Londra, rultimo verdetto dei giudici su Charlie I medici: subiamo minacce

La straziante attesa di Charlie Gard è forse giunta al termine. Nell’austero edificio della Royal Court of Justice, a Londra, si riapre oggi l’udienza sul caso del bimbo di undici mesi affetto da una rara e gravissima malattia genetica che attacca i muscoli e provoca danni cerebrali irreversibili.

Per domani è atteso il verdetto che deciderà il suo futuro: «morte dignitosa», come vogliono i suoi medici al Great Ormond Street Hospital, per evitargli «inutili sofferenze», o trasferimento in Usa, come chiedono i genitori, per poterlo sottoporre a una terapia ultra sperimentale, che secondo loro potrebbe stabilizzare le sue condizioni e forse portare a un lieve miglioramento.

Ieri alcuni manifestanti prò vita si sono radunati fuori dal tribunale per una «vigilia di preghiera». Medici e infermieri dell’ospedale pediatrico londinese hanno invece denunciato di essere stati bersaglio nelle ultime settimane di pesanti minacce, anche di morte. I tribunali britannici — Primo grado, Appello e Corte suprema — hanno già dato ai medici l’autorizzazione a staccare la spina delle macchine che tengono invita Charlie, «nell’interesse del bambino», e la Corte europea dei diritti umani ha respinto il ricorso dei Gard.

L’intervento del Vaticano e quello del presidente americano Tmmp a sostegno dei genitori hanno convinto però l’ospedale a chiedere una nuova udienza, «alla luce delle richieste relative a possibili altri trattamenti». Nell’aula dell’Alta corte è attesa ora la testimonianza del neurologo americano Micino Hirano, direttore del laboratorio di genetica alla Columbia University. Anche l’ospedale Bambino Gesù di Roma si è offerto di accogliere Charlie per sottoporlo a un trattamento sperimentale a base di deossinucleosidi, molecole simili ai mattoni del Dna.

Per il Great Ormond Street Hospital di Londra l’esito dell’ultima risonanza magnetica di Charlie Gard confermerebbe «una lettura molto triste» della situazione clinica del piccolo di 11 mesi affetto da una grave malattia rara.A riferirlo, durante la seduta tecnica di venerdì davanti all’Alta Corte inglese, in vista dell’udienza decisiva di domani e di martedì 24 e 25 luglio, è stata la rappresentante legale del Gosh, Katie Gollop, scatenando l’ira del papà di Charlie, Chris Gard, davanti alle lacrime della moglie Connie Yates. Gard ha usato parole dure verso il legale dell’ospedale (le avrebbe gridato «malvagia», secondo i media britannici) per aver reso pubbliche informazioni cliniche prima che venissero visionate dalla famiglia. Un concetto ribadito dal legale dei genitori, Grant Armstrong, che ha confermato il fatto che i Gard non avessero ancora avuto accesso al referto, arrivato poco prima dell’udienza. Tanto che il legale del Gosh si è visto costretto a scusarsi: «Mi dispiace molto – ha detto Gollop – Non intendevo provocare sconvolgimenti».

Il bambino è stato sottoposto a diversi test negli ultimi giorni, due risonanze e un elettroencefalogramma, necessari anche a supportare il giudice nell’imminente decisione sul destino del piccolo, se cioè gli debba essere concessa la chance di un trattamento sperimentale su cui lavora il medico Usa Michio Hirano, oppure se – come sostenuto dal Gosh e avallato dalle precedenti pronunce – debbano essere interrotti i supporti vitali.

Per il Great Ormond Street Hospital di Londra l’esito dell’ultima risonanza magnetica di Charlie Gard confermerebbe “una lettura molto triste” della situazione clinica del piccolo di 11 mesi affetto da una grave malattia rara. A riferirlo durante la seduta tecnica di ieri davanti all’Alta Corte inglese, convocata per discutere di questioni preliminari in vista dell’udienza decisiva di lunedì e martedì 24 e 25 luglio, è stata la rappresentante legale del Gosh, Katie Gollop, scatenando l’ira del papà di Charlie, Chris Gard, davanti alle lacrime della moglie Connie Yates.

Gard ha usato parole dure verso il legale dell’ospedale (le avrebbe gridato “malvagia”, secondo i media britannici) per aver reso pubbliche informazioni cliniche prima che venissero visionate dalla famiglia. Un concetto ribadito dal legale dei genitori, Grant Armstrong, che ha confermato il fatto che i Gard non avessero ancora avuto accesso al referto, arrivato poco prima dell’udienza. Tanto che il legale del Gosh si è visto costretto a scusarsi. “Mi dispiace molto – ha detto Gollop – Non intendevo provocare sconvolgimenti”.

Il bambino è stato sottoposto a diversi test negli ultimi giorni, due risonanze e un elettroencefalogramma, necessari anche a supportare il giudice nell’imminente decisione sul destino del piccolo, se cioè gli debba essere concessa la chance di un trattamento sperimentale su cui lavora il medico Usa Michio Hirano, oppure se – come sostenuto dal Gosh e avallato dalle precedenti pronunce – debbano essere interrotti i supporti vitali.

Armstrong ha sottolineato che “dalla prospettiva dei genitori, si sarebbe dovuto trattare Charlie nel mese di gennaio”, quando secondo loro gli esami non mostravano danni cerebrali irreversibili. In effetti anche l’esperto statunitense, collegato da New York durante una precedente udienza, aveva sottolineato che gli esami non sembravano suggerire “un danno strutturale maggiore”.

Hirano potrebbe tornare a parlare in collegamento video dagli Stati Uniti nell’udienza della prossima settimana per fornire le nuove evidenze raccolte con l’esperto italiano dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, Enrico Silvio Bertini, nel corso della visita a Londra nei giorni scorsi e alla luce dei nuovi esami.

Dopodiché il giudice Nicholas Francis dovrà esprimersi sulla base delle nuove informazioni, fra le quali potrebbero esserci quelle relative a un caso simile a quello di Charlie, affetto da sindrome da deplezione del Dna mitocondriale. Nell’udienza di ieri, sempre secondo quanto riportano alcuni media britannici, si sarebbe fatto cenno al fatto che un altro genitore britannico potrebbe raccontare l’esperienza di suo figlio, affetto dalla stessa forma legata a mutazioni RRM2B che ha colpito il piccolo Gard, e al quale sarebbe stata offerta la stessa terapia sperimentale richiesta dai genitori per Charlie, “in questo Paese”, ha precisato Armstrong.

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