Consip, indagato l’ufficiale dei Carabinieri per aver falsificato dichiarazioni su Tiziano Renzi

E’ indagato dalla Procura di Roma per il reato di falso per aver riferito in una informativa, girata alla magistratura della presenza di soggetti legati ai servizi segreti nel corso di alcuni accertamenti svolti in ambito Consip e per attribuito all’imprenditore Alfredo Romeo, il capitano del Noe, Giampaolo Scafarto. L’investigatore sembra sia finito nel mirino degli inquirenti da un lato per aver attribuito ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino una frase intercettata e dall’altro per aver modificato i dati di un’intercettazione in cui veniva citato Tiziano Renzi. Una volta interrogato dai pm, Scafarto sembra si sia avvalso della facoltà di non rispondere.

Sono due gli episodi di falso che la Procura di Roma ha contestato a Gianpaolo Scafarto, ovvero il capitano dei carabinieri in forza al Comando Tutela dell’Ambiente che ha svolto le indagini sulla vicenda Consip, episodi che secondo gli inquirenti romani che poi al Noe hanno tolto la delega dell’inchiesta assegnandola al Nucleo investigativo di Roma, proverebbero come l’inchiesta sia stata viziata da significativi depistaggi a cominciare da un incontro tra l’imprenditore campano Alfredo Romeo in carcere dal primo marzo scorso per corruzione per aver versato 100 mila euro al dirigente Consip Marco Gasparri e Tiziano Renzi il padre dell’ex premier. L’indagine condotta dal Nucleo Tutela Ambiente dell’Arma dei Carabinieri sul capo Consip è stata deliberatamente manipolata in due significativi passaggi allo scopo di accreditare falsamente un’attività di disturbo dei Servizi Segreti e sulle indagini che l’Arma stava conducendo sull’imprenditore Alfredo Romeo e sui suoi rapporti con Tiziano Renzi.

Il capitano è accusato di falso materiale e falso ideologico perché nella qualità di pubblico ufficiale redigeva un’informativa nella quale, al fine di accreditare la tesi del coinvolgimento di personaggi asseritamente appartenenti ai servizi segreti ometteva scientemente informazioni ottenute a seguito di indagini esperite. Come abbiamo anticipato, secondo la Procura sarebbe stato compiuto dunque un vero e proprio depistaggio prima della decisione, presa dagli stessi magistrati romani, di ritirare la delega al Noe e affidarla ai carabinieri del Comando provinciale di Roma.

“La scelta di non rispondere alle domande dei pm rientra in una mia strategia difensiva. Ho l’esigenza di conoscere gli atti dell’indagine nella loro completezza e, appena il quadro sarà chiaro, chiederò alla Procura di convocare il mio assistito per essere interrogato”, è questo quanto affermato dall’avvocato Giovanni Annunziata, difensore di Scafarto. “Ho ricevuto venerdì la convocazione dei pm con i capi di imputazione che fanno riferimento all’intera attività di indagine svolta su Consip. E’ necessario, quindi, leggere prima tutti gli atti dell’indagine per affrontare un interrogatorio. Il mio assistito ha lavorato circa un anno su questo procedimento e redigendo, di fatto, quasi tutte le informative”, ha spiegato il penalista.

Alcuni passaggi di primissimo piano dell’informativa sull’inchiesta Consip sarebbero stati falsificati per fare emergere a tavolino responsabilità dirette e indirette di Tiziano Renzi e di suo figlio Matteo, all’epoca ancora presidente del Consiglio dei ministri. La procura di Roma ha infatti iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di falso l’ufficiale addetto del Reparto operativo tutela Ambiente dei carabinieri (il Noe), capitano Gianpaolo Scafarto, che ha firmato la maxiinformativa Consip (986 pagine) insieme al comandante del nucleo investigativo dell’arma, maggiore Roberto Di Costanzo e al capitano della guardia di Finanza Sebastiano di Giovanni.

L’accusa nei confronti di Scafarto è di avere falsificato nella relazione ufficiale – stravolgendoli – gli appunti dei suoi collaboratori che avevano sbobinato una intercettazione ambientale del 6 dicembre 2016 negli uffici romani di Alfredo Romeo in via della Pallacorda, a due passi dalla Camera dei deputati. Il capitano del Noe nella informativa ufficiale che fu trasmessa alla procura attribuì a Romeo questa frase: «Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato…», annotando pure: «Questa frase assume straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilita? il Renzi Tiziano in quanto dimostra che effettivamente il Romeo ed il Renzi si siano incontrati (circostanza, questa, che verra? riferita a verbale da Mazzei Alfredo sentito il 02.01.2017), atteso che il Romeo ha sempre cercato di conoscere Renzi Matteo senza pero? riuscirvi».

Non era Romeo ad avere detto quella frase, ma Italo Bocchino, che per altro ieri ha puntualizzato di non essersi mai riferito a papà Renzi, ma al figlio Matteo incontrato nei vari anni in appuntamenti politici. Il problema, secondo ilpm romano Mario Palazzi, è che il capitano Scafarto sapeva benissimo il vero contenuto di quella intercettazione, perché la verità era scritta nei brogliacci dei sottufficiali del Noe che lavoravano con lui, e quindi il testo dell’informativa sarebbe stato falsificato di proposito. E non è nemmeno la sola contestazione avanzata dalla procura di Roma al capitano del Noe, che viene addirittura accusato di essersi inventato un pedinamento durante l’inchiesta da parte di eventuali esponenti dei servizi segreti, omettendo le verifiche poi fatte sui personaggi sospettati che invece erano stati identificati e nulla avevano a che fare con gli 007: si trattava di un autista di una antica istituzione ecclesiastica, l’Opera Pia stabilimenti spagnoli, che sostava naturalmente davanti alla propria sede sociale.

Anche in questo caso la contestazione avanzata al capitano è quella di falso (l’asserito pedinamento dei carabinieri da parte dei servizi segreti gettava ombre sul governo, ma i fatti non erano veri). Ieri l’ufficiale del Noe è stato interrogato e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato, Giovanni Annunziata, ha motivato il comportamento con la scarsa conoscenza dei materiali di accusa: «Ho ricevuto venerdì la convocazione dei pm con ica- pi di imputazione», ha detto il penalista, «che fanno riferimento all’intera attività di indagine svolta su Consip.

È necessario, quindi, leggere prima tutti gli atti dell’indagine per affrontare un interrogatorio. Il mio assistito ha lavorato circa un anno su questo procedimento e redigendo, di fatto, quasi tutte le informative. Appena sarò pronto contatterò il procuratore capo, Giuseppe Pignatone e il sostituto Palazzi, al fine di convocarci e affrontare le contestazioni che ci vengono mosse».
È possibile che non siano solo questi due i passaggi dell’informativa manipolati da chi l’ha poi redatta. La procura di Roma per altro aveva già tolto la delega alNoe e al capitano Scafarto, ritenendoli responsabili di un eccesso di fuga di notizie dall’inchiesta.

E con qualche perplessità anche su un altro episodio contenuto nell’informativa, che riguardava sempre papà Renzi: l’incontro a Fiumicino con un misterioso personaggio che si ipotizzava lo avesse avvisato di intercettazioni disposte sul suo telefonino. Il Noe non aveva verificato l’identità della persona, che si è poi scoperto tardivamente non c’entrare nulla con la fuga di notizie sulle intercettazioni.

Ovviamente le ombre che ora si allungano sui capi di accusa sono state accolte con sollievo a casa Renzi. L’ex premier ieri a Porta a Porta ha rivelato: «Ho appreso la notizia dalle agenzie, ho chiamato io mio padre. Si è messo a piangere, è pur sempre un uomo di 65 anni, questa vicenda è una roba grossa che colpisce come accadrebbe a qualunque famiglia. Adesso vado a casa e voglio portare i miei figli dal nonno». Matteo Renzi ha poi indossato i panni del politico, e aggiunto: «Chiedo che tutti abbiano la più totale fiducia nella magistratura, perché credo che la verità in questo paese viene a galla. Noi speriamo che ci sia la massima attenzione quando la verità verrà Inori. Massima fiducia nella magistratura e nelle indagini».

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