Vespe alieni Orientali: attenzione alle allergie e alle nostre specie autoctone

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Per molti di noi la puntura di un Api o di un calabrone a parte dolore immediato causa un po’ di gonfiore tutto svanisce. Per una parte di soggetti invece, quest’evento può essere anche molto grave si può arrivare a reazioni sistemiche fino allo shock anafilattico.

Si stima ma è un dato molto probabilmente sottostimato che ci siano degli italiani che vanno incontro a decesso proprio per questi eventi. Adesso vediamo cosa fare in questi casi e in generale se ci sono strategie preventive. Bisogna cominciare a preoccuparsi quando la persona punta da insetto presenta una reazione locale estesa, ossia gonfiore oltre 10 cm partendo dal centro della puntura. Bisogna cominciare seriamente a preoccuparsi quando la persona comincia a presentare orticaria, angioedema, affaticamento respirare e lo shock anafilattico.

Api Aliene Giapponesi uccidono Calabroni cuocendoli a 46 gradi

Le api giapponesi condannano a morte i calabroni, rapide, letali: quando vengono attaccate da un calabrone gigante le api autoctone giapponesi rispondono uccidendolo con una tecnica davvero particolare.

Il calabrone esploratore una volta scovato il covo delle api circa di marcarlo con un fermone in modo che in seguito i suoi compagni lo individuano, reali attraverso delle vibrazioni del corpo comunico con le altre api per mettere in atto la loro strategia difensiva e all’unisono sciamano il calabrone avvolgendolo in una palla di api, muovendosi con i loro corpi innalzano la temperatura del malcapitato calabrone che non potrà tornare il suo alveare con le informazioni necessarie di sferrare l’attacco.

Con delle riprese termografica si può notare che la temperatura sale fino a 46° centigradi, ossia il punto di morte per il calabrone ma non per le api che arriva la temperatura di ben 48°, il malcapitato cuoce lentamente.

Alcuni ricercatori hanno studiato come api sono in grado di raggiungere la temperatura di 46° e mantenerla costante, sono arrivati al punto che tutto frutto di un’attività cerebrale molto intensa e determinata. Gli stessi ricercatori stanno studiando perché questo comportamento si è voluto soltanto nelle api giapponesi e non in quelle europee le quali non dimostrano questo bizzarro comportamento.

Inoltre durante la bella stagione circa 5 milioni di italiani vengono punti dagli imenotteri, 400mila individui sono allergici e in un caso su dieci si arriva allo shock anafilattico.

Tra l’altro, tali tipi di insetti alieni potrebbero arrecare molti problemi ai cittadini che soffrono di allergie alle punture di insetti. Così, nel nostro Paese si sta ad esempio registrando l’arrivo di ‘vespe migranti’, originarie della Cina o Paesi mediorientali ma che ora trovano anche in Italia l’ambiente giusto per proliferare. Sono gli insetti “migranti”, provenienti da Cina e Medio Oriente, oggi sempre più frequenti in Italia a causa dei cambiamenti climatici.

Gli imenotteri “stranieri”, avvertono gli allergologi, accrescono i rischi, perché con l’incremento delle popolazioni di insetti non soltanto aumenta la probabilità di essere punti, ma soprattutto cresce il pericolo di sensibilizzazione a nuove specie velenifere che potrebbero anche dare reazioni crociate con le autoctone. Per quanto riguarda le vespe aliene non c’è ancora una soluzione riconosciuta a livello medico ma si può agire per contenere le conseguenze delle punture degli insetti già noti.

Ogni anno 50 persone muionono a causa della reazione a seguito di una puntura di insetto, ma questa cifra potrebbe aumentare proprio a causa della presenza di questi insetti.

Secondo gli esperti, gli imenotteri provenienti dall’Asia rischiano di peggiorare di molto questa situazione. Le nuove specie di insetti, infatti, possono provocare reazioni allergiche che in alcuni casi possono risultare gravi. Fortunatamente però esiste un modo per prevenire l’insorgere di nuove allergie e le conseguenze possibilmente letali a esse correlate, e si tratta di un semplice vaccino. “La diffusione dei ‘nuovi’ pollini è legata all’ampliamento degli scambi commerciali, all’introduzione di specie esotiche impiegate a scopo ornamentale, alle modificazioni nella gestione del territorio agricolo-forestale ed anche al cambiamento climatico”. Per questo motivo, sottolineano gli esperti, è importante rivolgersi all’allergologo per valutare la possibilità di seguire una terapia desensibilizzante.

CHI È, DA DOVE VIENE E DOVE SI TROVA ATTUALMENTE

La Vespa velutina è una delle tante specie di insetti alieni che stanno invadendo il nostro territorio creando enormi problemi economici, ambientali e spesso sanitari. È un calabrone originario del Sud-Est asiatico arrivato in Europa, più precisamente nella zona sud-occidentale del territorio francese, nel 2004. Negli anni successivi si è diffuso rapidamente su gran parte della Francia, per poi passare negli stati confinanti; la sua presenza è stata segnalata in Belgio, in Spagna, Portogallo e in Italia. Nel nostro paese è penetrato, nel 2012, dal confine fran- cese con la Liguria; ora è presente in tutto il Ponente ligure e nel sud del Piemonte. Il rischio di invasione da parte di questo insetto nelle regioni limitrofe ed, in ge- nerale, in tutta la penisola è evidente. Oltre alla capacità di espansione della specie stessa, l’uomo trasportandola inavvertitamente con carichi di merci ne può facilitare la diffusione. È stato stimato che la velocità di espansione di questa vespa si aggiri intorno a 100 Km all’anno.

CHE DANNI CAUSA

L’allarme per l’arrivo di questo calabrone alieno arriva principalmente dal mondo degli apicoltori poiché gran parte della dieta delle sue larve è a base di api. I calabroni pattugliano l’entrata degli alveari e catturano le api bottinatrici cariche di polline al rientro nell’alveare, le uccidono e lo portano al proprio nido come alimento per la prole. Inoltre, là dove questo predatore tiene sotto assedio gli alveari, le api bottinatrici smettono di uscire dall’arnia e la colonia di conseguenza si indebolisce. Inoltre, essendo l’ape uno dei principali insetti impollinatori, il danno non è circoscritto solo al settore dell’apicoltura ma, più in generale, questo calabrone predando le api, rappresenta una minaccia sia alla biodiversità vegetale, che alla produzione delle colture agricole la cui impollinazione si basa sull’azione delle api.

Da non sottovalutare il pericolo per la salute pubblica. È una specie aggressiva e può infliggere punture pericolose e spesso letali per l’uomo. Nell’ estate del 2013, in solo tre città della provincia cinese di Shanxi 42 persone sono morte e 1.675 sono state punte da questo calabrone.

COME LA POSSIAMO RICONOSCERE La Vespa velutina , conosciuta anche con il nome di calabrone dalle zampe gialle, è simile nell’aspetto al nostro calabrone (Vespa cabro) con la quale può essere confusa, ma le caratteristiche che permettono la discriminazione tra le due specie sono piuttosto evidenti una volta imparate.

Dimensione: Vespa velutina più piccola (circa 3cm) di Vespa cabro (circa 4 cm) Colore: Vespa velutina: diffusamente nera con un’ampia banda gialla/aranciato sulla parte terminale dell’addome e una stretta linea gialla sul primo segmento addominale (vicino al vitino di vespa). Zampe nere con la parte terminale gialla. Capo visto frontalmente appare giallo/arancio, dall’alto nero. Antenne dorsalmente nere.

Vespa crabro: l’addome appare diffusamente giallo con bande nere. Zampe interamente scure/marroni. Capo visto frontalmente appare giallo e dall’alto arancio. Antenne dorsalmente color arancio/marrone. Nido: Vespa velutina: Costruisce il nido in luoghi aperti, principalmente appendendolo sui rami degli alberi ma anche su manufatti umani, ad un altezza da terra che può superare i 10 m. I nidi sono di grandi dimensioni (mediamente 60×80 cm), presentano forma rotondeggiante/ piriforme e foro di ingresso laterale. Vespa crabro: Costruisce i nidi in ambienti chiusi (cavità di alberi, camini, all’interno di muri etc.) solo raramente all’aperto. Nidi di dimensioni inferiori a quelli costruiti da V. velutina (mediamente 30×60 cm), con forma rotondeggiante e apertura di ingresso ampia e posta in basso.

QUANDO E DOVE LA POSSIAMO VEDERE

Inverno Le regine di V. velutina trascorrono i mesi più freddi nascoste in posti riparati e asciutti (ad esempio nelle cataste di legna). In tale periodo, detto di svernamento o diapausa, l’attività delle vespe è rallentata e queste difficilmente volano. Fine inverno – Inizio primavera (Febbraio-MarzoMaggio) Come per le altre vespe delle nostre zone, le colonie di V. velutina hanno un ciclo stagionale: inizia in primavera quando le regine fecondate (dai maschi l’autunno precedente) escono dallo svernamento e ricercano un luogo dove fondare il proprio nido. Nelle giornate primaverili calde e soleggiate è quindi possibile vedere le regine in volo. Primavera (Marzo-Aprile) Una volta trovato un sito adatto alla nidificazione ciascuna regina, da sola, inizia la costruzione del nido, dove depone le prime uova che in breve tempo schiuderanno in larve che necessitano di nutrimento proteico per il loro sviluppo. È quindi possibile vedere le regine davanti agli alveari impegnate nella cattura di api che verranno usate come nutrimento per le larve. La posizione di questi nidi, detti primari, non è definitiva, in quanto questi possono successivamente essere rifondati in luoghi più alti e sicuri. I nidi primari sono spesso costruiti su manufatti umani e a bassa altezza, quindi, facilmente visibili anche da un osservatore non esperto.

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