Diabete, sperimentato sensore hi-tech sottopelle per tenere sotto controllo la glicemia fino a 90 giorni

Grande novità nel campo medico-scientifico in arrivo direttamente da Padova dove è stato impiantato un dispositivo hi-tech sottopelle di una paziente di 53 anni affetta da diabete. Il dispositivo, un micro-chip, impiantato sottopelle permetterà per 90 giorni di monitorare in continuo i livelli di glucosio nel fluido interstiziale restituendo un’immagine dinamica di quel che accade nel sangue della paziente.  Diabetes Care annuncia l’arrivo in Italia di Eversense, il primo sensore per il monitoraggio continuo della glicemia impiantabile, progettato per la misurazione dei valori di glucosio fino a 90 giorni. “IL MIO diabetologo dice che sono un cavallo imbizzarrito. Ho delle tali oscillazioni della glicemia da farlo diventare matto. In effetti sono un caso complicato”, è questo quanto raccontato da Gabriella, la donna di 53 anni e la prima di cinque pazienti italiani ad aver impiantato Eversense, ovvero il dispositivo che come abbiamo anticipato, le permetterà notte e giorno di monitorare i livelli di glucosio nel fluido interstiziale restituendo un’immagine dinamica di quel che accade nel sangue della paziente.

Come ha riferito Giancarlo Tonolo, ovvero il direttore della struttura complessa di diabetologia dell’Asl di Olbia, che  ha condotto l’operazione, è l’intervento è perfettamente riuscito ed è durato circa dieci minuti in anestesia locale; nello specifico si tratta di un sensore in materiale biocopatbile che deve essere inserito in una piccola tasca creata sottopelle, in questo caso al braccio sinistro.

Questo trasmettitore, dunque, raccoglierà i dati del glucometro spedendoli wireless al telefonino, in modo che la paziente possa vedere l’andamento del suo metabolismo esuberante; nel caso in cui i livelli del glucosio tenderanno a scendere al di sotto della soglia di allerta, il dispositivo comincerà a vibrare delicatamente sul braccio tre volte, mentre nel caso il glucosio tenderanno a salire troppo, il dispositivo vibrerà due volte ed il telefono trillerà. In questo modo la paziente potrà correre ai ripari, somministrandosi l’insulina, mangiando qualcosa o facendo un po’ di movimento per riportare i livelli entro i parametri stabiliti.

Un grande traguardo per Gabriella, malata di diabete praticamente da sempre. “Sono nata negli anni Sessanta a Macomer, un paesino dell’entroterra sardo in provincia di Nuoro i miei genitori hanno scoperto che avevo il diabete quando avevo appena dodici mesi. Cosa potevano fare per salvarmi la vita in un’epoca e in un luogo in cui era quasi impossibile gestire una malattia tanto complicata? Avevo il destino segnato. Invece un medico di bordo amico del mio papà suggerì di mandarmi al Diabetarium, una struttura a Palidoro nei pressi di Roma dove i ragazzi con diabete – centinaia, in gran parte sardi – potevano ricevere le cure necessarie”, ha raccontato Gabriella, la quale ha definito questo intervento come una vera rivoluzione. “La mia vita è cambiata, in meglio, tante volte: quando sono arrivate le siringhe monouso, poi quando sono state messe in commercio le prime penne per l’insulina”, ha aggiunto ancora Gabriella.

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