Dieta antinfiammatoria, i cibi curativi migliori

Nella serie di articoli sull’obesità ho accennato all’importanza di una dieta antinfiammatoria, ma non ho approfondito l’argomento, riservandolo per un intervento a parte. Infatti, la centralità dei principi antinfiammatori è basilare per qualsiasi tipo di dieta, non solo per quelle finalizzate al dimagrimento: per questo motivo merita un focus specifico.

Una premessa, anzi tre.
1. La dieta antinfiammatoria è la base comune a tutte le patologie; ogni sindrome, tuttavia, richiederà delle accortezze ulteriori da definire con il proprio nutrizionista o dietista.
2. Senza una dieta antinfiammatoria alla base, è meno probabile che si possa avere una regressione dei sintomi: il terreno organico deve essere ‘fertile’, ricettivo alle cure; se il corpo è infiammato, non può essere sufficientemente reattivo.
3. Se vi mettete a dieta per dimagrire, è bene che siano tenuti in considerazione molti dei princìpi qui elencati: perdere grasso in presenza di quadro infiammatorio significa avere più probabilità di rimettere peso con una certa facilità.

Ecco perché ci tenevo a dedicare un intero articolo all’argomento.

Primo passo: la definizione

Prima di parlare di dieta antinfiammatoria è necessario dare una definizione di cosa sia l’infiammazione; la definizione medica riporta: “L’infiammazione è un meccanismo di difesa non specifico innato, che costituisce una risposta protettiva, seguente all’azione dannosa di agenti fisici, chimici o biologici, il cuo obiettivo finale è l’eliminazione della causa iniziale di danno, e l’avvio del processo riparativo”.
La risposta infiammatoria, quindi, si attiva in modo del tutto innato, ossia incontrollabile attraverso la mera volontà, a seguito di innumerevoli stimoli: può trattarsi di un taglio sulla pelle, della puntura di un insetto, del contatto con un acido corrosivo, di un’infezione batterica… o di un’alimentazione costantemente squilibrata, di inattività fisica, di patologie come obesità, colon irritabile, endometriosi, fibromialgia, psoriasi, dermatite… Tutte tematiche affrontate in questo sito.
Fate attenzione ad un “piccolo” particolare: l’infiammazione, di per sé, è un evento positivo, poiché porta ad una risposta a cascata che attiva il distretto corporeo infiammato ad auto-guarirsi. In fondo, quando vi procurate un taglio non avete bisogno di alcuna crema o aiuto esterno affinché sparisca nel giro di qualche giorno, dico bene? Lo stesso si può dire quando sforziamo troppo un muscolo o un’articolazione: è necessario riposare e non rimettersi subito a fare sport, e molto probabilmente la risposta infiammatoria innata sarà sufficiente a guarire l’acciacco. 
Il discorso cambia quando l’infiammazione si fa cronica, ovvero quando la causa dell’infiammazione stessa non riesce ad essere rimossa: magari vi fa male la zona lombare, e continuate a correre; magari state accumulando un bel po’ di peso nel giro di poco tempo; magari soffrite di qualche patologia cronica.

Secondo passo: capire le dinamiche infiammatorie
Quello che interessa a livello alimentare è capire come il corpo reagisce in caso di infiammazione acuta: mi raccomando, tenete presente che parliamo di un’infiammazione in acuto, che quindi ha un lasso di tempo limitato.
Durante il processo infiammatorio il corpo secerne una serie di mediatori, in grado di modulare la risposta infiammatoria stessa. A noi interessano in particolare i mediatori di origine cellulare; ne esistono di due tipi:
– Mediatori preformati, cioè che già esistono e che vengono conservati in “serbatoi” che si aprono in caso di necessità. Troviamo, ad esempio, la serotonina e l’istamina: alcuni soggetti hanno una particolare sensibilità all’istamina, e ne hanno una produzione abnorme, che porta ad una risposta infiammatoria (infatti queste persone devono assumere anti-staminici). In questi soggetti la dieta deve prevedere l’eliminazione di alimenti istamino-liberatori (Solanacee, funghi, agrumi, spinaci, affettati, formaggi stagionati, tonno, aringhe, sarde, frutta secca, vino, cacao e cioccolato, aceto, alimenti integrali).
– Mediatori che devono essere formati al momento del bisogno: si tratta di prostaglandine, leucotrienti, fattori attivanti le piastrine, ossido di azoto, specie reattive dell’ossigeno e citochine.

La formazione di questi mediatori è fondamentale affinché la risposta infiammatoria vada a buon fine. 
Tuttavia, nel caso in cui l’infiammazione sia cronica, questi stessi mediatori diventano pericolosi per il nostro organismo, causando essi stessi il persistere dell’infiammazione.
Nell’infiammazione cronica ecco dunque che si capisce il ruolo svolto dai farmaci antinfiammatori: servono a “spegnere” la reazione infiammatoria innata, che è entrata in loop (un po’ come quando il vostro smartphone continua ad accendersi e spegnersi da solo e non riuscite più ad utilizzarlo). Alcuni classici antinfiammatori sono l’Aspirina e l’Ibuprofene: in alcuni casi sono una mano santa, in altri casi peggiorano la situazione.

Che cosa comporta l’infiammazione cronica, e quali sono le cause?

Le conseguenze dell’infiammazione cronica sono le più disparate: maggiore dolorabilità, disbiosi intestinale, stanchezza mentale e muscolare, estensione dell’infiammazione ad altri distretti corporei (ad esempio comparsa di macchie e prurito sulla pelle), senso generale di malessere, accumulo di liquidi, cellulite, edemi, emicrania, qualità di vita diminuita.
Le cause di infiammazione cronica, come prima indicato, sono di diversa natura: può essere una malattia cronica (come una malattia autoimmune, o l’endometriosi, o il morbo di Crohn), un accumulo considerevole di grasso nel giro di poco tempo, l’eccesso o il difetto di attività fisica, lo stress cronico, una dieta inadeguata.

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