Cervello shock: cervello ‘cannibale’, senza sonno comincia a mangiare se stesso

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Le alterazioni croniche del riposo introdurrebbero dei cambiamenti in quelli che sono gli elementi principali della “pulizia” del cervello, ovvero le cellule della glia.

Dormire poco costa caro al cervello, il quale diventa cannibale se il soggetto soffre di insonnia cronica: l’organo cerebrale comincia a distruggere e a digerire le proprie cellule danneggiate.

La ricerca, condotta da Michele Bellesi del Politecnico delle Marche e pubblicata sul Journal of Neuroscience, ha analizzato il cervello di topi. Ha confrontato il cervello di animali in tre diverse condizioni: roditori che avevano potuto dormire a piacimento, topi tenuti svegli per 8 ore in più rispetto al solito e cavie che non riposavano da 5 giorni di fila – una situazione, quest’ultima, che imita la carenza cronica di sonno. Gli scienziati si sono concentrati sull’attivita’ delle cellule gliali che formano il ‘sistema spazzino’ del cervello, perche’ gia’ in precedenti ricerche un gene che la regola e’ risultato piu’ ‘acceso’ dopo un periodo di deprivazione di sonno.

Compiti precisi. In particolare sono state osservate le cellule della glia, responsabili della manutenzione dell’ambiente cellulare neurale: alcune di queste, gli astrociti, tagliano le sinapsi non necessarie rimodellando le connessioni tra neuroni; altre, quelle della microglia, si muovono a caccia di neuroni danneggiati, placche e agenti infettivi da neutralizzare. Queste due cellule, spiega lo studio, si sono rivelate molto più attive ne topi in mancanza cronica di sonno. “Porzioni di sinapsivengono letteralmente mangiate dagli astrociti a causa della perdita di sonno“, dice e così si apre un altro fronte nella comprensione delle funzionalità e delle modalità con cui il sonno, e la mancanza di sonno in questo caso, influiscano sulla possibile insorgenza o esposizione a dinamiche neurodegenerative. Un fatto che di per sé potrebbe essere anche positivo: rimodellare i circuiti più logori e sfoltire là dove non serve più può aiutare a proteggere le connessioni sane. Effetti possono verificarsi anche sul metabolismo dei carboidrati e sulle funzioni dell’apparato endocrino con due conseguenze drastiche: si diventa vecchi prima del tempo e si ha una difesa immunitaria meno forte. Queste evidenze potrebbero spiegare perché una mancanza prolungata di sonno rende le persone più vulnerabili al rischio di demenza, conferma Agnès Nadjar dell’università di Bordeaux in Francia, citata dal ‘New Scientist’.

Il sonno è un bisogno primario per il nostro organismo, eppure ci siamo mai chiesti che cosa è, a cosa serve e perché per molti di noi rappresenta un problema? Probabilmente non si ha una sufficiente “cultura del sonno” che ci porti a considerarlo come un’esperienza fondamentale per la nostra salute. Spesso sentiamo dire che per stare in salute è necessario osservare una dieta equilibrata e fare esercizio fisico ma non viene mai fatto alcun riferimento al sonno. Forse il concetto che bisogna dormire bene fa così tanto parte della nostra quotidianità che tendiamo a darlo per scontato. Capita pertanto, che molte persone non percepiscano l’importanza del sonno e l’eventuale difficoltà nel riposare fino a che non sono esauste. È sufficiente a questo punto passare qualche notte insonne, magari a “contare le pecore”, per rendersi conto di quanto sia stretto il legame tra il sonno e la qualità della vita. La mancanza di sonno ci rende poco efficienti nel lavoro, irritabili e poco propensi alla socialità, pericolosi alla guida, ma anche più vulnerabili alle malattie. Purtroppo l’organizzazione delle nostre attività, siano esse ludiche o lavorative, sembra essere fatta per non dormire, o meglio continuiamo ogni giorno a lesinare sul sonno perché c’è sempre qualcosa in più da fare, da vedere o da provare. La deprivazione del sonno cronica sta diventando un tratto tipico della vita contemporanea e la dimostrazione di questo è che sempre più persone quando sono sveglie hanno sonno e si sentono stanche. È importante prendere nella giusta considerazione i primi segnali di una cattiva qualità del sonno. Se li trascuriamo si finisce, infatti, per peggiorare la situazione e fare proprie cattive abitudini che poi sono difficili da perdere. Cercheremo con questo breve scritto di interessare e sensibilizzare il lettore riguardo l’importanza del sonno per una migliore qualità della vita. Vorremmo, inoltre focalizzare la nostra attenzione al sonno delle donne che sono toccate in modo particolare da questa problematica anche in funzione del loro stile di vita e del contesto ambientale e/o professionale in cui oggi vivono.

Dormire bene, dormire male Dott. Giuseppe Ventriglia – Responsabile Nazionale Area Formazione SIMG Cos’è il sonno? Un buon sonno (ristoratore e di durata sufficiente) è necessario per il benessere e per affrontare adeguatamente gli impegni del giorno. Il bisogno di sonno è molto diverso da una persona all’altra, ma in genere varia tra le 6 e le 9 ore anche se esistono individui che vivono bene dormendo, talvolta per tutta la vita, solo pochissime ore. È noto anche che i bambini piccoli dormono moltissimo e che il sonno diventa “normalmente” sempre più breve con l’avanzare dell’età. Gli studiosi hanno scoperto che il sonno non è una condizione passiva ed inerte interposta tra le attività fisiche e mentali che si susseguono nel giorno. Al contrario, sappiamo oggi che il cervello durante il sonno ha un’attività piuttosto intensa e svolge funzioni di particolare importanza per il mantenimento dell’equilibrio fisico e psichico della persona: il corpo e la mente riposano, le informazioni apprese vengono consolidate ed anche l’umore migliora. Del resto ciascuno di noi ha avuto modo di verificare che in mancanza di sonno calano l’attenzione, la concentrazione e la memoria, si diventa più irritabili ed ansiosi, compaiono problemi anche a livello corporeo (mal di testa, disturbi digestivi, ecc.), ci si sente stanchi ed assonnati fino al punto di andare incontro a problemi sul lavoro e nelle attività domestiche. Interessante poi quanto si è scoperto nella donna in età fertile, in cui il sonno è di grande importanza per il mantenimento dell’equilibrio ormonale e della capacità riproduttiva.

Cos’è l’insonnia? Per insonnia si intende la compromissione del sonno notturno che provoca, nelle successive ore diurne, conseguenze importanti quali sonnolenza, irritabilità, ansia e difficoltà di concentrazione. L’insonnia costituisce talvolta un disturbo passeggero, legato ad esempio alla preoccupazione per un impegno importante, un esame, un colloquio di lavoro, ma in molti casi rappresenta un problema rilevante di salute, ossia una vera propria malattia. Si sa che lo stress, il rumore, il dolore e molte malattie sono nemiche del “buon dormire”, ma esistono comportamenti che possono favorire od ostacolare l’inizio ed il mantenimento del sonno notturno e che è importante conoscere in modo da creare intorno a sé le migliori condizioni per ottenere un sonno ristoratore (vedi pag. 7). Sono tante le persone che riferiscono di non dormire bene. Secondo alcune ricerche la metà circa della popolazione ha problemi di sonno, anche se le forme più gravi di insonnia sono fortunatamente molto meno frequenti. Di sicuro si sa che questo disturbo compare più spesso nelle donne e nelle persone in età avanzata. Ma si sa anche che tante, troppe persone cercano di affrontarlo da sole, senza il consiglio di persone esperte o, peggio ancora, usando farmaci magari prescritti dal medico, ma assumendoli in maniera scorretta.

Da dove origina l’insonnia? Vi sono persone la cui insonnia deriva direttamente da malattie e problemi di salute ben identificabili: sono le condizioni che gli esperti chiamano di “insonnia secondaria”. Nella maggioranza dei casi, invece, questa correlazione non esiste: sono i casi denominati “insonnia primaria”, molto frequenti e frutto per lo più del perdurare di situazioni che alterano il sonno accoppiate a persistenti stati di tensione emotiva e di reazioni personali negative alla perdita stessa del sonno. Una specie di “cane che si morde la coda” e che ha come risultato finale un’insonnia che continua a lungo nel tempo. L’insonnia, detto in altre parole, può essere considerata come il frutto dell’interazione tra fattori “predisponenti” (che aumentano la probabilità che compaia l’insonnia), fattori “precipitanti” (che possono scatenare l’insonnia, ad esempio un divorzio, la perdita di una persona importante, un grave problema familiare o lavorativo o di salute) e fattori “cronicizzanti” che contribuiscono a far perdurare nel tempo o ad aggravare l’insonnia. Questi ultimi, sono di grande importanza perché si tratta per lo più di abitudini nocive per il sonno che, volendo, potrebbero essere corrette.

I tipi di insonnia L’insonnia, però, non è sempre uguale, in quanto ci sono persone che hanno difficoltà ad addormentarsi (cosiddetta insonnia iniziale), altre che si svegliano una o più volte nel cuore della notte e magari fanno fatica a riaddormentarsi (insonnia intermedia) ed altri infine che si svegliano con notevole anticipo rispetto a quanto stabilito (insonnia terminale). Molto più raramente l’insonnia riguarda tutte le fasi del sonno, ed il paziente trascorre, come si suol dire, la “notte in bianco”. In ogni caso, è sempre importante capire se l’insonnia si limiti a dare problemi di notte (sonno disturbato) e se invece essa sia la causa di più o meno gravi disturbi anche durante il giorno (stanchezza, disturbi dell’attenzione e della memoria, ansia ed irritabilità, umore depresso e sonnolenza). Questo elemento è importante per la successiva scelta del trattamento necessario.

Esiste un’insonnia “normale”? Esistono condizioni di particolare stress (preoccupazioni familiari, lavorative o scolastiche) che possono produrre un’insonnia. In questi casi il disturbo del sonno è da considerare come un “normale” evento, che se è transitorio e non provoca disturbo al soggetto, può anche non richiedere trattamenti con farmaci dal momento che, una volta superato l’evento che lo ha provocato, l’insonnia tende a risolversi. Quando invece il disturbo perdura, può essere utile un periodo di cura scegliendo i prodotti in base all’intensità dell’insonnia ed ai disagi provocati. In questo tipo di insonnia potrebbero essere particolarmente indicate le piante officinali, sia per la loro “delicata” azione, sia per la relativa “normalità” del problema per il quale il trattamento farmacologico, in genere, potrebbe essere perfino eccessivo.

Quando parlarne con il medico? Quando le difficoltà del sonno compaiono per più giorni nella settimana e durano a lungo nel tempo, o quando ci si accorge che a causa della mancanza di sonno compaiono sonnolenza diurna, colpi di sonno alla guida, stanchezza, stato di ansia, distrazione e scarsa concentrazione nelle proprie attività, allora bisogna parlarne con il medico per trovare le cause e le opportune soluzioni. Così pure è bene sapere che esistono sostanze e malattie capaci di alterare il sonno: è dunque buona norma riferire al medico la comparsa di un’insonnia se si stanno assumendo farmaci o quando si è affetti da qualche problema di salute.

Quali sono i rimedi per l’insonnia? Quando l’insonnia è conseguente ad una precisa malattia, la cura coincide con quella della condizione che la provoca. In tutti gli altri casi, il primo passo è verificare il rispetto delle “regole” del sonno.

Se il problema persiste sarà necessario consultare un esperto (il proprio medico o il farmacista) al fine di individuare le condizioni che possono giovarsi dell’azione positiva sull’ansia e sul sonno di un integratore a base di piante officinali, oppure da trattare necessariamente con farmaci. Tra le piante officinali che facilitano il sonno o che agiscono sull’ansia e sugli stati di tensione emotiva vi sono: Passiflora, Valeriana, Escolzia, Melissa, Griffonia, Luppolo e Biancospino.

I farmaci indicati per queste situazioni appartengono alla categorie delle cosiddette benzodiazepine e sostanze affini. Questi sono scelti dal medico con cura, in relazione alla loro diversa durata d’azione sul sonno. Ci sono farmaci più adatti a chi fa fatica ad iniziare il sonno, a chi si sveglia più volte di notte o a chi dorme bene ma si sveglia troppo presto al mattino.

Perché i medici sono spesso restii a prescrivere i sedativi per l’insonnia? Molti medici appaiono particolarmente attenti nella prescrizione dei farmaci in grado di ridurre l’ansia e di indurre il sonno (benzodiazepine e simili). La ragione c’è ed è legata alla necessità di farne possibilmente un uso limitato nel tempo, cauto e magari anche “al bisogno”, evitando si assumere questi farmaci per molti giorni consecutivi, quasi fosse “una cura”, onde evitare pericolosi effetti indesiderati (specie negli anziani) e pericolose condizioni di dipendenza o di abuso.

Dormire bene è importantissimo: consigli utili per migliorare la qualità del sonno L’alimentazione Di sera evita pasti troppo abbondanti e ricchi di grassi e di carne; se hai fame all’ora di andare a dormire, fai uno spuntino leggero, per evitare problemi di digestione; evita, di sera, caffè, thè, coca-cola e cioccolata; evita i superalcolici che non favoriscono affatto un buon sonno. Il fumo di tabacco Evitalo sempre, ma specialmente alla sera. L’attività fisica Bene farla regolarmente durante il giorno ma bisogna evitare gli esercizi fisici impegnativi verso sera. Le attività della sera Prima di andare a letto, non dedicarti ad attività particolarmente impegnative sul piano mentale o emotivo quali lo studio, le attività di progettazione, il lavoro al computer e simili. I sonnellini Sono da evitare durante il giorno ma, in particolare, sono deleteri quelli del dopo-cena davanti al televisore. La stanza in cui si dorme È bene che sia buia e lontana dai rumori, non troppo fredda ma neppure troppo calda. Il bagno caldo serale Può essere un’abitudine rilassante specie se fa parte della routine serale. Gli orari del sonno Per quanto possibile, vai a letto e cerca di svegliarti sempre alla stessa ora, anche durante il fine settimana e indipendentemente da quanto hai dormito di notte; non dormire più a lungo al mattino, se hai dormito poco. In caso di risveglio precoce Se apriamo gli occhi prima che suoni la sveglia, è bene alzarsi dal letto, accendere la luce o aprire le finestre e iniziare la propria giornata. Se non si riesce a dormire Evitare di guardare continuamente l’orologio e rigirarsi nel letto; meglio alzarsi e dedicarsi ad attività rilassanti, evitare di pensare al lavoro ed alle cose da fare o lasciate in sospeso. Prepararsi al sonno Cercare di rilassarsi il più possibile prima di andare a letto, anche facendo gli stessi gesti e le stesse cose, come fosse un rituale; andare a letto solo quando si è veramente assonnati.

Quanti Italiani soffrono di disturbi del sonno a cura di O.N.Da Secondo l’AIMS (Associazione Italiana per la Medicina del Sonno)* sono circa 12 milioni gli italiani che soffrono di insonnia o di disturbi ad essa correlati, all’origine anche di depressione, stanchezza diurna e pessima qualità della vita. Questo dato è emerso dallo Studio Morfeo 2, la più vasta indagine nazionale condotta sui problemi di insonnia, conclusasi nel 2008, e che ha coinvolto, oltre all’AIMS, 18 Centri di Medicina del Sonno, oltre 600 medici di medicina generale e più di 11.000 pazienti. Per non avere conseguenze sullo stato di salute generale, l’insonnia dovrebbe essere passeggera; per gli Italiani sta assumendo invece caratteristiche di cronicità: il 67% degli insonni ne soffre da più di un anno e l’80% ne avverte le ripercussioni durante il giorno con manifestazioni che vanno da tensione nervosa, a irritabilità e segni di depressione, fino a difficoltà di concentrazione o di memoria, specie il giorno successivo alla notte in bianco. Ad essere colpite maggiormente da questi disturbi sono le donne, specie tra i 45 e i 54 anni (quindi nel momento della menopausa), in cui a soffrirne sono all’incirca il 70%. Un problema che avvertono con prevalenza le divorziate (70%), seguite dalle single (55,3% contro il 44% degli uomini) e in percentuale minore le sposate (49% contro il 40 % degli uomini). Oggi si dormono in media 7 ore e un quarto a notte, un numero che per molte persone può essere insufficiente per far riposare l’organismo. I rischi? Molteplici. L’insonnia ed il cattivo riposo hanno importanti ripercussioni anche sullo stato lavorativo, di sicurezza e di salute di che ne soffre. Il 53% di chi dorme male si assenterà dal lavoro per malattia, il doppio rispetto a chi scivola tranquillamente tra le braccia di Morfeo, mentre ancora troppo grave resta il bilancio per incidenti, la cui concausa può essere proprio l’insonnia: più del 50% in ambiente lavorativo ed oltre 50.000 sulla strada. Non da meno sono i rischi per la salute con innanzitutto un calo di produttività durante il giorno, che può arrivare a toccare vette del 50%, un indebolimento delle difese immunitarie e una maggiore predisposizione alle malattie cardiovascolari. Infatti dormire poco fa aumentare la pressione del sangue e costringe il cuore ad un superlavoro. Se si soffre d’insonnia occorre curarla. Eppure lo Studio Morfeo 2 rivela, sotto questo aspetto, che gli italiani non ne sono pienamente consapevoli: il 56% non sono in trattamento, il 40,5% rifiuta le cure e il 7,3% ricorre al fai da te. Invece è fondamentale tenere presente che la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo dei disturbi del sonno ne prevengono l’aggravamento e il presentarsi di tutte quelle complicanze che sono legate alla cronica privazione di sonno: invecchiamento precoce, disturbi psicologici e comportamentali, ipertensione arteriosa e maggior rischio di patologie cardiovascolari. Si ringrazia per la consulenza la Professoressa Rosalia Silvestri, dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno, Responsabile della Commissione Sonno Donna.

Disturbi del sonno nella donna

Il corpo ha bisogno di pause e di riposo per poter svolgere attività di recupero, riparazione e rilassamento. Un sonno carente può provocare disturbi alla salute. I primi segnali della mancanza di un buon riposo sono visibili, a livello fisico, con borse sotto gli occhi, pelle poco luminosa, palpebre appesantite e afflosciate, stanchezza e, a livello comportamentale, con un aumentato stato di ansia, irritabilità e nervosismo. I disturbi del sonno che possono manifestarsi con la difficoltà ad addormentarsi, a riposare bene o non a sufficienza, sono piuttosto diffusi e si possono verificare a qualsiasi età. Idealmente il sonno dovrebbe comprendere un terzo del giorno (un’ora di sonno ogni due di veglia). Oggi, tuttavia, la quantità di sonno si è mediamente ridotta di un’ora e mezzo con importanti ripercussioni sulla salute fisica e psichica. Questo è vero in modo particolare per la donna, quando risente delle modificazioni ormonali della menopausa, ma anche dei nuovi stili di vita e delle nuove condizioni ambientali o professionali e riduce la quantità di ore di sonno, che per molte di loro è al di sotto della soglia critica delle sei ore, potendo così arrivare ad una deprivazione cronica del sonno che può diventare il detonatore di disturbi somatici fino alla malattia. L’importanza di un buon sonno Il sonno costituisce una componente essenziale della salute neurovegetativa e somatica, emotivo-affettiva e cognitiva. Infatti, durante il sonno il cervello sincronizza i bioritmi esseziali per la salute (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, temperatura corporea, ritmo sonno-veglia, bioritmi ormonali, ma anche il tono muscolare) ottimizzandone i valori e riducendo i livelli degli ormoni d’allarme, adrenalina e cortisolo. In età fertile, nella donna regola la circadianità e i bioritmi endocrini e neurochimici finalizzati alla riproduzione. Inoltre il sonno contribuisce al benessere che alimenta il desiderio di vita svolgendo un’azione stabilizzatrice nella regolazione del tono dell’umore, migliorando e riducendo i livelli di ansia e di irritabilità. A livello cognitivo, in particolare nella fase REM, il sonno trasforma le tracce di memoria a breve termine in tracce a lungo termine. Ha un ruolo essenziale nel recupero della stanchezza e dell’usura del giorno, sia a livello metabolico che biologico e psichico.

Le alterazioni del sonno Le alterazioni del sonno si possono classificare in quattro tipi: 1. quantitative, in cui sono ridotte le ore di sonno. 2. qualitative, sindromi da fasi del sonno avanzate o ritardate e disturbi cronobiologici transitori; 3. parasonnie, che includono i disturbi del risveglio con sonnambulismo, con o senza apnea ostruttiva e i disturbi comportamentali associati a fase REM. Si tratta di norma dell’insieme di fenomeni non desiderati prevalentemente legati ai sogni che avvengono maggiormente nell’infanzia e nell’adolescenza. 4. altre alterazioni: insonnia severa, epilessie notturne, disturbi del sonno con movimenti ritmici. Di seguito la nostra attenzione resterà focalizzata sul sonno delle donne e come questo possa subire delle alterazioni in corrispondenza di determinati periodi e condizioni caratteristici proprio dell’universo femminile.

Alterazioni del sonno in gravidanza Normalmente una donna in attesa, soddisfatta della sua gravidanza, gode di una migliore qualità del sonno grazie all’effetto sedativo degli alti livelli di progesterone e del suo metabolita, l’allopregnenolone. Problemi relativi alla gravidanza (desiderata o meno), alla situazione di coppia e familiare, a eventuali difficoltà economiche e all’ambiente familiare possono poi modificare anche radicalmente il favorevole effetto endocrino del progesterone. Le più frequenti alterazioni del sonno in gravidanza riguardano il russare e le apnee; entrambi possono essere indicatori di un maggiore rischio di ipertensione in gravidanza, pertanto la qualità del sonno può essere preziosa per la diagnosi precoce di importanti patologie connesse allo stato gravidico.

Alterazioni del sonno in menopausa L’alterazione della qualità e della quantità delle ore di riposo effettivo in menopausa è causata dalle fluttuazioni estrogeniche. Esse possono avere conseguenze importanti sulla vita quotidiana e sulla salute con: riduzione del tono dell’umore e compromissione della memoria, riduzione dell’energia vitale, aumento dell’astenia e del senso di affaticabilità. Inoltre la carenza di sonno può associarsi ad un aumento dell’appetito per cibi ad alto contenuto calorico, ricchi di zuccheri e grassi; in queste condizioni aumenta infatti la secrezione di ghrelina, il neuropeptide che acuisce il senso di appetito e si riduce la leptina che dà invece il senso di sazietà. Questo spiega perché le donne che dormono poco e/o male hanno tendenza ad ingrassare e fanno più fatica a seguire in modo consistente una dieta, specie in peri e postmenopausa. In ultimo si può osservare un aumento della sensibilità al dolore, caduta del desiderio sessuale e alterazione della circadianità dei bioritmi cardiovascolari. Le perdita della circadianità pressoria, che normalmente ha un minimo verso le tre o le quattro del mattino, associata ai disturbi del sonno, anticipa e predice la comparsa di ipertensione severa in postmenopausa.

Alterazioni del sonno e ciclo mestruale Disturbi del ritmo sonno-veglia, specie nelle donne turniste, potrebbero essere associati a irregolarità mestruali e a cicli significativamente più lunghi. Questi ultimi potrebbero indicare maggiori irregolarità nelle sincronia neuroendocrina che coordina l’ovulazione con possibili anovularità o fasi luteali inadeguate che possono tradursi in ridotta fertilità o in alterazioni della sessualità. Alterazioni del sonno e sessualità Le implicazioni del sonno per la vita sessuale sono duplici: da un lato le conseguenze che la deprivazione cronica di sonno ha sulla riduzione dell’energia vitale, sull’abbassamento del tono dell’umore e sull’aumento della irritabilità, dall’altro la ripercussione sul desiderio e sull’eccitazione mentale che rallenta il circuito della funzionalità sessuale. Alterazioni del sonno, alterazione dei bioritmi endocrini e rischi oncologici Un aspetto critico dell’alterazione del sonno riguarda il possibile rischio oncologico. Sono in corso studi volti a determinare se l’alterazione dei normali ritmi cardiani possano aumentare il rischio di sviluppare un tumore. I soggetti impegnati nel lavoro notturno possono avere alterati i livelli notturni di melatonina e i profili degli ormoni riproduttivi che potrebbero aumentare il rischio di malattie correlate agli ormoni, tra cui il tumore della mammella e del colon.

Il sonno e l’alimentazione

Abbiamo più volte accennato al fatto che alcuni neurotrasmettitori (sostanze chimiche che modificano la trasmissione di un impulso tra i nervi o tra un nervo ed un muscolo) e alcuni ormoni sono responsabili del funzionamento del ciclo del sonno, ma non è stato detto che la loro attività può essere condizionata da alcuni nutrienti provenienti dalla nostra alimentazione. Ecco la ragione per cui l’alimentazione influenza la qualità e la quantità del sonno. Oltre al tipo di cibo che mangiamo, incidono sull’insorgenza dei disturbi del sonno anche le abitudini alimentari, la combinazione degli alimenti e le porzioni assunte. In particolare, i fattori che possono alterare il ciclo sonno/veglia correlabili alle abitudini nutrizionali sono: • Poco tempo per mangiare: lo stress o l’ansia modificano il ritmo circadiano che controlla il ciclo orario della liberazione degli ormoni e dei neurotrasmettitori che regolano il tempo di sonno e veglia. Alcune situazioni di vita quotidiana possono alterare questo equilibrio: ad esempio, i lunghi viaggi, gli orari di lavoro notturni, i lavori a turno, la tensione nervosa accumulata si ripercuotono negativamente sia sulla qualità del sonno che sulle abitudini alimentari (scelta di alimenti meno nutrienti e più calorici). Il non avere orari fissi né per dormire né per mangiare porta a uno scarso controllo delle funzioni generali dell’organismo. • Pasti abbondanti o poco frequenti durante la giornata: pasti abbondanti e particolarmente ricchi di proteine (carne, uova,e alcuni pesci) e grassi (formaggi grassi e i fritti), consumati di sera, causano nelle ore notturne una maggiore secrezione (superiore al normale) di acido cloridrico nello stomaco e un aumento del pH acido dello stomaco, specialmente se la cena è accompagnata da alcool e caffè. L’eccesso di proteine durante la cena porta a una diminuzione nella sintesi di serotonina (sostanza chimica ampiamente distribuita nell’organismo, specialmente nel cervello con funzione di neurotrasmettitore) e ad un aumento della produzione di adrenalina (ormone prodotto dalla midollare surrenale), condizione questa che attiva un maggiore stato di allerta nell’organismo. In queste circostanze, la digestione si rende più difficile e più lenta, la difficoltà ad addormentarsi aumenta e può dare adito a sintomi quali acidità, reflusso, nausea e sensazione di vomito, specie se ci si corica con lo stomaco troppo pieno e subito dopo aver mangiato. Anche in questo caso, dunque, si abbassa la qualità del sonno e del riposo. • Mangiare pasti troppo distanti l’uno dall’altro: passare molte ore senza mangiare causa un aumento della temperatura corporea che rende più difficile il sonno. • Cibi troppo conditi ed eccitanti: cibi piccanti, caffeina, thè, cioccolata e ginseng sono sostanze che danno euforia e stimolano le connessioni nervose del cervello. Anche l’assunzione di alcool, specie in quantitativi eccessivi, distrugge totalmente il ciclo circadiano e non permette un riposo salutare. • Intolleranze alimentari: le persone allergiche ad alcuni alimenti o a certi aminoacidi, quali fenilalanina, istamina o tiramina, che sono alla base della sintesi di adrenalina e noradrenalina, combattono spesso con sintomi gastrici che alterano il ciclo del sonno. Consigli nutrizionali per dormire meglio Come abbiamo visto, alcuni alimenti per la loro composizione e il quantitativo delle porzioni assunte influiscono sulla quantità e sulla qualità del sonno. Gli alimenti che partecipano alla sintesi di ormoni e neurotrasmettitori come la dopamina, l’adrenalina e le noradrenaline rendono più difficile il sonno, quelli che invece aiutano la regolazione della melatonina e della serotonina lo favoriscono. Pertanto, specie alla sera, sarà utile prevedere il consumo di cibi ricchi di triptofano, un aminoacido essenziale (componente delle proteine) utile per la formazione di melatonina e serotonina, che in natura è contenuto in alimenti come: latte, banane, avocado, ananas, fagioli secchi, frumento integrale, ceci, fave secche, lenticchie, piselli, spinaci, arachidi, mandorle, nocciole, formaggio, uova, carne e pesce. Ma per garantire al nostro corpo una buona qualità del sonno occorre fornire anche un apporto adeguato di altri componenti nutrizionali: • Carboidrati (zuccheri) i quali stimolano l’insulina nel pancreas, un ormone che aumenta la disponibilità del triptofano necessario per formare serotonina. Bisogna però scegliere fra carboidrati complessi (pane, riso, patate, pasta) e non carboidrati semplici (zucchero, dolci, ecc). • Vitamine: le vitamine B1 e B6, necessarie per la biosintesi di serotonina interferiscono in parte nelle funzioni di sonno/veglia. Un eccesso di zucchero e dolci diminuisce la biodisponibilità della vitamina B6. • Calcio e magnesio: un adeguato apporto giornaliero di queste sostanze consente di dormire e riposare meglio durante la notte. A che ora cenare? Studi scientifici hanno dimostrato che l’orario in cui si cena non ha relazione diretta con il sonno, ma occorrerebbe tuttavia cenare sempre alla stessa ora per abituare il corpo a orari fissi: più essi saranno regolari, più facile sarà per l’organismo regolarsi con il ritmo circadiano. Quanto mangiare? Mangiare, né troppo e né poco. Una regola d’oro da tenere a mente è il quantitativo di cibo che si mangia a cena. Mangiare troppo o poco è in entrambi i casi un ottimo modo per prevedere una nottata in bianco. Dopo cena si deve essere sazi ma non appesantiti. È bene cenare circa 4 ore prima di coricarsi, evitando quindi di andare a dormire subito dopo il pasto.

I trattamenti per i disturbi del sonno a cura di Apoteca Natura Tutti gli argomenti fin qui trattati evidenziano come il sonno rivesta una posizione centrale nel determinare lo stato di salute di tutti noi. Evidenze scientifiche ci hanno dimostrato che la scarsa qualità del riposo può essere correlata con l’insorgenza di irritabilità, ansia e depressione, malattie cardiocircolatorie e gastrointestinali. È fondamentale quindi, prendere nella giusta considerazione i primi segnali di una cattiva qualità del sonno e intervenire tempestivamente con scelte terapeutiche efficaci e sicure, individuate sulla base della singola condizione che genera il disturbo. Come già anticipato il primo passo è verificare il rispetto delle regole di “igiene del sonno” e soprattutto quando il problema persiste è opportuno confrontarsi con il medico di famiglia o con uno specialista (farmacista o altro operatore sanitario) per scegliere il trattamento più adatto alla propria situazione, sia esso fitoterapico o per i casi più gravi farmacologico. Nei paragrafi che seguono prenderemo in considerazione i principali trattamenti per i disturbi del sonno proponendo una guida pratica che possa rispondere alle più comuni richieste di informazioni su questo argomento specifico.

Dormire bene ci aiuta a vivere meglio

Che cosa è il sonno II sonno nel passato è stato definito come una periodica interruzione dello stato di veglia e generalmente si pensa che esso rappresenti un sorta di attesa passiva interposta tra le tipiche attività fisiche e mentali della veglia. Al contrario oggi sappiamo che il cervello durante il sonno è tutt’altro che a riposo, che ha un’attività piuttosto intensa differenziata nelle diverse fasi REM e non-REM e che la sua attività metabolica è superiore allo stato di veglia, come documentato dal maggiore consumo di ossigeno. Quello che ancora non conosciamo in tutti i dettagli sono le particolari funzioni svolte dal sonno, anche se c’è generale consenso sulla la sua grande importanza per favorire l’equilibrio fisico e neuropsichico della persona: durante il sonno il corpo e la mente riposano, le informazioni apprese vengono consolidate ed anche l’umore migliora. Altrettanto interessante poi quanto scoperto nella donna in età fertile per la quale il sonno è importante anche per il mantenimento degli equilibri ormonali e della capacità riproduttiva.

Fino alla metà del secolo scorso si pensava che il sonno fosse un fenomeno unitario, fisiologicamente passivo e con funzione essenzialmente ristoratrice. Solo nel 1953 si riuscì a dimostrare grazie a registrazioni elettroencefalografiche (EEG) che il sonno è composto in realtà da differenti stadi che compaiono in una sequenza caratteristica durante la notte. Il ciclo sonno-veglia nell’uomo è costituito da tre fasi maggiori: la veglia, il sonno ad onde lente o sonno nonREM, ed il sonno con movimento oculari rapidi o sonno REM. Sonno REM e sonno non-REM si alternano in maniera ciclica durante tutto il tempo passato a dormire e, sebbene non sia ancora chiaro perché questo avvenga, è noto che l’assenza degli stadi del sonno o l’irregolarità degli stessi sono associate a disturbi del sonno. Il sonno non-REM è costituito da 4 stadi ed è caratterizzato da un profondo stato di addormentamento. Durante la prima ora dopo essersi coricati si scende progressivamente nei successivi stadi del sonno non-REM. Questa fase rivela un calo generale dell’attività del cervello, del tono muscolare, diminuiscono i movimenti corporei, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, il respiro, l’attività metabolica e la temperatura. È la fase di recupero dell’organismo. Dopo un periodo di sonno a onde lente si passa nella fase del sonno REM. L’attività cerebrale è in estremo fermento, aumenta la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e il metabolismo raggiungono quasi i livelli dello stato di veglia. Inoltre come indicato dall’acronimo (REM Rapid Eyes Movement = Rapidi movimento oculari) questo stato del sonno è caratterizzato da rapidi movimenti degli occhi. In questa fase si sogna. Il cervello è bombardato da stimoli che non provengono dall’esterno bensì dal suo interno. Questa è la fase dove si elaborano le informazioni acquisite durante il giorno e si consolidano i ricordi.

Perché si dorme?

Per sentirsi freschi e riposati durante il giorno e quindi pronti ad affrontare adeguatamente gli impegni quotidiani, la maggior parte delle persone adulte ha bisogno di dormire per 7-8 ore ogni notte, anche se vi sono differenze individuali per cui ad esempio alcune persone vivono bene dormendo solo pochissime ore. Il bisogno di sonno è molto maggiore nei bambini (i neonati dormono circa 17 ore) mentre è noto che andando avanti con l’età si tende a dormire meno profondamente e per periodi più brevi. Il sonno è presente in tutti i mammiferi e, probabilmente, in tutti i vertebrati. Noi tutti proviamo un profondo desiderio di dormire dopo un lungo e forzato periodo di veglia e, come evidenziato anche da numerosi studi, una prolungata astinenza dal sonno può avere esiti davvero dannosi per la salute. Passiamo dormendo circa un terzo della nostra esistenza e il sonno ci è così tanto indispensabile da non potergli resistere, ma nonostante questo le ragioni per cui si dorme restano ancora in parte da comprendere, e come sostenuto da numerosi studiosi, riuscire a spiegare perché si dorme è una delle più grandi questioni ancora aperte della biologia. Sulla base di quanto possiamo osservare analizzando le conseguenze della mancanza di sonno (stanchezza, scarsa concentrazione e memoria, riduzione della capacità di giudizio, alterazione dei tempi di reazione, del tono dell’umore e di altre funzioni fisiologiche) potremmo affermare che durante il sonno:

A) Il corpo recupera Per riuscire a far fronte ai bisogni energetici e metabolici dello stato di veglia durante il sonno si svolgono le seguenti funzioni:

1. Funzione termoregolatrice e di conservazione dell’energia 6 (riduzione del dispendio energetico per mantenere costante la temperatura);

2. Riposo e recupero (ripristino dei processi fisiologici e biochimici, sincronizzazione dei bioritmi essenziali per la salute, riduzione dei livelli degli ormoni dello stressadrenalina e cortisolo, riduzione del metabolismo)

b) Il cervello e le funzioni mentali si ricaricano

1. Consolidamento delle informazioni apprese durante la veglia

2. Recupero e ottimizzazione delle performance cognitive

3. Stabilizzazione e regolazione del tono dell’umore migliorando e riducendo i livelli d’ansia e irritabilità

4. Plasticità neuronale (miglioramento della efficacia della trasmissione) Qualunque sia la ragione del dormire è evidente che il sonno negli uomini è necessario per vivere bene, per garantire il “funzionamento” del proprio corpo e per la propria sicurezza.

Sta meglio chi dorme bene Un sonno regolare è utile per favorire il funzionamento appropriato dell’organismo e per una buona qualità della vita. L’organismo ha bisogno di pause e di riposo per poter svolgere attività di recupero e rilassamento. Quando si vuole essere produttivi nel lavoro come nello studio non c’è niente di meglio da fare se non una bella dormita. Questa favorirà la concentrazione e l’apprendimento e promuoverà i processi di memorizzazione. Dormire bene contribuisce inoltre al benessere che alimenta il desiderio di vita, è importante per favorire le relazioni sociali svolgendo un’azione stabilizzatrice nella regolazione del tono dell’umore, migliorando e riducendo i livelli di ansia e irritabilità. Anche le performance fisiche, la resistenza allo stress e alle malattie sono migliorate da una buona qualità del sonno. In modo particolare i bambini, soprattutto nei primi anni di vita, dovrebbero dedicare molto tempo al sonno; infatti il raggiungimento di un ritmo adeguato ed il regolare susseguirsi delle fasi e degli stadi del sonno sembrano essere fondamentali per un loro adeguato sviluppo neuro-comportamentale. Alterazioni persistenti del ritmo sonno-veglia possono infatti avere influenze negative sui processi cognitivi ed affettivo-relazionali del bambino. Le manifestazioni comportamentali dovute alla mancanza di sonno (ipereccitabilità, iperattività, capricci e crisi di pianto) variano in maniera importante in rapporto non solo all’età ma anche al grado di sviluppo del bambino. Molti studi hanno indagato le conseguenze della cronica mancanza di sonno nel bambino in età scolare e nell’adolescente evidenziando delle influenze negative, di vario grado, sul successo scolastico e sul comportamento. Da non sottovalutare poi che un disturbo persistente del sonno del bambino può creare le condizioni per cui possa restare un “cattivo dormitore” anche da adulto. Non dimentichiamo inoltre che i disturbi del sonno dei bambini possono alterare in maniera importante anche i ritmi sonno-veglia dei genitori che rischiano di andare incontro ad uno stato di cronica deprivazione di sonno, modificando in qualche modo le abitudini di tutta la famiglia. Probabilmente però non abbiamo sufficiente consapevolezza dell’importanza del sonno per la nostra salute. L’organizzazione delle nostre attività, siano esse ludiche o lavorative, sembra essere fatta per non dormire, o meglio continuiamo ogni giorno a lesinare sul sonno perché c’è sempre qualcosa in più da fare, da vedere o da provare. La deprivazione cronica del sonno sta diventando un tratto tipico della vita contemporanea e la dimostrazione di questo è che sempre più persone quando sono sveglie hanno sonno e si sentono stanche.

Quante ore dobbiamo dormire per notte? Ognuno di noi dorme in modo diverso e ha le sue precise abitudini. Le ore di riposo, la qualità e il passaggio da una sua fase all’altra del sonno sono caratteristiche molto soggettive che cambiano da persona a persona. Queste stesse caratteristiche possono evolversi e cambiare anche nella stessa persona, in funzione dell’età o per l’influenza di fattori ambientali e sociali. C’è chi, ad esempio, preferisce alzarsi presto e chi tardi; alcuni sono soddisfatti solo dopo molte ore di sonno, altri preferiscono dormire poco. È stato dimostrato che il ritmo sonno-veglia varia notevolmente con l’età: il neonato dorme fino a 20 ore al giorno, l’adulto circa 8, l’anziano non più di 6. I bambini necessitano di più ore di riposo probabilmente perché durante il sonno l’organismo produce degli ormoni necessari alla crescita. Le donne in generale dormono meno degli uomini loro coetanei. Persino i cambiamenti ormonali della gravidanza possono in qualche modo indurre dei cambiamenti del ritmo sonnoveglia. Tutti questi aspetti devono essere tenuti in considerazione per non confondere una variabilità biologica, assolutamente normale, con una situazione di disturbo.

Quando dormire è un problema Dormire male costituisce talvolta un disturbo passeggero legato a preoccupazioni contingenti, ma in molti casi può diventare un problema rilevante di salute cioè una vera e propria malattia: l’insonnia. Si sa che il dolore, lo stress, il rumore come anche molte malattie sono nemiche del “buon dormire”, ma esistono anche comportamenti che possono favorire od ostacolare l’inizio ed il mantenimento del sonno notturno che è importante conoscere per creare intorno a se le migliori condizioni per un sonno ristoratore. Sono davvero tante le persone che riferiscono di non dormire bene. Secondo alcune ricerche circa la metà della popolazione ha problemi di sonno, anche se le forme più gravi di insonnia sono fortunatamente molto meno frequenti. Quante volte ci è capitato di dire “Stanotte non sono riuscito a chiudere occhio…”, magari durante l’estate quando anche di notte le temperature rimangono troppo elevate, o quando si è impegnati a studiare per un esame o nella professione a realizzare progetti tanto complessi da tenerci la mente occupata anche di notte. Niente di preoccupante se questo disagio si esaurisce in una notte o poco più, ma cosa succede se comincia a presentarsi con una certa continuità? Ogni qualvolta percepiamo il nostro sonno come insufficiente o poco riposante, evidenziamo una difficoltà a dormire bene che, inevitabilmente, avrà delle ricadute sulla qualità della nostra vita. La mancanza di sonno ed il cattivo riposo hanno importanti ripercussioni sullo stato lavorativo, sulla sicurezza e sulla salute di chi ne soffre. Si stima che il 53% di chi dorme male si assenterà dal lavoro per malattia il doppio rispetto a chi non ha questo disturbo. Purtroppo è grave anche il bilancio per gli incidenti, la cui concausa può essere proprio l’insonnia: più del 50% in ambiente lavorativo ed oltre 50.000 sulla strada (Studio Morfeo 2). Il sonno e la salute fisica sono strettamente collegati infatti numerosi studi scientifici dimostrano che chi dorme male ha maggiore probabilità di manifestare innanzitutto un calo di produttività durante il giorno, che può arrivare a toccare vette del 50%, un indebolimento delle difese immunitarie e anche una maggiore predisposizione alle malattie cardiovascolari. Infatti dormire poco fa aumentare la pressione del sangue e costringe il cuore ad un superlavoro. Di sicuro si sa che sono le donne a soffrire con maggiore frequenza di questo disturbo insieme alle persone in età avanzata. Ma si sa anche che purtroppo tante persone cercano di affrontare questa condizione da sole, senza il consiglio di persone esperte o, peggio ancora, usando farmaci prescritti dal medico, ma assumendoli in maniera scorretta.

I disturbi del sonno non sono tutti uguali Molto spesso i disturbi del sonno vengono definiti con il termine generico di “insonnia”. Per insonnia si intende l’esperienza di un sonno insufficiente o di scarsa qualità dovuto a difficoltà ad addormentarsi (cosiddetta insonnia iniziale), e/o a mantenere il sonno, per cui ci si sveglia una o più volte nel cuore della notte e magari si fa fatica a riaddormentarsi (insonnia intermedia), oppure alla tendenza a svegliarsi con notevole anticipo rispetto a quanto stabilito (insonnia terminale). Molto più raramente l’insonnia riguarda tutte le fasi del sonno, e si trascorre, come si suol dire, la “notte in bianco”. È molto importante per poter scegliere il rimedio più adatto per ogni disturbo del sonno capire se questo si limita a dare problemi notturni (sonno disturbato) oppure se esso è causa di più o meno gravi disturbi durante il giorno come sonnolenza, astenia, difficoltà di concentrazione e irritabilità. Possiamo distinguere i disturbi del sonno anche sulla base delle  cause che possono generarli, in questo caso parliamo di “insonnia secondaria” quando i disturbi del sonno derivano direttamente da malattie e problemi di salute ben identificabili, definiamo invece “insonnia primaria” tutti i casi in cui questa correlazione non c’è. L’insonnia primaria è quella più frequente ed è il frutto dell’interazione tra fattori “predisponenti” (che aumentano la probabilità che compaia l’insonnia), fattori “precipitanti” (che possono scatenare l’insonnia, ad esempio un divorzio, la perdita di una persona importante, un grave problema familiare o lavorativo o di salute) e fattori “cronicizzanti” che contribuiscono a far perdurare nel tempo o ad aggravare l’insonnia . Questi ultimi sono di grande importanza perché si tratta per lo più di abitudini nocive per il sonno che, volendo, potrebbero essere corrette (vedi regole per dormire bene).

Esistono disturbi del sonno da considerare “normali”? Il disturbo del sonno è da considerare come un “normale” evento se è prodotto da condizioni di particolare stress (preoccupazioni familiari, lavorative o scolastiche) ed è transitorio quindi non provoca disturbo al soggetto. In questo caso può anche non richiedere trattamenti con farmaci dal momento che, una volta superato l’evento che lo ha provocato, l’insonnia tende a risolversi. Quando invece il disturbo perdura, può essere utile un periodo di cura scegliendo i rimedi in base all’intensità dell’insonnia ed ai disagi provocati. In questo tipo di insonnia potrebbero essere particolarmente indicate le piante officinali, con la loro azione completa ma “delicata” adatta a tutti i casi in cui il problema si mantiene in una relativa “normalità” tale che il trattamento farmacologico, in genere, potrebbe essere eccessivo. Quando le difficoltà del sonno compaiono per più giorni nella settimana e durano a lungo nel tempo, e in particolare quando 14 ci si accorge che a causa della mancanza di sonno compaiono sonnolenza diurna, colpi di sonno alla guida, stanchezza, stato di ansia, distrazione e scarsa concentrazione nelle proprie attività, allora bisogna parlarne con il medico per trovare le cause e le opportune soluzioni. Da ricordare in questi casi che esistono sostanze e malattie capaci di alterare il sonno: è dunque buona norma riferire al medico la comparsa di un’insonnia se si stanno assumendo farmaci o quando si è affetti da qualche problema di salute.

I rimedi a cui ricorrere quando si dorme male I disturbi del sonno come abbiamo già descritto sono oggi molto spesso sottovalutati considerandoli come un fenomeno “normale” o un leggero fastidio passeggero anche quando durano diversi giorni o settimane o si presentano a scadenze regolari e ravvicinate. Pensiamo che bere più caffè il giorno dopo che non abbiamo dormito ci aiuterà a superare tutti i possibili fastidi, senza sapere che in questo modo si può accumulare un debito di sonno importante ed aggravare il rischio di una cronicizzazione del disturbo. È di fondamentale importanza prendere nella giusta considerazione i primi segnali di una cattiva qualità del sonno e intervenire quanto più tempestivamente possibile con scelte terapeutiche efficaci e sicure individuate sulla base della singola condizione che genera il disturbo. Quando dormire male è conseguente ad una precisa malattia, la cura coincide con quella della condizione che lo ha provocato. In tutti gli altri casi, il primo passo è verificare il rispetto delle “regole” del sonno. Se il problema persiste è opportuno confrontarsi con il medico di famiglia o con uno specialista (farmacista o altro operatore sanitario) per scegliere il trattamento più adatto alla propria situazione sia esso fitoterapico o per i casi più gravi farmacologico. Nei paragrafi che seguono pertanto prenderemo in considerazione i principali trattamenti per i disturbi del sonno proponendo una guida pratica che possa rispondere alle più comuni richieste di informazioni su questo argomento specifico.

Un buon riposo si può costruire anche durante il giorno: semplici regole per dormire bene Tanti piccoli comportamenti che si consumano durante la giornata possono essere molto importanti per favorire un sonno realmente ristoratore. Stili di vita non corretti e vari fattori ambientali possono infl uenzare molto la quantità ma ancora di più la qualità del nostro sonno. Di seguito quindi riportiamo alcune regole e consigli da seguire quotidianamente che possono essere molto utili per riuscire a trascorre una “buona notte”. L’alimentazione: di sera evita pasti troppo abbondanti e ricchi di grassi e di carne; se hai fame all’ora di andare a dormire, fai uno spuntino leggero, per evitare problemi di digestione; evita, di sera, caffè, the, coca-cola e cioccolata; evita i superalcolici che non favoriscono affatto un buon sonno. Il fumo di tabacco: evitalo sempre, ma specialmente alla sera. L’attività fi sica: è bene farla regolarmente durante il giorno ma bisogna evitare gli esercizi fi sici impegnativi verso sera. Le attività della sera: prima di andare a letto, non dedicarti ad attività particolarmente impegnative sul piano mentale o emotivo quali lo studio, le attività di progettazione, il lavoro al computer e simili. I sonnellini: sono da evitare durante il giorno ma , i n particolare, sono deleteri quelli del dopo-cena davanti al televisore.

La stanza in cui si dorme: è bene che sia buia e lontana dai rumori, non troppo fredda ma neppure troppo calda. Il bagno caldo serale: può essere un’abitudine rilassante specie se fa parte della routine serale. Gli orari del sonno: per quanto possibile, vai a letto e cerca di svegliarti sempre alla stessa ora, anche durante il fine settimana e indipendentemente da quanto hai dormito di notte; non dormire più a lungo al mattino, se hai dormito poco. In caso di risveglio precoce: se apriamo gli occhi prima che suoni la sveglia, è bene alzarsi dal letto, accendere la luce o aprire le finestre e iniziare la propria giornata. Se non si riesce a dormire: evitare di guardare continuamente l’orologio e rigirarsi nel letto; meglio alzarsi e dedicarsi ad attività rilassanti, evitare di pensare al lavoro ed alle cose da fare o lasciate in sospeso. Prepararsi al sonno: cercare di rilassarsi il più possibile prima di andare a letto, anche facendo gli stessi gesti e le stesse cose, come fosse un rituale; andare a letto solo quando si è veramente assonnati.

Consigli utili quando a non dormire è il bambino I genitori dovrebbero creare un rituale per il tempo che precede l’andare a letto in modo da fare associare l’andare a letto con una esperienza piacevole. Far associare al bambino il letto con il sonno. Cercare di fare addormentare il bambino nel suo lettino, evitando di addormentarlo altrove o magari in braccio. Uscire dalla stanza prima che il bambino sia addormentato per fare in modo che il bambino sperimenti la sua capacità di addormentarsi da solo. Se il bambino piange, tornare nella stanza per infondergli fiducia, spiegandogli che non lo stiamo abbandonando ma che deve imparare a dormire tutto da solo. Escludere la presenza di disturbi clinici (coliche gassose, malattie ricorrenti, reflusso gastroesofageo…). Programmare la notte come tempo dedicato al sonno: non stimolare con giochi troppo eccitanti il bambino di notte. La stanza del bambino deve essere confortevole, poco rumorosa, poco illuminata e con una temperatura mantenuta sui 20° C. L’orario dell’addormentamento serale e del risveglio mattutino dovrebbero essere mantenuti costanti. Non mandare il bambino a letto affamato. Evitare di farlo bere troppo prima di andare a letto o durante la notte. Cibi e bevande che contengono caffeina e teofi llina non dovrebbero essere assunti di sera.

Le piante medicinali per favorire il sonno e il rilassamento A completamento dei consigli per l’adozione di stili di vita che favoriscano una migliore “igiene” del sonno, può essere particolarmente utile considerare la possibilità di assumere integratori a base di piante medicinali che favoriscano la qualità e la quantità del sonno e della veglia. Le piante medicinali possono essere considerate un intervento ideale per chi lamenta un sonno poco riposante o comunque insufficiente che non necessiti di interventi terapeutici “assolutamente efficaci” sin dalla prima somministrazione o quando nell’insonnia cronica ci si trovi in assenza di sintomi diurni rilevanti di intensità tale da richiedere il ricorso a farmaci. Utilizzate da migliaia di anni per il trattamento dei disturbi del sonno di adulti e bambini le piante medicinali, come indicato da dati ricavati dall’uso tradizionale e dalla letteratura scientifica, sono caratterizzate da una buona effi cacia, accompagnata da una altrettanto buona tollerabilità e sicurezza d’uso. Il sonno è un processo fi siologico complesso la cui qualità deve essere valutata sulla base di numerosi parametri che riguardano la qualità della vita di giorno e di notte. Le piante medicinali grazie alla moltitudine di sostanze funzionali che contengono sono in grado di agire oltre che sulla qualità e quantità del sonno anche sulle cause del problema che si presentano di giorno (agitazione, irritabilità, basso tono dell’umore, scarsa capacità di concentrazione, spasmi gastro-intestinali…) riuscendo ad interrompere il circolo vizioso che si instaura nel tempo e mantiene il disturbo fi no a renderlo cronico. Alcune piante medicinali abbinano all’azione sul sonno anche quella spasmolitica e rilassante, prestandosi molto bene a trattare varie combinazioni di disturbi (spasmi minori, distensione epigastrica, ni di disturbi (spasmi minori, distensione epigastrica, 20 disturbi digestivi, irritabilità ecc..) che spesso accompagnano chi ha difficoltà a dormire, in modo particolare possono essere indicate nel trattamento dei disturbi del sonno della prima infanzia. Per i bambini più piccoli ad esempio può essere utile associare una pianta a blanda azione sedativa come la Passiflora, indicata per il trattamento della tensione nervosa, irrequietezza e irritabilità, associate a difficoltà ad addormentarsi, alla Camomilla, utile per disturbi gastrointestinali quali spasmi minori, distensione epigastrica, flatulenza ed eruttazione, e/o alla Melissa indicata per l’irrequietezza, l’irritabilità ed i disturbi digestivi, i disturbi d’ansia e l’insonnia. Da rimarcare inoltre, che le piante medicinali sono caratterizzate da un ottimo profilo di sicurezza (condizione indispensabile per l’uso nei bambini) e nessuna di quelle comunemente usate, causa sonnolenza durante il giorno, quando utilizzate alle dosi raccomandate. Le piante medicinali esplicano al meglio il loro effetto quando assunte regolarmente e con costanza. Una delle loro caratteristiche più interessanti è che hanno una influenza sul sonno più dolce, delicata e ritardata nel tempo di quella dei farmaci. Il lento e graduale sviluppo dell’effetto può essere utile per promuovere e consolidare in chi dorme male il desiderio di partecipare attivamente a programmi per l’acquisizione di buone regole sull’igiene del sonno, training di rilassamento ecc. Questo è particolarmente dimostrato per la Valeriana, ma si applica a tutte le piante medicinali ad effetto sedativo ed ipnotico. Da sole o in combinazione le piante medicinali vanno assunte circa mezzora/un’ora prima di andare a dormire se si intende intervenire solo sui disturbi del sonno. Se invece si è in presenza di problemi diurni (irritabilità, basso tono dell’umore, scarsa concentrazione…), è possibile assumere una dose anche al mattino. Per valutare appieno i vantaggi dell’uso di una combinazione di piante, il trattamento dovrebbe essere continuato per almeno 15-20 giorni. 21 In caso di risultato positivo si può continuare anche per periodi consecutivi di qualche mese. Le più interessanti, per le loro azioni, per le prove di effi cacia sinora raccolte e per il profi lo di sicurezza sono la Passiflora (Passiflora incarnata), la Valeriana (Valeriana offi cinalis), la Melissa (Melissa offi cinalis), l’Escolzia (Eschscholzia californica) e la Camomilla (Chamomilla recutita). Queste piante vengono usate sia singola.

Che cosa rigenera il cervello? Al di là dei farmaci, degli integratori, c’è un atteggiamento mentale, qualcosa che possiamo fare con noi stessi, con la nostra interiorità? Qualcosa capace di farci produrre un’energia cerebrale pulita, capace di farci scoprire i nostri talenti, le nostre attitudini? C’è qualcosa che non facciamo, visto che siamo un’epoca di gente scontenta, insoddisfatta, in balia dei disagi dell’alcol, dell’obesità, della depressione, dell’ansia? Che ne sa un tuorlo fecondato che diventerà un’aquila reale? Che ne sa una cellula fecondata di come si costruisce un essere umano? La domanda è tutta qui: esiste un’energia incontaminata, perenne, che crea l’essere che siamo, cervello compreso? Possiamo affidarci a un’energia sconosciuta? E come si fa?

Sapete quando un paziente migliora in psicoterapia? Quando smette di farsi domande… Chiedersi perché stiamo male ci conduce verso una palude energetica, dove non entra in campo quella “coscienza limpida”, così cara agli alchimisti e che sarebbe capace di veri miracoli. Per questo Lao Tseu diceva che “bisogna somigliare al neonato” (tratto da Marcel Gra-net, Il pensiero cinese, Adelphi), il quale non sa nulla, non ha imparato nulla, eppure mantiene intatte le sue caratteristiche. Mangia quando ha fame, cerca la madre quando serve e, anche se “non sa nulla dell’unione sessuale, tuttavia la sua verga si erge”.

Lao Tseu allude a saperi innati che vengono da un’energia perenne, pura, la sorgente della vita umana e della coscienza cosmica. Così tutto il lavoro diventa dimenticare. liberarsi da tutte le concezioni, di tutta quella marea di nozioni che fanno di noi “degli animali domestici”. I Saggi sono tali perché, come ribadisce Granet, sanno “evitare gli effetti nocivi della domesticazione, che la vita in società impone. Gli animali domestici muoiono prematuramente. E così gli uomini, cui le convenzioni sociali vietano di obbedire spontaneamente al ritmo della vita universale. Queste convenzioni impongono un’attività continua, interessata, estenuante”.

Non pensare, ma giocare, danzare liberi come gli uccelli nel cielo; si tratta di imparare “l’arte semplice e gioiosa di non vivere che in vista della vita” . Vuoi ripulire il cervello? Dimenticati di te, ignora quelli che chiami “i problemi”, balla davanti allo specchio fino a perderti, a imitare la danza del tuo animale preferito. A Giuliana (40 anni) veniva da ridere (lei che era stata definita da tutti la “super musona”) quando davanti allo specchio danzava immaginandosi come un’orsa, davanti al fiume, con la bocca che cercava di afferrare i salmoni.

“Ero così goffa. Dopo qualche minuto di danza da orsa, il panico volava via.”.

Annulla i ricordi, alla ricerca dell’oblio, fatti pervadere dalla sensazione del Nulla, del Silenzio che scorre dentro di noi: queste sono le leggi dell’anima, cioè di quell’energia incontaminata da cui si forma incessantemente il nostro cervello. Niente esercizi mnemonici, nessun gioco razionale, nessuna ricerca. ma l’affidarsi al regno del Vuoto, del Nulla: solo questo è il sapore del Tao.

Un giornalista mi domanda: “Da dove arriva tutta questa depressione, che coinvolge 5 milioni di italiani?”. “Abbiamo perduto il regno della Notte” ho risposto. La Signora della Notte ci avvolge nel sonno per farci dimenticare chi siamo, per farci scoprire i segreti delle Immagini, che chiamiamo Sogni. La luce impedisce ai Sogni di essere visti: stare troppo nella luce ci toglie poteri, saperi. destini. Spegne funzioni magiche come quella del Rito, del Silenzio Interiore, dove riposa l’energia creativa del cervello. Il miglior esercizio è giocare con i bambini.

Dove non ci sono progetti, aspirazioni, dove tutto va dove deve andare, dove si deve far posto alla Signora della Notte che ha trasformato la nostra cellula fecondata in un uomo, in una donna. Dimenticati di te. e la Sorgente Inesauribile ti porta nel regno del Senza Tempo, dove vive il Sogno, il gioco dei bambini, che assomiglia tanto all’estasi dei Saggi. Estasi vuol dire entrare nel potere della creazione.

Il dato è eclatante: circa una persona su due percepisce la propria mente stanca ogni giorno: è quanto emerso dal sondaggio condotto sul nostro sito www.riza.it. Questa stanchezza giornaliera si fa sentire attraverso difficoltà di concentrazione e di memoria (49%), attraverso una sonnolenza perenne (37%) e possibili errori di scrittura o dell’eloquio (14%). Gli italiani sono un popolo di cervelli stanchi, dunque? Non sempre visto che una persona su quattro si dice mentalmente con le “pile scariche” solo dopo periodi lavorativi davvero intensi: per molti di loro, però, la sonnolenza (43%) è uno dei grandi segnali che annuncia una “materia grigia” non in piena forma: anche mal di testa e astenia (39%) diventano portavoce di questa condizione.

Quando lo stress mentale avanza, “una vacanza, anche solo di un giorno” appare la grande soluzione per più di una persona su tre; anche l’esercizio fisico diventa per il 17% una valida risposta al cervello “prosciugato”, come una serata libera (14%) o un pasto come si deve (4%), senza dimenticare che per il 28% una grande risorsa rimangono le persone con cui trascorrere il tempo libero, veri e propri “spazzini” delle tossine mentali.
Il weekend rappresenta la soluzione ottimale per ciascuno, perché fonde una durata ottimale ma non “eccessiva” come può essere un vero e proprio soggiorno fuori dalle normali faccende quotidiane.

LA TENDENZA: IGNORARE TUTTI I SINTOMI E RIMUGINARE

Quando i segnali del cervello stanco si fanno sentire con insistenza, il 42% fa finta di niente perché convinto che una buona dormita notturna possa regalare un nuovo equilibrio, al contrario del 30% che tenta di “staccare subito la spina” con un po’ di sport o assumendo integratori (28%).
Attenzione anche alle reazioni che innesca percepirsi in una dimensione mentale senza forze: ansia e rimuginii attanagliano metà esatta delle persone che non trovano una via di uscita in una pausa forzata (che invece piace al 38% degli intervistati) o spostando l’attenzione verso altro (12%).
Molto dipende dalla durata in cui sentiamo memoria, concentrazione e lucidità venire meno: per tre persone su quattro questi deficit si protraggono anche per settimane, per il 16% i “vuoti” interessano una sola giornata, per uno su dieci sono addirittura solo qualche episodio.

LE RISPOSTE: PIÙ SILENZIO E NESSUNA FONTE DI DISTURBO
Una realtà molto interessante rilevata dal sondaggio condotto su www.riza. it è il tipo di “rifugio” con cui vengono affrontate le défaillance cognitive. I cali di memoria e concentrazione, la sensazione di non riuscire più a ragionare, l’impossibilità di essere creativi… ciascuna di queste condizioni porta il 39% a interrompere qualsiasi attività legata a televisione, lettura, ascolto di musica; una reazione contraria al 27% che invece sfrutta questi mezzi come possibilità di rigenerazione totale. Anche l’esercizio fisico regolare e lo sport legato al divertimento rappresentano per il 34% una fonte di benessere che ricarica il cervello in modo naturale: tra le attività fisiche più utilizzate ci sono lo jogging (27%), il tennis (14%) e la palestra (41%), anche se passeggiare rimane la reazione immediata.

I farmaci per il sonno I farmaci indicati per il trattamento dell’insonnia sono i cosidetti “ipnotici”, appartengono alla categoria delle benzodiazepine e sostanze affini, e vanno scelti con cura in relazione alla loro diversa durata d’azione sul sonno: ce ne sono infatti di più adatte a chi fa fatica ad iniziare il sonno, a chi si sveglia più volte di notte ed a chi invece dorme bene ma si sveglia troppo presto al mattino. Spesso i medici appaiono particolarmente attenti nella prescrizione dei farmaci in grado di ridurre l’ansia e di indurre il sonno (benzodiazepine e simili). La ragione c’è ed è legata alla necessità di farne possibilmente un uso limitato nel tempo, cauto e magari anche “al bisogno”, evitando si assumere questi farmaci per molti giorni consecutivi, onde evitare effetti indesiderati (specie negli anziani) e pericolose condizioni di dipendenza o di abuso. Il trattamento che generalmente viene indicato dai medici varia tra i pochi giorni e le 2-3 settimane, raramente va oltre, a questo di solito si fa seguire un breve periodo di graduale riduzione delle dosi. È comunque buona regola evitare di assumere questi farmaci senza una precisa prescrizione del medico il quale di solito li consiglia quando l’ansia o l’insonnia sono di elevata intensità o causano problemi rilevanti al paziente. E ricordarsi che non bisogna mai modificare le dosi o i tempi di cura indicati!

La Melatonina Tra i rimedi per i disturbi del sonno è utile ricordare anche la Melatonina. Questa sostanza è un ormone che nell’organismo viene prodotta da una importante ghiandola del cervello, la ghiandola pineale. È stata definita il “Dracula degli ormoni” perché viene rilasciata solo quando non c’è luce, normalmente di notte, mentre il suo rilascio risulta inibito dalla luce. Nell’organismo oltre alla regolazione del ritmo sonno-veglia la Melatonina svolge numerose funzioni interagendo con diversi sistemi metabolici (ormoni tiroidei, prolattina, ormoni riproduttivi sia maschili che femminili, cortisolo). L’uso della Melatonina viene proposto inizialmente per alleviare gli effetti del Jet Lag cioè la difficoltà a prendere sonno tipica dei viaggiatori internazionali nei quali l’attraversamento di fusi orari di alcune ore causa uno squilibrio nella loro produzione di melatonina. In pratica gli integratori di melatonina sono particolarmente efficaci quando si manifesta un’alterazione nel ritmo della sua produzione o quando l’organismo non ne produce sufficienti quantitativi. Infatti la melatonina viene anche indicata per contribuire a ridurre il tempo richiesto per prendere sonno, in modo particolare per le persone anziane, questo perché dopo i 55 anni si assiste ad un importante calo fisiologico nella produzione di questo ormone. Non ci sono evidenze invece a riguardo dell’azione della melatonina nei confronti dei sintomi diurni collegati all’insonnia come il basso tono dell’umore, irritazione e agitazione, scarsa capacità di concentrazione ecc.

Le piante per i disturbi del sonno

Natura Utilizzate da migliaia di anni per il trattamento dei disturbi del sonno di adulti e bambini, le piante medicinali (come indicato da dati ricavati dall’uso tradizionale e dalla letteratura scientifica) sono caratterizzate da una buona efficacia, tollerabilità e sicurezza d’uso. Può essere utile quindi, a completamento dei consigli per l’adozione di stili di vita che favoriscano una migliore “igiene” del sonno, aggiungere anche quelli su un integratore a base di piante medicinali che faciliti il ristabilirsi di un ritmo di sonno fisiologico. Alcune piante medicinali abbinano all’azione blandamente sedativa anche quella spasmolitica e miorilassante, prestandosi molto bene a trattare varie combinazioni di disturbi (spasmi minori, distensione epigastrica, disturbi digestivi, irritabilità ecc..) che spesso accompagnano chi ha difficoltà a dormire. Molto utile rimarcare inoltre, che le piante medicinali sono caratterizzate da un ottimo profilo di sicurezza e nessuna di quelle comunemente usate, causa sonnolenza durante il giorno, quando utilizzate nelle dosi raccomandate. Di seguito brevi annotazioni sulle principali piante medicinali utili per il trattamento dei disturbi del sonno. PASSIFLORA (Passiflora incarnata) Consigliata per bambini e adulti per favorire il riposo notturno ed il rilassamento. Questo perché, come confermano alcuni studi clinici, anche in seguito a trattamento prolungato l’azione della Passiflora appare efficace e priva di effetti collaterali. La Passiflora favorisce inoltre un’attività rilassante della muscolatura liscia del tratto gastro-intestinale e genito-urinario. Molto utilizzata anche in associazione con altre piante come Valeriana e Melissa.

VALERIANA (Valeriana officinalis) Sia la droga, che i suoi estratti vengono utilizzati ampiamente per favorire il sonno. La Valeriana è in grado di ridurre significativamente il tempo necessario all’addormentamento, inducendo un sonno fisiologico. Alle dosi raccomandate non presenta effetti collaterali, l’uso della Valeriana è controindicato nei bambini di età inferiore a 3 anni.

ESCOLZIA (Eschscholtzia californica) L’Escolzia viene utilizzata da sola o in associazione con altre piante ad azione distensiva (Passiflora, Valeriana e Melissa) per diminuire il tempo di addormentamento e migliorare la qualità del sonno, oltre che per la sua azione distensiva anche a livello gastro-intestinale.

MELISSA (Melissa officinalis) I preparati a base di Melissa hanno un’azione rilassante e distensiva. È inoltre utile per favorire il benessere gastro-intestinale, soprattutto nei soggetti particolarmente ansiosi. L’uso dei preparati a base di Melissa è da ritenere sicuro. Alle dosi raccomandate non sono noti effetti collaterali.

CAMOMILLA (Chamomilla recutita) La Camomilla è indicata in modo particolare per favorire il sonno nei bambini, risultando utile nei casi di difficoltà a dormire causati da piccoli problemi digestivi. All’azione calmante associa infatti una decisa azione protettiva delle mucose e carminativa. La Camomilla è inoltre utilizzata per uso interno per il trattamento di disturbi gastrointestinali e nella cattiva digestione.

GRIFFONIA (Griffonia simplicifolia) La tradizione popolare africana ha tramandato l’uso dei semi, ma anche di altre parti della Griffonia, per diversi disturbi. I semi di Griffonia vengono utilizzati ad esempio come afrodisiaco, per il mal di stomaco e per regolarizzare il transito intestinale. Con riferimento alla più recente letteratura scientifica invece i campi di utilizzo principali di questa pianta medicinale dipendono dalla modalità d’azione del principio attivo 5-HTP (5-idrossitriptofano). Questo è un precursore della serotonina, importante neurotrasmetittore coinvolto sia nella modulazione del tono dell’umore che nel controllo del senso di fame. Inoltre il 5-HTP è anche il precursore della melatonina. Quindi i semi della Griffonia risultano particolarmente utili per favorire la regolazione del tono dell’umore, migliorare gli stati di agitazione, la difficoltà a dormire ed il controllo del senso di fame.

LUPPOLO (Humulus lupulus) Il Luppolo viene raccomandato in caso di stati di tensione, irrequietezza e disturbi del sonno per le sue qualità sedative e calmanti. Molto utilizzato a questo scopo anche in associazione con altre piante come Valeriana e Melissa. Al Luppolo inoltre viene attribuita un’azione stomachica e aperitiva, grazie alla presenza di principi amari, che ne consigliano l’uso nei casi di digestione difficile. Considerato sicuro, non sono noti effetti collaterali di rilievo quando lo si utilizzi alle dosi raccomandate.

BIANCOSPINO (Crataegus monogyna, C. oxyacantha) Gli studi più moderni descrivono il Biancospino come una pianta principalmente indicata per i disturbi dell’apparato cardiovascolare, tuttavia l’uso tradizionale del Biancospino come pianta rilassante rimane uno dei più noti. Di interesse anche l’attività blandamente ipotensiva del Biancospino. Tra le piante rilassanti è certamente quella più indicata nei casi dove fenomeni quali palpitazioni o leggero aumento della pressione arteriosa sono causati da un periodo particolarmente stressante e per questo motivo da alcuni viene definita “Valeriana del cuore”.

I farmaci per l’insonnia

 Cosa sono e come funzionano i farmaci per l’insonnia? I farmaci che riescono a facilitare l’inizio e la continuazione del sonno si definiscono ipnotici. In commercio ce ne sono di due tipi: le benzodiazepine e gli analoghi. Alcuni di loro hanno un effetto più prolungato (fino a 24 ore ed anche di più) per cui sono più adatti ai soggetti affetti da stati di ansia o agli insonni che lamentano di svegliarsi troppo presto al mattino, altri durano meno di 6 ore e grazie a questo effetto breve sono più adatti a favorire un veloce inizio del sonno. Sono farmaci che possono (e devono) essere acquistati solo con ricetta del medico, obbligo che vale per la grande maggioranza dei farmaci e che serve proprio a proteggere le persone impedendo che possano essere assunti senza l’attenta valutazione dei pro e dei contro che solo il medico curante è in grado di fare. Come si prendono? I tranquillanti si prendono durante il giorno, mentre i prodotti per l’insonnia si prendono poco prima di andare a letto. Poiché l’intensità dell’effetto può essere diverso da soggetto a soggetto, in genere il medico consiglia di iniziare con dosi ridotte che vengono aumentate solo se poco efficaci. Il trattamento dovrebbe essere il più breve possibile, generalmente tra i pochi giorni e le 2-3 settimane, raramente oltre, a cui di solito si fa seguire un breve periodo di graduale riduzione delle dosi. È comunque buona regola evitare di assumere questi farmaci senza una precisa prescrizione del medico il quale di solito li consiglia quando l’ansia o l’insonnia sono di elevata intensità o causano problemi rilevanti al paziente. Da ricordare che non bisogna mai modificare le dosi o i tempi di cura indicati! Ci sono precauzioni particolari da ricordare? È sempre importante seguire attentamente la pososologia indicata dal proprio medico curante, rispettando dosaggi e tempi di assunzione. Quando si usano questi farmaci ripetutamente per alcune settimane, può verificarsi una sorta di assuefazione, che comporta una certa perdita di efficacia delle benzodiazepine. Se poi l’uso è ancora più prolungato, si va incontro ad una vera e propria dipendenza per cui, se si sospendono di colpo, possono comparire fenomeni molto fastidiosi (cosiddetti sintomi da astinenza) quali mal di testa, dolori muscolari, stato di grande irrequietezza, irritabilità, confusione mentale e, naturalmente, peggioramento del sonno. Possono insorgere effetti indesiderati? I farmaci ipnotici possono causare effetti indesiderati di varia natura e di diversa intensità: sensazione di testa vuota, stanchezza, allungamento dei tempi di reazione, riduzione del coordinamento motorio e compromissione delle capacità intellettive. Ne deriva, tra l’altro, una condizione di minore sicurezza per l’incolumità personale, per lo svolgimento delle normali attività lavorative e domestiche e, ancor peggio, di elevato rischio per la guida dell’automobile o l’uso di macchinari delicati o pericolosi. In alcuni soggetti possono comparire, ma più raramente, mal di testa, capogiro, visione offuscata, nausea e mal di stomaco. Tutti gli effetti collaterali sono più frequenti e più rilevanti nelle persone anziane in cui, tra l’altro, possono comparire effetti paradossi per cui, invece di un effetto tranquillante, possono verificare comportamenti bizzarri o aggressivi o disinibiti o stati di ansia, irrequietezza, irritabilità e talvolta allucinazioni. Ci sono farmaci da evitare? Questi tipi di farmaci non devono mai essere assunti contemporaneamente ad altri farmaci in grado di accentuare l’azione sedativa (altri ipnotici e tranquillanti, i neurolettici, gli antidepressivi, gli antiepilettici), ad alcuni tipi di farmaci antiallergici e ad alcuni antidolorifici di elevata potenza. Ci sono problemi con cibi e bevande? La cosa più importante da ricordare quando si assumono questi farmaci è che l’alcool ne accentua molto l’effetto tranquillante: chi sta assumendo farmaci ad azione sedativa o per l’insonnia deve quindi fare estrema attenzione a non assumere bevande alcoliche, anche per evitare, tra l’altro, pericolose situazioni di rischio per la guida dell’auto o l’uso di macchinari delicati o pericolosi. Si possono assumere in gravidanza ed in allattamento? Tutti gli ipnotici sono in grado di passare nel sangue del feto per cui non sono da assumere in gravidanza (tranne casi molto particolari ed in momenti ben precisi, a giudizio del medico) per evitare conseguenze al neonato che possono essere anche particolarmente gravi. Le donne in età fertile, qualora si presentasse la necessità di assumere questi farmaci, devono avvertire il medico dell’eventuale possibilità di essere incinte o di aver programmato una gravidanza. Gli ipnotici passano nel latte materno, per cui non vanno assunti dalle mamme che allatano al seno.

Il cervello umano è costituito da cellule nervose che sono connesse fra loro in forma di reti. Queste reti sono in costante stato di attivazione elettrica e chimica. Tutti sappiamo che il cervello può vedere e percepire. Ma non è altrettanto noto che può anche avvertire dolore, e che le sue reazioni chimiche lo aiutano nel controllarne gli spiacevoli effetti. Inoltre possiede numerose aree dedicate a coordinare i nostri movimenti al fine di espletare azioni complesse in maniera indipendente o comunque “parallela” alla nostra volontà. Questa complessità è garantita dalla diversa specializzazione dei neuroni. Ad esempio i neuroni sensitivi sono specializzati nel rilevare gli stimoli esterni e nel rispondere ad essi, regolando di fatto i nostri cinque sensi. I motoneuroni invece sono responsabili di tutte le forme di comportamento, compreso per esempio il linguaggio o il controllo muscolare. Il gruppo più numeroso di cellule, infine, è costituito dagli interneuroni, che mediano i riflessi ma sono implicati anche nelle funzioni cerebrali superiori. Tutte le nostre capacità di apprendimento, di interazione con il mondo che ci circonda e di controllo del nostro corpo sono garantite dalla continua collaborazione fra queste diverse reti nervose, che possono incrinarsi quando sono stressate.

UN SOVRACCARICO CONTINUO
Ma cosa significa che un cervello è stressato? Lo stress è semplicemente la capacità di reazione del cervello agli stimoli, diventa negativo quando la struttura cerebrale non riesce più a elaborare strategie corrette per relazionarsi con il mondo. È in questo caso che le aree cerebrali coinvolte danno input per una sovraproduzione dell’ormone cortisolo, che serve a mantenerci in uno stato di “allerta” (aumentando pressione, dilatazione dei bronchi, percezione visiva e prontezza mentale). Il punto è che tale stato di allerta non può durare a lungo, e deve essere seguito da una fase di “recupero” delle energie, altrimenti l’organismo entra in modalità “esaurimento”.

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