Coldiretti black list, ecco i cibi importati pericolosi per la salute

I padroni del cibo sono pochi, ricchissimi. Un potere concentrato nelle mani di un gruppo di multinazionali che controllano l’intera filiera alimentare mondiale: sementi, pesticidi, trasformazione industriale, distribuzione commerciale. Un cerchio che si chiude e lascia pochissimi spiragli solo per i potentati di domani. Il quadro, già noto, è stato rilanciato da una analisi della Coldiretti sul rapporto ‘Ipes-Food’ presentata al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione dopo la rivoluzionaria acquisizione di Whole Foods Market da parte da parte di Amazon, alla quale Google ha risposto con un’alleanza con ValMart, leader mondiale della distribuzione alimentare, mentre sul mercato delle sementi e dei pesticidi sono in corso tre megafusioni Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta.

Coldiretti, la Black List dei cibi più pericolosi: al primo posto il pesce dalla Spagna. A seguire i prodotti dietetici americani, i pistacchi dalla Turchia e le arachidi dalla Cina La Coldiretti ha reso nota la Black List dei cibi più tossici. La classifica dei cibi più pericolosi vede al primo posto il pesce proveniente dalla Spagna, in classifica anche i pistacchi dalla Turchia. L’Italia, invece, è al primo posto dei cibi più sicuri.

I cibi più dannosi

La Coldiretti ha pubblicato il dossier relativo alla qualità dei cibi nell’Unione e i risultati sono stati sconvolgenti. Il primo cibo più pericoloso della classifica è risultato il pesce spagnolo. Il prodotto è risultato contenere troppi metalli pesanti come ilmercurio e il cadmio. Non si tratta di pesce mediterraneo, parliamo di un prodotto, tonno e pesce spada, che viene pescato nelle acque oceaniche, acque molto inquinate e quindiricche di questi metalli pesanti.

Per questo motivo È scattato l’allarme per circa 2925 alimenti. Proprio nel corso del forum internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, la Coldiretti ha presentato la black list 2017 dei cibi più pericolosi ricordandoci che scegliere il made in Italy è una garanzia di sicurezza. La maggior parte di questi prodotti presenti nella Black List provengono dall’estero è in primis pare che ci sia la Turchia, paese che ha ricevuto il maggior numero di notifica per prodotti non conformi. A seguire troviamo la Cina e poi l’ India, seguiti dagli Stati Uniti e dalla Spagna.

Ad ogni modo si tratta di paesi con i quali l’Italia commercia praticamente costantemente e solo nel 2013 L’Italia ha importato dalla Spagna circa 167 milioni di chili di pesce, circa 2 milioni di chili di pistacchi, 3 milioni di fichi secchi e 25,6 milioni di nocciole dalla Turchia. “Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Lo stesso ha sottolineato che importanti passi in avanti sono stati ottenuti con l’estensione dell’obbligo di indicare la provenienza del riso, del grano impiegato nella pasta ma molto resta da fare perché  un terzo della spesa resta anonima dai succhi di frutta, il concentrato di pomodoro fino ai salumi.

Non sono mai stati così pochi i padroni del cibo con il potere concentrato nelle mani di un pugno multinazionali che controllano la filiera alimentare mondiale, dalle sementi ai pesticidi, dalla trasformazione industriale alla distribuzione commerciale. E’ l’allarme lanciato da una analisi della Coldiretti sul rapporto Ipes-Food presentata al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione dopo la rivoluzionaria acquisizione di Whole Foods Market da parte da parte di Amazon alla quale Google ha risposto con un’alleanza con ValMart, leader mondiale della distribuzione alimentare, mentre sul mercato delle sementi e dei pesticidi sono in corso tre megafusioni Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta.

Il miliardo e mezzo di produttori agricoli mondiali sono stretti in una tenaglia da pochi grandi gruppi multinazionali che dettano le regole di mercato nella vendita dei mezzi tecnici necessari alla coltivazione e all’allevamento nelle aziende agricole, a partire dalle sementi, ma anche – sottolinea la Coldiretti – nell’acquisto e nella commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentare. La perdita di potere contrattuale – continua la Coldiretti – si traduce in difficoltà economiche e occupazionali per gli agricoltori a livello globale, ma l’elevata concentrazione mette a rischio anche la libertà di scelta dei consumatori e gli standard di qualità e sicurezza alimentare, oltre che la stessa sovranità alimentare dei vari Paesi. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale e ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.

A monte della produzione agricola al termine delle tre mega fusioni in atto tra Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta (alle quali si aggiunge la pianificata fusione con Sinochem nel 2018), tre sole società – sottolinea la Coldiretti – potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale. Una situazione senza precedenti che ha fatto scattare le preoccupazioni della stessa Commissione Europea che ha deciso di aprire un’indagine approfondita sull’operazione per verificare se la fusione tra Buyer e Monsanto limiti la concorrenza nei settori delle sementi e degli agrofarmaci. A valle della produzione agricola all’incirca il 90 % del mercato globale dei cereali e’ controllato da soli quattro gruppi mondiali, vale a dire ADM-Archer Daniels Midland (USA), Bunge (USA), Cargill (USA), Louis Dreyfus Commodities (Francia) mentre nella trasformazione alimentare per cibo e bevande si stima che le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedano il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100. Nella distribuzione organizzata i 10 più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali, che ammontavano in totale a 7,5 mila miliardi di euro, con il primo gruppo Wallmart che fattura da solo 262,5 miliardi di dollari. Di recente Amazon è sbarcata in questo mondo con l’acquisizione di Whole Foods e, considerando la sua capacità di intercettare i bisogni dei consumatori e di analizzare la domanda, ci si attende che possa entrare nella TOP 10 della distribuzione nell’arco di un decennio

Il risultato è che per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo mentre il resto viene diviso tra l’industria di trasformazione e la distribuzione commerciale che assorbe la parte preponderante del valore. Il prezzo di un prodotto aumenta quasi sette volte dal campo alla tavola per colpa delle distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera anche se la situazione – sottolinea la Coldiretti – varia da prodotto a prodotto con le situazioni peggiori che si registrano per i prodotti alimentari trasformati   “Stiamo vivendo – ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – un furto di valore aggiunto che, senza alcun beneficio per i consumatori, vede sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione“. In Italia per pagare un caffè al bar, l’agricoltore tipo – continua la Coldiretti – dovrebbe mettere sul bancone 5 chili di grano o 3 chili di risone o 1,5 chili di mele o una dozzina di uova. Una ingiustizia da sanare – conclude la Coldiretti – rendendo più equa e giusta la catena di distribuzione degli alimenti anche con interventi per limitare lo strapotere contrattuale dei nuovi poteri forti dell’agroalimentare come ha annunciato lo stesso Commissario Europeo all’agricoltura Phil Hogan.

I SIGNORI DEL CIBO IN PILLOLE

Sementi e pesticidi – Dopo le fusioni di Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta, tre aziende potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale.

Commercio cereali – Il 90 % del mercato globale dei cereali e’ controllato da soli quattro gruppi mondiali, ADM-Archer Daniels Midland (USA), Bunge (USA), Cargill (USA), Louis Dreyfus Commodities (Francia).

Industria alimentare – Le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedono il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100.

Distribuzione organizzata – Nella distribuzione organizzata i 10 più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali.

DISTRIBUZIONE COMMERCIALE

Azienda Vendite (in miliardi di dollari)
1.       Wallmart (USA) 262,5
2.       Schwarz group (Germania)(comprende Lidl, Kaufland) 82,2
3.       Kroger (USA) 78,6
4.       Aldi (Germania) 69,2
5.       Costco (USA) 66,4
6.       Carrefour 47,3
7.       Tesko (UK) 43,9
8.       Seven & I Co. Ltd (Giappone) 36,8

 

TOP TEN aziende Food & Beverage Quota di mercato di cibo e bevande
Anhauser – Busrsh in Bev. + SabMiller 15,2%
Nestlè 14,6%
PepsiCo 13,5%
JBS 10,6%
Coca Cola 9,3%
ADM 8,7%
Tyson 7,6%
Mondelez 6,9 %
Cargill 6,8%
Mars 6,7%

Dalle banane al caviale di storione, ecco il nuovo made in Italy

Dalle prime banane arrivate in Sicilia sotto la spinta dei cambiamenti climatici al caviale di storione il cui allevamento è stato da poco riconosciuto come attività agricola dopo che l’Italia ha conquistato il primato di principale produttore mondiale. Sono solo alcune delle new entry del made in Italy a tavola che fanno dell’Italia una realtà unica nel mondo. È quanto afferma la Coldiretti all’inaugurazione della più grande fattoria mai realizzata in Italia nel centro storico di una città a Milano al Castello Sforzesco, da Piazza del Cannone a Piazza Castello dove è stata apparecchiata la tavola della biodiversità tricolore con i cibi più antichi, i più rari, i più eroici, i più “volgari”, i più “puzzolenti” e le new entry arrivate in Italia per effetto dei cambiamenti climatici.

A contraddistinguere il cambiamento nelle campagne sono indubbiamente – spiega Coldiretti – i nuovi prodotti arrivati in Italia per effetto dei mutamenti climatici, come le banane e gli avocado coltivati in Sicilia, il finger lime (sorta di cetriolo da cui si ricavano piccole perle trasparenti dal sapore forte, aspro e piccante che ricordano il limone) e persino il vero caviale di storione che oggi è possibile produrre addirittura in Lombardia grazie all’innalzamento generale della temperatura che ha influito anche sulle acque.

Ma assieme alle new entry ci sono anche i cibi più antichi che tornano sulle tavole grazie agli agricoltori – sottolinea Coldiretti – come, ad esempio, la manna, che nella Bibbia viene mandata da Dio per salvare gli ebrei durante la traversata del deserto, e oggi è stata recuperata dagli agricoltori siciliani, che la estraggono dal frassino per essere usata dolcificante per i diabetici, nelle cure dimagranti e nelle terapie disintossicanti. Ha origini romane il vino cotto – continua la Coldiretti – bevanda marchigiana prodotta facendo bollire il mosto di uve bianche o rosse in caldaie di rame e lasciata quindi a fermentare e riposare in botti di legno per anni, mentre l’idromele è considerato addirittura bevanda fermentata più antica del mondo, più della birra.

Non mancano – sottolinea la Coldiretti – cibi rarissimi, come la pompia, sorta di cedro dalla buccia spessa e ruvida usato in Sardegna nella preparazione di dolci e liquori, il vino Loazzolo, la più piccola Doc d’Italia coltivata in un comune di appena 300 abitanti e meno di cinque ettari di terreno o lo spumante degli abissi, fatto invecchiare nelle profondità del mar Tirreno. Ma sono molti anche i prodotti della campagna che da nord a sud del Paese vengono considerati come elisir naturali dell’amore, ai quali sono attribuiti dalla tradizione straordinari poteri stimolanti, in alcuni casi addirittura confermati da prove scientifiche.

È poi solo grazie all’impegno e agli sforzi degli agricoltori che è oggi possibile portare in tavola i cibi “eroici”, ovvero prodotti in condizioni ambientali difficilissime. È il caso della lenticchia di Ustica, coltivata là dove i trattori non possono arrivare, tanto che tutte le operazioni vengono fatte a dorso di mulo, del pomodoro siccagno, che si pianta nei terreni aridi dell’entroterra siciliano, del “vino dei ghiacciai” prodotto dai vitigni più alti d’Europa in provincia di Aosta.

Abbinano gusto a schiettezza popolare i cibi più “volgari” come il Bastardo del Grappa, formaggio che deve il suo nome al fatto di essere prodotto con il latte che non viene usato per fare un altro formaggio della zona, il Morlacco, o la Salsiccia Pezzente, un tempo destinata alle esigenze dei contadini e dei ceti meno agiati in generale, dal momento che viene preparata utilizzando tagli di carne poco pregiati, senza dimenticare le Patate cojonariis, tuberi di piccole e a volte piccolissime dimensioni diffuse in Friuli Venezia Giulia.

E se non si ha il naso troppo delicato è facile apprezzare i cibi più “puzzolenti”, a partire dal formaggio Puzzone di Moena la cui crosta rimane sempre unta e favorisce il riprodursi di una flora batterica, che gli conferisce il sapore inconfondibile e il colore rossiccio caratteristico, fino al Marcetto teramano, crema di pecorino affinata con le larve di mosca, e al Bruss – conclude la Coldiretti – prodotto con pezzi di formaggio riciclato e ricotte inacidite.

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