Caso Abu Omar, Mattarella firma grazia parziale per l’ex agente Cia Sabrina De Sousa: niente carcere

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Ha ottenuto la riduzione di anni uno della reclusione della pena detentiva ancora da espiare grazie all’interferenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Stiamo parlando di Sabrina De Sousa, la donna che ha lasciato l’agenzia d’intelligence nel 2009 per trasferirsi in Portogallo; Sabrina De Sousa, non finirà dunque in carcere, così come gli altri 22 agenti della Cia che parteciparono al sequestro ed al rapimento dell’ex Imam egiziano Abu Omar nel 2003. La donna ha ottenuto la grazie dal Capo dello Stato, richiesta di grazia al capo dello Stato, era stata depositata da tempo. “Sabrina De Sousa è libera, perché le è stata concessa la grazia con riduzione di pena e dunque non potrà essere tradotta in Italia”, reagisce soddisfatto il legale della donna, Dario Bolognesi.

La decisione del Presidente della Repubblica è stata presa sulla base dell’istruttoria e del parere favorevole del Ministero della Giustizia; sulla carta rimane una pena di tre anni di reclusione, termine che di per sè consente di richiedere le misure alternative al carcere, di fatto il procuratore generale di Milano, Antonio Lamanna subito dopo la firma della grazia da parte di Mattarella ha già revocato l’ordine di esecuzione della pena emesso nei confronti dell’ex agente della Cia il 24 settembre 2012 ed ha richiesto all’autorità di polizia l’immediata restituzioni di esecuzione della pena in quanto non più eseguibile.

In una nota del Quirinale si legge che la destinataria del provvedimento di clemenza è stata condannata, in concorso con altre persone, alla pena di sette anni di reclusione per il reato di sequestro di persona, avvenuto a Milano nel febbraio del 2003; la pena è stata ridotta a quattro anni per l’indulto di cui alla legge n.241 del 2006, già riconosciuto all’interessata nella misura di tre anni. ” La decisione tiene conto del parere favorevole formulato dal Ministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria. Nella valutazione della domanda di grazia, il Capo dello Stato ha considerato l’atteggiamento tenuto dalla condannata, la circostanza che gli Stati Uniti hanno interrotto la pratica delle extraordinary renditions, e l’esigenza di riequilibrare la pena a carico della predetta rispetto a quella degli altri condannati per il medesimo reato”, si legge ancora nella nota del Quirinale.

De Sousa, 60 anni e con doppio passaporto americano e portoghese, si è sempre dichiarata estranea al rapimento ed aveva provato dal Portogallo a raggiungere sua madre in India; lo scorso mese di giugno aveva anche presentato opposizione alla richiesta di estradizione in Italia, ma le autorità portoghesi avevano respinto la richiesta. “Abbiamo appreso che il presidente italiano Mattarella ha concesso una grazia parziale a Sabrina de Sousa. Accogliamo con favore la decisione del presidente Mattarella in questo caso“, ha detto Mark Toner, portavoce pro tempore del Dipartimento di Stato Usa, interpellato dall’agenzia Ansa.

E’ stata arrestata nel 2015 all’aeroporto di Lisbona, mentre cercava di imbarcarsi su un volo per l’India, dove ad aspettarla c’era la madre. Sabrina de Sousa, agente Cia, condannata in via definitiva per il sequestro dell’imam Abu Omar, avvenuto a Milano nel 2003, sarebbe dovuta rientrare in Italia questa mattina tra le 12 e le 13. Era attesa a Fiumicino. Sarebbe stata l’unica dei 23 agenti Usa condannati per il rapimento e mai tornati in Italia, a finire in carcere. E così, ieri, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dato la grazia anche a lei. Una grazia parziale, di un anno, concessa sulla base dell’istruttoria e del parere favorevole del ministero della Giustizia.

Sulla carta rimane a suo carico una pena di tre anni di reclusione, termine che di per sé consente di richiedere le misure alternative al carcere, come l’affidamento ai servizi sociali. Ma di fatto, considerando anche la sospensione condizionale, il procuratore generale di Milano, Antonio Lamanna, subito dopo la decisione di Mattarella, ha revocato l’ordine di esecuzione della pena e ne ha richiesto all’autorità di polizia l’immediata restituzione, «in quanto non più eseguibile». «De Sousa è libera perché le è stata concessa la grazia con riduzione di pena, e dunque non potrà essere trasferita in Italia», ha reagito soddisfatto il legale, Dario Bolognesi. A questo punto, anche se l’ex agente Cia rientrasse nel nostro Paese, di certo non si aprirebbero per lei le porte del carcere, perché il suo avvocato potrebbe presentare istanza al Tribunale di sorveglianza per farle ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Cosa che ha già annunciato che farà.

Si chiude così quello che rischiava di diventare un problema diplomatico di non poco conto con l’amministrazione Usa. Da giorni si rincorreva la notizia di un possibile rientro della donna in forza di un mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria italiana. E nelle ultime ore era arrivata la conferma dell’arrivo a Fiumicino. Ma contemporaneamente il Quirinale ha deciso di definire l’esame della domanda di grazia e ha impresso una svolta al caso. Diversamente De Sousa sarebbe stata la prima degli agenti Usa condannati per il rapimento a dovere scontare la pena in carcere. L’ex imam era stato bloccato a Milano il 17 settembre 2003 e trasportato con la forza prima ad Aviano, poi in Germania, quindi in Egitto, dove è stato anche torturato. L’operazione, alla quale collaborarono uomini del Sismi, fu giustificata come una “ex- traordinary rendition”, il sequestro di un sospetto terrorista al di fuori delle procedure legali ed è finita con il compromettere le indagini che i magistrati milanesi stavano conducendo sullo stesso filone. Sull’operato degli 007 italiani, e tra questi Nicolò Polla- ri e Marco Mancini, ha prevalso il segreto di stato, seppure dopo una lunga serie di conflitti finiti di fronte dalla Corte costituzionale.

Dei 22 agenti americani coinvolti e condannati nessuno ha scontato la pena, perché gli Usa non li hanno fatti tornare in Italia e tre di loro, Joseph Romano, Bob Lady, Medeiro Betnie sono stati graziati. De Sousa, che ha sempre respinto le accuse, dichiarando che il giorno del rapimento era in settimana bianca e sostenendo di non essere mai stata formalmente informata della sentenza della Cassazione, è stata condannata a sette anni, ridotti a quattro, perché tre sono coperti da indulto. Doppia cittadinanza, statunitense e portoghese, oggi 61enne, è rimasta in camera di sicurezza per poco, ed era stata rilasciata in attesa della pronuncia della Corte costituzionale portoghese a cui si era appellata, vedendo respinta l’istanza. È delle ultime settimane il via libera del Portogallo alla riconsegna all’Italia, a cui però si è aggiunto un busillis giuridico, perché Lisbona aveva considerato il mandato d’arresto una misura cautelare legata a un procedimento ancora in corso, anziché una misura definitiva. E ora, la grazia supera le varie pendenze e mette un punto finale a una vicenda che, con ricadute ed effetti collaterali, si trascina da anni.

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