Cervello delle donne più attivo di quello maschile in molte aree

Il cervello delle donne risulta più attivo di quello degli uomini in molte aree: ecco come questo modifica e influenza il comportamento e il rischio di sviluppare alcune malattie come l’Alzheimer.

Il cervello delle donne sembra essere più attivo di quello degli uomini e così dopo alcuni decenni di dibattiti sulle differenze tra il cervello maschile d quello femminile, è arrivata la risposta da una banca dati che comprende circa 46 mila istantanee del cervello nel pieno della sua attività.

Dunque, stando a quanto è emerso il cervello delle donne è decisamente più attivo rispetto a quello degli uomini, soprattutto nelle aree coinvolte nel controllo degli impulsi e in quelle legate alle emozioni è questo quanto indicato dall’analisi di oltre 46.000 immagini della funzionalità del cervello, di 119 volontari sani e oltre 26.000 persone con disturbi psichiatrici. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Alzheimer’s disease e pare aiutino a capire meglio l’origine delle malattie che al giorno d’oggi purtroppo sono molto comuni, come ad esempio il morbo di Alzheimer.

Tale ricerca indica che per le caratteristiche del loro cervello, le donne sembrano essere più disposti a comprendere chi hanno di fronte ed a collaborare, a controllare i propri impulsi, ad essere più intuitive, facile alle emozioni rispetto agli uomini. I dati di cui abbiamo parlato, come già detto sono stati estrapolati da un campione di 26000 persone con disturbi psichiatrici e da circa 119 volontari sani; i risultati sono stati sorprendenti visto che le immagini del cervello femminile al lavoro, ottenuto con la tecnica della SPECT ovvero una tomografia ad emissione di fotone singolo, mostrano come nel cervello femminile ci siano delle aree nelle quali l’afflusso di sangue è maggiore rispetto a quanto non lo sia nelle aree analogiche nel cervello maschile.

Una di queste aree è la corteccia prefrontale nella quale si trovano i circuiti nervosi che controllano i comportamenti quali l’empatia e la capacità di collaborare, l’intuizione e l’autocontrollo; l’altra aria molto attiva del cervello femminile è il sistema limbico noto per essere coinvolto in disturbi quali ansietà, depressione, insonnia e disordini dell’alimentazione.   “Questo è uno studio molto importante per aiutare a comprendere le differenze di cervello basate sul sesso. Le differenze quantificabili individuate tra uomini e donne sono importanti per comprendere il rischio di genere per i disturbi cerebrali come la malattia di Alzheimer”, ha dichiarato Daniel G Amen, fondatore di Amen Cliniche negli Stati Uniti e autore principale dello studio pubblicato nel Journal of Alzheimer’s Disease.

È possibile presumere che queste differenze funzionali messe in evidenza dallo studio in questione, possono spiegare anche se in parte il fatto che le donne sono più inclini a determinati disturbi mentali e neurologici, quali ad esempio l’Alzheimer mentre i maschi risultano più inclini a disturbi di condotta, aggressività e deficit di attenzione. I risultati ottenuti dalla ricerca per la prima volta, permettono di comprendere le effettive differenze tra il cervello femminile e quello maschile e costituisce una tappa molto importante verso la cosiddetta medicina di genere oltre che rappresentano il primo passo verso la possibilità di capire in che modo si manifestano i disturbi psichiatrici, sia negli uomini che nelle donne e di poterne dunque personalizzare eventualmente le cure.

Diversi nel modo di orientarsi, nel modo di ricordare le parole, perfino nel fare i conti

Separati, a volte opposti, spesso l’uno contro l’altro. Uomini e donne sono psicologicamente, fisicamente e biologicamente diversi, si è sempre saputo. Ma ora la scienza ha scoperto perché e fino a che punto. Con una sorpresa: ci sono più differenze di quanto ci si aspettasse. E sono profondamente radicate nella storia della nostra specie. Per forza: i maschi e le femmine umani sono il risultato di un percorso evolutivo diverso, di un patrimonio genetico “sessista” (nel Dna degli uomini ci sono geni che fanno esclusivamente gli interessi dei maschi e lo stesso vale per le donne), oltre che di un’educazione ancora molto differente. Ma anche riguardo a questo punto, alcuni studiosi ritengono che le disparità educative siano il frutto della diversità tra i due sessi, e non la causa.

3 donne fanno un mercato

La natura, quindi, quando si tratta di maschi e femmine, prevale nettamente sulla cultura. Le ultime ricerche riguardano soprattutto il cervello. Studiandolo, gli scienziati sperano di capire il perché dei comportamenti maschili e femminili. «La fisiologia cerebrale nei due sessi è certamente diversa, in alcuni casi anche molto. Basta pensare che le donne rispondono di più ad alcuni farmaci che agiscono sul cervello: per quelli contro la schizofrenia, per esempio, sono sufficienti dosaggi molto più bassi.

Le cellule nervose femminili, insomma, funzionano in maniera differente», dice Paolo Pancheri, docente di Psichiatria all’università La Sapienza di Roma, che si è occupato di differenze cerebrali tra i sessi. Le diversità sono tante: nel cervello degli uomini il centro della parola si trova nell’emisfero sinistro, e quello dell’orientamento spaziale soprattutto nel destro. Nella donna questa separazione non esiste: anzi, gli emisferi sono collegati da un numero di cellule molto più alto. Forse per questo le donne hanno miglior memoria verbale (ricordano bene le parole lette in un elenco) e un eloquio più fluente (riescono a dire un gran numero di parole che cominciano con la stessa lettera). I maschi, invece, balbettano più facimente (i balbuzienti sono quattro volte più numerosi nel sesso forte), ma già a 4 anni sono più bravi delle coetanee a immaginare un solido che ruota nello spazio.

• Moglie, guida tu
Maschi e femmine sono diversi perfino quando devono orientarsi in una casa o in una città nuova: le donne usano molto di più i punti di riferimento incontrati lungo il cammino. Gli uomini impiegano invece una strategia chiamata “memoria vettoriale”: ricordano cioè la direzione in cui si è mosso il proprio corpo e per quanto tempo si sono spostati. Dovendo guidare, per esempio, fino alla nuova casa di un amico, una donna arriverà davanti al panettiere, qui girerà a destra, poi all’edicola a sinistra. Un uomo andrà diritto per cinque minuti, poi girerà a destra e proseguirà per altri tre minuti, prima di svoltare a sinistra. Le due strategie sono state verificate dai ricercatori dell’università di Rochester (Usa) chiedendo a studenti di entrambi i sessi di entrare in un labirinto. Quando il percorso era ricco. Gira di qui, volta di là Un labirinto in un parco dei divertimenti californiano. Se mancano punti di riferimento, i maschi sono trovare l’uscita.
di punti di riferimento le ragazze si dimostravano più abili dei loro compagni maschi a trovare l’uscita: ma se i ricercatori rendevano le pareti tutte uguali erano i ragazzi a orientarsi meglio.
• Ragionare a ormoni
«Il cervello umano è così plastico che lo stesso gruppo di neuroni può funzionare in modo diverso o per motivi diversi in maschi e femmine. Il risultato globale però è lo stesso: uomini e donne riescono a fare operazioni matematiche, a orientarsi, a leggere, a parlare. E lo fanno entrambi in modo più che soddisfacente», aggiunge Pancheri. Ma chi è più intelligente? Nei test scolastici, non c’è dubbio, sono le ragazze a ottenere punteggi migliori. Impossibile però dire se i maschi sono un po’ più “stupidi” o semplicemente svogliati. Un’équipe di ricercatori del Medical Research Council di Londra ha provato a dare una risposta. Ha preso in esame circa 3 mila persone nate nel 1946 e sottoposte a test di intelligenza tra gli 11 e i 15 anni d’età e poi di nuovo a 26 anni e a 43. Le donne avevano ottenuto risultati migliori dei maschi a tutte le età. Ma, soprattutto, le più “intelligenti” sia da giovani sia dopo i 40 anni erano quelle che avevano ancora mestruazioni regolari (la menopausa non si era avviata). Avere un buon equilibrio ormonale, quindi, potrebbe influire anche sull’intelligenza.

Nel corso degli anni Mark Up si è occupato della sfera dei consumi femminili, rilevando le differenze tra uomini e donne nel modo di acquistare e di percepire il layout del punto di vendita. È possibile stabilire dove nascono le differenze di genere nella reazione a un messaggio, un packaging o una comunicazione? Per saperne di più siamo andati a visitare il Behaviour and Brain Lab dello Iulm di Milano, uno dei due centri universitari in cui si fa ricer ca di neuromarketing in Italia. In una stanza dell’edificio 5, tra rilevatori che registrano i biosegnali (battito cardiaco, sudorazione del palmo, dilatazione pupillare, ritmo respiratorio), computer con software di riconosci mento facciale, occhiali per eye- tracking e caschetti per monitorare l’attività elettrica dell’encefalo – cinque postazioni dirette dall’adiacente sala di regia, per interferire il meno possibile con le rilevazioni – si fa attività di ricerca, scientifica e di mercato. Si testano campagne pubblicitarie, prodotti, packaging e siti web.

Le differenze. Anche dal punto di vista scientifico, dunque, le differenze tra cervello maschile e femminile giustificherebbero una diversa modalità di comunicazione e di marketing. “Esiste una differenza biologica cerebrale molto evidente – spiega il professor Vincenzo Russo, Docente di Psicologia dei Consumi all’Università Iulm e responsabile del laboratorio -. Ad esempio le donne hanno un corpo calloso, la struttura che connette i due emisferi, molto più sviluppato rispetto agli uomini. Hanno anche una maggior quantità di neuroni a specchio, che favorisce i comportamenti empatici. Queste differenze possono essere riproposte in termini di comunicazione: le donne sarebbero più sensibili ai messaggi legati al supporto filiale e all’amicalità. Il lobo parietale più sviluppato nel cervello maschile porterebbe a una percezione spaziale migliore. Dunque, gli uomini preferirebbero una comunicazione per immagini piuttosto che verbale, le donne un mix tra fatti ed emozioni”. Le differenze tra uomo e donna, però, con l’età tendono a diminuire. “Negli anziani cambia il funzionamento cerebrale, viene meno la capacità di concentrarsi sia negli uomini sia nelle donne. Quindi le stimolazioni ambientali sono meno forti e le differenze si assottigliano”.

Utile anche nella Gdo. Riuscire a prevedere la reazione che il consumatore avrà nei confronti di un prodotto o un messaggio consente di risparmiare parecchio denaro ed evitare clamorosi “flop” di vendita. Il fine è creare messaggi di comunicazione che siano in linea con ciò che le neuroscienze e la ricerca di psicologia economica e cognitiva dimostrano, per aumentare le chance di successo. Ma il neuromarketing può anche aiutare a definire il layout, l’assortimento e le tecniche di vendita.

‘Noi sappiamo che l’eccessiva quantità di stimolazioni di prodotto provoca una riduzione della scelta da parte del consumatore: più prodotti ho di fronte e meno decisioni prendo. È un problema cruciale per la grande distribuzione. Alcune ricerche dimostrano come il consumatore sia attratto da ampiezza e profondità, ma che, poi, non riesce a decidere ed evita l’acquisto”. È difficile in ogni caso pensare di allestire reparti diversi a seconda del genere del consumatore… “Diciamo che per l’area dedicata agli uomini un lavoro più mirato andrebbe fatto” dice Russo.

Si è visto che gli  uomini sono a disagio nei reparti beauty quando i loro prodotti sono messi accanto ai femminili. “Se io chiedo ad un uomo se sia disposto a comprare un prodotto maschile in prossimità dell’area femminile, razionalmente mi dirà di sì. Registrando le sue reazioni davanti allo scaffale, però, probabilmente rileveremmo segnali di stress. Soltanto con le tecniche di neuromarketing possiamo evidenziare questi dati. Noi possiamo misurare se c’è uno stress cognitivo in prossimità di un’esperienza e se ha una valenza positiva o negativa”.

ApplicazioneAuchan-Nivea
In Auchan è stata sperimentata una gondola con prodotti Nivea per vari target group: uomini, donne, bambini e anziani. Sopra alla gondola un monitor – dove andavano in loop una serie di spot pubblicitari – utilizzava un face reader che identificava il volto della persona che si fermava di fronte alla gondola, distinguendo tra volto maschile e femminile, anziano o giovane. In base al tipo di spettatore, partiva il messaggio pubblicitario coerente. È un’applicazioni avanzata di grande interesse la cui efficacia è stata dimostrata con un aumento a due cifre delle vendite dei prodotti esposti.

Dal punto di vista fisiologico il cervello femminile ha lo stesso numero di cellule cerebrali dei maschi, solo più fittamente ammassate in una scatola cranica più piccola.
A differenza degli uomini le dorme sono molto influenzate dai flussi ormonali: alcune parti del loro cervello cambiano assetto venticinque volte al mese.
Questo comporta un modo diverso della donna di percepire la realtà ma anche il fatto di avere valori e desideri generalmente diversi dagli uomini.
Le donne hanno mediamente più neuroni dedicati al linguaggio e all’ascolto (circa +11% rispetto ai maschi); l’ippocampo, principale centro di controllo delle emozioni e della formazione dei ricordi è più sviluppato, così come l’insieme dei circuiti dedicati al linguaggio e all’osservazione delle emozioni altrui.
Questo comporta una maggior capacità delle domie di esprimere le loro emozioni e di collegarle ad eventi.
Essendo naturalmente portate ad utilizzare più forme di comunicazione sono maggiormente attratte dai lavori che favoriscono la socializzazione.
Il cervello femminile reagisce in modo diverso allo stress e all’aggressività. Non essendo influenzate dal testosterone, le donne cercano di evitare gh attriti; la discordia le mette in conflitto con il loro bisogno di armonia, di ricevere l’approvazione e le cure dagli altri.
I conflitti e le tensioni provocano nel cervello femminile una reazione di allarme molto più intensa che in quello maschile. Quando un uomo entra in ima situazione di conflitto questo provoca in lui un afflusso ormonale che generalmente
lo spinge all’azione fino ad arrivare a reazioni fisiche immediate. Per questo motivo gli uomini apprezzano la lotta e la competizione e a volte ne traggono stimoli positivi.
Nella donna i dissidi mettono in moto una valanga di reazioni chimiche provocando sensazione di turbamento, ansia, paura, perdita di autostima.
II circuito della difesa femminile è più strettamente connesso alle funzioni verbali ed emozionali.
E’ più lento rispetto a quello degli uomini; questo è dovuto al fatto che le emozioni vengono analizzate e riesaminate… ma ima volta che i veloci circuiti verbali si mettono in moto
possono arrivare a dar libero sfogo ad una valanga di frasi rabbiose!
In che modo le aziende tengono conto delle differenze di genere?
Lavorando al servizio delle aziende ci siamo accorte che le donne hanno tendenzialmente approcci diversi dagli uomini dovuti al diverso funzionamento del cervello femminile rispetto a quello maschile.
Ma le organizzazioni sono per la maggior parte improntate su modelli comportamentali e sociali maschili.
Questo comporta il fatto che di nonna si tenda a sottovalutare i talenti delle donne e a dare maggior evidenza alle loro criticità in quanto risaltano maggionnente in un contesto “classico” di comportamento organizzativo.
Citiamo di seguito alcuni comportamenti caratteristici della diversità uomo-donna nei rapporti di lavoro.
• Rispetto al modello comportamentale maschile le donne sono più emotive, danno più peso a quello che gh altri pensano di loro
• Hanno tm difficile rapporto tra aggressività e remissività
• Fanno maggior fatica a “chiedere”, a negoziare e soprattutto a dire di no alle richieste degli altri
• Hanno un’autostima più fragile ed “altalenante ”
• Sono confrontate a delle scelte difficili (o rinunce?) tra vita privata e carriera che possono impattare la loro autostima
• Hanno maggior difficoltà a gestire i conflitti
• Ma sono anche maggiormente orientate al “compito ”, all’esecuzione
Questi elementi potrebbero essere all’origine delle difficoltà che le donne riscontrano nel far carriera oltre il cosiddetto “soffitto di vetro’ : quel limite intangibile del loro percorso professionale oltre il quale fanno fatica ad andare.
I dati parlano chiaro: in Italia la presenza femminile nei Consigli di Amministrazione di grandi aziende è pari al 5,5 %, mentre è del 17% in Svezia, 14% in Gran Bretagna; 7% in Francia, 6% in Spagna, 14 % negli Stati Uniti.

Qual è il nostro approccio al tema delle differenze di genere?
La nostra idea è che non sia più possibile un approccio indistinto al tema della leadership.
Al contrario: è arrivato il momento di lavorare sulle “differenze” tra donna e uomo.
Occorre cioè prendere atto dell’esistenza di una oggettiva “diversità”, caratterizzata da un diverso corredo di partenza, una difformità di obiettivi, una maggiore dialettica da parte della donna tra il proprio ruolo privato e quello pubblico e lavorativo.
In generale nella donna c’è molto talento inespresso ed una latente sfiducia nelle proprie capacità.
Il nostro obiettivo è quello di offrire alle donne la possibilità di acquisire una migliore conoscenza e consapevolezza di sé, del propno potenziale e delle proprie specificità di genere per aiutarle a valorizzare le risorse che portano in sé, affiancandole nel costruire percorsi personali e professionali di successo.
Abbiamo quindi ideato percorsi di coaching per valorizzare queste differenze al fine di affinare, sviluppare e a volte scoprire i propri talenti, smussando le criticità e nel contempo rafforzando l’autostima e la fiducia in sé stesse.
D recente studio “Women matter” di Me Kinsey ha inoltre dimostrato che 1 comitati esecutivi con una maggior presenza di donne sono quelli che portano risultati di business superiori: maggior redditività e andamento di borsa di successo.
Siamo profondamente convinte che lo stile di leadership vincente per le aziende che desiderano gestire con successo la complessità del mercato globale sia quello del “doppio-misto”.
Per questo motivo proponiamo alle organizzazioni ima nuova modalità per valorizzare il loro capitale umano “femminile sviluppando una cultura capace di accogliere ed integrare le differenze.

IL NOSTRO CERVELLO HA UN SESSO?

Direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR, Docente di Farmacologia presso Humanitas University e Responsabile del Neurocenter di Humanitas Research Hospital.
Che gli uomini e le donne siano diversi, tutti lo sanno. A parte le differenze nei caratteri sessuali primari e secondari, ci sono molte sottili differenze nel modo in cui il cervello degli uomini o quello delle donne processa le informazioni e controlla le emozioni, il linguaggio e i processi cognitivi. Si sa che gli uomini e le donne stimano diversamente il tempo, giudicano in modo differente la velocità, sono frequentemente -ma non sempre- diversamente abili nell’effettuare calcoli matematici, orientarsi nello spazio e visualizzare gli oggetti in tre dimensioni, campi in cui gli uomini sembrano avere maggiori capacità. D’altra parte, si sa che le donne sono spesso più brave degli uomini nella gestione delle relazioni umane e nel riconoscimento delle sfumature emotive, così come nel linguaggio verbale e nella pianificazione dei compiti. In un certo senso, le differenze di genere nel comportamento umano mostrano una complementarietà di tipo adattativo, con i maschi che mostrano maggiori abilità motorie e spaziali, e le femmine che tendono ad avere superiori competenze relazionali e sociali. Per molti anni si è ritenuto che l’ambiente, l’educazione e le differenze culturali avessero un peso maggiore, rispetto alla biologia e ai geni, nel determinare queste differenze. Tuttavia, soprattutto in considerazione del fatto che le differenze di genere sono già evidenti pochi mesi dopo la nascita, quando l’influenza sociale è ancora molto limitata, si è iniziato a pensare che queste differenze di comportamento e di attitudini tra uomini e donne possano anche essere la conseguenza di differenze neurofisiologiche e anatomiche tra il cervello maschile e femminile. Negli ultimi anni questa visione ha ricevuto molte evidenze a suo supporto, ma è anche stata, recentemente, inaspettatamente revisionata.
Il cervello è l’organo più complesso del nostro organismo. È formato da cento miliardi di neuroni che sono connessi tra loro attraverso oltre centomila miliardi di sinapsi, strutture cerebrali fondamentali che mediano il trasferimento di informazioni all’intero di reti neuronali, che a loro volta consentono il controllo di tutte le funzioni del nostro organismo. E’ possibile che questi circuiti, queste connessioni e, in generale, il cervello nel suo insieme differiscano in qualche modo tra maschi e femmine? Questa possibilità potrebbe avere una notevole rilevanza non solo per la ricerca in neuroscienze e per gli studi di tipo sociale, ma anche per la pratica clinica. E’ infatti noto che esistono differenze di genere anche nella suscettibilità e nella risposta alle diverse malattie del sistema nervoso. La malattia di Parkinson, per esempio, così come la sclerosi laterale amiotrofica, sono più comuni fra gli uomini, mentre la malattia di Alzheimer tende a colpire prevalentemente le donne. Ansia e depressione, o altre patologie come la sclerosi multipla, tendono a colpire maggiormente le donne. I meccanismi per cui alcune malattie si sviluppano più spesso nell’uno o nell’altro sesso restano in gran parte ancora da spiegare e certamente è molto importante che la ricerca tenga in considerazione questo tipo di evidenze. A supporto di ciò, il National Institute of Health negli Stati Uniti ha richiesto, a partire dal 1993, l’inclusione delle donne in studi clinici e dal 2014 ha reso obbligatoria l’inclusione delle femmine negli studi preclinici da esso finanziati (le quali vengono infatti spesso escluse dagli studi preclinici a causa delle fluttuazioni ormonali, che sono viste come un possibile fattore confondente che può causare eccessiva variabilità nei risultati). Passi come questi sono necessari non solo per capire in che modo differenze di sesso influenzino il nostro cervello, o per evidenziare come differenze di genere nel nostro cervello influenzino il nostro comportamento, ma sono richiesti per una medicina personalizzata anche in base al genere.
Negli ultimi 40 anni, un gran numero di studi post-mortem e di imaging ha indagato la possibile esistenza di differenze di genere nel cervello umano. Studi di neuroimaging strutturale hanno dimostrato che le dimensioni del cervello sono maggiori negli uomini che nelle donne: il cervello di un uomo pesa infatti di più di quello di una donna (1350 grammi contro 1200 grammi), ma se consideriamo il diverso peso corporeo nei due sessi le differenze tendono a normalizzarsi. Tuttavia esistono chiare differenze in alcune aree specifiche: il cervello degli uomini presenta un maggior volume, in proporzione, dell’ amigdala (il cosiddetto centro delle emozioni) e dell’ipotalamo (la struttura che controlla e integra le funzioni del sistema nervoso autonomo e l’attività endocrina). Al contrario, il cervello delle donne presenta maggiore volume della corteccia prefrontale (la regione implicata nella pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi, nella presa delle decisioni e nella moderazione della condotta sociale), dell’ippocampo (che rappresenta il principale centro di controllo delle emozioni e di formazione dei ricordi), così come delle aree cerebrali devolute al controllo del linguaggio.
In accordo con queste evidenze di tipo anatomico, studi di risonanza magnetica (fMRI) hanno dimostrato l’esistenza di differenze funzionali nel cervello di uomini e donne. Per esempio si è visto che il cervello delle donne elabora il linguaggio verbale contemporaneamente nei due emisferi del cervello, mentre gli uomini tendono ad elaborarlo solo nella parte sinistra. Un’altra differenza emerge dallo studio dell’attivazione dell’amigdala, che abbiamo detto essere di maggiori dimensioni nell’uomo. Nell’uomo l’amigdala è attivata prevalentemente da stimoli che causano aggressività, innescando una conseguente risposta di tipo motorio. Nelle donne invece l’amigdala viene attivata soprattutto da sfumature di tipo emotivo. Poiché l’attivazione dell’amigdala favorisce l’immagazzinamento dell’esperienza a livello dell’ippocampo, le donne tendono a assorbire più efficacemente le informazioni a carattere sensoriale e a ricordare più degli uomini le esperienze di tipo emotivo. Inoltre le donne conservano più a lungo le informazioni sensoriali. Questa caratteristica è stata chiamata in causa in alcuni studi per giustificare, almeno in parte, la maggior suscettibilità femminile a patologie di tipo depressivo.
Uno studio pubblicato nel 2014 nella prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences da gruppi della Università della Pennsylvania e del Children’s Hospital di Philadelphia, condotto su 949 giovani di 8-22 anni ha dimostrato l’esistenza di differenze di genere fondamentali nel cervello umano. Studiando le connessioni cerebrali attraverso la tecnica del Diffusion Tensor Imaging (DTI), il gruppo ha dimostrato che il cervello maschile presenta prevalenti connessioni di tipo intra-emisferico, mentre il cervello femminile mostra elevate connessioni inter-emisferiche. Queste differenze, che appaiono evidenti già durante l’adolescenza e nei giovani adulti, suggeriscono che il cervello maschile possa essere strutturato in modo da favorire la connessione tra percezione e azione coordinata, mentre la maggior connettività tra i due emisferi nelle femmine tenderebbe a facilitare la relazione tra l’elaborazione delle informazioni a livello analitico, tipica dell’emisfero sinistro, con l’analisi intuitiva, tipica dell’emisfero destro. Il cervello maschile dimostra inoltre una maggiore connettività a livello del cervelletto, una parte del cervello legata al controllo dei movimenti.
A cosa possono essere ascrivibili queste differenze? E’ noto che l’ambiente ormonale prenatale contribuisce allo sviluppo delle differenze tra i due sessi ed è noto che gli ormoni possono anche influenzare il diverso sviluppo strutturale del cervello maschile e femminile. Le differenze in dimensioni di amigdala e ippocampo nel cervello di uomini e donne appaiono in linea con alcune osservazioni che indicano una maggiore densità dei recettori per gli androgeni (ormoni maschili) nell’ amigdala rispetto a più elevati livelli di recettori per gli estrogeni (ormoni femminili) nell’ippocampo. Inoltre, lo sviluppo fetale dei due sessi è controllato dai livelli di testosterone, che si innalzano già a partire dalla ottava settimana di gestazione ed esercitano una influenza permanente sullo sviluppo del cervello. In accordo con l’ipotesi che la presenza di androgeni nei primi anni di vita produca un cervello “di tipo maschile”, giovani donne che sono state esposte ad alti livelli di testosterone in seguito a iperplasia surrenalica congenita nella madre durante la gravidanza sembrano avere una migliore consapevolezza spaziale, tipica del maschi, e sono più propense a mostrare un comportamento più turbolento e aggressivo.

Esistono ragioni evolutive alla base questa differenza di genere nella struttura e funzione del cervello? Secondo il Prof. David Geary, un ricercatore nel campo delle differenze di genere dell’Università del Missouri, nei tempi antichi, ciascun sesso ha avuto un ruolo ben definito, che ha contribuito a garantire la sopravvivenza della specie. Gli uomini delle caverne si dedicavano alla caccia, mentre le donne raccoglievano il cibo vicino alle abitazioni e curavano i bambini . Le aree del cervello possono quindi essere state affinate per consentire a ciascun sesso di portare avanti il loro compito nella maniera migliore. In termini evolutivi, lo sviluppo di superiori abilità di orientamento può aver permesso agli uomini di ottimizzare il loro ruolo di cacciatore, mentre lo sviluppo, da parte delle femmine, di una preferenza per i punti di riferimento e per le relazioni sociali può aver permesso loro di adempiere meglio al loro compito di raccogliere cibo e organizzare il gruppo familiare. Esistono tuttavia punti di vista di tipo diverso. Un interessante ipotesi, sostenuta per esempio da Geert J. de Vries, direttore dell’Istituto di Neuroscienze della Georgia State University, suggerisce che, se anche alcune differenze strutturali nel cervello di maschi e femmine possano causare differenze nella funzione, in altri casi queste differenze strutturali potrebbero esistere per garantire che la funzione sia simile in maschi e femmine. In altre parole, alcune differenze di genere riscontrate nel cervello potrebbero compensare le differenze fisiologiche dovute ai diversi livelli di ormoni gonadici e alla diversa espressione di geni legati al sesso. che, se lasciate incontrollate, potrebbero addirittura essere disadattive e dannose.
Ma alla fine, è davvero così diverso il cervello di uomini e donne? Quando si parla di “cervello femminile” o “cervello maschile” si assume che le differenze di genere nel cervello presentino un elevato grado di dimorfismo (cioè poca sovrapposizione tra le forme maschili e femminili) e siano internamente coerenti (cioè un cervello abbia solo caratteristiche “maschili” o “femminili”). In realtà, uno studio dell’Università di Tel-Aviv, del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences a Lipsia e del Dipartimento di Psicologia a Zurigo, basato su analisi di risonanza magnetica condotte su oltre 1.400 cervelli umani e pubblicato nel 2015, ha rivelato una vasta sovrapposizione tra le distribuzioni delle caratteristiche del cervello di femmine e maschi. In altre parole, cervelli con caratteristiche costantemente maschili o femminili sono rari. Piuttosto, la maggior parte dei cervelli è formata da un “mosaico” di caratteristiche uniche, alcune più comuni nelle femmine, altre più comuni nei maschi, ma sempre condivise, almeno entro una certa misura. Pertanto, anche se ci sono differenze di genere nella struttura del cervello, quasi mai il cervello umano rientra in una delle due classi distinte, quella tipicamente maschile e quella tipicamente femminile, mostrando invece una alta eterogeneità e una enorme sovrapposizione di caratteristiche
nella composizione specifica di tale mosaico. A livello sociale, l’adozione di una visione che riconosce variabilità e diversità nel cervello umano ha importanti implicazioni per il significato del genere come categoria sociale.
Quindi, alla fine, se anche uomini e donne sono certamente diversi, anche a livello cerebrale, questa differenza si manifesta in tanti modi sottili e alla fine le nostre somiglianze probabilmente superano di gran lunga le nostre differenze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.