Dieta dell’avocado e uva: come funziona, cosa dovete sapere

La dieta dell’avocado non è in realtà un regime alimentare strutturato da esperti ma il consiglio di assumere questo frutto ogni giorno nell’ambito di una dieta sana e varia volta non solo a perdere peso ma anche a mantenersi in salute. Il suggerimento arriva in seguito ai risultati di diverse ricerche scientifiche che hanno dimostrato i benefici dell’avocado.

Il seme dell’avocado proprietà benefici ed utilizzi. L’avocado è un elemento eccellente sia per la salute e per la bellezza, è utilizzato in un’infinità di modi sia il ricette di cucina le ricette di bellezza proprio per il suo delicato ed ottimo sapore. Potremmo stilare una lunghissima lista delle proprietà benefiche di questo frutto, addirittura neanche il seme è da scartare, infatti si trova al centro del frutto stesso, proprio Dove si concentrano i maggiori benefici.

L’avocado è il miglior alimento per dimagrire e fa bene alla salute Oggi i frutti esotici possono essere facilmente reperiti al super- mercato con prezzi contenuti e alcuni di essi, pervia dei cambiamenti climatici, vengono coltivati anche in Italia. Tra questi anche l’avocado, noto ingrediente “esotico” per insalate o salse, prima tra tutte il guacamole, la tipica preparazione messicana il cui uso risale addirittura agli aztechi. L’avocado è infatti originario del Messico e del Centro America. Gli aztechi lo chiamavano “ahuacati”, in riferimento alle ghiandole sessuali maschili, in quanto credevano che avesse proprietà afrodisiache. Quando arrivarono, i conquistadores spagnoli apprezzarono subito questo frutto ma, poiché non riuscivano a pronunciarne bene il nome, lo chiamarono “aguacate”, che si trasformò nel tempo in “abogado” e infine in avocado.

Le varietà principali
L’avocado ha tre specie botaniche principali: la Antillana, la Messicana e la Guatemalteca, che si distinguono per alcuni caratteri delle foglie che, nei germogli, risultano verdi nelle prime due, bronzato-viola nell’ultima. Le due principali cultivar (varietà agrarie di una specie botanica) sono la Fuerte e la Hass. La differenza

più evidente tra le due varietà si nota quando il frutto è maturo: la Fuerte mantiene la buccia verde, mentre la Hass, varietà più pregiata e dalla buccia rugosa, diventa viola scuro o addirittura nera.

Staccalo dalla pianta e matura!
Se rimane attaccato alla pianta, un avocado può richiedere per maturare anche vari mesi ma, una volta staccato dall’albero, si innescano dei meccanismi determinati dall’etilene (un ormone vegetale gassoso che l’avocado stesso produce) che portano alla maturazione completa del frutto. Un avocado è pronto per essere consumato quando è leggermente morbido alla pressione delle dita. Se non è ancora maturo, si può conservare a 5-12 °C.
Per accelerare la maturazione, si tiene il frutto a temperatura ambiente. Una volta maturo, si può conservare in frigorifero per qualche giorno.
I frutti che possono maturare anche una volta recisi dalla pianta, come l’avocado, sono detti climaterici. Banane, pesche, mele, kiwi, pere, meloni, angurie, pomodori, albicocche, manghi, susine e papaia sono tutti frutti climaterici. Questo è il motivo per cui una mela matura accelera la maturazione dei frutti climaterici a cui viene messa vicino.

Il prezioso “frutto di un colpo di fortuna
Alla fine degli anni Venti, negli Stati Uniti, la varietà più popolare di avocado era ancora la Fuerte (la “forte”), individuata in Messico da Cari Sch- midt nel 1911 e coltivata in California. Venne così chiamata perché fu l’unica a resistere alle gelate dell’inverno del 1913, segno di una pianta particolarmente “forte”. Nel 1926, un postino californiano di nome Rudolph Hass acquistò e piantò tre alberelli di avocado e da uno di questi nacquero frutti mai visti sino ad allora, con buccia rugosa e spessa con
un colore che da verde, a maturazione, diventava nero purpureo. I frutti attirarono l’attenzione dei figli di Hass, che li portarono dal padre. Egli, assaggiandoli, si accorse dell’ottima qualità della polpa e pensò bene, nel 1935, di brevettare la pianta (si possono brevettare anche le nuove varietà vegetali). In realtà non si sapeva molto di quell’albero, se non che il seme proveniva dal Guatemala, forse da una pianta non ancora nota o frutto di una mutazione genetica naturale (non indotta dall’uomo). Ma gli affari non andarono subito bene. A favorire le vendite però ci pensò la natura: la Hass, in California, maturava da maggio a novembre, periodo dell’anno in cui la Fuerte invece non fruttificava. Cosi, mancando dai banchi del mercato la solita varietà, le persone provarono la Hass che, dopo qualche tempo, divenne la varietà più apprezzata.

Un frutto “grasso”
A differenza dei frutti freschi che siamo abituati a mangiare, l’avocado non è una fonte importante di carboidrati (ne contiene solo 8,5g/100g, contro per esempio i 14-20g/100g delle mele) mentre lo è di grassi (10-30g/100g a seconda della varietà e del grado di maturazione). Per questo motivo nel Settecento fu usato come sostituto del burro dai marinai che navigavano dal nuovo al vecchio continente. Questi erano infatti soliti spalmarlo sulle gallette e mangiarlo con il pesce. Questo frutto contiene, per esempio, acido oleico, presente sia nell’avocado che nell’olio d’oliva, che appartiene ai grassi monoinsaturi ed è noto per la sua benefica azione su cuore, cervello e arterie e perché ha proprietà sazianti. L’avocado fornisce anche Omega6 e una piccola quantità di Omega3. Poiché entrambi devono essere introdotti con la dieta, e soprattutto gli 0mega3 di cui l’avocado (così come la dieta occidentale) è piuttosto carente, il consiglio è di consumare nello stesso giorno in cui si mangia l’avocado una porzione di pesce di mare, oppure 1 cucchiaio di semi di lino da aggiungere a insalate, verdure in genere o cereali. I grassi saturi, invece, sono quelli meno adatti per l’organismo, anche se di origine vegetale, in quanto favoriscono la formazione di colesterolo. Ricordiamo comunque che, per quanto riguarda l’avocado, predominando i grassi buoni, l’azione di quelli saturi viene annullata.

Una miniera di sali e vitamine

L’avocado si caratterizza anche per il suo contenuto in minerali, vitamine e altri elementi antiossidanti. Sono infatti presenti numerose sostanze salva salute, come carotenoidi (primo tra tutti il betacarotene), tocoferolo (o vitamina E, un potente antiossidante liposolubile, vale a dire che si assimila solo se accompagnato da grassi/ lipidi) e betasitosterolo, una sostanza che aiuta a ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” (LDL).
Oltre al potassio, tra i minerali non mancano il calcio salva ossa e snellente e il magnesio necessario per i muscoli, il cuore e il cervello. Tra le vitamine, sono presenti in quantità importanti quelle B, sazianti, rigeneranti del sistema nervoso e antistress. L’avocado è anche fonte di colina (una sostanza anticolesterolo e utile per la memoria) e di luteina (un antiossidante che protegge occhi e vista). Sono invece scarse le proteine, solo 2g/100g.

Perché fa bene
L’avocado è un frutto che offre numerosi benefici e, nonostante sia molto grasso e molto energetico (con le sue 160kcai/100g), ha persino proprietà dimagranti che ne fanno un potente alleato per chi segue diete antisovrappeso. Inoltre, ricordiamo le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, che fanno sì che possa contrastare efficacemente l’eccesso di radicali liberi e, di conseguenza, il processo di invecchiamento cellulare. Grazie al suo elevato contenuto in potassio, inoltre, questo frutto è utile in presenza di ipertensione, così come in caso di ritenzione e cellulite, proteggendo l’apparato cardiocircolatorio e drenando il sistema linfatico. È utile anche a chi soffre di cattiva digestione e a chi ha l’intestino pigro in quanto le sue fibre contrastano la stitichezza. Infine, contribuisce a tenere sotto controllo gli zuccheri e il colesterolo nel sangue. Uno studio pubblicato sul «Journal of thè American

Heart Association» ha dimostrato l’azione ipocolesterolemizzante di questo frutto. I ricercatori hanno sottoposto per un periodo di cinque settimane 45 persone, caratterizzate da sovrappeso e ipercolesterolemia, a tre regimi alimentari diversi finalizzati alla riduzione dei livelli di colesterolo. La prima dieta, che non comprendeva l’avocado, prevedeva il consumo di una minima quantità di grassi pari ai 24%. La seconda dieta, anch’essa senza questo frutto, forniva attraverso i grassi il 34% delle calorie totali. La terza, simile per il contenuto di questi nutrienti (sempre il 34%), prevedeva invece il consumo di un intero avocado al giorno. Chi si era sottoposto al terzo regime alimentare aveva ottenuto un abbassamento del colesterolo cattivo ed era anche dimagrito. Ma vediamo perché l’avocado contribuisce alla riduzione del colesterolo e alla perdita di peso…

È il cibo perfetto per chi vuole perdere peso

A conferire all’avocado proprietà dimagranti sono soprattutto i grassi monoinsaturi e le fibre. In particolare, l’acido oleico e l’alfalinolenico (meglio noto come 0mega3) sono grassi monoinsaturi benefici in grado di stimolare la produzione del colesterolo buono (HDL) e ridurre i livelli di quello cattivo (LDL), così come i valori dei trigliceridi nel sangue, responsabili di patologie legate alla circolazione e al cuore, nonché dell’insulinoresistenza che causa obesità e diabete. Ma che cos’è l’insulinoresistenza? Quando l’alimentazione quotidiana è troppo ricca di zuccheri (glucidi), il corpo arriva in una fase in cui le sue cellule “resistono” all’insulina, l’ormone che regola la glicemia nel sangue, e non assorbono i glucidi per metabolizzarli. Il pancreas allora produce più insulina, fino a quando non riesce più a formarne così tanta e lo zucchero nel sangue aumenta, arrivando a provocare il diabete mellito di tipo II, quello dovuto per lo più a errori alimentari e a vita sedentaria. L’invecchiamento (e in particolare la perdita muscolare legata all’età, in quanto sono i muscoli i primi a “bruciare” lo zucchero ingerito), l’alimentazione ricca di grassi di cattiva qualità e zuccheri, la vita sedentaria e lo stress sono le cause della resistenza all’insulina, comuni anche al sovrappeso e all’obesità caratterizzati dalia formazione di grasso addominale. Tale grasso produce ormoni che infiammano organi e tessuti e producono a loro volta altro grasso.

In questa situazione, gli acidi grassi monoinsaturi dell’avocado e le sue fibre, se inseriti all’interno di una dieta finalizzata alla riduzione del peso corporeo, rimettono in moto il metabolismo, aumentano il senso di sazietà e donano energia vitale.
Ma vediamo di comprendere meglio che cos’è il grasso addominale, noto per essere un fattore di rischio per ictus e infarto, e come mai l’avocado sia in grado di prevenirlo o ridurlo se già presente…

L’alleato antipancia

Il grasso che si accumula nell’organismo difficilmente è distribuito in modo uniforme e le aree di deposito possono variare da individuo a individuo. Una delle scoperte più significative in relazione all’accumulare peso è che, a seconda di dove il grasso si deposita, si può avere una maggiore incidenza di malattie metaboliche e cardiocircolatorie.
È stato il medico francese Jean Vague, attorno alla metà degli anni Quaranta, a ipotizzare che le complicazioni dell’obesità fossero strettamente legate alla distribuzione del grasso corporeo piuttosto che all’obesità in quanto tale. Egli introdusse i modelli di obesità “androide” e “ginoide”, ognuno dei quali è prevalente in uno dei due sessi: i soggetti con una tipologia di obesità maschile (androide) sono caratterizzati da depositi di grasso nella zona del tronco con un’elevata quantità di adipe viscerale, mentre i soggetti con obesità di tipo femminile (ginoide) accumulano il grasso (soprattutto sottocutaneo) preferibilmente nella regione gluteo-femorale. Ed è proprio alla prima forma di obesità, quella androide, che si associano un maggior rischio di alti livelli di colesterolo, trigliceridi, zuccheri e acidi urici nel sangue e una ridotta sensibilità all’azione dell’insulina.

Da qui l’esigenza, per chi accumula grasso sul punto vita e sui visceri, di seguire le giuste indicazioni alimentari e di stile di vita che consentano di eliminare il grasso presente e di contrastarne nuovi depositi.
In particolare, un recente studio condotto all’Università della Pennsylvania (USA) ha evidenziato che assumere ogni giorno per un periodo di quattro settimane una quantità pari a 40g di oli ricchi di grassi monoinsaturi aiuta a ridurre i livelli di grasso addominale. Come abbiamo precedentemente visto, l’avocado è un’ottima fonte proprio di questo tipo di lipidi, ed è quindi in grado di impedire l’accumulo del grasso corporeo in questa parte del corpo. Inoltre, a differenza dell’olio extravergine d’oliva, quello estratto dall’avocado ha un punto di fumo molto più alto. Questo fa si che non vengano prodotte sostanze tossiche durante la cottura anche a elevate temperature (per esempio, in forno o in frittura).

Il miglior cibo saziante
Il controllo della fame nell’essere umano è determinato da due centri neN’ipotalamo (una struttura presente nel cervello) detti “della fame” e “della sazietà”; questi sono influenzati da numerosi neurotrasmettitori e ormoni, che mandano segnali che spingono o meno alla ricerca di cibo. In condizioni di digiuno è attivo il centro della fame, mentre dopo il pasto prevale quello della sazietà.
La ricerca scientifica che si occupa della fame, per capire come frenare l’epidemia di sovrappeso e obesità tutt’ora in corso in tutto il mondo occidentale e non solo, ha studiato a
lungo questi centri e ha elaborato due teorie che giustificano la comparsa della fame. Una teoria ha stabilito che la glicemia è lo stimolo più importante per la regolazione dell’appetito. Dei recettori cerebrali controllano infatti costantemente la concentrazione di glucosio nel sangue: non appena la glicemia scende al di sotto dei valori di guardia, si innesca lo stimolo della fame. Viceversa, quando il glucosio nel sangue aumenta eccessivamente, il cervello capisce che non è più necessario mangiare.

Il nome botanico dell’avocado è Persea americana.

Si tratta di una specie arborea che appartiene alla famiglia delle Lauracee, la stessa di alloro e cannella. L’albero ha foglie di colore verde scuro lunghe fino a 40cm e cresce fino a 10-20m.
I piccoli fiori gialloverdi, riuniti in pannocchie di cento e più germogli, si trasformano in frutti dopo il decimo anno di vita della pianta.

Lo sai che l’avocado contiene più potassio delle banane? Con lOOg di avocado assumi il 14% del fabbisogno giornaliero di questo elemento, mentre con una pari quantità di banane ne hai a disposizione solo il 10%. Il potassio contribuisce al controllo della pressione sanguigna e contrasta la ritenzione idrica e la cellulite.

Per far maturare velocemente un avocado, basta metterlo in una busta di plastica e lasciarlo a temperatura ambiente. In un paio di giorni sarà pronto per essere consumato. Mettendo nella busta anche una mela, una banana o una pera, frutti che rilasciano etilene (un gas che promuove la maturazione), il processo sarà ancora più veloce.

Vuoi una colazione rapida senza sporcare nemmeno un piatto? Taglia a metà un avocado, togli il nocciolo e versa un uovo nell’incavo che occupava. Inforna a 200°C per 10-15 minuti e servi con 2 fettine di pane integrale tostato e una spremuta di pompeimo rosa o d’arancia.

1. Come far crescere una pianta di avocado
Basta pulire il seme posto al centro del frutto senza intaccare la pellicina che lo ricopre. Poi, si posizionano tre stuzzicadenti da spiedini lungo la circonferenza del seme. Ogni stuzzicadenti dovrà formare un angolo di 45°, in modo da realizzare un supporto da poggiare sul bordo di un barattolo.

2. Come far crescere una pianta di avocado
Si riempie un barattolo d’acqua e lo si mette in un luogo soleggiato. Si poggia il seme sul barattolo: solo la punta dovrà essere immersa nell’acqua. Si cambia l’acqua 1-2 volte a settimana. Per ottenere le radici bisognerà attendere circa 8 settimane.
Al seme non dovrà mai mancare acqua.

3. Come far crescere una pianta di avocado
Quando la pianta avrà raggiunto i 15-20cm di altezza, dovrà essere potata di 5-7cm. Quando sarà ancora alta 20-25cm, la si trapianterà in un vaso colmo di terriccio ben drenato e ricco di humus. Nel trapiantare l’avocado, è importante assicurarsi che la parte superiore del seme rimanga sempre esposta aM’aria.

4. Come far crescere una pianta di avocado
Il vaso dovrebbe essere posizionato in una zona soleggiata. Per favorire la crescita, è bene potare periodicamente la pianta. Quando avrà raggiunto i 30cm potrà essere potata tagliando via le foglie più in cima. L’operazione va ripetuta per ogni 15cm di crescita.

In alcune zone degli Stati Uniti, l’avocado viene chiamato alligator pear, vale a dire “pera alligatore” perché la sua buccia ricorda, nel colore e nella grana, la pelle degli alligatori, rettili simili ai coccodrilli.
I guatemaltechi invece lo chiamavano “frutto degli dei” per la raffinatezza della polpa e il gusto delicato, che ricorda le nocciole.

La coltivazione dell’avocado è iniziata in Messico nella regione di Puebla, dove in una grotta è stata trovata la sua più antica testimonianza, datata circa 10 mila anni a.C. Prima della sua coltivazione, la pianta si è propagata grazie ad animali oggi estinti, simili a bradipi, che ne mangiavano la polpa disseminando i noccioli nella foresta.

L’uva alleata della nostra salute

L’uva appartiene alla famiglia delle vitacee, si tratta di un arbusto rampicante portamento verticale piuttosto irregolare con poche ramificazioni che nasce spontaneamente nel mese di settembre, in particolar modo nelle aree dell’Europa del sud e della Asia occidentale. Di uva si conoscono ben 8000 varietà, nelle zone a clima temperato sono circa 1600. Le varietà più conosciute sono essenzialmente due, l’uva da tavola, in cui gli acidi hanno la buccia sottile e la polpa soda, e l’uva da vino, che ha una scorsa spessa, coriacea, una polpa tenera e succulenta.

L’importanza fito terapista dell’uva è nota a tutti, per il suo apporto zuccherino viene sconsigliata in genere ai diabetici. Viene impiegata nelle manifestazioni cliniche del sistema venoso, quindi, in caso di emorroidi, fragilità capillare e insufficienza venosa degli arti inferiori, nel trattamento della flebite, come rimedio naturale nel trattamento delle emorragie. Trova largo impiego anche nel prevenire i disturbi della menopausa.

La buccia sono conservate le sostanze aromatiche dell’uva, grazie la presenza di fermenti cellulosa, mangiarla regolarmente aiuta l’intestino. Tecnicamente detti vinaccioli, i semi contengono 65% dei polifenoli totali dell’uva, sostanze naturali che hanno una potente azione antinvecchiamento in grado di combattere la produzione di radicali liberi ed aiutare ogni singola cellula proteggersi. Dal verde tendente al giallo, al rosso rosato fino al blu scuro, e la gamma di tinte della buccia.

Per tutta l’estate ha lavorato in un hotel e ora Roberta vuole fare una settimana di vacanze “rigeneranti”. Ha visto alcune offerte per soggiorni wellness con inclusi trattamenti di vinoterapia. Si domanda se siano efficaci o se si tratti solo di marketing e trovate pubblicitarie…

I grappoli dell’uva sono una fonte miracolosa, ricchi di polifenoli utili per la rigenerazione delle cellule; non solo, disintossicano il corpo e aiutano a migliorare la microcircolazione. La vinoterapia o wine terapy è un trattamento antico che nasce da varie ricerche scientifiche sulle provate proprietà salutari della vite. Nel periodo della vendemmia, dell’uva vengono utilizzati i grappoli o gli acini; nel resto dell’anno viene lavorata in mosto e vino, semi essiccati, bucce e graspi polverizzati o trasformati in marmellata per essere poi mescolati a oli essenziali puri. Gli acini contengono elementi preziosissimi come zuccheri, sali minerali, vitamine, flavonoidi e sostanze antiossidanti come i polifenoli. L’uva aiuta a ridurre lo stress e a perdere peso; il suo aroma è un fantastico rimedio per l’umore, in quanto trasmette serenità.
L’uva ha moltissime proprietà, sopratutto per chi soffre di artrite, reumatismi e ipertensione: un buon massaggio ai vinaccioli può aiutare a rilassare la muscolatura, con il suo effetto rilassante, rafforza il sistema immunitario, stimola il metabolismo e favorisce la corretta circolazione. Questo trattamento dona salute e benessere e viene praticato nelle migliori Wellness e Medical Spa del mondo.

UN’ESPERIENZA “DIVINA”

Ogni vino ha le sue caratteristiche. Il Piemonte e in particolare le Langhe sono meta di itinerari enogastronomici. Qui, dove la cultura del vino è radicata, profonda e indiscutibile, viene offerta un’esperienza divina, quella del Bain Barrique, cioè il bagno in una grande tinozza ricavata da tronchi di larice, nel quale sperimentare l’idromassaggio nel vino, creato con una miscela di oli essenziali, acqua, mosto o vino, per una pelle levigata e liscia.
Ottima anche la Biosauna, ricavata in grandi botti, dove si possono meravigliosamente apprezzare i vapori profumati del Barolo conservato per decenni.

Ma un componente dell’uva e del vino molto importante per la salute è chiamato: Resveratrolo, ossia un fenolo non flavonoide contenuto nella buccia dell’uva e ha delle importante proprietà benefiche sull’organismo:
– ha azione antinfiammatoria, antibatterica e antifungina;
– ha azione diuretica e antiossidante;
– riduce il colesterolo;
– fluidifica il sangue ed evita i coaguli;
– è un antiteratogeno (ossia evita lo sviluppo anomalo del feto in gravidanza);
– si ipotizza che possa essere d’aiuto nella lotta al cancro.
Calorie uva
L’ Uva è un frutto molto ricco di zuccheri, glucosio e fruttosio, ragion per cui ha un alto valore calorico, circa 60 kcalorie ogni 100 grammi (per l’uva fresca), che salgono a oltre 260 calorie per l’uva sultanina (comunemente chiamata anche: uva passa o semplicemente uvetta).
Uva e dieta
L’uva indicata per le diete è quella bianca, mentre quella nera si raccomanda per migliorare la circolazione del sangue e per fortificare i vasi sanguigni.
La dieta dell’uva è ottima per chi ha intenzione di disintossicare il proprio organismo (da seguire sotto diretto controllo medico).

L’ampeloterapia, dalla denominazione greca della vite, àmpelos, è la dieta dell’uva. Veniva praticata già in tempi antichi, dal ‘700, presso le stazioni termali soprattutto, dove veniva proposta come dieta depurativa.

L’autunno è la stagione ideale per seguire questa dieta. Vediamo come si fa.

L’uva per depurare l’organismo

L’uva, oltre a contenere vitamine, sali minerali, zuccheri, acidi organici (acido fosforico, acido malico, acido citrico, acido tartarico ), ha proprietà depurative, antiossidanti, tonificanti e disintossicanti.

L’uva contiene dal 14% al 30% di zuccheri disciolti nell’acqua, a seconda del tipo; vitamine del gruppo B, vitamina A,  vitamina C; sali minerali (ferro, iodio, potassio, arsenico e Sali di rame).

Un paio di consigli preliminari: meglio consumare l’uva ben matura, perché siano meglio assimilabili tutte le sostanze di cui è ricca; masticare tutto, senza eliminare né la buccia né i semi, i vinaccioli, ricchi di un olio prezioso.

La dieta di sette giorni

Questa dieta propone il consumo di verdure e di uva in alta percentuale e un minimo di consumo di carboidrati, circa 100 grammi al dì, per arrivare a 1200 calorie totali circa.

Esempio del primo giorno:

colazione: 120 grammi di uva, una tisana

spuntino: 120 grammi di uva

pranzo: carciofi in pinzimonio 120 grammi, pane integrale 60 grammi, ceci in insalata 120 grammi, 70 grammi di uva

merenda: 70 grammi di uva

cena: insalatona mista (120 grammi di indivia, 25 di sedano, 35 di carote, 35 di fagioli), 200 grammi di broccoli lessati, pane integrale 60 grammi, uva 70 grammi

spuntino serale: 70 grammi di uva e tisana

L’uva è a scelta, sia bianca che nera, del tipo preferito; tenete conto che l’uva nera, più pigmentata, contiene maggiori quantità di sostanze antiossidanti, importantissime nella lotta ai radicali liberi e contro l’invecchiamento cellulare, mentre l’uva bianca è però più zuccherina e dunque ha più calorie.

L’olio è un cucchiaino di extra vergine d’oliva per porzione, volendo si può usare anche limone spremuto. La dieta depurativa a base di uva dovrebbe essere seguita in modo simile allo schema del primo giorno per sette giorni. Si alterna il tipo di tisana della mattina e della sera, preferendo quelle depurative, al tarassaco o carciofo, per esempio.

Così come le verdure e i cereali: a pranzo si possono consumare 80 grammi di orzo o riso integrale o pasta integrale, riducendo a 40 grammi il pane, accompagnato dalla verdura di stagione preferita (finocchi, spinaci, verze, radicchio, legumi vari). Si preferisce consumare i cereali a pranzo, mentre le proteine dei legumi a cena.

Dieta di tre giorni

La dieta di tre giorni, forse la più nota, si basa sull’aumento del consumo del frutto in tempi brevi e la riduzione drastica di alimenti più elaborati, ricchi di proteine e grassi, alimenti intossicanti e altra frutta o verdura.

La cura dell’uva di tre giorni comincia in pratica con 500 grammi consumati nel corso della prima giornata, per arrivare poi ad un quantitativo intorno ai due chili, al massimo due chili e mezzo, il terzo giorno.

Fin dal primo giorno, bisogna eliminare gli alimenti che vengono digeriti con difficoltà, cioè quelli troppo ricchi di protidi e grassi, le bevande che non siano acqua o tisane (vino, birra, liquori, tè, caffè) e tutte le verdure crude e l’altra frutta.

Per ottenere il massimo dalla cura bisogna assumere solo pane integrale. I dietisti consigliano di consumare la prima metà del peso di uva al mattino a digiuno; la seconda metà suddividendola tra mezzogiorno e il tardo pomeriggio.

ALIMENTI SANI, DI QUALITÀ E NELLA GIUSTA QUANTITÀ
Cosa vuol dire adottare una sana alimentazione? Significa mangiare cibi sani, vari e in quantità adeguate. E seguire una dieta significa mettere un vestito alla propria vita, un vestito che ci sta bene e, soprattutto, che ci fa sentire bene.
Il termine dieta, infatti, deriva dal greco antico “diaita” e significa “modo di vivere” o “stile di vita”. Nulla a che fare con il concetto di restrizione calorica o dimagrimento a cui la si associa comunemente. Oggi, infatti, quando si dice dieta si pensa subito a uno schema alimentare tendenzialmente rigido e fortemente restrittivo che non tiene conto di quello che ci circonda e che influisce su quello che dovrebbe essere “un buono stato di salute”. Sempre più spesso, infatti, ciclicamente vengono dispensati i consigli più strani spacciati per risolutivi, mentre in realtà contemplano la totale esclusione di alcuni cibi, l’assunzione di beveroni già pronti, il consumo di alimenti particolari alle ore più impensate.
La tua salute dipende da cosa mangi
L’esperienza insegna che i chili persi in fretta spesso si riprendono altrettanto velocemente e questo effetto “yo-yo” compromette lo stato di benessere. L’unica “dieta-stile di vita” utile per sentirsi bene, mantenendo l’organismo efficiente e al riparo da malattie e obesità, è la dieta mediterranea.
UNO SGUARDO ALLA STORIA – La dieta mediterranea, caratterizzata dal largo consumo di frutta, verdura, pane, cereali, pesce fresco, olio di oliva e vino, permette di introdurre nell’organismo vitamine, fibre, antiossidanti e grassi “buoni” capaci di abbassare i livelli del colesterolo di tipo LDL, quello che nuoce gravemente a cuore e arterie. Questo stile alimentare per noi dovrebbe essere un regime assolutamente normale. Dovrebbe, appunto, perché purtroppo, a partire dagli anni ’60 e con la progressiva globalizzazione, le corrette abitudini legate a questa tipologia di dieta stanno via via scomparendo.

La dieta mediterranea fa salire l’Italia ai vertici della longevità mondiale dopo il Giappone con un’età media della popolazione di 44,9 anni che si è allungata di due anni esatti nel giro dell’ultimo decennio. E’ quanto afferma la Coldiretti il riferimento allo studio dell’OMS sull’invecchiamento della popolazione che vede l’Italia ai vertici. Un risultato che è il frutto di un calo delle nascite che scendono nel 2016 ad appena 473.438, il minimo storico dal 2008, ma anche – sottolinea la Coldiretti – delle scelte salutiste a tavola che nel 2017 hanno visto un aumento record dei consumi dei prodotti della dieta mediterranea che va dal +7% per il pesce fresco fino alla crescita del 6% per la frutta fresca, che non è stata mai cosi’ presente in tavola da inizio secolo. La dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari è stata riconosciuta universalmente essere un elisir di lunga vita tanto da meritarsi l’iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco il 17 novembre 2010. L’apprezzamento mondiale per la dieta mediterranea – spiega la Coldiretti – si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno. La dieta mediterranea riconosciuta dall’Unesco non è solo alimentazione ma – conclude la Coldiretti – un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo.

In Italia è boom di frutta “eso­tica”: il suo consumo è au­mentato nell’ultimo anno del 7,6% (dati Nielsen). Nel banco frigo di frutta e verdura dei supermercati non ci sono più solo avocado, papaya, mango, ma anche nuove varietà, come il nergi (o baby kiwi), la pitaya (o frutto del drago) e la feijoa.

Originari dell’Asia e del Sud America, e sconosciuti fino a poco tempo fa in Italia, questi nuovi frutti iniziano a es­sere diffusi da noi, perché sono buoni e fanno bene alla salute. Sono, infatti, un concentrato di vitamine, minerali, e fibre. Il baby kiwi, conosciuto anche come kiwi siberiano o kiwi arguta, e la feijoa vengono prodotti dai nostri agri­coltori, mentre la maggior parte della pitaya è importata dai Paesi d’origine.

Dal punto di vista nutrizionale, il baby kiwi, la pitaya e la feijoa sono dei veri integratori naturali. «Hanno un’eleva­ta concentrazione di vitamina C, che svolge un’azione immunostimolante sull’organismo: rafforza le nostre difese e ci protegge dall’attacco di virus e batteri, responsabili di raffreddori e di altri malanni di stagione», spiega Beatrice Savioli, biologa nutrizionista. «Il baby kiwi ne contiene più di agrumi e frutti rossi (ben 52,5 mg ogni 100 g)», precisa l’esperta. Hanno poi proprietà antiage. «Sono ricchi di vitamina E (5,8 mg in 1 etto di nergi), utile per bloccare l’azione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento di tutti i tessuti. La feijoa, in più, contiene una quantità in­teressante di Omega 3, grassi “buoni” che mantengono elastiche le pareti dei vasi sanguigni preservando così la salute di cuore, cervello e arterie», puntualizza la nutrizionista.

Questi tre frutti hanno un ridotto ap­porto energetico che li rende degli ot­timi alleati per chi deve perdere peso: 100 g di feijoa apportano 46 calorie, la stessa quantità di pitaya 38 e di baby kiwi da 52 a 77 secondo la varietà. «I benefici per la linea dipendono anche dalla quantità di fibre di cui sono fonte, che favorisce la funzionalità dell’inte­stino e aiuta a tenere sotto controllo la glicemia e, di conseguenza, gli attacchi di fame. Inoltre, questi frutti sono una miniera di minerali, in particolare di potassio, magnesio, fosforo, calcio. La feijoa, poi, fornisce iodio, indispen­sabile per il corretto funzionamento della tiroide», precisa la dottoressa Beatrice Savioli.

A metà mattina o a merenda ricaricati con i nuovi superfrutti. «Per gustare la pitaya, il cui sapore è simile a quello del fico d’India, tagliala a metà e man­giane la polpa con un cucchiaino. Lo stesso puoi fare con la feijoa, che in bocca ricorda un po’ l’ananas. Invece,
per assicurarti tutte le virtù del baby kiwi, consumalo senza sbucciarlo do­po averlo lavato accuratamente sotto l’acqua. La sua buccia, rispetto a quella del frutto “classico”, è liscia, sottile e senza peli», conclude l’esperta.

A ottobre le foglie degli alberi, che cambiano colore e si preparano a cadere, ci ricordano che l’energia vitale sta per migrare dal mondo manifesto verso il territorio delle radici. La luce abbagliante della fase calda dell’anno si è affievolita lasciando il posto a una luce differente: silenziosa, nascosta, sotterranea. Si tratta di una luce misteriosa, legata alla saggezza che scaturisce dall’interno, al mondo dei sogni, della magia.

Ecco perché le antiche tradizioni consideravano ottobre il tempo delle streghe, degli incantesimi e degli spiriti: modi di essere differenti da quelli abituali stanno irrompendo nella natura.
Niente può incarnare la vita che si svolge nel mondo sotterraneo meglio dei semi che sepolti nel buio e nel silenzio della terra, producono trasformazioni capaci di farli diventare alberi maestosi.
In semi di zucca, che sono il vero medicamento autunnale. La zucca era considerata dai Taoisti il nutrimento della rigenerazione e dell’immortalità e nell’antica Cina sui portali di ingresso delle società segrete venivano affi sse delle zucche, perché si riteneva che la loro forma concava, come l’utero, simboleggiasse l’ingresso verso le dimensioni più sottili dell’anima, dove sono rac

chiusi i segreti e i misteri che ci abitano. Dai tempi più remoti, presso molte popolazioni africane, si mangiano i semi di zucca per acquisire la saggezza e per aumentare l’intelligenza. Evidentemente tali popoli conoscevano l’effetto di questo ortaggio sulla rigenerazione delle cellule nervose. Oggi sappiamo che i semi di zucca hanno grandi proprietà antia- ge utile alle cellule di tutto il corpo grazie alla vitamina E di cui sono ricchi. Ma l’elevata concentrazione di antiossidanti e minerali li rende anche il rimedio ideale contro la spossatezza che può coglierci in questo periodo. L’altro grande tesoro di ottobre è la castagna. Infatti, proprio come i tesori delle favole, questo frutto è così prezioso che la natura si è prodigata molto per nasconderlo: un mallo ricoperto di spine e una spessa buccia.

Le castagne hanno un altissimo valore nutrizionale, pur essendo amiche della linea. Rinforzano la memoria, stimolano il buonumore e sono efficaci contro la stanchezza e i cali fisici tipici dell’autunno.
Castagne e semi di zucca insegnano che in autunno si ha bisogno più di tutto di qualche momento nella giornata in cui stare da soli, senza farsi offuscare dalla fretta e dal chiasso del mondo esterno. Solo nascosti, al buio e in silenzio, possiamo cogliere i segreti che si celano nelle profondità della nostra essenza e attingere da quell’energia misteriosa che ci crea e ci rigenera incessantemente.

La zucca: una potente arma contro il diabete
La zucca grazie alla sua ricchezza di fibre, di acqua e di una sostanza che avrebbe effetti sulla regolazione della glicemia (d-chiro-inositolo) possiede proprietà antidiabetiche e antipertensive. Questo ortaggio è oggi considerato tra i più efficaci alimenti nel controllo del metabolismo degli zuccheri. Provala cruda nel centrifugato con mela e zenzero per regolarizzare l’intestino e fare il pieno di vitamina C.

Un detto dice “vuoto come una zucca” ma in realtà come dicono gli orientali nel vuoto c’è sempre il pieno e la zucca con i suoi semi (Semen Cucurbitae) ne sono un ottimo esempio. I semi di zucca facevano parte della tradizione popolare fino agli anni ’60 quando il brustolinaio offriva sacchetti di bruscolini (semi di zucca) all’ingresso dei luoghi di svago. Oggi negli stessi luoghi ai distributori automatici si trovano solo pop corn e altri tipi di junk food, con meno poesia e soprattutto meno potere nutritivo! Da questi semi si estrae anche un olio concentrato in grassi Omega 3, che contrastano i processi di ossidazione delle cellule, con ripercussioni dirette sulla prevenzione di molte malattie.

L’oro della zucca sta nei suoi semi

Cucurbitina e zinco
per la salute della prostata
I semi di zucca sono ricchi di cucurbitina un aminoacido che insieme allo zinco è ritenuto alla base degli effetti terapeutici di questo cibo nei confronti della salute della prostata. Un consumo regolare e continuativo di semi e olio di zucca v ridurrebbe, sin dalle prime settima
ne, i sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna (che interessa molti uomini dopo i 60 anni) fino all’80%. L’olio di semi di zucca inoltre scongiura le infezioni alle vie urinarie, come la cistite. Basta consumarne un cucchiaio al giorno. Lo zinco dei semi di zucca aiuta anche nella lotta contro i parassiti intestinali.

SCORTA DI FIBRE ANTICOLESTEROLO
Nei semi di zucca sono presenti anche molti fitosteroli, ormoni vegetali che aiutano a tenere basso il colesterolo totale e, insieme ad altri elementi come lo zinco per esempio, sono alla base dell’azione protettiva dei semi di zucca contro infarto e ictus. Inoltre i fitosteroli sono utili per la pelle perché contrastano l’invecchiamento cellulare favorendo la produzione del collagene.

ATTIVANO LA CHIMICA DEL SORRISO
I semi di zucca sono un’ottima fonte di triptofano, un aminoacido essenziale precursore della serotonina (sostanza che regola l’umore e che il corpo non è in grado di sintetizzare in modo autonomo).
Ne contengono 0,576 g (ogni 100 g). Questo aminoacido favorisce un sano riposo notturno e aiuta a combattere la depressione e i cali di umore. Secondo uno studio dell’University of Leiden and Munster, il triptofano aiuta anche a relazionarsi con gli altri con più fiducia.
L’OLIO: prezioso in menopausa
Dalla spremitura a freddo dei semi di zucca si ricava un olio benefico da usare in cucina (solo a crudo!) come condimento. È ricco di acidi grassi essenziali insaturi come l’acido oleico e linolenico, fitosteroli e vitamina E che in sinergia con i carotenoidi contrastano l’eccesso di grassi nel sangue. Contiene anche fitosteroli con una struttura simile a quella degli ormoni umani che migliorano i disturbi tipici della menopausa legati alla carenza degli estrogeni.
Con un consumo quotidiano di 2 g di olio per le donne in menopausa, la pressione si riduceva e diminuivano i disagi del climaterio.

Varietà diffuse

1- Zucca a Fungo (Cucurbita maxima): varietà molto decorativa, a forma di fungo, sempre più diffusa nel nostro paese negli ultimi tempi. E’ detta anche mini turbante. Probabilmente la zucca è descritta come “piccolo turbante cinese” nell’opera del Vilmorin del 1885.
2- Zucca a Pera Bicolore (Cucurbita pepo): minuscola zucca utilizzata per scopi ornamentali grazie alla sua bellezza. Può crescere come rampicante o tappezzante, ed è spesso utilizzata per i pergolati. I frutti possono essere facilmente essicati.
3- Zucca a Tromboncino o d’Albenga (Cucurbita maxima): si raccoglie ancora immatura durante l’estate, quando i suoi frutti sono ancora simili a zucchini. La sua polpa è di color biancastro, e molto gustosa.
4- Zucca Americana (Cucurbita pepo): varietà coltivata nella bassa reggiana e mantovana e nota come zucca americana, probabilmente perché originaria del Messico. Si diffonde nelle province di Reggio Emilia e Mantova nel secondo dopoguerra. È nota anche come zucca tonda padana.

5- Zucca Atlantic Giant (Cucurbita maxima): varietà americana di zucca gigante, che ha battuto tutti i record del mondo di taglia e peso, arrivando a superare anche i 500 kg. È relativamente facile ottenere zucche di pesi superiori a 50 kg, cimando i tralci e lasciando solo un frutto per pianta ed inoltre fornendo una buona irrigazione e lasciando molto spazio a disposizione per la crescita.
6- Zucca Berrettina Piacentina (Cucurbita maxima): varietà selezionata in Italia, simile alla Marina di Chioggia. Ha polpa dolce e soda; si conserva a lungo nell’inverno. Molto diffusa nelle province di Piacenza e Mantova, un po’ meno nel reggiano.
7- Zucca Big Max (Cucurbita maxima): varietà americana che può raggiungere dimensioni considerevoli (fino a 35 kg). Molto ricca di zuccheri è adatta alla preparazione di torte e dolci.
8- Zucca Black Futsu (Cucurbita moschata): varietà tipica del Giappone, con una buccia molto dura e verrucosa, di colore verde scuro che vira al rosa antico a maturità. Il gusto è quello tipico di nocciola, che caratterizza la specie C. moschata.
9- Zucca Blu d’Ungheria (Cucurbitamaxima): varietà originaria dell’Ungheria, dove viene chiamata “Nagydobosy sutotok”, e dove è tuttora ampiamente coltivata. Produce qualche frutto per pianta, del peso variabile dai 3 ai 10 kg. Le zucche sono di eccellente qualità gastronomica, dolci e molto saporite.
10- Zucca Blue Ballet (Cucurbita maxima): antica varietà originaria degli Stati Uniti. I suoi frutti somigliano alla più nota (in USA) Hubbard blue, ma in miniatura. I frutti infatti pesano al massimo 2 kg. L’epidermide è liscia e di colore grigio-blu, con polpa arancio intenso, senza fibrosità e con sapore zuccherino. Buona capacità di conservazione.

11- Zucca Butternut (Cucurbita moschata): varietà americana tardiva, a forma di campana, con pelle liscia di colore verde chiaro, che invecchiando diventa color ocra. La polpa e soda ma tenera, di colore giallo arancio. Di eccellente qualità culinaria, con il gusto di nocciola fresca tipico della C. moschata. La porzione rigonfia del frutto contiene una piccola cavità con i semi, mentre la parte cilindrica è completamente piena di polpa. È una pianta molto vigorosa, di buona produttività, che forma da 4 a 7 zucche del peso di 1,5 – 3 kg. Si conserva fino ad un anno.

12- Zucca Butternut Rugosa (Cucurbita moschata): una delle varietà di zucca più conosciute ed apprezzate nel Nord Italia. Nota anche come “zucca violina” per la sua forma caratteristica, viene chiamata anche zucca olandese nel reggiano e zucca Gandiotti nel mantovano; ottima per i tortelli.
13- Zucca Chioggia (Cucurbita moschata): a causa del suo aspetto bitorzoluto, è conosciuta in veneto con il nome di suca baruca, ovvero verruca. Baruca, si rifarebbe anche all’etimologia ebraica della parola santo, altro appellativo assegnato a questo esemplare di cucurbitacea.
14- Zucca Cochiti Pueblo (Cucurbita argyrosperma): antica varietà americana, risalente ai popoli nativi, utilizzata soprattutto per farne puree. Ha foggia piriforme, con scorza di colore bianco e verde striati.
15- Zucca Connecticut Field: varietà di origine americana, nota anche come “Big Tom” Molto in voga nel 19° secolo, non sono registrate segnalazioni anteriori al 1.700. Epidermide arancione e tenera, che la rende ideale per essere scolpita per la festa di Halloween, di cui rappresenta la zucca tradizionale. Viene anche impiegata per l’alimentazione animale o per preparare le pumpkin pies, ovvero le torte di zucca.

16- Zucca Del Siam (Cucurbita ficifolia): il suo nome ha un’origine curiosa: venne introdotta in Francia da quella regione quando vennero importati degli Yak per il Museo di Storia Naturale di Parigi. Queste zucche erano impiegate per l’alimentazione degli animali durante il viaggio. La pianta è estremamente produttiva ed un autore di fine ‘800 riportò che da 4 piante riuscì ad ottenere 70 frutti, del peso complessivo di 370 kg! L’aspetto più che quello di una zucca è simile ad un cocomero da confettura. La polpa è bianca, filamentosa e dolce, i semi neri. Si utilizza per le marmellate. Si conserva per più di due anni.
17- Zucca Delica (Cucurbita maxima): varietà ibrida che risulta oggi tra le più utilizzate in Italia, grazie alle sue qualità gastronomiche (dolce e poco filamentosa) ed alla sua maturazione molto precoce. È però di limitata conservabilità.

18- Zucca Delicata (Cucurbitapepo): antica varietà selezionata nel 1894. La pianta ha crescita semi-cespugliosa, ha buona produttività e dà frutti del peso di 0,5-1 kg. La polpa è giallo- arancio, consistente e dolce. Consumata cruda ha un sapore che ricorda la mela renetta, mentre da cotta ricorda la castagna. Il frutto si conserva fino ad un anno.
19- Zucca Dolce del Berry (Cucurbita moschata): antica varietà francese della regione centrale del Berry, con polpa zuccherina e molto profumata.
20- Zucca Dolce Francese (Cucurbita maxima): zucca di piccole dimensioni, in Francia è chiamata”potiron doux”. Viene utilizzata soprattutto per i risotti.
21- Zucca Flat Striped (Cucurbita pepo): pianta rampicante o tappezzante, che produce piccoli frutti decorativi. Impiegata per pergolati.
22- Zucca Galeux d’Eysines (Cucurbita maxima): antica varietà francese, menzionata nell’opera di Vilmorin – Andrieux (1885). Ha un aspetto molto decorativo, ma si utilizza anche in cucina ed è ideale soprattutto per minestre e zuppe. Polpa di color giallo-arancione, molto zuccherina. Di breve conservabilità.
23- Zucca Gialla Grossa di Parigi (Cucurbita maxima): di origine francese, può raggiungere grandi dimensioni. Ha polpa gialla, soda e zuccherina, ed è impiegata per la preparazione di minestre.

24- Zucca Gialla Quintale (Cucurbita maxima): varietà italiana simile alla Gialla Grossa di Parigi. E’ la nostra varietà di zucca gigante, che può raggiungere notevoli dimensioni. La polpa è gialla, compatta e leggermente zuccherina.
25- Zucca Hokkaido Red Cury (Cucurbita maxima): varietà di origine giapponese, dal colore rosso intenso e del peso di 1,5 – 2 kg. Polpa di colore arancio, dalle caratteristiche simili alla zucca Hubbard. Si conserva dai 4 agli 8 mesi.

26- Zucca Hubbard (Cucurbita maxima): è la varietà americana tradizionale per eccellenza. Venne selezionata in USA nel 1790. Ha pelle molto dura e polpa consistente, asciutta, di colore giallo-arancio, di ottima qualità gastronomica. La pianta si sviluppa considerevolmente prima di produrre i suoi numerosi frutti. Si conserva fino ad un anno.
27- Zucca Jack Be Little (Cucurbita pepo):varietà americana di mini-zucca. Utilizzo decorativo ed alimentare. La polpa è dolce e leggermente farinosa. Si conserva per oltre un anno.
28- Zucca Jack O’Lantern (Cucurbita pepo):varietà americana coltivata per la festa di Halloween, dove viene svuotata e decorata, per farne le caratteristiche lanterne. Ha comunque una polpa di buona qualità gastronomica.
29- Zucca Lady Godiva (Cucurbitapepo): originaria del Messico e del Sud degli Stati Uniti, è coltivata per cibarsi dei suoi semi di colore verde, privi di rivestimento e ricchi in proteine e con alto valore nutrizionale. Ogni pianta può produrre da 12 a 15 frutti del peso da 3 a 6 kg.

30- Zucca Moscata di Provenza (Cucurbita moschata): varietà tipica del sud della Francia. La pianta tende ad espandersi molto sul terreno, con ramificazioni che si possono sviluppare fino a 6 metri di lunghezza. I frutti sono semisferici, costoluti e di grandi dimensioni. Il colore della buccia è verde scuro, ma evolve ad ocra con la maturazione o con alcune settimane di stoccaggio. La polpa è soda, di fine tessitura e profumata, con il gusto di nocciola fresca che caratterizza la C. moschata. Molto adatta per cotture al forno.

31- Zucca Olive (Cucurbita pepo): varietà francese tardiva, coltivata oltralpe fin dall’800. Forma frutti ovoidali, del peso di 3 – 5 kg. La scorza è di colore verde oliva scuro, liscia e facilmente asportabile, mentre la polpa è gialla, consistente, filamentosa e farinosa; migliora con la conservazione. Di buona conservazione (3 – 7 mesi) ed eccellente qualità gastronomica.
32- Zucca Panasco Cheese (Cucurbita pepo): zucca originaria del Messico. I frutti sono appiattiti e ricordano una forma di formaggio. Peso variabile dai 3 agli 8 kg. L’epidermide è dura e di colore grigio, mentre la polpa è arancio, densa e dolce. Si conserva dai 4 ai 9 mesi.
33- Zucca Patisson Blanche (Cucurbita pepo): questo tipo di zucche erano coltivate dai nativi nordamericani, in epoca precolombiana. La più antica rappresentazione di queste zucche è datata 1591 (nell’opera “Plantarum Seu Stirpium Icones”). L’attuale varietà fu ottenuta da un incrocio, in Francia, nel 1850.

I bei frutti a forma di stella, si possono consumare giovani come fossero zucchine, ed hanno un sapore di carciofo. Le zucche si conservano molto bene e possono essere essiccate.
34- Zucca Patisson Jaune (Cucurbita pepo): queste zucche erano coltivate dai nativi nordamericani. L’attuale varietà fu ottenuta da un incrocio, in Francia nel 1850. Si consumano i frutti giovani come fossero zucchine. Questa è la variante gialla.

35- Zucca Patisson Orange (Cucurbita pepo): questo tipo di zucche erano coltivate dai nativi nordamericani. L’attuale varietà fu ottenuta da un incrocio, in Francia nel 1850. Si consumano i frutti giovani come fossero zucchine. Questa è la variante arancione.
36- Zucca Patisson Panachè (Cucurbita pepo): questo tipo di zucche erano coltivate dai nativi nordamericani. L’attuale varietà fu ottenuta da un incrocio, in Francia nel 1850. Si consumano i frutti giovani come fossero zucchine.
37- Zucca Piena di Napoli (Cucurbita moschata): varietà tipica del sud Italia, in particolare della Campania. La pianta ha un forte sviluppo orizzontale, e si espande fino a 4 metri. Ha maturazione molto tardiva, per cui si sviluppa meglio in climi caldi. I frutti sono rigonfi alla base ed hanno colore verde striato di chiaro, che vira all’ocra a maturazione o con alcune settimane di stoccaggio. La polpa arancio vivo, ha sapore eccellente, dolce e col gusto che caratterizza la C. moschata.
38- Zucca Pink Banana Giumbo (Cucurbita maxima): varietà originaria degli Stati Uniti, molto popolare tra le famiglie dei pionieri nel 19° secolo. Ancora oggi molto apprezzata, soprattutto in California. Le zucche hanno una lunghezza variabile da 30 a 120 cm, con peso da 5 a 20 kg. La polpa è arancio intenso e sapore abbastanza zuccherino. Adatta per le torte e per essere cotta al forno. Capacità di conservazione da 3 a 6 mesi.
39- Zucca Potimarron a grossi frutti (Cucurbita maxima): varietà originaria del Giappone ed introdotta in Europa da Mr. Oshawa, fondatore della macrobiotica. I frutti pesano 2-3 kg.
40- Zucca Queensland blue (Cucurbita maxima): varietà originaria dell’Australia, dal colore blu-grigio e dalla forma caratteristica. Polpa spessa e soda, zuccherina, di eccellente qualità. Si conserva per tutto l’inverno.
41- Zucca Rotonda di Nizza (Cucurbita pepo): varietà molto antica originaria del Sud della Francia. Di norma si consuma giovane, come zucchino, spesso ripieno grazie alla sua forma tondeggiante. A maturità il peso oscilla dai 600 grammi a 1,5 kg e l’epidermide vira ad un colore giallo intenso. La pianta ha una crescita a cespuglio ed è molto produttiva. Le zucche si conservano per alcuni mesi.
42- Zucca Rouge Vif d’Etampes (Cucurbita maxima): antica varietà francese, di bell’aspetto e buona qualità gastronomica; chiamata dagli americani “Cinderella” ovvero zucca di cenerentola. I frutti hanno forma leggermente appiattita e sono fortemente costoluti, con un bel colore rosso vivo. La polpa è di colore arancio, tenera, acquosa ed un po’ insipida. Ogni pianta forma da 1 a 4 zucche, del peso variabile da 4 a 20 kg. La conservabilità è media (qualche mese).
43- Zucca Serpente di Sicilia (Lagenaria siceraria): così chiamata per la sua forma allungata e sinuosa. Una volta essiccata, veniva impiegata per realizzare strumenti musicali tradizionali. Ha anche un utilizzo alimentare.
44- Zucca Spaghetti Vegetali (Cucurbita pepo): varietà originaria della Manciuria. I frutti hanno colore bianco che vira al giallo-ambrato a maturità. Ogni pianta produce dai 2 ai 5 frutti, con peso da 1 a 3 kg, che si conservano fino a 6 mesi. Dopo la cottura la polpa si disfa in filamenti che somigliano a spaghetti, che però hanno basso potere calorico.
45- Zucca Styrian Hulles (Cucurbita pepo): varietà originaria della Styria, regione austriaca, con semi verdi e privi di rivestimento, utilizzati per il consumo diretto e per produrre un olio di alto valore nutrizionale. Una varietà simile alla Lady Godiva”, che produce meno frutti per pianta, ma di maggiori dimensioni (fino a 10 kg).
46- Zucca Sweet Dumpling (Cucurbita pepo): piccola zucca del peso variabile tra 300 e 600 grammi, di color avorio con righe verdi. La polpa è arancione e molto dolce, con un sapore che ricorda la castagna. Si conserva da 3 a 6 mesi.
47- Zucca Table Gold (Cucurbita pepo): zucca di origini americane, appartenente al gruppo “Acorn”, che ha forma di ghianda. A differenza della Table Queen ha fin da subito color arancione intenso. Il gusto migliora con la conservazione.
48- Zucca Tahitian (Cucurbita moschata): varietà tradizionale, originaria degli Stati Uniti. Ha frutti di tipo butternut, di grandi dimensioni: il loro peso è variabile dai 4 ai 15 kg. Il sapore è eccellente e migliora con la conservazione. La polpa è arancione e si può mangiare anche cruda, grattugiata finemente; ha un contenuto di zuccheri molto elevato. La pianta ha una crescita vigorosa e può produrre fino a 50 kg di frutti. Ha un periodo di crescita lungo ed è adatta ai climi molto caldi.

49- Zucca Tan Cheese (Cucurbita moschata): il nome è dovuto al fatto che la zucca ricorda vagamente una forma di formaggio. I frutti sono tondi e leggermente costoluti, con un peso variabile dai 3 ai 6 kg. L’epidermide diventa color ocra a maturità completa. La polpa è rosso-arancio, con un sapore delizioso di carota e nocciola. Conservazione dai 3 ai 9 mesi.
50- Zucca Tradizionale Reggiana e Mantovana (Cucurbita maxima): il nome “Cappello da prete” viene dato, nella bassa reggiana e mantovana, alle zucche che hanno questa forma caratteristica, che ricorda appunto un cappello. Forme di questo tipo sono sviluppate sia dalle cultivar Berrettina che Marina di Chioggia. Era il tipo di zucca più diffuso nella bassa prima della seconda guerra mondiale.
51- Zucca Tri Star (Cucurbita maxima): varietà originaria dell’Australia, con una forma a 3 lobi. Polpa un poco filamentosa, di buon sapore. Ha ottime capacità di conservazione.
52- Zucca Turbante(Cucurbita maxima): conosciuta anche con il nome di cappello da prete o turca, possiede calotta inferiore più piccola della superiore, e spesso di colore diverso. È apprezzata soprattutto per il suo valore ornamentale.
53- Zucca Whangaparoa Crown (Cucurbita maxima): varietà originaria della Nuova Zelanda. Produce bei frutti di color grigio chiaro, ornati di un piccolo cappello o corona. La polpa è arancio, dolce, con un leggero gusto di castagna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.