Delitto Rosboch: 30 anni per Gabriele, 19 al complice

Trent’anni di carcere per Gabriele Defilippi e 19 anni per Roberto Obert, il suo amante. Sono le pene decise a Ivrea dal giudice, Alessandro Scialabba, nei confronti dei due uomini accusati dell’omicidio di Gloria Rosboch, l’insegnante di 49 anni scomparsa da Castellamonte (Torino) il 13 gennaio 2016 e ritrovata morta il 19 febbraio successivo nella cisterna di una discarica abbandonata nelle campagne di Rivara, a pochi chilometri. Il giudice ha, inoltre, accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dai legali di Efisia Rossignoli, che ha partecipato alla truffa telefonica ai danni della vittima, e rinviato a giudizio Caterina Abbattista, la madre di Gabriele che si è sempre dichiarata innocente e ha scelto il rito ordinario, con la prima udienza del processo fissata il prossimo 17 ottobre.

Secondo la ricostruzione del pm Giuseppe Ferrando (aveva chiesto l’ergastolo per il 24enne reo confesso, il quale durante una delle ultime udienze aveva detto: «Sono stato io a strangolare Gloria. Obert non c’entra. Mi vergogno per quello che sono diventato e per quello che ho fatto»), Gloria Rosboch voleva denunciare Defilippi, suo ex allievo, per una truffa da 187 mila euro (il ragazzo si è fatto prestare la somma facendo credere alla donna che il denaro sarebbe dovuto servire per un grosso investimento immobiliare in Costa Azzurra): questo sarebbe stato il movente del delitto.
La sentenza di primo grado ha soddisfatto il legale di Defilippi, Giorgio Piazzese:

«Siamo riusciti a fare comprendere al tribunale che, al di là delle istanze soltanto repressive dell’opinione pubblica, Defi- lippipuò essere restituito alla società civile e merita di avere una seconda opportunità quando sarà entrato in un’altra fase della propria vita». Piazzese ha definito la sentenza«una decisione equilibrata che guarda al passato ma anche al futuro. Non posso non essere orgoglioso – ha ancora detto – del lavoro che abbiamo fatto in questi pochi mesi, nei quali siamo riusciti a riprendere e ricostruire una vicenda che, quando sono intervenuto, era totalmente perduta».

Non sono della stessa opinione, ovviamente, i genitori della donna uccisa. «Per me trent’anni sono pochi, perché lui ha meditato. Potevano essere trent’anni se avesse adoperato la pistola e sparato un colpo velocemente, ma lui non rato la corda, gliel’ha messa al collo e poi l’ha strozzata. Qui ci vuole coraggio. Per me non si merita nessuno sconto di pena, per me meritava l’ergastolo, perché ha fatto tutto meditando bene le cose», ha spiegato Marisa Rosboch, la madre di Gloria.
In aula gli sguardi di Marisa e di Defilippinon si sono incrociati: «Io ho messo gli occhiali per non vederlo e mi auguro che non esca fuori, perché quello ne ammazza altri».

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