Depressione shock allarme mondiale: 300 milioni ne soffrono, sintomi per 1 su 4

A tornare sul tema, in occasione della Giornata mondiale della salute del 7 aprile, dedicata appunto alla depressione, è la Società Italiana di Psichiatria che – insieme ad ONDA, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna – ritiene siano ormai maturi i tempi per un Piano nazionale di lotta alla Depressione che evidenzi i bisogni e gli strumenti da utilizzare e indichi il percorso da seguire. Nonostante gli esperti chiariscano che la depressione è uno dei principali fattori di disabilità, troppo spesso il timore di venire giudicati, legato alla frequente mancanza di adeguato supporto psicologico, impediscono di affrontare questo terribile disturbo dell’umore.

‘Secondo i dati forniti dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), nel mondo vi sarebbero oltre 300 milioni di persone affette da depressione; un 18% in più rispetto al decennio compreso tra il 2005 e il 2015.

Il numero di persone che soffrono di depressione è aumentato in maniera drammatica negli ultimi dieci anni.

“Una migliore comprensione della depressione e del modo in cui può essere trattata, anche se essenziale, costituisce solo l’inizio – conclude il dottor Saxena -“. E’ dunque per dare il giusto rilievo alla depressione, sensibilizzando l’opinione pubblica e fornendo informazioni alla persone che ne soffrono, che l’OMS ha dedicato ad essa il World Health Day di domani, venerdì 7 aprile, con lo slogan ‘Depressione: let’s talk’ (letteralmente ‘Depressione: parliamone’). Interessante è anche indagare nei rapporti fra natura, cultura, ambiente e stili di vita.

La depressione è una malattia caratterizzata da un dolore interiore persistente e da una perdita di interesse verso attività che normalmente danno piacere, accompagnata da un’incapacità di svolgere le attività quotidiane. Il recinto spinato del pregiudizio che circonda le malattie mentali, compresa la depressione, si impone come insuperabile barriera per tutti coloro che cercano aiuto.

Questa malattia presenta sintomi che possono variare molto a seconda dei casi e che spesso sono difficili da individuare anche perché il paziente prova imbarazzo nel parlarne. “Come Ministero della Salute – ha concluso – abbiamo messo in campo nel corso degli anni uno specifico impegno sul tema, per promuovere le conoscenze, approfondire la diffusione di questi disturbi, le loro caratteristiche, gli aspetti preventivi, la razionalizzazione dei percorsi diagnostici, clinici ed assistenziali, per migliorare le azioni e aiutare chi ne soffre”.

Il documento di Cittadinanza attiva critica l’attuale modello di sviluppo, “fondato su una crescita illimitata e indiscriminata dell’economia”, che non pone “attenzione all’equa redistribuzione della ricchezza e ai diritti inviolabili delle persone, stanno intervenendo pesantemente anche nella vita e nella regolazione del sistema sanitario nazionale”. “I disturbi depressivi, d’ansia, e l’abuso di sostanze sono tra i più rappresentati tra gli adolescenti, e sono responsabili di una significativa compromissione funzionale”.

La depressione, inoltre, avverte il presidente Sip Claudio Mencacci, “è più accentuata nelle persone con condizioni socio-economiche e scolarità basse”.

Quali sono i soggetti più a rischio? Inoltre, l’Oms ha identificato forti legami tra la depressione e altre malattie e problemi non trasmissibili.

La depressione è il disturbo psicologico più diffuso nel mondo (Gotib & Hammen, 2009). Una previsione della World Health Organization per l’anno 2020 conferma che, tra tutti i disturbi, la depressione imporrà il secondo carico più grande sulla salute nel mondo (Murray & Lopez, 1998). Un rapporto dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) afferma, infatti, che nel 2020 la seconda causa di decessi e d’invalidità sarà la depressione, dopo le malattie cardiovascolari. La depressione è un disturbo dell’umore che colpisce la capacità delle persone a pensare in modo lucido e realistico, mina la motivazione all’azione, altera le funzioni corporee quali, ad esempio, appetito e sonno e fa sentire chi ne è affetto nel mezzo di una terribile sofferenza emotiva e, soprattutto, incapace di uscirne fuori (Segal, Williams, Teasdale, 2013).

Le persone affette da depressione presentano un più o meno drastico calo del funzionamento socio-lavorativo e una significativa compromissione in altre aree importanti della vita. I seguenti moduli, rivolti a tutti coloro che pensano di avere un problema di depressione, sono stati creati con l’obiettivo di aiutarli a capire i primi segnali che ne indicano la presenza e/o i campanelli d’allarme che preludono a una ricomparsa. L’intento è dunque quello di fornire una guida che conduca alla scoperta e alla comprensione di alcuni dei meccanismi mentali e dei pensieri disfunzionali associati al calo dell’umore; di illustrare e descrivere gli assunti di base dell’approccio cognitivo-comportamentale che da sempre è il trattamento più efficace per questo disturbo. Aaron T. Beck, tra il 1960 e il 1970, è stato il fondatore della terapia cognitiva che nasce proprio come approccio strutturato e limitato nel tempo per il trattamento della depressione. Beck aveva notato quanto spesso i temi della perdita, del fallimento, dell’inutilità e del rifiuto fossero caratteristiche distintive del modo di pensare dei suoi pazienti depressi. Arrivò dunque a formulare che proprio questo pensiero negativo fosse esso stesso la causa della depressione, o quanto meno ne costituisse un fattore di mantenimento. Da allora il modello è stato arricchito per tante altre patologie (ansia e attacchi di panico, disturbo d’ansia generalizzato, fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo, ecc.) e ora si chiama TCC Standard (Beck, 2013). In questi moduli verranno fornite, inoltre, delle strategie e alcuni esercizi rappresentativi tra quelli tipicamente utilizzati durante il percorso terapeutico intrapreso con professionisti esperti del disturbo depressivo come quelli cognitivo-comportamentali. Sarà spiegato, infine, come si può intervenire sulla prevenzione delle ricadute mediante l’utilizzo di un protocollo con solido fondamento scientifico denominato MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy for Depression, Segal, Williams, Teasdale, 2013), dal momento che il disturbo depressivo è a carattere ricorrente, per cui chi ne ha sofferto una volta può rimanere molto vulnerabile ad ammalarsi di nuovo.

I sintomi depressivi causano una profonda sofferenza nelle persone che ne sono affette. Essi possono essere di intensità lieve o grave, possono durare per poco tempo o, al contrario, persistere a lungo, costituire una risposta a eventi esterni o qualcosa che viene da dentro. Quando la depressione è grave, può essere immobilizzante, ma anche quando è lieve impedisce comunque di godere appieno della vita. Forse non lo sai, ma si può essere depressi anche senza rendersene conto. Molti si aspettano infatti che la depressione porti una profonda e manifesta malinconia, quando invece può rivelarsi sotto forma di un’inspiegabile perdita di energia o interesse. I suoi effetti possono essere così sottili che quello che si percepisce è un po’ di noia, inquietudine, distacco (Siegel, 2012). Le persone depresse di solito vedono se stesse, l’ambiente circostante e il proprio futuro in modo negativo, e di conseguenza la vita e le relazioni ne risultano compromesse. Molto spesso, inoltre, chi soffre di depressione non viene del tutto compreso dalle persone che gli stanno intorno, anche dai più stretti familiari, che sovente utilizzano espressioni come “tirati su”, “reagisci”, “dai, basta un po’ di buona volontà per risolvere tutto”. Nonostante ci si possa sentire molto soli e incompresi quando si manifestano i sintomi della depressione, si deve tener presente che il disturbo depressivo è molto diffuso. Recenti ricerche epidemiologiche condotte in sei paesi europei su 14000 soggetti hanno rilevato infatti che il 17% della popolazione riferiva episodi depressivi negli ultimi 6 mesi (Lepine et al., 1997). Secondo lo studio ESEMeD (European Study of the Epidemiology of Mental Disorders) in Italia, la prevalenza della depressione maggiore e della distimia nell’arco della vita è dell’11,2% (14,9% nelle donne e 7,2% negli uomini). Nelle persone ultra 65enni la depressione maggiore e la distimia hanno una prevalenza nell’ultimo anno pari al 4.5% (ma tra le persone ricoverate di questa età la prevalenza è molto più elevata, in alcune casistiche arriva fino al 40%). Da numerose indagini epidemiologiche risulta che il 2% dei bambini e il 4% degli adolescenti ha in un anno un episodio di depressione che dura almeno 2 settimane. Se soffri di depressione, quindi, ricordati prima di tutto che non sei solo! Ma cosa si intende precisamente per depressione? Nel suo uso comune, il termine indica che una persona “si sente giù”, eppure questa definizione non coglie la natura essenziale di “sindrome”, ovvero che la depressione consiste nella combinazione di elementi piuttosto che in una caratteristica unica. Può essere dovuta per lo più a circostanze ambientali o a una predisposizione biologica. La depressione clinica, chiamata anche depressione maggiore, è uno stato in cui è presente un marcato e duraturo umore depresso o la perdita di interesse, insieme ad altri indicatori fisici e mentali, quali, come abbiamo accennato, difficoltà a dormire, scarso appetito, diminuita concentrazione e sentimenti di impotenza e inutilità. È possibile fare diagnosi di depressione solo quando alcuni di questi elementi sono presenti nello stesso momento, per almeno due settimane, e interferiscono significativamente con la capacità della persona a svolgere le attività quotidiane (Segal, Williams, Teasdale, 2013). Potrai scoprire che alcuni di questi comportamenti ed emozioni sono come quelli che hai tu. Di seguito troverai la descrizione dei sintomi, ma tieni in mente che, come al solito, esistono delle differenze individuali nel numero e nella modalità in cui questi potrebbero presentarsi.

La depressione è un disturbo dell’umore. Le persone depresse, come abbiamo visto, riferiscono la presenza di un tono dell’umore basso che le caratterizza per più di due settimane. Nella forma lieve i sintomi non sono pervasivi per tutta la giornata: ad esempio, alcune situazioni piacevoli potrebbero determinare un innalzamento momentaneo del tono dell’umore con la conseguente riduzione della tristezza. Nella depressione grave, invece, il tono basso dell’umore persiste tutto il giorno, indipendentemente dalla presenza di eventi piacevoli. Come vide lo stesso Aaron T. Beck, le persone depresse tendono a valutarsi in maniera negativa, solitamente si considerano inadeguate e indesiderabili, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in loro. L’ambiente esterno e le persone circostanti diventano una fonte di sofferenza e frustrazione, in grado di alimentare i pensieri di fallimento e insuccesso. L’individuo matura la convinzione di non saper interagire adeguatamente, ritenendo che gli altri non saranno disponibili nei suoi confronti e, dunque, sviluppando il timore che potranno solo peggiorare la sua situazione. Nei contesti di gruppo, spesso si arriva a provare timidezza e ansia, perché si anticipa la possibilità di essere oggetto di rifiuto e critica. Le persone depresse, quindi, si sentono isolate e sole e, con il loro comportamento evitante, confermano questa percezione. Per fare diagnosi di depressione maggiore (APA, 2013) è necessario che 5 (o più) dei seguenti sintomi siano stati presenti per lo stesso periodo di 2 settimane e rappresentino un cambiamento rispetto al funzionamento precedente; almeno uno dei sintomi è  l’umore depresso oppure  la perdita di interesse o piacere.

1. Umore depresso per la maggior parte della giornata, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto (ad esempio, si sente triste, vuoto, disperato) o dall’osservazione degli altri (ad esempio, appare sul punto di piangere) 2. Significativa diminuzione di interesse o piacere in tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte della giornata, quasi ogni giorno 3. Significativa perdita di peso senza che si segua una dieta oppure aumento di peso, oppure diminuzione o aumento di appetito, quasi ogni giorno 4. Insonnia o ipersonnia, quasi ogni giorno 5. Agitazione o rallentamento psicomotorio, quasi ogni giorno 6. Stanchezza o perdita di energia, quasi ogni giorno 7. Sentimenti di inutilità o eccessivi o inappropriati sensi di colpa, quasi ogni giorno 8. Diminuita capacità di pensare o concentrarsi, o indecisione, quasi ogni giorno 9. Ricorrenti pensieri di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza uno specifico piano, tentato suicidio oppure uno specifico piano per suicidarsi Ora pensa alla tua esperienza… Quali sono i sintomi depressivi che provi? Nella figura 1 troverai una scheda di lavoro sui sintomi depressivi in cui potrai descriverli nel dettaglio e, se hai uno psicoterapeuta, condividerli con lui. Prima, però, prenditi un po’ di tempo per identificarli, provando a rispondere alle seguenti domande: • Come cambia la mia vita quando sono depresso? • Mi vedo in modo diverso quando sono depresso? • Cosa penso degli altri e del mondo quando sono depresso? • Come è la mia visione del futuro quando sono depresso? • Cosa faccio quando sono depresso? • Cosa non riesco e/o non voglio fare quando sono depresso? • Cosa pensano gli altri quando sono depresso? I sintomi depressivi possono essere raggruppati in quattro principali categorie. La prima è costituita da sintomi di tipo somatico e fisiologico, che hanno a che fare con le sensazioni fisiche e il corpo, per esempio insonnia, ridotto appetito, ridotta energia, ecc. Nella seconda categoria rientrano i sintomi di tipo cognitivo (pensieri), per esempio pensieri di mancanza di valore, inadeguatezza, isolamento, suicidio, ecc. Nella terza categoria rientrano i sintomi di tipo emotivo, per esempio sentimenti di tristezza, ansia, perdita di speranza, ecc.

È importante comprendere che la depressione non ha solo una causa, ma è la combinazione di fattori che interagiscono tra loro e che varia da persona a persona. Vediamone alcuni. Fattori biologici: fattori genetici, neurotrasmettitori e ormoni Le evidenze empiriche indicano che la tendenza a sviluppare depressione è una caratteristica ereditaria e che il sesso femminile è più a rischio. La depressione, infatti, spesso si presenta nei membri della stessa famiglia, suggerendo l’implicazione di alcuni geni (come quello per il trasportatore della serotonina) nella vulnerabilità allo sviluppo della depressione. È però importante tenere presente che essere vulnerabili a un disturbo non vuol dire necessariamente svilupparlo. La maggior parte della comunicazione fra le cellule del sistema nervoso è eseguita da sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. La depressione sarebbe dovuta all’insufficiente attività di alcuni sistemi di neurotrasmettitori (per esempio, quelli monoaminergici; e alla conseguente diversa funzionalità di specifiche aree cerebrali che regolano il sonno, l’appetito, il desiderio sessuale e l’umore. Sono state riscontrate, inoltre, alcune modificazioni ormonali associate alla depressione nella fase precedente e durante l’episodio depressivo. L’azione dei farmaci antidepressivi, di conseguenza, è proprio quella di aumentare l’attività di alcuni specifici neurotrasmettitori e di modulare alcune modificazioni ormonali nel cervello.’

Vissuti psicologici di determinati eventi scatenanti Il contenuto dei pensieri associati alla depressione, come aveva già osservato lo stesso Beck, è tipicamente caratterizzato da una visione negativa dell’individuo stesso, del suo futuro e del mondo. I temi principali sono di fallimento, incapacità e mancanza di speranza. In un appunto, datato 11 gennaio 1965, Beck configurava per la prima volta sotto forma di triangolo la presenza di tre schemi cognitivi depressogeni i cui temi principali erano: la perdita (loss), la disperazione (hopeless) e l’autocritica (self-blame). Più tardi Beck chiamerà questi temi “aspettative negative su di sé, sul mondo e sul futuro”, concetti che diverranno noti come “triade cognitiva” della depressione. Le persone depresse tendono anche ad assumersi tutta la responsabilità degli eventi negativi, ma non di quelli positivi, che si verificano nella loro vita. Molto spesso, inoltre, si nota la presenza di regole inflessibili su come dovrebbero andare le cose, come se tutte le esperienze venissero classificate in categorie del tipo “bianco-nero”. Per quanto riguarda gli altri poi si tende a credere, ad esempio, di sapere cosa stiano pensando e che ci sia una loro valutazione negativa, nonostante non vi siano elementi che giustifichino tale attribuzione. La depressione può essere causata da un singolo evento o da una serie di eventi stressanti. Quando alcune persone non riescono a raggiungere obiettivi quali superare un esame, ottenere un lavoro o trovare il partner della vita, possono valutare tutto questo in modo esagerato come un forte fallimento e ciò può indurre depressione. Anche preoccupazioni quali povertà, malattie gravi come il cancro, abuso di alcool o droghe, problemi finanziari, disoccupazione, oltre assenza di una buona rete di supporto sociale (amicale e/o parentale) e difficoltà familiari possono indurre depressione e senso di sconforto. La presenza di esperienze traumatiche infantili poi può generare una sofferenza emotiva che porterà a un umore depresso, con disperazione e senso di impotenza. Infine, un concetto centrale nella depressione è quello della “perdita”. Spesso le persone diventano depresse per la perdita di una persona amata o di altri lutti significativi, oppure per la perdita di un lavoro o di una promozione. Inoltre la perdita come tema dominante della depressione può essere già avvenuta o può esserci anche solo la convinzione che si verificherà. Come si può vedere, gli eventi della vita vengono valutati come inaccettabili e irreversibili, non si lascia spazio alla speranza di poter riacquistare serenità, tanto da arrivare a pensare, come abbiamo detto, al suicidio.

Per quanto riguarda i suicidi, rispetto ai quali gli uomini risultano maggiormente a rischio rispetto alle donne, i tassi di mortalità di genere si attestano a 12,15 ogni 100mila uomini contro 3 ogni 100mila donne. Nel 78,1% dei casi, quindi, il suicida è un uomo. Nel biennio 2008-2009, il tasso medio annuo di mortalità per suicidio era pari a 7,23 per 100.000 residenti dai 15 anni in su, mentre nel biennio successivo, 2009-2010, si scende leggermente a 7,21. Dal confronto dei tassi specifici per età negli ultimi due bienni considerati, il Rapporto rileva per gli uomini un aumento della mortalità per suicidio nella fascia di età lavorativa tra i 30-69 anni del 10,21%, mentre vi è una riduzione del 14,3% tra i più giovani (maschi di 15-19 anni) e una riduzione del 4,46% tra gli anziani di 70 anni ed oltre. Per le femmine di 15-29 anni vi è una riduzione del 6,93%; per quelle di 30-69 anni la diminuzione registrata è del 2,53%; mentre per le donne anziane di 70 anni ed oltre si registra una riduzione del 2,47%. Tra i fattori di rischio di suicidio specifici per la depressione possiamo annoverare: • Storia familiare di disturbi mentali • Storia di precedenti tentativi di suicidio (compresi i gesti autolesionistici) • Depressione grave • Ansia • Sentimenti di impotenza • Disturbi di personalità • Abuso di alcool o droghe • Genere maschile Altri fattori di rischio da tenere in debita considerazione sono: • Storia familiare di suicidi o autolesionismo • Malattia fisica (soprattutto se diagnosticata di recente, cronica e/o dolorosa) • Esposizione a comportamenti suicidari di altri, direttamente o attraverso i media • Recente dimissione da reparto psichiatrico • Accessibilità ad armi potenzialmente letali di suicidio o autolesionismo Spesso in molte delle persone depresse si riscontrano pensieri di morte. In alcuni casi viene riferita la presenza di un vago desiderio di “farla finita”, ma in altri si va a delineare una vera e propria pianificazione precisa e dettagliata del suicidio, che può essere o meno seguita dall’attuazione del tentativo. Perché accade questo? Certamente la disperazione è un fattore di rischio importante. Il pessimismo e la perdita di speranza che accompagnano il depresso, infatti, non gli consentono di visualizzare possibili vie di uscita dalla sofferenza sperimentata ogni giorno. La vita diventa in questo modo, giorno dopo giorno, difficile e insostenibile, e ciò può portare a concepire il suicidio come unica forma di liberazione. Inoltre, durante il suo percorso di sofferenza, come abbiamo detto, il depresso si sente solo, incompreso e impotente.

Le malattie depressive rientrano tra i quadri clinici più gravi e significativi del mondo. Nelle loro diverse forme colpiscono fino al 20% della popolazione, pregiudicandone pensieri, sentimenti, corpo, rapporti sociali: in una parola, la vita intera. Nonostante il suo enorme peso, la depressione spesso non viene riconosciuta, oppure viene curata in misura insufficiente. Ciò provoca grandi sofferenze, nonché un notevole peggioramento della qualità della vita in coloro che ne sono affetti e nei loro parenti. Negli ultimi anni inoltre si è evidenziato che la depressione è una malattia cronica dovuta allo stress, da cui la definizione di “depressione da stress”. Essa è un fattore di rischio per l‘insorgere di altre gravi patologie endemiche come l‘infarto cardiaco, l‘ictus, l‘osteoporosi e il diabete. Una depressione non curata può ridurre l‘aspettativa di vita. La depressione è una malattia grave, ma curabile. Non è né una normale tristezza, né un indice di fallimento o di debolezza di volontà! I progressi degli ultimi anni rivelano un quadro nuovo e più ampio delle possibilità di trattamento della depressione. Introduzione È importante che la depressione venga curata per mezzo di una terapia psichiatrica e farmaceutica durevole e mirata, fino al raggiungimento della completa guarigione. Infatti l‘80% dei pazienti con sintomi residui subisce una ricaduta. Grazie a questa terapia di mantenimento per la prevenzione delle ricadute, i pazienti vengono seguiti per almeno sei mesi dopo la regressione dei sintomi della malattia. Più sono state frequenti e gravi le fasi depressive nella storia clinica del paziente, più è urgente una terapia a lungo termine. Ciò significa che il paziente viene accompagnato terapeuticamente oltre il periodo della terapia di mantenimento. Questa guida si basa sullo stato attuale della ricerca e intende aiutare a capire meglio la malattia chiamata depressione. Essa si rivolge tanto ai pazienti quanto ai loro parenti e amici, nonché a tutte le persone interessate. Questa guida non può in nessun caso sostituire la consulenza e la diagnosi medica individuale, ma vuole unicamente stimolare un colloquio più approfondito.

Depressione: una malattia frequente e importante Data la frequenza delle malattie depressive, è molto importante che non solo i medici di ogni specializzazione, ma anche le persone comuni conoscano le possibilità di cura e soccorso. Ad essere colpito è il 15% circa della popolazione, e le donne si ammalano con frequenza doppia rispetto agli uomini (uomini: 10%, donne: 20%). Ciò significa che ciascuno, nella propria cerchia di parenti, conoscenti e amici, dovrebbe trovare persone colpite. Purtroppo, la malattia viene ancora troppo spesso taciuta o non riconosciuta. Uno dei motivi per cui la depressione viene sottovalutata è che spesso, nel linguaggio comune, si parla di “depressione” quando il morale è semplicemente un po‘ abbattuto. La malattia può manifestarsi ad ogni età – dall‘infanzia all‘età avanzata. Nel 15-20% circa dei casi, soprattutto se le cure sono inadeguate o del tutto assenti, essa può diventare cronica. Nel 50-75% dei casi si verifica un secondo episodio. Con l‘aumentare degli episodi cresce il rischio che insorga un ulteriore episodio della malattia. Tanto più importante è quindi il trattamento accurato di ogni singolo episodio. Sintomi della depressione Una depressione può presentare sintomi molteplici e un diverso livello di gravità. I disturbi tipici mostrano una considerevole variazione individuale. In base ai criteri dell‘Organizzazione Mondiale della Sanità (ICD-10), un episodio depressivo è caratterizzato da umore triste che perdura per almeno due settimane, e al quale si accompagnano una perdita della capacità di gioire e di provare slanci e interesse, nonché una diminuzione della capacità di concentrazione e delle capacità di rendimento in generale. Oltre a ciò si manifestano una serie di sintomi fisici caratteristici, quali ad esempio disturbi del sonno e perdita di appetito e di peso, nonché una fissazione mentale sulla propria situazione, percepita come priva di vie d‘uscita. Ciò può portare all‘insorgere di pensieri di morte e a intenzioni suicide concrete. Il pensiero è rallentato e ruota per lo più intorno a un unico tema, ossia, di norma, intorno a come le cose vadano male, a come la situazione attuale sia senza prospettive e a come il futuro appaia privo di speranze.

Forme particolari di depressione Sulla base dei sintomi più evidenti è possibile distinguere forme particolari di depressione. Fra queste, una delle più importanti è la cosiddetta “depressione larvata” (o mascherata), nella quale prevalgono sintomi fisici, disturbi vegetativi e disturbi agli organi. Un‘altra sottocategoria, la “depressione malinconica”, è caratterizzata da: spiccata angoscia mattutina, diminuzione di peso, mancanza di gioia, perdita della libido e perdita di interesse. In alcune persone la depressione può presentarsi in modo del tutto diverso: invece di sentirsi abbattuti o tristi, questi malati reagiscono con irritazione, aggressività, rabbia o aumentato consumo di alcool; alcuni eccedono nel praticare lo sport.

I pazienti si sentono stressati ed esausti. Questo tipo di sintomi colpisce più spesso gli uomini che le donne. Sindrome del burn-out La cosiddetta “sindrome del burn out” indica una depressione da esaurimento provocata da un prolungato sovraccarico (di lavoro). Essa è caratterizzata da perdita di energia, ridotta capacità di rendimento, indifferenza, cinismo e svogliatezza, a fronte di un impegno precedente (spesso pluriennale) molto elevato, con prestazioni superiori alla media. Spesso, dopo che lo stress si è accumulato per anni, è sufficiente un fattore scatenante di entità relativamente modesta (ad es. il cambiamento del posto di lavoro) per innescare la malattia.

Di frequente sono presenti disturbi fisici poco chiari, come un‘aumentata sudorazione, vertigini, mal di testa, problemi gastrointestinali e dolori muscolari. Anche in questo caso sono frequenti i disturbi del sonno. La sindrome del burn out può svilupparsi fino a diventare una depressione grave. Depressione in età avanzata Quando la depressione si manifesta dopo i 65 anni di età si parla di “depressione dell‘anziano”. Complessivamente, l‘insorgere di patologie depressive in età avanzata non è più frequente che nelle altre fasce di età. Tuttavia, nei pazienti anziani spesso la depressione non viene notata e quindi per anni non viene curata. I pazienti più anziani tendono a non parlare dei sintomi depressivi e a lamentarsi piuttosto dei propri disturbi fisici.Perciò, più spesso che nei pazienti più giovani, nel caso degli anziani sono particolarmente evidenti diversi sintomi fisici. Ad esempio, dolori poco chiari possono spesso essere espressione di una depressione sottostante. La depressione dell‘anziano può essere provocata o favorita anche da un‘alimentazione carente o scorretta o da un‘insufficiente assunzione di liquidi. Depressione post partum Gli episodi depressivi dopo il parto si manifestano nel 10-15% delle donne e iniziano solitamente nella prima o nella seconda settimana. Spesso per settimane o mesi si ha un decorso strisciante. Il quadro clinico è identico a quello di un tipico episodio depressivo che insorga in altre fasi della vita. Bisogna distinguere dalla “depressione post partum” la cosiddetta “sindrome del terzo giorno” (detta anche “baby blues”), che è assai più comune: inizia durante la prima settimana dopo il parto (di norma non prima del terzo giorno) e dura da poche ore a qualche giorno. Essa colpisce il 50% circa delle puerpere e non è considerata una malattia. Depressione stagionale Le buie e nebbiose giornate invernali possono peggiorare l‘umore. Nel caso della cosiddetta “depressione stagionale” o “depressione invernale” ciò può condurre, in singoli casi, ad una patologia grave, che può perfino mettere a rischio la vita. La causa è la ridotta esposizione dell‘occhio alla luce. Nelle persone predisposte ciò porta ad un disturbo del metabolismo cerebrale e quindi all‘insorgere di una depressione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.