Crolla il ponte della tangenziale di Fossano, illesi due militari: È il terzo disastro in 6 mesi

Ancora un cavalcavia è crollato improvvisamente a Fossano. Un cedimento improvviso sembra abbia provocato uno spaventoso crollo proprio a Fossano, dove la rampa che raccorda VIA Marene alla tangenziale della cittadina, è precipitato sulla strada sottostante dove una pattuglia dei carabinieri, che stava effettuando dei controlli di routine durante un posto di blocco, è sfuggita per poco alla caduta ma la loro auto è rimasta schiacciata dalla rampa. Dopo il cavalcavia della A14 e quello in Brianza che hanno causato la morte di 3 persone, è successo ancora e proprio nella giornata di ieri, dove come già abbiamo anticipato, una rampa di collegamento di un viadotto è crollata questa volta fortunatamente senza fare vittime. I militari sono stati avvertiti da alcuni scricchiolii e pare abbiano fatto in tempo a mettersi in salvo, tranne la loro auto che è rimasta schiacciata.

Nessun altro veicolo è rimasto coinvolto perché in quel momento per una combinazione fortunata non vi erano vetture in transito, ne si sono segnalati altri feriti; al momento non si conoscono le cause del crollo ma la zona è stata presidiata dai vigili del fuoco mentre il traffico è stato deviato per parecchie ore. “Siamo due miracolati”, avrebbero riferito il carabiniere di 25 anni ed il maresciallo aiutante di 55 e in servizio a presso la stazione di Fossano; i due in stato di shock sono stati visitati dal 118 sul luogo del crollo, ma fortunatamente non hanno riportato ferite. “Eravamo arrivati da una mezz’ora e stavamo controllando una persona, quando abbiamo sentito il ponte scricchiolare… Un attimo dopo è venuto giù tutto”, hanno aggiunto ancora i due militari, Vincenzo Matera di 25 anni ed il maresciallo aiutante Giuseppe Marcigliano di 55 anni. Come già abbiamo anticipato, non si hanno notizie riguardo la causa del crollo e per questo motivo il presidente della Anas Gianni Vittorio Armani, ha istituito nell’immediato una commissione di inchiesta interna al fine di accertare le cause e le responsabilità presieduta dal generale dei carabinieri Roberto Massi direttore della tutela aziendale di Anas e composta da due ingegneri strutturisti ed esperti di tecniche costruttive.

Secondo quanto emerso, nel corso della serata di ieri anche il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti pare abbia predisposto l’istituzione di una commissione ispettiva di esperti del dicastero. “E’ solo per un puro caso che nel crollo del ponte sulla tangenziale di Fossano non ci siano state vittime e feriti, ma solo danni materiali. Non è assolutamente accettabile che costruzioni che hanno poco più di 25 anni possano esporre a questi rischi la popolazione”, è questo quanto dichiarato dal presidente del Piemonte Sergio Chiamparino e dall’assessore regionale delle infrastrutture e Francesco Balocco, i quali chiedono che l’Anas ovvero l’azienda che aveva realizzato l’opera faccia le dovute indagini sulle cause di questo tragico evento.

“Un crollo gravissimo solo un miracolo ha evitato la tragedia. Fortunamente i militari che si trovano nei pressi dell’auto rimasta schiacciata sono riusciti ad allontanarsi in tempo, ma è stata una questione di attimi così come è stato è stato un caso fortunato che in quel momento non transitassero altre auto né al di sotto del cavalcavia né sulla tangenziale altrimenti il bilancio di quanti è accaduto sarebbe stato certamente più grave”, ha commentato il sindaco di Fossano, Davide Sordella.

Ormai siamo a un crollo ogni due mesi. Dalla fine dell’ottobre scorso a ieri, tre ponti sono ceduti di schianto. E in Italia non sono aumentati controlli, manutenzioni, finanziamenti. No. È cominciata la corsa per scaricare le eventuali responsabilità. Più divieti, scartoffie, limiti. Col risultato d’impantanare i grandi trasporti su gomma.

L’ultima infrastruttura a sbriciolarsi è quella della tangenziale di Fossa- no, Cuneo, collassata nel primo pomeriggio di ieri. Ha schiacciato una macchina dei carabinieri. Tutti illesi.
Alla fine di ottobre, disastro sulla statale 36 Milano-Lecco. Comune di Annone Brianza. Un morto e quattro feriti. Marzo. Terrore sull’autostrada A14. A Camerano, Ancona. Giù un ponte. Due vittime.

Che succede? Alcune associazioni hanno un elenco di studi che urlano: il nostro asfalto si spappola! Uno dei meno recenti è datato novembre 2009, e spiegava a Conftrasporti che «il patrimonio stradale italiano è vetusto e presenta un’età media superiore aitrent’anni». È passato quasi un decennio. E il problema non sono soltanto i (pochi) lavori di manutenzione, che su alcune arterie sono affidate alle Province.

Le stesse che il governo voleva abolire. No. Sono le norme. Perché gli aggiornamenti del codice della strada permettono carichi sempre più pesanti o complessi. Che i progettisti non avevano considerato. Dài oggi e dài domani, conferma il presidente di Conftrasporti Paolo Uggè, il cemento soffre. E può cedere.Significativo, il caso di prodotti delle acciaierie come i coi- ls. Grazie a una interpretazione delle leggi e dei codici – scritta a luglio 2013 – possono essere caricati fino a opprimere l’asfalto con più di 100 tonnellate. Migliaia di mezzi pesanti che s’incastrano sulle strade italiane.

Usurandole. Per non parlare degli altri trasporti eccezionali, che sono un altro capitolo.
Risultato: i tecnici delle amministrazioni pubbliche, che in caso di disastro rischiano grane, sono molto più cauti nel rilasciare permessi per i viaggi più impegnativi. Soprattutto negli ultimi mesi. Addirittura, in Lombardia, alcune amministrazioni hanno chiesto alle imprese di garantire la tenuta di strade e tombini, così da scaricare completamente le responsabilità. Mentre nei giorni scorsi una ditta è stata costretta a riempire moduli che, messi uno sopra l’altro, sfiorano i 30 centrimetri di altezza. Uno zelo esploso dopo il crollo di Annone Brianza. E che ha costretto il titolare dell’impresa in questione ad acquistare una serie di zaini. Per riempirli di carte e consegnarli all’autotrasportatore: in caso di controlli, dovrà sottoporli alla Stradale.

«Da ottobre a oggi, quando c’è stato il crollo sulla Milano Lecco, è stata fatta una mappatura dei ponti più pericolosi?» si domanda Uggè, già sottosegretario ai Trasporti nel terzo governo Berlusconi. Quantomeno, suggerisce qualche linguaccia, sipotevano monitorare i viadotti nei dintorni delle acciaierie. A occhio, sono i più stressati.

E ancora. Il Sole 24 Ore ha raccontato un’altra conseguenza dei «ponti d’argilla». Quello chiamato Molino è stato chiuso. Si tratta di una passerella costruita ai primi del 900, tra Lombardia e Veneto, un’arteria vitale per le imprese che realizzano serbatoi o caldaie di grandi dimensioni. E che dal Nordovest devono raggiungere Porto Marghera, il solo che dispone di gru che sollevano impianti lino a 180 tonnellate. L’Anas ha deciso di sbarrare questo ponte che cuce le province di Mantova e Verona, dopo una serie di tira e molla.
E così le imprese sono strozzate.

Perché non possono rispettare i tempi di consegna, e quindi incappano in penali. Dagli Emirati Arabi hanno già scritto una lamentela ufficiale per i ritardi accumulati nel Bel- paese. Sul piatto ci sono commesse milionarie. La ditta «Bono sistemi» di Peschiera Borromeo, Milano, è quella che ha sollevato il problema. Oltreconfine, c’è la fila per approfittare del caos italiano e scippare gli affari. Eppure, non ci sono alternative al ponte Molino: utilizzare il Po è improponibile. Il fiume è in secca. E i costi sarebbero comunque proibitivi.

L’associazione costruttori caldareria (Ucc) aderenti a Confindustria hanno scritto alla Farnesina e al presidente dell’Anas. Gridano: aiuto! Tira le somme Uggè: «Rischiamo di perdere appalti. Servono controlli urgenti e una regolamentazione».
Diapositive in ordine sparso. Immagini più o meno recenti. Ottobre 2013, giù un viadotto a Carasco, in Liguria. Dicembre 2004: disastro a Tramonti di Sopra (Pordenone). Luglio 2014: si sbriciola una bretella sulla Ravanusa-Licata, ad Agrigento. Gennaio 2015: il cemento si sfarina sulla Palermo-Agrigento. Passano tre mesi, e va giù un ponte sulla Palermo Catania. Nel 2013, stesso film in Sardegna. Fino all’escalation degli ultimi mesi.

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