Guardia uccisa, nel Ferrarese continua la caccia a Igor Vaclavic

Continua ad uccidere Igor Il russo ovvero Igor Vaclavic, l’uomo braccato da giorni dalle forze dell’ordine per l’omicidio del barista di Budrio, Davide Fabbri. Secondo quanto emerso una guardia provinciale sarebbe stata uccisa mentre un’altra ferita gravemente, è questo quanto accaduto sulla strada provinciale Mondo Nuova a circa 8 km da Portomaggiore, ed i 2 uomini pare siano stati uccisi proprio da Igor Vaclavic, il quale si è di nuovo dato alla fuga a piedi e così dopo un’altra notte di ricerca prosegue ancora la caccia all’uomo. Il killer sarebbe armato di una pistola calibro 9 x 21 con la quale ha ucciso la guardia volontaria Valerio Verri di 62 anni, ma pare che l’uomo abbia forse anche un’altra pistola sottratta al poliziotto provinciale di 53 anni Marco Ravaglia, il quale è rimasto ferito nello scontro a fuoco. Il ricercato è Igor Vaclavic, 40 anni, sospettato anche dell’omicidio di Davide Fabbri, il barista ammazzato il primo aprile scorso, con un colpo di pistola durante un tentativo di rapina nel locale che gestiva a Riccardina di Budrio, nel Bolognese.

L’omicida ha sparato cinque colpi, tre per ferire Ravaglia, mentre due hanno ucciso Valerio Verri. Come ti abbiamo anticipato i carabinieri supportati dal reparti speciali sembra abbiano scandagli a lato per tutta la notte l’aria di oasi di Marmorta di Molinella al confine con il ferrarese ma purtroppo alle ricerche complicate per la presenza di zone paludose e specchi d’acqua e casolari sarebbero andate a a vuoto.Si pensa che l’uomo possa avere una sorta di covo nella palude all’interno delle oasi naturalistica di Marmorta e Campotto dove potrebbe essere rimasto nascosto per alcuni giorni e dove forse stava facendo ritorno nella serata di sabato quando è stato intercettato dai carabinieri.

Il comando generale dei carabinieri ha disposto nell’ immediatezza dei fatti l’impiego simultaneo del primo reggimento dei paracadutisti Tuscania, dello squadrone eliportato da Vibo Valentia, e di 24 unità del gruppo intervento speciale per agire dall’aria e da terra con tiratori scelti per eventuali situazioni risolutive. Nelle ricerche sono stati anche impegnati i cani molecolari per fiutare le tracce del ricercato, e nello specifico sono stati utilizzati per annotare, il fiorino abbandonato nella serata di sabato nella speranza di poter individuare una scia nelle campagne dove l’uomo si è dato alla fuga.

Purtroppo si tratterebbe di un vero e proprio killer, di un uomo feroce e spietato disperato un vero e proprio animale ferito e braccato pronto a fare di tutto, è questa la descrizione data dagli investigatori. Si tratterebbe di un ex militare di 40 anni un soldato della prima linea il quale è stato proprio addestrato per ammazzare è già due volte espulso dall’Italia e ricercato dal 2015 per 3 rapina nel ferrarese.

Le sirene dei carabinieri, le pale dell’elicottero e i reparti speciali che spaccano il silenzio della palude. Venti chilometri di boscaglia e fossi e campi, fra Marmorta di Molinella che fa a capo a Bologna anche se sta ridosso del Ferrarese: la belva in fuga si nasconde qui. In questo raggio di pianura impervia lungo il ramo deltizio del Po morto, un territorio che Igor Vaclavic conosce bene. Perché è la sua casa dal 2015, cioè da quando fa (come ha sempre fatto) il bandito latitante e impunito.

E Ira Marmorta e la stazione dei carabinieri di Moli- nella, diventata il quartier generale delle forze dell’ordine, escono macchine e mezzi a tutte le ore. È così dalle sette di sabato sera, quando lui è tornato a fare fuoco. A uccidere, ferire e a scappare più incattivito di prima. “Igor il russo” si fa chiamare, nonostante non sia certo se arrivi dalla Russia, dalla ex Jugoslavia oppure dall’inferno. Adesso è una lotta contro il tempo e contro questo animale braccato, ferito e armato di un fucile e due pistole.

Feroce, spietato, disperato e pronto a tutto pur di non farsi prendere. Così viene descritto dai carabinieri questo ex militare di 40 anni, addestrato a combattere in prima linea e con due ordini di espulsione dall’Italia. Uno che, come dice il suo avvocato Stefania Smanio: «Non ha bisogno di armi, perché è lui stesso un’arma».E intanto il cuore della gente, che vive nelle campagne o nei tanti casali disseminati da queste parti, ritma a tremila. Pompato dal terrore di trovarselo davanti. Com’è successo sabato sera a otto chilometri da Portomaggiore alla guardia provinciale Valerio Verri, 62 anni, e al forestale suo amico Marco Ravaglia, 53.

Il primo ammazzato con un colpo a bruciapelo e derubato della pistola. Il secondo ferito e in coma farmacologico al Bufalini di Cesena. Perlustravano le campagne in cerca di bracconieri, ma si sono casualmente imbattuti nell’assassino alla guida di un Fiorino bianco. Sul furgoncino, poi abbandonato a un posto di blocco prima che riuscisse a far perdere le tracce, c’erano la bicicletta e la giubba cerata da cacciatore come quelle descritte dai tanti testimoni che lo avevano notato aggirarsi nelle campagne del Ferrarese con la doppietta a tracolla.

Igor il russo (o il serbo) è super-ricercato (da nove giorni) anche per l’omicidio barbaro del barista Davide Fabbri, freddato con un colpo al cuore nel retrobottega del suo bar di Budrio. Aveva 53 anni e ha osato ribellarsi al tentativo di rapina messo a segno dal criminale. «È chiaro che i provvedimenti sono stati adottati» dice il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato, facendo capire che il fascicolo e il mandato di cattura non sono più contro ignoti.

«Siamo in una prospettiva in cui abbiamo superato la fase dell’ignoto per arrivare a quella del noto. Ossia in presenza di una persona precisa e per cui procediamo per questi fatti. Il problema ora – ammette il magistrato – non è l’adozione di provvedimenti d’arresto, il problema è semmai eseguirli». Tradotto: bisogna catturato e ci stiamo provando.

E poi un appello rivolto a tutti: «È molto pericoloso. Feroce e arrabbiato. È un momento delicato. Bisogna avere prudenza nel muoversi e fare attenzione alle persone che si incontrano» rimarca Amato uscendo dalla caserma di Molinella. «Consigliamo a tutti, in caso di incontri, di segnalare tempestivamente alle forze di polizia. Senza intervenire direttamente. Nel modo più assoluto».

Negli uffici del comando di Molinella si decide la strategia, si studiano le mappe della zona, si censiscono i casolari. Intanto, fuori, almeno 800 uomini suddivisi in turni da 150 e supportati dal reparto speciale  del Gis dei carabinieri setacciano palmo palmo le aree in cui potrebbe nascondersi l’assassino. Unlavoro infinito, senza sosta. In azione simultanea ci sono anche il primo reggimento dei paracadutisti Tuscania, lo squadrone eliportato da Vibo Valentia e 24 unità del gruppo intervento speciale per agire dall’aria e da terra con tiratori scelti. Sguinzagliati i cani molecolari. Per tutta la notte, utilizzato uno speciale elicottero con i visori e la telecamera termica capace di rilevare il calore emanato da un corpo anche quando è sotto terra. Si sospetta che Vaclavic possa nascondersi in qualche covo nella palude all’interno dell’oasi naturalistica di Marmorta, fra Molinella e Campotto. Deciso a non farsi prendere. E per questo pronto a uccidere.

Un uomo senza pietà negli occhi. Igor Vaclavic, 41 anni, viene descritto così dalla moglie di Davide Fabbri, il barista ucciso l’1 aprile in una rapina a Riccardina di Budrio. L’uomo, braccato perché sospettato di essere l’assassino che ha ucciso il barista e sabato sera una guardia ecologica volontaria nel Ferrarese, arriva in Italia attorno al 2005. Viene soprannominato Igor il russo perché lui stesso dice di provenire da lì e di essere un ex militare. In realtà in base alle verifiche degli inquirenti Vaclavic, che ha diversi alias, potrebbe essere originario di un paese della ex Jugoslavia e non sarebbe un ex militare.

Ma sicuramente nel suo comportamento mostra freddezza e determinazione e le movenze da uomo addestrato all’uso delle armi e alla gestione di situazioni difficili: una specie di Rambo. Si dice che nell’ottobre 2010, per sfuggire ai carabinieri, si gettò in un canale rimanendo sott’acqua e respirando con una canna. Alla fine lo presero.

Di fatto nel 2007 viene arrestato per aver rapinato agricoltori, minacciati con arco e frecce, tra Ferrara e Rovigo. Cinque colpi messi a segno abbigliato da guerriero ninja: faretra sulle spalle, coltello legato ad una gamba, una bandana nera in testa. A fermarlo i carabinieri di Rovigo che lo arrestano nel maggio 2007. In carcere, dove si dice che gli venga affibbiato il soprannome di Lupo Solitario, ci resta 3 anni.

Quando esce gli viene data una prima espulsione dall’Italia firmata dal questore di Rovigo (ne seguirà un’altra), che però resta sulla carta. In realtà una volta fuori riprende la serie di rapine, nella zona di Argenta (Ferrara): sei i colpi contestati. Non si veste più da ninja ma le rapine le compie comunque con un armamentario da paura: casco in testa ed ascia in mano. Viene arrestato di nuovo e condannato a 5 anni e 4 mesi. Per buona condotta esce dal carcere nel maggio 2015.

Con alcuni ex compagni di carcere riprende i panni del rapinatore: è la banda che rapì e uccise nel settembre 2015 il pensionato Pier Luigi Tartari, ad Aguscello, fatto di sangue a cui Igor non partecipò e per cui sono già state pronunciati due ergastoli.
Dal 2015 di Igor si perdono le tracce sino a quando tra il 29 e il 30 marzo una guardia della Securpol viene rapinata da un uomo armato di fucile da caccia e della sua Smith&Wesson. E la sera dell’1 aprile, a Riccardina di Budrio fucile e pistola ricompaiono nell’omicidio di Davide Fabbri. Si arriva a sabato sera quando uccide la guardia volontaria Valerio Verri e ferisce la guardia provinciale Marco Ravaglia.

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