Diabete e obesità shock: Causano quasi il 6% di tutti i tumori, ecco i dati

Quasi il 6% di tutti i tumori è causato da obesità e diabete. Si tratta di una cifra non di poco conto, poiché corrisponde a circa 800mila casi l’anno nel mondo e il peso potrebbe aumentare fino al 25% nel 2030 con gli attuali trend di crescita di questi due problemi. La stima, basata sui dati del 2012, e’ dell’Imperial College di Londra, ed e’ pubblicata su Lancet Diabetes & Endocrinology.

ricercatori hanno usato i dati di prevalenza di 12 tumori per 175 paesi del mondo, combinandoli con quelli su diabete e obesità. I tipi di cancro, da quello del colon retto a quello al seno post menopausa, sono stati selezionati in base a quelli che l’Iarc e il World Cancer Research Fund hanno giudicato direttamente connessi all’indice di massa corporea e al diabete.

Nel dettaglio i tumori causati da questi due fattori sono quasi doppi nelle donne rispetto agli uomini (circa 500mila a 300mila). Nei maschi i piu’ comuni sono quello del fegato e quello colorettale, mentre nelle donne quello al seno e quello dell’endometrio. La maggior parte dei casi si verifica nei paesi a basso e medio reddito.

“Mentre l’obesità è stata associata al cancro già da un po’ di tempo, l’associazione con il diabete e’ abbastanza recente – afferma Jonathan Pearson-Stuttard, l’autore principale -. Il nostro studio mostra che invece questa patologia e’ responsabile di centinaia di migliaia di cancri in tutto il mondo ogni anno”.

L’obesità e il sovrappeso rappresentano uno dei principali problemi di salute pubblica. L’OMS ha coniato nel 2001 il termine “globesity” per sottolineare la grave minaccia causata dall’eccessivo aumento del peso corporeo degli esseri umani nel mondo. Attualmente si stima che in Italia il problema interessi circa il 40 % della popolazione.

Oggi il nostro stile di vita è caratterizzato da grande disponibilità di cibo e da una sempre più diffusa sedentarietà che portano a vivere in una situazione di apparente benessere, spesso non corrispondente ad uno stato di salute. L’obiettivo è quindi quello di raggiungere un peso accettabile, riducendo di conseguenza il rischio di sviluppare le patologie correlate all’obesità (diabete, ipertensione, ictus, infarto, ecc.). Per raggiungere questi obiettivi è necessario attuare un cambiamento del proprio stile di vita riducendo l’introito calorico, aumentando il consumo energetico quotidiano e imparando ad accettare noi stessi e il nostro corpo.

1. CHE COS’E’L’OBESITÀ?

L’obesità è una malattia cronica determinata da un eccesso di massa grassa. Il parametro più semplice, e quindi più utilizzato, per definire il grado di obesità è l’Indice di Massa Corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI) che si ricava dal rapporto tra il peso espresso in chilogrammi e l’altezza in metri al quadrato.

Quali rìschi per la salute?

L’obesità non è un problema estetico: fa ammalare e può uccidere. L’obesità è infatti associata a un aumentato rischio d’insorgenza di diverse patologie:

• metaboliche: ipertensione arteriosa, dislipidemia, diabete mellito, sindrome metabolica;

• vascolari: ictus cerebrali, infarto del miocardio;

• gastrointestinali; reflusso esofageo, colelitiasi, pancreatite, epatopatia;

• respiratorie apnee, insufficienze respiratorie;

• oncologiche: maggior incidenza di tumori (utero, prostata, colon, pancreas, rene, mammella in postmenopausa) e peggioramento della prognosi;

• osteoarticolari: osteoporosi, artrosi, iperuricemia, gotta;

psicologiche: depressione, bassa autostima, problematiche relazionali.

A parità di BMI, i soggetti che accumulano grasso nell’addome e nella parte superiore del corpo, definita obesità androide o a “mela” (figura A) e tipica degli uomini, presentano rischi maggiori di sviluppare le complicanze croniche e acute dell’obesità rispetto a coloro che localizzano il tessuto adiposo principalmente sulle cosce e sui fianchi, definita obesità ginoide o a “pera” (figura b) maggiormente riscontrata nelle donne. Nell’obesità addominale, infatti il grasso si espande tra i visceri, comprimendoli e ostacolando la loro normale e corretta funzionalità.

Perché s’ingrassa?

Il peso corporeo rappresenta l’espressione tangibile del “bilancio energetico” tra entrate e uscite caloriche. L’energia è introdotta con gli alimenti ed è utilizzata dal corpo sia durante il riposo (per mantenere in funzione i suoi organi, quali cervello, polmoni, cuore, ecc.), sia durante l’attività fisica (per far funzionare i muscoli).

Se s’introduce più energia di quanta se ne consuma (bilancio positivo), l’eccesso si accumula nel corpo sotto forma di grasso, determinando così un aumento di peso. Se invece s’introduce meno energia di quanta se ne consuma (bilancio negativo), il corpo utilizza le sue riserve di grasso per far fronte alle richieste energetiche. Per perdere 1 kg di peso è necessario avere un bilancio energetico negativo di 7000 kcal (es. una restrizione di 500 kcal al giorno permette di perdere 1 kg di grasso in 14 giorni; 500 X 14 giorni = 7000 kcal).

La composizione corporea

La nostra massa corporea è divisa in due compartimenti:

• MASSA MAGRA (circa l’85% del peso nell’uomo adulto e il 67% nella donna) che comprende i muscoli, gli organi, lo scheletro ed è costituita da proteine, acqua e minerali;

• MASSA GRASSA (nell’adulto circa il 15-18% del peso nell’uomo e il 25-28% nella donna) svolge importanti funzioni meccaniche (protezione degli organi, isolamento termico.) e metaboliche (riserva energetica).

Dai 40 anni la massa magra va incontro ad un fisiologico declino dovuto alla riduzione della massa muscolare e, in seguito, anche ossea. Il metabolismo basale dell’individuo, cioè la spesa energetica necessaria per il mantenimento delle funzioni vitali indipendentemente dall’attività fisica svolta, è direttamente proporzionale alla massa magra. La diretta conseguenza è di rendere più facilmente positivo il bilancio energetico, con conseguente aumento di peso.

“Dottore, ho sempre mangiato e fatto attività fisica nello stesso modo e sono sempre stato magro.

Da qualche anno però ingrasso, perché?”

Pertanto è fondamentale mantenere, ed eventualmente incrementare, la massa magra sia in situazione di normopeso sia quando ci siano squilibri ponderali da correggere.

La sindrome dellovo-vo

Spesso seguire per molto tempo le diete può causare un aumento ponderale. Le diete, soprattutto quelle strettamente ipocaloriche e squilibrate, possono infatti provocare una riduzione della massa magra e di conseguenza del metabolismo basale. Così il soggetto, pur seguendo uno schema dietetico ipocalorico, è molto probabile che aumenti il proprio peso in quanto le sue “entrate” ridotte superano comunque la sua spesa energetica (bilancio energetico positivo). Quando questo evento di diminuzione-aumento di peso si ripete più volte, lo si definisce come weight-cycling syndrome o, più comunemente,

“sindrome dello yo-yo”. Le conseguenze comportamentali e metaboliche di questa condizione sono importanti; infatti si evidenzia un costante incremento ponderale, perdita di massa muscolare e riduzione del metabolismo, inoltre il senso di autostima si riduce rendendo più difficile la motivazione a intraprendere percorsi differenti per la risoluzione del problema.

Checos’è il metabolismo

Il metabolismo rappresenta la richiesta di energia del nostro corpo per rimanere in vita e permettere di svolgere le attività sociali. La spesa energetica totale (TEE) è data dalla somma di:

• METABOLISMO BASALE (BEE): energia per organi e muscoli;

• TERMOGENESI INDOTTA DALLA DIETA (TID) quantità di energia spesa dall’organismo per la digestione, l’assorbimento e l’utilizzazione dei nutrienti;

• ATTIVITÀ’ FISICA E VITA DI RELAZIONE: sport e attività quotidiane (es. salire le scale, pulire casa, fare giardinaggio, ecc.).

Il metabolismo cambia notevolmente fra una persona e l’altra. Cioè, pur introducendo la stessa quantità di energia con la dieta e avendo uno stile di vita simile, una persona può tendere a ingrassare di più rispetto a un’altra. Chi sa di appartenere a questa categoria di persone deve quindi prestare molta più attenzione all’alimentazione e svolgere più attività fisica al fine di aumentare la sua spesa energetica e porre in negativo il bilancio energetico.

Quale peso devo raggiungere?

Un fisiologico e ragionevole calo ponderale in soggetti obesi o in sovrappeso prevede una perdita di peso pari al 10% del peso iniziale in circa 6-12 mesi. La perdita di peso deve realizzarsi con un ritmo compreso tra i 2-4 kg al mese. Infatti, una riduzione a breve termine del peso è sempre dovuta a una modificazione dell’acqua corporea e della massa magra mentre una lenta variazione (settimane o mesi) suggerisce una modificazione della massa grassa.

Questa riduzione percentuale è associata a una diminuzione dei rischi di sviluppare le patologie correlate all’eccesso di tessuto adiposo.

La perdita di peso deve coincidere con una diminuzione di massa adiposa e con la conservazione di quella magra al fine di evitare una deleteria riduzione del metabolismo basale e lo sviluppo della “sindrome dello yo-yo”. Una volta raggiunto il peso stabilito è fondamentale mantenerlo nel tempo continuando a impegnarsi con energia nella dieta e nell’attività fisica.

Come fare per perdere il peso?

Non esiste un metodo rapido per perdere peso e mantenere nel tempo il nuovo peso senza che un intervento terapeutico multidisciplinare, associato a indubbi sacrifici personali, sia messo in atto.

Il calo ponderale può essere raggiunto attraverso una profonda riorganizzazione del proprio stile di vita che comprende una vita fisicamente più attiva (ossia un aumento delle uscite di energia) e una riduzione delle entrate caloriche al fine di ottenere un bilancio energetico negativo (uscite che superano le entrate energetiche).

La farmacoterapia dell’obesità

Attualmente in Italia esiste un’unica molecola autorizzata dal CUF (Comitato Unico del Farmaco) per il trattamento a lungo termine dell’obesità: l’orlistat (nome commerciale Xenical®). Questo farmaco agisce attraverso un meccanismo d’inibizione enzimatica che riduce l’assorbimento intestinale dei grassi introdotti con la dieta di circa il 30%, la quota non assimilata è eliminata pervia naturale con le feci.

Durante la terapia con orlistat è necessario attenersi a un programma alimentare normolipidico (grassi della dieta tra il 25-30% delle calorie totali giornaliere) sia perché il farmaco risulti efficace sul calo ponderale sia per non incorrere in effetti collaterali invalidanti (flatulenza, incontinenza, deiezioni oleose e urgenza fecale) e talvolta dannosi (eccesso di grasso nelle feci con perdita di vitamine liposolubili).

Da non sottovalutare, infine, la potenzialità educativa del farmaco; per non incorrere negli effetti collaterali del farmaco i pazienti sono motivati ad acquisire maggiori conoscenze sulla quantità di grassi degli alimenti che assumono.

1.9 La Terapia Chirurgica dell’Obesità : fa Chirurgia Bariatrica

In casi selezionati l’obesità può essere trattata con la terapia chirurgica che, modificando l’anatomia del tratto gastroenterico, determina un calo di peso più significativo e duraturo rispetto alla sola dietoterapia i principali meccanismi d’azione della chirurgia bariatrica sono:

• RESTRIZIONE del volume dello stomaco e riduzione della quantità di alimenti introdotti (es. gastroplastica verticale, bendaggio gastrico);

• ESCLUSIONE più o meno estesa dell’intestino al transito degli alimenti con conseguente riduzione dell’assorbimento dei principi nutritivi in essi contenuti (es. diversione biliopancreatica) e/o attivazione di sistemi ormonali che inducono un precoce senso di sazietà e il rifiuto per alcuni alimenti (es. i dolci).

Le principali indicazioni alla Chirurgia Bariatrica sono:

• L’obesità grave (BMI > 40);

• L’obesità moderata (BMI tra 35 e 40) associata a gravi patologie, in particolare del metabolismo (es. diabete mellito, dislipidemie, ecc.), che non traggono beneficio dalla terapia farmacologica.

I rischi dell’obesità.

Le patologie connesse all’obesità sono numerose: apnea notturna, asma, patologie cardiocircolatorie che possono portare all’infarto, cancro, patologie epatiche, sterilità, diabete, artrite, ipertensione. In Italia l’80% dei casi i diabete, il 55% dei casi di ipertensione e il 35% dei casi di cardiopatia ischemica e tumori sono da ricondurre a obesità e sovrappeso. Inoltre, secondo i dati della Società italiana di chirurgia dell’obesità ogni anno nel nostro Paese 57mila persone muoiono per patologie collegate all’eccesso di peso. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, tra le più grandi sfide per la salute pubblica del XXI secolo c’è proprio l’obesità. Per questo Herman Toplak, presidente dell’Easo, dichiara: “È fondamentale rendersi parte attiva nel sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione e dell’adozione di stili di vita sani, così come ci suggerisce il motto dell’Eod17: combattiamo l’obesità insieme”.

Secondo l’European association for the study of obesity, per valutare realmente se si è obesi o in semplice sovrappeso è sufficiente considerare alcuni dati. In primo luogo, c’è l’indice di massa corporea, che si ottiene dividendo il peso espresso in kg per il quadrato dell’altezza, espressa in metri. Se il Bmi (abbreviazione di Body mass index) supera il valore 25, si è in sovrappeso. Se supera 30, si è obesi. Inoltre, un altro elemento determinante a stabilire la condizione di obesità o sovrappeso è la misurazione del girovita. Nell’uomo non deve superare i 102 cm, nella donna gli 88 cm.

CHE COS’È L’OBESITÀ?

L’obesità è una malattia che comincia quasi sempre a causa di uno squilibrio tra introito calorico e spesa energetica, con conseguente accumulo dell’eccesso di calorie in forma di trigliceridi nelle cellule adipose e anche nelle cellule di altri tessuti (fegato, muscolo scheletrico, ecc). Si tratta di una patologia eterogenea e multifattoriale al cui sviluppo concorrono fattori ambientali, genetici (geni che si sono evoluti in ere di scarsità di cibo), comportamentali e psicologici.
La comunità scientifica riconosce l’obesità come malattia poiché sono presenti tre aspetti:
danno sofferenza H difficoltà nelle
organico psicologica relazioni sociali
e ne individua l’eziologia multifattoriale data dall’interazione di:
fattori generici
fattori ambientali e culturali
fattori
fattori
comportamentali
psicologici

COME SI MISURA?

Il grado di adiposità di un individuo non è facilmente misurabile, tuttavia esistono alcune proxy basate su caratteristiche antropometriche che si possono facilmente misurare. In particolare, l’indice di massa corporea (Body Mass Index, BMI), misurato come rapporto tra peso (espresso in kg) e altezza (espressa in m2), è l’indicatore più utilizzato per gli studi di tipo epidemiologico.
Il National Institute of Health (NIH) ha iniziato a definire la condizione di obesità in termini di BMI negli anni Ottanta e nel 1998 si è stabilito che un valore del BMI superiore a 25 kg/m2 corrisponde alla soglia del sovrappeso e che un valore maggiore o uguale a 30 kg/m2 viene invece attribuito all’obesità.
Analizzando in maniera più approfondita il BMI si scopre che in realtà tale valore rappresenta indirettamente il rischio di mortalità di ogni singola persona: al superamento di una determinata soglia del BMI, aumenta la probabilità di morte. Con un BMI che ricade nella fascia di obesità le probabilità aumentano esponenzialmente.
Anche la circonferenza della vita è un parametro che descrive il rischio di mortalità e di morbilità. Un girovita uguale o superiore a 94 cm negli uomini e a 80 cm nelle donne indica il punto di flesso in cui il rischio comincia ad aumentare. Per un girovita superiore a 102 cm nell’uomo e a 88 cm nella donna, il rischio è molto elevato e quindi non compatibile con uno stato di salute.
Si è adottata questa misurazione perché il BMI non tiene conto della distribuzione della massa e della localizzazione del grasso. Dal momento che ciò che è pericoloso nel generare quella catena di eventi pro-infiammatori è il grasso addominale, la misura della circonferenza vita è un miglior indicatore del livello dell’obesità. Quindi il valore della circonferenza del girovita è in grado di predire con maggior efficacia il rischio di morbilità e mortalità. Alla luce dell’oggettiva utilità del dato, la circonferenza vita deve essere inserita tra i parametri che ogni medico di medicina generale dovrebbe valutare nei suoi pazienti.

I NUMERI

A livello globale sono circa 1,5 miliardi le persone adulte sovrappeso; 200 milioni di uomini e circa 300 milioni di donne sono obesi  (OMS). Si tratta di valori raddoppiati rispetto al 1980 e le proiezioni stimano che entro il 2020 circa 2,5 miliardi di adulti saranno sovrappeso e 700 milioni obesi. Non solo: le proiezioni dell’OMS per il 2030 indicano un quasi raddoppio della prevalenza di obesità che, sommata al sovrappeso, costituirà circa il 70% della popolazione.
dati italiani sono allarmanti: 57 mila morti all’anno percause attribuibili all’obesità, mille a settimana, 150 al giorno, uno ogni 10 minuti. Un’epidemia sommersa perché molto spesso le cartelle cliniche relative ai decessi non riportano la causa “obesità’!
Prima del XX secolo l’eccesso di peso era una condizione rara. Nel 1997 l’OMS ha riconosciuto ufficialmente l’obesità come un’epidemia globale ha sottolineato che con il passare del tempo l’obesità potrebbe addirittura sostituire i più tradizionali problemi di salute pubblica come la denutrizione e le malattie infettive.

OBESITÀ INFANTILE

Particolarmente preoccupante è la diffusione dell’obesità in età evolutiva.
Nel mondo un bambino in età scolare su dieci è obeso o sovrappeso. Nonostante nel nostro Paese si registri un timido calo, l’Italia resta ai primi posti in Europa per sovrappeso e obesità infantile. In particolare i dati forniti dal Ministero della Salute, riferiti al 2014, indicano che i bambini in sovrappeso sono il 21%, i bambini obesi sono il 10% e che le prevalenze più alte si registrano nelle Regioni del sud e del centro. Altro dato da sottolineare è che un bambino obeso ha il 75% di probabilità di esserlo anche in età adulta.
Il problema dell’obesità infantile spesso nasce anche dall’errata visione da parte dei genitori che non sempre hanno una percezione appropriata dello stato ponderale del proprio figlio: dai dati della ricerca del 2014, come nel passato, emerge che tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, il 38% non ritiene che il proprio figlio sia in eccesso ponderale e solo il 29% pensa che la quantità di cibo da lui assunta sia eccessiva. Inoltre, solo il 41% delle madri di bambini sedentari ritiene che il proprio figlio svolga poca attività motoria.

LE CAUSE DELL’OBESITÀ

L’obesità è una malattia multifattoriale. Sicuramente la causa principale è l’iperalimentazione: l’assunzione cronica e prolungata di calorie in misura superiore rispetto a quelle consumate è alla base dello sviluppo della malattia. Ecco perché anche lo stile di vita sedentario gioca un ruolo fondamentale: alcuni studi hanno mostrato che almeno il 60% della popolazione mondiale compie attività motorie insufficienti rispetto ai valori necessari per il mantenimento di uno stato di “buona salute”. Ecco spiegato il disequilibrio tra calorie assunte e consumate .
Alla base di un eccessivo introito calorico spesso si evidenzia un rapporto difficoltoso con il cibo e il corpo, segnale di disagi psicologici quali la depressione, l’ansia o la faticosa gestione delle emozioni come la noia, l’insoddisfazione e la carenza di affetti.
Attenzione però a non pensare che l’obesità sia solo il frutto di scorrette abitudini negli stili di vita. Come per molte altre condizioni mediche l’obesità è il risultato di un’interazione tra fattori ambientali e genetici. Negli ultimi anni gli esperti hanno cominciato a parlare di ambiente obesogeno: il luogo in cui si vive infatti può condizionare fortemente lo sviluppo della malattia. Scarsa attività fisica negli ambienti urbani, spazi giochi limitati e aumento nei bambini del tempo medio passato davanti alla televisione o al computer sono solo alcuni dei fattori. Diverse mutazioni genetiche sono responsabili dell’alterato controllo sia dell’appetito sia del metabolismo, e per questo predispongono allo sviluppo della patologia.
Sebbene la predisposizione genetica, da sola, non sia una causa in grado di spiegare il sovrappeso e l’obesità, essa può rappresentare un elemento di maggiore sensibilità a situazioni di sbilanciamento energetico.
Accanto a queste cause, esistono forme patologiche di iperalimentazione che possono essere favorite da stress o da disturbi dell’emotività e in alcuni casi sono presenti dei veri e propri disturbi del comportamento alimentare quali la sindrome da alimentazione notturna e alcune forme di consumo compulsivo di cibo quale il Binge Eating Disorder (disturbo da alimentazione incontrollata). Inoltre alcuni farmaci possono contribuire allo sviluppo di obesità aumentando la fame e riducendo il metabolismo energetico. Tra le classi farmacologiche più frequentemente coinvolte vi sono gli antidepressivi, gli anti-psicotici e i corticosteroidi.

RELAZIONE TRA OBESITÀ E MALATTIE CRONICHE

I dati lasciano poco spazio alle interpretazioni: più aumenta l’indice di massa corporea e/o la circonferenza vita e maggiore è la probabilità di morte. In particolare diversi studi hanno dimostrato che il rischio di morire aumenta quando viene superata la soglia dei 25 kg/m2.
Mediamente una persona obesa vive almeno sei anni di meno rispetto a una sana (5) e trascorre quasi dodici anni di vita in condizioni di salute precaria. La situazione peggiora quando il grado di obesità è ancora più elevato. In questi casi l’aspettativa di vita media è inferiore di quasi 9 anni e quella in salute di oltre 18. A questi dati se ne aggiunge un altro altrettanto importante: prima si diventa obesi e maggiori sono le probabilità di morte in età relativamente giovane.
A livello mondiale, l’OMS stima che circa il 58% del diabete mellito, il 21% delle malattie coronariche e quote comprese tra l’8 e il 42% di certi tipi di cancro sono attribuibili all’obesità. In particolare, per quanto riguarda il cancro, per ogni 5 punti in più di BMI il rischio di tumore esofageo negli uomini aumenta del 52% e quello del colon del 24%, mentre nelle donne il rischio di tumore endometria- le e alla colecisti aumenta del 59% e quello del tumore al seno, nella post-menopausa, del 12%.
A queste vanno aggiunte le patologie polmonari, cataratta, pancreatiti, malattie del fegato, patologie renali, insufficienza venosa, osteoartrosi, infertilità, disfunzione erettile, ipertrofìa prostatica, asma e apnee notturne. Per queste ragioni l’obesità contribuisce in modo molto significativo allo sviluppo delle malattie croniche non trasmissibili.

Secondo la Commissione Europea per l’Obesità, infine, vi sarebbero da calcolare altri costi, altrettanto notevoli ma intangibili o difficilmente quantizzabili: minor rendimento scolastico, discriminazione sociale e lavorativa, problemi psico-sociali, diversa abilità e scarsa o pessima qualità di vita, ecc.
I costi socio-sanitari sono, come già detto, peso-correlati, proporzionali, quindi, all’incremento del B.M.I. A questo proposito è utile ricordare lo studio estremamente interessante condotto nel Quebec, nel quale sono stati confrontati i costi di due gruppi di pazienti obesi. Il primo era costituito da 5.746 soggetti trattati con dieta, il secondo da 1.035 soggetti sottoposti ad interventi bariatri- ci. Lo studio ha dimostrato che i maggiori costi sanitari iniziali comportati dall’intervento chirurgico in sé vengono, in seguito, ampiamente compensati dalla riduzione delle spese per il trattamento delle patologie obesità-correlate. L’analisi condotta in questa ricerca ha fatto rilevare che già a tre anni e mezzo dall’intervento si ottiene la compensazione della spesa. Successivamente, è stato costantemente osservato nel gruppo dei pazienti trattati chirurgicamente un rilevante risparmio sulla spesa sanitaria.
In Italia non sono ancora stati pubblicati studi epidemiologici precisi inerenti l’impatto della chirurgia bariatrica sui costi sanitari dell’obesità, ma è realisticamente e facilmente ipotizzabile un notevolissimo risparmio.
In un recentissimo studio di Lattuada, in corso di pubblicazione, è stata fatta una simulazione (per un periodo di 5 anni) del rapporto costi-benefici della chirurgia bariatrica nella realtà della Regione Lombardia ed in particolare della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena.
II lavoro ha la finalità di valutare il risparmio ottenibile sulla spesa sanitaria mediante il trattamento chirurgico dell’obesità grave con l’intervento di bendaggio gastrico regolabile laparosco- pico.
Su un numero di abitanti di 7.000.000, pari agli adulti presenti nella Regione Lombardia, la prevalenza dell’obesità grave è stata stimata pari al 2,5% (175.000 pazienti). Tra i pazienti candidabili alla terapia chirurgica, è stato ritenuto che, secondo le indicazioni ed i comportamenti correnti, 42.000 pazienti sarebbero stati trattati con bendaggio gastrico regolabile laparoscopico.
Il costo dell’intervento chirurgico è stato calcolato tenendo presente la degenza ospedaliera, l’occupazione oraria ed i presidi di sala operatoria, il bendaggio gastrico regolabile, le visite di follow- up normalmente previste (chirurgo, dietista e psicologo) ed anche il costo di eventuali reinterventi, presuntivamente stimati dai dati pubblicati disponibili. Lo studio dimostra che in Lombardia il costo dell’intervento chirurgico di bendaggio gastrico regolabile laparo- scopico e del follow-up quinquennale è mediamente pari a 5.553 €. La spesa sanitaria del trattamento di questi 42.000 pazienti è stata, quindi, calcolata pari a 233.226.000 €.
Parallelamente sono state prese in considerazione le seguenti comorbilità: diabete, ipertensione, coronaropatie, dislipidemie, pneumopatie ed artropatie. Per ognuna di queste patologie si è quantificato il costo annuale, sulla base dei dati pubblicati e disponibili, comprensivi della terapia farmacologica, delle visite di controllo e di eventuali altri trattamenti (riabilitazione, ossigenotera- pia, ecc.). È stata calcolata l’incidenza di queste comorbilità nella popolazione obesa sulla base delle valutazioni epidemiologiche disponibili in Letteratura.
Dai dati pubblicati disponibili relativi al bendaggio gastrico regolabile laparoscopico si sono ricavate le percentuali di pazienti guariti, migliorati o invariati per ognuna delle suddette patologie.

One comment

  1. Non pensavo che il diabete e l’obesità potesse causare, oltre ad altri seri e gravi problemi, anche dei tumori! Poi addirittura in organi differenti tra uomini e femmine!

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