Cervello shock: lo smog danneggia e rallenta le falcoltà cognitive dei bambini

Alti livelli di inquinamento atmosferico, possono rallentare l’attività cerebrale dei bambini.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Epidemiology e gli scienziati, come scrive il Daily Mail, hanno osservato un peggioramento per i piccoli nei giorni caratterizzati da picchi di smog. La ricerca è stata effettuata su 2.600 alunni tra i 7 e i 10 anni, testando la loro capacità di prestare attenzione in classe e confrontando i risultati con le oscillazioni nella qualità dell’aria. Quando i fumi e lo smog del traffico cittadino erano ai massimi valori, si registrava una riduzione delle capacità cognitive e del problem-solving nei bambini, e una ridotta capacità di concentrarsi e mantenere l’attenzione. Un problema quello inquinamento atmosferico sempre più al centro del dibattito politico, soprattutto dopo l’annuncio del presidente Trump di uscire dall’accordo di Parigi sul clima, per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici, “perché va contro gli interessi dell’America”. Le emissioni in questione, ammoniscono gli scienziati, contengono elementi “neurotossici” che possono danneggiare il cervello dei bambini.

L’inquinamento atmosferico può avere potenziali effetti dannosi sul neurosviluppo”.

Inizialmente relegato alla sola sfera delle facoltà respiratorie, lo smog ha in realtà mostrato uno spettro d’azione nociva molto più ampio, in virtù di studi, relativamente recenti, che hanno attestato come l’esposizione continua a micro-particelle inquinanti finisca alla lunga per produrre una serie di squilibri in grado di spingersi in direzione del metabolismo umano, del sistema cardiovascolare e di favorire persino l’insorgenza del diabete nei soggetti predisposti.

Gli interventi, sottolinea l’agenzia Onu, devono riguardare le case, le scuole, le strutture sanitarie, l’urbanistica, i trasporti, l’agricoltura. Un altro degli obiettivi Sdg mira inoltre a garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti, altri ancora a migliorare l’acqua e i servizi igienici, a garantire la transizione verso l’energia pulita per ridurre l’inquinamento atmosferico, a invertire il cambiamento climatico.

Lo studio. Gli studiosi hanno preso in esame il tessuto cerebrale di 37 persone.  Fra questi 29  vivevano a Città del Messico, uno dei centri urbani più inquinati al mondo, e avevano tra 3 e gli 85 anni. Le altre 8 provenivano invece da Manchester, tra i 62-92 anni. Fra loro molte erano decedute a causa di malattie neurodegenerative. Tutti contenevano grandi quantità di nano-particelle di ossidi di ferro, della stessa forma sferica di quelle che si creano con la combustione, mentre quelle derivanti dal ferro presente naturalmente nell’organismo hanno forma di cristalli. In misura minore sono state trovate tracce di altri metalli, come il platino, contenuti nelle marmitte catalitiche.

Sui capelli. In un precedente test, l’autrice della ricerca, Barbara Maher,  aveva identificato particelle inquinanti sui capelli di persone che si trovavano in strade molto trafficate di Lancaster. A quel punto ha deciso di analizzare anche il tessuto cerebrale. “E’ estremamente preoccupante – commenta Barbara Maher, l’autrice principale, alla Bbc -. Quando si studia il tessuto si vedono le particelle distribuite fra le cellule, e quando si fa un’estrazione magnetica si trovano milioni di particelle in un singolo grammo di tessuto. Sono un milione di opportunità di creare danno. Queste sostanze sono un pericolo per la salute e potrebbero favorire l’insorgenza di patologie come l’Alzheimer”.

“Si tratta di particolato ultrafine che viene prodotto dal traffico, soprattutto dai motori Diesel, dagli impianti di produzione di energia e dagli inceneritori – spiega Ernesto Burgio, presidente del Comitato Scientifico di Isde-l’Associazione medici per l’ambiente – .Queste particelle possono spostarsi per decine di chilometri. Sono talmente sottili da riuscire a superare tutte le barriere biologiche: la membrana nucleare, interferendo sull’espressione del DNA, la barriera emato-cerebrale, ma anche la placenta, influendo sulla programmazione genetica del feto e aprendo così la strada a disturbi del neurosviluppo, patologie di tipo immunologico e, secondo alcuni studi, anche a tumori”.

Nessuna certezza. Le microparticelle osservate dai ricercatori inglesi sono di diametro inferiore a 200 nanometri e possono spostarsi dall’aria alle terminazioni nervose del naso e da qui al cervello. Inoltre, nei tessuti cerebrali sono state isolate nanoparticelle di metalli presenti nei motori, ma raramente nell’organismo, come il platino. Abbastanza per ipotizzare una correlazione fra malattia e smog. Ma non c’è nessuna certezza di un rapporto diretto con l’Alzheimer. “Il legame con le malattie neurologiche è dato dal fatto che il ferro “libero”, contenuto nelle particelle inquinanti, facilita la formazione di radicali liberi che alterano tutti i componenti della cellula – spiega Massimo Tabaton, professore di Neurologia all’Università di Genova dove studia proprio le cause dell’Alzheimer – . Nella malattia di Alzheimer questo fenomeno che chiamiamo stress ossidativo è una componente importante nella degenerazione dei neuroni. Anche perché facilita la produzione della proteina beta- amiloide, associata alla malattia. Ma per ora le prove non sono sufficienti per stabilire un collegamento fra eccesso di ferro e il morbo”.

Gli altri studi. Lo studio in questione non è il primo che associa l’inquinamento atmosferico a patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Una ricerca dell’Università del Montana, coordinata da  Lilian Calderón-Garcidueñas, aveva già messo in evidenza il particolato ultrafine e i suoi componenti metallici che se inalati o ingeriti, passano attraverso le barriere danneggiate, comprese le vie respiratorie e gastrointestinali e la barriera emato-encefalica, provocando effetti nocivi di lunga durata e, in particolare, una maggior probabilità di ammalarsi di Alzheimer.

La ricerca sui cani. “I primi studi importanti furono condotti, una decina di anni fa, nell’area di Città del Messico, a causa del suo alto tasso di inquinamento. – aggiunge Burgio – Un gruppo di epidemiologi e pediatri, coordinato dalla dottoressa Calderón-Garcidueñas, aveva individuato la presenza della forma patologica della proteina beta-amiloide, collegata all’Alzheimer, nel lobo frontale e nell’ippocampo dei cani. Insieme a questa proteina si erano depositati anche metalli pesanti. Uno studio analogo, fu condotto successivamente su autopsie di adolescenti sani, morti a Città del Messico per incidenti stradali e anche in questo caso si trovarono i depositi cerebrali di beta-amiloide

alterata. In pratica gli studi della Maher confermano, dunque, il ruolo che particolato ultrafine e metalli pesanti potrebbero svolgere nella genesi di   malattie neurodegenerative – in continuo aumento nel mondo – come l’Alzheimer”.

Studio effettuato con l’obiettivo di valutare le capacità cognitive e le alterazioni volumetriche cerebrali misurate mediante RM in bambini sani di 7-8 anni di età residenti in due ambenti urbani con diverso grado di inquinamento atmosferico.

Popolazione Sono stati arruolati nello studio 20 bambini residenti a Città del Messico e 10 bambini di una città scelta come controllo (Polotitlan) di età media pari a 7 anni. Criteri di inclusione erano: nascita a termine, assenza di patologie di rilievo sia fisiche sia neurologiche sia degli organi di senso, anamnesi negativa per esposizione a fumo attivo e passivo di tabacco, residenza entro 5 miglia dalle centraline di controllo dell’ inquinamento atmosferico. I casi ed i controlli sono stati appaiati in base ad età e stato socio-economico. Tutti i soggetti provenivano da famiglie di classe media, viventi in abitazioni singole, senza animali domestici, con cucine a gas, con aree separate per la vita giornaliera ed il riposo. I bambini sono stati seguiti con un follow-up di due anni basato su visite pediatriche e neurologiche, otoscopia ed audiometria, esami ematologici, Risonanza Magnetica Cerebrale, test di intelligenza. Esposizione Concentrazione media annuale di Ozono e di PM nella città di residenza. Outcomes/Esiti Capacità cognitive misurate mediante la scala WISC-R somministrata all’ inizio dello studio e ad un anno di distanza. Volumi globali e regionali del cervello e presenza di iperintensità della sostanza bianca valutate in cieco da due neuroradiologi sulle immagini di due risonanze magnetiche, effettuate una al momento dell’ arruolamento ed una a distanza di un anno. Indici di flogosi ematici: Fattore di necrosi tumorale (TNF a), Citochina MCP-1e Proteina C reattiva. Tempo L’ arruolamento dei bambini è avvenuto nel 2007. Il follow-up è durato due anni. Risultati principali I bambini residenti a Città del Messico sono stati esposti ad elevati livelli di Ozono e PM per tutta la loro vita. In particolare le concentrazioni medie annuali di PM 2,5 nei due anni dello studio erano pari a 35.89 ± 0.93 microgrammi/m3, mentre nella città di Polotitlan erano inferiori agli standard di sicurezza definiti dagli US. (15 microgrammi/m3) Si sono riscontrate differenze significative nei volumi della materia bianca nell’area parietale destra e nelle aree temporali bilaterali tra i due gruppi di bambini, che sono risultati inferiori nei bambini di Città del Messico. Il test per la valutazione delle capacità cognitive ha evidenziato delle capacità ridotte nei bambini residenti a Città del Messico, compatibili con le differenze volumetriche cerebrali riscontrate, in quanto coerenti con una riduzione delle funzioni deputate al lobo parietale e frontale. Conclusioni Gli autori concludono che l’esposizione all’ inquinamento atmosferico può determinare una alterazione dello sviluppo cerebrale e provocare deficit cognitivi durante l’infanzia. Altri studi sull’ argomento Studi recedenti avevano già messo in evidenza come la ridotta capacità termoregolatoria dei neonati e lattanti aumentasse il rischio di stress termici e di SIDS, indagando prevalentemente il rischio dell’ eccessiva temperatura degli ambienti interni durante le stagioni invernali. Una revisione sistematica pubblicata nel 2012 aveva evidenziato un incremento della mortalità nel primo anno di vita in coincidenza di ondate di calore, senza analizzare in modo particolare la SIDS. Precedenti studi ecologici non avevano tuttavia dimostrato una correlazione tra temperature ambientali elevate e decessi per SIDS.

Quali sono le sostanze più inquinanti del Pianeta? Green Cross Svizzera e Pure Earth (ex Blacksmith Institute) hanno pubblicato il report 2015 sugli inquinanti ambientali e individuato le sei sostanze più pericolose. Si tratta di sostanze che oggi mettono a rischio la vita e la salute di oltre 95 milioni di persone e che sono presenti nelle aree popolate in quantità notevolmente superiori rispetto al passato. Le loro caratteristiche sono state ampiamente studiate e documentate, provando in modo evidente la loro tossicità. Ecco la lista completa.

1) CROMO ESAVALENTE 16 milioni di persone a rischio. Tra le industrie che utilizzano il cromo esavalente figurano le concerie e quelle che si occupano di lavorazione di metalli, saldature in acciaio inossidabile, produzione di cromati e della manifattura di pigmenti di cromo. I coloranti giallo, arancione e rosso spesso contengono pigmenti di cromo, per cui tracce di questa sostanza possono essere trovate nel cuoio conciato con solfato di cromo, nelle pentole in acciaio inox e nel legno trattato con bicromato di rame. A seconda del percorso di esposizione, il cromo può causare danni al sistema respiratorio e a quello gastrointestinale. Inoltre, il cromo esavalente è un noto agente cancerogeno per l’uomo e può causare causa di diversi tipi di tumore. Ad oggi circa la metà delle concerie industriali del mondo sono situate in Paesi a reddito medio-basso. Tra i motivi alla base di questa scelta, la disponibilità di manodopera e materiali a basso costo.

2) PIOMBO 26 milioni di persone a rischio. Il piombo viene estratto dalle miniere sotterranee e successivamente impiegato per una vasta gamma di prodotti e combinato con altri metalli per produrre leghe. Spesso viene rilasciato nell’ambiente durante i processi di estrazione, fusione e anche durante le fasi di riciclo delle batterie piombo-acido usate (ULAB). L’esposizione al piombo per inalazione di aria, ingestione orale di terra, acqua o prodotti alimentari contaminati, così come attraverso il contatto con la pelle, può comportare diverse conseguenze negative per la salute, tra cui disturbi neurologici, ridotto IQ, anemia, disturbi nervosi e tante altre malattie.

Un’alta concentrazione di piombo può causare l’avvelenamento nei bambini e può infine portare alla morte.

3) MERCURIO 19 milioni di persone a rischio. Il mercurio elementare è rilasciato più frequentemente nell’ambiente durante il suo processo di estrazione dal solfuro di mercurio rosso e dalle emissioni delle centrali elettriche a carbone. Viene utilizzato in molti processi industriali, ad esempio per l’estrazione dell’oro dalla roccia, ed è inoltre contenuto in prodotti quali termometri, otturazioni dentali e lampade a risparmio energetico. L’esposizione al mercurio elementare può causare danni al cervello, ai reni e al sistema immunitario. Può avere un effetto negativo anche sullo sviluppo del feto. Il mercurio organico è generato dalla combinazione di mercurio elementare e carbonio, e spesso è presente nell’ambiente sotto forma di metil mercurio, un’altra potente neurotossina.

4) PESTICIDI 7 milioni di persone a rischio. I pesticidi sono generalmente sostanze di natura chimica, ampiamente impiegate nelle operazioni agricole di tutto il mondo per proteggere le coltivazioni dalle infestazioni degli insetti e contribuire al miglioramento della produttività agricola. Le precipitazioni causano la diffusione di una notevole quantità di questi pesticidi sulla superficie e nelle falde acquifere. Di conseguenza, le persone che vivono nelle vicinanze dei terreni agricoli sono maggiormente esposte. Mal di testa, nausea, vertigini e crampi sono tra gli effetti negativi più acuti. L’esposizione prolungata ai pesticidi può avere un esteso impatto negativo sulla salute neurologica, riproduttiva e dermatologica.

5) RADIONUCLIDI 22 milioni di persone a rischio. Il rilascio di radionuclidi nell’ambiente è principalmente dovuto a processi industriali, compresa l’estrazione di uranio, lo smaltimento dei rifiuti minerari, la produzione di energia nucleare, la creazione e i test sulle armi nucleari, lo sviluppo e l’utilizzo di prodotti di radiologia in campo medicale. L’esposizione ai radionuclidi per inalazione o ingestione orale può avere gravi conseguenze sulla salute, che variano da nausea, vomito e mal di testa fino ai problemi cronici, come affaticamento, letargia, febbre, perdita di capelli, vertigini, disorientamento, diarrea, ematochezia (sangue nelle feci), pressione, sanguigna bassa, e anche la morte. Le radiazioni risultanti dall’esposizione ai radionuclidi possono causare tumori.

6) CADMIO 5 milioni di persone a rischio. Una novità significativa nel rapporto sugli inquinanti ambientali di quest’anno è rappresentata dall’inclusione del cadmio, come contaminante pericoloso a livello globale. Secondo il database, il cadmio è presente in particolar modo in Asia. Sempre più è generato come sottoprodotto delle attività minerarie per l’estrazione dello zinco, del piombo e del rame, così come della produzione di pesticidi e fertilizzanti. Anche una minima quantità di cadmio può avere un impatto molto grave sulla salute. A causa dell’elevata tossicità, nel 2011 l’Unione europea ne ha proibito l’utilizzo per la produzione di gioielli, leghe e PVC. L’avvelenamento da cadmio, causato per inalazione di polveri e fumi o ingestione di suoi composti, causa rapidamente vertigini, gola secca e nausea. Tra le possibili conseguenze dopo le 24 ore: il manifestarsi di bronchite, broncopolmonite o edema polmonare acuto.

Inquinamento shock, allarme Oms: ‘Uccide 1,7 milioni di bambini l’anno’

Nel mondo 1,7 milioni l’anno, è attribuibile a cause ambientali, dall’inquinamento all’igiene inadeguata. Lo afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). La stima è contenuta in due rapporti. Nel primo l’Oms afferma che buona parte dei decessi per polmonite, diarrea e malaria, le cause principali di morte sotto i cinque anni, sono prevenibili con interventi sull’ambiente, dall’accesso all’acqua pulita a quello a combustibili non tossici per cucinare. Il secondo fornisce dati dettagliati sulle cause di morte.

Al primo posto, con 570mila vittime, ci sono le infezioni respiratorie causate dall’inquinamento indoor e outdoor e dal fumo passivo. La diarrea, prevenibile con migliori condizioni igieniche, fa 361mila vittime all’anno. Altre 200mila sono dovute alla malaria, che puó essere prevenuta con interventi sull’ambiente. “Un ambiente inquinato è letale – afferma Margaret Chan, direttore generale dell’Oms – specialmente per i bambini”.

In Europa 520mila morti per inquinamento nel 2013: la più grande minaccia ambientale alla salute Rapporto Agenzia Ue per Ambiente: “Qualità aria migliora ma non basta “

In Italia 91mila morti per inquinamento ambientale e la Pianura Padana tra i siti più inquinati della UE Secondo questa ricerca, anche se scende il livello dell’inquinamento atmosferico nei siti monitorati delle 400 città europee (ad esempio la media annuale PM 10 è caduta del 75% dal 2000 al 2014 e le concentrazioni PM 2,5 in media, sono diminuiti tra il 2006 e il 2014), i danni del passato non si cancellano e l’inquinamento è ancora troppo elevato e crea gravi danni alla salute. Lo afferma infatti l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) che rivela come “circa l’85% della popolazione urbana nell’UE è esposta a particolato fine (PM 2,5) a livelli ritenuti dannosi per la salute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)”.

Nel 2014, il 16% della popolazione urbana nell’UE-28 è stato esposto a livelli di PM 10 al di sopra del valore limite giornaliero UE, mentre l’8% è stato esposto al livello di PM 2,5 al di sopra del valore obiettivo dell’UE. Tuttavia, rispetto ai più rigorosi valori guida di qualità dell’aria fissati per proteggere la salute umana, circa il 50% e l’85% degli abitanti delle città sono stati esposti a PM 10 e PM 2,5 in concentrazioni superiori raccomandazioni dell’OMS. La ricerca si occupa di morti premature, aumento delle patologie cronico-degenerative, ma anche patologie allergiche, sino ai tumori. Le aree a livello europeo più esposte sono quelle del Benelux, la nostra Pianura padana e l’area metropolitana di Londra, così come l’area della Ruhr in Germania e nell’Est Europeo. Gli inquinanti più problematici per la salute umana (che possono causare o aggravare per esempio patologie cardiovascolari e polmonari, infarti cardiaci e le aritmie, e cancro) sono il particolato (PM), l’ozono troposferico (O3) e il biossido di azoto (NO2). Il biossido di azoto (No2) ad esempio non solo colpisce il sistema respiratorio direttamente, ma contribuisce anche alla formazione di PM e O 3.

Nel 2014, il 7% della popolazione urbana nell’UE- 28 è stata esposta a NO2 concentrazioni superiori ai identici standard OMS e UE, con il 94% di tutti i casi di superamento che si verificano a causa del traffico. Le stime dell’impatto sulla salute associato all’esposizione di lungo termine al PM2,5 da combustione del carbone e biomasse in famiglie e dagli edifici commerciali e istituzionali non sono diminuite in modo significativo. Per ridurre le emissioni di questi settori, è essenziale attuare pienamente le misure, come ad esempio le recenti modifiche alla direttiva sulla progettazione ecocompatibile per stufe domestiche, ecc. La ricerca dimostra che solo l’esposizione a PM25 è responsabile di 436.000 morti premature in Europa nel 2013, un livello in aumento rispetto alle stime degli anni precedenti.

Gli impatti stimati dell’esposizione a NO2 e O3 erano rispettivamente di circa 68.000 e 16.000 decessi prematuri. 2 Le emissioni di ammoniaca (NH 3) derivanti dalla agricoltura rimangono elevate e contribuiscono soprattutto a livelli di PM sostenuti e una serie di episodi di alta PM in Europa e in alcune aree. L’inquinamento atmosferico continua a danneggiare anche il contesto urbano, i monumenti, la vegetazione, gli ecosistemi. In questo contesto, gli inquinanti atmosferici più nocivi sono O 3, NH 3 e NO x. Cosa occorre fare? affrontare le cause profonde dell’inquinamento atmosferico richiede una trasformazione fondamentale e innovativa dei nostri sistemi di mobilità, della gestione dei rifiuti urbani e industriali, dell’energia, delle fonti puntuali anche industriali e degli allevamenti e coltivazioni sino alla progettazione ecocompatibile delle nostre case. Questo processo di cambiamento richiede un intervento di tutti noi, comprese le autorità pubbliche, le imprese, i cittadini e le comunità di ricerca.

Alzheimer: le particelle di smog danneggiano il cervello Se un recentissimo studio condotto nei pressi dei nostri centri urbani ha mostrato come lo smog riesca a favorire l’insorgenza di aterosclerosi ed arteriosclerosi e persino ad elevare il livello medio di colesterolo presente nel sangue, a rincarare la dose vi è una ricerca che attesterebbe un legame indiretto tra polveri tossiche inalate e sviluppo di patologie di tipo degenerativo, come il morbo di Alzheimer. Condotto dall’Università di Lancaster, lo studio in questione ha infatti attestato come alcune componenti presenti nei gas di scarico e nelle particelle prodotte dagli impianti industriali riescano a raggiungere il cervello e a giocare un ruolo decisivo nella genesi di quelle placche amiloidi che presiedono all’occlusione di alcune aree cerebrali e allo sviluppo del morbo di Alzheimer. Per giungere a questa tragica conclusione, gli autori dello studio hanno compiuto una ricerca incentrata sulle condizioni di salute di un campione statistico pari a 29 abitanti di Città del Messico e 8 abitanti di Manchester, andando a comprendere nel novero dei volontari, tutti di età compresa tra i 62 e i 92 anni, alcuni soggetti affetti da morbo da Alzheimer in fase conclamata. Andando ad analizzare alcun porzioni di tessuto cerebrale del campione, i ricercatori hanno potuto effettivamente constatare come la presenza di problematiche di tipo neurodegenerativo si accompagnasse ad alcuni residui lasciati dall’ossido di ferro e come, dunque, i detriti lasciati dallo smog rappresentassero una costante laddove la patologia si era effettivamente sviluppata. In sostanza, laddove vi era un’esposizione massiccia a condizioni di smog fuori dalla norma, è stato possibile constatare come delle minuscole particelle di ossido di ferro andassero ad accumularsi nei tessuti cerebrali e a fungere da concausa per la perdita delle facoltà cognitive e da movente per lo sviluppo del morbo di Alzheimer. La ricerca pubblicata su Pnas conferma dunque quei numerosi sospetti che prevedono lo smog alla stregua del killer silenzioso della mortalità occidentale e mostra come lo sviluppo di aterosclerosi e arteriosclerosi non siano che uno dei possibili approdi della ricerca incentrata sul rapporto tra inquinamento e tessuti organici.

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