Buoni pasto, dal 9 settembre cambia tutto: diventano moneta per fare la spesa

Il Governo pare che abbia introdotto una modifica dell’utilizzo dei buoni pasto con un decreto varato dal Ministero dello Sviluppo economico che pare entrerà in vigore il prossimo 9 settembre. I buoni pasto sono un mezzo di pagamento utilizzato dalle aziende pubbliche e private alternative al servizio mensa, introdotto in Italia a partire dagli anni Settanta e viene utilizzato sia nel settore pubblico che in quello privato.

Ma in cosa consistono le novità? Ebbene, le principali novità del decreto varato dal Ministero dello Sviluppo economico, riguardano i giorni in cui possono essere utilizzati ed il numero di buoni pasto che può essere utilizzato cumulativamente. Innanzitutto, questi potranno essere concessi ai lavoratori, anche part-time e non soltanto a quelli a tempo pieno, e dunque ai lavoratori per i quali non è prevista alcuna pausa pranzo.

Si tratta, dunque, di una grande novità, visto che prima i buoni pasto venivano assegnati anche ai collaboratori dell’azienda che non sono però dei lavoratori subordinati.L’altra novità consiste nel fatto che a partire dai prossimi giorni, i buoni pasto diventeranno una sorta di moneta per poter fare la spesa al supermercato, ma anche nei mercatini, agriturismo, spacci aziendali e tanto altro ancora.

Ciò significa che il lavoratore potrà utilizzare il buono pasto per poter fare la spesa per sè e per la propria famiglia. Inoltre, a cominciare dal 9 settembre, i buoni pasto potranno essere cumulabili quotidianamente fino ad un massimo di otto. Dunque, secondo le novità se ne potranno utilizzare fino a otto contemporaneamente permettendo di pagare soltanto l’acquisto o il consumo di generi alimentari; il valore di ciascun buono pasto include l’Iva prevista per le somministrazioni al pubblico di alimenti e bevande, ma chi paga con questi strumenti non può ottenere in alcun modo resto in contanti.

Va anche sottolineato il fatto che i buoni pasto possono essere sia cartacei che elettronici e sono deducibili entro limiti precisi a seconda che si tratti di un tipo piuttosto che di un altro.Nello specifico, questi buoni pasto dovranno essere emessi in forma cartacea e dovranno indicare codice fiscale o la ragione sociale del datore e della società che le emette a norma di legge, il valore del buono pasto espresso in euro, il termine entro il quale i buoni vanno utilizzati, lo spazio per la firma del lavoratore e del timbro dell’esercizio dove vengono spesi. Rimane il divieto di cedere buoni pasto a terzi e dunque il ticket e rimarrà un mezzo di pagamento che non si può né regalare né vendere anche se sono tante le testimonianze di chi gli dà a parenti ed amici, essendo i controlli praticamente inesistenti. Riassumendo, possiamo dunque dire che i buoni pasto non sono cedibili e utilizzabili oltre il limite di 8 buoni, non possono essere convertiti in denaro, sono utilizzabili soltanto dal titolare e per l’intero valore. Ogni buono pasto va datato e firmato ovviamente quello cartaceo, mentre per quello elettronico l’obbligo di firma del titolare è assolto in via digitale.

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