Cuneo shock: Valanga travolge cinque escursionisti. Morto un 41enne scialpinista lascia la moglie e la figlioletta di 2 anni

L’escursionista faceva parte di un gruppo di quattro scialpinisti rimasti illesi. Alberto lascia la moglie e la figlioletta di 2 anni e mezzo. A causa delle nevicate degli ultimi giorni, nella zona il rischio valanghe è passato da “marcato” a “forte”

Un escursionista è morto ieri pomeriggio, intorno alle 14, travolto da una valanga. L’enorme massa di neve, che si è staccata a Demonte, in località Fontanile (sopra Bergemoletto), in provincia di Cuneo, ha travolto in tutto cinque persone. Le altre quattro si sono salvate e hanno prestato i primi soccorsi alla vittima, cercando di estrarla dalla neve. I loro tentativi si sono però rivelati inutili. Alberto Tallone, 41 anni, di Cervasca, era già morto, probabilmente a causa dei traumi subiti.

Il gruppo è stato raggiunto, non senza qualche difficoltà, dai soccorsi che avevano chiamato. Il luogo dove si è staccata la valanga è considerata una zona per sciatori esperti. Sul posto è intervenuto anche l’elicottero del 118, il soccorso alpino, i vigili del fuoco e la guardia di finanza. Secondo i bollettini meteo dell’Arpa regionale, sulla scala a 1 a 5, ieri era dato pericolo valanghe di livello 4, cioè forte. Quando la vittima è stata travolta era in fase di discesa.

La valanga si è staccata a 2mila metri travolgendo i cinque componenti del gruppo: un sesto, che non è rimasto coinvolto, ha contattato per primo la centrale operativa del soccorso alpino. Per individuare l’amico gli altri escursionisti hanno usato l’arva che aveva indosso. La salma è stata recuperata dall’elicottero del 118 che ha portato a valle anche un compagno della vittima rimasto lievemente ferito. Gli altri sono invece rientrati autonomamente.

La tragedia poco prima dell’arrivo. Alberto Tallone era grande appassionato di escursioni in montagna (era iscritto al Cai), bicicletta e mountain bike. Ieri, su tutto l’arco alpino della Granda, il bollettino valanghe dell’Arpa del Piemonte indicava un livello di pericolo «forte» (4 su una scala di 5), con distacchi anche al passaggio del singolo sciatore. «Le possibilità di escursioni – riportavano i tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale – sono fortemente limitate ed è richiesta una grande capacità di valutazione locale del pericolo».
«Siamo addolorati per la famiglia – dice il sindaco di Cervasca, Aldo Serale -. Il nostro pensiero va soprattutto alla giovane vedova e alla figlioletta di Alberto. Cercheremo di aiutarle ad affrontare questo terribile momento».

RISCHIO E VALUTAZIONE DEL RISCHIO VALANGHE Si definisce rischio, nel campo delle attività ricreative invernali, la probabilità che l’esposizione ad un pericolo (valanga) causi danni, ferite o la perdita della vita (McClung, 2002). Il rischio può essere descritto in maniera qualitativa – basso, moderato, considerevole, elevato, estremo – in funzione della probabilità di distacco valanghe e delle conseguenze attese. La percezione del rischio da parte delle potenziali vittime è altamente soggettiva ed è funzione della conoscenza del rischio, della sua valutazione, nonché della personale propensione ad esso. La valutazione del rischio è influenzata da variabili naturali quali quelle fisiche (terreno), ambientali (condizioni meteonivologiche) e da quelle umane. La percezione del rischio è un giudizio altamente soggettivo elaborato in funzione dalla propensione a rischiare di ciascuno e stimato in base ai potenziali vantaggi che un’azione rischiosa potrebbe apportare alla salute e alle capacità personali. La propensione al rischio influisce fortemente sul comportamento e dipende dalla personalità, dallo stile di vita, dall’esperienza maturata e da fattori socio-culturali (età, livello culturale, appartenenza ad un gruppo, stato civile etc.). La volontarietà nell’esposizione al rischio è un fattore importante in quanto la tolleranza dipende dal grado di volontarietà con cui ci si espone ad esso: maggiore è la volontarietà, maggiore sarà l’esposizione e la tolleranza del rischio. Possono pertanto sorgere dei problemi quando ci si affida ad altri per la decisione e l’esposizione al rischio risulta essere involontaria. Inoltre, le attività ricreative invernali sono fortemente gratificanti per i praticanti (così come il gioco d’azzardo, il sesso non protetto e la droga od il fumo) e poiché la valanga non è un evento così comune, l’esperienza risulta altamente positiva distorcendo, al ribasso, la reale percezione del rischio corso (insensibilità alla probabilità).

Una bassa percezione del rischio, un’eccessiva familiarità con un certo pericolo ed uno scarso autocontrollo sulle proprie pulsioni tende a far sottostimare le conseguenze e la probabilità di venir coinvolti, tanto che 69% degli incidenti avviene su pendii comunemente frequentati, nel corso della stagione, dalle vittime. Inoltre la proliferazione di modelli mediatici (film, video, riviste) che propongono attività estreme e il loro favore incontrato presso vaste platee ha sicuramente favorito un innalzamento collettivo della tolleranza al rischio ed un aumento della fiducia nella tecnologia e nelle capacità tecniche di molti praticanti le attività ricreative invernali. Pertanto il singolo tende a sostituire i dati della realtà (basati sul caos della complessità ontologica – quindi troppo inquietanti e stressanti) con quelli di una realtà precostituita o addomesticata (basata su una visione più armonica e ordinata ma irrazionale) al fine di ridurre il proprio stato di ansia o di apprensione; egli incorre quindi nell’omeostasi del rischio, l’accettazione di assumere un certo livello di rischio, soggettivamente stimato è “tranquillizzante” e “gratificante”. Ma l’incidente avviene quasi sempre quando la percezione del rischio, da parte della vittima, non coincide con il reale pericolo (probabilità di distacco).

IL PROCESSO DECISIONALE ED IL FATTORE UMANO Come si articola il processo per decidere se intraprendere, quale traccia seguire e come procedere durante un’escursione su terreno innevato? Contrariamente all’opinione comune, tale processo non è costituito da eventi discreti, ovvero isolati momenti di valutazione e scelta, bensì giudizio e decisioni si susseguono in un processo dinamico controllato da elementi fisicio-ambientali e umani altamente variabili nel tempo e nello spazio (lungo l’itinerario) – Fig. 3. Il meccanismo decisionale è frutto dell’applicazione e/o combinazione di conoscenza, abilità, esperienza e intuizione individuale; esso richiede elevate capacità di giudizio sulle condizioni di stabilità del manto nevoso influenzate sia da fattori umani, sia da quelli fisici (terreno) e ambientali (condizioni nivometeo) caratterizzati da un elevato grado d’incertezza nella percezione individuale. Complessità ed incertezza insite nel processo decisionale possono ingenerare errori di giudizio sulla base di informazioni imprecise tali da dar luogo a decisioni passibili di esporre gli individui ad un rischio elevato con conseguenze drammatiche. La legge di Murphy …”se qualche cosa può andare storto lo farà sicuramente nel momento peggiore” … nel campo delle valanghe funziona sempre!

Un corretto processo decisionale – adottato dai tecnici esperti – si basa su criteri oggettivi ed è un continuo riesame, sulla base dell’esperienza maturata, degli input e delle condizioni che man mano si vengono a verificare. Il fattore umano, se pure il più difficile da comprende, è quello preponderante nel percorso decisionale di selezione del percorso in quanto influenza gli altri fattori e la capacità individuale di effettuare scelte e valutazioni corrette circa il rischio cui si è esposti. Esso si articola, a sua volta, in fattori interni (individuale) e fattori esterni (gruppo, organizzazione, clienti, sociopolitico), ciascuno caratterizzato da specifiche problematiche (Fig. 4). Statistiche condotte in diverse nazioni hanno dimostrato che la maggior parte degli incidenti in valanga sono accaduti nonostante la preesistenza di diversi ovvi indizi di pericolosità locale elevata (McCammon, 2002; CAA, 2003) che le vittime non sono state in grado di riconoscere e capire o addirittura hanno ignorato per scelta. Il fattore umano dipende dal livello di addestramento ed esperienza.

L’addestramento consente di acquisire le conoscenze e le capacità necessarie per valutare la stabilità del manto nevoso e scegliere, conseguentemente, il percorso con la minor esposizione al rischio; ma il solo addestramento, senza l’acquisizione dell’esperienza, può condurre ad un falso senso di sicurezza che, inevitabilmente, espone ad un maggior rischio. L’esperienza permette sia di memorizzare una serie di situazioni tipo che facilitano il processo decisionale alla luce delle conoscenze e delle capacità apprese durante l’addestramento, sia di acquisire l’abilità di imparare e di modificare comportamenti e pratica quotidiana in funzione del vissuto. L’acquisizione della conoscenza attraverso l’esperienza non è un atto automatico, bensì richiede anni di interazione volontaria con l’ambiente (osservazione) e la capacità di analizzare criticamente e comparare gli eventi osservati. Col tempo, dunque, l’esperto avrà in mente un data-base di situazioni che gli consentirà di identificare la situazione e adottare soluzioni efficaci, spesso in modo intuitivo, riducendo così l’incertezza provocata da luoghi comuni e pregiudizi.

Di conseguenza, per esempio, una persona esperta sarà in grado di utilizzare in modo critico il bollettino valanghe o gli indizi di stabilità/instabilità del manto nevoso. La mancanza di esperienza conduce invece all’utilizzo delle trappole euristiche: le persone inesperte – anche a seguito di una abituale ma passiva frequentazione della montagna – non riusciranno a riconoscere i problemi importanti e a compararli con le opportune soluzioni, reagendo alla complessità del problema utilizzando lo status quo (cioè ciò che ha già funzionato nel passato). I media spesso attribuiscono, erroneamente, la qualifica di “esperto” alle vittime in valanga le quali sono unicamente delle assidue frequentatrici della montagna senza aver mai acquisito una rilevante e consapevole esperienza nel campo delle valanghe.

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