Dieta delle banane: la super dieta arriva dal Giappone fa dimagrire in pochi giorni

L’autunno è tempo di diete in cui si cerca di smaltire qualche chiletto preso in estate e si tenta di arrivare in forma in vista delle abbuffate natalizie. Tra quelle consigliate in queste periodo ce ne è una che arriva dal Giappone: la dieta della banana. Creata da Hitoshi Watanabe e da sua moglie, ha come principale la banana suddivisa nei diversi pasti della giornata e unita a 4 regole base: non mangiare nulla oltre le 8 di sera, non mangiare gelati, evitare di bere latte o bevande alcoliche dopo cena, bere solo acqua a temperatura ambiente con i pasti.

Un vademecum rigido che però sembra dare i suoi frutti e il suo creatore sostiene che si riescono a perdere 3 kg in 4 giorni. Una previsione molto ottimistica ma anche 3 chili in un mese non sarebbe un brutto risultato. Secondo Watanabe, la banana grazie al suo contenuto di zuccheri e carboidrati, nutre e sazia senza appesantire. L’importante è imporsi che deve essere l’unico alimento dolce, evitando di unirla ad altri alimenti che fanno ingrassare.

Le banane sono in grado di far perdere peso molto facilmente, questo frutto un bassissimo contenuto di grassi, infatti, 10 banane hanno all’incirca 3,9 g di grasso paragonate ad un panino o a 100 g di prosciutto il quale contiene 20 g di grassi, stai pur certo che mangiare banane non può farti bene. Inoltre con un passo di 10 banane assumerà ben 30 g di fibre e come sappiamo le fibre sono molto importanti per il transito del cibo nel colon di conseguenza si perderà peso e si avrà uno stomaco piatto.

La banana ha il doppio della quantità di carboidrati di una mela, cinque volte di più di vitamina ferro e fosforo, inoltre la banana è ricca di potassio zuccheri naturali. Tutti questi fattori combinati rendono la banana uno alimento eccellente che dovrebbe essere integrata nella dieta quotidiana a banana ricca di ferro, quindi un alimento ideale per aiutare la produzione di emoglobina che rende il vostro coagulo di sangue più veloce se si hanno delle lesioni. La banale è anche in grado di sollevare l’umore, aiuta rilassare la mente, e ti fa sentire più felice grazie a una sostanza chimica il triptofano. La banana è in grado di abbassare i dolori mestruali in grado di sostituire le pastiglie. L’abbondanza di vitamine e minerali in questo frutto, sono in grado di fornirti un’elevata quantità di energia, infatti, se si mangiano le banane, sia un’energia per affrontare un allenamento di circa un’ora e mezza ed è anche un ottimo rigeneratore quando si sente un po’ stanchi. Il potassio che contiene la banana è indispensabile per il sistema circolatorio e favorisce la circolazione dell’ossigeno al cervello contribuendo ad avere un battito cardiaco regolare ed un corretto equilibrio di acqua nel corpo. Il potassio aiuta a ridurre anche il rischio di attacchi di cuore regolando la pressione sanguigna.

1) Ricca di fibra, povera di sodio e ricca di potassio: Una banana ha circa l’11% dell’RDA giornaliero consigliato di fibra alimentare. La fibra contenuta nelle banane aiuta a mantenere un intestino regolare. La presenza di potassio favorisce all’interno del nostro organismo numerosi processi molto importanti.

2) Le banane abbassano la pressione sanguigna: Numerose ricerche scientifiche confermano che l’elevata quantità di potassio delle banane (oltre il 13% dell’RDA) possono essere in grado di abbassare la pressione sanguigna, che a sua volta riduce la possibilità di sviluppare aterosclerosi, infarto e ictus.

3) Migliorano la salute delle ossa: Insieme con l’abbassamento della pressione sanguigna, il potassio previene l’indebolimento delle ossa all’interno del nostro corpo. Un elevato consumo di sodio, che è tipico di molte diete occidentali, può causare una perdita eccessiva di calcio che verrebbe eliminata attraverso l’urina. Questo minaccia non solo la forza e la salute generale delle ossa, ma minaccia negativamente la coagulazione del sangue, una contrazione muscolare adeguata, e il funzionamento del sistema nervoso. Il potassio contenuto nelle banane neutralizza le alte quantità di sodio presenti nell’organismo, consentendo al calcio di rimanere all’interno del corpo ben saldato alle ossa.

4) Ricche di FOS: Le banane contengono elevati livelli di fruttoligosaccaridi (FOS), che promuovono l’assorbimento del calcio. I fruttoligosaccaridi servono da nutrimento per i batteri “sani” che vivono nel colon. Stimolano la produzione di enzimi digestivi che a loro volta stimolano la capacità complessiva del corpo nell’assorbire i nutrienti provenienti dal cibo come per esempio le vitamine. Quali banane sono le migliori? Scopriamo insieme quale siano le migliori banane e come consumarle.

5) Ottime in caso di diarrea: Le banane possono diminuire gli effetti indesiderati della diarrea. Le elevate quantità di potassio delle banane possono rifornire il nostro organismo di elettroliti che facilmente sono esauriti quando si soffre di diarrea. Il potassio è un importante elettrolita. La carenza di elettroliti nel nostro organismo può provocare anche morte improvvisa.

7) Proteggono lo stomaco: Le banane proteggono lo stomaco in due modi. In primo luogo, aumentano la produzione di muco nello stomaco, che a sua volta fornisce una barriera protettiva contro gli acidi dello stomaco. In secondo luogo, le banane possiedono naturali inibitori della proteasi.. (L’inibitore della proteasi può ostacolare la replicazione di alcune cellule e virus).

8) Prevenzione del cancro: Un ampio studio condotto dall’Internal Journal of Cancer dimostra che la probabilità di sviluppare cancro del rene è notevolmente diminuito grazie al consumo frequente di frutta e verdura, ma soprattutto di banane. Per esempio, la probabilità di sviluppare cancro del rene in soggetti di sesso femminile sembra essere diminuito del 50% quando si mangiavano quattro banane alla settimana.

9) Ricca di vitamina B6: La banana è uno dei frutti con maggiore quantità di vitamina B6. Per scoprire tutti i benefici della vitamina B6.

Nel linguaggio comune la definizione “dieta dimagrante” ha un significato unanimemente riconosciuto: mangiare meno con l’obiettivo di perdere peso. Esistono anche “diete” alle quali, pur non avendo nel nome il termine dimagrante, si attribuiscono effetti più o meno efficaci o mirabolanti.
Dieta del minestrone, del fantino, della banana, dello sciroppo a base di… la dissociata, l’iperproteica, quella a punti, quella del Dr X e chi più ne ha più ne metta.
Chi ha intenzione di dimagrire spesso sceglie una delle tante diete consigliate da amici o lette su qualche giornale, sempre con scarsi risultati; chi invece vuole dimagrire in modo salutare ed ottenere un risultato che si possa mantenere nel tempo si dovrebbe affidare alla scienza medica. I professionisti abilitati a somministrare un particolare regime alimentare atto a ridurre il peso, sono:
• Medici specializzati in Scienza dell’Alimentazione.
• Medico di famiglia affiancato da un laureato in Dietistica o in Biologia nutrizionale.
• Equipe di medici multidisciplinare per particolari patologie come l’obesità grave o il diabete.
Perché le diete “fai da te” sono sconsigliate
Le abitudini alimentari hanno molteplici effetti sulla salute, le linee guida della corretta ed equilibrata alimentazione suggeriscono regimi alimentari che apportino tutti i macro e micronutrienti utili al nostro organismo e riducano il rischio di contrarre malattie importanti compreso alcuni tipi di tumore.
Invece, le diete “fai da te” quelle che di solito diminuiscono drasticamente la quantità di cibo o quelle a base di sole proteine animali e grassi (carne e salumi) ed anche quelle che prevedono solo carboidrati (tanta frutta e beveroni vari) ecc., sono sconsigliabili per i vari motivi descritti nei punti che seguono, per citare solo quelli più importanti:
1. In una o due settimane si possono perdere anche 3 o 4 chili, ma di solito si tratta di perdita di acqua, non di grasso, chili che si riprenderanno quando si tornerà alla necessaria idratazione.

2. Dopo una fase in cui si è perso peso si inizia a ingrassare di nuovo e i chili persi si riprendono con gli interessi, effetto yo-yo. Poi si ricomincia a non mangiare, ma più diete si fanno più diventerà difficile dimagrire davvero.
3. Si riduce la massa magra con conseguente riduzione del metabolismo, un kg di massa magra persa riduce la capacità metabolica di circa 40 calorie (Kcal).
4. Stimolano la fame e riducono il senso di sazietà, effetti che portano alla perdita del controllo e inducono fame “nervosa” (abbuffate e spiluccamenti).
5. Possono modificare l’equilibrio ormonale con un calo della funzione della tiroide e di ormoni come la serotonina con conseguente calo dell’umore che spesso aumenta la voglia di dolci.
6. Espongono al maggior rischio di produrre danni agli organi e apparati: reni, fegato, sistema nervoso, muscoloscheletrico, ritmo veglia – sonno (dormire meno o male fa ingrassare).
7. In mancanza di alcuni micronutrienti si riducono le capacità cognitive e reattive, con conseguenze nel lavoro, studio, sport.
8. Possono suscitare momenti di euforia o di depressione e indurre disturbi dell’alimentazione fino a contrarre malattie gravi come anoressia o bulimia.
9. Dimagrire poi ingrassare di nuovo demoralizza, toglie fiducia in sé stessi, abbassa l’autostima, fino a convincersi che dimagrire è impossibile.
Dimagrire bene, fa bene alla salute
Quella che comunemente è chiamata “dieta dimagrante” è definita da medici o dietisti “dieta ipocalorica”, cioè che apporta una quantità di calorie inferiori a quelle che il soggetto è abituato ad assumere. Il calcolo delle calorie giornaliere che si dovranno consumare durante la dieta viene effettuato per ogni individuo in base a diversi parametri i principali dei quali sono:
• Calcolare il metabolismo basale in base al sesso, età, peso e altezza e che determina le necessità energetiche dell’organismo senza attività fisiche cioè quando dormiamo e a riposo: respirare, far funzionare il cuore e tutti gli altri organi anche se non sollecitati dal movimento.
• Determinare la quantità di massa magra come i muscoli, e quella grassa, per valutare la funzionalità (capacità) del nostro metabolismo nel trasformare il cibo in energia.
• La storia alimentare (anamnesi) dell’individuo per verificare quali obiettivi si possano raggiungere, chi è dimagrito e ingrassato più volte (effetto yo-yo) difficilmente potrà darsi obbiettivi come un soggetto che affronta una dieta ipocalorica per la prima volta.
Oltre a ciò il medico deve valutare altri importanti parametri:
• Verificare se vi sono intolleranze o allergie di determinati alimenti, per non inserirli o limitarli nel regime alimentare, ma anche se vi sono carenze di particolari nutrienti per incrementare l’assunzione degli alimenti che li contengono.
• Realizzare una dieta che fornisca tutti i nutrienti necessari e si adatti alle esigenze della persona, oltre che incentivare nuove e salutari abitudini, anche all’interno di un regime ipocalorico.
Per perdere peso in modo adeguato e duraturo non è sufficiente intraprendere una buona dieta ipocalorica, ma occorre contemporaneamente svolgere un’attività fisica adeguata. Il programma “La Dieta del Grana Padano” è stato realizzato per educare le persone al controllo del peso. Le regole di “base” del programma sono ovviamente esemplificative e adatte alla media delle persone che devono perdere un ragionevole quantità di peso, la persona obesa che ha necessità cliniche non dovrebbe adottare le diete già scritte nemmeno le più serie e accreditate, perché in ogni caso una dieta dimagrante “già scritta” per la media delle persone è educativa e non curativa.

Le basi di una buona dieta
È evidente che una buona dieta non può essere tra quelle che promettono di perdere 7 chili in 7 giorni o altri mirabolanti risultati, ma deve avere dei fondamenti di base personalizzati su ogni soggetto. In generale, per tutte le persone sane, i principi di base per una “buona dieta” dovrebbero essere presi in considerazione proprio per valutare le diete che non funzionano, quelle che ci fanno riprendere il peso perduto con gli interessi e che possono provocare danni alla salute.
Il concetto è: perdere peso gradualmente, ridurre la massa grassa, uscire dalla sedentarietà, cambiare lo stile di vita che ci ha fatto ingrassare.
I punti che seguono sono un esempio di come, in generale, si possono raggiungere buoni risultati.
• Dimagrire lentamente, cercando di non perdere più del 10/15% del proprio peso nell’arco di un anno.
• Mangiare di tutto variando giornalmente gli alimenti: pasta, pane, riso, patate, legumi, latte e derivati, carne, pesce, almeno 3 porzioni di verdura al giorno e 2 frutti, limitare gli alcolici.
• Fare 5 pasti al giorno: colazione, spuntino del mattino, pranzo, merenda a metà pomeriggio, cena, che deve essere l’ultimo pasto, niente spuntini serali prima di andare a dormire.
• Ridurre in modo proporzionato tra tutti gli alimenti le calorie introdotte giornalmente di 100/200 Kcal a seconda del peso di partenza.
• Mangiare alimenti che apportano tutti i macronutrienti ad ogni pasto, equilibrando l’apporto percentuale di calorie provenienti da carboidrati, proteine e grassi per raggiungere il fabbisogno giornaliero di ciascun nutriente.
• Mangiare ogni giorno alimenti che apportano diversi micronutrienti per raggiungere il fabbisogno settimanale di vitamine, minerali e antiossidanti.
• Bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno.
• Uscire dalla sedentarietà o aumentare l’abituale attività fisica per consumare 200 Kcal al giorno.
L’obiettivo dei suggerimenti di cui sopra è avvicinarsi il più possibile alla corretta ed equilibrata alimentazione, oltre ad avere un bilancio energetico che favorisce una lenta perdita di peso data dalle 200 Kcal in meno assunte con il cibo e le 200 Kcal in più spese con l’attività fisica.
Quante calorie e quali alimenti
Le regole di cui sopra sono valide anche per chi non debba perdere peso, ma seguirle può risultare difficile. Calcolare le calorie di cui abbiamo necessità giornalmente, valutare quante Kcal apportano gli alimenti e infine quali nutrienti contengono è un lavoro complesso anche per un esperto. Il programma gratuito “Menu per le tue calorie” ci viene in aiuto calcolando il fabbisogno calorico giornaliero di maschi e femmine dai 18 anni in poi, fornisce commenti e consigli per migliorare il benessere di ciascuno, ma soprattutto ci offre 8 menu personalizzati per le calorie che si dovrebbero consumare. Ogni menu prevede 5 pasti al giorno per 7 giorni , compreso gustose ricette. I menu vengono spediti agli utenti del programma al ritmo di 2 ogni stagione e permettono di seguire molto semplicemente un’alimentazione equilibrata ed imparare ad alimentarsi correttamente. Volendo, si possono utilizzare anche per togliere 200 Kcal al giorno riducendo un pochino tutti gli alimenti del menu.

Oltre che donare benessere in generale, l’attività fisica migliora l’umore e aiuta ad eliminare il grasso in eccesso. Vi sono però delle piccole regole che vanno seguite come illustra l’articolo: “L’attività fisica che fa dimagrire” in particolare il capitolo l’attività fisica per bruciare i grassi; e l’articolo ” Quante calorie si consumano con l’attività fisica”.
Radicali liberi e antiossidanti
I radicali liberi sono molecole di scarto che si formano nel nostro corpo mentre esso produce energia e si possono accumulare anche a causa dell’inquinamento, dello stress e della scorretta alimentazione. I radicali liberi sono una delle cause dell’invecchiamento precoce, per questo è importante che una dieta ipocalorica, come detto, non trascuri gli alimenti che possono assicurare la giusta dose di antiossidanti, che combattono i radicali liberi in eccesso. Determinare se nella dieta vi sia la giusta quantità di radicali liberi e di nutrienti protettivi non è facile.
II programma gratuito “Test Anti-age” ti viene in aiuto. Rispondendo a semplici domande otterrai un punteggio che ti indicherà se sei sulla strada giusta, tanti consigli per migliorare il tuo stile di vita e combattere il tempo che passa. Potrai leggere subito i consigli personalizzati e ricevere le guide, 2 per ogni stagione, 8 in un anno, che t’insegneranno a guadagnare salute e rallentare l’invecchiamento precoce.

Dieta delle banane – schema alimentare

Primo giorno:
– a colazione:  un frullato preparato con un bicchiere di latte parzialmente scremato, una banana, due noci o mandorle. The o caffè non zuccherati.
– a metà mattina: una banana.
– a pranzo: iniziare con una banana, poi 125 grammi di yogurt con 4 cucchiai di muesli.
– a merenda: uno yogurt magro. The o caffè non zuccherati.
– a cena: iniziare con una banana, poi 100 grammi di ricotta e una fetta di pane integrale.

Secondo giorno:
– a colazione: una banana e un bicchiere di latte parzialmente scremato. The o caffè non zuccherati.
– a metà mattina: una spremuta d’arancia e una banana.
– a pranzo: una banana, un bicchiere di latte parzialmente scremato e una spremuta di agrumi a scelta.
– a merenda: una banana e un’arancia.  The o caffè non zuccherati.
– a cena: due banane per incominciare, poi verdure cotte o crude a volontà condite con succo di limone e un cucchiaino d’olio d’oliva.

Terzo giorno:
– a colazione: una banana, 125 grammi di yogurt magro con due cucchiai di muesli. The o caffè non zuccherati.
– a metà mattina: una banana, un arancia e un bicchiere di latte parzialmente scremato.
– a pranzo: una banana per incominciare, 100 grammi di fiocchi di latte, un’insalata mista condita con un cucchiaino d’olio extravergine e succo di limone, due fette di pane integrale.
– a merenda: una macedonia di frutta fresca. The o caffè non zuccherati.
– a cena: una banana per incominciare, 100 grammi di latte parzialmente scremato, 2 uova sode o alle coque, verdura cotta o cruda a volontà condita con succo di limone e un cucchiaino di olio d’oliva.

Quarto giorno:
– a colazione: una banana, un bicchiere di latte parzialmente scremato con cereali. The o caffè non zuccherati.
– a metà mattina: una spremuta d’arancia e una banana.
– a pranzo: una banana per iniziare, un uovo sodo o alla coque, una tazza di latte parzialmente scremato e una spremuta d’arancia.
– a merenda: un frutto di stagione a scelta. The o caffè non zuccherati.
– a cena: una banana per incominciare, poi 100 grammi di tacchino ai ferri e verdura cotta o cruda a volontà. Per condimento: succo di limone e un cucchiaino d’olio d’oliva.

Dal momento che si tratta di una dieta estremamente sbilanciata e ristretta, ci raccomandiamo che a seguirla siano solo e soltantosoggetti in ottima salute, e ancora meglio se sotto controllo medico.

Conosci il banano?

Com’è fatto?
Si tratta di una grande pianta erbacea e perenne, delle foreste tropicali umide di pianura. Essa appartiene alla piccola famiglia delle Musaceae che comprende due generi e circa 40 specie (secondo Heywood 1996).
L’altezza di queste piante varia tra i 2 e gli 8 (12) metri. Le foglie sono di grande taglia e possono essere lunghe più di 3 metri e larghe fino a 60 cm. La lamina è intera ma in genere fragile e quindi appare spesso laciniata dal vento e dall’età. Le foglie sono riunite in modo da far sembrare la pianta una palma. Il tronco risulta in realtà formato dalle guaine fogliari e non da un vero e proprio stelo. Questo è in realtà un rizoma sotterraneo (ricco di amido) con molte gemme; la pianta si propaga, anno dopo anno, in modo orizzontale (simpodiale).
Le Musaceae presentano dei canali a lattice a funzione protettiva contro i parassiti.
Prossimo parente del banano è il plantano che produce frutti simili. Si tratta dell’unica verdura che si possa cucinare in qualsiasi momento della sua maturazione.

Origine e distribuzione
Il genere Musa è originario dell’Asia tropicale ed ha il suo centro di massima diversità nella zona di Burma-Nuova Guinea (sud-est asiatico). La sua presenza in America come pure in Africa (almeno per la parte occidentale) è dovuta all’importazione ad opera dell’uomo. Fatto curioso è che il nome banana ha origini africane e non asiatiche!
La scoperta da parte degli europei di questo frutto e della pianta che lo produce si fa risalire ad Alessandro Magno che le trovò in India nel 327 a.C. Intorno al 1400 la si comincia a trovare sulle rotte dei mercanti arabi che la introducono nel continente africano. È dall’Africa che la banana raggiunge le isole Canarie ed in seguito sbarca sul nuovo continente, dapprima a Santo Domingo (Caraibi) per poi invadere tutta l’America tropicale.
La sua attuale distribuzione dipende dalla sua importanza alimentare cosicché lo si trova in praticamente tutti i paesi intertropicali. La pianta richiede elevate temperature (sopra i

16°C per uno sviluppo regolare), piogge abbondanti comprese tra i 1500 ed i 3500 mm all’anno, aria calma e suolo ricco e di preferenza alluvionale con pH tra 4.5 e 7.5 ma. La pianta fruttifica però anche in zone extratropicali laddove sia possibile l’irrigazione e le condizioni di vita non sono troppo difficili (per esempio alle Canarie ed in Sicilia). Nei climi propizi si sviluppa con una rapidità prodigiosa. Nelle regioni temperate la coltivazione del banano ha un ruolo puramente ornamentale. La pianta non sopporta il gelo e deve quindi essere adeguatamente protetta in inverno. In queste condizioni la fruttificazione è inibita e la taglia dei banani risulta più piccola.

I fiori e le infiorescenze
I fiori sono irregolari, unisessuati, costituiti da due verticilli (cicli) di tre segmenti a sembianza di petali (petaloidi) e sono riuniti in grandi pannocchie o grappoli lunghi fino più di un metro (figura 2).
I fiori maschili (tubi gialli della foto di copertina) sono situati nella parte apicale del rachide e presentano 5 stami ed uno staminodio mentre. Il polline è molto appiccicoso in relazione all’impollinazione ad opera di animali sui quali il polline deve attaccarsi.
Nella parte basale del rachide (in prossimità dell’inserzione sul falso tronco) vi sono i fiori femminili. L’ovario è infero, tricarpellare, multiovulato e a placentazione assiale. Lo stilo è filiforme e lo stimma lobato.

Per attirare gli animali impollinatori sia i fiori maschili che quelli femminili presentano delle ghiandole nettarifere che contengono una grossa goccia di nettare.
Il duro seme derivato da fecondazione (nelle specie selvatiche) contiene un copioso endosperma ed un piccolo embrione. Le banane derivate da fecondazione sono immangiabili a causa dei semi.
Le infiorescenze, in genere pendenti, sono avvolte da due grandi spate verdognole e sono formate da un asse centrale sul quale sono inseriti a spirale doppie serie di 3 a 10 fiori ciascuna dette « mani », protette da una brattea verde o porporina che cade in seguito a fecondazione.

Riproduzione sessuata
A questo proposito Attenborough 1995 scrive (modificato):
« Quasi tutte le banane selvatiche vengono impollinate dai pipistrelli; i fiori, di forma tubolare, sono prodotti allineati in fila su un lungo stelo esile. Ogni fila è protetta da una lunga brattea simile ad una guaina. Ogni notte, la brattea posta nella parte più elevata dello stelo assume una posizione orizzontale, mettendo in evidenza la fila di fiori situata al di sotto. Si tratta di fiori femminili su cui i pipistrelli che arrivano per succhiare il nettare, trasferiscono il polline [,prelevato su un altro banano, che portano] attaccato al corpo. Il mattino seguente, i petali e la brattea cadono lasciando gli ovuli fecondati negli ovari che si trasformano in frutti. Dopo qualche notte sono stati prodotti tutti i fiori femminili di uno stelo, quindi in seguito si formano solamente i maschili. [Fiori maschili e femminili non sono mai fecondi allo stesso momento ciò che impedisce l’autofecondazione]. Intanto continua la stessa sequenza notturna di avvenimenti; un’altra brattea assume una posizione orizzontale per mostrare una nuova fila di fiori e arrivano altri pipistrelli per succhiare il nettare. » Da questi fiori, però, essi prelevano il polline che sarà deposto sui fiori femminili di un altro banano.
I fiori maschili e femminili producono un abbondante nettare (fino a qualche goccia) che attira gli animali impollinatori che assicurano la fecondazione incrociata. Nelle specie selvatiche che si riproducono sessualmente si assiste in genere all’impollinazione effettuata da pipistrelli (casco pendente) e in alcuni casi (Musa violascens, per esempio) anche da uccelli (l’infiorescenza è allora eretta). La fioritura del banano non è legata ad un periodo continuo. Questo è molto positivo per gli animali che si cibano di nettare in quanto questi possono trovare nettare in continuazione.
Riproduzione vegetativa
La riproduzione vegetativa avviene per frazionamento del rizoma o grazie ai germogli che nascono dal rizoma rampante al suolo; la pianta ha un aspetto ascendente alla base.
Le piante coltivate non si riproducono più per via sessuata ma unicamente per via vegetativa in quanto si tratta di cloni di ibridi sterili. Alcuni di questi ibridi sono inoltre triploidi, ciò che impedisce una corretta segregazione dei cromosomi durante la meiosi.
Questo tipo di riproduzione fa del banano uno degli esseri viventi più longevi mai esistiti. In pratica i cloni di banano coltivati oggi rappresentano la diretta continuità di banani nati oltre 20’000 anni fa!!

Il frutto
Il frutto del banano è una bacca triloculare avvolta (ovario infero) dal ricettacolo che diventa a sua volta carnoso. Generalmente i frutti non presentano semi sviluppati nelle specie coltivate mentre sono riempiti dei semi cornei nelle specie selvatiche. Quando vi sono semi questi non sono in genere fertili. Le dimensioni del frutto variano da circa 5 cm a più di mezzo metro (in particolare in certe varietà coltivate come la Pisang della Malesia). A maturità il frutto « ha un bel colore giallo, la buccia si distacca facilmente e pone in evidenza una polpa biancastra di delicato profumo ». Il suo contenuto energetico è molto elevato e risulta quindi basilare nell’alimentazione delle tribù che ne hanno cominciato la coltivazione.
La banana viene anche chiamata: Fico del paradiso, Pomo d’Adamo o anche Musa paradisiaca.

Le banane (dita) sono riunite in gruppetti chiamati mani (figura 5) a loro volta riuniti in grandi infruttescenze chiamate caschi o regimi. La forma incurvata della banana si spiega per il fatto che l’apice del frutto si dirige verso la luce mentre la sua sezione angolosa è spiegata dalla disposizione all’interno del casco.
Solo l’infiorescenza superiore produce il cosiddetto casco di banane in quanto se si sviluppano altre infiorescenze queste in genere appassiscono e cadono.
L’importanza alimentare di questo frutto ha condotto alla selezione di più di 500 varietà diverse di banane, ognuna delle quali possiede un gusto, una testura, un colore ed una particolarità che la rende più adattata ad un certo clima o ad una certa utilizzazione alimentare.
Dal lato nutritivo la banana è uno dei frutti più calorico: 66 kcal per 100 g (un frutto medio). Sono inoltre presenti numerose vitamine fra le quali C, B1, B2, B6, PP, A e molto ferro, potassio (400 mg /100 g), calcio, fosforo e sodio.
Coltivazione e trasporto
I banani sono riprodotti per frammentazione del rizoma che viene piantato in file a distanza di circa 3 metri. La crescita è molto rapida e dopo solamente 6 a 10 mesi compaiono i fiori e dopo altri tre mesi i frutti sono pronti per la raccolta.

Dopo la fruttificazione e la raccolta dei frutti, la pianta viene tagliata e la sua crescita viene assicurata dalla ripresa vegetativa molto rigogliosa dei germogli. Questi vengono prelevati e ripiantati in modo da garantire un certo ordine all’interno delle piantagioni.
Il banano è molto sensibile alla somministrazione di fertilizzanti, in particolare di azoto.
Per migliorare la produttività ed aumentare la rapidità di maturazione la parte apicale dell’infiorescenza (fiori maschili) viene asportata all’inizio della fioritura.

Le banane destinate al consumo locale vengono lasciate maturare sulla pianta. Ciò spiega una buona parte della differenza di gusto tra le banane consumate ai tropici e le nostre. Le banane destinate all’esportazione sono invece colte verdi e trasportate velocemente verso i porti dove vengono dapprima immesse in un bagno comprendente lo 0.5% di bisolfito di sodio allo scopo di asportare i residui dei trattamenti fitosanitari, in seguito sono lavate in acqua e viene ricoperto il rachide tagliato con polietilene per evitare il disseccamento del regime e la penetrazione di parassiti, in particolare funghi. In seguito le banane vengono caricate sulle bananiere in appositi sacchi di polietilene che ne migliorano la conservazione (mantengono l’umidità). La temperatura di conservazione va dai 12 ai 15°C. Qui vengono mantenute in un ambiente fresco fino al loro arrivo nei paesi destinatari. Per completare la loro maturazione vengono immesse in celle dove l’umidità viene aumentata all’80 % e vengono irrorate una volta al giorno con etilene. Questa sostanza è per i vegetali un ormone che stimola la maturazione (è inoltre l’unico ormone gassoso!) e in 3 giorni le banane sono pronte per il consumo. Sembra che non si conoscano bene le conseguenze dell’etilene sull’uomo.
Le piante di banano sono trattate con (grandi?) dosi di fungicidi e antiparassitari. In particolare le Gros Michel subirono in passato l’attacco di un micidiale fungo che mise questa varietà in pericolo mentre più tardi furono le Cavendish, loro sostitute, a subire l’attacco di un altro parassita: la Sigatoka nera. Per limitare la diffusione di un parassita quale la Ceramidia, all’entrata delle coltivazioni uomini e veicoli devono passare su uno strato di formalina (cancerogena) per la disinfezione.

Produzione e consumo
Per quanto riguarda la produzione di banane i dati non sono sempre concordi. Evidentemente la produttività dipende dal terreno dal clima e dal tipo di bananicoltura. Quello che sembra certo è che la banana è fra i frutti più mangiati al mondo dopo riso e grano.
Da un ettaro di bananeto si possono ottenere da 300 a 400 regimi (grappoli o caschi) che equivalgono ad un peso di circa 15 tonnellate di frutta. Il peso del casco varia dai 30 ai 70 chilogrammi. Oltre un terzo della produzione mondiale, stimata a oltre 10 milioni di tonnellate annue, proviene dal Brasile dove la pianta è stata introdotta con successo. Altri importanti produttori sono: Giamaica, Costarica, Guatemala, Messico, Honduras, Panama, Colombia, Ecuador (forse il maggiore esportatore), Cambogia, Formosa, India, Filippine, Camerun, Australia tropicale e Isole Canarie.
Le varietà di banana maggiormente consumate, anche perché destinate all’esportazione, sono le Cavendish e le Gross Michel.
Nel mondo vengono attualmente prodotte 84 milioni di tonnellate, ciò che corrisponde a circa 700 miliardi di frutti.

I dati concernenti l’Italia indicano che in media si consumano 115 banane a testa all’anno. La Nuova Guinea detiene il record di consumo: 250 kg all’anno per persona!
II mercato internazionale delle banane è quasi interamente monopolizzato da Chiquita e Dole che possono così determinare i prezzi di acquisto e vendita a loro piacimento.
Utilizzazione
Vi sono principalmente due gruppi di banani: quelle a frutti commestibili e quelle con frutti non commestibili.
La specie Musa sapientum produce le classiche banane profumate e zuccherine consumate come frutta fresca, le altre specie producono delle banane utilizzate principalmente per la produzione di fecole o farine fra le quali le banane della specie Musa paradisiaca che sono utilizzate cotte per la preparazione di fecola detta anche bananol.
Esistono numerose varietà coltivate con caratteristiche intermedie tra le due specie citate cosicché la loro distinzione risulta spesso difficile. Inoltre le varietà coltivate sono il risultato di ibridazioni fra altre specie di banani coltivati o spontanei fra i quali Musa acuminata, M. balbisiana e M. nana.
Viste le numerose varietà di banane non è possibile in questa sede fare un elenco esaustivo di tutte le possibili utilizzazioni. Citiamo per finire l e varietà Fe’i, che si fanno arrosto a Tahiti e le Mbidde, che sono usate in Uganda per produrre birra.
Altre utilizzazioni
Le foglie del banano sono utili per la copertura dei tetti delle capanne e possono venire intrecciate dopo debita preparazione per farne panieri, cordami e stuoie.
La specie Musa textilis, originaria delle Filippine, produce frutti non commestibili ma in compenso può venir utilizzata alla stregua della canapa per la produzione di funi, gomene per navi, spaghi, cappelli, tessuti e carta da imballaggio; essa viene anche chiamata « canapa di Manila » o « Abaca ».
Di Musa ansete, originaria dell’Abissinia, viene utilizzata la base dello stelo per la produzione di farine da pane.
Curiosità
– La buccia di banana non fa scivolare!
– Il picciolo della banana non è tossico, tutt’al più contiene più germi delle altre parti.
– Si dice che non bisogna tagliare in due la banana con la buccia. Questo non causa più problemi che il tagliare un qualsiasi altro frutto.
– Le scimmie amano le banane ma soprattutto sembra che siano attirate dal loro colore giallo. Comunque dove vive la maggiorparte delle 280 specie di scimmie non corrisponde con la zona di origine delle banane.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.