Caso ovuli, Antinori: “Rapporti con l’infermiera, ma costretto da lei”

0

Ha raccontato di aver «ceduto alle sue insistenze e di aver avuto un rapporto sessuale» con l’infermiera spagnola che poi l’ha denunciato per un presunto prelievo forzato di ovuli avvenuto alla clinica Matris il 5 aprile dell’anno scorso, Severino Antinori, il ginecologo imputato aMilano per la vicenda che lo ha anche portato agli arresti domiciliari con l’accusa di rapina. Interrogato davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale, il ginecologo, rispondendo alle domande del pm Leonardo Lesti, ha parlato del primo incontro con la 24enne di origini marocchine, conosciuta nel dicembre 2015, tramite una brasiliana, in un club di Siviglia frequentato anche da escort. «Aveva una forte attrazione per me. Mi prese per mano e mi portò nella mia camera di albergo. Voleva un rapporto sessuale. Io rifiutai, ma lei insisteva e mi sono sentito costretto». Il medico ha aggiunto di non aver più «avuto intenzione di vederla». Ma lei invece, il 9 marzo successivo, si è presentata a Milano. «Ha espresso la volontà di fare la donazione. Io l’ho invitata ad andare alla clinica e di seguire l’iter di sicurezza per la procedura», durante il quale, ha assicurato, sono stati effettuati gli esami e le visite necessari.

All’inizio dell’incontro lei voleva avere un rapporto sessuale con me. Io all’inizio rifiutai, ma lei insisteva e dopo un po’ di ore mi sono sentito costretto». È quanto racconta il ginecologo Severino Antinori, interrogato a Milano dal pm Leonardo Nesti. Il medico è accusato di aver preso forzosamente gli ovuli, il 5 aprile del 2016, ad una giovane infermiera spagnola di origini marocchine.

Durante l’interrogatorio Antinori ha raccontato di aver conosciuto l’infermiera in un night di Siviglia nel dicembre 2015. «Notai subito che aveva una forte attrazione per me. Mi prese per mano e mi portò nella mia camera di albergo». Una versione contrapposta a quella data dalla presunta vittima che invece ha dichiarato di aver rifiutato un rapporto con Antinori perché «era più vecchio di mio padre». Durante l’interrogatorio Antinori ha raccontato di un secondo episodio avvenuto a Milano nel marzo 2016.

«Una sera ero con la mia compagna di allora all’Hotel Marriot. La spagnola è entrata nella mia stanza e mi ha tirato giù i pantaloni. Io ero infuriato. Poi mi accorsi che mi erano spariti un Rolex e 700 euro. Mi chiedeva sempre denaro. Una volta mi supplicò
dicendo che sua madre stava morendo. Le diedi 2.000 euro». Poi ha raccontato di come l’infermiera avvesse «espresso la volontà di fare la donazione». E ha ribadito che prima di entrare in sala operatoria «era rilassata» e «tranquilla». Quanto alle lesioni ai polsi refertate al pronto soccorso della Mangiagalli, per l’accusa segni del prelievo forzato e avvenuto non senza violenza, «sono inesistenti e inventate» e se aveva qualche ecchimosi «se l’è provocata al risveglio dell’intervento per il prelievo perché si è dimenata nel lettino.

“Sono stato pressato, abbindolato, ingiustamente accusato”. Il professor Severino Antinori esce indignato dall’aula al terzo piano del palazzo di giustizia di Milano. Dove ha raccontato ai giudici che, dopo aver conosciuto Hanae M. in un club di Siviglia, venne praticamenete “costretto” dalla ventiquattrenne spagnola – che qualche mese più tardi lo avrebbe denunciato per un presunto prelievo forzoso di ovuli – ad avere un rapporto sessuale con lei.

E’ la giornata di Severino Antinori nel processo che lo vede imputato per violenza privata, sequestro di persona, lesioni personali aggravate, falso materiale e ideologico ed estorsione: stando alle accuse, avrebbe immobilizzato, sedato e prelevato otto gameti ad Hanae M., che nell’aprile 2015 era ricoverata alla struttura privata di Antinori, la clinica Matris di Milano, per una cisti ovarica. “Ho conosciuto la ragazza in un club di Siviglia nel dicembre 2015, dove mi venne presentata da un amica”, spiega Antinori rispondendo alle domande dei pm Maura Ripamonti e Leonardo Nessi. “Ho notato subito che aveva una forte attrazione per me. Mi prese per mano e mi portò nella mia camera di albergo. Lei voleva avere un rapporto. Io inizialmente rifiutai, ma lei insisteva. Così, dopo qualche ora, mi sono sentito costretto. Dopodiché l’ho mandata via dall’hotel pregandola di non richiamarmi. Per metterla sul taxi, ho dovuto chiedere aiuto alla security dell’albergo”.

Una versione antitetica rispetto a quella fornita il 9 marzo scorso in aula dalla presunta vittima: “Antinori mi abbracciò e mi chiese di fare sesso con lui, io gli risposi che era più vecchio di mio padre e che non volevo farlo”. Ma oggi il ginecologo ha ribadito di aver avuto un rapporto sessuale con la ragazza nell’hotel di Siviglia, citando un altro episodio analogo, questa volta avvenuto a Milano nel marzo 2015. “Una sera ero con la mia compagna di allora all’Hotel Marriot dove soggiornavo. La spagnola entrò nella mia stanza e mi ha tirato giù i pantaloni. Io ero infuriato. Poi mi accorsi che mi erano spariti un orologio Rolex e 700 euro. Lei era molto attratta dai Rolex. E aveva bisogno di soldi, mi chiedeva sempre denaro. Una volta mi supplicò, spiegandomi che sua madre stava morendo. Le diedi 2.000 euro”.

Ma davanti ai giudici dell’ottava sezione penale presieduti da Luisa Ponti, che poco meno di tre mesi fa l’hanno ascoltata in audizione protetta, la giovane infermiera ha raccontato una storia ben diversa. “Sono arrivata nel marzo 2016 in Italia da Malaga”, in Spagna, per “lavorare e anche per donare gli ovuli” e per questo “ho contattato telefonicamente Antinori”. In quell’occasione, dice, si sarebbe finta un’altra persona per poter parlare con lui. “Non sono mai stata a Siviglia – sottolinea – Al telefono ho finto di essere la mia amica Rabab, che Antinori aveva conosciuto in un locale notturno, con l’obiettivo di parlare con il ginecologo”. Hanae, inoltre, non ha riconosciuto come sue le firme presenti sui moduli del consenso informato all’operazione del 5 aprile 2016 che le sono stati sottoposti in aula dal presidente del collegio.

“Non è la mia firma”, ha assicurato, precisando di avere detto ad Antinori il giorno dell’operazione che non voleva `firmare niente´ poiche’ il prelievo di ovuli “non è permesso dalla mia religione e avevo paura di non potere più avere dei figli”. Hanae M. ha sostenuto di essersi opposta con un “no” al prelievi degli ovuli “perche’ e’ proibito dalla mia religione: io sono musulmana al 100%, faccio il Ramadan e prego abitualmente”.. Percio’, dopo aver accettato di donare gli ovuli in cambio “di 7000 euro”, proprio per motivazioni religiose avrebbe cambiato idea prima dell’operazione. Da qui il presunto prelievo forzoso di ovuli di cui e’ accusato Antonori. Ma il professore contrattacca: “Io ho fatto nascere figli di principi e capi di Stato, figuriamoci se avevo bisogno di quegli ovuli”.

Rispondi o Commenta