisfazione circa l’estetica della sua bocca. Spiegare al paziente che i restauri già in situ non si sbiancano e discutere l’eventuale necessità di doverli sostituire dopo lo sbiancamento. Controllare un’eventuale sensibilità dentale esistente ed eseguire un trattamento adeguato prima di iniziare una procedura di sbiancamento.

NON PROCEDERE SE IL PAZIENTE: • È in gravidanza • Ha meno di 18 anni (per lo sbiancamento cosmetico)

2. Esame della cavità orale Esaminare la bocca del paziente, valutando accuratamente i tessuti molli e i denti. Non devono essere presenti microinfiltrazioni sotto ai restauri, denti fratturati, carie interprossimale.

3. Aspettative del paziente Valutare le aspettative del paziente, le sue motivazioni e il suo atteggiamento. Illustrare le possibilità e i limiti dello sbiancamento riguardante la sua situazione specifica e supportarlo nel crearsi aspettative realistiche.

4. Pulizia professionale dentale Eseguire una seduta di igiene orale professionale. Usare una pasta lucidante per rimuovere tutti i pigmenti esogeni, poiché la placca inibisce o riduce l’effetto degli agenti sbiancanti.

 5. Determinazione del colore iniziale dei denti Identificare il colore iniziale dei denti con l’ausilio della scala colori VITA®* riorganizzata come indicato nel rettangolo azzurro. Scattare una fotografia dei denti dopo la pulizia professionale e prima dello sbiancamento, oppure identificare il colore con la partecipazione attiva del paziente (attraverso uno specchio) e documentarlo. Chiedere qual è il risultato di sbiancamento desiderato.

6. Consenso del paziente Far firmare al paziente una dichiarazione di consenso al trattamento sbiancante e ai relativi costi, oppure ottenere un’altra forma di consenso nel modo che si ritiene più opportuno.

7. Scelta del prodotto sbiancante Sulla base dell’anamnesi iniziale, del tipo di discromia e delle aspettative del paziente, consigliare uno o due metodi sbiancanti e ottenere il suo consenso. Possono essere usati, in successione, anche altri prodotti Opalescence per soddisfare al meglio le aspettative del medico e del paziente. Seguire le istruzioni per l’uso. Se si scelgono i sistemi Opalescence PF oppure Opalescence Go® per lo sbiancamento domiciliare, programmare visite e controlli periodici.

8. Insegnare al paziente come ottenere i risultati migliori Spiegare al paziente di evitare cibo e bevande che potrebbero macchiare i denti durante il trattamento e nell’arco delle 24–48 ore successive. Tra questi: caffè, tè, cola, vino rosso, succo di frutta, frutta.

9. Determinazione del colore finale dei denti Identificare il colore finale con l’ausilio della scala colori  (riorganizzata come indicato nel rettangolo azzurro e al punto 5). Scattare una foto dei denti al termine del trattamento. Il cambiamento definitivo di colore può essere registrato solo alcuni giorni dopo il termine del trattamento, quando i denti sono reidratati e non vi sono più residui di Perossido.

10. Fornire un trattamento al Fluoro, se necessario Al termine della procedura di sbiancamento potrebbe essere consigliato un trattamento al Fluoro. Evitare l’applicazione di vernici (i denti non avrebbero la possibilità di reidratarsi). Per i pazienti con mascherine personalizzate usare siringhe Flor-Opal.

Il nuovo trend dello sbiancamento denti è stato evidenziato dagli esperti dell’Accademia Italiana di Odontoiatria, Conservativa e Restaurativa (AIC), in occasione del congresso Internazionale CONSEURO, concluso di recente a Bologna.

Sbiancamento denti, ecco i rischi

Prodotti sicuri ma attenzione al pH: la normativa ISO 28399/2011 stabilisce che gli sbiancanti non devono avere un pH minore di 4 ma i più recenti studi mostrano che sbiancanti con pH inferiore a 5,5, cioè con pH acido, possono intaccare la parte dura del dente che si degrada e porta via lo smalto. Vietato inoltre intervenire sugli under 18, a meno che non ci siano particolari condizioni cliniche.

Denti bianchissimi? Li sogna un italiano su 2

Stando ad una recente ricerca pubblicata su Italian Dental Journal, almeno il 50 per cento degli italiani sarebbe del tutto insoddisfatto del colore dei propri denti. Gli odontoiatri ribadiscono che è importante rivolgersi a professionisti esperti per lo sbiancamento dei denti e diffidare, quasi sempre, da prodotti che promettono di ottenere denti bianchissimi e che invece potrebbero essere pericolosi per i denti stessi. Per i ragazzi che hanno meno di 18 anni, lo sbiancamento dei denti sarebbe assolutamente vietato e solo un odontoiatra potrebbe eventualmente intervenire, a patto che adeguate situazioni cliniche lo giustifichino.

Denti e carie: un italiano su 2 non conosce rischi

Poche idee ma confuse. Sulla carie, la malattia piu’ diffusa con 2,5 miliardi di persone colpite nel mondo e 190 milioni di nuovi casi l’anno, gli italiani non hanno le idee molto chiare. Cosi’, anche se il 90% afferma di essere andato dal dentista e averci portato i propri figli almeno una volta nel corso dell’ultimo anno, oltre il 50% ignora che l’eccesso di zuccheri o una scarsa igiene orale siano fra i maggiori responsabili della carie, il 63% non sa che questa puo’ evolvere in pochi mesi. Appena il 20% sa che la carie, che ha i suoi picchi di incidenza a 6, 25 e dopo i 70 anni, puo’ presentarsi a qualsiasi eta’ e non solo nei bambini; oltre il 50% non sa che i denti da latte cariati, un problema per 640 milioni di under 6 nel mondo e per almeno 1,5 milioni di bimbi italiani, devono essere curati per il mantenimento della salute orale. Lo rivela l’indagine EduCarie dell’Accademia Italiana di Conservativa (AIC) presentata in occasione del 19° Congresso Internazionale CONSEURO, a Bologna dall’11 al 13 maggio, secondo cui inoltre sono tuttora scarse le diagnosi di carie corrette e tempestive: il 70% dei dentisti utilizza ancora soltanto la radiografia panoramica, che invece ha una bassa accuratezza diagnostica. Solo il 30% impiega le mini-RX endorali, fondamentali per riconoscere anche le carie piu’ piccole e nascoste, e appena il 20% utilizza la diga, un foglio di gomma che isola il dente dalla umidita’ della bocca durante il trattamento, presupposto fondamentale per avere un campo dentale asciutto e ben visibile al fine di una corretta terapia. Per fare chiarezza e migliorare prevenzione, diagnosi e terapia della carie e’ nato percio’ il progetto hAICarie per la formazione dei dentisti e la sensibilizzazione dei cittadini: il progetto, che ha gia’ coinvolto oltre 2000 odontoiatri in oltre 70 citta’ italiane e ne sensibilizzera’ altrettanti entro la fine del 2017, prevede corsi formativi e di aggiornamento sulle piu’ attuali e corrette procedure diagnostiche e di trattamento, mentre sul sito www.accademiaitalianadiconservativa.it i pazienti potranno trovare informazioni preziose per prevenire, diagnosticare e curare la carie.

Salute: carie sconosciuta, un italiano su 2 non conosce rischi

L’indagine EduCarie e’ stata condotta da Datanalysis su 1000 genitori di under 14 e per la prima volta indica un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni: secondo dati ISTAT nel 2013 solo il 39% degli italiani si era rivolto al dentista almeno una volta l’anno e il 12% degli under 14 era stato costretto a rinunciare a una visita. I dati raccolti mostrano che il 56% dei piu’ piccoli e il 52% degli adulti si e’ invece sottoposto a un controllo una volta nel corso dell’ultimo anno, con punte virtuose rispettivamente del 61% e del 55% al Sud e nelle isole; il 33% degli adulti e il 30% di bimbi e ragazzi e’ andato dal dentista almeno un paio di volte, il 10% di tutte le fasce d’eta’ oltre due volte. “Si tratta di un dato riferito dai pazienti nelle interviste, sorprendente ma certamente positivo se sara’ confermato da un incremento reale delle prestazioni odontoiatriche – spiega Stefano Patroni, presidente di AIC – Dopo anni di flessione delle cure dentali, e’ possibile che la piccola ripresa economica che stiamo vivendo stia consentendo alle famiglie italiane di prendersi maggiormente cura della propria salute orale. Un dato incoraggiante, anche se il resto dell’indagine mostra chiaramente quanti falsi miti ci siano ancora da sfatare sull’argomento carie, una malattia con cui il 95% degli italiani deve fare i conti almeno una volta nella vita e che e’ la quarta piu’ dispendiosa fra tutte le patologie. Oltre il 50% dei genitori per esempio non sa che la carie e’ favorita dall’eccesso di zuccheri, inteso come un consumo che ecceda il 10% delle calorie quotidiane, o dalla scarsa igiene orale. Appena uno su cinque conosce le possibili cause della carie, uno su dieci non ha idea di quali siano: un dato preoccupante, che sorprende in negativo. Altrettanto allarmante il fatto che oltre il 50% dei genitori non sappia che i denti da latte cariati vanno curati: risolvere una carie nei denti non permanenti e’ fondamentale per una buona masticazione e per favorire la corretta eruzione dei denti permanenti, ma pochi ne sono consapevoli. Inoltre, il 63% degli italiani non sa che la carie puo’ evolvere nel giro di pochi mesi, ma soprattutto appena uno su cinque sa che puo’ riguardare chiunque, a qualsiasi eta’: vale ancora, purtroppo, la leggenda metropolitana per cui i bambini sarebbero piu’ a rischio (lo pensa il 26%, cui si aggiunge un 22% convinto che siano a rischio soprattutto gli adolescenti), invece le eta’ in cui la probabilita’ e’ maggiore sono 6, 25 e dopo i 70 anni.

Da piccoli infatti e’ piu’ scarsa la capacita’ di assicurarsi una corretta igiene orale, attorno ai 25 anni spesso si tendono a “dimenticare” le buone regole di prevenzione e, nelle donne, il fattore gravidanza eleva il rischio perche’ si temono le radiografie e si cede magari a qualche voglia dolce di troppo; da anziani infine e’ piu’ probabile aver subito un danno parodontale che, esponendo la radice dentale non piu’ ricoperta dallo smalto, facilita la comparsa di carie alle radici”. Troppo poche tuttora le diagnosi corrette e tempestive, ma gli italiani non sanno quale sia il percorso giusto per arrivare a riconoscere le carie bene e in tempo: i risultati mostrano infatti che il 52% ritiene che la diagnosi di carie possa essere fatta al meglio con una visita e una radiografia panoramica. “Non e’ vero: la visita da sola non “vede” la maggioranza delle carie, soprattutto quelle piccole e fra dente e dente. La bocca poi deve essere pulita, asciutta e ingrandita per poter davvero valutare lo stato dei denti: se per esempio prima non viene rimossa la placca e’ come se un carrozziere cercasse di valutare un danno all’auto senza prima lavarla – spiegano Federico Ferraris, responsabile del progetto hAICarie e Giovanni Sammarco, membro della commissione del progetto – Anche la panoramica, utilizzata dal 70% dei dentisti, non ha una sufficiente accuratezza perche’ ha un coefficiente di distorsione e ingrandimento del 15-30% e soprattutto sono sempre presenti sovrapposizioni di strutture dentali. Gli esami radiologici piu’ efficaci sono le piccole radiografie endo-orali che oggi usa solo il 30% dei dentisti, da ripetere regolarmente (ogni 6 o 12 mesi), o piu’ di rado in base al grado di rischio di sviluppare carie del singolo paziente: in questo modo si possono vedere anche le piccole carie superficiali, per interventi che poi risultano poco invasivi, piu’ semplici e meno costosi rispetto a dover risolvere una carie profonda. Importante anche la diga, per intervenire in sicurezza su denti ben visibili e asciutti, ma anche in questo caso purtroppo solo il 20% dei dentisti la impiega: ecco perche’ spiegare quali sono le modalita’ corrette per la diagnosi precoce della carie e’ il cuore del nostro progetto hAICarie, che da qui alla fine dell’anno portera’ in tutte le Regioni corsi di formazione di 4 ore ciascuno dedicati ai dentisti. Alla fine dell’anno saranno circa 4000 gli odontoiatri formati con l’obiettivo che un numero sempre maggiore di colleghi adotti le tecniche che possono identificare le carie sempre piu’ precocemente, cosi’ da garantire ai pazienti cure migliori, meno dolorose e meno invasive. In parallelo il nostro sito web offrira’ informazioni ai pazienti, che cosi’ potranno capire se il proprio dentista utilizza i giusti metodi per la diagnosi e soprattutto potranno imparare le regole fondamentali per la prevenzione della carie. La prima e piu’ importante e’ lavare i denti dopo ogni pasto, per rimuovere i batteri che possono pian piano scavare lo smalto e provocare una carie; altrettanto importante, tuttavia, non eccedere con i cibi acidi, che favoriscono la erosione dello smalto, e con gli zuccheri che sono ‘il pasto’ preferito dei batteri. Infine, si’ a un controllo periodico dal dentista indipendentemente dalla presenza di sintomi: visite regolari servono a intercettare le carie quando sono ancora piccole e possono essere curate senza troppi fastidi”.

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