Dieta dimagrante: i metodi sconsigliati da adottare per perdere peso

Asseconda i tuoi ritmi biologici, mangia a orari regolari, porta in tavola i cibi giusti, pasto per pasto. Ti sentirai subito meglio e riuscirai a conquistare il peso-forma

Secondo le ultime indagini, il 70% degli italiani vede la vacanza come il luogo di “distacco dallo stress e dalle preoccupazioni di tutto l’anno”. Ma più del 75% pensa che andare in ferie possa creare le condizioni per “fare il pieno di salute per tutto il resto dell’anno”. Alla domanda, rivolta a chi ha più di 35 anni, “qual è la tua vacanza perfetta?”, un italiano su due risponde: “quella che fa bene alla salute”.

Rispondo volentieri alle email di tanti lettori che mi chiedono di stilare qualche regola per vivere una vacanza rigenerante.
Al primo posto metto il sale: quello che consumiamo abitualmente non è il sale marino, ricco di 130 micronutrienti, ma cloruro di sodio,un veleno chimico che è causa di ristagni, ipertensione, infarto, trombosi, ictus e sovrappeso. In vacanza provate 10 giorni senza sale: scoprirete un’altra vita. Sentirete una maggior leggerezza, riduzione della fatica, una digestione migliore e una mente più lucida. E almeno due volte al giorno fate un bagno con il sale marino grezzo. Anche se siete in città o in montagna, questo bagno depurerà la pelle e farà circolare meglio l’energia vitale.
Il secondo elisir di agosto è il digiuno. Cominciate saltando la cena una volta alla settimana. Oggi tutte le ricerche confermano che bastano poche ore di digiuno per ottenere trasformazioni fondamentali sul piano psicofisico. Mio figlio Michael, che ha studiato a lungo i meccanismi del digiuno nel mondo animale, ha messo in luce come tutti i cambiamenti o i trasferimenti di migliaia di chilometri, ad esempio degli uccelli, sono preceduti da digiuni prolungati. La muta del serpente, il passaggio dal bruco, al baco e poi alla farfalla sono metamorfosi importanti che avvengono in totale astensione dal cibo. Digiunare è un vero e proprio atto d’indipendenza, di autonomia, di distacco dagli altri. E la giornata di digiuno è ancora più “curativa” se accompagnata dal silenzio. Per ringiovanire il cervello il silenzio è un vero e proprio farmaco e quindi, in ferie, state lontano dalle parole, vostre e degli altri.

L’orecchio è come l’utero: viene fecondato dai suoni e rigenerato dal silenzio.
E veniamo al terzo consiglio per l’estate. Oggi sappiamo che le infiammazioni, il pericolo maggiore per la salute, spesso sono silenti, e non si rivelano se non quando i danni sono conclamati. La scienza ci dice che l’acidosi dei tessuti favorisce le infiammazioni, e ci sono test semplici da effettuare da soli sulle urine per scoprire il grado di acidità dell’organismo. Se le urine sono troppo acide, bevete almeno 2 litri di acqua al giorno, meglio se ricca di magnesio: il pH del sangue tornerà normale.Assieme all’acqua, poi, non fatevi mancare gl’infusi freddi di erbe che crescono vicino al mare, come il finocchietto, oppure, se siete in montagna, preparateli con le gemme di pino. Le tisane, in ferie, vanno assunte tutti i giorni: provate quelle di malva, rosmarino, altea, ortica e sambuco. Gli infusi sono il modo migliore per portare dentro di noi l’energia vitale della natura.
Infine – è il quarto punto – agosto è il mese delle verdure, della frutta, delle minestre leggere (metteteci la gramigna, che è diuretica), le cui acque ripuliscono l’intestino, altro organo-cardine dell’estate. In vacanza, poi, non andate a letto senza prima aver bruciato incenso, storace, mirra e benzoino, resine antiche che rinnovano l’energia cerebrale. Prestate attenzione al respiro: per i Taoisti respirare consapevolmente era un farmaco potentissimo. La vacanza è quindi la miglior occasione per prendersi cura di sé.

Ci sono momenti che inducono ai buoni propositi. I motivi possono essere tanti: il nostro corpo non ci piace più di tanto, abbiamo trascorso un periodo di bagordi, ci rendiamo conto di non avere uno stile di vita salutare, in questi casi ci si può mettere in riga, ma nonostante la buona volontà, si possono commettere degli errori che possono inficiare la fatica e non farci raggiungere l’obiettivo previsto.
Molti di coloro che vogliono perdere peso, migliorare la propria forma fisica e guadagnare salute evitando d’invecchiare prima del previsto, commettono almeno 3 degli errori elencati di seguito, ovviamente lo fanno inconsciamente, per questo è bene sapere quali sono gli errori più comuni e perché è bene evitarli.

1- Saltare i pasti
Risparmiare calorie saltando i pasti principali non è un buon metodo per dimagrire. Niente colazione un caffè e via, un’insalatina a pranzo, mangiare solo a cena: questi comportamenti riducono le calorie ingerite, si perde peso ma l’effetto dimagrante dura poco perché il metabolismo si adatta alle “ristrettezze” a cui è stato sottoposto e riduce la sua attività, cosicché anche assumendo solo 1.000 calorie al giorno si perderà poco grasso e si avrà molta fame. Per dimagrire bene, cioè perdere massa grassa, occorre mangiare poco ma spesso (5 volte al giorno), seguendo il proprio bilancio energetico e adottando un’alimentazione a basso tenore calorico ma equilibrata in macro e micronutrienti. Questo significa: niente diete dissociate di sole proteine o soli carboidrati a pranzo o cena o viceversa. Tutti i giorni frutta e verdura in abbondanza e alimenti integrali. Niente diete iperproteiche o che escludono pane e pasta, niente giorno di digiuno.

2- Non bere acqua
Molte persone non ritengono importante bere 8/10 bicchieri d’acqua al giorno.
Sottovalutare l’importanza dell’acqua può creare molti problemi. Durante una dieta dimagrante ci si concentra sul cibo cercando di evitare quello che fa ingrassare, ma difficilmente nel regime alimentare s’inserisce una quantità specifica di acqua, mentre i dietisti la prescrivono sempre per ogni tipo di dieta. Ogni individuo, maschio o femmina, dovrebbe bere da 1,5 a 2 litri d’acqua al giorno per mantenere idratato il corpo, permettere di smaltire le scorie alimentari del metabolismo, mantenere la giusta temperatura e favorire il metabolismo. La disidratazione provoca stitichezza, per dimagrire invece è importante avere un’evacuazione regolare, inoltre un bicchiere prima dei pasti aiuta a ridurre il senso di fame e l’acqua riduce la ritenzione idrica, un fattore importante per le donne che vogliono combattere la cellulite; l’assenza di acqua provoca anche squilibri minerali che possono dare stanchezza, mal di testa, ecc..
Chi fa fatica a bere 1,5 o 2 litri di acqua al giorno potrebbe provare ad aggiungere del succo di limone, chinotto, tamarindo o altre sostanze che rendono l’acqua più gustosa. L’importante è non aggiungere zucchero e, ovviamente, sono bandite le bevande zuccherate. È una buona idea bere anche tisane, in questo modo si uniscono i benefici delle erbe a quelli dell’acqua.
Ricordate che l’acqua non solo ha effetti positivi sulla salute e il benessere dell’organismo, ma ha anche risvolti da un punto di vista estetico: rende la pelle più liscia e conferisce forma e rigidità ai tessuti.

3- Dieta vegana
I vegani sono tutti magri? No, non proprio. Da qualche anno molti ritengono che una dieta di soli vegetali, vegana, faccia perdere peso e associano gli alimenti di origine animale all’aumento di peso. Non esistono alimenti che fanno dimagrire o ingrassare e anche tra i vegani vi sono soggetti sovrappeso. La dieta vegana può far ingrassare o meno, dipende dalle calorie che s’introducono, 1 gr di burro apporta 9 calorie come 1 gr di olio extra vergine d’oliva, se ne mangi troppo ingrassi, così come se mangi troppo miele, pasta o riso; anche se sono integrali i carboidrati apportano comunque 4 Kcal per grammo. Il metabolismo funziona di più se la proporzione tra massa grassa e magra è a favore di quest’ultima. Una buona massa muscolare aiuta il metabolismo, le proteine di origine animale ad alto valore biologico sono composte da aminoacidi essenziali, indispensabili alla formazione e al mantenimento di una buona muscolatura. È vero che alcuni rari vegetali forniscono basse quantità di questi aminoacidi come la quinoa, grano saraceno, spirulina, canapa, ecc., ma è difficile mangiarne una quantità tale da supplire la mancanza di proteine animali senza ingrassare, altrettanto difficile è abbandonare le proprie tradizioni alimentari. Una dieta strettamente vegana può portare ad una carenza, anche preoccupante per la salute, di aminoacidi essenziali e di vitamina B12 fondamentale per il buon funzionamento del sistema nervoso. Una buona dieta dimagrante deve prevedere una certa quantità di proteine animali ogni giorno, proteine che possono essere assunte anche senza che vengano uccisi degli animali, basti pensare a latte e uova. Tra i derivati del latte vi sono formaggi come il Grana Padano DOP che ne è un concentrato, ne occorrono 15 litri per farne un chilo e contiene aminoacidi essenziali oltre ad apportare tanti minerali come il calcio e vitamine come la A e la B12, questo formaggio è meno grasso del latte intero perché viene decremato durante la lavorazione.

4- Niente zuccheri e grassi.
Eliminare i grassi e gli zuccheri fa dimagrire? Non proprio.
I grassi d’origine animale e vegetale consumati nella giusta quantità sono indispensabili anche in una dieta dimagrante perché sono parte fondamentale delle membrane cellulari di tutti i tessuti, incidono sul benessere del sistema cardiovascolare e del sistema immunitario. Una dieta variata apporta già negli alimenti una quantità di grassi sufficiente all’organismo; quasi sempre i grassi in eccesso derivano dal consumo elevato di condimenti cotti e crudi (per condire o cucinare) che influiscono molto nell’apporto calorico complessivo. Una dieta povera di grassi porta il metabolismo ad utilizzare le proteine come energia impoverendo la massa magra, come i muscoli, così, invece di dimagrire, s’ingrassa.
Per dimagrire o restare snelli occorre mangiare la giusta quantità di grassi saturi e insaturi, tra questi ultimi i grassi del pesce, dell’olio d’oliva e della frutta secca vanno privilegiati perché ricchi di acidi grassi essenziali Omega 3 e Omega 6 benefici per l’organismo. Gli zuccheri o carboidrati debbono essere anch’essi assunti nella giusta quantità e meglio se con gli alimenti: cereali e frutta. Sì, agli zuccheri complessi della pasta, del pane e dei cereali in genere, sì agli zuccheri della frutta, da evitare o assumere con moderazione lo zucchero aggiunto (bianco, di canna, miele, fruttosio, ecc.) sia nelle bevande che nelle preparazioni. Una dieta povera di zuccheri diminuisce l’apporto di energia e in particolare quella utilizzata dal cervello con conseguente difficoltà di concentrazione, ma anche mal di testa, stanchezza, sbalzi d’umore, costipazione e nausea.

5-Dormire poco
Stare svegli la notte fa bruciare più calorie? No, non quanto spesso si crede
Purtroppo l’insonnia è un fenomeno sempre più diffuso, dormire meno delle salutari 8 ore a notte pare non essere considerato un problema per la salute dai più. Sia che si soffra d’insonnia (una vera malattia) sia che si dorma volutamente poco per qualsiasi ragione, la mancanza di sonno causa molti problemi alla salute. Anche il metabolismo ne risente: diversi studi associano l’aumento di peso alla mancanza di sonno.
Molti però ritengono che non dormire la notte faccia consumare più energie e quindi faccia dimagrire, ma i vantaggi si riducono o si annullano con il ridotto funzionamento del metabolismo che, fisiologicamente, si riduce durante le ore notturne. Infatti, chi dorme 8 ore ha una riduzione del metabolismo inferiore a chi ne dorme 5 perché l’organismo riduce drasticamente il consumo di energia nelle 3 ore di veglia notturna. La mancanza di sonno abbassa la produzione di leptina che riduce l’appetito e alza quello di grelina che lo stimola, quindi nelle ore di veglia si avrà più fame e si tenderà a mangiare di più, perciò si farà più fatica a seguire una dieta ipocalorica. Occorre quindi prendersi cura del proprio sonno in mancanza del quale aumentano lo stress, la depressione, l’ansia e l’obesità.

6- Esercizi faticosi
Sudare come i pazzi fa “bruciare” tanto grasso? Dipende.
L’attività fisica è indispensabile per perdere peso con regolarità e guadagnare salute. Però occorre sempre tenere presente che quello che si deve cercare di ridurre / “consumare” è il grasso in eccesso. Si vedono molte persone obese correre con grande fatica, spesso ricoperti di tute che non traspirano o addirittura avvolti nella plastica e che, a fine esercizio, dicono di aver perso anche 2 chili. In realtà hanno senz’altro affaticato il cuore e perso solo acqua che riprenderanno in poche ore. Nelle palestre si sollevano pesi con grande sforzo convinti che sia la “vera fatica” che faccia dimagrire; ma fatica e sforzi non sono ricompensati dalla perdita di massa grassa. L’attività fisica che fa dimagrire è fatta soprattutto di allenamenti a bassa intensità e lunga durata (esercizio aerobico), associata ad alcuni esercizi di rinforzo muscolare a media intensità e breve durata (esercizio anaerobico). Troppo esercizio fa male, aumenta la produzione di radicali liberi e induce l’invecchiamento precoce. Notate le rughe in faccia delle ventenni atlete professioniste. Quindi sì alle attività continuative e
frequenti, come 30/60 minuti di cammino o bicicletta al giorno, no agli sforzi settimanali come la partita a
pallone, o tennis la domenica e/o il sollevamento pesi una o due volte a settimana.
Per restare in forma sono sufficienti 4/5 allenamenti di aerobica settimanali e 2 di esercizi per rinforzare i
muscoli, la durata e l’intensità deve essere proporzionata al livello di allenamento e stato fisico di ciascuno.

Le linee guida per una sana alimentazione
L’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione ha emanato direttive per una sana alimentazione, aggiornate sulla base dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche e del cambiamento delle abitudini di vita. Le linee guida hanno anche lo scopo di sfatare false convinzioni e di correggere errate “mode alimentari” che hanno preso piede negli ultimi anni. Quali sono dunque le regole per alimentarsi senza commettere errori?
Controlla il peso …. e mantieniti sempre attivo, è la regola numero uno. E’ opportuno pesarsi almeno una volta al mese controllando il proprio indice di massa corporea.

Se si è sovrappeso, ridurre, con il consiglio del medico, la quantità di calorie assunte giornalmente (includendo comunque tutti gli alimenti in modo equilibrato) e aumentare nel contempo il consumo di energia attraverso il movimento. Sono assolutamente da evitare le diete drastiche e sbilanciate, che non includono tutti gli alimenti. Se si è sottopeso consultare il medico e mantenere un giusto livello di attività, accompagnata da un’alimentazione varia ed equilibrata, consumando tutti i pasti agli orari abituali.
Cereali, legumi … ortaggi e frutta. Incrementare l’assunzione quotidiana di ortaggi, frutta fresca e legumi. Consumare regolarmente anche pane, pasta, riso e altri cereali, meglio se integrali, limitando grassi e oli.
Grassi di qualità … limitando la quantità. Condire preferibilmente con grassi di origine vegetale, soprattutto olio extravergine di oliva e oli di semi, a crudo, e sempre in quantità controllate. Non eccedere nel consumo di alimenti fritti, evitando di riutilizzare grassi e oli già cotti. Mangiare il pesce due o tre volte la settimana e, fra le carni, preferire quelle magre, eliminando l’eventuale grasso visibile. Non andrebbero consumate più di quattro uova alla settimana, distribuite nei vari giorni. Preferire il latte scremato o parzialmente scremato a quello intero e, per quanto riguarda i formaggi, scegliere quelli più magri oppure ridurne le porzioni. Abituarsi a controllare le etichette per conoscere il contenuto in grassi dei vari cibi.
Zuccheri, dolci … e bevande zuccherate, nel giusti limiti. Tra i dolci meglio scegliere i prodotti da forno della tradizione italiana, come biscotti, torte, ecc, che contengono meno grassi e zuccheri rispetto alle merendine pre-confezionate, Oltre ai prodotti con molto saccarosio, attenzione anche alla quota di zuccheri fornita da marmellate, miele, creme.
Lavarsi sempre i denti dopo il loro consumo.
Acqua …. in abbondanza. Assecondare sempre il senso di sete tentando anzi di anticiparlo, bevendo 1,5-2 litri di acqua al giorno: meglio bere frequentemente, piccole quantità a piccoli sorsi, soprattutto se l’acqua è fredda. Bambini e anziani, più esposti al rischio di disidratazione, dovrebbero bere frequentemente nell’arco della giornata, anche se non hanno sete. Durante l’attività fisica e in determinate condizioni patologiche (es. stati febbrili, diarrea) che determinano un aumento della perdita di acqua, reintegrare tempestivamente e in quantità adeguata l’acqua perduta. E’ sbagliato evitare di bere per il timore di sudare eccessivamente o di ingrassare: sudare è infatti indispensabile per regolare la temperatura corporea e l’acqua non fa ingrassare.
Sale … meglio poco. Preferire il sale arricchito con iodio (sale iodato). Cercare di ridurre progressivamente il sale che si aggiunge ai cibi. Abituarsi a salare progressivamente meno i cibi, tenendo in considerazione inoltre il sale contenuto in dadi, ketchup, salsa di soia, senape, ecc.

Per esaltare il sapore dei cibi preferire succo di limone, aceto, spezie ed erbe aromatiche. Durante l’attività sportiva moderata è sufficiente reintegrare i liquidi persi attraverso la sudorazione con la semplice acqua; in caso di sudorazione intensa possono essere utili bevande arricchite di sali minerali.
Alcolici con moderazione. Se si desidera bere alcolici, è preferibile assumerli durante o vicino ai pasti, in quantità controllata, prediligendo quelli a basso tenore alcolico, come birra e vino (1-2 bicchieri al giorno). Evitare l’assunzione di alcol durante l’infanzia, l’adolescenza, la gravidanza, l’allattamento e se ci si deve mettere alla guida di veicoli o se si deve operare su macchinari che richiedono attenzione.
Ridurre o eliminare l’assunzione di bevande alcoliche se si è obesi o in sovrappeso, ma anche se si presenta una familiarità per diabete, obesità, ipertrigliceridemia, ecc o se si stanno assumendo farmaci che potrebbero interagire.
In gravidanza … è bene evitare aumenti eccessivi di peso, facendo nel contempo attenzione a soddisfare gli aumentati fabbisogni nutritivi, in particolare di proteine, calcio, ferro e acido folico, integrando la dieta con prodotti specifici acquistabili in farmacia. Non assumere cibi crudi o poco cotti, e bevande alcoliche. Un’adeguata assunzione di acido folico, con gli alimenti o integratori, è consigliabile anche durante tutta l’età fertile della donna.
Durante l’allattamento…. le necessità nutritive sono addirittura superiori rispetto alla gravidanza. Un’alimentazione varia, ricca di vegetali freschi, pesce, latte è derivati aiuta a stare bene e a produrre un latte adatto alle esigenze del neonato. Evitare gli alimenti che possono conferire odori o sapori sgradevoli al latte. Assumere quantità moderate di alimenti che contengono sostanze eccitanti, come thé, caffè, cacao, coca cola. Evitare gli alcolici.
Bambini, ragazzi e adolescenti. Non saltare mai la prima colazione e suddividere opportunamente gli alimenti nel corso della giornata, aumentando l’assunzione di ortaggi e frutta. Non eccedere con dolci, bibite gassate e piatti dei fast food. Dedicare almeno un’ ora al giorno all’attività fisica e al movimento (camminare, giocare all’aperto, ecc.). Cercare di evitare schemi alimentari squilibrati e monotoni, solo perché di moda. Soprattutto per le ragazze, è impor-tante soddisfare i propri fabbisogni alimentari di ferro e di calcio. Non escludere dalla dieta cibi come carne o pesce, pane e pasta o latte e formaggi, così come impongono alcune “mode alimentari” attualmente molto seguite.
In menopausa … aumentare l’ attività motoria e curare di più l’alimentazione, senza eliminare indiscriminatamente alcun gruppo di alimenti a favore di altri. Non esagerare con latte e formaggi prediligendo comunque quelli magri e a basso contenuto di sale. Assumere frutta fresca e ortaggi in abbondanza; condire con olio extravergine di oliva. limitare o evitare condizioni quali sovrappeso o obesità, sedentarietà, stitichezza, fumo e abuso d’ alcol, che rappresentano importanti fattori di rischio per diverse malattie.
Anziani . Rendere la propria dieta varia e appetibile, evitando il più possibile i piatti freddi, precucinati e riscaldati, Scegliere gli alimenti in relazione allo stato di salute dell’apparato masticatorio e digerente: ad esempio tritare le carni, grattugiare la frutta, preferire le minestre, i purea ed i frullati. Evitare i pasti abbondanti, frazionando l’alimentazione in più occasioni durante la giornata. La prima colazione dovrebbe essere abbondante e comprendere latte o yogurt. Consumare spesso legumi, frutta e ortaggi freschi. Ridurre i grassi animali, scegliendo carni magre come pollo, coniglio, tacchino. Aumentare il consumo di pesce e ridurre quello di formaggi, di alcolici e del sale da. cucina.

Motivi per cui mangiamo oltre a nutrirci
La mia fortuna, o sfortuna dipende dai punti di vista, è che sono stato paziente di me stesso. Per anni (e purtroppo in parte ancora adesso), il cibo ha rivestito un ruolo psicologico fortissimo per me. Quando mi siedo a tavola dimentico chi sono e continuo a mangiare fino a che la pancia non mi scoppia. Ogni sera, pentito per aver esagerato, mi prometto di controllarmi dal giorno dopo, ma puntualmente ogni mattina (o pomeriggio a seconda di quando passa il gonfiore) me ne dimentico. In tutto questo c’è ben poco del fabbisogno fisiologico di nutrirmi. Per questo nel tempo mi sono analizzato e mi sono chiesto cosa mi portasse a mangiare.
1. Consolazione
Chi tornando a casa dopo una giornata storta al lavoro o con la ragazza non ha trovato nel frigorifero un amico fedele che non lo abbandona mai, sempre disposto ad aprirsi di fronte alle nostre richieste. Il cibo è una valvola di sfogo enorme nella nostra società. Milioni d’individui scaricano le loro angosce e frustrazioni, bagni nell’insulina lavano quasi tutti i dispiaceri, almeno finché la glicemia non cala, poi l’angoscia ritorna ed il ciclo riparte.

2. Noia
Provate a passare tutta la giornata a casa senza far niente. Vi ritroverete a spiluccare in continuazione; annoiati non saprete che fare se non mangiare. Spesso a cene noiose ho trovato compagnia in quello che degustavo. Quando non si sa cosa fare, mangiare, magari di fronte alla televisione, è sempre un bel passatempo, peccato solo che non sia proprio salutare.
3. Abitudine
La società ci inserisce fin da piccoli aH’interno di un ingranaggio a cui è quasi impossibile sottrarsi. Scuola, lavoro, le nostre abitudini sono scandite dal fatto che dobbiamo guadagnare per vivere. Ci svegliamo quando magari staremmo ancora a letto e mangiamo tra le pause in cui non lavoriamo.
Tre pasti al giorno: colazione, pranzo, cena, chi l’ha deciso? Gli uomini delle caverne avevano queste usanze o mangiavano quando avevano voglia o disponibilità? II senso di fame segue le nostre abitudini: provate ad abituarvi a non fare colazione e vi verrà soltanto a pranzo. Abituatevi a fare due spuntini tra i pasti e alle 11.00 avrete di nuovo fame. Andate in un convento e vi abituerete a cenare alle 18.00. Non c’è nessuna legge fisiologica che dice che dobbiamo mangiare tre volte al giorno, lo si fa solo per comodità.
Nello stesso modo ci si abitua alle porzioni. Lo stomaco si dilata o si restringe a seconda della quantità di cibo che abitualmente ingeriamo. Si è sazi grazie a diversi ormoni e fattori, uno di questi è la distensione delle pareti dello stomaco. Chi normalmente mangia tanto dovrà introdurre molto cibo prima d’essere soddisfatto. Ricordiamoci che alle porzioni ci si abitua.
4. Socializzare
11 cibo riveste una funzione sociale fortissima nel consolidare o creare nuovi legami. Mangiare e bere con gli amici è ancora più soddisfacente, lo quando ci sono gli altri mi abbuffo e bevo sempre di più. Le cene di lavoro sono la prova di come si cerchi di fare gruppo e di legare attraverso il cibo.
Ci sono studi che mostrano che più aumenta il numero di persone sedute a tavola più si tende a mangiare. Io, di sicuro, non mi faccio rubare il cibo dagli altri.
5. Dipendenza
Come mai siamo portati a ricercare quei cibi grassi o zuccherati tanto appetitosi piuttosto che un bel ravanello? Da una parte c’è un motivo recettoriale. Quando i recettori gustativi sono saturi abbiamo bisogno di sapori sempre più forti per avvertirli. Dall’altra si instaura una dipendenza, noi siamo drogati dal cibo senza saperlo.
Glutine e caseine sono due sostanze che rilasciano endorfine, così come la feniletilammina contenuta nel cacao. In generale tutto ciò che porta ad un aumento dell’insulina ha un effetto positivo sul sistema limbico, creando cosi un continuo feedback tra il nostro stato emotivo e quello che introduciamo. Molti cibi rilasciano sostanze psicoattive che stimolano la gratificazione creando così dipendenza.
6. Gola
Roberto Albanesi scrive: “per il dolce c’è sempre spazio Possiamo essere sazi, non avere fame ma quando c’è qualcosa che ci piace tirarci indietro è quasi impossibile. Tra le strategie dimagranti c’è quella d’introdurre i piatti in ordine di palatabilità. Dal meno gustoso al più buono. Sgarrare da pieni limita comunque le porzioni e l’introito calorico.

7. Curiosità
La curiosità per il cibo è tipica delle persone intelligenti. Quando si viaggia in paesi esotici e ci si trova di fronte a piatti mai assaggiati, la sazietà passa sempre in secondo piano. Il cervello ricerca esperienze gustative nuove per aumentare la sua mappatura sensoriale.
8. Riempire un vuoto
Chi dopo essere stato lasciato o licenziato non ha provato a colmare il vuoto con il cibo? E tipico degli uomini di mezza età, che appena smettono di trombare con le mogli si sfogano sul cibo. Meno si tromba e più si mangia. Lo stomaco pieno può forse sostituire un vuoto sentimentale?
9. Punirci
Odio e amore, alcune persone tendono a punirsi mangiando. Il loro fisico in sovrappeso li porta ad essere insoddisfatti. Quando mangiano sanno che si pentiranno, ma come un bambino che distrugge il giocattolo a cui è affezionato, per punirsi tendono ad eccedere a tavola.
10. Gratificazione
Questo è il motivo principale, già accennato nei punti precedenti, per cui non siamo tutti magri. Nella nostra esistenza siamo continuamente alla ricerca della gratificazione. Tutto quello che ci da piacere ci gratifica. Il cibo, senza impegno, a bassissimo costo, ci permette di premiarci.
Possiamo pensare alla dieta migliore del mondo, al rapporto tra carboidrati, proteine e grassi ottimale, ai particolari e alle finezze ma alla fine se questa dieta non ci appaga, la seguiremo per un lasso di tempo limitato, a meno che il miglior aspetto fisico non ci dia una gratificazione maggiore rispetto al mangiare.
Che Io desideriate oppure no, o siete magri e muscolosi di natura o per diventarlo dovrete lottare contro voi stessi. Noi scappiamo dal dolore e ricerchiamo il piacere. Per questo le diete falliscono nel tempo, perché per seguirle non basta un singolo atto eroico, ma la perseveranza e continue piccole rinunce quotidiane.

Perché molti atleti muscolosi sono grassi?
Continuamente veniamo bombardati dall’informazione che sostiene che aumentare il tessuto muscolare aiuti a dimagrire (vero). Ma allora perché molti atleti con masse muscolari importanti come i rugbisti, i powerlifìers, gli strongmen, ecc., rimangono grassi?
Qualcuno semplicemente risponderà perché mangiano più di quello che consumano. Questa è la causa principale, ma andiamo a scoprire tutte le ragioni.
Sappiamo già che il tessuto muscolare (oltre il set point) non aumenta il metabolismo se non di poche calorie non rilevanti; al contrario migliora la capacità recettoriale cellulare e l’antagonismo muscolo-adipocita, come abbiamo appena visto. Tuttavia non tutte le fibre muscolari sono uguali, quelle resistenti (rosse per l’alto contenuto di mioglobina) hanno un’alta capacità ossidativa (tanti mitocondri), quelle bianche al contrario funzionano bene col metabolismo anaerobico (pochi mitocondri).
Va ricordato che a riposo l’organismo umano funziona col sistema aerobico (tranne per quelle cellule prive degli organuli ossidativi) e questo vale anche per tutti i tipi di fibre. Le scorte lipidiche che si creano nelle fibre rosse (grassi intracellulari) non alterano la loro capacità di captare il glucosio; al contrario in quelle bianche (come avviene negli obesi o negli atleti di forza con bassa capacità ossidativa) creano insulino-resistenza.
L’accumulo di grasso può essere quindi sia fisiologico, come risposta ad una maggior richiesta ossidativa data dallo sport, sia “patologico “, come un eccesso cronico di trigliceridi ematici.
Se vi allenate coi pesi senza sviluppare una buona densità mitocondriale (grazie ad allenamenti su alte ripetizioni: >20) rischiate di diventare grossi, ma anche molto grassi (se non fate attenzione alla dieta).
La resistina è un’adipochina che interferisce con la sensibilità insulinica e la produzione di AMPK (fattori strettamente correlati). La sua azione si esplica a livello del fegato e delle cellule muscolari.
Atleti muscolosi ma grassi avranno miociti sguarniti di recettori GLUT-4 e alti livelli di resistina. Il tessuto muscolare rappresenterà così un debole vantaggio per la composizione corporea. Grassi intracellulari e resistina sono fattori determinanti per disattivare i recettori GLUT- 4.
Vi è anche un altro fattore. Allenamenti con sovraccarichi in cui la fase eccentrica causa molti danni, apportano nel breve periodo resistenza all’insulina. Il sarcolemma (membrana cellulare della fibra muscolare) danneggiato perde momentaneamente la capacità di captare adeguatamente il glucosio.
Per fortuna questo avviene con allenamenti estenuanti e pesanti. Al contrario una sessione coi sovraccarichi adeguata alla capacità di recupero sortisce l’effetto opposto. Per questo l’allenamento coi pesi viene in alcuni studi (la maggior parte) correlato con una miglior sensibilità insulinica, mentre in altri si evidenzia l’effetto opposto.
Per concludere, la morale della favola qual è?
1. Anche se vi allenate con i sovraccarichi non potete eccedere con le calorie.
2. Attività anaerobica e aerobica (intensa) devono alternarsi per migliorare tutti i metabolismi.
3. Il riposo e lo scarico aiutano il dimagrimento. Molti atleti alternano allenamenti intensi ad altri leggeri per aiutare il recupero attraverso uno scarico attivo. Si è visto che un’attività leggera aiuta a riprendersi prima rispetto allo stare completamente fermi.
4. Il carico di lavoro va modulato sulle capacità dell’organismo. Persone che si allenano quotidianamente in modo intenso si stupiscono di non dimagrire. In realtà, un’attività fisica quotidiana abbassa l’ormone tiroideo T3 e se lo stimolo è cronicamente eccessivo peggiora l’affinità cellulare dei recettori col glucosio. Se vi allenate per la forza o con sforzi anaerobici glicolitici quale carburante sarà più indicato? Se i grassi alimentari sono eccessivi (>30% delle calorie) peggiorano l’affinità col gluco mentre, al contrario, se sono limitati (15-25%) le fibre bianche migliorano la loro risposta ai glucidi.

Perché non dimagrisco
Una delle frustrazioni più grandi della società del benessere è quella di non capire perché, anche dopo tanti sforzi, si smette di dimagrire. Lo so ci sono cose peggiori, per esempio essere impotenti, ma se avete la fortuna di essere dei ciccioni impotenti questo paragrafo può fare per voi.
Perché ad un certo punto smettiamo di dimagrire? Perché ogni volta che perdiamo peso arriviamo a quel punto dove ci blocchiamo e non riusciamo a mettere in evidenza tutti i tasselli degli addominali. Cosa ci blocca?
Ovviamente non esiste una sola risposta a questa domanda. Tre sono i principali fattori.
1. Diete in cui il calo di peso è troppo rapido. In questo modo catabolizziamo anche la massa magra, diminuendo la capacità dell’organismo di dissipare le energie in eccesso in calore.
2. Diete con troppo pochi carboidrati a lento rilascio. I glucidi influenzano il metabolismo tenendolo alto. Zuccheri raffinati peggiorano la sensibilità insulinica, mentre carboidrati a lento rilascio (buon rapporto amilosio/amilopectina) la migliorano. Questo si traduce anche in una miglior salute mitocondriale ed in una maggior conversione degli ormoni tiroidei.
3. Diete ipocaloriche al momento sbagliato. Se ci mettiamo a regime ma il nostro metabolismo di base è già troppo basso, andiamo a peggiorare la situazione, andando incontro ad un crollo metabolico. Per questo prima di mettersi a dieta bisogna assicurarsi che il metabolismo si sia riattivato.

Questi punti li studieremo meglio andando avanti nel libro, in questo paragrafo prenderemo in considerazione la glicemia e gli ormoni che la influenzano.
Gli zuccheri nel sangue possono essere un parametro molto interessante per il nostro stato metabolico. La concentrazione basale (a digiuno) della glicemia può essere influenzata da molti fattori. Il più importante, in soggetti sani, è l’immissione degli zuccheri da parte del fegato, questi possono pervenire sia dalle scorte glucidiche (glicogeno epatico) sia da processi glucogenetici (glucosio derivato dal lattato, giicerolo ed aminoacidi).
Il fegato viene influenzato a rilasciare, a digiuno, il glucosio da diversi ormoni, il principale è il glucagone ma anche il cortisolo, come vedremo in seguito, svolge un ruolo chiave in questo processo.
Tutti gli ormoni iperglicemizzanti sono antagonisti all’insulina, in particolare una sovrapproduzione di GH e cortisolo nel tempo portano all’insulino-resistenza. Questo avviene perché i due ormoni disattivano l’affinità ed il trasporto dei recettori GLUT-4. Il cortisolo in particolare esplica questa funzione nelle cellule grasse viscerali e addominali.
Molte persone si ritrovano, per diversi motivi, con dei livelli glicemici non ottimali (vedi prossimo paragrafo), questo comporta una produzione basale d’insulina più elevata che blocca tutti i processi di lipolisi. Una strategia per sbloccare la situazione potrebbe essere quella di abbassare i carboidrati nella dieta, ma questa scelta può portare a un doppio esito.
Generalmente nei soggetti obesi ed in sovrappeso migliora la glicemia, stabilizzandola ed abbassandola. Nei soggetti magri con la pancetta invece può ulteriormente aumentarla. Questo avviene perché una dieta con meno carboidrati e più proteine generalmente alza il cortisolo.
Il corpo potenzia i processi di conversione degli aminoacidi in glucosio e per farlo aumenta anche i livelli di cortisolo. Siccome la risposta è sempre individuale, qualora si voglia adottare una strategia low carb conviene comprarsi un misuratore della glicemia e verificare come varia col nuovo regime alimentare. Lo strumento, per i non diabetici, costa un po’ ma permette di raccogliere dati interessanti.
L’ultimo tassello che aggiungiamo riguarda i soggetti stressati (chi non lo è oggi?). I livelli di cortisolo basali, in queste persone, sono già mediamente elevati e si correlano con un valore di glicemia più alto e la presenza di uno strato di grasso addominale.
Lo stress può essere dato da lavoro-famiglia-scuola, ma anche da allenamenti troppo frequenti- intensi, o da un sonno inadeguato e disturbato. Il corpo sottoposto allo stress continua ad autoprodursi zuccheri che immette nel sangue stimolando le cellule p del pancreas.
L’insulina e il cortisolo rimangono così sopra ai livelli basali contemporaneamente e si ostacolano a vicenda portando all’insulino-resistenza.
La dieta qui gioca un molo fondamentale in quanto, se troviamo il corretto apporto glucidico (non assumendo ne troppi, ne troppo pochi carboidrati), possiamo far prevalere l’insulina sul cortisolo.
Questo permetterà di inibire l’enzima 11HSD1 che rigenera il cortisolo dal cortisone all’interno del fegato e degli adipociti. In questo caso l’insulina si rivela un ottimo alleato, utile ad una miglior composizione corporea (ricordatevi sempre che l’insulina se stimolata adeguatamente aiuta a dimagrire e non fa ingrassare).
I livelli di cortisolo caleranno, portando di conseguenza anche la glicemia basale a scendere. Si crea così una casata di eventi positivi atti a migliorare la nostra salute. Nel capitolo finale vedremo come trovare i quantitativi idonei di glucidi che possono andare da un minimo di 2,5 g/kg ad un massimo di più di 7 g/kg.

Quando ingrassiamo?
Quando ingrassiamo? La risposta è semplice: quando mangiamo! Cerchiamo tuttavia di capire, in modo chiaro, come funziona il tutto, come gli adipociti, pasto dopo pasto si riempiano.
In questo contesto abbiamo diversi attori: i macronutrienti, le calorie, gli ormoni, le membrane piasmatiche, le scorte glucidiche e i mitocondri. Insomma la questione è lunga, ma in questo paragrafo faremo un breve ripasso di tutto quello che stimola la liposintesi.
L’insulina: perché fa ingrassare?
Tra tutti gli ormoni che svolgono un ruolo importante nella lipogenesi, l’insulina, in misura maggiore, è sul banco degli imputanti. Iniziamo dicendo che ogni volta che mangiamo viene prodotta, non solo a causa degli zuccheri (come abbiamo visto in precedenza).
Quando il cibo arriva nel tratto gastro-intestinale si attivano due incretine (GPL-1 e GIP) che stimolano l’insulina.. Gli zuccheri, attraverso la variazione della glicemia, hanno una particolare influenza sull’ormone. Ma se pensate di non stimolarla semplicemente non mangiandoli vi sbagliate!
Detto questo, come fa a farci ingrassare? Ora ci arriviamo.
I trigliceridi, essendo idrofobici, viaggiano nel sangue attraverso dei trasportatori (proteine piasmatiche). La lipoproteina lipasi (LPL) li idrolizza (libera) per farli entrare nella cellula.
Quando il glucagone è alto e l’insulina bassa si attiva l’isoenzima presente nelle cellule muscolari, quando i livelli ormonali si invertono sono gli adipociti a captare gli acidi grassi. Quindi l’insulina cambia la destinazione dei trigliceridi ematici, dal muscolo alle cellule grasse.
I trigliceridi imprigionati negli adipociti per essere bruciati o liberati nel flusso ematico devono essere scissi in acidi grassi. La lipasi ormone sensibile (HSL e MAGL) svolge questo compito.
Le catecolamine (adrenalina e noradrenalina) potenziano l’effetto lipolitico, ma quando l’insulina si alza blocca tutto. Pertanto svolge un ruolo antilipolitico, impedendo lo svuotamento degli adipociti.
Oltre a questo aumenta la pressione sanguigna e la vasocostrizione, limitando l’irrorazione delle zone dove alberga il grasso ostinato.

Quando il ciclo di Krebs è sovra-saturo (abbiamo troppa energia nei mitocondri), il citrato prodotto è trasportato nel citosol dove viene trasformato in acetil-CoA.
L’insulina attiva Vacetil-CoA carbossilasi, portando alla formazione di malonil-CoA precursore degli acidi grassi a lunga catena e di altri lipidi come il colesterolo. La presenza di malonil-CoA blocca anche il complesso camitina dipendente impedendo agli acidi grassi di entrare nel mitocondrio e bloccando così la beta-ossidazione.
Tradotto: un eccesso di insulina fa ingrassare.
Per finire, specifichiamo che l’insulina esplica la sua funzione antilipolitica con livelli molto più bassi rispetto a quelli ipoglicemizzanti. Questo vuol dire che se nel sangue, anche a digiuno, troviamo alti livelli di zuccheri (magari a causa del cortisolo elevato), dimagrire diventa difficile, indipendentemente da quello che mangiamo.
Le variazioni ematiche
Per comprendere a fondo la questione, analizziamo cosa succede dopo un pasto classico in cui si introducono 500 – 700 kcal, formato per il 55% da carboidrati, 30% da grassi e 15% da proteine.
L’insulina si alza di dieci volte rispetto al suo livello basale, passa da 50 – 60 a 500 – 600 mmol/L. I livelli rimangono stabili per un’ora, poi iniziano a scendere rapidamente fino a 2 ore successive il pasto, per poi tornare ai livelli basali solo dopo 5-6 ore.
Il glucagone scende e si rialzerà dopo 3-4 ore.
La glicemia passa da 80 – 110 a 120 – 140 mg/dl. Avrà il suo picco 30 – 60′ dopo il pasto e tornerà, nei soggetti sani, nel suo range dopo 2 ore, seguendo l’andamento dell’insulina.
L’acido lattico aumenta di 2,5 volte, segno che la glicolisi aerobica non riesce a degradare tutto il glucosio.
I trigliceridi nel sangue si abbassano e torneranno a salire un’ora dopo il pasto, tornando a valori basali solo dopo 7-8 ore. Ma dove finiscono intanto questi trigliceridi?
L’adipocita
La cellula grassa è quasi sempre ghiotta di nuovi trigliceridi, soprattutto se non ne è satura. Quindi per riempirsi ha due strade.
Può produrre da sola nuovi acidi grassi dal glucosio captato. L’ingresso dello zucchero nell’adipocita non è così facile, infatti il glucosio viene prima indirizzato verso altri 4 tessuti (ricordiamoci che tutti i monosaccaridi che non sono glucosio finiscono prima nel fegato, dove vengono convertiti).
I tessuti glucosio dipendenti-preferenziali sono: cervello, sistema nervoso, globuli rossi e bianchi, testicoli, retina, midollare del surrene. Possono usare solo il glucosio o lo preferiscono ad altre fonti energetiche. Questi tessuti hanno un fabbisogno più o meno costante nel corso delle 24h e vengono influenzati in maniera meno rilevante dai pasti o dall’attività fisica. Pertanto non li prenderemo in considerazione. Il loro fabbisogno in una persona sedentaria è mediamente di 180 g di glucosio al giorno come abbiamo già visto.
II fegato è il primo organo a venire a contatto con il glucosio. I suoi recettori di membrana GLUT-2 gli permettono di captarlo anche in assenza di insulina. Quello epatico è inoltre anche il tessuto col maggior numero di recettori per questo ormone (per ogni epatocita 17.000 contro 10.000 dell’adipocita).
La prima ondata di zucchero se la prende lui, il resto se lo contendono gli altri tessuti. Purtroppo anche il fegato contribuisce a formare acidi grassi ex novo, quindi non è detto che ingrassiamo solo a livello degli adipociti.
Il miocita (la cellula muscolare) riesce a captare il glucosio anche a digiuno (GLUT-1), tuttavia, per aumentare il suo up-take ha bisogno dell’insulina che porti in superficie i GLUT-4.

Più il tessuto muscolare è ipertrofico, più ha recettori, inoltre, più è allenato a sforzi glicolitici (aerobici ed anerobici) e più scorte di glicogeno riesce ad accumulare. Quando queste diminuiscono, il muscolo assorbe ancora zuccheri per gradiente di concentrazione.
Una volta nutriti i tessuti glucosio dipendenti-preferenziali (fegato e muscoli), rimangono solo gli adipociti, cellule sempre disponibili a captare il glucosio in eccesso. Come i miociti, utilizzano i GLUT-4 e anche loro hanno bisogno dell’insulina per farlo entrare. Una volta che il glucosio penetra nell’adipocita la glicolisi lo trasformerà o in energia, o in grasso, o in altri prodotti del metabolismo.
Perché il glucosio porti a processi di liposintesi i mitocondri devono essere saturi di ATP. Il ciclo di Krebs deve essere rallentato così che la sovrabbondanza di citrato si riversi nel citoplasma per dar via alla liposintesi.
Normalmente, poiché questo avvenga, dobbiamo mangiare veramente molti carboidrati (oltre 600-700 g), altrimenti il corpo trasformerà l’eccesso energetico in calore piuttosto che convertirlo in acetil-CoA. Questo processo fisiologico tuttavia non avviene correttamente se siamo insulino resistenti.
In soggetti sani soltanto il 10% del grasso di deposito viene dalla glicolisi. Ma allora, il restante 90% da dove arriva?
Quando ingrassiamo
Ingrassiamo quando mangiamo, ma sono i grassi ematici e quelli assunti col cibo che, per il 90% .finiscono con l’ingrossare gli adipociti.
Quando l’insulina è alta i trigliceridi hanno una sola destinazione: il tessuto grasso. Così la nostra abitudine di mangiare un bel piatto di pasta e un secondo ricco, ci porta inevitabilmente ad ingrassare.
Sono i trigliceridi i colpevoli, ma la maggior parte delle volte gli zuccheri fanno da complici. L’alta glicemia di per se non fa ingrassare, ma costituisce il principale fattore che veicola nell’adipocita tutti i grassi presenti, sia quelli introdotti col pasto, sia quelli già presenti nel sangue.
In nutrizione le soluzioni a questo problema sono principalmente sei. Ora le vediamo brevemente e successivamente le approfondiremo.
S Mangiare poco di tutto. Quello che tutti consigliano ma che è difficile da realizzare, principalmente perché il cibo serve non solo per nutrirci ma anche per gratificarci. Per di più, in quanti possono permettersi di resistere nel tempo alla fame?
S Mangiare tanti carboidrati e pochi grassi. In questo modo anche se l’insulina sale l’eccesso glucidico si ossida e i pochi grassi non si accumulano. Funziona se siete dei buoni ossidatori (ve ne accorgete dagli ottimi esami ematici) e non avete resistenza all’insulina.
S Mangiare tanti grassi e pochi carboidrati. Con quest’altra soluzione i trigliceridi ematici non trovando l’insulina alta vengono bruciati dal muscolo e non si depositano negli adipociti. Funziona nel breve-medio termine, poi crea insulino-resistenza al pari di mangiare tanti carboidrati raffinati.
S Nutrirsi di tutto (40-30-30%) ma suddividendo l’introito calorico in tanti piccoli pasti. Così facendo l’insulina rimane sotto controllo.
S Mangiare molto ma condensando tutto in 1-2 pasti. E il principio delle diete del digiuno intermittente, perderemo peso 18 ore al giorno ed ingrasseremo per le restanti 6. Il bilancio sarà comunque a favore del dimagrimento.
Mangiare in un pasto principalmente o grassi o carboidrati, la vecchia dieta dissociata.

Tutte queste soluzioni funzionano. Sfidiamo chiunque a trovare qualcuno che con uno di questi metodi non ha ottenuto risultati. L’individualità biochimica e i gusti personali ci fanno optare per una soluzione o per l’altra, ma tutte queste differenti strategie rispondono allo stesso problema.
La verità è semplicemente che noi ci muoviamo troppo poco per quello che mangiamo, che i nostri muscoli non sono abbastanza ipertrofici (andando così a limitare i recettori di membrana e le scorte glucidiche), che i nostri mitocondri non sono sufficientemente grandi e numerosi (riducendo cosi le fornaci per l’ossidazione lipidica) e che i nostri livelli ematici non sono ottimali (fornendo in continuazione zuccheri e trigliceridi per la liposintesi).
Questo è il motivo per cui ingrassiamo, perché semplicemente abbiamo un eccesso energetico. Ogni dieta vi vende una soluzione, ma per fortuna la biochimica di base rimane sempre e per tutti la stessa.
Ingrassiamo ex novo
Ribadiamo in questo paragrafo il concetto sulla liposintensi appena visto nel precedente. Normalmente si pensa che ingrassiamo quando si formano nuovi acidi grassi nel nostro organismo. L’immagine più comune è quella dell’eccesso di zuccheri che si converte in trigliceridi.
Questa visione in realtà è molto limitata, la trasformazione del glucosio in acidi grassi è un evento raro e che contribuisce ai nostri depositi mediamente per un 10%. Cerchiamo di capire perché.
Quando introduciamo zuccheri questi devono essere metabolizzati, tutti i passaggi che portano dal pane mangiato alla formazione di ATP vedono un 60% delle energie dissipate in calore. , Tradotto, su 100 kcal ne rimangono disponibili solo 40 kcal.
Questa è la riserva, il cuscinetto, che l’organismo si crea, quello che comunemente si definisce metabolismo alto. Meno glucidi mangiamo, più siamo sedentari e introduciamo grassi e più perdiamo la capacità di dissipare le energie in calore.
Di questo 40% di chilocalorie rimaste, l’organismo ne consuma un ulteriore 24% (1/4) per trasformare gli zuccheri in acidi grassi (mentre utilizza solo un 5% per convertirli in glicogeno). Alla luce di questi dati capiamo che, partendo da un fabbisogno glucidico di base di 2,2 -2,3 g/kg- 180-220 g e aggiungendo un buon quantitativo glucidico consumato con l’allenamento, possiamo concludere che il corpo è in grado di sopportare anche alti quantitativi di zuccheri (4-7 g/kg) senza ingrassare.
Ma allora perché chi mangia pane, pasta, pizza è mediamente grasso? Perché non si muove abbastanza con sforzi glicolitici e perché non ha più una buona affinità col glucosio.
La capacità metabolica va allenata. Mediamente chi si mette a dieta assume meno calorie (e fin qui potrebbe anche andare bene) e introduce meno carboidrati. Facilmente erode contemporaneamente sia la massa magra sia la capacità metabolica e i mitocondri diventano meno capaci di dissipare le energie.
Ma allora sono i grassi a farci ingrassare? Comunemente si. Mentre per creare acidi grassi da altri substrati il corpo spreca molte energie, per depositare quelli introdotti con la dieta consuma solo il 3 – 4%.
Sentiamo di già le obiezioni (corrette) delle persone che dicono: “ma io con la low carb sono I dimagrito”. E vero, il motivo sta nel capire dove il corpo rilascia i grassi. Se l’insulina è tenuta sotto controllo, il tessuto principalmente preposto alla captazione dei trigliceridi è quello j muscolare.
Qui gli acidi grassi verranno ossidati in energia e quindi non ingrasseremo. Per questo molte diete puntano sulla calma insulinica, perché vogliono indirizzare le calorie sui muscoli e non sugli adipociti.

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