Depressione shock nel mondo 322 milioni di depressi, +20% in 10 anni

Purtroppo, solo la metà delle persone affette riesce ad avere accesso alle cure del caso. Malattia nascosta e insidiosa, si manifesta con sintomi come costante tristezza, disinteresse nelle attività e scarsa stima di sé, accompagnati spesso da poco appetito, sonno disturbato, apatia e poca concentrazione.

Ne soffrono ben 322 milioni di persone al mondo, ed è un numero cresciuto negli ultimi dieci anni di quasi il 20%.

Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), a soffrirne sarebbero circa trecento ventidue milioni di persone, pari al 4,4% della popolazione mondiale. Inoltre si è visto che l’incidenza è più elevate nelle donne con un 5,1% in più rispetto agli uomini che sono al 3,6%. Una malattia in costante crescita, sottolinea l’Oms. Problemi che, nei casi più gravi, conducono al suicidio. Sarà uno dei temi fondamentali della Giornata mondiale della Salute del 7 aprile 2017.

Nel 2015 ben 788.000 persone sono morte togliendosi la vita.

All’insegna dell’hashtag #LetsTalk, obiettivo della campagna è incoraggiare chi ne soffre a parlare della propria esperienza e cercare un aiuto. Ad oggi, la depressione rappresenta l’1,5 per cento dei casi di morte in tutto il mondo e la seconda causa di morte tra i giorni di età compresa fra i 15 e i 29 anni.

La depressione è il disturbo psicologico più diffuso nel mondo (Gotib & Hammen, 2009). Una previsione della World Health Organization per l’anno 2020 conferma che, tra tutti i disturbi, la depressione imporrà il secondo carico più grande sulla salute nel mondo (Murray & Lopez, 1998). Un rapporto dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) afferma, infatti, che nel 2020 la seconda causa di decessi e d’invalidità sarà la depressione, dopo le malattie cardiovascolari. La depressione è un disturbo dell’umore che colpisce la capacità delle persone a pensare in modo lucido e realistico, mina la motivazione all’azione, altera le funzioni corporee quali, ad esempio, appetito e sonno e fa sentire chi ne è affetto nel mezzo di una terribile sofferenza emotiva e, soprattutto, incapace di uscirne fuori (Segal, Williams, Teasdale, 2013). Le persone affette da depressione presentano un più o meno drastico calo del funzionamento socio-lavorativo e una significativa compromissione in altre aree importanti della vita. I seguenti moduli, rivolti a tutti coloro che pensano di avere un problema di depressione, sono stati creati con l’obiettivo di aiutarli a capire i primi segnali che ne indicano la presenza e/o i campanelli d’allarme che preludono a una ricomparsa. L’intento è dunque quello di fornire una guida che conduca alla scoperta e alla comprensione di alcuni dei meccanismi mentali e dei pensieri disfunzionali associati al calo dell’umore; di illustrare e descrivere gli assunti di base dell’approccio cognitivo-comportamentale che da sempre è il trattamento più efficace per questo disturbo. Aaron T. Beck, tra il 1960 e il 1970, è stato il fondatore della terapia cognitiva che nasce proprio come approccio strutturato e limitato nel tempo per il trattamento della depressione. Beck aveva notato quanto spesso i temi della perdita, del fallimento, dell’inutilità e del rifiuto fossero caratteristiche distintive del modo di pensare dei suoi pazienti depressi. Arrivò dunque a formulare che proprio questo pensiero negativo fosse esso stesso la causa della depressione, o quanto meno ne costituisse un fattore di mantenimento. Da allora il modello è stato arricchito per tante altre patologie (ansia e attacchi di panico, disturbo d’ansia generalizzato, fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo, ecc.) e ora si chiama TCC Standard (Beck, 2013). In questi moduli verranno fornite, inoltre, delle strategie e alcuni esercizi rappresentativi tra quelli tipicamente utilizzati durante il percorso terapeutico intrapreso con professionisti esperti del disturbo depressivo come quelli cognitivo-comportamentali. Sarà spiegato, infine, come si può intervenire sulla prevenzione delle ricadute mediante l’utilizzo di un protocollo con solido fondamento scientifico denominato MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy for Depression, Segal, Williams, Teasdale, 2013), dal momento che il disturbo depressivo è a carattere ricorrente, per cui chi ne ha sofferto una volta può rimanere molto vulnerabile ad ammalarsi di nuovo.

I sintomi depressivi causano una profonda sofferenza nelle persone che ne sono affette. Essi possono essere di intensità lieve o grave, possono durare per poco tempo o, al contrario, persistere a lungo, costituire una risposta a eventi esterni o qualcosa che viene da dentro. Quando la depressione è grave, può essere immobilizzante, ma anche quando è lieve impedisce comunque di godere appieno della vita. Forse non lo sai, ma si può essere depressi anche senza rendersene conto. Molti si aspettano infatti che la depressione porti una profonda e manifesta malinconia, quando invece può rivelarsi sotto forma di un’inspiegabile perdita di energia o interesse. I suoi effetti possono essere così sottili che quello che si percepisce è un po’ di noia, inquietudine, distacco (Siegel, 2012). Le persone depresse di solito vedono se stesse, l’ambiente circostante e il proprio futuro in modo negativo, e di conseguenza la vita e le relazioni ne risultano compromesse. Molto spesso, inoltre, chi soffre di depressione non viene del tutto compreso dalle persone che gli stanno intorno, anche dai più stretti familiari, che sovente utilizzano espressioni come “tirati su”, “reagisci”, “dai, basta un po’ di buona volontà per risolvere tutto”. Nonostante ci si possa sentire molto soli e incompresi quando si manifestano i sintomi della depressione, si deve tener presente che il disturbo depressivo è molto diffuso. Recenti ricerche epidemiologiche condotte in sei paesi europei su 14000 soggetti hanno rilevato infatti che il 17% della popolazione riferiva episodi depressivi negli ultimi 6 mesi (Lepine et al., 1997). Secondo lo studio ESEMeD (European Study of the Epidemiology of Mental Disorders) in Italia, la prevalenza della depressione maggiore e della distimia nell’arco della vita è dell’11,2% (14,9% nelle donne e 7,2% negli uomini). Nelle persone ultra 65enni la depressione maggiore e la distimia hanno una prevalenza nell’ultimo anno pari al 4.5% (ma tra le persone ricoverate di questa età la prevalenza è molto più elevata, in alcune casistiche arriva fino al 40%). Da numerose indagini epidemiologiche risulta che il 2% dei bambini e il 4% degli adolescenti ha in un anno un episodio di depressione che dura almeno 2 settimane. Se soffri di depressione, quindi, ricordati prima di tutto che non sei solo! Ma cosa si intende precisamente per depressione? Nel suo uso comune, il termine indica che una persona “si sente giù”, eppure questa definizione non coglie la natura essenziale di “sindrome”, ovvero che la depressione consiste nella combinazione di elementi piuttosto che in una caratteristica unica. Può essere dovuta per lo più a circostanze ambientali o a una predisposizione biologica. La depressione clinica, chiamata anche depressione maggiore, è uno stato in cui è presente un marcato e duraturo umore depresso o la perdita di interesse, insieme ad altri indicatori fisici e mentali, quali, come abbiamo accennato, difficoltà a dormire, scarso appetito, diminuita concentrazione e sentimenti di impotenza e inutilità. È possibile fare diagnosi di depressione solo quando alcuni di questi elementi sono presenti nello stesso momento, per almeno due settimane, e interferiscono significativamente con la capacità della persona a svolgere le attività quotidiane (Segal, Williams, Teasdale, 2013). Potrai scoprire che alcuni di questi comportamenti ed emozioni sono come quelli che hai tu. Di seguito troverai la descrizione dei sintomi, ma tieni in mente che, come al solito, esistono delle differenze individuali nel numero e nella modalità in cui questi potrebbero presentarsi.

La depressione è un disturbo dell’umore. Le persone depresse, come abbiamo visto, riferiscono la presenza di un tono dell’umore basso che le caratterizza per più di due settimane. Nella forma lieve i sintomi non sono pervasivi per tutta la giornata: ad esempio, alcune situazioni piacevoli potrebbero determinare un innalzamento momentaneo del tono dell’umore con la conseguente riduzione della tristezza. Nella depressione grave, invece, il tono basso dell’umore persiste tutto il giorno, indipendentemente dalla presenza di eventi piacevoli. Come vide lo stesso Aaron T. Beck, le persone depresse tendono a valutarsi in maniera negativa, solitamente si considerano inadeguate e indesiderabili, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in loro. L’ambiente esterno e le persone circostanti diventano una fonte di sofferenza e frustrazione, in grado di alimentare i pensieri di fallimento e insuccesso. L’individuo matura la convinzione di non saper interagire adeguatamente, ritenendo che gli altri non saranno disponibili nei suoi confronti e, dunque, sviluppando il timore che potranno solo peggiorare la sua situazione. Nei contesti di gruppo, spesso si arriva a provare timidezza e ansia, perché si anticipa la possibilità di essere oggetto di rifiuto e critica. Le persone depresse, quindi, si sentono isolate e sole e, con il loro comportamento evitante, confermano questa percezione. Per fare diagnosi di depressione maggiore (APA, 2013) è necessario che 5 (o più) dei seguenti sintomi siano stati presenti per lo stesso periodo di 2 settimane e rappresentino un cambiamento rispetto al funzionamento precedente; almeno uno dei sintomi è  l’umore depresso oppure  la perdita di interesse o piacere.

1. Umore depresso per la maggior parte della giornata, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto (ad esempio, si sente triste, vuoto, disperato) o dall’osservazione degli altri (ad esempio, appare sul punto di piangere) 2. Significativa diminuzione di interesse o piacere in tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte della giornata, quasi ogni giorno 3. Significativa perdita di peso senza che si segua una dieta oppure aumento di peso, oppure diminuzione o aumento di appetito, quasi ogni giorno 4. Insonnia o ipersonnia, quasi ogni giorno 5. Agitazione o rallentamento psicomotorio, quasi ogni giorno 6. Stanchezza o perdita di energia, quasi ogni giorno 7. Sentimenti di inutilità o eccessivi o inappropriati sensi di colpa, quasi ogni giorno 8. Diminuita capacità di pensare o concentrarsi, o indecisione, quasi ogni giorno 9. Ricorrenti pensieri di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza uno specifico piano, tentato suicidio oppure uno specifico piano per suicidarsi Ora pensa alla tua esperienza… Quali sono i sintomi depressivi che provi? Nella figura 1 troverai una scheda di lavoro sui sintomi depressivi in cui potrai descriverli nel dettaglio e, se hai uno psicoterapeuta, condividerli con lui. Prima, però, prenditi un po’ di tempo per identificarli, provando a rispondere alle seguenti domande: • Come cambia la mia vita quando sono depresso? • Mi vedo in modo diverso quando sono depresso? • Cosa penso degli altri e del mondo quando sono depresso? • Come è la mia visione del futuro quando sono depresso? • Cosa faccio quando sono depresso? • Cosa non riesco e/o non voglio fare quando sono depresso? • Cosa pensano gli altri quando sono depresso? I sintomi depressivi possono essere raggruppati in quattro principali categorie. La prima è costituita da sintomi di tipo somatico e fisiologico, che hanno a che fare con le sensazioni fisiche e il corpo, per esempio insonnia, ridotto appetito, ridotta energia, ecc. Nella seconda categoria rientrano i sintomi di tipo cognitivo (pensieri), per esempio pensieri di mancanza di valore, inadeguatezza, isolamento, suicidio, ecc. Nella terza categoria rientrano i sintomi di tipo emotivo, per esempio sentimenti di tristezza, ansia, perdita di speranza, ecc.

È importante comprendere che la depressione non ha solo una causa, ma è la combinazione di fattori che interagiscono tra loro e che varia da persona a persona. Vediamone alcuni. Fattori biologici: fattori genetici, neurotrasmettitori e ormoni Le evidenze empiriche indicano che la tendenza a sviluppare depressione è una caratteristica ereditaria e che il sesso femminile è più a rischio. La depressione, infatti, spesso si presenta nei membri della stessa famiglia, suggerendo l’implicazione di alcuni geni (come quello per il trasportatore della serotonina) nella vulnerabilità allo sviluppo della depressione. È però importante tenere presente che essere vulnerabili a un disturbo non vuol dire necessariamente svilupparlo. La maggior parte della comunicazione fra le cellule del sistema nervoso è eseguita da sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. La depressione sarebbe dovuta all’insufficiente attività di alcuni sistemi di neurotrasmettitori (per esempio, quelli monoaminergici; e alla conseguente diversa funzionalità di specifiche aree cerebrali che regolano il sonno, l’appetito, il desiderio sessuale e l’umore. Sono state riscontrate, inoltre, alcune modificazioni ormonali associate alla depressione nella fase precedente e durante l’episodio depressivo. L’azione dei farmaci antidepressivi, di conseguenza, è proprio quella di aumentare l’attività di alcuni specifici neurotrasmettitori e di modulare alcune modificazioni ormonali nel cervello.

One comment

  1. Sarà un caso che in quest’ultimo decennio con l’aumento di irrorazione di bario/alluminio ecc. tramite gli aerei (scie chimiche) c’è stato un aumento dei casi di depressione e non solo?
    Per esempio questi sono i sintomi da intossicazione d’alluminio:
    danni al sistema nervoso centrale, demenza, perdita di memoria.

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