Vandali al Colosseo e intrusioni notturne e scritte: così romani e turisti stuprano il luogo simbolo di Roma

Ancora un attacco vandalico ai danni del Colosseo, ovvero uno dei monumenti più importanti d’Italia ma conosciuto in tutto il mondo. Stando a quanto è emerso, sembra che negli ultimi due giorni il Colosseo sia stato preso di mira dai vandali e mentre nella giornata di ieri questi hanno imbrattato con della vernice nera un antico pilastro al piano terra del monumento, nella giornata di domenica o meglio nella notte tra domenica e lunedì altri, e nello specifico due ragazzi brasiliani hanno scavalcato i cancelli d’ingresso all’Anfiteatro Flavio, ed uno è rimasto gravemente ferito dopo un volo di oltre 4 metri. Come abbiamo anticipato, si tratterebbe di due ragazzi brasiliani, di 31 e 33 anni, i quali pare siano riusciti ad entrare all’interno del Colosseo nel cuore della notte ed in un secondo momento sarebbero scivolati da un’altezza di circa 4 metri; nella caduta, uno dei due è rimasto gravemente ferito, riportando una frattura al bacino e per questo motivo trasportato in ospedale in codice rosso.

SColosseo preso di mira dai vandali:colonna imbrattata di vernice nera, compare la scritta "Morte"econdo quanto è emerso, il giovane nelle prossime ore dovrà essere operato, mentre l’altro giovane non sembra abbia riportato alcuna ferita; dalle prime ricostruzioni, sembra che l’uomo rimasto illeso abbia la cittadinanza italiana e pare stia stato lo stesso a lanciare l’allarme, chiamando il 118, una volta resosi conto delle gravi condizioni dell’amico. Una volta chiamati i soccorsi, questi nel giro di poche ore hanno raggiunto il posto, soccorrendo i due ed allertato il commissariato Celio, diretto dalla dottoressa Stefania D’Andrea. Intervenute le forze dell’ordine, che hanno fermato e portato il 32enne in commissariato per interrogarlo; i due giovani sono stati denunciati ed accusati di evasione di terreni e di edifici. “E’ stata una bravata, eravamo ubriachi” si sarebbero giustificati i due turisti, arrivati da poco nella Capitale. Sulla vicenda stanno comunque indagando ancora gli agenti del Commissariato per avere un quadro più chiaro e per individuare con esattezza il punto da cui i due uomini sono entrati nell’Anfiteatro Flavio, e proprio a tal riguardo gli agenti hanno già requisito i filmati delle telecamere di sicurezza della zona.

L’episodio, comunque, non fa altro che mettere in evidenza un serio problema, ovvero quello della mancanza di sicurezza presso i monumenti italiani, soprattutto quelli romani che sembrano essere davvero abbandonati e lasciati alla mercè dei visitatori stranieri. Fortunatamente questa volta si è trattato della bravata di due giovane, ma quello che ci si chiede è, se fossero stati terroristi? Come abbiamo anticipato, nella giornata di ieri sono apparse due scritte con vernice nera su un pilastro dal lato dell’ingresso della metropolitana; nello specifico sulla semicolonna è stato scritto Balto e Morte. Anche su questo episodio, sono in corso delle indagini ed anche in questo caso, gli investigatori hanno recuperato le immagini delle telecamere di videosorveglianza per tentare di risalire al responsabile dell’atto vandalico.

UN PO DI STORIA DEL COLOSSEO

Il Colosseo, meraviglia architettonica del mondo antico, universalmente conosciuto come simbolo di Roma, era denominato dai Romani, “Amphitheatrum Flavium”, dal nome della famiglia imperiale dei Flavi che lo fece edificare. La sua costruzione fu, infatti, iniziata nell’anno 72 d.C., durante il regno dell’imperatore Vespasiano e terminata, dopo solo otto anni di intenso lavoro, da suo figlio Tito nell’anno 80 d.C. L’inaugurazione fu celebrata magnificamente e sontuosamente con giochi e combattimenti che durarono 100 giorni, durante i quali furono uccise alcune migliaia di animali feroci. Per capire come mai, in tutto il mondo antico, non fosse stato concepito prima un edificio come l’anfiteatro, con simili caratteristiche planimetriche ed architettoniche, tipicamente romane, bisogna considerare che la passione per questa nuova forma di spettacolo, il combattimento gladiatorio con le fiere, poteva essere soddisfatta solo nel periodo della massima espansione dell’Impero Romano.

Infatti, soltanto in seguito alla conquista delle nuove lontane province dell’Asia e dell’Africa è stato possibile, per le popolazioni del mondo latino, conoscere l’aspetto strano, inconsueto e terrificante delle fiere. La loro ferocia, le loro dimensioni e l’agilità dei loro movimenti stimolavano la curiosità ed affascinavano il pubblico che apprezzava sempre di più questo svago emozionante, specie se nel confronto con le belve erano coinvolti uomini coraggiosi. Le prime rappresentazioni collettive vennero organizzate nei circhi, ove le masse di spettatori, affollati sugli spalti, oltre a rischiare la vita per la mancanza di qualsiasi genere di protezione, spesso non riuscivano neppure a vedere , data la distanza, a volte notevole, fra il luogo del combattimento ed i posti sulle gradinate. Infatti il “circo”, era stato concepito per le corse dei cavalli e delle bighe e per le competizioni atletiche, non certo per gare di lotta accentrate in aree circoscritte e limitate. All’inizio del I secolo a.C. la crescente passione per questi spettacoli stimolò gli architetti romani a concepire un tipo di edificio pubblico innovativo. Vale la pena ricordare che il più antico anfiteatro stabile costruito in pietra è quello di Pompei (80 a.C.). L’ubicazione centrale del Colosseo era estremamente funzionale per il suo tempo, considerato che non esistevano mezzi di trasporto e fu resa possibile, soprattutto, a seguito del disastroso incendio del 64 d.C., durante il regno di Nerone. Infatti la città, cresciuta a dismisura e disordinatamente, era ancora in gran parte edificata in legno e manteneva un aspetto primitivo.

L’incendio della città si espanse incontrollabile per oltre sette giorni (dal 18 al 25 luglio), devastando soprattutto la parte più antica. Quando il fuoco cessò di bruciare, grandi spazi furono disponibili proprio nel cuore di Roma e questo ha consentito agli urbanisti di ridisegnare il centro cittadino con criteri finalmente moderni. La responsabilità di questo immane disastro è attribuita alla volontà di Nerone che, secondo gli storici, intendeva realizzare la totale ricostruzione della capitale del suo impero. Infatti è probabile che la “Domus Aurea”, incredibile e grandiosa residenza imperiale che occupava tutta questa vasta zona prima che il Colosseo fosse edificato, sia stata concepita ben prima dell’incendio. Morto Nerone (68 d.C.) e salito al potere Vespasiano l’anno successivo, ha finalmente inizio una grande opera di ricostruzione che trasformerà Roma in “Caput Mundi”, la straordinaria capitale del mondo antico. La “Domus Aurea” neroniana, appena terminata sulle pendici del Colle Oppio, viene distrutta per cancellare qualsiasi testimonianza del suo ideatore e, mentre si lavora intensamente per ricostruire le abitazioni civili, in mattoni, più durature ed igieniche delle precedenti, si pianifica con grande audacia la costruzione del più grande anfiteatro del mondo. Il luogo ideale ove costruirlo è l’alveo del grande lago artificiale della “Domus Aurea” (stagnum neronis) che, oltre a dare all’immenso edificio la necessaria centralità nel tessuto urbano, ne facilita l’esecuzione degli scavi per le fondamenta.

L’opera fu iniziata nel 72 d.C. seguendo i piani elaborati da un geniale e sconosciuto architetto il cui progetto risponde in tutto e per tutto alle esigenze del suo impiego. Si pensi al numero degli spettatori, oltre 60.000 secondo alcuni studiosi, ai quali dovevano essere facilitati al massimo sia l’ingresso che l’uscita, assicurando la migliore visuale possibile da ogni ordine di posti, anche nei piani alti, oltre a servizi igienici e di ristoro, indispensabili perché durante la buona stagione gli spettacoli si prolungavano per giornate intere. Inoltre, come tutti gli anfiteatri, era dotato del “Velarium”, una copertura mobile che proteggeva gli spettatori dai cocenti raggi del sole. Della sua esistenza non vi è alcun dubbio dato che, oltre a numerose fonti letterarie ed iscrizioni ritrovate sui muri di Pompei che ne danno testimonianza, è visibile un famoso affresco dell’anfiteatro pompeiano in cui l’immagine della straordinaria attrezzatura è chiaramente enfatizzata. Nel corso dei secoli, con l’avvento del Cristianesimo e la progressiva decadenza dell’Impero Romano, l’attività dell’anfiteatro andò gradualmente scemando ed il glorioso monumento si ritrovò, nel Medio Evo, al centro di una metropoli spopolata ed in rovina.

Cominciò così a subire continue, pesanti spoliazioni da parte dei barbari invasori e degli stessi abitanti. A seguito del disastroso terremoto che squassò Roma nel settembre del 1349, crollò una notevole parte dei muri e degli archi esterni di sostegno; i blocchi di travertino che formavano l’ossatura primaria dell’edificio furono asportati in grande quantità ed utilizzati per la ricostruzione degli edifici abbattuti. Poco a poco il Colosseo, ormai completamente abbandonato, fu prima trasformato in fortezza contro le invasioni barbariche e, successivamente, in cava quasi inesauribile di materiali. Di fronte a tanto degrado, il Papa Sisto V pensò di abbatterlo definitivamente ma poi, per fortuna, preferì inserirlo nell’itinerario delle Basiliche. Il saccheggio sistematico ha avuto termine nel XVIII secolo, quando il Papa Benedetto XIV (1740-1758) decise di dedicare l’Anfiteatro Flavio alla passione di Cristo e fece erigere il crocifisso che svetta nella parte centrale dell’edificio, a lato dell’arena. A dispetto di tutti questi eventi tragici, ciò che rimane di questa meraviglia dell’architettura romana è tale che ci permette di capire con quale spirito il venerabile Beda, vissuto nell’VIII sec.d.C., abbia pronunciato la famosa profezia “Quamdiu stabit Colyseus, stabit et Roma; quando cadet Colyseus, cadet et Roma; quando cadet Roma, cadet et mundus”, cioè “Finchè esisterà il Colosseo esisterà Roma; quando cadrà il Colosseo cadrà anche Roma; quando cadrà Roma cadrà anche il mondo”.

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