Cibi light shock, poveri di grassi? ecco cosa dicono gli esperti

Uno studio americano smentirebbe i fautori di una dieta a base di cibi cosiddetti “light” o low fat. Sono, ormai, almeno tre decenni, che tante aziende, anche tra le multinazionali dell’alimentare, hanno scelto di lanciare questo tipo di prodotti decantandone il loro basso contenuto calorico e talvolta accentuando un loro presunto ruolo nel controllo del peso, mentre una ricerca su animali pubblicata sulla rivista Physiology & Behavior, da Krzysztof Czaja dell’Università della Georgia, sosterrebbe che potrebbero addirittura far ingrassare oltre che favorire altri problemi quali infiammazione cerebrale e problemi metabolici.

I generi alimentari in questione, che sono diventati quasi una scelta obbligata per coloro che vogliono dimagrire, contengono in zuccheri tutto quello che non hanno in grassi, spiega Czaja, quindi, pur essendo effettivamente meno calorici di un analogo cibo con normale contenuto di grassi, in realtà non sortirebbero gli effetti sperati da chi li consuma. Il ricercatore avrebbe verificato tali conseguenze sottoponendo topolini a una dieta con cibi “diet”, poveri di grasso e quindi ricchi di zuccheri, e confrontandoli con topolini con una dieta bilanciata per contenuto di grassi e zuccheri.

I cibi light vengono consigliati a chi intraprende una dieta a causa del basso contenuto di calorie, in quanto si rivelano utili nel controllo del peso. In realtà però le cose non starebbero esattamente così, ed anzi in alcuni casi potrebbero fare ingrassare oltre che favorire altri problemi. Stando infatti a uno studio pubblicato su Physiology & Behavior da Krzysztof Czaja dell’Università della Georgia, i cibi cosiddetti low fat è vero che non hanno grassi, ma contengono una quantità eccessiva di zuccheri. I ricercatori hanno messo a confronto i topolini alimentati con alimenti diet quindi poveri di grasso ma ricchi di zuccheri con altri topolini invece alimentati con una alimentazione equilibrata sia per quanto riguarda gli zuccheri che i grassi. Ebbene nonostante questi ultimi mangiassero cibi più grassi rispetto ai primi, le cavie nutrite con metà delle calorie consumate, accumulano la stessa quantità di grasso corporeo delle altre che invece seguino un regime dietetico equilibrato.

 Insomma una alimentazione che privilegia gli zuccheri rispetto ai grassi tende ad alterare il metabolismo aumentando il rischio di diabete ed inoltre si tende a mangiare di più proprio perché ci si sazia di meno.

I prodotti light aiutano davvero a mantenere la linea? Sono saporiti e gustosi quanto quelli tradizionali? Contengono più additivi e conservanti? Queste sono alcune delle tipiche domande inerenti agli alimenti alleggeriti in zuccheri e grassi. E’ bene dunque assumere un decalogo di regole per un buon acquisto.

Negli USA esistono ormai più di 5000 alimenti alleggeriti, ma questo non ha risolto neppure lontanamente il problema dell’obesità. E’ da una recente inchiesta del giornale inglese Healt Which (periodico dell’Associazione Consumatori Britannica) che è arrivato un campanello d’allarme: i cibi spacciati come amici della linea in realtà spesso contengono parecchie insidie per la salute e in alcuni casi possono perfino non rispecchiare ciò che viene dichiarato in etichetta. La legge attuale pone limiti precisi solo per determinati prodotti come i formaggi light che devono avere il 30% di grassi in meno rispetto il loro normale corrispettivo, burro e margarina invece dell’80% di grassi devono averne al massimo il 60%, mentre per marmellate, bibite, mozzarella non c’è ancora una normativa precisa, e ogni produttore può definire in etichetta light una sostanza solo perchè contiene meno Kcal, ma senza l’obbligo di dichiararne quante.

Sì, ma questi piatti………

Gli alimenti light aiutano ad alleggerire le Kcal della giornata ma dipende da quanti se ne mangiano. Gli alimenti alleggeriti sono formulati con il 20-30% in meno di grassi o zuccheri. Ma a volte questa informazione ha un effetto comproducente sulla psiche: l’idea che “tanto non ingrassano”, può spingere verso l’abuso e in questo caso si perderebbe ogni vantaggio.
Premesso che il cibo light non deve mai avere una funzione medicinale (non può cioè essere utilizzato per far fronte a problemi di salute seri), per esempio un formaggio “alleggerito” può di tanto in tanto rendere più gradevole il pasto di chi soffre di ipercolesterolemia ma non ha il potere curativo di abbassarne i valori nel sangue. [Se ne deduce che riempire il frigorifero e dispensa con cibi light non ha molto senso]. Dal punto di vista del controllo della linea si rischia di non ottenere il risultato sperato
perchè, se ci sono problemi di obesità o sovrappeso, è necessario sempre impostare un regime alimentare corretto, seguito da un nutrizionista. I cibi light possono però aiutare il paziente in sovrappeso sopratutto nel caso di alimenti importanti per il nostro organismo di cui è fondamentale avere un consumo frequente: Il latte, per esempio, si beve tutti i giorni, di conseguenza c’è un bel risparmio di Kcal se assunto in forma scremata.

I PRO E I CONTRO I vantaggi di acquistare un cibo light?

Oltre a un risparmio in Kcal, zuccheri e grassi, i cibi light hanno l’obbligo di presentare un’ etichetta più articolata. Per sottolineare la differenza rispetto all’alimento “normale” vengono infatti riportate in dettaglio tutte le quantità dei singoli ingredienti, insieme alla dose giornaliera consigliata. Le vere controindicazioni riguardano i dolcificanti artificiali:
da anni si studiano i loro effetti ma non si è ancora arrivati a dati definitivi. Per esempio, l’aspartame è stato scagionato dalle accuse di essere potenzialmente tossico. Tuttavia può provocare reazioni allergiche in persone particolarmente sensibili come mal di testa, nausea, vomito, dolori addominali. L’acesulfame nel 1996 è stato sospettato da studiosi americani di essere cancerogeno, ma l’accusa non ha avuto conferme da altre ricerche. E’ comunque sconsigliato in gravidanza e in dosi superiori di 15 mg x Kg di perso corporeo al die (poiché l’etichetta non dice quanto ne contiene, meglio andarci piano con le gomme da masticare). Sorbitolo e mannitolo non sono additivi tossici ma a dosi eccessive hanno effetto lassativo.
E’ difficile superare i limiti raccomandati per un adulto, ma
vale lo stesso per i bambini? Il consiglio degli esperti è usare i cibi light con moderazione quando si tratta di bambini quasi tutti gli edulcoranti danno problemi gastrici, tranne lo xilitolo, che non solo è innocuo ma fa addirittura bene. Numerosi studi hanno appurato che contrasta la carie, ma anche otite, faringite e polmonite.

LE PAROLE IN ETICHETTA ALCUNI CONSIGLI

► Acesulfame E’ una sostanza dolcificante artificiale (200 volte più dolce del saccarosio), a contenuto calorico nullo. Meglio però non superare questo limite: 15 mg per Kg di peso corporeo, pari a 500 g di yogurt light per una persona di 50 kg.

► Aspartame Fa parte della categoria “edulcoranti intensi”, dolcificanti calorici artificiali a basso livello calorico (4 Kcal x gr). La dose massima consigliata dalla FDA (Food and Drug Administration) è 50 mg x Kg di peso.

► Ciclammato Edulcorante sintetico che ha potere dolcificante fino a 80 volte maggiore dello zucchero. Ma per evitare i rischi, meglio non superare il limite massimo: 7 mg x Kg di peso, pari a 1 lt di bibita dolcificata al giorno.

► Dietetico Non indica un prodotto più “magro” ma un alimento a cui sono state aggiunte sostanze utili alla salute, per esempio vitamine, minerali, fermenti lattici e acido folico.

► Edulcoranti Si tratta di dolcificanti naturali o artificiali che vengono aggiunti a un alimento per correggerne il sapore. In etichetta può essere riportata la voce generica oppure venire specificato il tipo.

► Fenilanina Spesso nelle caramelle e nei chewingum light compare l’avvertenza “contiene fenilanina”, una sostanza pericolosa per chi è affetto da fenilchetonuria, una malattia ereditaria: se manca l’enzima che la sintetizza, può causare danni celebrali.

► Sorbitolo, maltitolo e xilitolo Sono composti naturali appartenenti alla categoria dei polialcoli presenti in alcuni frutti: sono dotati di sapore dolce e per questo vengono ampiamente utilizzati al posto dello zucchero.

► Fruttosio E’ ricavato dalla frutta e ha potere dolcificante doppio rispetto a quello del saccarosio (ricavato dalla canna da zucchero) o dalla barbabietola. Ha tuttavia a parità di peso lo stesso apporto calorico del normale zucchero da cucina.

► Ipocalorico Significa che vi è un contenuto di Kcal ridotto. Equivale alle parole “leggero”, “alleggerito”, frequenti nelle etichette italiane dei prodotti light. Non è però obbligatorio indicare a quanto equivale il risparmio calorico.

► Sugar free – senza zucchero Non sempre si tratta di un alimento light. Al posto del saccarosio possono essere utilizzati dolcificanti che a volte sono calorici quanto lo zucchero normale. Controllare bene l’etichetta.

Sembra una parola dai poteri magici ma il più delle volte è solo un’illusione. Solo leggendo “leggero” il consumatore pensa che corrisponda a “più digeribile” o addirittura “più sano”. Salsicce, formaggio, bibite, yogurt, biscotti, margarine: tutto esiste in versione “light”. Ma dovrebbe far riflettere il fatto che proprio negli Stati Uniti, patria del “fatfree” (esistono ormai più di 5’000 alimenti alleggeriti) quasi la metà della popolazione è in sovrappeso e ben il 30% è gravemente obesa. Questo dovrebbe, quindi, suonare come un campanello d’allarme. Siamo davvero sicuri che acquistando un prodotto light stiamo veramente scegliendo un alimento più leggero? Purtroppo accade spesso che dal confronto delle etichette nutrizionali tra un prodotto “normale” e uno light non ci sia nessuna differenza, o addirittura risultano più magri o leggeri quelli che non presentano slogan. Ancora una volta, il faro che può guidarci è solo l’etichetta nutrizionale. L’unico modo per orientarsi è leggere l’etichetta ma anche questa operazione non è facile perché manca un’uniformità grafica, i caratteri sono il più delle volte microscopici e resi illeggibili dai colori della confezione. E poi siamo spesso di fretta e tendiamo a farci influenzare più dalla pubblicità che dall’informazione. Così ci facciamo prendere, senza verificare, da indicazioni generiche, come “meno calorie” (rispetto a cosa?) o riferite a ingredienti anziché a sostanze nutritive, tipo “30% di olio in meno” (rispetto a cosa?). Meno grassi o meno zuccheri? Non è la stessa cosa La riduzione di calorie nei prodotti “light” può avvenire, a seconda del prodotto, mediante un:

 ridotto contenuto di zucchero: lo zucchero viene sostituito da dolcificanti privi quasi completamente di valore calorico. Tali prodotti sono più poveri di calorie e non rovinano i denti. Taluni di questi prodotti vengono tuttavia classificati come dannosi per la salute: ● Ciclamato (E952): esperimenti sugli animali hanno dimostrato che può essere cancerogeno, per questo è stato vietato negli Stati Uniti. ● Saccarina (E954): anche in questo caso esprimenti effettuati sugli animali ne hanno dimostrato la cancerogenità, negli Stati Uniti è ammesso soltanto se riporta l’avvertenza di pericolosità. ● Aspartame (E951): sospetto di effetti neurotossici come mal di testa, oscillazioni di umore; ✔ ridotto contenuto di grasso: per diminuire il contenuto di grassi si utilizzano: ● miscugli a maggior contenuto di acqua anziché grasso, per esempio margarina semigrassa costituita per il 40-60% da grasso vegetale e per il 60-40% da acqua o surrogati del grasso che hanno un gusto cremoso, simile al grasso, e che possono ridurre l’impiego di grasso nei seguenti alimenti: salse, condimenti, creme da spalmare, dessert a base di latte, quark, gelati, maionese, burro, margarina, crema al cioccolato, formaggio. Un ridotto contenuto di grasso viene valutato positivamente perché tendiamo a consumare più grassi del necessario e quindi i prodotti con contenuto di grasso ridotto possono aiutare a ridurre il consumo di grassi in generale e in particolare di quei grassi nascosti (spesso saturi e trans, dannosi per il nostro organismo). Ci sono, tuttavia, modi più “naturali” di ridurre l’assunzione di grassi. Rischio di aumentare le porzioni La sensazione di sazietà non dura tuttavia a lungo e così aumenta il rischio di divorare una razione doppia di prodotti “light”, cosa che rende impossibile una durevole riduzione di peso. I prodotti “light” ottenuti con diluizioni a base di acqua, inoltre, contengono spesso più additivi del prodotto “normale” non modificato. Se non cambiano le abitudini alimentari…

Il consumo di prodotti “light” non garantisce una diminuzione di peso di lunga durata, perché non contribuiscono a migliorare le abitudini alimentari individuali. I prodotti “light” inducono al consumo di porzioni più grandi: credendo di assumere poche calorie, si mangia e si beve di più e pertanto non si risparmiano affatto energie. … e troppe trasformazioni I prodotti “light” di norma subiscono forti processi di trasformazione: per ottenere un prodotto dal gusto accettabile e che duri nel tempo sono necessari molti additivi e molta energia. In questo modo vanno perdute importanti componenti come le vitamine, pregiati acidi grassi, aromi e sapori. Un errato comportamento alimentare può venir consolidato dal consumo di prodotti “light”: non tutti i prodotti riportanti la definizione “light” contengono veramente qualcosa di leggero: un formaggio “light” non scremato o una crema al cioccolato “light” sono sempre delle bombe caloriche. Paghiamo di più ingredienti senza valore Nella versione light il consumatore spesso paga ingredienti che costano poco. Per esempio, nella maionese light viene tolto in parte l’olio e sostituito con acqua. Il cioccolato light ha meno burro di cacao, la mozzarella light e gli yogurt magri sono ottenuti da latte scremato, meno costoso del latte intero.

Per dimagrire servono davvero i cibi light?

Lo abbiamo chiesto alla dietista Evelyne Battaglia, titolare di uno studio di consulenza dietetica a Lugano e membro della Commissione federale dell’alimentazione in rappresentanza dei consumatori Il nostro carrello della spesa trabocca di cibi e bevande light, cereali e yogurt, all’inseguimento del peso forma perduto. Gli svizzeri in sovrappeso sono 1,8 milioni e mezzo milione sono stati classificati obesi (7,7%), per un totale di 2,2 milioni di persone con un peso corporeo eccessivo. Inoltre, una persona su due si sente grassa: facile spiegare perché ci sia un vero boom dei cibi “ipocalorici” e “poveri di grassi”. Al punto che circa il 70% dei prodotti alimentari esiste anche in versione light. Ma possiamo davvero sperare di farcela grazie ai cibi light? Una patatina fritta, per quanto “low fat”, è sempre una patatina fritta, come pure un salame light, commenta Evelyne Battaglia. E molti di questi prodotti sono pura illusione: a volte ci sono meno grassi ma più zuccheri, e le calorie sono le stesse. I prodotti light possono sostituire alcuni cibi ricchi di grassi o zuccheri ma solo un esperto può valutarne il reale vantaggio, dopo un esame complessivo dell’alimentazione quotidiana.

Esiste quindi il pericolo del fai-da-te? Sì ed è mangiare il doppio: la maionese light ha effettivamente quasi metà calorie rispetto a quella tradizionale. Ma magari ne usiamo due cucchiai (anche perché è meno saporita). Non solo: si rischia di credere che basti consumare molti formaggi e dolci light per non preoccuparci più di una dieta sana o di correggere abitudini sbagliate. Bisogna imparare a non farsi attirare dagli slogan ma imparare a leggere le etichette. Cosa sono i cibi light? Sono alimenti privati di una parte di grassi o calorie attraverso un trattamento tecnologico: in pratica, l’alimento viene allungato con soluzioni acquose e reso corposo con addensanti. Per capire quale componente è stato ridotto occorre leggere l’etichetta nutrizionale e confrontarla con quella della versione normale. A parte il taglio delle calorie, per il resto sono identici agli alimenti normali? No: è diverso il gusto (i sostituti dei grassi spesso alterano i sapori) e, sotto il profilo nutrizionale, i cibi light abbondano di “riempitivi”, come amido e fibre, in sostituzione di ingredienti più costosi (uova, burro, farina).

A volte contengono additivi assenti nella versione tradizionale, come i conservanti aggiunti alla marmellata light, priva del potere batteriostatico dello zucchero. “Meno grassi” o “Senza zucchero” significano meno calorie? No: la sottrazione di grassi da uno yogurt o da una merendina può essere compensata da una maggiore presenza di zuccheri, e viceversa. Inoltre, lo snack “senza zucchero” può essere in realtà solo privo di zucchero “aggiunto”: non contiene cioè saccarosio, ma ha tutti gli zuccheri degli ingredienti, per esempio del latte. La stessa dicitura può significare che il saccarosio è stato sostituito dal fruttosio. Il fruttosio ha un indice glicemico basso, ma secondo studi recenti spinge il fegato a produrre più trigliceridi. Chi ha problemi di colesterolo può optare per i cibi che ne sono privi? “Senza colesterolo” non significa senza grassi: l’alimento può contenere miscele di oli vegetali non meglio identificati. Spesso si tratta di grassi saturi, i più dannosi per le arterie. I prodotti light in questo caso raramente danno un contributo significativo. Chi ha problemi di diabete deve preferire cibi light “senza zucchero”? Non sempre il prodotto senza zucchero è più adatto del suo pari non light. Per esempio il cioccolato, biscotti o altri dolci light da forno (snacks) hanno spesso più grassi (saturi) rispetto al prodotto zuccherato e non è un vantaggio nemmeno per il diabetico. Meglio allora scegliere solo un pezzettino piccolo di cioccolato o biscotto ma di quello normale inserito correttamente nella dieta.

CHE DEFINIZIONE È POSSIBILE DARE ALL’ETICHETTA? L’etichetta è la carta d’identità degli alimenti confezionati attraverso la quale il consumatore può ricavare molte informazioni utili (ad esempio, gli ingredienti, la loro tipologia e quantità, la durata del prodotto, la provenienza ecc.). Qualsiasi azienda che produce generi alimentari e li commercializza deve, per legge, obbligatoriamente apporre sulla confezione l’etichetta che deve contenere determinate informazioni. Una cosa molto importante da non dimenticare è che l’etichetta non deve avere alcun tipo di scritta o immagine che possa trarre in inganno il consumatore, così come non è possibile presentare “nomi di fantasia” che allontanano l’acquirente dal reale acquisto che sta per fare, se questi non sono seguiti dalla denominazione di vendita.

PERCHÉ È UTILE LEGGERE LE ETICHETTE? • consentono al consumatore di essere correttamente informato sul prodotto; • permettono di scegliere il prodotto più vicino alle proprie esigenze; • permettono di attuare una valutazione sul rapporto qualità/ prezzo

QUALI CARATTERISTICHE DEVONO AVERE PER LEGGE? • Chiarezza • Facile comprensione • Essere facilmente leggibili • Essere indelebili • Essere stampate in lingua italiana

TRACCIABILITÀ La legge n. 204 del 3 agosto 2004 ha imposto l’obbligo di riportare in etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza della materia prima utilizzata. Ricorda ANCHE che: Vendita a peso netto La vendita delle merci, il cui prezzo sia fissato per unità di peso, deve essere effettuata a peso ed al netto della tara. Si intende per tara tutto ciò che avvolge o contiene la merce o è unito a essa e con essa viene venduto. Gli strumenti metrici utilizzati devono contenere la visualizzazione diretta ed immediata del peso netto e devono essere collocati in modo tale che la visualizzazione sia agevole per l’acquirente. Obbligo di esporre il prezzo anche per unità di misura La legge obbliga i commercianti ad indicare, oltre al prezzo di vendita, anche l’indicazione del prezzo per unità di misura, a meno che i due prezzi siano identici.

QUALI SONO LE INFORMAZIONI OBBLIGATORIE? • Denominazione di vendita, ovvero il nome del prodotto • L’elenco degli ingredienti • La quantità netta del prodotto in peso o volume • Il termine minimo di conservazione o la data di scadenza • Le modalità di conservazione e d’impiego, quando siano necessari particolari accorgimenti • Il nome e la sede del produttore, o del confezionatore, o di un venditore stabilito in UE • Lo stabilimento di produzione o confezionamento • Il codice relativo al lotto o altra dicitura atta a identificare il prodotto • Titolo alcolimetrico per gli alcolici. Per i prodotti sfusi? Per questa tipologia di prodotti la legge prevede degli obblighi: la denominazione di vendita, l’elenco degli ingredienti, il titolo alcolometrico, le modalità di conservazione. Per le paste fresche ripiene è obbligatorio indicare la data di scadenza.

LE DEFINIZIONI PRINCIPALI: Denominazione di vendita: Per denominazione di vendita s’intende esattamente la descrizione del prodotto, prevista dalle normative italiane e comunitarie. Denominazioni di vendita sono ad esempio “olio extra vergine di oliva”, “vino”, “pasta di semola di grano duro”, ecc. Nel caso in cui un prodotto non sia regolato da una specifica normativa, la sua denominazione sarà rappresentata dal nome che è stato consacrato da usi e consuetudini. Al prodotto possono essere dati nomi di fantasia, ma poi devono essere seguiti dalla denominazione di vendita.

La denominazione di vendita deve indicare anche lo stato del prodotto (liofilizzato, surgelato, ecc). Ingredienti: Gli ingredienti sono tutte quelle sostanze, inclusi gli additivi (indicati con il nome della categoria, seguito dal nome specifico o sigla CEE corrispondente) e gli aromi, impiegate per la preparazione di un prodotto alimentare. L’elenco degli ingredienti è importantissimo perché permette al consumatore di poter definire la qualità di un prodotto ed è di particolare aiuto nei casi di allergie alimentari. Gli ingredienti sono indicati in ordine di peso decrescente: da quello utilizzato in maggiore quantità a quello usato in minore quantità. Nel caso in cui un ingrediente sia evidenziato in etichetta o in pubblicità (esempio biscotti al cacao), deve essere indicato nell’elenco con la percentuale specifica; si tratta, infatti, dell’ingrediente “caratterizzante”. Quantità netta in peso o volume del prodotto: Deve essere indicata in etichetta per i prodotti liquidi: l, cl, ml, mentre per i prodotti solidi: gr., Kg. Per tutti quei prodotti conservati in un liquido di governo (salamoia, sciroppo, aceto, ecc) l’etichetta deve indicarne il “peso del prodotto sgocciolato” oltre che “il peso netto”. Termine minimo di conservazione: Indica la data entro la quale l’alimento è garantito per le sue proprietà dal produttore, purché sia rispettata la corretta conservazione. Questa data è preceduta dalla dicitura:

“DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE ENTRO………..”; per gli alimenti che hanno una lunga conservazione si troverà scritto: “DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE ENTRO LA FINE DI……….”. Per tutti quei prodotti la cui conservazione è inferiore ai tre mesi, sarà sufficiente indicare mese e giorno. Per i prodotti che durano tra i 3 e i 18 mesi basta indicare mese e anno, per i prodotti con un tempo di conservazione superiore ai 18 mesi basta riportare l’anno di scadenza. La data di scadenza: E’ la data entro la quale il prodotto deve essere necessariamente consumato; la dicitura impiegata a questo fine è:

“DA CONSUMARSI ENTRO…………..”. Deve riportare giorno e mese. Si ritrova su tutti i prodotti facilmente deperibili (latte e i suoi derivati, carni fresche, paste fresche con ripieno, pesce fresco ecc). Numero di lotto: E’ apposto dal produttore e vale a identificare l’insieme delle unità di vendita, fabbricate in condizioni identiche di tempo e di luogo. Etichetta nutrizionale: E’ facoltativa (vedi D.lg. 77/93). Diventa obbligatoria quando un’informazione nutrizionale sia fornita in etichetta o in pubblicità, come ad esempio per biscotti poveri in grassi o in zucchero, o per cibi light in generale. E’ anche obbligatoria per tutti quei casi in cui il prodotto è destinato ad una particolare alimentazione. L’etichetta nutrizionale può riportare, nell’ordine: il valore energetico, le proteine, i carboidrati, i grassi; oppure: il valore energetico, le proteine, i carboidrati, gli zuccheri, i grassi, gli acidi saturi, le fibre alimentari, il sodio. Può inoltre riportare altri elementi, quali l’amido, gli acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, il colesterolo; le vitamine e i sali minerali, se presenti in quantità significativa.

CARATTERISTICHE DELLE ETICHETTE DEI PRINCIPALI ALIMENTI ACQUE Acque destinate al consumo umano Il Decreto 31/01 modifica ed unifica tutti i parametri relativi alle acque destinate al consumo umano, con la sola eccezione delle acque minerali. La liberalizzazione del mercato dell’acqua e le direttive europee consentono di commercializzare qualsiasi acqua potabile, tramite acquedotti, cisterne, bottiglie, contenitori, ecc… L’acqua “non minerale”, la stessa erogata dagli acquedotti, potrà quindi essere venduta con denominazioni di fantasia. Potrà essere venduta normale acqua del rubinetto, eventualmente trattata e resa più gradevole. In tal caso sull’etichetta dovrà comparire la dicitura “ACQUA DA TAVOLA” o “ACQUA DA BERE” o altre diciture di fantasia ma non “ACQUA MINERALE”.

Acque minerali naturali Sono da considerarsi tali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari ed eventualmente proprietà favorevoli alla salute. Le acque minerali naturali si distinguono dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria e la sua conservazione, per il tenore in minerali, oligoelementi e/o altri costituenti ed eventualmente, per alcuni loro effetti. Esse vanno tenute al riparo da ogni rischio di inquinamento. Classificazione delle acque minerali: • MINIMAMENTE MINERALIZZATA se il RESIDUO FISSO è uguale o inf. a 50 mg/l • OLIGOMINERALE se il RESIDUO FISSO sta tra 51 e 500 mg/l • MEDIO MINERALE se il RESIDUO FISSO sta tra 501 e 1500 mg/l • RICCA DI SALI MINERALI se il RESIDUO FISSO è superiore a 1500 mg/l.

CACAO E CIOCCOLATO L’etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolato, oltre ad assicurare la trasparenza, deve recare una distinta indicazione a seconda che il bene sia prodotto con aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao o che sia prodotto utilizzando esclusivamente burro di cacao; nel primo caso, l’etichetta dovrà contenere la dizione: “cioccolato”, mentre nel secondo caso potrà essere utilizzata la dizione: “cioccolato puro”. CARNI BOVINE L’etichetta della carne bovina deve comunicare obbligatoriamente:

• Paese di nascita del bovino (indica il paese di nascita dell’animale); • Paese/i d’ingrasso (indica il/i paese/i dove l’animale è stato allevato); • Paese di macellazione e numero di riconoscimento dello stabilimento di macellazione (indica il paese dove l’animale è stato macellato e lo stabilimento dove è avvenuta la macellazione); • Paese di sezionamento e numero di riconoscimento dello/degli stabilimento/i di sezionamento (indica il paese dove è avvenuto il sezionamento delle carni e lo/gli stabilimento/i dove la carne è stata sezionata); • Codice di tracciabilità (numero di identificazione del singolo capo o di un lotto di animali). Sono, invece, facoltative tutte le informazioni non comprese tra quelle obbligatorie sopra riportate, quali ad esempio: • Razza e categoria • Sistema d’allevamento • Data di nascita dell’animale Per poter riportare in etichetta informazioni facoltative, gli operatori devono essere preventivamente autorizzati in tal senso da parte del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ed inoltre devono sottoporsi ad un sistema di controlli aggiuntivi da parte di Organismi di controllo che verifichino la veridi cità di quanto riportato in etichetta. Rimangono ovviamente obbligatorie le indicazioni già previste per tutte le carni ed, in generale, per i prodotti alimentari quali ad esempio: la data di scadenza o il termine minimo di conservazione, la denominazione di vendita del prodotto, ecc. MIELE A) Varietà: sono distinte per origine (miele di fiori o di nettare, miele di melata) e secondo il metodo di produzione o di estrazione (miele in favo; miele con pezzi o sezioni di favo; miele scolato; miele centrifugato; miele torchiato; miele filtrato; miele per uso industriale). B) Caratteristiche: è vietato aggiungere al miele qualsiasi ingrediente alimentare, additivi compresi. Nei limiti del possibile, il miele deve essere privo di sostanze organiche e inorganiche estranee alla sua composizione. Le caratteristiche compositive specifiche sono indicate in allegato nel decreto. Ad eccezione del miele per uso industriale, non sono ammessi sapore o odore anomali, né principi di fermentazione, né modifiche artificiali del grado di acidità, né processi di riscaldamento in grado di distruggere o inattivare sensibilmente gli enzimi naturali. C) Denominazione di vendita: è ammesso l’utilizzo del nome generico “miele” in alternativa alle denominazioni proprie di ciascuna varietà. Devono invece precisamente nominarsi come tali: miele filtrato; miele in favo; miele con pezzi di favo o favo tagliato nel miele; miele per uso industriale («destinato solo alla preparazione di cibi cotti»). D) Indicazione obbligatoria del Paese di raccolta: è richiesta l’indicazione del Paese o dei Paesi in cui il miele è stato raccolto. Quando il prodotto derivi da più Stati, l’indicazione può essere effettuata con le formule del caso: 1) «miscela di mieli originari della CE»; 2) «miscela di mieli non originari della CE»; 3) «miscela di mieli originari e non originari della CE». E) Indicazioni facoltative: tutte le varietà di miele, esclusi quello filtrato e quello per uso industriale, possono riportare: 1) l’origine floreale o vegetale, se il prodotto è interamente o principalmente ottenuto dalla pianta indicata e ne possieda le caratteristiche organolettiche, fisico chimiche e microscopiche; 2) l’origine regionale, territoriale o topografica, quando il prodotto provenga interamente dall’origine indicata; 3) criteri di qualità specifici, come previsti dalla normativa comunitaria. LATTE: Il latte può essere classificato in base alla tipologia di trattamento in:

LATTE PASTORIZZATO – PASTORIZZAZIONE Secondo la legge italiana, il latte pastorizzato si distingue in tre grandi categorie: • Latte pastorizzato • Latte fresco pastorizzato • Latte fresco pastorizzato di Alta Qualità La “pastorizzazione” consiste nel riscaldamento del latte a determinate temperature e per periodi di tempo ben precisi, permettendo la distruzione dei germi patogeni e mantenendo inalterato il valore nutritivo del latte. Il latte fresco pastorizzato d’Alta Qualità è, per legge, solo del tipo intero. E’ un tipo di latte che ha caratteristiche nutrizionali particolari rispetto a tutti gli altri. Il contenuto di proteine nel latte crudo destinato all’Alta Qualità è, infatti, di 32 gr. di proteine/litro contro i 28 grammi per quello destinato al latte fresco pastorizzato. Inoltre la percentuale di sieroproteine (che, tra l’altro, favoriscono il sistema immunitario dell’organismo) è significativamente maggiore nel latte di Alta Qualità confezionato rispetto al normale latte fresco pastorizzato. LATTE STERILIZZATO – STERILIZZAZIONE Trattato in contenitore sigillato: si conserva per sei mesi.

LATTE OMOGENEIZZATO – OMOGENEIZZAZIONE E’ un processo meccanico che consente di frazionare le particelle di grasso in minutissime goccioline per distribuirle uniformemente e permanentemente. Con l’omogeneizzazione si ottiene una migliore digeribilità del latte. LATTE U.H.T. (trattamento ultrarapido ad alta temperatura) Il metodo UHT si propone di eliminare completamente dal latte ogni tipo di forma batterica patogena e non. Il trattamento è realizzato in ambiente sterile. Il trattamento ultrarapido ad alta temperatura consente di conservare il latte anche per alcuni mesi, certamente solo se non si apre la confezione. In base al contenuto di grassi si classifica: LATTE INTERO La percentuale di grasso non è inferiore al 3,50% ogni 100 gr. di prodotto. PARZIALMENTE SCREMATO il suo contenuto in grassi è pari a 1,5-1,8 gr. ogni 100 gr. di prodotto. SCREMATO Il suo contenuto lipidico deve essere per legge inferiore allo 0,3%. DELATTOSATO Il lattosio, attraverso l’introduzione dell’enzima lattasi, viene scisso nei suoi due componenti, il glucosio e il galattosio: si otterrà un prodotto più digeribile per tutti coloro che hanno scarsità o totale mancanza di lattasi a livello intestinale. VITAMINIZZATO Arricchito in vitamine, soprattutto D.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.