Cambiamento climatico shock:ecco cosa succederà nel 2050

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Il cambiamento climatico avrà ripercussioni negative non soltanto sull’ambiente ma anche sulla salute dell’uomo. Uno studio  pubblicato sulla rivista “Science Advances” ha evidenziato che più la temperatura aumenterà e meno tempo dormiremo.

Secondo i ricercatori nel 2050 la temperatura aumenterà di 2 gradi centigradi e noi dormiremo mezz’ora in meno a settimana.

 “Il sonno è stato da tempo giudicato dalla scienza componente fondamentale per la salute umana – ha affermato Obradovich , autore della ricerca -. Dormire poco può rendere una persona più suscettibile alle malattie e intaccare il suo benessere psicologico e le funzioni cognitive. Ciò che il nostro studio dimostra è non soltanto che la temperatura dell’ambiente in cui si dorme può giocare un ruolo importante, ma che il cambiamento climatico può peggiorare la situazione aumentando i casi di insonnia”.

CLIMA O “TEMPO METEOROLOGICO” Spesso la parola “clima” viene impropriamente utilizzata per parlare di “tempo meteorologico”. Prima di affrontare i meccanismi e le problematiche relative alle mutazioni del clima, è opportuno chiarire la differenza tra questi due concetti: •Il tempo “meteorologico” è lo stato dell’atmosfera in un dato luogo e in un dato momento. Esso varia da luogo a luogo e nel corso dei giorni in relazione ai movimenti delle grandi masse d’aria e dei loro scambi con la superficie terrestre; • Il “clima” è la combinazione delle condizioni meteorologiche prevalenti in una regione, su lunghi periodi di tempo (25-30 anni).

Alla base dei complessi meccanismi che regolano il clima sulla terra, c’è un solo motore: l’energia del sole. Essa viene assorbita dal sistema terrestre in modo diverso a seconda della latitudine, della conformazione geografica dei continenti e degli oceani, dell’orografia, ecc. L’energia solare si trasforma in altre forme di energia che danno origine ai movimenti dell’atmosfera, dei mari, ecc. e in varie forme di energia bio-chimica che sono alla base della evoluzione della vita sulla terra. Dopo tutte queste trasformazioni l’energia solare, ormai “degradata”, ritorna nello spazio. Tra l’energia che entra sulla terra e l’energia che esce, si stabilisce un equilibrio complessivo rappresentato dal “clima”, a sua volta composto da equilibri regionali e locali. Pertanto, mentre nella pratica il clima è definito dalle condizioni meteorologiche medie (temperatura, precipitazioni, vento, umidità) in un arco di tempo di almeno trent’anni, nell’attività di ricerca scientifica è definito come lo stato di equilibrio energetico tra flusso di energia solare entrante sul nostro pianeta e flusso di energia uscente dal nostro pianeta.

I principali tipi di clima: varietà e caratteristiche principali Climi umidi tropicali (almeno 6 mesi di precipitazioni e temperatura del mese più freddo superiore ai 15°C) • clima equatoriale o della foresta pluviale; • clima della savana. Climi aridi (più di 6 mesi con scarse precipitazioni) • clima arido caldo o desertico; • clima steppico o arido con inverno freddo. Climi mesotermici (temperatura del mese più freddo compresa tra 2°C e 15°C) • clima umido temperato caldo con inverno secco o tropicale montano; • clima umido temperato con estate secca o mediterraneo; • clima temperato umido. Climi microtermici (temperatura del mese più freddo superiore o uguale a 2°C) • clima boreale freddo con inverno secco; • clima boreale freddo con inverno umido. Climi nivali (temperatura del mese più caldo sempre inferiore a 10°C) • clima nivale o delle tundre; • clima del gelo perenne.

• L’atmosfera: l’atmosfera trasferisce calore dall’equatore ai poli. Questo trasporto di energia non avviene in maniera semplice; infatti la circolazione che riceve una maggiore quantità di energia solare, generale delle masse d’aria che dall’equatore si dirigono verso i poli -il sistema dei venti- è complicata dalla rotazione della Terra che ne devia il percorso. La circolazione generale delle masse d’aria risulta quindi composta dalla combinazione di tre circolazioni minori: 1) la circolazione tropicale, detta cella di Hadley, che effettua lo scambio di calore tra l’equatore e i tropici; 2) la circolazione delle latitudini medi,e che grazie al suo andamento ondulato effettua lo scambio di calore tra i tropici e le latitudini medie (60°); 3) la circolazione polare, che effettua lo scambio tra le latitudini medie ed i poli. Oltre ai movimenti delle masse d’aria al suo interno, anche la composizione dell’atmosfera influenza il clima: la concentrazione di determinate sostanze, come i “gas serra”, infatti, ne modifica la capacità di trattenere il calore.

• Gli oceani: anche gli oceani trasportano calore dall’equatore ai poli, aiutando così a equilibrare la disparità termica tra le due regioni. Ciò avviene grazie alla corrente calda che si forma nelle regioni equatoriali e sale fino all’Islanda, dove incontra i venti gelidi provenienti dal Canada. Qui l’acqua del mare si raffredda, cedendo calore all’aria e mitigando quindi l’effetto che tali venti avrebbero sul Nord Europa. Evaporando l’acqua diventa più densa e tende a scendere generando una corrente profonda: in pratica si tratta di un grande nastro trasportatore di acqua fredda e salata che nasce nei mari del nord e visita tutti gli oceani in un viaggio che dura all’incirca 1.000 anni. La portata di tale corrente è equivalente a 100 volte la portata del Rio delle Amazzoni.

• La geosfera: l’evoluzione del clima sulla terra è strettamente legata, sul lungo periodo, alla storia dei continenti; infatti i climi dipendono strettamente dalla posizione delle terre emerse. Possiamo dire che, ad ogni stadio della deriva dei continenti, corrisponde un clima particolare. Ma il clima è anche influenzato, sul breve periodo, dall’attività vulcanica; forti eruzioni immettono nell’atmosfera quantità considerevoli di polveri e di gas (aerosol) che hanno l’effetto di riflettere l’energia solare e quindi provocano un raffreddamento della superficie terrestre. Ad esempio, quando ai poli non c’erano delle terre emerse, il clima era globalmente più caldo poiché l’oceano poteva trasportare calore verso i poli in maniera più efficace. • La biosfera: boschi, foreste, organismi vegetali marini, il fitoplancton, attraverso i processi di fotosintesi, sottraggono anidride carbonica (CO2) all’atmosfera e la trasformano in biomassa e quindi costituiscono, di fatto, la principale fonte di assorbimento e di riciclo della CO2 atmosferica. • L’energia solare: l’intensità dell’energia solare varia con una ciclicità di circa undici anni anche se tale variazione non sembra avere un’influenza notevole sul clima terrestre. • L’orbita terrestre: le variazioni dell’eccentricità dell’orbita terrestre, la precessione degli equinozi, la variazione dell’inclinazione dell’asse di rotazione della Terra, influenzano il clima terrestre. In generale si può dire che i periodi più freddi sono quelli nei quali l’obliquità dell’asse terrestre è minore, l’eccentricità maggiore e la precessione degli equinozi tale che la Terra è lontana dal Sole e con l’asse di rotazione inclinato in verso opposto al Sole durante l’inverno nell’emisfero Nord.

LE OSCILLAZIONI STORICHE DEL CLIMA L’età della Terra viene oggi stimata in circa 5 miliardi di anni, ed è ormai accertato che, sin dalle sue origini, il pianeta ha subito un alternarsi di periodi freddi, culminati in diversi episodi di glaciazione durati anche milioni di anni, e periodi di clima temperato o caldo, lunghi centinaia di milioni di anni. Continue oscillazioni sono sempre state la norma, come dimostrato dalle piccole glaciazioni, d’intensità minore e di breve durata, che avrebbero a loro volta interrotto i lunghissimi periodi caldi. Ovviamente le ricostruzioni dei climi del passato sono approssimative e basate su esami geologici e sullo studio di reperti paleontologici. Il clima ha modificato la superficie della Terra, ma soprattutto ha condizionato la vita degli organismi che la abitano. Ad ogni sua variazione piante, animali e uomini hanno dovuto trovare nuove forme di adattamento, spesso migrando in cerca di ambienti più ospitali. L’abilità dei primi esseri umani di adattarsi a condizioni climatiche anche estreme è stata una delle chiavi della sopravvivenza della specie. I dati disponibili permettono di dare informazioni più dettagliate sul clima dell’ultimo milione e mezzo di anni, quella che viene chiamata dai geologi l’Era Quaternaria. Questo periodo è caratterizzato da quattro glaciazioni maggiori e tre fasi interglaciali; durante questa Era i continenti presero la posizione attuale e apparve l’uomo moderno. L’ultima glaciazione ha permesso la diffusione dell’uomo su tutto il pianeta, facilitata dai corridoi di terre emerse sorti a causa dell’abbassamento del livello del mare. Finita l’era glaciale, circa 18-20 mila anni fa, il clima tornò, con diverse oscillazioni, ad essere più caldo e umido. Avvicinandosi ai giorni nostri, le informazioni a disposizione diventano sempre più precise; attorno al 6000 a.C. sulla regione del Sahara si rovesciarono grandi quantità di pioggia che andarono a formare i grandi fiumi i cui letti sono ancora oggi visibili. Poi, intorno al 3000 a.C., le precipitazioni diminuirono e il Sahara tornò ad essere una regione arida e inospitale. In epoca greco-romana, le oscillazioni tra caldo e freddo si fecero più frequenti e meno ampie. I primi secoli dell’era cristiana sembrano essere caratterizzati da un clima mite ma arido. Il medioevo appare come un periodo caldo ben definito e ciò è confermato dal fatto che in Inghilterra si produceva vino, 500 chilometri più a Nord rispetto a oggi. Terminato quello che viene chiamato l’optimum climatico medievale, attorno al 1200 il clima tende a raffreddarsi, inizia quella che viene chiamata dai climatologi la “Piccola età glaciale” che culmina nel 1816, passato alla storia come “l’anno senza estate”. A metà ottocento le temperature tornano ad aumentare, inaugurando un periodo caldo che dura ancora oggi.

L’effetto serra è il fenomeno naturale determinato dalla capacità dell’atmosfera di trattenere sotto forma di calore parte dell’energia che proviene dal Sole. Come aveva intuito Fourier, il fenomeno è dovuto alla presenza nell’atmosfera di alcuni gas, detti “gas serra”, che “intrappolano” la radiazione termica che viene emessa dalla superficie terrestre riscaldata dal Sole. Proprio come i vetri di una serra, infatti, l’atmosfera è “trasparente” alla radiazione solare che proviene dal Sole, mentre è parzialmente “opaca” a quella termica emessa dalla superficie terrestre. Grazie a questo fenomeno, la temperatura media della terra si mantiene intorno ai 15°C, contro i -19°C che si avrebbero in assenza dei “gas serra”. Effetto serra su base 100 Dalle radiazioni solari entranti solo il 45% viene assorbito dalla terra: infatti il 25% viene riflesso dall’atmosfera, il 5% dalle superfici riflettenti della Terra (ghiacciai, oceani), mentre il 25% viene assorbito dall’atmosfera che lo rimette sotto forma di radiazione infrarossa (calore). Anche la Terra emette energia come radiazione infrarossa, di questa il 4% viene irradiata direttamente nello spazio, il 100% viene invece assorbita dai gas serra e viene poi re-radiata dall’atmosfera terrestre (88%). Quest’ultimo valore rappresenta l’effetto serra. La superficie della Terra emette energia anche attraverso l’evaporazione 24% e le correnti termiche 5%; questa energia viene assorbita dall’atmosfera e poi rimessa sottoforma di radiazione infrarossa.

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