Marche, ponte crolla sulla A14. Autostrade: “Due morti e due feriti”

Una vera tragedia quella avvenuta nella giornata di ieri sull’Autostrada A14 all’altezza di Camerano al chilometro 235,800 fra Loreto e Ancona Sud, dove è praticamente crollato un ponte, intorno alle ore 14,00 causando la morte di 2 persone ed il ferimento di altri tre.Le vittime sono marito e moglie, e nello specifico Emidio Diomede 60 anni e la moglie Antonella Viviani 54 anni di Spinetoli in provincia di Ascoli Piceno, mentre dei tre feriti purtroppo non si conoscono ancora le generalità, e sono state ricoverate in ospedale, ma le loro condizioni di salute non risultano essere gravi. Subito dopo l’incidente, le carreggiate dell’autostrada sono rimaste chiuse in entrambe le direzioni e le auto all’interno del tratto interessato hanno fatto un pezzo di A14 in contromano e sono riuscite ad uscire dalla zona interessata. Intervenuti sul luogo dell’incidente i mezzi della Polstrada, dei vigili del fuoco ed il 118 anche con due eliambulanze. “I soccorsi sono arrivati subito, sono stati immediati”, ha dichiarato il Prefetto di Ancona Antonio D’Acunto.

Intervenuta sulla terribile vicenda Autostrade per l’Italia che ha spiegato come il ponte crollato era una struttura provvisoria posizionata a sostegno del cavalcavia che era chiuso al traffico ed ancora ha aggiunto che il crollo sarebbe avvenuto nell’ambito dei lavori di ampliamento a tre corsie dell’A14 nel tratto tra Ancona Sud e Loreto; secondo quanto riferito da Autostrade per l’Italia, sembra che le attività di sollevamento del cavalcavia interessato dal crollo lungo l’A14 erano state completate intorno alle ore 11.30 di ieri mattina, mentre l’incidente sarebbe avvenuto intorno alle ore 14.00 e precedentemente intorno alle ore 13 il personale stava ancora realizzando attività accessorie. Sul cantiere era presente l’ingegnere responsabile tecnico dei lavori per la Delabech, che a dire da Autostrade per l’Italia risulta essere una società specializzata con qualifiche di legge per i lavori in oggetto e munita di certificazione delle società Protos, Bureau Vertitas e Accredia. 

“E’ un tragico incidente non prevedibile, determinato dal cedimento di pile provvisorie su lavori di innalzamento del cavalcavia necessari per ripristinare l’altezza dell’opera rispetto al nuovo livello del piano autostradale, dopo l’allargamento dell’autostrada a tre corsie. Non si tratta dunque del cedimento strutturale”, ha dichiarato Autostrade per l’Italia. “Si stanno acquisendo tutti gli elementi per ricostruire la dinamica dell’evento, partendo dai documenti progettuali elaborati dalla Delabech stessa”, ha aggiunto ancora Autostrade. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio sta predisponendo una commissione ispettiva di esperti per analizzare e valutare quanto accaduto.Le due vittime, ovvero Emidio Diomedi e la moglie originari di Spinetoli, viaggiavano a bordo di una Nissan Qashqau, che è stata letteralmente travolta dal crollo del ponte; riguardo i feriti, invece, questi sono tutti operai di origini romene dipendenti della Delabech,ovvero l’azienda di costruzioni romana che come abbiamo anticipato, si stava occupando dei lavori al ponte, nell’ambito dell’ampliamento con la terza corsia del tratto.

ANCONA L’inferno piomba sull’A14 con il suo carico di cemento e morte alle 13 e 30. Il cavalcavia collassa e ingoia la vita di due coniugi della provincia di Ascoli Piceno, e la loro storia d’amore lunga 36 anni. Quando la nuvola di polvere e detriti si dirada, tre operai trascinati di sotto si lamentano sull’asfalto, uno è ferito in modo grave. Fisso su quell’istantanea da finimondo, lo sguardo sbarrato di automobilisti e camionisti, spettatori straniati dietro il nastro bianco rosso, è un misto di disperazione per quella scena di morte e sollievo per essere scampati alla roulette russa del destino. Poteva toccare a chiunque restare sotto il ponte 167 direzione nord, poco prima dell’uscita Ancona sud, da una parte la statale e la rotatoria di Crocette di Castelfidardo, dall’altra i campi e la direttissima del Conero, territorio di Camerano.

Dal 28 febbraio è chiuso al trafficoLa Nissan sulla quale viaggiavano le vittime dopo un sorpasso I sopravvissuti del cantiere «Non si capiva più nulla» per i lavori di adeguamento, doveva essere alzato dopo l’ampliamento a tre corsie dell’autostrada. La sliding door della sorte ha scelto Emidio Diomedi, 60 anni, e la moglie Antonella Viviani, 54, di Pagliare del Tronto, frazione di Spinetoli. Erano a bordo della Nissan Qashqai bianca che passava sotto il viadotto quando è venuto giù come un gigante dai piedi di argilla.

Sono le 13,30. La Nissan con a bordo moglie e marito, diretti ad Ancona per una visita medica, procede sulla carreggiata nord che da Porto Recanati i cantieri hanno ristretto a due corsie. L’auto sorpassa due camion in serie. Si avvicina alla sopraelevata che cede di schianto. Prima si affloscia a sinistra, e fa volare di sotto tre operai che avevano ripreso il lavoro dopo la pausa pranzo. Finiranno all’ospedale, feriti. «È venuto giù tutto, non ricordiamo niente diranno». Poi si abbatte sulle due carreggiate occupandole per intero. Diomedi d’istinto affonda il piede sul freno e tenta disperatamente di sterzare sulla destra ma non riesce ad evitare l’impatto che è devastante. La massa di calcestruzzo travolge la parte anteriore della Nissan, che trova un muro sulla sua corsa.

Per Una task force di soccorsi in autostrada tra mezzi del 118, vigili del fuoco, polizia, carabinieri, protezione civile. Due eliambulanze sono subito sopraggiunte nelle vicinanze del ponte crollato e subito dopo è atterrato anche l’elicottere dei vigili del fuoco. Oltre 70 gli uomini della Protezione civile tra i casellidi Ancona Sud e Loreto Porto Recanati.

Emidio e Antonella è la fine. «Lui sussurrava qualcosa, l’ho visto morire», racconterà poi un camionsista, uno dei sopravvissuti dell’ìncubo. Un’altra auto, una Hyunday, per un soffio evita la montagna di cemento. Anche qui una coppia, reduce da un funerale. L’automobilista riesce a scartare sulla destra e a fermarsi un secondo prima della fine di tutto. Un attimo, e poteva essere l’apocalisse sull’A14. Dietro due camion riescono a inchiodare, dalla cabina di uno dei bestioni scende un’anima buona per soccorrere i passeggeri della Nissan. Gesto inutile purtroppo.

Parte il concerto di sirene. L’autostrada prigioniera dell’infinito serpentone di veicoli in coda balugina dei lampeggianti di 14 mezzi tra Croce Verde di Castelfidardo, Croce Gialla di Camerano, ambulanza infermieristica di Loreto. Atterrano due eliambulanze che trasportano all’ospedale regionale di Torrette due operai romeni feriti, residenti nel Lazio e dipendenti della ditta Dela- bech di Roma. Ilia Faner, 47 anni, residente a Montecompatri, ha rimediato un trauma cranico di media gravità e contusioni multiple. Emil Oprea, 56 anni, che vive a Frascati, ha un polso fratturato.

«Non ci abbiamo capito niente, è crollato tutto e ci siamo ritrovati per terra». Il terzo, Dumitru Scopet, 46 anni, è stato portato a Osimo. Sono precipitati da sette metri, nel cuore del crollo. Lo scenario è un pezzo di mondo irreale: la gobba di cemento che schiaccia l’autostrada, calcinacci, cumuli di macerie e lamiera. In alto impalcature appoggiate ai monconi di cemento: il ponte è tagliato di netto. Atterra un elicottero dei vigili del fuoco.

I musi di auto e tir ringhiano, come i superstiti. L’adrenalina rimbalza dalla paura alla rabbia: «L’autostrada è tutto un cantiere, siamo salvi per pochi metri». L’emozione toglie il fiato, padre e figlio camionisti si stringono in un abbraccio. Vicino al viadotto killer e ai cadaveri sotto un telo bianco, è un viavai concitato di divise: polizia stradale, scientifica, carabinieri. Il questore Oreste Capocasa scuote il capo, il pm Irene Bilotta sequestra l’area e nomina un consulente. Partono da qui e dalle testimonianze, le indagini su cause e colpe. L’ipotesi di reato: omicidio colposo plurimo e, forse, disastro colposo. «Cerchiamo di capire per valutare le responsabilità, c’erano più ditte impegnate, gli operai erano quattro o cinque», è laconico il magistrato. Non servono parole. Bisogna correre, raccogliere indizi.

II comandante della Polstrada Marche Alessio Cesareo impartisce ordini. «La strada sopra era chiusa, nessuna direttiva sull’autostrada». Distribuisce compiti Gianni Marrone, direttore del tronco autostradale dove è sceso il velo di piombo della morte. C’è un sopralluogo sulla sommità del ponte adagiato, i veicoli lentamente escono dalla trappola dell’A14 e mandano in tilt le strade circostanti. Un giovane trasportatore: «In questo tratto, davanti al Santuario di Loreto, mio padre si fa sempre il segno della croce». Da ieri è un miracolato.

Perché ha ceduto il cavalcavia e come mai quei lavori sulla struttura del ponte, tenuto su provvisoriamente da martinetti, sono stati fatti in pieno giorno e con l’autostrada aperta, sulla testa di migliaia di viaggiatori in transito sulle sei corsie dell’A14. Sono le domande chiave dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Irene Bilotta, che questa mattina aprirà un fascicolo ipotizzando i reati di omicidio colposo plurimo e probabilmente anche disastro colposo. Al momento non ci sono indagati, ma il magistrato ha già delegato alla polizia giudiziaria della Polstrada accertamenti per individuare i responsabili della morte dei coniugi di Spinetoli e del crollo del cavalcavia che ha rischiato anche di uccidere tre operai romeni, per fortuna usciti dalle rovine ancora vivi.

Già ieri gli investigatori della Stradale, guidati sul campo dal comandante regionale Alessio Cesareo, fino a notte sul luogo della tragedia, hanno acquisito tutta la documentazione sugli appalti e sulla progettazione dei lavori. Il pm Bilotta, uno dei magistrati più esperti della procura dorica, che ha a lungo retto come facente funzione, ha subito disposto il sequestro dell’area e ha nominato un consulente, un docente universitario esperto di strutture edili complesse, a cui sarà affidato l’incarico di accertare perché il cavalcavia che sormonta l’A14, al confine tra i comuni di Camerano e Castelfidardo, sia venuto giù come un pezzo di torrone tagliato con la mannaia.

Pare scontato che il distacco sia dovuto a un incidente avvenuto durante il sollevamento del ponte, forse per il cedimento dei martinetti utilizzati per alzare il ponte e rinforzare la spalla, l’attacco della campata sul terreno. Autostrade per l’Italia, proprietaria del cavalcavia anche se la presa romana, la Delabech, l’innalzamento del ponte: con il nuovo asfalto la luce s’era abbassata e bisognava riportarla da 4,80 a 5,10 metri. Ai lati del cavalcavia c’erano al lavoro gli operai delle due ditte, seguiti dall’ingegnere responsabile tecnico dei lavori per la Delabech. Probabile che quando il ponte è stato sollevato abbia perso stabilità e si sia inclinato per poi schiantarsi sulla strada, o che abbiano ceduto i martinetti con cui veniva rialzatala struttura.

Un’ipotesi che Autostrade per l’Italia dà per certa in una nota diffusa ieri per escludere l’ipotesi di un cedimento strutturale. L’incidente sarebbe stato determinato «dal cedimento di pile provvisorie su lavori di innalzamento del cavalcavia necessari per ripristinare l’altezza dell’opera rispetto al nuovo livello del piano autostradale». Un altro versante dell’inchiesta riguarda i rischi di eseguire un intervento del genere con l’autostrada aperta. Scelta di cui non si capacita il sindaco di Castelfidardo, Roberto Ascani: «Gli operai stavano sollevando la campata del ponte con dei martinetti, quando la struttura ha ceduto: evidentemente qualcosa è andato storto – diceva ieri poco dopo l’incidente – È inconcepibile eseguire lavori di questa natura senza chiudere l’AM».

ANCONA «Sembrava un film, come sul set di Fast and Furious. Il ponte è venuto giù all’improvviso. Mio papà ha inchiodato, io gridavo. Non si vedeva più niente. Poi dal fumo è spuntata un’auto. Siamo andati ad aprire gli sportelli, lo ho visto quel poveretto, il sangue… Non ce l’ho fatta». Ha 18 anni Mario Villani. Così giovane, ma già provato dalla vita che si spezza in un attimo, in un pomeriggio quasi primaverile, su un tratto di A14 che percorre ogni giorno col padre Michele, autotrasportatore di San Benedetto. Guarda sconvolto ciò che resta della Nissan bianca schiacciata da tonnellate di cemento. E pensa che sarebbe potuto succedere a lui o a tutti gli automobilisti sopravvissuti che in lacrime, increduli e scossi, non riescono a staccare gli occhi dalle scene del disastro scampato per un soffio.

Il racconto choc «Ci siamo fermati a tre metri dal ponte. Bastavano cinque secondi e saremmo finiti lì sotto anche noi – singhiozza Mario, mentre si stringe in un abbraccio al papà -. È la prima volta che lo vedo piangere: se non avesse avuto la prontezza di riflessi di frenare, saremmo morti tutti». Il terrore è dipinto negli occhi del ragazzo mentre manda indietro il nastro dei ricordi. «Ho visto la Nissan che ci stava sorpassando e ha immediatamente sterzato sulla destra quando il ponte ha cominciato a venire giù. Un’auto davanti a noi ha inchiodato e ha evitato l’impatto per miracolo. Ci ha avvolti una nube di polvere. Poi è spuntata la Nissan, schiacciata sotto le materie. È stato terribile. Potevamo esserci noi là sotto. Forse ci ha protetti la Madonna. Mio padre si fa il segno della croce ogni volta che vede in lontananza la Basilica di Loreto, qualcuno ci ha protetto da lassù».

I soccorsi inutili
Mario e Michele sono stati interrogati come testimoni dalla polizia. L’autotrasportatore, foggiano, ma sambenedettese d’adozione, fatica a parlare. «Siamo miracolati, è stata una cosa spaventosa. Non dimenticherò mai quando ci siamo avvicinati per aprire le portiere e chiedere: vi siete fatti male? Non rispondevano. Poveretti. E poteva essere una strage se non fossi riuscito a fermare il mio Tir». Quel bestione ha fatto provvidenzialmente da tappo alla circolazione e ha evitato che altre auto finissero contro il cavalcavia della morte. Francesco, che questa strada la percorre ogni giorno per consegnare i suoi prodotti al mercato, è stato l’ultimo a vedere in vita Emidio Diomede e la moglie. «Mi sono precipitato subito verso la loro auto per prestare aiuto – racconta sconvolto -.

Ho aperto la portiera, ho visto quell’uomo tutto insanguinato che mi guardava. Voleva dirmi qualcosa, ma dalla sua bocca non uscivano parole. Stava morendo. Quindi ha chiuso gli occhi. Ho cercato di tirarlo fuori, ma è stato impossibile perché era incastrato tra le lamiere. Della moglie mi sono accorto dopo, era finita sotto il marito. La paura è che dietro ci fossero dei bambini. Abbiamo controllato i sedili posteriori col cuore in gola. Grazie al cielo non c’era nessuno».

«Una disgrazia annunciata»
Anche Eric Dalla Mora, camionista veneto, che tutti i giorni trasporta il pesce da Pescara, ha provato a portare il suo aiuto. «Sono corso a vedere chi c’era nell’auto, ma è stato tutto inutile – spiega -. Non ho avuto il coraggio di avvicinarmi troppo, temevo che si verificassero altri crolli. È venuto giù tutto, all’improvviso. Da più di un mese stavano eseguendo dei lavori su quel viadotto. Spesso mi sono chiesto che cosa facessero: è una disgrazia annunciata, dovevano chiuderlo prima, quel ponte maledetto». La paura si legge sulle espressioni smarrite di decine di fortunati scampati alla tragedia per questione di secondi. Un inferno di auto e polvere, di lamiere e di macerie. Code chilometriche si allungano sotto il sole. «Siamo ancora tutti sotto choc», confessa Mario Borroni, presidente dell’Unpli Marche (Unione nazionale Pro Loco d’Italia) che stava viaggiando in direzione sud insieme alla collega Pina Ra maccioni, quando tonnellate di cemento si sono sbriciolate in un attimo.

«Tornavamo da una conferenza in Regione, siamo arrivati quando era già successo tutto, ma davanti a noi c’erano solo quattro-cinque auto e un furgoncino, il cui conducente ha assistito alla sciagura in diretta. Ho visto anche uno degli operai rimasti feriti. Era sul cavalcavia ed è caduto di sotto, era sotto choc ma non si è fatto troppo male». Rientrava dalla presentazione della festa delle Pro Loco anche Anna Maria Mancinelli di Porto Sant’Elpidio. «Sono laica, ma il fatto che ci troviamo nel territorio di Loreto mi fa sentire una miracolata». Ha visto la morte in faccia Francesco, giovane calabrese residente a Reggio Emilia. «Mi sono trovato davanti il ponte, siamo vivi per miracolo. Una signora davanti a me era scossa, ha fatto una lunga frenata e si è fermata a 10 metri dall’impatto. E’ successo tutto di colpo». Un automobilista partito da Bergamo racconta di aver visto la Nissan dei coniugi Diomede sorpassare tutti, «poi ha frenato all’improvviso: ho alzato la testa proprio mentre il ponte crollava. Ho chiamato i soccorsi, mi sono avvicinato per fare qualcosa. Tutto inutile. Dopo qualche minuto sono arrivati gli elicotteri e le ambulanze».

È successo di nuovo, un altro ponte è crollato, vicino ad Ancona, ma questa volta ci sono due morti e tre feriti. E sopravvissuti che gridano al miracolo per essere riusciti a scampare al peggio.

A venire giù è stato il ponte 167, al chilometro 235, 800 dell’A14, tra Loreto e Ancona Sud. A morire sotto la macerie è stata una coppia di Spinetoli (Ascoli Piceno) Emidio Diomede, 61 anni, e la moglie Antonella Viviani, 55.

I feriti sono tre operai romeni di 56,47 e 46 anni operai della Delabech, ditta che si occupa dell’esecuzione dei lavori. Precipati da un’altezza di circa sei-sette metri sono stati ricoverati all’ospedale di Torrette, ad Ancona, il più anziano, O.E., residente a Frascati, si è fratturato un polso e ricorda tutto quanto è accaduto. Nella stessa struttura I.F., 47 anni, che vive a Frascati, ha un trauma cranico di media entità e contusioni multiple.

II terzo ha riportato lesioni lievi, è stato trasportato all’ospedale di Osimo, dove è stato medicato e tenuto in osservazione. «Non ci abbiamo capito niente, ad un certo punto è crollato tutto, e ci siamo ritrovati per terra». Sono circa le 14 quando il ponte crolla sul tetto della Nissan Qashqai bianca della famiglia Diomede. A venire giù è una struttura provvisoria posizionata a sostegno del cavalcavia, che era chiuso al traffico.

«Il crollo», spiegherà Autostrade per l’Italia che gestisce il tratto, «è avvenuto nell’ambito dei lavori di ampliamento a tre corsie della A14 nel tratto tra Ancona sud e Loreto, la struttura provvisoria serviva al sollevamento del cavalcavia». Al momento del crollo il cavalcavia, che ha ceduto su entrambe le estremità, era chiuso al traffico.

Sono iniziati nel 2012, e sono proseguiti a singhiozzo, i lavori per costruire la terza corsia sulla Rimini-Porto San- t’Elpidio, 155 chilometri di strada divisi in 7 lotti. Nel tratto di A14 dove si è verificato l’incidente ricade nel lotto 6A, Ancona Sud-Galleria Corva, dove l’ampliamento era sostanzialmente terminato, i lavori erano iniziati lo scorso 28 febbraio e sarebbero dovuti terminare il 16 maggio, almeno secondo l’ordinanza del Settore viabilità della Provincia di Ancona.

Ed infatti stando alla ditta gli operai erano sul posto solo per ultimare lavori di manutenzione. Lavori affidati alla Delabech da Pavimental (il cui socio di maggioranza è Atlantia della famiglia Benetton) un ramo di Autostrade che si occupa della manutenzione delle tratte viarie. Delabech è una società romana, «specializzata con qualifiche di legge per i lavori in oggetto e munita di certificazione delle società Protos, Bureau Vertitas e Accredia», chiariscono da Autostrade, che sta curando anche il sollevamento di 300 ponti nel tratto autostradale Loreto-Porto S. Elpidio e l’installazione sugli stessi di 1.500 metri di giunti di dilatazione.

Ma che cosa può essere accaduto? Stando al sindaco della vicina Castelfidardo, Roberto Ascani, l’incidente è accaduto perché «gli operai stavano sollevando la campata del ponte con dei martinetti, quando la struttura ha ceduto: evidentemente qualcosa è andato storto; è, inconcepibile eseguire lavori di questa natura senza chiudere la A14». Differente la versione di Autostrade secondo cui le attività di sollevamento del cavalcavia «erano state completate alle ore 11.30. Al momento dell’incidente, alle 13 circa, il personale stava realizzando attività accessorie. Sul cantiere, peraltro, era presente l’ingegnere responsabile tecnico dei lavori per la Delabech».

La Procura di Ancona intanto ha aperto un’inchiesta. Titolare è il pm Irene Bilotta. L’ipotesi di reato è, per il momento, di omicidio colposo plurimo. L’area è stata posta sotto sequestro. «I soccorsi sono arrivati subito, sono stati immediati», ha detto il prefetto diAncona e la testimonianza dei tre operai sarà determinante per l’inchiesta. I testimoni che viaggiavano sulla A14 hanno visto soltanto una grande nuvola di fumo. «Mi sento miracolata», racconta Anna Maria Mancinelli, una donna di Porto SantElpidio (Fermo), la sua auto si è fermata «un centinaio di metri prima del ponte crollato. Prima abbiamo visto della macchine ferme», ricorda, «poi un autoveicolo schiacciato e abbiamo capito che cosa era successo». Ancora spaventato Francesco, di origini calabresi ma residente a Reggio Emilia, è stato tra i primi a fermarsi «me lo sono trovato davanti caduto, all’improvviso, siamo tutti sotto choc. Poi abbiamo capito che sotto c’era una macchina con delle persone. Terribile». Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha predisposto l’istituzione di una commissione di esperti per analizzare e valutare quanto accaduto. Mentre Autostrade ha già «messo a disposizione della magistratura tutti gli elementi contrattuali relativi all’affidamento dei lavori (…) partendo dai documenti progettuali elaborati dalla Delabech stessa».

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