Denise Pipitone: la Cassazione scagiona definitivamente Jessica Pulizzi la sorellastra

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Piera Maggio commenta su Facebook la sentenza della Cassazione, che ha definitivamente assolto Jessica Pulizzi dall’accusa di aver rapito la piccola Denise Pipitone. La mamma parla di “ennesima ingiustizia italiana”.

Si torna a parlare della piccola Denise Pipitone, la bambina scomparsa a quattro anni da Mazara del Vallo, in provincia di Trapani nel 2004. Nella giornata di ieri, la sorellastra Jessica Pulizzi, è stata definitivamente prosciolta dalla Cassazione dall’accusa di aver rapito la piccola. Ebbene si, è questa la decisione dei supremi giudici della quinta sezione penale che hanno respinto il ricorso della procura della Corte di Appello di Palermo contro l’assoluzione di Jessica, emessa lo scorso ottobre del 2015. Nella serata di ieri, dunque, una sentenza della Cassazione ha cancellato definitivamente quella che era l’unica pista accreditata per cercare di dare una spiegazione alla scomparsa della piccola Denise Pipitone all’età di quattro anni e della quale purtroppo non si hanno più notizie da quasi tredici anni. “Comunque vada, credo fermamente che non ci saranno né vinti né vincitori ma solo tanta tristezza”, è questo il commento di Piera Maggio su Facebook, la mamma della piccola Denise la quale sin da giorno della scomparsa, non ha fatto altro che chiedere giustizia e verità soprattutto.

Piera Maggio nel corso di questi tredici anni non si è mai fermata davanti a nulla ed ha sempre combattuto e soprattutto non ha mai perso la speranza di poter riabbracciare la sua piccola e portarla a casa. Nella mattinata di ieri, il sostituto procuratore generale della Cassazione, Luigi Orsi aveva chiesto la conferma dell’assoluzione di Jessica Pulizzi per l’assenza di indizi e prove certe; secondo quanto riferito dal Pg non vi erano infatti elementi per dimostrare che nei 15 minuti indicati come orario del possibile rapimento, Jessica lo abbia compiuto. L’accusa ha sempre sostenuto che Jessica Pulizzi fosse coinvolta nel rapimento in prima persona, in quanto avrebbe agito per vendetta e gelosia, frutto di una relazione extraconiugale del padre Piero Pulizzi con la madre di Denise ovvero Piera Maggio; a tradire Jessica Pulizzi sarebbe stato una frase intercettata, pronunciata in dialetto, proprio nei giorni precedenti al suo interrogatorio in Questura, subito dopo la scomparsa della bambina.

La frase in questione sarebbe la seguente “io a casa c’ai purtai”, ovvero “Io a casa la portai”, una frase che Jessica avrebbe riferito alla madre che la interrogava sul dove fosse stata quel primo settembre. Questo racconto però, sembra non abbia convinto gli investigatori soprattutto perché il tabulato telefonico smentiva le dichiarazioni della ragazza, che nelle ore in cui Denise spariva nel nulla, si trovava proprio nella zona dal sequestro, ed a confermare ciò sarebbero i segnali lasciati dal suo cellulare.

Per questo motivo gli investigatori dal giorno della scomparsa di Denise hanno indicato due fasi, ovvero una prima che ha visto un coinvolgimento di Jessica Pulizzi ed una seconda dove la piccola potrebbe essere stata affidata dalla sorellastra ad altre persone. Fino ad oggi però, gli unici due imputati nel processo, sono stati proprio Jessica la quale era stata accusata di sequestro di persona e l’ex fidanzato Gaspare Ghaleb, tunisino accusato soltanto di false dichiarazioni ai Pm.

Nel casolare degli orrori alla ricerca di Denise

Ci sono tutti i pezzi, gli ingredienti classici della favola . C’è la sorellastra, c’è la mamma in attesa . E c’è una bambina smarrita nel bosco . Non l’ha divorata il lupo . L’hanno mangiata gli uomini. Ed è precisamente qui, quando arrivi agli uomini, che la favola diventa la storia di Denise Pipitone, la bambina con gli occhi grandi e neri, rapita sull’uscio di casa, il primo settembre del 2004 e non ancora tornata . Qualcuno pensa che sarebbe il caso di correggere quel “non ancora”, di trasformarlo in mai più, nel “mai più” di un ricongiungimento impossibile. Ma sua madre, Piera Maggio, non ci crede.

E dice che non è solo istinto, non è soltanto quella pazzia che fa sobbalzare il cuore di una madre a ogni ombra strusciata contro il vetro, a ogni soffi o di vento nella notte, a ogni cande- la accesa al santo dei miracoli. “Sono i fatti che mi danno ragione – quasi grida al telefono Piera –. Stiamo celebrando un processo per sequestro di persona, non per omicidio . Sa qual è il problema? Nessuno sta cercando davvero mia fi glia . Vogliono trovare i colpevoli, non gli importa troppo degli innocenti come mia fi glia”. Il processo e la sentenza di una mamma dolente. Sono gli estremi della matassa . Da dove cominciare per dipanarla? Forse è normale che il primo passo conduca occhi e immaginazione su un sentiero riparato, su una strada di Villagrazia di Carini, via Fondo Crocco, un vicolo sommerso tra i boschi. Qui, il lupo avrebbe condotto Denise per un tratto della sua prigionia.

Qui l’avrebbe rinchiusa per qualche tempo in un casolare sgarrupato . Le informazioni raccolte portano al numero quarantadue, uno stinto quarantadue rosso che segna e delimita un cancellaccio serrato da una catena, accanto a un muretto diroccato . C’è un cane, e non è un cane da guerra . È un botolo spelacchiato e fa le feste a ogni mano che si avvicina . Non sono molte, per via delle pulci. Il viottolo ol- tre il cancello porta a casolari nascosti. Qui, i carabinieri del Ris hanno compiuto un accertamento per trovare tracce della bimba perduta . Sostiene mamma Piera Maggio: “Le forze dell’ordine e i giudici sono arrivati a Villagrazia per la nostra insistenza, per la tenacia dell’avvocato”. Il legale è Giacomo Frazzitta e sta giocando le sue pedine difficili in una lunga guerra di lupi e boschi.

I sentieri di alcune “utenze telefoniche” han- no spostato l’attenzione degli inquirenti tra gli alberi, lungo questo viottolo . “Nella stradina indicata da noi – spiega l’avvocato – c’erano almeno quindici bambini. Una bimba come Denise poteva tranquillamente passare inosservata”. Infatti, uno dei radi autoctoni visi- bili delle casette e dei villini circostanti oppone la faccia dello stupore alle domande del cronista: “Denise qua? Non l’ho mai vista . E non ne sapevo niente. Mi pare assurdo”. Nella drammatica favola di una bimba smarrita e di una madre che aspetta, c’è la sorellastra, dunque. Jessica Pulizzi è stata rinviata a giudizio per il sequestro; sua madre, Anna Corona, è indagata per la stessa ragione. Il movente, secondo l’accusa? La gelosia, come accade per tutte le sorellastre del mondo.

Jessica e Denise hanno lo stesso padre. Sono state alcune strane intercettazioni a mettere la ragazza nei guai. Jessica – è una parte della ricostruzione – non avrebbe sopportato la rottura del matrimonio tra sua madre Anna e il padre e avrebbe ritenuto responsabile del trauma Piera Maggio . Un sodalizio dissolto, un’altra figlia che le contende il primato nel cuore del padre. Ecco perché Jessica si sarebbe vendicata crudelmente, con la scomparsa di Denise. Una crudeltà inimmaginabile. Piera Maggio è stanca . Parla a fatica al telefono . Racconta da anni la stessa storia, la medesima speranza . Ogni sillaba del racconto deve pesarle enormemente. Sussurra, intervallando le parole con sussulti che sembrano singhiozzi: “Lei mi chiede in che momento siamo? Al solito, sulle montagne russe tra tristezza e speranza . Sono arrabbiata, tanto . Con le indagini abbiamo fatto passi importanti, però è tardi. Si sono mossi con ritardo, sì. E questo mi dà amarezza .

La Procura segue il suo lavoro con scrupolo . Purtroppo, adesso, nessuno cerca mia figlia . La Procura fa la Procura . Vuole i colpevoli. In Italia non abbiamo strutture adatte”. Di nuovo un sospiro: “Qualcuno magari pensa che sia inutile cercare. Ma finora nessuno ha cercato davvero Denise. Vedo troppa burocrazia, si dimentica il senso umano della vicenda: c’è una bambina lontana da casa, c’è la sua mamma che l’aspetta a braccia aperte, da sei anni. All’epoca del rapimento, mia fi glia ne aveva appena quattro”. Piera Maggio ha messo su il suo cammino nel bosco, per stanare il lupo, con  tutte le forze a disposizione. C’è un sito (www.cerchiamodenise.it) che è l’epicentro della ricerca . Si possono reperire notizie utili. Si possono fornire notizie utilissime. C’è un numero di telefono in servizio permanente effettivo.

Ci sono link dedicati ai video di Denise, ai suoi vestiti, alle sue canzoncine. Denise giocava normalmente il giorno d’autunno in cui sparì, sorvegliata a tratti dall’occhio della nonna . Quello che le è successo, qualunque cosa sia, deve avere spezzato il suo cuore di bambina . Piera Maggio si indurisce, quando il quesito è: crede che sua figlia sia viva? Un interrogativo spietato . La voce diventa di acciaio, poi si spezza stavolta in un chiaro singhiozzo trattenuto. “Certo che lo credo . Non lo dico soltanto per il sentimento che conservo nel mio cuore di madre. I fatti sono dalla mia parte. Stiamo celebrando un processo per sequestro di persona, non per omicidio.

E finché i fatti saranno questi io avrò la certezza di poter riabbracciare mia fi glia . Riabbraccerò Denise”. Un cruccio su tutti: “La mia ferita resterà profonda . Nessuno potrà mai risarcirmi del tempo sprecato, di tutti i giorni senza mia fi glia”. Un altro sussurro: “La mia speranza è forte come la mia rabbia . Nessuno ha pensato troppo a noi. Nessuno, a parte pochi, si è preso cura di una mamma che elemosina l’abbraccio della sua bambina”. Dice proprio così, Piera Maggio . Usa il verbo “elemosinare”, ed è un tornado . È un vento, uno strappo che percorre con un tremito la cornetta e l’orecchio dell’interlocutore. Ci senti l’assenza del contatto, delle carezze. Ci senti tutto il veleno di una guancia che non può posarsi contro un’altra guancia . È il deserto . Elemosinare ciò che sarebbe nel diritto di una madre. Ogni giorno, il mancato ritorno scava un solco . Rende più cattivo il delirio dell’amore che non può più tradursi in gesto.

Al confine di Villagrazia di Carini, dove c’è il cartello con un segno rosso sul nome del Comune, c’è Fondo Crocco . Le informazioni conducono qui, dentro uno dei passaggi della storia . “Chi l’ha visto”, in anteprima, ha mostrato gli interni di un casolare esaminato dai carabinieri del Ris, con l’ingresso nascosto tra gli alberi. C’era- no persone che si discolpavano: Denise non è mai stata qui. Adesso non si vede nessuno . Fondo Crocco si snoda in una serpentina terrosa, una curva a esse, una lingua di asfalto, un cartello rugginoso, un cane che non farebbe paura nemmeno a una mosca . Quel numero quarantadue stinto su un cancello di pietra . Qui, da qualche parte, in fondo al viottolo protetto dalla cancellata, avrebbero tenuto Denise.

Il cane si contorce e si sfrega sul muretto diroccato per via delle pulci. Accanto, c’è un’altra villetta . Piccoli segnali di vita . Un barbecue. Una porta chiusa . Su una sedia all’esterno, un pallone sgonfi o . Uno di quei soliti palloni da calcio a rombi bianchi e neri. Qui deve abitarci un bambino, un ragazzo, o un adulto con la passione del calcio e delle partitelle. Il viottolo parte dal cancello e si perde in una curva, in un boschetto di parietaria . Forse Denise ha percorso il cammino, la via crucis in compagnia del lupo, il sentiero sbagliato del bosco . E non ha fatto in tempo a lasciare dietro di sé una scia di molliche di pane. O magari i corvi le hanno divorate, come capita a tutte le molliche di pane in tutte le fiabe. È solo una bambina, Denise. Le fiabe le piacevano e chissà se le piaceranno ancora . Le piacevano le canzoncine che cantava . Una è stampata sul sito di sua madre: “Palloncino blu, su su su. In cielo se ne va, su su su. Palloncino blu…”.

Scomparsa di Denise Pipitone, la Cassazione scagiona la sorellastra

Mazaka del Vallo. La scomparsa di Denise Pipitone resta avvolta nel mistero. Dopo tredici anni di indagini e di processi, ieri sera la sorella, per parte di padre, Jessica Pulizzi è stata definitivamente scagionata. La V sezione della Corte di Cassazione ha messo la parola fine alle accuse mosse nei suoi confronti e passate attraverso tre gradi di giudizio, tutti conclusi allo stesso modo. La Corte ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura generale di Palermo e dei familiari, quando anche il sostituto procuratore Luigi Orsi aveva chiesto l’assoluzione.

Jessica Pulizzi era l’unica imputata nei processi per la scomparsa di Denise, avvenuta a Mazara del Vallo il primo settembre 2004. Secondo alcune ricostruzioni, e soprattutto alcune intercettazioni oggetto di lunghissime perizie e ampidi- battiti processuale, la ragazza, all’epoca minorenne, avrebbe potuto rapire la sorella per consegnarla a qualcuno mai precisato, e in questa azione Jessica sarebbe stata aiutata dal fidanzato Gaspare Ghaleb, accusato di favoreggiamento personale, condannato a due anni per false dichiarazioni, reato dichiarato prescritto nel 2015.

La bambina, che non aveva ancora 4 anni, stava giovando davanti la porta della casa della nonna in attesa del pranzo quando in pochi attimi era sparita. L’ultim o a vederla era stato un cuginetto. Subito le ricerche degli investigatori, coordinate dalla Procura di Marsala, avevano fatto sperare in un esito positivo e invece, via via che i giorni passavano, si allontanavano anche le speranze della madre, Piera Maggio, di poter riabbracciare la figlia.

Piera Maggio, nel tempo, ha sempre mantenuto alta l’attenzione per il caso che ha vissuto vicende complesse, ha creato un blog su internet, ha partecipato a svariati incontri nelle tv nazionali e si è battuta con azioni di protesta davanti al Parlamento. Ieri profondamente addolorata e stanca, ha dichiarato: “Dopo 13 lunghi anni è stata commessa l’ennesima ingiustizia italiana, a mio parere. Provo una grande amarezza e una delusione enorme, ma adesso pretendo di sapere chi ha sequestrato la mia bambina. Denise non si è volatilizzata nel nulla, né è stata rapita dagli alieni. Gli inquirenti mi dicano dove è la mia bambina e chi l’ha presa.

Come madre pretendo queste risposte». Poi intervenendo nel programma “Chi l’ha visto” ha lanciato un appello «a tutti gli italiani perché stiano attenti. Se, come ha stabilito la Corte, la vicenda del rapimento di Denise non è una faida familiare, significa che ci sono ladri di bambini ancora in giro. Se hanno colpito me, possono farlo con chiunque. Mi auguro che chi sa parli e si tolga questo macigno dalla coscienza». Giacomo Fraz-itta è l’avvocato che l’ha seguita in questi lunghi anni: «Le sentenze vanno rispettate e non commentate. Ognuno ha giocato le sue carte ma abbiamo un grande dolore. Tredici anni di logorìi da parte di tutti, dell’indaga- ta e delle parte civili. Questo ci deve fare riflettere: la Cassazione ha fatto tutto in un giorno e noi spesso abbiamo trovato investigatori opachi».

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