Conferenza anti-vaccini alla Camera, deputato Mdp nella bufera

Le teorie negazioniste, dalle scie chimiche fino alla decrescita felice, sono, infatti, una caratteristica del M5S. Intanto il professor Roberto Burioni, Immunologo e Ordinario di Virologia all’Università San Raffaele di Milano, è intervenuto nel corso del programma Genetica Oggi condotto da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus parlando del caso:

“Non c’è nessuna altra verità sui vaccini, non c’è un’altra verità sulla forza di gravità, non ci sono due verità sul fatto che il cianuro sia un veleno oppure no. Il titolo di questo incontro è fuorviante e gravissimo, soprattutto è gravissimo che avvenga nel parlamento italiano“. “La cosa più triste è che sia stato organizzato da un deputato di Mdp”. “Non riesco allora a capire come queste persone riescano a sedere nelle riunioni accanto all’onorevole Adriano Zaccagnini (membro come loro del neonato Articolo Uno, Movimento Democratico e Progressista)”, che ha organizzato la conferenza “con la partecipazione della solita compagnia di giro di antivaccinisti, che non nomino pernon dargli visibilità che non meritano”. “I vaccini sono un’importante traguardo della scienza, ma non si può prescindere da un utilizzo consapevole ed informato”. “Io sono per la libertà vaccinale e il vaccinarsi insicurezza”.

Sulla vicenda interviene anche il “Board del calendario vaccinale per la Vita”, composto dai rappresentanti delle principali associazioni di infettivologi e peidatri, che “esprime la più viva preoccupazione per l’evento, rilevando come, in ambito scientifico nazionale ed internazionale, la verità sui vaccini sia unica ed acclarata ed è quella espressa dalla comunità scientifica e dalla letteratura mondiale”.

Il capogruppo di MdP, Francesco Laforgia, ha rimarcato che l’iniziativa di Zaccagnini “e’ personale e non ha niente a che vedere con la posizione del gruppo”. Chiamata in causa, Boldrini risponde tramite il suo portavoce che, pur ribadendo la sua posizione assolutamente favorevole ai vaccini, chiarisce che “l’uso della sala per le conferenze stampa di Montecitorio viene concesso sulla base della semplice richiesta dei singoli parlamentari”. Non è la prima volta che questi relatori compaiono insieme e sostanzialmente hanno un copione abbastanza stabile.

“Si può essere d’accordo o meno dal punto di vista politico con Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Guglielmo Epifani o Vasco Errani – scrive Burioni su facebook – però sono sicuro che tutti voi li considerate persone dotate di un certo raziocinio”. Perché – era la tesi della nuova iniziativa parlamentare anti-vax che fa seguito a quella di qualche mese fa, poi rientrata, sulla proiezione del film Wired che tornava a denunciare il legame tra vaccini e autismo – sui vaccini Aifa e governo sarebbero carentiil nuovo Piano vaccini tace su molti aspetti.

Ciascuno ha la libertà di dire stupidaggini

Se alla Camera dei Deputati sono entrate pure le capre, non si capisce perché tutte queste polemiche per gli asini che vogliono cancellare i vaccini come fossero la peste. Costoro, capitanati dal parlamentare Zaccagnini, appena confluito nel gruppo di Bersani, hanno tenuto ieri una conferenza stampa proprio a Montecitorio. Nulla di strano, di cose del genere se ne svolgono a centinaia. E nessuna viene ricordata nei libri di storia. Sostanzialmente, frega nulla a nessuno. Zero. Ma lo scandalo è stato grande, le proteste vibranti.

Il virologo Burioni ha parlato di «insulto al Parlamento» e di «vergogna», mentre il ministro Lorenzin ha detto che «ancora una volta i paladini dell’anti- scienza tentano dei blitz nelle sedi istituzionali per cercare di dare visibilità a tesi basate sul nulla e su dicerie antiscientifiche contestate da tutta la comunità». Si sono lamentati tutti, da destra a sinistra, nel nome della sacralità della Camera, violata secondo loro da questi barbari che minacciano la salute pubblica. «Intollerabile», ha gridato la Pd Ascani, mentre Bonaccini presidente dell’Emilia Romagna ha dato dell’«irresponsabile» al povero Zaccagnini. Personalmente, sono a favore di ogni vaccino, penso che il deputato bersaniano e i suoi amici dicano delle boiate pazzesche, e nutro nei confronti della chimica e della scienza una fiducia assoluta.

A mia figlia faccio fare tutti i vaccini possibili, e se ce ne fossero di nuovi vanno bene anche quelli. E però, non si capisce perché un signore che ha idee diverse da quelle “ufficiali” non possa esprimere liberamente le sue opinioni su un tema come questo. Dov’è lo scandalo? C’è qualcuno che pensa davvero che Zaccagnini e altri medici con le stesse idee rappresentino un pericolo pubblico? Gli italiani non sono così imbecilli da andare dietro a un deputato che ripete cose che chiunque può leggere sul web, dove da anni si discute furiosamente sul collegamento (inesistente) tra autismo e vaccinazioni.

E noi diamo questa importanza a quattro chiacchiere dentro un palazzo romano? Poi dicono: la Camera è un luogo istituzionale, non può essere infangato da questi ciarlatani, da questi stregoni. Ma di cosa parlate? Se proprio vogliamo dirlo, non c’è luogo più sputtanato del Parlamento italiano. Ricordiamo solo che ha ospitato, in tanti anni di onorata militanza democratica, ladri matricolati, mafiosi o collaboratori della criminalità e corrotti vari. Si sono seduti sugli scranni, da onorevoli ben pagati, exterroristi poi pentiti, fiancheggiatori di gruppi armati, e semplici lecca culo dei potenti di turno. Nessuno dimentica poi che in tanti anni di vita in quelle aule se ne sono dette di tutti i colori, si sono viste risse, mortadelle, insulti, porcherie di ogni tipo, e anche indegni voltafaccia e intrallazzi.

Pannella, bontà sua, sosteneva che l’illegalità in Parlamento regnava sovrana. Abbiamo anche assistito in quegli emicicli a show di parlamentari il cui italiano era balbettante se non addirittura inesistente, e si è sopportata pure l’intitolazione di un’aula a Carlo Giuliani, un ragazzo ucciso da un carabiniere servitore dello Stato mentre scagliava un estintore su una camionetta delle forze dell’ordine.

Non basta. Nei giorni scorsi abbiamo seguito le imprese di un Presidente della Camera che si è appropriata delle istituzioni per iniziare una campagna animalista contro il consumo di carne (ha parlato di uccisione di altri esseri viventi), portando dentro un paio di agnelli e annunciando al mondo che sarebbe diventata vegetariana, però entro la fine della legislatura. L’elenco delle nefandezze sarebbe lungo, e questi cosa fanno, si scandalizzano per una piccolissima e ininfluente conferenza stampa antivaccini? Ma fateci il piacere. Lasciate libero Zaccagnini di dire quello che vuole, sono i suoi nemici che gli fanno pubblicità. Altrimenti non se lo filerebbe nessuno.

E ciascuno ha il dovere di dire che sono tali

Se esistesse un sicuro vaccino anti-cancro, chi di voi rifiuterebbe di farselo iniettare? Quanti malati oncologici oggi in che- mio e radioterapia, quanti dei loro familiari sani e quanti di voi non farebbero la fila per essere messi in lista per ottenerlo?

Oggi in medicina non esiste nessun farmaco, ripeto nessuno, che abbia la stessa efficacia, potenza, sicurezza, effetto terapeutico e preventivo paragonabile a quello dei vaccini. La vaccinazione di massa ha eradicato a livello globale le più terribili infezioni epidemiche, eliminando nel mondo malattie gravissime quali il vaiolo, la poliomielite e il tetano, che nei secoli hanno procurato milioni di morti.

Il principio sfruttato dai vaccini è quello della “memoria immunologica”, cioè la speciale capacità del nostro sistema immunitario di sviluppare gli anticorpi contro le sostanze estranee, ovvero contro gli agenti patogeni che attaccano il nostro organismo, in modo da riconoscerli immediatamente, da renderli inoffensivi, per distruggerli e quindi impedire che sviluppino la loro malattia nel nostro corpo.

La vaccinazione, una volta effettuata, simula il primo contatto con l’agente infettivo,stimolando quindi il sistema immunitario a sviluppare rapidamente gli anticorpi specifici, in modo che, quando il micro organi-smo viene effettivamente in nostro contatto per infettarci, può essere riconosciuto, neutralizzato, eliminato e distrutto, senza che abbia alcuna possibilità di causare la sua malattia.

Inoltre, a parte rari casi, quella memoria immunologica ci protegge e resta attiva per tutta la vita, per cui non sono previsti richiami oltre al ciclo di base, e noi di quella malattia specifica non ci ammaleremo mai. I vaccini quindi sono i farmaci più sicuri oggi esistenti per ottenere la protezione da molte gravi patologie, con vantaggio non solo personale, ma di tutta la comunità. Anzi, se la percentuale di popolazione vaccinata risulta elevata, si sviluppa quella che in medicina viene chiamata “immunità di gregge”, per cui in virus si esaurisce, non riuscendo più a circolare e ad infettare nemmeno quelle persone che non hanno potuto vaccinarsi.

Fa quindi sorridere a noi medici leggere di paladini dell’anti-scienza che, nella loro grassa ignoranza in materia, lanciano allarmi ingiustificati contro le vaccinazioni, diffondendo false paure sul web e teorie imbarazzanti. E a me fa particolarmente ridere l’iniziativa del deputato di Mdp Adriano Zaccagnini, che ieri, a titolo personale e senza avere la benché minima cognizione in materia, ha indetto una conferenza stampa dal titolo: “Libertà di scelta per vaccinarsi in sicurezza”, convocandola alla Camera dei deputati, luogo simbolo dove in passato proprio i vaccini sono stati resi obbligatori.

Il parlamentare in questione, che non è un medico, ha lamentato la scarsa vigilanza sulle reazioni avverse dei vaccini, ha contestato il metodo della vaccinazione in massa dei bambini a tre mesi di vita insinuando possibili danni fisici, ha criticato la “coercizione vaccinale” che secondo lui ostacolerebbe il diritto garantito alla scuola e all’istruzione. Nella biografia del Zaccagnini, eletto con il Movimento 5Stelle e poi passato al Gruppo Misto, si legge che le sue origini ceche (la madre è per l’appunto originaria di Brno) lo hanno portato negli anni ad approfondire la conoscenza della cultura e della lingua ceca, oltre ad occuparsi di agroecologia, in opposizione ai prodotti Ogm.

Ecco, il deputato Mdp farebbe bene a continuare questi studi agrari, forse più consoni a lui, anziché addentrarsi in un territorio scientifico che evidentemente non è di sua competenza, che visti gli strafalcioni che diffonde lo ridicolizza e lo denigra, nello stesso tempo danneggiando anche il gruppo che lo ha portato in parlamento, confermando, con la sua iniziativa, il dilettantismo disarmante dei molti grillini eletti tramite il web in questa disgraziata legislatura. Peccato che non esista ancora un vaccino contro il pregiudizio e l’ignoranza, così da poterlo somministrare, iniziando dall’aula di Montecitorio, per neutralizzare a vita chi utilizza e diffonde consapevolmente la personale non-cultura in demenziali conferenze stampa, soprattutto se esibita nelle sale delle nostre Istituzioni.

Il Piano d’azione Europeo per le vaccinazioni 2015-2020

Il Piano d‟azione Europeo per le vaccinazioni 2015-2020 (European Vaccine Action Plan 2015– 2020, EVAP) rappresenta la contestualizzazione del Piano Globale (Global Vaccine Action Plan 2011–2020, GVAP) nella Regione Europea dell‟OMS. Esso è stato approvato dalla 65° Assemblea Mondiale della Sanità con la Risoluzione WHA65.17, come struttura operativa per l‟implementazione della visione, espressa dalla “Decade dei Vaccini” (iniziativa dell‟OMS), di un mondo in cui ogni individuo, indipendentemente da dove sia nato, dove viva e chi sia, possa godere di una vita libera dalle malattie prevenibili da vaccinazione, grazie alla disponibilità dei vaccini, che deve essere garantita dalle Autorità Sanitarie, e da una politica coerente con gli obiettivi di Health 2020 e di altre strategie e politiche regionali fondamentali. L‟EVAP è stato sviluppato attraverso un processo consultivo che ha coinvolto gli Stati Membri e il Gruppo Tecnico Consultivo Europeo sulle Vaccinazioni (European Technical Advisory Group of Experts on Immunization, ETAGE) e mira a fornire agli Stati Membri una guida per la realizzazione dell‟obiettivo di una Regione libera dalle malattie prevenibili da vaccinazione. L‟EVAP si basa su 6 obiettivi (sostenere lo stato polio-free, eliminare morbillo e rosolia, controllare l‟infezione da HBV, soddisfare gli obiettivi di copertura vaccinale europei a tutti i livelli amministrativi e gestionali, prendere decisioni basate sulle evidenze in merito all‟introduzione di nuovi vaccini, realizzare la sostenibilità economica dei programmi nazionali di immunizzazione) e disegna un percorso per il loro raggiungimento che include, quali componenti tecniche e operative, obiettivi precisi e aree prioritarie d‟intervento, con relative azioni, supportate da un processo di valutazione e monitoraggio costante. Gli obiettivi dell‟EVAP sono:  obiettivo 1: Tutti i paesi riconoscono le vaccinazione come una priorità  obiettivo 2: Gli individui comprendono il valore dei servizi di immunizzazione e dei vaccini e richiedono attivamente le vaccinazioni  obiettivo 3: I benefici della vaccinazione sono equamente estesi a tutta la popolazione attraverso strategie mirate e innovative  obiettivo 4: Sistemi di immunizzazione forti sono parte integrante di sistemi sanitari efficienti  obiettivo 5: I programmi di immunizzazione hanno accesso sostenibile a una finanziamento stabile e a vaccini di elevata qualità industriale Nel mondo odierno, interconnesso e globalizzato, in cui l‟approccio prevalente ai problemi di tipo sanitario tende a essere quello della Salute Globale (Global Health), data la consapevolezza della vulnerabilità alle minacce di malattie che possono diffondersi più velocemente che in passato (per l‟incremento dei viaggi, del commercio, degli spostamenti di volumi elevati di persone e merci che si muovono da uno Stato all‟altro e da un Continente all‟altro), è impensabile che il presente Piano sia svincolato dall‟EVAP, in cui deve, invece, ritrovare le proprie radici, per poter dare una risposta, coerente ed efficace, alle priorità individuate a livello nazionale, contestualizzando le azioni e le strategie proposte a livello europeo. D‟altronde, nel Piano Europeo è richiesto che i singoli Stati Membri si impegnino per il raggiungimento di obiettivi nazionali allineati a quelli regionali e globali, suggerendo anche alcuni passi, atti a garantirne il successo: a. Rivedere, predisporre o aggiornare il piano nazionale delle vaccinazioni in linea con la guida strategica fornita dall‟EVAP e le priorità nazionali, con il coinvolgimento di tutti gli attori che contribuiranno successivamente all‟attuazione del piano stesso. b. Sviluppare o aggiornare le azioni, tenendo conto delle lezioni apprese, e concentrarsi sui problemi ancora irrisolti e gli ostacoli ancora presenti. c. Stimare il costo del piano nazionale di vaccinazione e individuare bisogni, anche finanziari, e fonti di risorse affidabili e stabili. d. Garantire che risorse adeguate siano allocate per la realizzazione degli obiettivi del piano. e. Attivare meccanismi di monitoraggio e valutazione coerenti e rilevanti, per controllare l’attuazione e l‟efficacia del piano stesso.

Il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018

Il Piano di Prevenzione Attiva 2004-20061 ha avviato una vera rivoluzione culturale nella concezione e nell‟approccio alla prevenzione, in quanto Stato e Regioni si sono impegnati per un‟azione concreta finalizzata alla “prevenzione attiva”, definita come “un insieme articolato di interventi, offerti attivamente alla popolazione generale o a gruppi a rischio nei confronti di malattie di rilevanza sociale, con un coinvolgimento integrato dei vari soggetti del Servizio Sanitario Nazionale impegnati nelle attività di prevenzione primaria e secondaria”. L‟approccio da adottare non doveva più essere quello coattivo, tipico degli interventi tradizionali di prevenzione, bensì proattivo, di promozione e adesione consapevole da parte del cittadino. La conseguenza principale di ciò è stato lo spostamento, almeno in linea di principio, delle responsabilità sulle strutture del Servizio Sanitario Nazionale, coerentemente con il grado di operatività, a partire dai Dipartimenti di Prevenzione, con un coinvolgimento anche di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, strutture ospedaliere e specialistiche e servizi socio-sanitari. Un ruolo fondamentale in questo processo di rinnovamento è stato assunto dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (CCM)2 che ha, tra i suoi compiti istituzionali, il coordinamento, con le Regioni, dei Piani di sorveglianza e di prevenzione attiva e la promozione dell‟aggiornamento e della formazione continua degli operatori, elementi essenziali per l‟attuazione dei programmi. Contemporaneamente, esso si fa promotore e attore di una cultura della prevenzione basata sulle evidenze, sostenendo interventi la cui efficacia è supportata da solide basi scientifiche. Molti dei progetti CCM in corso riguardano la sorveglianza, il controllo e la prevenzione delle malattie infettive prevenibili mediante vaccinazione. Allo scopo di rendere concreta questa nuova concezione della prevenzione attraverso azioni reali, che abbiano un impatto nazionale, è stato concepito il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP)3-8 , sviluppato sull’attuale assetto a tre livelli del sistema sanitario, per promuovere interventi e strategie innovative per la salute ed in cui i termini responsabilizzazione, collaborazione, interdisciplinarietà e intersettorialità siano le parole chiave per il successo. Infatti, se il Piano coinvolge tre livelli, centrale (per la definizione di principi e strategie), regionale (per le attività di programmazione) e locale (per la realizzazione degli interventi), esso individua azioni che vanno attuate su tutto il territorio, in maniera coordinata e con il contributo di diversi attori, dagli operatori tradizionalmente impegnati nelle attività di prevenzione, al mondo della clinica (strategia, questa, indispensabile a garantire un processo complessivo e continuo nel campo della cronicità, realizzabile attraverso la definizione di percorsi assistenziali), per arrivare ad altri attori, normalmente estranei al mondo della Sanità, il cui coinvolgimento è, però, essenziale per raggiungere obiettivi di salute concreti, in ambiti in cui l’impegno, pur grande, dei soli operatori della prevenzione si è dimostrato non sufficiente. È innegabile che queste iniziative siano state rese possibili anche dal nuovo clima di collaborazione tra Stato e Regioni creato dal Patto per la Salute, con il quale si sono superate conflittualità e diffidenze “storiche” e si è cercato di fornire una risposta univoca alla preoccupante e diseguale crisi delle finanze per la salute, attraverso una linea di governance partecipata e un impegno coerente e coordinato per la qualità del sistema, l‟appropriatezza delle prestazioni, il controllo dei costi. Il nuovo PNP 2014-2018, pur mantenendo la “buona pratica” della pianificazione, si caratterizza per l‟adozione di percorsi metodologicamente condivisi, affinché la qualità della programmazione sia alta, i prodotti e i risultati siano confrontabili, sia promossa la crescita della cultura e della competenza a tutti i livelli di responsabilità coinvolti nella predisposizione e nell‟attuazione dei Piani. Inoltre, il nuovo Piano, nel fissare pochi ma precisi obiettivi, condivisi e comuni al livello centrale e a quello periferico, adotta una visione moderna, centrata sui seguenti elementi:  “affermare il ruolo cruciale della promozione della salute e della prevenzione come fattori di sviluppo della società e di sostenibilità del welfare in particolare alla luce delle dinamiche demografiche che la caratterizzano  adottare un approccio di sanità pubblica che garantisca equità e contrasto alle diseguaglianze  esprimere la visione culturale nei valori, obiettivi e metodi della sanità pubblica (maturata anche attraverso le esperienze dei due precedenti PNP) di una “prevenzione, promozione e tutela della salute” che pone le popolazioni e gli individui al centro degli interventi con la finalità di conseguire il più elevato livello di salute raggiungibile  basare gli interventi di prevenzione, promozione e tutela della salute sulle migliori evidenze di efficacia, implementati in modo equo e che siano programmati per ridurre le diseguaglianze  accettare e gestire la sfida della costo-efficacia degli interventi, dell’innovazione, della governance  perseguire per i professionisti, la popolazione e gli individui, lo sviluppo di competenze per un uso appropriato e responsabile delle risorse disponibili”. La scelta degli obiettivi deriva dall‟analisi delle priorità nel panorama nazionale – ovvero: ridurre il carico di malattia; investire sul benessere dei giovani; rafforzare e confermare il patrimonio comune di pratiche preventive; rafforzare e mettere a sistema l‟attenzione per i gruppi fragili; considerare l‟individuo e le popolazioni in rapporto al proprio ambiente – (contestualizzazione), dall‟incorporazione degli obiettivi sottoscritti a livello internazionale e di quelli già previsti dai Piani nazionali di settore (coerenza) e dall‟individuazione degli ambiti di applicazione (efficacia ed efficienza).

Malattie prevenibili e vaccinazioni

Lo Stato ha il dovere di garantire la tutela della salute di tutti i cittadini, sia salvaguardando l‟individuo malato che necessita di cure sia tutelando l‟individuo sano. L‟Art. 32 della Costituzione sancisce infatti che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Alcune malattie infettive presentano la caratteristica di poter essere prevenute, e uno degli interventi più efficaci e sicuri in Sanità Pubblica, per la loro prevenzione primaria, è rappresentato dalla vaccinazione. L‟obiettivo dei programmi di prevenzione vaccinale è, infatti, quello di conferire uno stato di protezione a quei soggetti sani che, per alcune condizioni epidemiologiche, di salute, occupazionali o comportamentali, sono esposti al pericolo di contrarre determinate infezioni, nonché quello di ottenere la riduzione e, quando possibile, l‟eradicazione di alcune malattie infettive per le quali non esiste una terapia o che possano essere causa di gravi complicazioni. L‟introduzione delle vaccinazioni ha consentito nel tempo di ridurre la diffusione di alcune malattie gravi e mortali o addirittura di eliminarle, sebbene, paradossalmente, sia proprio il successo delle vaccinazioni a creare problemi nella loro accettazione, poiché la diminuzione di frequenza di queste malattie prevenibili ha portato a una diminuzione della percezione della loro gravità. Al fine di impostare la corretta strategia preventiva, selezionando un obiettivo di eliminazione su scala locale, piuttosto che di eradicazione a livello globale, non è però sufficiente avere a disposizione un vaccino sicuro ed efficace, ma è inoltre indispensabile conoscere il meccanismo di diffusione dell‟agente causale e le esistenti situazioni epidemiologiche, anche in termini di monitoraggio delle varianti circolanti sul territorio, per adottare procedure operative e specifiche strategie mirate a ridurre significativamente i soggetti suscettibili nella comunità considerata. Ciò costituisce quel “valore sociale” della pratica vaccinale, espresso dal fenomeno della protezione comunitaria ottenibile, per molti vaccini, a seguito del raggiungimento di un‟elevata copertura immunitaria nella popolazione bersaglio, che verrà trattato più dettagliatamente in seguito. Non va dimenticata la necessità di valutare il rischio infettivo nei viaggi all‟estero e la disponibilità di vaccini o profilassi per le malattie potenzialmente contraibili in tali situazioni (tra cui Colera, Encefalite giapponese, Meningo-encefalite da morso di zecca, Epatite A, Febbre gialla, Febbre tifoide, Rabbia). Gli strumenti a disposizione per valutare sia il grado di protezione della popolazione contro alcune malattie trasmissibili sia l‟efficacia dei relativi programmi di immunizzazione, sono rappresentati dalla misurazione periodica delle coperture vaccinali, dai dati di notifica delle malattie prevenibili con la vaccinazione stessa, nonché dall‟identificazione dei ceppi che hanno causato malattia. Tali strumenti si inseriscono in un quadro maggiormente ampio, in termini di Sanità Pubblica, di “offerta” delle vaccinazioni, le quali, come verrà discusso in seguito, devono essere sicure ed efficaci e rispondere ad un rapporto costo-efficacia favorevole che dipende, tra gli altri, dalla riduzione della morbosità di una data malattia e dal costo del corrispondente programma di prevenzione. A tal proposito, ai fini della valutazione delle potenzialità e dei limiti di un vaccino, nel contesto della situazione epidemiologica, clinica, economica e organizzativa del nostro Paese, di notevole rilevanza è lo strumento dell‟Health Technology Assessment, che si configura come un “ponte” tra il mondo scientifico e quello politico-decisionale, andando a valutare le caratteristiche di una patologia (incidenza, prevalenza, popolazione a rischio e vie di contagio), i fattori di costo diretto e indiretto che la malattia induce, nonché i possibili benefici che potrebbero derivare dalla strategia vaccinale. Sono attesi a breve nuovi vaccini che andranno ad incrementare ulteriormente l‟offerta rivolta alla popolazione per i quali sarà rilevante lo strumento dell’Health Technology Assessment.

Il valore etico e sociale delle vaccinazioni

In un periodo in cui la sostenibilità dei sistemi sanitari è un tema di particolare rilevanza, che si inserisce in un quadro di evoluzione del contesto epidemiologico, di transizione demografica e grandi trasformazioni sociali, la prevenzione rappresenta uno strumento fondamentale, ma purtroppo “vittima” delle scarse risorse economiche. L‟evidenza del ruolo sociale e del valore etico ed economico delle vaccinazioni risulta fondamentale per ripensare alla prevenzione come un sistema di “investimento” in salute. I vaccini si collocano, senza dubbio, tra gli interventi più efficaci, costo-efficaci9 e sicuri a disposizione della Sanità Pubblica per la prevenzione primaria delle malattie infettive. Infatti, grazie alla loro introduzione, lo scenario epidemiologico delle malattie infettive per le quali è disponibile la vaccinazione è radicalmente mutato in pochi decenni, portando alla drastica riduzione della letalità di tali patologie, in Italia e in molti Paesi del mondo, e determinando risultati eccezionali, come l‟eradicazione di vaiolo e, in alcuni Paesi, della poliomielite. Oggi appaiono lontane le drammatiche conseguenze di gravi malattie come la poliomielite e la difterite e sempre più si riescono a ridurre decessi e ricoveri ospedalieri per altre malattie prevenibili con la vaccinazione. Benché il miglioramento delle misure igienico-sanitarie sia stato di grande ausilio in tale processo, non si può prescindere dal ruolo che le vaccinazioni hanno avuto nel far scomparire patologie pericolose e spesso invalidanti e nel raggiungere la protezione comunitaria, che può essere intesa come bene pubblico di cui tutti hanno il diritto di beneficiare10 . Le vaccinazioni possono, quindi, essere definite come un “intervento collettivo”, riducendo il numero di individui suscettibili all‟infezione e la probabilità che la stessa possa esitare in malattia, attraverso il controllo della trasmissione. Il beneficio è, pertanto, diretto, derivante dalla vaccinazione stessa che immunizza totalmente o parzialmente la persona vaccinata, e indiretto, in virtù della creazione di una rete di sicurezza, a favore dei soggetti non vaccinati, che riduce il rischio di contagio11 . La straordinarietà dello strumento è data dal fatto che esso, a fronte di un modesto impiego di risorse, comporta tali rilevanti benefici in termini di immunità individuale e immunità collettiva (herd immunity). Una popolazione sana risulta essere uno dei principali fattori di crescita economica e sociale di un Paese, in quanto incrementa la produttività, grazie a una maggiore forza lavoro, retribuzioni più alte, maggiori consumo e risparmio. I costi di un programma vaccinale possono essere previsti, programmati e più contenuti rispetto al costo (imprevedibile) per la patologia che si vuole evitare, ai costi sanitari e non, legati all‟assistenza sanitaria e ai trattamenti farmacologici o all‟assistenza domiciliare di un soggetto malato (diretti), ai costi indiretti legati alla perdita di produttività per malattia e/o disabilità, ai costi umani in termini di sofferenza e dolore.

Le vaccinazioni, se relazionate all‟età ed alle possibili ricadute sulle attività sociali ed economiche, possono essere considerate un investimento a lungo (popolazione pediatrica), medio-lungo (popolazione adolescente), breve termine (popolazione adulta e anziana)12 . Le caratteristiche elencate conferiscono ai vaccini un grande valore dal punto di vista umano, etico e sociale. Essi, infatti, sono in grado di venire incontro al bisogno di salute della popolazione e il riconoscimento del loro valore deve essere condiviso tra tutti coloro che operano nel sistema, siano essi cittadini, decisori politici o professionisti sanitari. Questa condivisione è indispensabile per garantire la diffusione documentata di informazioni e conoscenze validate dall‟evidenza scientifica e fattuale, che supportino l‟indiscutibile validità dell‟intervento vaccinale e la sua accettabilità sociale. È, dunque, importante promuovere lo sviluppo di una vera e propria “cultura vaccinale”, atta a sviluppare nel cittadino una maggiore consapevolezza circa le potenzialità delle vaccinazioni e a contrastare, invece, il diffondersi di fuorvianti falsità e pericolosi pregiudizi. Al fine di aumentare e consolidare sempre più le coperture vaccinali, è necessario intraprendere azioni di educazione sanitaria, responsabilizzazione ed empowerment dei cittadini, già a partire dalla scuola. L‟empowerment dei cittadini non è basato solamente sulla capacità dei programmi di prevenzione di raggiungere i soggetti da coinvolgere, ma anche, e soprattutto, sulla formazione degli operatori sanitari. Questi ultimi devono essere fautori dell‟interesse individuale e collettivo delle vaccinazioni, instaurando relazioni attente alle esigenze e preoccupazioni dei singoli, basate sul dialogo “chiaro” e “comprensibile”13 , l‟importanza del quale è maggiormente evidente se solo si pensa alla relazione tra operatore sanitario e genitore nel complesso processo decisionale che è la vaccinazione dell‟infanzia. È importante segnalare come, recentemente (24 aprile 2015), il Comitato Nazionale di Bioetica (Presidenza del Consiglio dei Ministri) si sia espresso con una mozione sull‟importanza delle vaccinazioni. Il testo14 recita: È un dato allarmante che la diminuzione della copertura vaccinale ha determinato un sensibile aumento dei casi di morbillo in tutto il mondo. Nel 2014 in Italia sono stati segnalati ben 1.686 casi, ovvero il numero più alto in Europa. La stessa OMS ha esplicitamente richiamato il nostro Paese a prendere provvedimenti a riguardo. A oggi nelle nostre regioni si sono inoltre verificati diversi casi di meningite, alcuni mortali. Il CNB prende atto di questi dati e rimarca la propria viva preoccupazione per la tendenza sempre più diffusa in Italia a dilazionare o addirittura rifiutare la somministrazione delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate dalle Autorità Sanitarie e universalmente riconosciute come efficaci.

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