mercoledì , 17 gennaio 2018

Confermata meningite per il 49enne ricoverato: scatta la profilassi all’Ospedale di Legnano

Accertato altro caso di meningite in Italia e nello specifico a Legnano e si tratterebbe di un 50enne di Canegate, il quale è stato ricoverato nella giornata di domenica. Si tratterebbe di un caso da meningococco quello di meningite accertato all‘Ospedale di Legnano,e la conferma è arrivata nella giornata di ieri dall’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia Giulio Gallera, il quale ha dichiarato che gli accertamenti clinici effettuati sul paziente ricoverato con evidenti segno di sepsi, sembra abbiano evidenziato la presenza di stafilococco nel sangue e di meningococco. “L’uomo è vigile e contattabile”, spiega l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera. Il paziente, come abbiamo anticipato, sembra essere giunto all’ospedale di Legnano nella giornata di domenica in condizioni piuttosto critiche. Avviata immediatamente la profilassi sia per il personale sanitario del reparto di emergenza che per i familiari e tutte le persone che sono state a stretto contatto con l’uomo. Nella giornata di domenica, l’analisi del liquido cerebrospinale al quale l’uomo era stato sottoposto aveva dato esito negativo ma poi prima di escludere la meningite sono stati effettuati altri necessari test il cui esito ha appunto confermato nella giornata di ieri, che si tratta invece di un’infezione da meningococco, la forma più pericolosa di meningite.

Leggi Anche  Coppia trovata nella roggia a Olgiate Comasco, ipotesi festino con altre persone

“Sono stati profilati 20 persone tra il pronto soccorso, l’ambulanza e il personale della Tac. Il sierotipo individuato è di tipo C. Il problema per il paziente è certamente la meningite ma, c’è una particolare attenzione per la sepsi in corso. Quindi l’uomo resterà in osservazione per 48 ore. Un nuovo aggiornamento è previsto per la mattinata di domani, martedì 10 gennaio“, ha dichiarato il dottor Paolo Viganò, ovvero il primario dell’Unità Operativa di Malattie Infettive. Sempre all’ospedale di Legnano lo scorso 6 gennaio era stato ricoverato un alto paziente affetto da meningite, e nello specifico si tratterebbe di un 49enne di Busto Garolfo, ancora ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’Ospedale. Sembra che le sue condizioni di salute siano in netto miglioramento soprattutto negli ultimi giorni ed ancora dalle analisi sembra essere risultato affetto da una meningite da pneumococco per quale non è prevista alcuna profilassi.

“Il paziente ricoverato dal 6 gennaio all’ospedale di Legnano sta meglio ed è sottoposto a trattamento. Gli è stata diagnosticata immediatamente una meningite batterica da pneumococco per la quale non è prevista profilassi per parenti o persone che sono venuti in contatto con lui”, è questo quanto dichiarato nella giornata di ieri dall’Asst Ovest Milanese.Intanto in Piemonte è morto un altro giovane 25enne , il quale era stato ricoverato nei giorni scorsi alle Molinette di Torino. Il giovane era risultato affetto da meningite meningococcica.”Un caso in Piemonte nel mese di gennaio non può considerarsi un evento inatteso, non c’è da allarmarsi” ha ribadito Vittorio Demicheli, epidemiologo della direzione sanitaria della Regione Piemonte.

Un nuovo caso di meningite in Lombardia, ieri è arrivata la conferma. Domenica scorsa, un 50enne di Canegrate è stato ricoverato all’ospedale di Legnano. «Dopo gli accertamenti clinici è stata verificata la presenza di stafilococco nel sangue (responsabile della sepsi) e di meningococco», ha spiegato ieri l’assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera, commentando i risultati delle analisi compiute dall’equipe medica. L’uomo è stabile, ma è stata avviata la profilassi per tutte le persone che sono state a contatto con lui, personale del pronto soccorso compresi.

Intanto, in tutte le Asst (aziende sanitarie socio territoriali) si stanno scaldando i motori per attivare la procedura dei nuovi vaccini low cost, iniziativa promossa dal Pirellone, che prevede per tutti la possibilità di vaccinarsi in una struttura pubblica, a prezzi scontati rispetto a quelli di mercato. Per prenotare il vaccino si dovrà chiamare il call center regionale (800638638), il numero sarà pubblicato su tutti i siti delle varie Asst, che avranno ambulatori dedicati. «Già da domani – spiegano dall’Asst Fatebenefratelli Sacco – sarà possibile chiamare perle prenotazioni». Che saranno attivate anche in anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto (15 febbraio). In quella struttura ci si potrà vaccinare da lunedì 30 gennaio: i bambini avranno un ambulatorio dedicato al Buzzi, gli adulti al Sacco, al Fatebenefratelli si potranno vaccinare sia i più piccoli che gli over 18 e saranno circa un centinaio gli appuntamenti complessivi che verranno messi in agenda ogni settimana. Non servirà la ricetta medica per la prenotazione. E, sempre per quanto riguarda il Fatebenefratelli – Sacco, verrà attivata una mail dedicata per chi ha bisogno di informazioni, risponderanno medici specialisti. Per il capitolo costi, la cifra dovrebbe aggirarsi attorno ai 60 euro per il vaccino contro il meningococco B e 50 euro per il tetravalente. Per il ceppo B si potranno vaccinare gli adulti entro i 50 anni e i bambini nati prima del 2017 (per i nati quest’anno infatti, la Regione ha già previsto la gratuità del vaccino). Il tetra- valente, invece, interesserà gli adulti che non hanno determinate patologie. Per i cosiddetti soggetti fragili e i bambini fino ai 18 anni il vaccino contro il meningococco C è già gratuito. Oggi l’assessore alWelfare Gallera incontrerà tutte le strutture ospedaliere della regione per fare il punto della situazione sulla procedura per il vaccino low cost.

INDAGINI SU CONTATTI E FONTI DI INFEZIONE Colture di routine di tamponi faringei o naso faringei non hanno utilità per decidere chi deve ricevere la profilassi, in quanto lo stato di portatore varia e non vi è relazione tra quel che viene trovato nella popolazione in condizioni normali e in corso di epidemie. INTERVENTI SULL’AMBIENTE Il meningococco è altamente sensibile alle variazioni di temperatura e all’essiccamento per cui è sufficiente procedere ad una accurata pulizia degli oggetti contaminati dalle secrezioni del naso e della gola del malato e ad una prolungata aerazione degli ambienti. Nel caso di collettività (caserme, colonie, convitti, dormitori ) o situazioni di sovraffollamento, è bene tenere separate le persone e ventilare bene gli ambienti di vita e di riposo di tutti coloro che sono particolarmente esposti all’infezione. Non è necessaria la chiusura e la disinfezione di locali comuni quali le scuole dove si sia verificato un caso. IMMUNOPROFILASSI Il vaccino antimeningococcico per l’infanzia è disponibile solo per la prevenzione della malattia da meningococco di gruppo C e non è stato inserito nei programmi nazionali di vaccinazioni per l’infanzia perché il rischio di acquisire la malattia nel nostro Paese è molto basso. Questo vaccino è costituito dal polisaccaride della capsula del batterio “coniugato” su una proteina che permette l’induzione di memoria immunitaria oltre allo sviluppo di anticorpi di breve periodo. Dai due anni di età in poi può essere somministrato un vaccino contenente i soli polisaccaridi della capsula dei meningococco A, C, Y, W135. Il vaccino è protettivo quindi contro più sierogruppi di meningococco, ma lascia un’immunità di breve durata. Questo vaccino è quello utilizzato dalle reclute italiane per la protezione durante il periodo del servizio militare. La vaccinazione può essere considerato per bambini appartenenti a gruppi ad alto rischio (asplenia anatomica o funzionale, deficit di componenti terminali del complemento) anche come completamento della chemioprofilassi, nel caso di epidemie da sierogruppi in esso contenuti. Purtroppo non è stato ancora realizzato un vaccino efficace contro le infezioni da tipo B, che nel nostro paese sono la maggioranza. INFORMAZIONE SANITARIA In caso di meningite meningococcica molta importanza riveste il ruolo di una informazione sanitaria accurata e tempestiva relativamente alla malattia ed al rischio di trasmissione. Deve essere data ampia disponibilità alla partecipazione ad incontri collettivi (es. scuole ) o a risposte individuali (es. telefonate); in particolari casi l’immediata comunicazione delle informazioni ai media, alle scuole ed ad altri gruppi a rischio può servire a ridurre l’ansia nella comunità e contribuire a limitare le richieste di intervento a provvedimenti ragionevoli.

BEBE VIO CONTRO LA MENINGITE «Se fossi stata vaccinata, forse nella vita non avrei sofferto così tanto né fatto soffrire i miei genitori». Reduce da un anno incredibile, ora la campionessa si lancia con tutta la sua famiglia in una battaglia per sensibilizzare gli italiani a proteggersi dalla terribile malattia

E’stato l’anno eccezionale, quello che ci lasciamo alle spalle, di un personaggio eccezionale: Bebe Vio. Prima si è aggiudicata la medaglia d’oro nel fioretto individuale alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro. Poi è andata alla Casa Bianca, al fianco del premier Matteo Renzi, per l’ultima cena ufficiale offerta dal presidente Obama. Infine, il 31 dicembre, anche il presidente della Repubblica Sergio Mat- tarella ha voluto renderle omaggio nel discorso alla nazione. Così, a 19 anni, Bebe si ritrova a essere una delle italiane più conosciute e ammirate nel mondo. Mica male per una ragazza che a soli 11 anni è stata colpita da una meningite fulminante (causata da meningococco di tipo C) che le ha chiesto un tributo di gravità inaudita: l’amputazione delle due gambe e dei due avambracci e cicatrici sul volto. Sembrava la fine di tutto. Da lì, invece, tutto è cominciato: i trionfi nella scherma, gli spritz con gli amici, le decine di protesi rotte e cambiate. La sua vita sembra fatta per essere raccontata: la terribile caduta, l’incredibile risalita. E adesso? Vinta ogni sfida sportiva e personale possibile, Bebe Vio è pronta a lanciarsi, anzi si è già lanciata in una nuova battaglia, forse la più difficile e insidiosa di tutte: diventare la testimonial di una campagna in favore dei vaccini contro la meningite, in un momento
di ansia che investe tutto il Paese. Basta pensare alle vittime di questa terribile malattia a Napoli, Roma e Milano, o ai decessi in Toscana, dove il 2016 ha fatto registrare ben sette morti dovute alla meningite di tipo C e il nuovo anno ha già portato altri contagi.

«Non sono nessuno per obbligare qualcuno a vaccinarsi, non sono un medico né niente, però se mi fossi vaccinata quando ero piccola forse nella mia vita non avrei sofferto così tanto, né fatto soffrire i miei genitori», ha detto pochi giorni fa Bebe Vio negli ambulatori di Monselice, in provincia di Padova. Con lei c’erano anche papà Ruggero, mamma Teresa, il fratello Nicolò e la sorella Maria Sole: tutti a fare il cosiddetto vaccino tetravalente, che mette al riparo da quattro forme su cinque della meningite da meningococco, la più pericolosa. «Per quella di tipo B dovremo aspettare qualche settimana: è un vaccino da farsi a parte», ci ha detto il papà di Bebe. «Quando mia figlia aveva nove anni, i medici ci dissero che era troppo piccola per fare il vaccino contro la meningite C. Purtroppo, due anni più tardi, non era troppo piccola per ammalarsi…».
La vita di Bebe ha poi preso la sua piega migliore e pochi mesi fa una celebre fotografa, Anne Geddes, ha voluto ritrarla, per una campagna anti-meningite, quasi nuda, senza protesi, con i suoi arti dimezzati dalla malattia e quel sorriso tirabaci che contagia tutti in allegria. «Noi crediamo nel vaccino come arma in più e spesso decisiva per evitare il male o ridurne la gravità», conferma il padre della ragazza. Bebe sta vivendo la vigilia di una nuova vita. Studia per ottenere la patente di guida e sta per andare a vivere a Treviso, in appartamento con un paio di ragazzi stranieri: frequenterà per un anno gli stage lavorativi di Fabrica, il centro voluto dai Benetton per addestrare giovani di tutto il mondo a gestire al meglio la comunicazione. Una materia in cui Bebe è un talento naturale e una forza della natura. «Se fai pace con te stesso, i limiti si superano», ama ripetere. «In fondo mi mancavano dei pezzi e me li hanno riattaccati, alle mie cicatrici sono affezionata, senza di loro non mi riconoscerei. E le mie amputazioni mi hanno salvato la vita, quindi voglio bene pure a loro». Compreso il tipo?

Le vaccinazioni per adulti saranno fatte in tre ospedali, mentre nel centro vaccinale di via Statuto si proseguirà con quelle per i bambini. Che già dal 2005 hanno diritto, gratis, al vaccino contro il meningococco C, per il quale la copertura a Milano oggi è all’84 per cento. Da quest’anno, poi, per tutti i bimbi nati nel 2017, è previsto il vaccino gratis anche contro il meningococco B.

Le meningiti batteriche La meningite batterica può essere causata da tre agenti: Haemophilus influenzae tipo B, Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Neisseria meningitidis (meningococco). Contro le prime due infezioni sono da tempo disponibili strumenti vaccinali. Il meningococco si differenzia in 13 sierogruppi, di cui cinque infettivi e contagiosi: A, B, C, W135 e Y. La prevalenza di ciascun sierogruppo varia da area ad area nel mondo; il sierogruppo più diffuso è il B (MenB), che prevale in Europa, Stati Uniti, Canada e Australia, e altri Paesi a livello globale (Figura 1). Contro MenB, finora, non era disponibile un vaccino ad ampia copertura. Campagne vaccinali mirate hanno invece abbattuto fino al 90% i contagi in tutti i Paesi in cui sono stati adottati e utilizzati strumenti di prevenzione mirati contro gli altri sierogruppi. La meningite da meningococco La meningite da meningococco è un’infezione pericolosissima perché improvvisa, subdola, spesso letale o fonte di gravi complicazioni (sequele). Colpisce inaspettatamente persone sane, non dà segnali premonitori ed evolve rapidamente1 . A essere colpite sono le meningi, membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, ma non solo: spesso si sviluppano complicazioni gravi e potenzialmente fatali, prima tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocardite o flebite. Le sequele post-infezione non sono da sottovalutare: tra chi sopravvive, possono residuare sordità, ritardo dello sviluppo psichico e fisico, paralisi cerebrale, amputazione degli arti, tanto più invalidanti quanto più colpiscono precocemente nell’infanzia.

Bambini e giovani a rischio Poiché l’unico serbatoio di Neisseria meningitidis è l’uomo e il contagio avviene per via aerea (tosse, starnuti e, negli adulti, bacio profondo), il rischio aumenta laddove è più alta la concentrazione di persone, maggiore la prevalenza della malattia e le condizioni igieniche non ottimali. Circa la metà dei casi di meningite meningococcica si manifesta entro i cinque anni, con un picco più alto tra i due mesi e l’anno di vita: il sistema immunitario del neonato e del bambino è infatti ancora immaturo e non in grado di difendersi quando entra in contatto col batterio2 . La seconda fascia d’età più colpita, adolescenti e giovani adulti (14-25 anni), è a rischio perché maggiormente esposta alla frequentazione di luoghi affollati e chiusi (caserme, scuole, convitti, mezzi pubblici, discoteche), o ad abitudini scorrette come il fumo (che indebolisce le difese e rende l’ambiente più favorevole alla trasmissione del batterio), o lo scambio di bicchieri e posate. Per capire l’elevato potenziale di contagio, si deve ricordare che secondo alcune stime, il 10-20% della popolazione adulta è portatore sano (senza alcun sintomo) del meningococco a livello di naso e gola, e che il contagio avviene per via aerea. Meno dell’1% dei portatori sani svilupperà l’infezione mentre, per una persona altrimenti sana, il contatto stretto e ravvicinato con un portatore aumenta di 800 volte il rischio di contagio3 . A rischio sono anche i viaggiatori per turismo, lavoro o devozione (i pellegrinaggi alla Mecca sono l’esempio più classico). Nessuna età può dirsi quindi protetta dal contagio. I numeri del contagio nel mondo e in Italia Nel mondo, ogni anno, sono complessivamente mezzo milione i casi di meningite meningococcica. L’epidemiologia dei diversi sierogruppi di meningoccocco varia considerevolmente a seconda dell’area geografica. In Italia, l’incidenza della patologia è particolarmente accentuata nei bambini sotto l’anno di vita, in cui risulta tre volte maggiore rispetto a quella che si osserva nei bambini di 1-4 anni di età (Figura 2). La causa principale di malattia meningococcica è rappresentata dal sierogruppo B: dal 2007 al 2011 MenB ha costituito in media circa il 61% dei casi totali di meningococco e nell’anno 2011 ha rappresentato il 64% dei casi totali tipizzati di Neisseria meningitidis. La distribuzione dei diversi sierogruppi varia nel tempo e ciò è in parte dovuto all’introduzione di vaccini contro specifici sierogruppi. A tale proposito è interessante notare come, in seguito all’introduzione in Italia di un vaccino contro il sierogruppo C (2006) si sia osservato un decremento dell’82% dei casi da MenC (dato aggiornato al 2011)4 . Parallelamente, i casi da MenB sono rimasti stabili nel tempo (circa 90 casi l’anno), evidenziando come, nonostante la pressione evolutiva esercitata dal vaccino, non si sia verificato il fenomeno del replacement.

Diagnosi, terapia, dati di mortalità La meningite menigococcica ha una letalità tra il 9 e il 12%5 , ma in assenza di un trattamento antibiotico adeguato può raggiugere il 50%6 . La diagnosi di meningite meningococcica non è purtroppo immediata7,8. Segni e sintomi iniziali sono aspecifici, apparentemente simili a quelli di una forte influenza e risultano confondenti soprattutto nel caso dei bambini, la fascia d’età più colpita dall’infezione: febbre, vomito, emicrania, fotofobia (sensibilità alla luce), dolori e rigidità articolari e muscolari, brividi, mani e piedi freddi. I segni dirimenti, rigidità nucale e rash cutaneo, sono tardivi (13-22 ore dopo quelli d‘esordio), e ritardano perciò la somministrazione dei corretti trattamenti salvavita. La diagnosi certa si ha tramite il prelievo del liquido cefalorachidiano (liquor) nel quale ricercare le cellule batteriche, e con un’emocoltura eseguita con le tecniche di biologia molecolare. Il trattamento, in regime di ricovero, prevede la somministrazione di antibiotici (penicillina, ampicillina, cloramfenicolo, ceftriaxone), che però può essere inefficace se l’inizio di tale terapia è tardivo. Il frequente sviluppo di complicazioni gravi, prime tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocarditi, flebiti, broncopolmoniti, epatiti è altamente pericoloso9 . 4/4 Infine, la meningite meningococcica può causare complicazioni invalidanti e drammatiche nel tempo: in un sopravvissuto su cinque (20%) si possono sviluppare sordità, ritardo di apprendimento e crescita, paralisi cerebrale o perdita degli arti. Un esito drammatico soprattutto in età infantile. Va inoltre considerato che l’impatto economico della malattia meningococcica può essere molto alto, con costi che possono superare le centinaia di migliaia di euro per ciascun caso, attribuibili sia al trattamento acuto, sia alla gestione delle sue conseguenze a lungo termine: dalle cicatrici cutanee alle amputazioni e, soprattutto, le disabilità neurologiche, tanto gravi da richiedere terapia farmacologica, assistenza continua e specifici programmi di rieducazione per tutta la vita 10,11 . Uno studio realizzato nel Regno Unito dalla Meningitis Research Foundation e pubblicato da Pediatric Drugs12 all’inizio di quest’anno dimostra che ciascun paziente che sopravvive ad un’infezione da meningococco riportando complicazioni nel tempo, costa in media al Servizio Sanitario Nazionale 3.879.300 euro. Lo stesso caso avrà un impatto economico ancora maggiore sulla società, cui verrà a costare circa 5.238.762 euro se si aggiungono ai costi del sistema sanitario quelli per l’assistenza sociale di cui una persona portatrice di handicap ha bisogno.[/showhide]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *