Crotone, traffico di reperti archeologici: 12 misure cautelari per un giro d’affari di alcuni milioni di euro

I carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale su disposizione del Gip di Crotone hanno eseguito dodici misure cautelari, avendo scoperto un traffico di reperti archeologici per un giro d’affari di alcuni milioni di euro. I soggetti coinvolti in questo traffico illegale di reperti archeologici erano soliti agire all’alba, armati di zappe e vanghe, scavavano in fretta e poi di corsa si allontanavano portando con sè preziosi reperti, in seguito svenduti ul mercato nero. Era questo il metodo utilizzando dalla banda di tombaroli scoperta dal nucleo Tutela patrimonio culturale dei carabinieri e sgominata dalla Procura di Crotone che ha disposto 12 misure cautelari, fra arresti e altre misure cautelari. Alla base di tutto, vi era il professore Pasquale Giuseppe Attianese, 70enne uno stimato perito conosciuto negli ambienti giudiziari e paladino dell’archeologia crotoniate nonchè autore di diverse pubblicazioni sulla monetazione in epoca magno-greca; secondo quanto è emerso dalle indagini, il professore è risultato essere la mente dell’organizzazione ed infatti avrebbe sfruttato le sue conoscenze per indirizzati i “tombaroli” su siti sconosciuti e dunque non ancora esplorati, indicando i punti dove scavare e dove cercare.

Coinvolto nel giro d’affari illecito anche Vincenzo Godano, ovvero il capo della squadra di tombaroli che portavano via i reperti; secondo quanto emerso dalle indagini, sembra che l’uomo fosse stato soprannominato “l’archeologo” ed era stato in più occasioni sorpreso e filmato dagli investigatori mentre aggrediva con una zappa l’unica colonna rimasta del Tempio di Hera, nei pressi di Crotone. I reperti trovati o meglio trafugati venivano immessi sul mercato da Francesco Arena, colui il quale teneva i rapporti con le case d’asta sia italiane che estere, ed ancora Raffaele Monticelli un 60enne di Taranto che era solito occuparsi delle vendite nazionali ed internazionali, ed infine Ernesto Palopoli un 80enne di Torretta di Crucoli, il quale gestiva la ricettazione locale.L’indagine in questione era partita già nell’ottobre del 2014, in seguito a numerosi scavi clandestini nei siti archeologici del crotonese; l’indagine sarebbe stata conclusa nell’ottobre 2015 ed ha permesso di identificare i componenti della banda criminale piuttosto ramificata e ben strutturata, capace di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici.

Tutte le fasi dell’attività dell’associazione per delinquere, dallo scavo clandestino alla vendita dei reperti ai collezionisti sono state documentate dai Carabinieri con intercettazioni telefoniche ed ambientali, riprese video, pedinamenti, che hanno portato ad arrestare in flagranza di reato di alcuni componenti della struttura ed ancora al sequestro di reperti. I 12 soggetti indagati sono tutti ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere dedita all’esecuzione di scavi clandestini, impossessamento illecito di reperti archeologici appartenenti allo Stato, con conseguente danneggiamento delle aree vincolate, ed infine ricettazione dei beni illecitamente rinvenuti.L’operazione è stata denominata “Tempio di Hera”, dal nome di Hera Lacinia, ovvero la dea moglie di Zeus cui è intitolato il parco archeologico di Capo Colonna dove l’organizzazione di tombaroli era solita reperire i reperti oggetto del traffico illegale.

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