Dal veleno del ragno più pericoloso del pianeta arriva il farmaco anti-ictus. Stop Ictus

Un composto estratto dal velenosissimo ragno dei cunicoli è in grado di bloccare il processo che distrugge i neuroni innescato dall’ictus. Al momento il farmaco è stato testato solo sui topi.

Proprio da un ragno più velenoso del mondo arriva un farmaco salvavita da somministrare entro le 8 ore non ipotetico ictus. Questo è il principio attivo di un nuovo farmaco in grado di prevenire le conseguenze devastanti dovute dall’ictus. Nel mondo ogni anno 5 milioni di pazienti con disabilità permanenti

“Crediamo di aver per la prima volta trovato un modo di minimizzare gli effetti del danno cerebrale dell’ictus”, spiega il professor King. L’ictus è responsabile di sei milioni di decessi all’anno nel mondo e lascia annualmente 5 milioni di pazienti con disabilità permanenti. Gli esperti hanno isolato (dal veleno del ragno) e testato su animali la molecola ‘Hi1a‘ e visto che produce livelli eccezionali di protezione dal danno cerebrale, funzionando fino a otto ore dall’inizio dell’ictus e quindi lasciando ampio margine di intervento. La molecola ‘Hi1a’ spegne delle sostanze che favoriscono la morte dei neuroni in caso di ictus. Gli scienziati sperano di arrivare presto a delle sperimentazioni cliniche su pazienti.

INTRODUZIONE L’ictus colpisce in Italia 194.000 soggetti ogni anno e di questi 80% sono primi episodi ed il 20% recidive. Nei paesi occidentali rappresenta la prima causa di invalidità nella popolazione adulta e la seconda per problemi cognitivi. Dei pazienti che sopravvivono all’insulto cerebrale, circa il 70% non è più in grado di condurre una vita completamente indipendente ed il 30% necessita di una assistenza continua. L’ictus può causare deficit motori, sensitivi e cognitivi di varia gravità. I deficit di movimento sono ben conosciuti, diverso è il grado di conoscenza dei deficit cognitivi. Tali deficit infatti, anche in assenza di disturbi del movimento, possono impedire una vita autonoma sia per quanto riguarda le più semplici attività della vita quotidiana sia per le più complesse attività sociali e di relazione. In questa guida intendiamo fornire alcune semplici informazioni essenziali sull’ictus cerebrale, sulle sue conseguenze sulle funzioni corticali “superiori” quali il linguaggio, la memoria, l’attenzione e così via, e su come tali conseguenze possano essere adeguatamente affrontate per consentire una ripresa quanto più autonoma possibile delle proprie attività dopo la malattia.

STRUTTURE E FUNZIONI DEL CERVELLO Il cervello controlla tutte le funzioni del nostro organismo: i movimenti e le azioni volontarie come camminare, pensare e parlare, le funzioni involontarie, quali la respirazione e la deglutizione, inoltre è alla base delle funzioni sensoriali come pure delle emozioni, dei ricordi e di tutte le attività superiori quali la memoria, l’apprendimento, l’attenzione.

Il cervello è protetto da una serie di barriere: le ossa del cranio, le meningi e il liquido cerebrospinale. Il cervello è suddiviso in tre parti: l’encefalo, il cervelletto e il tronco encefalico. L’encefalo occupa quasi tutta la scatola cranica e controlla tutte le funzioni mentali superiori, quali il pensiero e la memoria. E’ formato da due emisferi, destro e sinistro, di cui l’uno controlla la parte sinistra del corpo, l’altro quella destra. Ogni emisfero cerebrale è diviso in quattro lobi: il frontale, il temporale, il parietale, l’occipitale, ognuno dei quali è preposto al controllo di specifiche funzioni. Vi sono, poi, delle strutture profonde come l’ipofisi e l’ipotalamo che controllano diverse funzioni, tra cui quelle emotive. Il cervelletto è molto più piccolo dell’encefalo ed è situato sotto di esso. E’ responsabile dell’equilibrio, della coordinazione motoria e del controllo del tono muscolare, ed è quindi coinvolto in funzioni complesse come parlare e camminare.

Il tronco encefalico è la porzione più bassa del cervello, collega l’encefalo al midollo spinale, e controlla molte delle funzioni fondamentali per la sopravvivenza come la respirazione, il mantenimento della temperatura corporea e della pressione sanguigna, il battito cardiaco, i movimenti oculari, la deglutizione.

CHE COS’E’ L’ICTUS CEREBRALE? L’ictus cerebrale è l’improvviso danno che subiscono alcune cellule del cervello a causa di un disturbo circolatorio cerebrale.

DA COSA E’ CAUSATO? La circolazione di un’area del cervello può essere interrotta a causa della chiusura di un’arteria cerebrale oppure della rottura improvvisa di un’arteria cerebrale. Nel primo caso si parla di ictus ischemico che costituisce circa’85% dei casi di ictus, nel secondo di ictus emorragico che ne rappresenta il 15%.

COME SI MANIFESTA? L’ictus cerebrale si manifesta come deficit improvviso di una o più funzioni cerebrali. I sintomi dell’ictus dipendono dalla zona del cervello colpita dalla lesione, e possono essere a carico di uno o più delle seguenti funzioni: movimento: ad esempio, improvvisamente, non si riesce più a muovere o si muove con meno forza un braccio o una gamba o entrambi gli arti di un stesso lato del corpo, oppure non si riescon più a coordinare i propri movimenti e a stare in equilibrio; sensibilità: ad esempio, improvvisamente, non si sente più o si sente meno o si avvertono dei formicolii ad un braccio o ad una gamba o ad entrambi gli arti di un stesso lato del corpo; cognizione: ad esempio, improvvisamente non si riesce più a parlare o non si riesce più a capire ciò che gli altri ci dicono, oppure non si riesce a vedere bene metà degli oggetti o a riconoscerli, o ad usarli correttamente.

I PRINCIPALI DISTURBI COGNITIVI CHE POSSONO INSORGERE DOPO L’ ICTUS Diverse sono le funzioni cognitive che possono essere colpite dall’ictus cerebrale. Riportiamo qui di seguito le principali. Il linguaggio I disturbi nella capacità di comprendere e/o produrre il linguaggio orale o scritto si chiamano afasie e, almeno nei soggetti destrimani, sono dovute a lesioni delle aree situate nell’emisfero sinistro. Possono manifestarsi come un’incapacità totale o parziale di: comprendere ciò che gli altri dicono o ciò che è scritto ad es. su un giornale o su un’insegna; parlare, oppure, si riesce a parlare ma ciò che viene detto risulta incomprensibile per gli altri perché le parole che si dicono vengono “storpiate”; leggere o scrivere; La prassi a I disturbi nella prassia sono dovuti in genere a lesioni cerebrali del lobo parietale sinistro e si manifestano con l’incapacità di eseguire volontariamente un’azione con una determinata parte del corpo (bocca, faccia, gambe e braccia, ecc.), ma rimane invece intatta la capacità di fare quel movimento in modo automatico, cioè quando non c’è l’intenzione consapevole di farlo. Per esempio, la persona non sarà più in grado di fare “ciao ciao” su richiesta ma potrà eseguire il gesto di saluto automaticamente quando si congeda da un amico. Tali disturbi hanno un notevole impatto sulla riabilitazione motoria in quanto la persona avrà difficoltà ad eseguire i movimenti che il fisioterapista chiede di fare.

 La memoria I disturbi della memoria possono manifestarsi come incapacità di apprendere nuove informazioni o di ricordare eventi passati o di ricordarsi appuntamenti futuri, o nel ricordare come si esegue un certo compito (ad esempio, la persona ha difficoltà a ricordarsi come si guida la macchina) o nel mantenere presenti e attive in memoria una serie di informazioni che permettono di risolvere un calcolo o di organizzare un’attività complessa. Attenzione Si può avere difficoltà a concentrarsi non riuscendo a seguire il filo di un discorso o un film alla televisione, o ci si distrae facilmente, o ancora non si riesce a prestare attenzione a due attività contemporanee, come guidare la macchina e conversare con chi ci siede accanto. Abbastanza frequentemente un ictus che colpisce il lobo parietale destro causa una difficoltà di attenzione spaziale chiamata neglect.

Questo disturbo è altamente invalidante in quanto la persona che ne è affetta non riesce a prestare attenzione a tutto ciò che si trova nella metà sinistra dello spazio, e molto spesso alla sua stessa metà sinistra del corpo. Nei casi più gravi la persona non è neppure più consapevole dell’esistenza dello spazio di sinistra. Ciò significa che andrà a sbattere sugli ostacoli posti alla sua sinistra durante il cammino, non mangerà i cibi posti sulla sinistra del piatto, non riuscirà più a leggere un giornale perché ne ignorerà una parte, avrà difficoltà a vestirsi, a radersi, ad infilarsi gli occhiali, ad orientarsi negli ambienti o a trovare gli oggetti in casa perché tutto ciò che sta di volta in volta alla sua sinistra verrà ignorato.

La percezione e il riconoscimento

I disturbi della percezione o del riconoscimento possono essere a carico della modalità visiva, uditiva o tattile. Nella modalità visiva si possono manifestare nell’incapacità di vedere metà degli oggetti (emianopsia), di percepire il loro movimento, la distanza a cui si trovano, di distinguerne il colore (acromatopsia), oppure nell’incapacità di riconoscere gli oggetti o le persone pur vedendoli (agnosia). In questo secondo caso, la persona può, per esempio, scambiare un cucchiaio per una forchetta o una lampadina con una pera, oppure non essere più in grado di riconoscere il coniuge quando lo vede ma solo quando quest’ultimo parla. Le funzioni esecutive Le funzioni esecutive sono il complesso insieme di funzioni che programma, sovraintende e controlla tutto il nostro comportamento e permettono inoltre l’adattamento a situazioni nuove non previste.

COME SI RICONOSCONO I DEFICIT COGNITIVI? I disturbi cognitivi possono essere messi in luce e quantificati attraverso la valutazione neuropsicologica costituita da una serie di test specifici per ogni funzione. Le funzioni della valutazione neuropsicologica sono molteplici. Essa permette infatti di accertare la presenza e la gravità degli eventuali deficit cognitivi conseguenti all’ictus, di prevedere le limitazioni che tali deficit potrebbero avere nella ripresa delle proprie attività quotidiane per esempio, consente di stabilire se la persona sarà in grado di prendersi cura di sé, di tornare alle sue precedenti occupazioni lavorative, domestiche e sociali, di aiutare tutto il team che si occupa del paziente a programmare l’attività riabilitativa tenendo conto dei problemi cognitivi esistenti e gli eventuali  supporti assistenziali che consentiranno alla persona di superare o almeno compensare le sue difficoltà.

COSA SI PUO’ FARE PER MIGLIORARE? La Struttura Complessa di Medicina Riabilitativa ha previsto una serie di fasi per aiutare la persona colpita da ictus ad affrontare gli eventuali deficit cognitivi che essa potrebbe avere. Durante la fase acuta, quando la persona è ancora ricoverata nel Reparto per acuti, un neuropsicologo della Struttura Complessa di Medicina Riabilitativa su segnalazione del fisiatra effettuerà una valutazione neuropsicologia preliminare volta ad individuare se la persona presenti disturbi cognitivi. A tale fine la Struttura Complessa di Medicina Riabilitativa ha messo a punto uno strumento di indagine neuropsicologica che esamina le funzioni cognitive più rilevanti (linguaggio, memoria e apprendimento, attenzione, capacità visuo-percettive, funzioni prassiche, funzioni esecutive), con prove semplici e veloci che possono essere somministrate anche al letto del malato. Qualora le prestazioni non rientrassero nella norma si consiglierà una valutazione neuropsicologica di approfondimento che ha lo scopo di indagare in maggior dettaglio la o le funzioni risultate alterate.

Persona dimessa dall’ospedale

Per effettuare la valutazione neuropsicologica di approfondimento o controllo il paziente dovrà prendere appuntamento, munito di impegnativa del proprio Medico Curante, agli sportelli del Centro Unico di Prenotazione CUP per una “visita fisiatrica Ambulatorio Neurolesi” da effettuarsi presso la Struttura Complessa di Medicina Riabilitativa. In tale occasione verrà visitato dal fisiatra responsabile dell’Ambulatorio che fisserà poi direttamente l’Appuntamento per la valutazione neuropsicologica presso l’Ambulatorio di Neuropsicologia della Struttura Complessa di Medicina Riabilitativa. Persona che viene trasferita presso la Struttura Complessa di Medicina Riabilitativa Se la valutazione in fase acuta aveva messo in luce dei disturbi cognitivi, la persona effettuerà una valutazione neuropsicologica di approfondimento durante la degenza. Durante la fase di approfondimento si effettua una completa valutazione delle competenze cognitive, volta ad analizzare le funzioni risultate deficitarie o quelle precedentemente non valutabili, od ancora le eventuali difficoltà che il paziente potrebbe aver manifestato dopo la dimissione. La durata dell’esame varia in relazione alle condizioni psico- fisiche della persona ad esempio, alla sua capacità di concentrazione o alla sua affaticabilità, ma in genere è superiore all’ora. Se il paziente accede alla visita ambulatorialmente dovrà portare con sé la lettera di dimissione ospedaliera e gli occhiali, se ne fa uso, ed è opportuno che venga accompagnato da un familiare o da un conoscente.

Qualora la valutazione neuropsicologica di approfondimento o controllo rivelasse il persistere dei disturbi cognitivi, verrà predisposto un trattamento riabilitativo delle funzioni cognitive compromesse. Il trattamento riabilitativo ha lo scopo di sollecitare e ottimizzare il recupero post ictus trattando adeguatamente i deficit cognitivi causati dalla lesione cerebrale. Ciò significa ripristinare se possibile le funzioni lese e le abilità perse, per esempio, ricominciare a parlare o insegnare alla persona colpita dall’ictus e ai suoi familiari strategie per minimizzare l’impatto dei deficit nella vita quotidiana o come rivolgersi al paziente per facilitargli la comprensione di quanto gli viene detto. Il trattamento viene effettuato da personale specializzato nella riabilitazione cognitiva e logopedica, e a seconda del disturbi individuati, potrà essere svolto con una frequenza che dipenderà dal tipo e dalla gravità del disturbo accusato. I pazienti che presentano deficit vengono periodicamente controllati.

L’obiettivo generale della riabilitazione è quello di contribuire alla riduzione della condizione di handicap connessa alla disabilità data dalla patologia. Scopo della riabilitazione motoria è principalmente quello di indurre un recupero dei livelli di motilità degli arti paretici. Numerosi studi hanno valorizzato il ruolo della riabilitazione motoria già nelle fasi precoci del decorso post-ictale. Esiste una progressione degli esercizi riabilitativi che inizia con sedute di terapia al tappeto, oppure sul lettino seguite da esercizi miranti a riacquistare la posizione eretta con appoggio e successivamente senza appoggio. Seguono esercizi di deambulazione assistita mediante ausili sempre meno ingombranti (deambulatore, tripode, bastone). Numerose sono le metodiche di riabilitazione che differiscono per presupposti teorici e modalità di intervento; le più conosciute sono il Bobath, Kabath, Perfetti. Studi controllati hanno dimostrato l’efficacia di tutti i trattamenti riabilitativi rispetto a gruppi di pazienti non riabilitati, anche se non hanno messo chiaramente in evidenza la superiorità di un determinato metodo rispetto agli altri. La riabilitazione cognitiva ha come scopo il recupero delle funzioni cognitive compromesse dall’ictus. Ciò prevede, inizialmente una attenta valutazione neuropsicologica del paziente mediante batterie di test che esplorino il più estensivamente possibile le differenti funzioni cognitive (linguaggio, memoria, funzioni attenzionali e visuospaziali etc.). I deficit cognitivi più frequenti sono costituiti dai disturbi di linguaggio (le cosiddette “afasie”) e dai disturbi di emi-inattenzione o neglect (caratterizzati da difficoltà a prestare attenzione a tutto ciò che capita nello spazio, generalmente alla sinistra del paziente; sono deficit conseguenti a lesioni delle porzioni posteriori dell’emisfero cerebrale di destra). La riabilitazione sia motoria che cognitiva procede per sedute che durano da 1 a 2 ore. Risultati incoraggianti stanno venendo dall’applicazione dell’informatica alla riabilitazione cognitiva (riabilitazione assistita dal computer). La sindrome della “spalla dolorosa” è presente nel 70% dei pazienti con paralisi degli arti superiori. Compare di solito tra i quindici e i sessanta giorni dall’evento acuto. È una complicanza tra le più frequenti, per cui è importante sia per il paziente che per i parenti l’acquisizione di alcune tecniche di prevenzione sotto riportate: • corretto posizionamento dell’arto superiore (supina- laterale- posizione assisa- stazione eretta, ecc.); • insegnare al paziente a non tenere l’arto a penzoloni; • corrette tecniche di presa dell’arto superiore durante la deambulazione evitando movimenti in trazione); • evitare sollecitazione in trazione dell’arto plegico/paretico nell’indossare capi di abbigliamento; (vestire prima l’arto plegico/paretico e successivamente quello sano). • Risolvere i problemi con il paziente. • Impegnare il paziente con compiti significativi. • Le mani dell’assistente circondano quelle del paziente esercitando con le punte delle dita un’eguale, diffusa pressione. • Le mani dell’assistente non devono avere contatti con l’oggetto o il materiale trattati. • L’assistente deve avere un piano terapeutico mirato. • Le mani del paziente devono restare a contatto con la superficie di lavoro. • Il trattamento deve essere bimanuale. • L’assistente deve guidare l’intero corpo del paziente. • Dapprima il paziente dovrà toccare l’oggetto e solo dopo la mano spastica verrà guidata intorno ad esso. • L’assistente non deve parlare mentre guida il paziente. • L’assistente deve stabilizzare metà del corpo prima di muovere l’altra.

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