Il caso Fiamma Negrini, ventenne neofascista eletta alle comunali

Sbarca in Parlamento, con interrogazioni parlamentari ed una lettera ufficiale della presidente della Camera Laura Boldrinial Viminale, il caso del piccolo Comune di Sermide e Felonica, 7.548 abitanti nel Mantovano, dove l’11 giugno si è presentata una lista chiamata “Fasci italiani del lavoro” che, candidando a sindaco la 20enne Fiamma Negrini, ha ottenuto il 10,41% dei consensi raggiungendo l’obiettivo di un seggio in consiglio comunale.

La polemica era stata sollevata già altre volte, il leader storico del partito, il sermidese di Caposotto Claudio Negrini, presenta la stessa lista con lo stesso logo da quindici anni, quattro mandati. La revoca dei funzionari riguarderà le prossime tornate elettorali. “In questo senso – continua Boldrini – ricordo che anche le “Istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature”, emanate nello scorso mese di maggio dal Ministero dell’Interno, stabiliscono che le commissioni elettorali circondariali ricusano ‘i contrassegni in cui siano contenute espressioni, immagini o raffigurazioniche facciano riferimento a ideologie autoritarie (per esempio le parole “fascismo”, “nazismo”, “nazionalsocialismo” e simili), come tali vietate dalla XII disposizione transitoria della Costituzione”.

A rappresentare i fasci sarà Fiamma Negrini, 20 anni, studentessa figlia di Claudio, fondatore del movimento e anima della lista.

Il comandante della stazione locale dei carabinieri denunciò l’episodio e da lì partì un procedimento giudiziario che fece finire Negrini e un altro esponente del suo partito nel registro degli indagati per il reato di apologia di fascismo. “Vogliamo che sia fatta chiarezza e se qualche funzionario dello Stato ha chiuso un occhio, contravvenendo alle leggi della Repubblica, siano presi provvedimenti urgenti”. A meno che i componenti delle altre liste non decidano di impugnare legalmente il provvedimento e poi vincano la causa. Il risultato, viene ancora precisato, non è messo in discussione. “Noi abbiamo sposato una protesta, quella dei residenti che non volevano la chiusura dell’argine alle macchine”.

La decisione di entrare nel comune però non ha riscosso ovunque un grande successo (al di fuori dei due paesini) in quanto ovviamente non a tutta la politica garba l’idea di un ritorno di una lista fascista dentro un comune italiano.

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