Clinica abusiva di chirurgia plastica sequestrata a Olbia: Nell’ambulatorio effettuati 300 interventi in un anno

Sequestrata dai carabinieri del Nas di Sassari e dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una indagine della Procura della Repubblica di Tempio Pausania, una clinica abusiva di chirurgia plastica di Olbia, mascherata da ambulatorio. E’ questo quanto accaduto nella giornata di ieri, grazie ad un’indagine svolta dalle Fiamme gialle e dal Nas assieme al personale dell’Assl incaricato della vigilanza sulle strutture sanitarie, e coordinata direttamente dal procuratore Domenico Fiordalisi.

Dunque, nella giornata di ieri i carabinieri del Nas di Sassari e la Guardia di Finanza di Olbia hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo, emesso in via d’urgenza dal Procuratore Capo di Tempio Pausania (OT) Domenico Fiordalisi, dell’ambulatorio ‘Michelangelo Chirurgia Plastica s.r.l.’ al Delta Center in Via Capo Verde. In realtà, la struttura doveva essere soltanto un ambulatorio dove potevano essere eseguiti piccoli interventi come trattamenti di medicina estetica, rimozione delle macchie dal viso, tatuaggi, capillari, couperose, mesoterapia, trattamento cellulite tramite laser, acido ialuronico, botulino, biorivitalizzazione mentre all’interno della clinica abusiva sequestrata ad Olbia venivano effettuati veri e propri interventi chirurgici come la mastoplastica additiva, l’addominoplastica, rinoplastica, per i quali è necessario un ricovero presso una struttura ospedaliera o sanitaria autorizzata.

E’ questo sostanzialmente quanto emerso dalle indagini che hanno portato al sequestro preventivo della “Michelangelo chirurgia plastica srl”, ovvero la struttura che sorge nella zona industriale di Olbia. Nello specifico, sembra che i finanzieri di Olbia abbiano accertato che i circa 300 interventi chirurgici eseguiti nel corso del 2016 nella clinica di chirurgia plastica abusiva, non venivano fatturati interamente ed oltre 730 mila ero sarebbero stati incassati senza il rilascio del dovuto documento fiscale. L’indagine sarebbe partita in seguito ad alcune denunce presentate in Procura da quattro donne e poi si sarebbero allargate all’esercizio abusivo di struttura sanitaria con ricoveri ospedalieri in luogo non autorizzato; alcuni di questi pazienti hanno denunciato addirittura gravi lesioni per interventi di addominoplastica subiti.

Nel registro degli indagati per l’inchiesta della Procura della Repubblica di Tempio Pausania sono finiti cinque professionisti, con l’accusa di aver effettuato abusivamente interventi di chirurgia plastica e si tratta nello specifico dell’Amministratore dell’ambulatorio Michele Tommaso Mossa di 59 anni residente a Olbia, ed ancora il direttore sanitario dell’ambulatorio Michelangelo chirurgia plastica srl Antonella Mossa di Arzachena, Raffaele Ceccarino 56enne di Pozzuoli e responsabile degli interventi, ed ancora Renato Cappelletti di 67 anni e residente a Napoli nonchè responsabile delle procedure anestesiologiche ed infine Gavino Felice Murrighile di 49 anni di Olbia, amministratore della Delta Tecno srl proprietaria dello stabile. Sugli indagati, inizialmente accusati solo di lesioni colpose, pende adesso anche il reato di esercizio abusivo di struttura sanitaria con ricoveri ospedalieri in luogo non autorizzato.L’inchiesta che fa capo al procuratore della Repubblica di Tempio Pausania è seguita dal sostituto Ginevra Grilletti.

La procura della Repubblica ha chiesto al gip del tribunale di Tempio la convalida del provvedimento di sequestro preventivo della struttura sanitaria e delle undici camera del “Dream center”, l’albergo per convegnisti nella zona industriale di Olbia. L’intera struttura alberghiera e le sale chirurgiche sono state chiuse, ieri, su ordinanza emessa dal Comune di Olbia.

In attesa delle decisioni del gip, trapelano, nel frattempo, ulteriori particolari sull’inchiesta condotta dal capo della Procura di Tempio Domenico Fiordalisi e dal sostituto procuratore Ginevra Grilletti. L’utilizzo del Fenta- nest, un farmaco anestetico utilizzabile esclusivamente nelle strutture ospedaliere, sarebbe stata la chiave che ha permesso ai carabinieri del Nas di Sassari, agli ispettori della Asl di Obia e ai militari della guardia di finanza olbiese al comando del maggiore Marco Salvagno di approfondire quanto avveniva nella struttura sanitaria, un ambulatorio medico nel quale, stando alle autorizzazioni, era possibile effettuare soltanto trattamenti di medicina estetica.

Negli ambulatori sanitari “Michelangelo chirurgia plastica srl ” del Delta Center, dove solo lo scorso anno sono state effettuate oltre trecento operazioni, con un incasso valutato dagli uomini della guardia di Finanza in circa 750 mila euro, molti dei quali sarebbero stati incassati senza regolari ricevute, in nero – su questo aspetto sarebbe in corso una verifica da parte della guardia di finanza e dell’Agenzia delle entrate sulle denuncie dei redditi presentate da quattro dei cinque indagati – si potevano eseguire, stando alla autorizzazione sanitaria rilasciata dalla Regione, soltanto interventi estetici su «macchie viso, nei, tatuaggi, capillari, couperose meso epidermica, mesoterapia, trattamenti vari anticellulite, filer botulino biorivitalizzazione, trattamenti con acido ialuronico.

Uniche attività per le quali l’ambulatorio aveva ottenuto l’autorizzazione sanitaria dalla regione autonoma della Sardegna», hanno scritto i magistrati inquirenti nel motivare il sequestro preventivo d’urgenza eseguito ieri l’altro, che ha sigillato le sale operatorie e le 11 stanze del “Dream center” utilizzate come ospedale. L’intera struttura alberghiera, destinata ad ospitare esclusivamente i partecipanti alle varie convention che si tenevano nella sala convegni, ieri è stata chiusa con una ordinanza del Comune. La stessa ordinanza che ha imposto la chiusura delle sale chirurgiche dell’ambulatorio medico finito nel mirino degli investigatori dopo la denuncia di quattro pazienti. Tutte donne che, sottoposte a trattamenti estetici nella struttura, avevano riportato serie complicanze post chirurgiche. Gli indagati, Renato Cappelletti, anestesista di Napoli, il chirurgo plastico Raffaele Ceccarino, di Pozzuoli, e i responsabili sanitari degli ambulatori “Michelangelo”, Michele Tomaso Mossa di Olbia e Antonello Mossa di Arzachena attendono d’essere convocati dal magistrato inquirente per chiarire la loro posizione in relazione alle accuse di violazione del testo unico delle leggi sanitarie. Contestazione, in concorso, che viene respinta dal proprietario del “Delta center”, Felice Gavino Murrighile, il quale ritiene d’essere rimasto invischiato in una vicenda processuale i cui «reali risvolti sono ancora tutti da chiarire, non avendo io alcun ruolo nelle attività che si effettuano nel mio immobile».

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