Sollicciano evadono dal carcere con le lenzuola: sono tre romeni specializzati in furti

Nella serata di ieri, intorno alle ore 20 tre reclusi del carcere fiorentino di Sollicciano in provincia di Firenze pare siano evasi. Secondo le prime informazioni pervenute, si tratterebbe di tre rumeni i quali sono finiti in carcere dopo una serie di furti, rapine e spaccate varie e sembra che per fuggire dal carcere i tre abbiano divelto le sbarre, calandosi dal muro di cinta usando una catena di lenzuola. A lanciare l’allarme, pare siano stati gli agenti penitenziari durante il controllo, molto probabilmente dopo una mezz’ora dalla fuga. “Hanno forzato una porta che conduce al cortile passeggio e lì, gioco facile, hanno scavalcato il muro e si sono trovati sotto a quello di cinta che hanno oltrepassato indisturbati. Fuori c’era una macchina ad aspettarli. Questo è il problema della vigilanza dinamica”, ha lamentato Donato Capece del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il quale ha spiegato come questi tre detenuti sono riusciti a scappare senza così tante difficoltà. “Già in gennaio avevamo fatto una nota segnalando il pericolo che ci poteva essere. In quella zona anche la pattuglia automontata non ci può andare perché l’area è chiusa“, ha aggiunto ancora Capece.

Secondo quanto riferito, dunque, si tratterebbe di tre rumeni, appartenenti ad un’organizzazione specializzata in furti e spaccata che era stata smantellata dai carabinieri tra Firenze e Lucca proprio nei giorni scorsi; la banda di cui farebbero parte i tre rumeni, risulterebbe composta da 25 persone tutte rumene, specializzati in azione fulminee, effettuate in media in un minuto e mezzo. Attivate immediatamente le ricerche che hanno coinvolto polizia, carabinieri, polizia penitenziaria che nella serata di ieri e per tutta la notte hanno attivato alcuni posti di blocco; pare siano stati anche impiegati i cani molecolari del nucleo cinofili dei carabinieri di Firenze. “L’inagibilità del muro di cinta era stata già denunciata da un anno e mezzo e l’amministrazione penitenziaria, oltre a fare sopralluoghi non ha provveduto a porre in essere soluzioni al problema denunciato”, ha dichiarato invece Giuseppe Proietti Consalvi, vicesegretario generale dell’Osapp, Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria. 

“Il regime di apertura completa della popolazione detenuta non ha agevolato il controllo e il mantenimento dell’ordine e della sicurezza dell’Istituto, lasciando in pratica da solo il personale di polizia penitenziaria”, ha concluso Giuseppe Proietti Consalvi.  I nomi dei detenuti di nazionalità romena evasi dal carcere di Sollicciano sono Ciocan Danut Costel, Bordeiano Costel e Doncin Constantin Catalin; tutti e tre avevano avrebbero dovuto scontare la pena fino al 2018 e si trovavano in carcere con l’accusa di furti con spaccata compiuti in negozi di Lucca e di ricettazione. I tre detenuti potrebbero essersi quindi allontanati in macchina: forse c’era qualcuno ad attenderli.  Non è la prima volta che si verifica un evasione dal carcere di Sollicciano e l’ultimo caso simile risale al mese di gennaio del 2015.

ALLA CONTA della re fiorentino di Solliciano, manca­vano tre detenuti all’appello. Atti­mi di concitazione alla ricerca del terzetto poi la sirena e la certezza: sono evasi. È scattata la caccia all’uomo da parte dei baschi az­zurri della polizia penitenziaria e di tutte le forze dell’ordine. In car­cere si sono accorti della fuga po­co dopo le 20. Gli evasi sono tre romeni di cui due arrestati il 7 feb­braio scorso dai carabinieri di Lucca nell’ambito di una complessa operazione denominata ‘Starlight’ contro una gang specia­lizzata in furti con spaccata ai dan­ni di centri commerciali, ipermer­cati, concessionarie di auto, nego­zi e ditte di vario genere, verifica­tisi in numerosi centri della To­scana e dell’Emilia Romagna.

SI TRATTA di Costel Bordejanu di 28 anni, Constantin Capalin Donciu di 29 mentre il terzo eva­so, che era in cella con gli altri due, si chiama Costel Danut Ciocan, ha 25 anni ed era in carcere dal settembre scorso sempre per furto. L’evasione sarebbe avvenu­ta nel più classico dei modi, quasi a irridere la sorveglianza: si sono calati dalle protezioni esterne con alcune lenzuola annodate tra loro. Ma come hanno fatto ad arrivare fino al recinto esterno?
Intanto va detto che i tre erano ri­stretti nella prima sezione, a custo­dia quasi attenuata, per le meno non così rigida. Due sono le possi­bili vie di fuga che gli agenti della peniteziaria stanno ancora con­trollando. La più probabile è che gli evasi abbiano forzato con qual­che ‘spadino’ una porta in fondo alla sezione, seminascosta. Da lì sarebbero passati alla scala antin­cendio dopo aver forzato la serra­tura almeno di un’altra porta in­terna. Quindi, raggiunta la cinta esterna di protezione, hanno sro­tolato le lenzuola, agganciate alla cima e poi si sono calati nel cam­po sottostante. La seconda ipotesi, meno probabi­le, è che i romeni abbiano trovato il  modo di sradicare una o due sbarre della finestra e si siano cala­ti di lì fino ad arrivare alla cinta esterna.

IL MURO Lon è sorveglia­to perché è stato chiuso in quanto – spiega Donato Capece del Sinda­cato autonomo di polizia peniten­ziaria – pericolante. È venuto giù tutto il parapetto del muro di cin­ta e non è stato fatto niente per es­sere ristrutturato e messo in sicu­rezza». «Già in gennaio – eviden­zia – avevamo fatto una nota se­gnalando il pericolo che ci poteva essere. In quella zona anche la pat­tuglia automontata non può anda­re perché l’area è chiusa». Per non parlare della vigilanza nelle garit­te esterne e sul camminamento. Le inchieste che verranno certa­mente aperte dovranno anche chiarire se il sistema d’allarme esterno era in funzione oppure an­cora in riparazione da mesi.

PER ALTRO proprio ieri dal gip di Firenze erano stati emessi altri provvedimenti restrittivi nell’ambito della stessa inchiesta di Lucca e per altrettanti romeni della stessa banda si erano aperte le porte di Sollicciano. Le accuse sono: furto aggravato e ricettazio­ne. A questi occorre aggiungerne altri 8, già tratti in arresto nel cor­so delle indagini, in flagranza di furto aggravato tra Firenze, Em­poli ed Arezzo, mentre altre sei persone erano state denunciate per ricettazione dai militari, che avevano recuperato refurtiva per un valore superiore ai 250 ila eu­ro, e già restituita ai legittimi pro­prietari.

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