Shock a Oria provincia di Brindisi , avvocato spara a cliente nel suo studio e lo uccide

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Sono numerosi i bossoli della calibro 9×21 utilizzata dall’avvocato che sono stati trovati dai carabinieri all’interno dello studio. L’avvocato è al momento in stato fermo. Un avvocato di 50 anni, Fortunato Calò, ha ucciso con la sua pistola il suo cliente. Calò, dopo essere uscito dalla propria stanza, ha chiesto ai colleghi di chiamare le forze dell’ordine. Sei in totale i colpi di pistola esplosi. Nelle prossime ore verrà tradotto in carcere con l’accusa di omicidio volontario: resta ancora da capire il movente. Carluccio, stando a una prima ricostruzione dei fatti, si era recato dal legale per discutere di alcune pratiche che lo riguardavano. Lo studio legale è molto noto nella cittadina di Oria è rimasta sconvolta dalla notizia. Il legale, Fortunato Calò, 47 anni si è costituito. Calò si trova in caserma: in serata sarà trasferito in carcere, in attesa dell’interrogatorio dinanzi al giudice per le indagini preliminari. Il pm disporrà l’autopsia. La strada è stata chiusa al traffico per permettere agli uomini dell’Arma di eseguire tutti i rilievi necessari per fare luce sulla vicenda, sul posto anche il medico legale e il sostituto procuratore Raffaele Casto.

Alla visita dei carabinieri, il legale ha immediatamente consegnato la pistola e si è costituito; subito dopo, sul luogo del delitto è giunto anche il sostituto procuratore brindisino Raffaele Casto ed il medico legale intervenuto per effettuare un primo esame cadaverico, confermando che la morte dell’uomo è avvenuta a causa di diverse ferite di arma da fuoco. I carabinieri della stazione locale e quelli del Norm di Francavilla Fontana e del nucleo investigativo di Brindisi sono attualmente al lavoro per cercare di ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto ed anche il movente; nello specifico i carabinieri stanno stabilendo se la lite culminata nell’omicidio sia collegata al caso che l’avvocato Fortunato  stava seguendo per Carluccio,  relativo ad un banale incidente stradale stradale, o se  dietro questo tragico episodio ci sono altre ragioni.

L’unica certezza è che, prima del colpo di pistola fatale, i due avrebbero litigato, così come riferito dai colleghi dell’avvocato. L’avvocato Fortunato Calò è stato, dunque, immediatamente arrestato e condotto in caserma con l’accusa di omicidio volontario; nel corso della serata di ieri, l’avvocato civilista è stato ascoltato dai carabinieri al fine di chiarire il movente di quanto si è verificato nel pomeriggio all’interno del suo studio legale, uno studio associato dove ci sono anche altri professionisti, che saranno ascoltati dagli investigatori nella rete di persone informate sui fatti. Le indagini sono ancora in corso.

Una discussione mentre un avvocato riceva un cliente in uno studio legale. Poi gli spari, con una pistola calibro 9×21 che il legale ha scaricato contro il suo assistito uccidendolo. Quindi la richiesta ai colleghi di chiamare i carabinieri. Si è consumata ieri pomeriggio ad Oria (Brindisi) la tragedia che ha trasformato in un presunto omicida Fortunato Calò, di 47 anni, avvocato civilista. La vittima è Arnaldo Carluccio, di 45 anni, con piccoli precedenti penali. Subito dopo l’omicidio,Calò ha atteso l’arrivo dei carabinieri ai quali ha consegnato la pistola. È stato condotto in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Per il momento non emergono indicazioni sul movente.

Sua la pistola da cui, intorno alle 17.30 di ieri pomeriggio, sono partiti almeno 6 colpi di pistola calibro 9×21 indirizzati a Carluccio, morto sul colpo e raggiunto in più parti del corpo, letteralmente martoriato e crollato sul pavimento dell’ufficio di Calò in una pozza di sangue. Alle urla dei colleghi associati dello studio “Calò, Pomarico & Partners”, presenti all’interno dell’appartamento al momento dei fatti, è seguito l’immediato allarme lanciato al centralino della locale caserma dei carabinieri al comando del luogotenente Roberto Borrello.

Quando i militari di Oria, insieme ai colleghi del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Brindisi e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Francavilla Fontana
sono arrivati in via Latiano, il presunto omicida era ancora lì, in stato di shock. Evidentemente scossi anche gli altri tre avvocati presenti, tutti “associati” dello studio piuttosto noto in città. Sono stati loro, su richiesta del collega, ad avvisare i militari guidati dal comandante provinciale dei carabinieri Nicola Conforti, anche lui sul posto nei minuti successivi alla tragedia quando Calò è stato immediatamente prelevato dai militari e portato in caserma, per poi essere ascoltato fino alla tarda serata di ieri.

Nulla da fare, invece, per la vittima, cliente del suo stesso e presunto assassino. All’arrivo degli operatori sanitari del 118, il 42enne non respirava più. Morto sul colpo, accasciato senza vita in una pozza di sangue, riverso sul pavimento. Il perimetro dell’edificio che lo studio legale, sito al primo piano, condivide con alcune abitazioni, è stato recintato e, in pochi minuti, reso off limits a residenti e curiosi. Chiunque, insomma, sentendo gli spari o le prime e imprecise voci su quanto accaduto ha poi raggiunto via Latiano per vedere con i suoi occhi che sì, era tutto drammaticamente vero.

L’avvocato Calò, per gli amici “Giovanni”, è professionista noto nel Borgo Federiciano dove tutti, più o meno tutti, si conoscono, si salutano. Impossibile, al momento, conoscere il movente del gesto. Ascoltato dai carabinieri del Norm della Compagnia di Francavilla Fontana al comando del capitano Nicola Maggio, l’indagato, difeso dal legale di fiducia Pasquale Annicchiarico, non ha saputo fornire dettagli utili per la ricostruzione di quanto davvero accaduto all’interno dello studio.

Certo è che Calò e Carluccio si conoscevano da tempo. Cliente dello studio legale, lo sfortunato 45enne di Torre si trovava in via Latiano per discutere di alcune faccende. Poi, ad un certo punto, l’atmosfera si sarebbe riscaldata e dalle parole, piuttosto accese, si è arrivati ai tragici fatti. La pistola che ha esploso i colpi, almeno 6 secondo i primi rilievi del Nucleo Investigativo guidato dal tenente colonnello Alessandro Colella, è risultata essere registrata per uso sportivo e regolarmente detenuta. L’arma è stata sequestrata per gli accertamenti tecnici del caso. Sul posto, anche il medico legale e il pubblico ministero della Procura di Brindisi Raffaele Casto, titolare del fascicolo di inchiesta che procede per omicidio e su cui compare il nome di un solo indagato. Fortunato Calò, avvocato del Foro di Brindisi, è stato dichiarato in arresto nella prima serata di ieri e, dopo le formalità di rito, condotto dai carabinieri nel carcere di via Appia a Brindisi.

Morto in un lago di sangue per i devastanti proiettili

La , dell’omicidio del 45enne Arnaldo Fernando Carluccio è piombata come un fulmine a ciel sereno ieri pomeriggio intorno alle 18,15 a Torre Santa Susanna, e nel giro di pochissimi minuti grazie al tam tam della rete si era già diffusa capillarmente in tutto il paese. Sarebbe stato raggiunto da 6 colpi di pistola che non gli hanno lasciato scampo, morendo in pochi secondi in un lago di sangue.

Ieri sera, nei luoghi di ritrovo, nei bar, nelle due piazze principali del paese non si parlava d’altro, sottovoce e con circospezione, si facevano mille ipotesi sulle cause o meglio sul movente che avrebbe provocato il gravissimo fatto di sangue nello studio legale associato Giuseppe Pomarico e Fortunato Calò in via Latiano ad Oria. Si commentava la notizia dell’omicidio del torrese, personaggio noto alle forze dell’ordine per i suoi trascorsi che lo hanno visto in più occasioni coinvolto in fatti di cronaca delinquenziali.

Da tempo, Arnaldo Carluc- cio, dopo la prematura morte della sua compagna che gestiva un negozio di prodotti per animali, si era trasferito ad Oria dove viveva con la sua nuova compagna, anche se la sua presenza a Torre dove vive l’anziano padre Arnaldo ed i suoi altri
quattro fratelli, è stata sempre assidua. Da parte degli ex consiglieri comunali ed amministratori comunali, com’è noto, il comune è commissariato da oltre un mese dopo lo scioglimento anticipato del consiglio causato dalle contestuali dimissioni di nove consiglieri comunali e, pertanto, non si sono registrati commenti o reazioni di sorta sull’accaduto. Solo nelle chiese torresi, ieri sera, in concomitanza con le funzioni vespertine si è pregato affidando l’anima dell’ucciso “alla bontà del padre celeste che accoglie amorevolmente tutti gli esseri umani tra le sue braccia”.

Arnaldo Fernando Carluccio, quarto di sei figli (quattro maschi e due femmine) porta il nome del padre, un anziano macellaio in pensione, di cui, alcuni suoi componenti sono stati presenti nelle cronache giudiziarie locali. Ieri sera, in via Latiano, le insegne del Bar, di proprietà della famiglia Carluccio sono rimaste spente, erano tutti ad Oria presso il luogo del delitto per seguire le operazioni di recupero del corpo senza vita del congiunto e il decorso delle indagini e degli accertamenti da parte dei carabinieri di Oria, Torre e Francavilla Fontana.

Il legale esperto soprattutto nel civile e nell’infortunistica

La notizia dell’omicidio ha praticamente bloccato la città di Oria. Una delle arterie viarie principali del paese, ossia via Latiano, è rimasta congestionata per ore, intasata dalla quantità di gente accorsa per vedere di persona o per cogliere qualche notizia in anteprima. I vigili urbani e i Carabinieri si sono occupati di far defluire il traffico di veicoli, mentre un cordone di agenti delle forze dell’ordine teneva a distanza di sicurezza dal luogo del delitto i curiosi che si muovevano a piedi. Lo studio legale “Calò- Pomarico e partners” affaccia proprio su via Latiano, a poca distanza dalla fine del centro abitato, ma in una zona comunque molto popolosa. Di sparatorie in città ce ne sono state altre e nel 2011 l’omicidio di Mario Nania, ucciso a pugni e calci perchè faceva rumore con la motosega.

La vicenda di Calò rimane però singolare e lascia aperti moltissimi interrogativi sul come e sul perchè possa essere avvenuta. Sulle bocche di tutti l’incredulità e lo sgomento per un fatto di per se sconvolgente. I vicini e i clienti dello studio sanno che fra i tanti che lo frequentano per farsi tutelare legalmente ci sono anche persone non particolarmente inclini alla ragionevolezza. Chi si occupa prevalentemente di cause relative all’infortunistica stradale ha clientela di ogni tipo. “Calò- Pomarico e partners” è un nome conosciuto sul territorio, tanto da attirare clienti anche dai paesi limitrofi, come Torre Santa Susanna. In passato vi erano stati episodi di discussioni parecchio accese all’interno dello studio, tanto che per precauzione era stato dotato di telecamere a circuito chiuso. Si poteva forse immaginare magari una colluttazione, ma addirittura l’uccisione a colpi di pistola di un uomo certamente no.

Fortunato Calò, 47 anni, padre di tre figli e genero di un ex consigliere comunale, è molto conosciuto in città. I più anziani lo ricordano quando, studente di
legge a Parma, tornava ad Oria per aiutare il papà contadino nella vendita di frutta al mercato generale. Dopo la laurea, frutto di fatica e di grandi sacrifici economici per la famiglia, la pratica legale sempre a Oria, poi lo studio autonomo e, da alcuni anni, l’esperienza in associato. Il settore per il quale Calò è maggiormente noto è sempre stato quello delle cause per incidenti stradali. Un vero self-made-man quindi che oltre al lavoro come legale, aveva diversificato le proprie attività con una quota in una rivendita di auto usate, ubicata proprio al piano terra dello studio e di fronte alla macelleria del fratello.

«Abbiamo sentito gli spari da lontano. Almeno 4. Poi, non si è capito più niente. Eravamo tutti in strada. Abbiamo pensato persino ad un attentato».Nei concitati minuti seguiti all’esplosione dei colpi di pistola che hanno ucciso il 45enne di Torre Santa Susanna Arnaldo Carluccio, su via Latiano c’era, idealmente, l’intera città.

Minuti, pochi minuti, quelli che sono bastati perché la voce si diffondesse e, in un macabro gioco del telefono, aggiungesse via via dettagli, particolari, commenti su quanto davvero accaduto nello Studio Legale “Calò, Pomarico & Partners” di via Latiano.

Lì, intorno alla stradina privata a ridosso del civico 242, si è stretta una folla di residenti, curiosi, clienti delle tante attività commerciali che affollano la popolosa e trafficata strada.
La gente, sui balconi, domandava, chiedeva, cercava di informarsi.

«Perché no, all’inizio hanno detto che si erano sparati tra di loro due avvocati, ma pare che non sia così», ci tiene a informare i cronisti un passante.Si cerca di ricostruire i fatti. Nei minuti immediatamente successivi ai fatti, prima ancora che alle forze dell’ordine, sono proprio i soliti bene informati a fornire le prime, vere informazioni.

«A sparare è stato un avvocato, mi hanno detto. Io lo conosco, ma non sta su Facebook», spiega un giovanotto che scruta il via vai di carabinieri dal lato opposto della strada.
«Io pensavo fosse un attentato. Se ne sentono tante. Il rumore degli spari è stato forte – spiega un signore – e io ne ho sentiti quattro. Io abito proprio qui vicino e stavo sul balcone».
Già, i balconi. Anacronistico avamposto dell’informazione di prima mano, quella di un’era precedente ai social. Sono tutti affollati e sì, qualche flash lo si nota.

Come gli obiettivi delle telecamere professionali delle tv dietro cui, ogni tanto, spunta fuori persino qualcuno che cerca di salutare. Eppure, al centro di tutto, c’è la morte di un uomo. Ucciso da una pistola impugnata, questa la tesi degli investigatori dei carabinieri, dall’avvocato conosciuto da tutti. Sul perché si sia arrivati a tanto, dovranno ipotizzarlo e magari scoprirlo gli inquirenti. Dovrà stabilirlo un giudice. C’è da crederci. Dentro lo studio, nelle case dei protagonisti, c’era chi piangeva lacrime vere di vero dolore. In strada, però, ieri pomeriggio, sulla popolosa via Latiano di Oria, avevano tutti una versione. E, in cuor loro, una personalissima verità.

AVVOCATI E DIRITTI UMANI IN CINA

In mancanza di un sistema di giustizia indipendente, i più di 300.000 avvocati in Cina sono soggetti ad un controllo costante delle autorità riguardo il loro lavoro. Gli avvocati dei diritti umani che insistono nell’occuparsi di casi che abbiano implicazioni nei diritti umani, nella giustizia procedurale e che rifiutano di soccombere all’intervento del governo della gestione dei casi, sono più vulnerabili a violenze e soprusi. Sono soggetti al controllo delle autorità tramite mezzi legali e non.
Per iniziare, la legge cinese sull’avvocatura (2012) stabilisce che studi legali ed associazioni di avvocati debbano sottostare alla supervisione ed alla guida del ramo esecutivo del potere giudiziario. Le riformate Misure Amministrative per studi legali (2016), un elenco di regole stabilito dal Ministero della Giustizia, stabilisce che gli studi legali debbano “supportare la leadership del partito comunista cinese e lo stato di diritto socialista ” come requisito fondamentale per le loro attività. Le nuove regole stabiliscono altresì che una divisione del partito debba essere presente nello studio legale.

Il codice di procedura penale cinese and il codice penale cinese sono stati altresì riformati nel 2015 e 2012 al fine di includere articoli facilmente manipolabili, artt. 37 e 73 del CPP e 309 del CP, al fine di limitare la capacità degli avvocati di realizzare i propri doveri professionali.
Al di là degli ostacoli legislativi, gli avvocati in Cina sono vincolati da interventi diretti e misure amministrative da parte degli uffici giudiziari, associazioni di avvocati e la polizia, intralciati spesso senza solide basi giuridiche o come conseguenza dell’abuso di poteri esecutivi. Uno dei maggiori ostacoli è rappresentato dal sistema di ispezione annuale. Al fine di proseguire la loro attività professionale, gli avvocati devono sottoporre la loro licenza all’ufficio giudiziario, un ramo esecutivo del potere giudiziario, al fine di un’ispezione su base annuale. Verranno ispezionati in base ai casi trattati, specialmente con riferimento ai casi “sensibili politicamente”, che spesso hanno implicazioni relative ai diritti umani ed allo stato di diritto. All’esito dell’ispezione, all’avvocato può essere negato il timbro sulla licenza. Il timbro, che consiste in una misura amministrativa priva di basi giuridiche, determinerà se l’avvocato possa proseguire o meno il proprio lavoro negli anni successivi. Le autorità possono anche sospendere la licenza, sospendendo di conseguenza l’attività dell’avvocato, anche per anni. Nel lavoro quotidiano, gli avvocati incontrano altresì violenza da parte della polizia, e nelle corti. Vengono vietati incontri con i clienti, accesso alla documentazione, specialmente per i casi definiti “sensibili politicamente”. Tutto ciò può risultare nella detenzione e violenza a cui gli avvocati sono sottoposti, nel caso insistano sui diritti umani e sul giusto processo. Altre misure contro gli avvocati consistono nell’obbligo di cambiare frequentemente residenza, ed il divieto di viaggiare al di fuori del paese.

Luglio 2015: «709 crackdown»
L’arresto dell’avvocatessa Wang Yu e della sua famiglia, avvenuto il 9 luglio ha segnato l’inizio di una repressione senza precedenti da parte del governo nei confronti di avvocati per i diritti umani e altri attivisti. Nelle settimane successive, almeno 248 avvocati e attivisti sono stati interrogati o arrestati da agenti della sicurezza dello stato e molti dei loro uffici e abitazioni sono stati perquisiti. A fine anno, 25 persone erano ancora in custodia o risultavano scomparse e almeno 12 di loro, tra cui i noti avvocati per i diritti umani Zhou Shifeng, Sui Muqing, Li Heping e Wang Quanzhang, erano trattenuti in “sorveglianza residenziale in una località designata”, sospettati di coinvolgimento in crimini contro la sicurezza dello stato.

Principali violazioni rilevate nel Crackdown Violazioni extra-processuali
• La corte ha impedito ai familiari di essere presenti ai processi
• La polizia ha posto i familiari in detenzione domiciliare o li ha rimandati presso le loro città di origine
• I cittadini che intendevano presenziare ai processi sono stati ignorati o allontanati
• Annunci e comunicazioni relative ai processi non sono stati pubblicizzati fuori dalla corte, come invece richiesto dalla legge
• Solo alla stampa “pro-Cina” è stato permesso di partecipare ai processi
Violazioni processuali
• Gli “avvocati nominati” non hanno provveduto adeguatamente alla difesa e agli interessi degli avvocati
• Gli avvocati nominati dai difensori processati non sono stati autorizzati a partecipare al processo
• Sono state diffuse dichiarazioni false di “gratitudine”, “ammissione di colpevolezza”, “rinuncia all’impugnazione” da parte dei difensori processati
• Le condotte degli avvocati processati non costituivano il reato di “sovversione del potere dello stato”
• le condanne inflitte sono state eccessivamente severe

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