Dieta dell’Uva e Avocado, miracolose per la salute ed il peso forma

L’Uva non è ottima solamente per ricavarne il vino, ma è un frutto che possiede incredibili provveda benefiche per il nostro corpo. Ormai da molti anni sappiamo le sue particolari ricchezze antiossidanti. In particolare l’uva nera contiene moltissimi antociani, ossia quei preziosi antiossidanti che risiedono nella buccia e nei semi i quali hanno la particolarità di aiutare la circolazione sanguigna mantenendo flessibili ed elastici i vasi sanguigni abbattendo la formazione di radicali liberi. La polpa invece, è contenuto il prezioso resveratrolo, in grado di migliorare efficacemente i problemi cardiovascolari diminuendo il colesterolo cattivo nel sangue.

L’uva è considerata dai nutrizionisti il frutto per eccellenza in termini di salute e bellezza. Ricca di proprietà nutritive e benefiche, l’uva è uno dei frutti più energetici, vivamente consigliata per i bambini e per gli anziani, data la rapida assimilazione degli zuccheri in essa contenuti. In commercio esistono diverse varietà d’uva, diciamo che per sommi capi, dal punto di vista nutrizionale, non esistono differenze importanti fra uve bianche e uve rosse, tutt’al più si deve riconoscere una maggiore ricchezza in termini di ferro e flavonoidi delle uve rosse rispetto alle bianche che però hanno maggiore effetto diuretico.

Uva composizione e proprietà. L’uva è un frutto che contiene poche proteine, pochissimi grassi, fibre, calcio, ferro, magnesio, fosforo ed una buona concentrazione di potassio. Contiene anche minime quantità di sodio, carotenoidi, vitamine A, B (B1 e B6) e C ed Acido Folico (Folacina).

La buccia sono conservate le sostanze aromatiche dell’uva, grazie la presenza di fermenti cellulosa, mangiarla regolarmente aiuta l’intestino. Tecnicamente detti vinaccioli, i semi contengono 65% dei polifenoli totali dell’uva, sostanze naturali che hanno una potente azione antinvecchiamento in grado di combattere la produzione di radicali liberi ed aiutare ogni singola cellula proteggersi. Dal verde tendente al giallo, al rosso rosato fino al blu scuro, e la gamma di tinte della buccia.

Per tutta l’estate ha lavorato in un hotel e ora Roberta vuole fare una settimana di vacanze “rigeneranti”. Ha visto alcune offerte per soggiorni wellness con inclusi trattamenti di vinoterapia. Si domanda se siano efficaci o se si tratti solo di marketing e trovate pubblicitarie…

I grappoli dell’uva sono una fonte miracolosa, ricchi di polifenoli utili per la rigenerazione delle cellule; non solo, disintossicano il corpo e aiutano a migliorare la microcircolazione. La vinoterapia o wine terapy è un trattamento antico che nasce da varie ricerche scientifiche sulle provate proprietà salutari della vite. Nel periodo della vendemmia, dell’uva vengono utilizzati i grappoli o gli acini; nel resto dell’anno viene lavorata in mosto e vino, semi essiccati, bucce e graspi polverizzati o trasformati in marmellata per essere poi mescolati a oli essenziali puri. Gli acini contengono elementi preziosissimi come zuccheri, sali minerali, vitamine, flavonoidi e sostanze antiossidanti come i polifenoli. L’uva aiuta a ridurre lo stress e a perdere peso; il suo aroma è un fantastico rimedio per l’umore, in quanto trasmette serenità.
L’uva ha moltissime proprietà, sopratutto per chi soffre di artrite, reumatismi e ipertensione: un buon massaggio ai vinaccioli può aiutare a rilassare la muscolatura, con il suo effetto rilassante, rafforza il sistema immunitario, stimola il metabolismo e favorisce la corretta circolazione. Questo trattamento dona salute e benessere e viene praticato nelle migliori Wellness e Medical Spa del mondo.

UN’ESPERIENZA “DIVINA”

Ogni vino ha le sue caratteristiche. Il Piemonte e in particolare le Langhe sono meta di itinerari enogastronomici. Qui, dove la cultura del vino è radicata, profonda e indiscutibile, viene offerta un’esperienza divina, quella del Bain Barrique, cioè il bagno in una grande tinozza ricavata da tronchi di larice, nel quale sperimentare l’idromassaggio nel vino, creato con una miscela di oli essenziali, acqua, mosto o vino, per una pelle levigata e liscia.
Ottima anche la Biosauna, ricavata in grandi botti, dove si possono meravigliosamente apprezzare i vapori profumati del Barolo conservato per decenni.

Ma un componente dell’uva e del vino molto importante per la salute è chiamato: Resveratrolo, ossia un fenolo non flavonoide contenuto nella buccia dell’uva e ha delle importante proprietà benefiche sull’organismo:
– ha azione antinfiammatoria, antibatterica e antifungina;
– ha azione diuretica e antiossidante;
– riduce il colesterolo;
– fluidifica il sangue ed evita i coaguli;
– è un antiteratogeno (ossia evita lo sviluppo anomalo del feto in gravidanza);
– si ipotizza che possa essere d’aiuto nella lotta al cancro.
Calorie uva
L’ Uva è un frutto molto ricco di zuccheri, glucosio e fruttosio, ragion per cui ha un alto valore calorico, circa 60 kcalorie ogni 100 grammi (per l’uva fresca), che salgono a oltre 260 calorie per l’uva sultanina (comunemente chiamata anche: uva passa o semplicemente uvetta).
Uva e dieta
L’uva indicata per le diete è quella bianca, mentre quella nera si raccomanda per migliorare la circolazione del sangue e per fortificare i vasi sanguigni.
La dieta dell’uva è ottima per chi ha intenzione di disintossicare il proprio organismo (da seguire sotto diretto controllo medico).

L’ampeloterapia, dalla denominazione greca della vite, àmpelos, è la dieta dell’uva. Veniva praticata già in tempi antichi, dal ‘700, presso le stazioni termali soprattutto, dove veniva proposta come dieta depurativa.

L’autunno è la stagione ideale per seguire questa dieta. Vediamo come si fa.

L’uva per depurare l’organismo

L’uva, oltre a contenere vitamine, sali minerali, zuccheri, acidi organici (acido fosforico, acido malico, acido citrico, acido tartarico ), ha proprietà depurative, antiossidanti, tonificanti e disintossicanti.

L’uva contiene dal 14% al 30% di zuccheri disciolti nell’acqua, a seconda del tipo; vitamine del gruppo B, vitamina A,  vitamina C; sali minerali (ferro, iodio, potassio, arsenico e Sali di rame).

Un paio di consigli preliminari: meglio consumare l’uva ben matura, perché siano meglio assimilabili tutte le sostanze di cui è ricca; masticare tutto, senza eliminare né la buccia né i semi, i vinaccioli, ricchi di un olio prezioso.

La dieta di sette giorni

Questa dieta propone il consumo di verdure e di uva in alta percentuale e un minimo di consumo di carboidrati, circa 100 grammi al dì, per arrivare a 1200 calorie totali circa.

Esempio del primo giorno:

colazione: 120 grammi di uva, una tisana

spuntino: 120 grammi di uva

pranzo: carciofi in pinzimonio 120 grammi, pane integrale 60 grammi, ceci in insalata 120 grammi, 70 grammi di uva

merenda: 70 grammi di uva

cena: insalatona mista (120 grammi di indivia, 25 di sedano, 35 di carote, 35 di fagioli), 200 grammi di broccoli lessati, pane integrale 60 grammi, uva 70 grammi

spuntino serale: 70 grammi di uva e tisana

L’uva è a scelta, sia bianca che nera, del tipo preferito; tenete conto che l’uva nera, più pigmentata, contiene maggiori quantità di sostanze antiossidanti, importantissime nella lotta ai radicali liberi e contro l’invecchiamento cellulare, mentre l’uva bianca è però più zuccherina e dunque ha più calorie.

L’olio è un cucchiaino di extra vergine d’oliva per porzione, volendo si può usare anche limone spremuto. La dieta depurativa a base di uva dovrebbe essere seguita in modo simile allo schema del primo giorno per sette giorni. Si alterna il tipo di tisana della mattina e della sera, preferendo quelle depurative, al tarassaco o carciofo, per esempio.

Così come le verdure e i cereali: a pranzo si possono consumare 80 grammi di orzo o riso integrale o pasta integrale, riducendo a 40 grammi il pane, accompagnato dalla verdura di stagione preferita (finocchi, spinaci, verze, radicchio, legumi vari). Si preferisce consumare i cereali a pranzo, mentre le proteine dei legumi a cena.

Dieta di tre giorni

La dieta di tre giorni, forse la più nota, si basa sull’aumento del consumo del frutto in tempi brevi e la riduzione drastica di alimenti più elaborati, ricchi di proteine e grassi, alimenti intossicanti e altra frutta o verdura.

La cura dell’uva di tre giorni comincia in pratica con 500 grammi consumati nel corso della prima giornata, per arrivare poi ad un quantitativo intorno ai due chili, al massimo due chili e mezzo, il terzo giorno.

Fin dal primo giorno, bisogna eliminare gli alimenti che vengono digeriti con difficoltà, cioè quelli troppo ricchi di protidi e grassi, le bevande che non siano acqua o tisane (vino, birra, liquori, tè, caffè) e tutte le verdure crude e l’altra frutta.

Per ottenere il massimo dalla cura bisogna assumere solo pane integrale. I dietisti consigliano di consumare la prima metà del peso di uva al mattino a digiuno; la seconda metà suddividendola tra mezzogiorno e il tardo pomeriggio.

AttenzioneConsultare il proprio medico prima di provare la dieta: le tipologie descritte non sono adatte a diabetici e a persone che hanno una ridotta tolleranza glucidica, cioè che fanno fatica a metabolizzare gli zuccheri semplici, di cui l’uva è ricca. Il libro di riferimento è “Cellulite. Identificazione e terapie” di Umberto Nardi.

L’avocado è il miglior alimento per dimagrire e fa bene alla salute

Oggi i frutti esotici possono essere facilmente reperiti al super- mercato con prezzi contenuti e alcuni di essi, pervia dei cambiamenti climatici, vengono coltivati anche in Italia. Tra questi anche l’avocado, noto ingrediente “esotico” per insalate o salse, prima tra tutte il guacamole, la tipica preparazione messicana il cui uso risale addirittura agli aztechi. L’avocado è infatti originario del Messico e del Centro America. Gli aztechi lo chiamavano “ahuacati”, in riferimento alle ghiandole sessuali maschili, in quanto credevano che avesse proprietà afrodisiache. Quando arrivarono, i conquistadores spagnoli apprezzarono subito questo frutto ma, poiché non riuscivano a pronunciarne bene il nome, lo chiamarono “aguacate”, che si trasformò nel tempo in “abogado” e infine in avocado.

Le varietà principali
L’avocado ha tre specie botaniche principali: la Antillana, la Messicana e la Guatemalteca, che si distinguono per alcuni caratteri delle foglie che, nei germogli, risultano verdi nelle prime due, bronzato-viola nell’ultima. Le due principali cultivar (varietà agrarie di una specie botanica) sono la Fuerte e la Hass. La differenza

più evidente tra le due varietà si nota quando il frutto è maturo: la Fuerte mantiene la buccia verde, mentre la Hass, varietà più pregiata e dalla buccia rugosa, diventa viola scuro o addirittura nera.

Staccalo dalla pianta e matura!
Se rimane attaccato alla pianta, un avocado può richiedere per maturare anche vari mesi ma, una volta staccato dall’albero, si innescano dei meccanismi determinati dall’etilene (un ormone vegetale gassoso che l’avocado stesso produce) che portano alla maturazione completa del frutto. Un avocado è pronto per essere consumato quando è leggermente morbido alla pressione delle dita. Se non è ancora maturo, si può conservare a 5-12 °C.
Per accelerare la maturazione, si tiene il frutto a temperatura ambiente. Una volta maturo, si può conservare in frigorifero per qualche giorno.
I frutti che possono maturare anche una volta recisi dalla pianta, come l’avocado, sono detti climaterici. Banane, pesche, mele, kiwi, pere, meloni, angurie, pomodori, albicocche, manghi, susine e papaia sono tutti frutti climaterici. Questo è il motivo per cui una mela matura accelera la maturazione dei frutti climaterici a cui viene messa vicino.

Il prezioso “frutto di un colpo di fortuna
Alla fine degli anni Venti, negli Stati Uniti, la varietà più popolare di avocado era ancora la Fuerte (la “forte”), individuata in Messico da Cari Sch- midt nel 1911 e coltivata in California. Venne così chiamata perché fu l’unica a resistere alle gelate dell’inverno del 1913, segno di una pianta particolarmente “forte”. Nel 1926, un postino californiano di nome Rudolph Hass acquistò e piantò tre alberelli di avocado e da uno di questi nacquero frutti mai visti sino ad allora, con buccia rugosa e spessa con
un colore che da verde, a maturazione, diventava nero purpureo. I frutti attirarono l’attenzione dei figli di Hass, che li portarono dal padre. Egli, assaggiandoli, si accorse dell’ottima qualità della polpa e pensò bene, nel 1935, di brevettare la pianta (si possono brevettare anche le nuove varietà vegetali). In realtà non si sapeva molto di quell’albero, se non che il seme proveniva dal Guatemala, forse da una pianta non ancora nota o frutto di una mutazione genetica naturale (non indotta dall’uomo). Ma gli affari non andarono subito bene. A favorire le vendite però ci pensò la natura: la Hass, in California, maturava da maggio a novembre, periodo dell’anno in cui la Fuerte invece non fruttificava. Cosi, mancando dai banchi del mercato la solita varietà, le persone provarono la Hass che, dopo qualche tempo, divenne la varietà più apprezzata.

Un frutto “grasso”
A differenza dei frutti freschi che siamo abituati a mangiare, l’avocado non è una fonte importante di carboidrati (ne contiene solo 8,5g/100g, contro per esempio i 14-20g/100g delle mele) mentre lo è di grassi (10-30g/100g a seconda della varietà e del grado di maturazione). Per questo motivo nel Settecento fu usato come sostituto del burro dai marinai che navigavano dal nuovo al vecchio continente. Questi erano infatti soliti spalmarlo sulle gallette e mangiarlo con il pesce. Questo frutto contiene, per esempio, acido oleico, presente sia nell’avocado che nell’olio d’oliva, che appartiene ai grassi monoinsaturi ed è noto per la sua benefica azione su cuore, cervello e arterie e perché ha proprietà sazianti. L’avocado fornisce anche Omega6 e una piccola quantità di Omega3. Poiché entrambi devono essere introdotti con la dieta, e soprattutto gli 0mega3 di cui l’avocado (così come la dieta occidentale) è piuttosto carente, il consiglio è di consumare nello stesso giorno in cui si mangia l’avocado una porzione di pesce di mare, oppure 1 cucchiaio di semi di lino da aggiungere a insalate, verdure in genere o cereali. I grassi saturi, invece, sono quelli meno adatti per l’organismo, anche se di origine vegetale, in quanto favoriscono la formazione di colesterolo. Ricordiamo comunque che, per quanto riguarda l’avocado, predominando i grassi buoni, l’azione di quelli saturi viene annullata.

Una miniera di sali e vitamine

L’avocado si caratterizza anche per il suo contenuto in minerali, vitamine e altri elementi antiossidanti. Sono infatti presenti numerose sostanze salva salute, come carotenoidi (primo tra tutti il betacarotene), tocoferolo (o vitamina E, un potente antiossidante liposolubile, vale a dire che si assimila solo se accompagnato da grassi/ lipidi) e betasitosterolo, una sostanza che aiuta a ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” (LDL).
Oltre al potassio, tra i minerali non mancano il calcio salva ossa e snellente e il magnesio necessario per i muscoli, il cuore e il cervello. Tra le vitamine, sono presenti in quantità importanti quelle B, sazianti, rigeneranti del sistema nervoso e antistress. L’avocado è anche fonte di colina (una sostanza anticolesterolo e utile per la memoria) e di luteina (un antiossidante che protegge occhi e vista). Sono invece scarse le proteine, solo 2g/100g.

Perché fa bene
L’avocado è un frutto che offre numerosi benefici e, nonostante sia molto grasso e molto energetico (con le sue 160kcai/100g), ha persino proprietà dimagranti che ne fanno un potente alleato per chi segue diete antisovrappeso. Inoltre, ricordiamo le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, che fanno sì che possa contrastare efficacemente l’eccesso di radicali liberi e, di conseguenza, il processo di invecchiamento cellulare. Grazie al suo elevato contenuto in potassio, inoltre, questo frutto è utile in presenza di ipertensione, così come in caso di ritenzione e cellulite, proteggendo l’apparato cardiocircolatorio e drenando il sistema linfatico. È utile anche a chi soffre di cattiva digestione e a chi ha l’intestino pigro in quanto le sue fibre contrastano la stitichezza. Infine, contribuisce a tenere sotto controllo gli zuccheri e il colesterolo nel sangue. Uno studio pubblicato sul «Journal of thè American

Heart Association» ha dimostrato l’azione ipocolesterolemizzante di questo frutto. I ricercatori hanno sottoposto per un periodo di cinque settimane 45 persone, caratterizzate da sovrappeso e ipercolesterolemia, a tre regimi alimentari diversi finalizzati alla riduzione dei livelli di colesterolo. La prima dieta, che non comprendeva l’avocado, prevedeva il consumo di una minima quantità di grassi pari ai 24%. La seconda dieta, anch’essa senza questo frutto, forniva attraverso i grassi il 34% delle calorie totali. La terza, simile per il contenuto di questi nutrienti (sempre il 34%), prevedeva invece il consumo di un intero avocado al giorno. Chi si era sottoposto al terzo regime alimentare aveva ottenuto un abbassamento del colesterolo cattivo ed era anche dimagrito. Ma vediamo perché l’avocado contribuisce alla riduzione del colesterolo e alla perdita di peso…

È il cibo perfetto per chi vuole perdere peso

A conferire all’avocado proprietà dimagranti sono soprattutto i grassi monoinsaturi e le fibre. In particolare, l’acido oleico e l’alfalinolenico (meglio noto come 0mega3) sono grassi monoinsaturi benefici in grado di stimolare la produzione del colesterolo buono (HDL) e ridurre i livelli di quello cattivo (LDL), così come i valori dei trigliceridi nel sangue, responsabili di patologie legate alla circolazione e al cuore, nonché dell’insulinoresistenza che causa obesità e diabete. Ma che cos’è l’insulinoresistenza? Quando l’alimentazione quotidiana è troppo ricca di zuccheri (glucidi), il corpo arriva in una fase in cui le sue cellule “resistono” all’insulina, l’ormone che regola la glicemia nel sangue, e non assorbono i glucidi per metabolizzarli. Il pancreas allora produce più insulina, fino a quando non riesce più a formarne così tanta e lo zucchero nel sangue aumenta, arrivando a provocare il diabete mellito di tipo II, quello dovuto per lo più a errori alimentari e a vita sedentaria. L’invecchiamento (e in particolare la perdita muscolare legata all’età, in quanto sono i muscoli i primi a “bruciare” lo zucchero ingerito), l’alimentazione ricca di grassi di cattiva qualità e zuccheri, la vita sedentaria e lo stress sono le cause della resistenza all’insulina, comuni anche al sovrappeso e all’obesità caratterizzati dalia formazione di grasso addominale. Tale grasso produce ormoni che infiammano organi e tessuti e producono a loro volta altro grasso.

In questa situazione, gli acidi grassi monoinsaturi dell’avocado e le sue fibre, se inseriti all’interno di una dieta finalizzata alla riduzione del peso corporeo, rimettono in moto il metabolismo, aumentano il senso di sazietà e donano energia vitale.
Ma vediamo di comprendere meglio che cos’è il grasso addominale, noto per essere un fattore di rischio per ictus e infarto, e come mai l’avocado sia in grado di prevenirlo o ridurlo se già presente…

L’alleato antipancia

Il grasso che si accumula nell’organismo difficilmente è distribuito in modo uniforme e le aree di deposito possono variare da individuo a individuo. Una delle scoperte più significative in relazione all’accumulare peso è che, a seconda di dove il grasso si deposita, si può avere una maggiore incidenza di malattie metaboliche e cardiocircolatorie.
È stato il medico francese Jean Vague, attorno alla metà degli anni Quaranta, a ipotizzare che le complicazioni dell’obesità fossero strettamente legate alla distribuzione del grasso corporeo piuttosto che all’obesità in quanto tale. Egli introdusse i modelli di obesità “androide” e “ginoide”, ognuno dei quali è prevalente in uno dei due sessi: i soggetti con una tipologia di obesità maschile (androide) sono caratterizzati da depositi di grasso nella zona del tronco con un’elevata quantità di adipe viscerale, mentre i soggetti con obesità di tipo femminile (ginoide) accumulano il grasso (soprattutto sottocutaneo) preferibilmente nella regione gluteo-femorale. Ed è proprio alla prima forma di obesità, quella androide, che si associano un maggior rischio di alti livelli di colesterolo, trigliceridi, zuccheri e acidi urici nel sangue e una ridotta sensibilità all’azione dell’insulina.

Da qui l’esigenza, per chi accumula grasso sul punto vita e sui visceri, di seguire le giuste indicazioni alimentari e di stile di vita che consentano di eliminare il grasso presente e di contrastarne nuovi depositi.
In particolare, un recente studio condotto all’Università della Pennsylvania (USA) ha evidenziato che assumere ogni giorno per un periodo di quattro settimane una quantità pari a 40g di oli ricchi di grassi monoinsaturi aiuta a ridurre i livelli di grasso addominale. Come abbiamo precedentemente visto, l’avocado è un’ottima fonte proprio di questo tipo di lipidi, ed è quindi in grado di impedire l’accumulo del grasso corporeo in questa parte del corpo. Inoltre, a differenza dell’olio extravergine d’oliva, quello estratto dall’avocado ha un punto di fumo molto più alto. Questo fa si che non vengano prodotte sostanze tossiche durante la cottura anche a elevate temperature (per esempio, in forno o in frittura).

Il miglior cibo saziante
Il controllo della fame nell’essere umano è determinato da due centri neN’ipotalamo (una struttura presente nel cervello) detti “della fame” e “della sazietà”; questi sono influenzati da numerosi neurotrasmettitori e ormoni, che mandano segnali che spingono o meno alla ricerca di cibo. In condizioni di digiuno è attivo il centro della fame, mentre dopo il pasto prevale quello della sazietà.
La ricerca scientifica che si occupa della fame, per capire come frenare l’epidemia di sovrappeso e obesità tutt’ora in corso in tutto il mondo occidentale e non solo, ha studiato a
lungo questi centri e ha elaborato due teorie che giustificano la comparsa della fame. Una teoria ha stabilito che la glicemia è lo stimolo più importante per la regolazione dell’appetito. Dei recettori cerebrali controllano infatti costantemente la concentrazione di glucosio nel sangue: non appena la glicemia scende al di sotto dei valori di guardia, si innesca lo stimolo della fame. Viceversa, quando il glucosio nel sangue aumenta eccessivamente, il cervello capisce che non è più necessario mangiare.

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