Maxi incidente all’uscita del casello autostradale della A11: morto Carabiniere Angelo Vivone e tre feriti

Incidente mortale all’uscita del casello autostradale dell’A11 di Pistoia. Due persone sono state trasportate al pronto soccorso dell’ospedale San Jacopo di Pistoia in codice giallo, mentre una terza persona avrebbe rifiutato il ricovero. Sul posto oltre ai sanitari inviati dal 118, sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia municipale, per i rilievi. L’incidente, con dinamiche ancora da accertare, ha visto coinvolte 4 auto. Al momento il traffico in entrambe le direzioni della superstrada risulta bloccato.

Tragico sinistro stradale all’uscita del casello autostradale della A11 a Pistoia. A perdere la vita un carabiniere di 39 anni Angelo Vivone, che prestava servizio alla stazione di Casalguidi (Pistoia), sposato con un figlio.

Due feriti sono stati trasportati all’ospedale San Jacopo di Pistoia, la terza ha rifiutato il ricovero. Dinamica ancora tutta da accertare. Come riporta Il Corriere Fiorentino, sul posto, inviate dal 118, sono intervenute l’automedica di Pistoia e due ambulanze. Il raccordo autostradale è rimasto a lungo chiuso al traffico per le operazioni di soccorso e per la successiva rimozione dei veicoli coinvolti.

Come comportarsi dopo un incidente stradale

Un incidente stradale può capitare a tutti. Numerose le cause, alcune riferibili ai conducenti, altre ai veicoli, altre all’ambiente, altre ad imprevedibili eventi di forza maggiore. Sta di fatto che con una frequenza statisticamente ben determinata (ma il fatto di essere divenuti un dato statistico non ci consola), ogni tanto un veicolo, destinato per natura di cose a non incontrarsi mai con ostacoli, invece ci va a sbattere contro. Questo è l’incidente stradale, fonte di danni ai veicoli, agli ostacoli, alle persone coinvolte, e quindi doloroso per le tasche dei conducenti e dell’assicurazione (quando va bene) o per il corpo delle persone (quando va male).

Gli “esperti” di fronte ad ogni incidente si affannano a dire che la colpa è della velocità. Affermazione facile da fare perché, dopo che il fatto è avvenuto, è facile dire che ad una velocità minore l’incidente non ci sarebbe stato (se il veicolo fosse stato fermo, sicuramente non sarebbe accaduto nulla!), ma pericolosa perché può lasciar intendere che se si rispettano i limiti di velocità si evitano incidenti. In realtà il concetto di velocità va inteso non in senso assoluto (il numero di vittime è del tutto indipendente dal limite generale di velocità nei singoli Stati), ma sempre in senso relativo.

La velocità deve essere sempre adeguata a tutte le circostanze di fatto: l’abilità del conducente, il tipo di autovettura, il suo stato di manutenzione, la natura della strada, le condizioni meteorologiche, la presenza di altri esseri, la densità del traffico, ecc. ecc.; al conducente si richiede quindi, prima di tutto, una grande esperienza, una grande sensibilità e una grande prudenza, uniche cose che gli consentono di evitare proprie condotte pericolose e, molto spesso, di prevedere anche gli errori altrui.

La riprova di quanto appena detto si ha nella grande concentrazione di incidenti nei periodi di esodo feriale, quando la velocità media è bassissima. La causa degli incidenti non è la velocità elevata, ma la presenza sulle strade di migliaia di persone che di solito guidano solo per brevi tratti in città, che percorrono pochi chilometri all’anno, e sono perciò del tutto impreparate ad affrontare autostrade e situazioni di grande traffico (detto in parole povere, sono degli imbranati). Chiarito così che per evitare gli incidenti non basta rispettare i limiti di velocità, ma occorrono doti psicofisiche, unite a grande esperienza e prudenza (chi non ha l’esperienza deve raddoppiare la prudenza!) e che, nonostante ogni nostro sforzo, ci si può trovare coinvolti in un incidente, vediamo come bisogna comportarsi per essere dei buoni cittadini e per limitare le conseguenze dannose.

Obbligo di fermarsi dopo un incidente La legge, art. 189 Cod. Stradale, impone al conducente l’obbligo di fermarsi dopo che è rimasto coinvolto, in qualsiasi modo in un incidente stradale in cui siano stati cagionati danni o lesioni ad altre persone diverse dai trasportati. Non parleremo qui delle pene, comunque pesanti, per chi non si ferma e che il codice gradua a seconda del tipo di danno cagionato, perché chi non si ferma è comunque un disonesto e il buon cittadino le cose le deve fare non per paura della legge, ma per dovere civico. Vediamo le varie ipotesi: Danni a cose – Danni alle sole cose (danni alla carrozzeria di un’altro veicolo, danni a muri, cancellate, aiuole, ad animali, ecc.). Prima di tutto si deve provvedere a spostare il proprio veicolo in modo da non intralciare la circolazione sulla carreggiata. Non è consentito di essere di ostacolo ad altri solo per attendere l’arrivo della polizia per eventuali accertamenti ed è una infrazione amministrativa il non farlo; se arriva la polizia, anch’essa, per prima cosa, deve eliminare gli intralci al traffico, salvo rilevi urgenti se vi è contestazione sulla responsabilità (al massimo una rapida foto). Ciò non toglie che, ai fini del risarcimento del danno, sia opportuno fare prima qualche rapido rilievo (alcune foto o segnare con il gesso la posizione delle ruote dei veicoli coinvolti, come spiegheremo meglio). Vi è l’obbligo di fornire agli altri soggetti coinvolti le proprie generalità e i dati dell’assicurazione. Non si è tenuti ad attendere l’arrivo della polizia o ad affrontare discussioni. Se si vede che controparte non tiene un comportamento civile, gli si dà un foglio con i propri dati e poi si può andare via. Però, se l’incidente è un po’ complicato, se è opportuno spiegarne la dinamica, è sempre meglio richiedere l’intervento della polizia e, se essa è disponibile, attenderla. E’ sempre opportuno chiamare la polizia se l’altro conducente non è assicurato o non vuole fornire i propri dati. Quando si danneggia un altro veicolo e il conducente non è presente (ad es. un veicolo parcheggiato), non vi è l’obbligo di attenderlo, ma solo di preoccuparsi sul come fornirgli le informazioni necessarie per il risarcimento del danno. È quindi comunque necessario fermarsi, rilevare il numero di targa e la società assicuratrice, rilevare il luogo in cui il fatto è avvenuto (nome della via e numero civico più prossimo, chilometro della via extraurbana), fotografare i danni. È opportuno lasciare sul parabrezza i propri dati. Il problema è che, se si vogliono prevenire accuse ingiustificate, sanzioni amministrative e sospensione della patente, bisogna anche poter provare di aver fatto tutto ciò. Si può telefonare alla polizia, dare le proprie generalità, comunicare che si provocato un danno ad un veicolo con targa xxx e pregare di prenderne nota, seguendo poi eventuali loro istruzioni; oppure si possono raccogliere i dati di testimoni che poi confermino la nostra “buona condotta”; oppure ci si può recare alla prima stazione dei Carabinieri che si incontra e lasciare a loro i dati sull’incidente. Attenzione: in altri paesi europei è obbligatorio fermarsi sul posto fino all’arrivo della polizia o, quantomeno, di testimoni.

Appuntato alla Stazione di Casalguidi, Angelo Vivone aveva 39 anni. Era volontario della Misericordia di Pieve a Nievole

Stava andando in caserma a prendere servizio. Indossare la divisa e poi tornare a Pistoia per fare servizio d’ordine allo stadio. La morte gli è piombata addosso sulla tangenziale, dalla carreggiata opposta. Forse non si è neppure accorto di quella Clio bianca impazzita, che, proiettata in aria dopo essere finita contro la parte iniziale del newjersey, si è schiantata sul tetto della sua auto. Uccidendolo sul colpo. Poco dopo le 13,30 di ieri.

Era un appuntato dei carabinieri Angelo Vivone, e aveva 39 anni. In servizio dal 2005 alla Stazione dell’Arma di Casalguidi, abitava a Pieve a Nievo- le, con la moglie e il figlio di nove anni. Una vita dedicata agli altri, la sua, anche quando era fuori servizio: era volontario di livello avanzato sulle ambulanze della Misercordia di Pieve a Nievole, nonché membro del consiglio dell’associazione .

Un incidente dalla dinamica assurda quello che ieri lo ha ucciso. Innescato – secondo una prima ricostruzione fatta dalla polizia municipale – da un attimo di distrazione della conducente di una Renault Clio bianca. Provenendo dalla rotonda della Vergine, la donna stava percorrendo la corsia più a destra della carreggiata nord quando, all’altezza del distributore Agip, senza rendersene conto, si è spostata su quella di sorpasso, ed è stata tamponata da una Peugeot nera. E ha preso il controllo nel tratto di poche decine di metri in cui a separare le due opposte carreggiate di marcia c’è solo una striscia continua disegnata sull’asfalto, dove, finita la banchina di cemento non è ancora iniziato il newjersej.

La Clio a quel punto è andata a finire contro l’estremità iniziale del newjersey, che ha fatto da trampolino, proiettandola in aria e mandandola a schiantarsi sul tetto della Renault Scenic di Angelo Vivone, proprio dal lato del conducente. Il 39enne appuntato dell’Arma è morto sul colpo e la sua auto, priva di controllo, è finita a sua volta nella carreggiata opposta, coinvolgendo, prima di ribaltarsi nel fosso che costeggia la tangenziale, altre due auto: un’altra Scenic, grigia, che, urtata si è fermata poco più avanti, e una Renault Captur azzurra, finita anch’essa nel fosso.

Uscita da sola dall’abitacolo, la conducente della Clio è stata trasportata all’ospedale in codice verde, così come il conducente della Captur, me ntre la conducente della Scenic Grigia ha rifiutato il ricovero. Oltre alle ambulanze della Misericordia di Candeglia e di quella di Pistoia, sul posto sono accorse anche le squadre dei vigili del fuoco, che hanno lavorato a lungo per liberare la salma di Angelo Vivone dall’abitacolo della sua auto.

Per consentire i rilievi (non facili a causa della dinamica rocambolesca) da parte dei vigili urbani e la rimozione dei veicoli coinvolti, la tangenziale è rimasta a lungo interrotta: la carreggiata sud fino dopo le 17, quella nord fino alle 18. Non appena la notizia del tragico incidente si è diffusa, sul posto sono arrivati anche tanti commilitoni dell’Arma, tra cui anche il comandante provinciale e i vertici degli altri reparti. Nativo di Eboli, in provincia di Salerno, Angelo Vivone si era arruolato nei carabinieri nel 2005, e, dopo un breve tirocinio alla la Stazione di Piombino, dal gennaio del 2006 prestava servizio alla Stazione di Casalguidi. Spesso era impegnato anche nei turni di vigilanza nell’aula collegiale del tribunale di Pistoia.
A Pieve a Nievole abitava con la moglie Stefania e con il figlio. E, come detto, lì prestava anche la sua opera di volontario nella locale sezione della Misericordia, di cui era anche consigliere. Incredulo e addolorato dalla notizia della sua morte il presidente dell’associazione, Bruno Maccioni, così come tutti gli altri volontari che avevano avuto modo di conoscerlo sia a bordo delle ambulanze, nelle emergenze, che nell’organizzazione delle altre attività nella sede di via Donatori del Sangue.

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