Dieta vegetariana salutare per chi soffre di diabete

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Moltissime sono le ricerche che hanno messo in risalto molti benefici per i quali la dieta vegetariana fa bene la nostra salute (sette porzioni al di allungano la vita e riducono del 20% il pericolo di ictus) purtroppo fino adesso questo regime alimentare non è mai stato approfondito per quanto riguarda il diabete.

Negli ultimi giorni immediatamente dopo una grande ricerca scientifica tutta americana, divulgata nel corso del congresso dell’American Diabetes Association, è stato constatato come seguire una dieta vegetariana Protti benefici innumerevoli anche per coloro che soffrono di diabete di tipo due. Lo studio si è sviluppato attraverso 74 persone malate, le stesse suddivise in due gruppi di diversi.

Dieta vegetariana migliore per diabetici e perdere peso DIETA VEGETARIANA OK!

Dieta vegetariana ideale per diabetici e per perdere peso: le strategie sgonfia-grasso e le rivelazioni sulle proprietà uniche di una dieta che fa dimagrire più di altre diete classiche. Non ci credete? Vi raccontiamo le ‘doti’ che contraddistinguono la dieta vegetariana.

Dieta vegetariana migliore per diabetici e perdere peso DIETA VEGETARIANA OK! – La scoperta sul diabete

Dieta vegetariana è la migliore per i diabetici e per perdere peso? Andiamo con ordine. Intanto parliamo del diabete. La dieta vegetariana è difatti protagonista di una ricerca scientifica americana, presentata nel corso del congresso dell’American Diabetes Association e pubblicato sulla rivista Journal of American College of Nutrition.

Dieta vegetariana migliore per diabetici e perdere peso DIETA VEGETARIANA OK! – Lo studio

La dieta vegetariana, secondo i ricercatori americani, ha grandi benefici nello stile di vita dei pazienti diabetici. Cosa non da poco visto che il diabete è una delle malattie più diffuse nel mondo e in Italiana l 2016, ci sono 3,4 milioni di ammalati.

Dieta vegetariana migliore per diabetici e perdere peso DIETA VEGETARIANA OK! – Ecco perchè fa bene

Lo studio americano su dieta vegetariana e diabetici è stato fatto su di 74 persone, tutte ovviamente con diabete di tipo 2, ossia la forma più diffusa della malattia.

Dieta vegetariana migliore per diabetici e perdere peso DIETA VEGETARIANA OK! – I risultati dello studio

I pazienti diabetici, uomini e donne, soggetti di questo studio legato ai benefici della dieta vegetariana erano suddivisi in due gruppi: da una parte che dovevano seguire i principi della dieta vegetariana, dall’altra coloro che hanno seguito una dieta onnivora. Dieta diversa, ma  stesse calorie assunte da tutte le 74 persone. A parità di calorie, i diabetici che hanno mangiato seguendo la dieta vegetariana hanno avuto maggiori benefici. E i diabetici vegetariani hanno perso circa il doppio del peso perso rispetto agli altri diabetici.

Non è la prima volta che la scienza mette in dubbio i benefici dell’alimentazione “green”, che secondo uno studio dell’Università di Oxford non porterebbe a un aumento delle longevità, come molti sostengono, considerando questa dieta un vero e proprio elisir di lunga vita.

I pazienti diabetici, uomini e donne, soggetti di questo studio legato ai benefici della dieta vegetariana erano suddivisi in due gruppi: da una parte che dovevano seguire i principi della dieta vegetariana, dall’altra coloro che hanno seguito una dieta onnivora. Dieta diversa, ma  stesse calorie assunte da tutte le 74 persone. A parità di calorie, i diabetici che hanno mangiato seguendo la dieta vegetariana hanno avuto maggiori benefici. E i diabetici vegetariani hanno perso circa il doppio del peso perso rispetto agli altri diabetici.

Il latto-ovo vegetarianesimo
Come dice il nome stesso, chi adotta questo tipo di dieta evita la carne e i suoi derivati, il pesce, i molluschi e i crostacei, ma ammette il consumo di latte, formaggi, uova e ovviamente vegetali (comprese le alghe, che contengono alcuni degli elementi utili dei pesci). Tra i vantaggi, il fatto che si tratta di una dieta equilibrata (purché, ovviamente, non si mangino uova e formaggi tutti i giorni, ma si badi bene a sostituire in parte le proteine della carne con quelle di origine vegetale, contenute nei legumi). Chi la segue, raramente va incontro a carenze nutrizionali. Certo, rinunciare ai benefici del pesce, sia nell’ambito della prevenzione dei tumori sia in quello cardiovascolare, è un peccato.
Tra gli svantaggi, come si diceva, il rischio di eccedere nell’apporto di grassi animali, con possibili danni all’apparato cardiovascolare, obesità e diabete.

Il latto-vegetarianesmo
In questo caso vengono esclusi, oltre alla carne, al pesce e ai loro derivati, anche le uova (considerate alla stregua di animali “in potenza”). Sono ammessi, invece, il latte e i formaggi. L’eliminazione delle uova può non essere un problema se si compensa bene con l’apporto di proteine di origine vegetale (legumi) e non col solo formaggio, e se si tiene d’occhio il livello della vitamina B12, eventualmente compensando le carenze con un integratore. Se, però, si eccede con i latticini, si assumono troppi grassi con grave rischio per la salute.
■ Il veganismo
La cucina vegan non è bilanciata: esclude qualsiasi prodotto di origine animale, compresi uova e latte, e permette solo alimenti vegetali (tra cui, ovviamente, le alghe). I vantaggi sono scarsi e legati al diminuito rischio di cancro, obesità e malattie cardiovascolari, tutti risultati che si possono ottenere anche con una dieta bilanciata. Viceversa si possono verificare gravi deficienze di vitamina B12 e di ferro. La carenza di vitamina B12 può dar luogo a malattie del sistema nervoso e predispone all’Alzheimer, mentre la carenza di ferro provoca anemia. Gli integratori, a cui è necessario ricorrere in questi casi, non sono efficaci come le sostanze naturali assunte attraverso i cibi.
■ La macrobiotica
È in realtà un modello alimentare inventato agli inizi del Novecento dal giapponese George Oshawa sulla base della filosofia zen. Divide infatti gli alimenti secondo i principi orientali dello yin e dello yang e, pur bandendo dalla tavola i cibi di origine animale e favorendo cotture particolarmente salubri, non si basa su alcun principio scientifico.
Inoltre espone, come il veganesimo, a carenze e squilibri. Per chi vuole attenersi a ciò che è scientificamente dimostrato, è utile affidarsi alle valutazioni di un nutrizionista che selezioni alcune pratiche alimentari di dimostrato valore preventivo.

Crudismo e fruttismo
Si tratta di forme estreme di vegetarianesimo, basate sul consumo di soli alimenti vegetali crudi (e, nel caso del fruttismo, di sola frutta). Sono diete assolutamente sbilanciate, prive di qualsiasi base salutistica scientifica.

Che cosa contengono di così prezioso i vegetali? Vediamolo insieme.
■ Gli antiossidanti
Poiché il cancro è una malattia provocata dalla comparsa di mutazioni a carico del DNA, tutte le sostanze in grado di interferire con la molecola della vita sono potenzialmente pericolose per la sua stabilità. Tra queste vi sono i cosiddetti radicali liberi dell’ossigeno, prodotti dal metabolismo e contrastati dalle sostanze antiossidanti. I vegetali sono particolarmente ricchi di sostanze antiossidanti, alcune delle quali sono anche vitamine (cioè sostanze che l’organismo non è in grado di produrre autonomamente ma che deve assumere con la dieta).
Il betacarotene, precursore della vitamina A, e il licopene (contenuti rispettivamente nei vegetali arancioni e nei pomodori) sono potenti antiossidanti, così come le vitamine C ed E.
Si potrebbe quindi ipotizzare che anche l’assunzione di un integratore di antiossidanti e vitamine abbia lo stesso effetto protettivo di una dieta ricca di vegetali, ma le ricerche hanno dimostrato che così non è. In realtà i vegetali sono una miscela non replicabile di sostanze, ognuna delle quali aiuta le funzioni dell’altra.
■ Le fibre
Per fibre si intendono le sostanze non digeribili contenute nei vegetali, in primo luogo la cellulosa. Una volta giunte nell’intestino, le fibre facilitano il transito, interagiscono con i numerosi microrganismi che popolano il nostro sistema digerente, favorendo la proliferazione di quelli più utili, e regolano l’assorbimento delle altre sostanze nutritive.
Numerosi studi hanno dimostrato che una dieta ricca di fibre vegetali ha un effetto preventivo sul cancro del colon ma anche su quello del seno. Nel primo caso è probabile che la ragione sia proprio nella capacità delle fibre di regolare il microambiente intestinale, mentre nel caso del seno c’è chi ha ipotizzato un meccanismo mediato dalla produzione di insulina e ormoni.

La motivazione etica. La maggior parte dei vegetariani afferma di aver rinunciato alla carne perché ritiene che non sia etico uccidere gli animali per cibarsene. In generale, queste persone prestano molta attenzione anche al modo con cui vengono prodotti i derivati animali (come le uova o il latte), preferendo fonti che garantiscono un trattamento equo negli allevamenti. Spesso rinunciano anche alle scarpe e agli accessori in cuoio.
La motivazione salutistica. Molte persone abbracciano la dieta vegetariana nella convinzione che si tratti del modo più sano di mangiare. Non sempre fanno la loro scelta sulla base di dati scientificamente validi, ma si tratta in ogni caso di individui dai comportamenti particolarmente virtuosi in termini di salute, seppure spesso scettici nei confronti della medicina scientifica. Il rischio, in questi casi, è di non dare abbastanza peso al parere dei medici in caso di carenze.
La motivazione ambientalista. È l’ultima arrivata, ma pare anche una delle più fondate. Produrre carne ha infatti un impatto ambientale importante, sia in termini di emissione di gas serra sia in termini di consumo di cereali. Per nutrire gli animali da carne, infatti, si utilizza il 35 per cento dell’intera produzione mondiale di cereali (i dati sono quelli della FAO, l’Organizzazione per il cibo e l’agricoltura dell’ONU).

La dieta vegetariana può rispondere al fabbisogno di un adulto sano (per le condizioni particolari come l’infanzia, la gravidanza, l’età avanzata e la malattia, invece, è importante affidarsi a un medico o a un nutrizionista). Il segreto sta nel consumare una gran varietà di cibi, nella quantità giusta. Vi sono tuttavia alcuni componenti della dieta ai quali è necessario fare particolare attenzione.
Vediamo quali sono, con l’aiuto delle indicazioni fornite dal ministero per l’Agricoltura degli Stati Uniti d’America, che ha prodotto una guida alimentare per i vegetariani (molto diffusi negli USA) e dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione del mini stero italiano per le Politiche ambientali, agri cole e forestali (INRAN).

Le proteine
Le proteine costituiscono tutti i tessuti del corpo, in primo luogo i muscoli. Inoltre partecipano alla formazione degli ormoni e degli enzimi e forniscono energia, esattamente come i grassi e gli zuccheri. È quindi facile intuire come una carenza di proteine possa essere pericolosa per l’organismo, che tuttavia è capace di costruirle a partire dagli aminoacidi, i mattoncini di cui le proteine stesse sono costituite. Un eccesso di proteine è però nocivo tanto quanto una carenza, poiché vengono riconvertite in grasso dai processi metabolici dell’organismo, con una sovrapproduzione di scorie azotate che mettono a dura prova il funzionamento dei reni. Un’indagine svolta dall’INRAN ha dimostrato che l’introito medio di proteine degli italiani è pari al 161 per cento di quello raccomandato (più di una volta e mezzo) per via di un eccessivo consumo di carne, che spesso viene messa in tavola anche due volte al giorno (contro le 3-4 volte alla settimana raccomandate dalle tabelle dell’INRAN e le 2-3 volte raccomandate dalle linee guida dell’American Cancer Society per la prevenzione dei tumori).
Esistono anche proteine di origine vegetale. Ne sono ricchi soprattutto i legumi e i cereali. La dose giornaliera raccomandata è di 1-1,5 grammi di proteine per chilo di peso corporeo (per un totale che non deve superare il 15 per cento di tutti i nutrienti quotidiani).
Fonti importanti di proteine per i vegetariani sono anche le noci, le nocciole e, soprattutto, la soia e i suoi derivati, così come i latticini e le uova.
■ Il ferro
Il ferro è un micronutriente fondamentale per il trasporto dell’ossigeno ai tessuti: è contenuto nell’emoglobina, il pigmento dei globuli rossi. Una sua carenza determina sintomi quali stanchezza, pallore, fragilità dei tessuti a rapido ricambio come capelli e unghie. Il ferro contenuto nei prodotti di origine animale è più facilmente assorbibile e metabolizzabile dall’organismo.
Non per questo un vegetariano rischia una carenza: pur essendo meno facilmente assorbibile, il ferro di origine vegetale è presente nei legumi, nei piselli, nelle lenticchie e nella melassa (uno sciroppo zuccherino derivato da una particolare lavorazione della canna da zucchero). Anche alcuni frutti secchi (albicocche, prugne e uvetta) possono fungere da fonte di ferro.
■ Il calcio
È un elemento fondamentale per il funzionamento delle cellule, per il consolidamento delle ossa e dei denti. Le fonti vegetali di calcio sono principalmente i prodotti derivati dalla soia (tofu, latte di soia) e alcuni vegetali a foglia verde (cime di rapa, verze scure). La fonte principale di calcio per i vegetariani rimane comunque il latte con i suoi derivati (yogurt e formaggi).

Lo zinco
Lo zinco è un micronutriente necessario a molte reazioni biochimiche. Inoltre, è coinvolto nel corretto funzionamento del sistema immunitario. Le fonti vegetali di zinco sono i fagioli, i germogli di grano e i semi di zucca. An che i latticini sono ricchi di zinco.
La vitamina B12
Questa vitamina è essenziale per il funzionamento dell’organismo, in particolare del sistema nervoso e del fegato. Si trova principalmente in alimenti di origine animale, ma è possibile assorbirla anche attraverso i vegetali, soprattutto la soia. In alcuni casi, è possibile aumentare gli apporti di vitamina B12 attraverso il consumo di lievito di birra in pastiglie e, nel caso di una dieta vegana, anche con supplementi vitaminici. Chi continua a cibarsi di latte e uova non dovrebbe però aver bisogno di alcuna integrazione.
Gli acidi grassi omega-3
I vegetariani che non si cibano di pesce hanno bisogno di introdurre in altro modo gli acidi grassi omega-3, che hanno effetti benefici sia sulla prevenzione dei tumori sia su quella cardiova scolare. La fonte migliore di acidi grassi di origine vegetale sono le noci e i semi (e anche l’avocado e l’olio d’oliva).

Per garantire un’alimentazione corretta, la dieta vegetariana deve seguire alcune precise indicazioni.
Cereali: sono la base dell’alimentazione. Se ne devono consumare almeno sei porzioni al giorno (una porzione è pari a una fetta di pane, 30 grammi di cereali per la colazione o mezza tazza di grano od orzo cotto).
Legumi o altre fonti di proteine: ogni giorno sono necessarie cinque porzioni di cibi ricchi di proteine (da scegliere tra, per esempio, mezza tazza di piselli, lenticchie o fave cotte, mezza tazza di tofu o di noci, 100 grammi di formaggio fresco o 50 grammi di formaggio stagionato, un uovo). Meglio privilegiare i legumi rispetto a latticini e uova, per non eccedere nei grassi.
Vegetali: sono necessarie quattro porzioni di vegetali al giorno (una porzione è pari a mezza tazza di verdure cotte o una tazza di verdure crude, oppure mezzo bicchiere di centrifugato di verdure).
Frutta: si consigliano due porzioni di frutta al giorno, pari a un frutto intero, mezza tazza di frutta cotta, un quarto di tazza di frutta secca, mezzo bicchiere di centrifugato di frutta o spremuta di agrumi (senza aggiunta di zuccheri).
Grassi: si considera utile l’introduzione nella dieta di tre porzioni di grassi al giorno, pari a un cucchiaio pieno di olio d’oliva, oppure a un quarto di avocado.

Carne, vegetali
e cancro
vNel mese di agosto del 2009 la rivista American Journal of Clinica! Nutrition ha pubblicato alcune conclusioni del progetto EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), un grande studio epidemiologico a cui ha contribuito anche AIRC. È la più vasta indagine svolta su una popolazione, per conoscere le relazioni tra dieta e salute. Coordinato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), appartenente all’OMS (Organizzazione mondiale per la sanità), lo studio include 520 mila persone provenienti da 10 Paesi europei (Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, ^ Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito).
Lo scopo dello studio EPIC è quello di investigare i rapporti tra dieta, fattori ambientali e stili di vita, con l’incidenza di cancro e di altre malattie croniche.
In particolare, un’analisi recente ha mostrato che non c’è una relazione diretta tra quantità di carne, uova o latticini consumati e il rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne). I dati si riferiscono a oltre 320 mila donne di diversi Paesi europei. Solo la carne lavorata (insaccati, carne in scatola) sembra accrescere il rischio delle donne di ammalarsi di carcinoma mammario.

■ Valutazioni complesse
Gli esperti ricordano quanto sia complesso dare una valutazione certa sui dati che emergono da queste indagini epidemiologiche, dal momento che le persone vengono interrogate su abitudini di vita che si sviluppano lungo l’arco di molti decenni.
Quel che è certo, dicono gli autori, è che non siamo liberi di mangiare ciò che vogliamo e nella quantità che vogliamo, perché ci sono ricerche che dimostrano i benefici di una dieta ricca di vegetali, oltre ai danni derivanti da un consumo eccessivo di proteine di origine animale. E poiché il cancro è una malattia che dipende da molti fattori, non basta intervenire su un singolo elemento per modificarne in modo sostanziale il rischio a livello individuale, ma bisogna agire su tutte le abitudini sbagliate della persona. Un altro studio, effettuato da ricercatori dell’Istituto Karolinska di Stoccolma, ha valutato la relazione tra la quantità di acido linoleico coniugato (un elemento presente nei formaggi e nella carne di manzo) e lo sviluppo di tumore al seno. Gli studiosi non hanno notato alcun effetto benefico di questa sostanza (benché questa fosse l’ipotesi di partenza), ma nemmeno un effetto negativo.
■ Amiche fibre
Un aumentato apporto di fibre (tipico di chi si nutre con abbondanti quantità di vegetali) è un fattore protettivo sia nei confronti del cancro del colon sia di quello del seno (specie prima della menopausa, ma in parte anche dopo l’arresto del ciclo ormonale), come dimostra anche un recentissimo studio condotto dai National Institutes of Health statunitensi.
A complicare ulteriormente le valutazioni sui rapporti tra dieta e cancro, ci sono gli studi su popolazioni strettamente vegetariane che mostrano come il rischio di ammalarsi di cancro diminuisca, a seconda delle ricerche effettuate, dal 10 al 25 cento. L’ultima, in ordine di tempo, è stata condotta da epidemiologi dell’Università di Oxford su vegetariani britannici. Anche in questo caso si tratta di un’analisi di dati provenienti dal grande studio EPIC.
I vegetariani vedrebbero ridursi del 12 per cento il rischio di ammalarsi di tumore in generale, ma nel caso delle leucemie, del cancro dello stomaco e della vescica si notano riduzioni che arrivano addirittura al 45 per cento. Il notevole numero di soggetti esaminati (oltre 60 mila) dà notevole peso ai dati ottenuti.

I benefici del pesce
C’è però un altro dato interessante: il gruppo che ha mostrato il maggior guadagno in generale (18 per cento di riduzione nell’incidenza di tutti i tipi di tumore) è quello di coloro che non mangiano carne ma mangiano pesce, a riprova del fatto che nel pesce vi sono sostanze importanti per la prevenzione dei tumori, in particolare gli acidi grassi omega-3.
Gli esperti invitano però a considerare anche altri elementi: chi sceglie la dieta vegetariana o decide di eliminare la carne a favore del pesce appartiene di solito a categorie sociali medio-alte, piuttosto colte e molto attente all’igiene e alla salute. È possibile, quindi, che i buoni risultati generali non siano da attribuire esclusivamente alla dieta vegetariana, bensì a stili di vita più salubri in generale, in particolare per quanto riguarda il fumo e l’esercizio fisico.
Nel caso di tumori in cui la componente genetica o familiare ha una grossa importanza, le ricadute della dieta vegetariana, in termini di prevenzione, sarebbero meno evidenti di primo acchito, ma potrebbero sommarsi ad altre iniziative di protezione dalla malattia, come gli screening per la diagnosi precoce.

I risultati delle Ricerche sui Vegetariani sono stati pubblicati e sono disponibili nella Letteratura medico-scientifica internazionale. I dati relativi agli Studi epidemiologici sui Vegetariani dei Paesi Occidentali, condotti negli ultimi 40 anni, hanno documentato un ridotto rischio di malattie croniche, un aumento della longevità, ridotti valori di Peso Corporeo e Pressione Arteriosa, ed un miglior Stato generale di Salute.Gli individui che consumano elevate quantità di cibi vegetali evidenziano un rischio ridotto per molte malattie croniche, mentre gli individui che consumano elevate quantità di carne e Grassi animali presentano un rischio aumentato.

Sulla base di tali acquisizioni, condotte da Studiosi di tutto il mondo, le principali Società Scientifiche internazionali per la prevenzione dei Tumori e dell’Arteriosclerosi hanno prodotto delle Linee Guida per un sano Stile di Vita, atto a ridurre il rischio di queste malattie. L’alimentazione ideale per la prevenzione di queste malattie risulta ricca di Fibre, povera di Grassi (specialmente animali), con abbondanti porzioni di frutta e verdura. E’ facile riconoscere le caratteristiche della Dieta Vegetariana.

L’ADA (American Dietetic Association) dal 1987 ha emanato la propria Posizione Ufficiale sulle Diete Vegetariane, in cui dichiara che le Diete Vegetariane correttamente bilanciate sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e comportano benefici per la Salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Tale Posizione viene periodicamente aggiornata.

L’ADA sancisce inoltre che le Diete Vegetariane e Vegane ben bilanciate sono adatte a tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusi gravidanza e allattamento, e che soddisfano le esigenze nutrizionali di neonati, bambini e adolescenti, garantendo una crescita normale.
Vediamo in dettaglio i principali Nutrienti.

Se l’assunzione di cibi vegetali è variata e congrua con il fabbisogno energetico individuale, le Proteine vegetali sono in grado di soddisfare il fabbisogno proteico giornaliero, fornendo da sole quantità adeguate di aminoacidi essenziali. Nell’alimentazione a base di cibi vegetali non è necessaria la simultanea assunzione di Proteine complementari, perché il consumo di diverse fonti di aminoacidi nel corso della giornata è in grado di assicurare l’assunzione di tutti gli aminoacidi essenziali in misura adeguata per le persone sane.
La dose di Proteine necessaria per un adulto medio con uno stile di vita sedentario è infatti di 0.81 g per kg di peso corporeo al dì, pari al 10-15% delle calorie totali. Questo valore presenta un largo margine di sicurezza, poiché il reale fabbisogno dell’organismo è persino inferiore. Infatti la WHO (World Health Organization) consiglia di non superare i 50 grammi al dì.

Nelle donne in gravidanza, od in allattamento, il fabbisogno proteico è più elevato e così anche nelle persone fisicamente attive. In questi casi è possibile soddisfare l’aumentato fabbisogno proteico semplicemente aumentando l’apporto energetico quotidiano, e mantenendo invariata la proporzione di Proteine rispetto alle calorie totali.
Nella dieta occidentale tradizionale si consuma circa il doppio delle Proteine necessarie e si tratta prevalentemente di Proteine di origine animale. I cibi animali contengono infatti circa il 30% di Proteine, contro il 10-15% dei cibi vegetali.

E’ stato dimostrato che diete ad elevato contenuto proteico – articolate sull’assunzione di carne, uova e derivati del latte, con ridotto apporto di frutta, verdura e cereali – sono dannose per la Salute, in quanto aumentano il rischio di comparsa di alcuni tipi di Tumore. L’assunzione di Proteine ricche di aminoacidi essenziali è infatti correlata con la presenza di elevati livelli di IGF-I, (Insulin- like Growth Factor I) un fattore mitogeno implicato nello sviluppo dei principali tipi di Tumore.

Le Proteine animali, inevitabilmente accoppiate con i Grassi Saturi e il Colesterolo, favoriscono la comparsa di Arteriosclerosi e cardiopatia. Inoltre, producono scorie acide, che provocano la perdita di Calcio dall’osso (Osteoporosi).

I Grassi sono responsabili di molteplici effetti all’interno dell’organismo. Essi incrementano la produzione di ormoni, stimolano la produzione degli acidi biliari, aumentano i livelli dei Grassi circolanti – Colesterolo e Trigliceridi.

Molti Studi indicano che le diete ad alta percentuale di Grassi aumentano il rischio individuale di sviluppare Tumore (mammella, colon, prostata) e possono anche influenzare negativamente la sopravvivenza di coloro che hanno già contratto questa malattia. La quantità di Grassi nella dieta è correlata anche al rischio di sviluppare Arteriosclerosi, mentre una riduzione degli stessi è in grado di farla regredire.

Le Linee Guida per la Prevenzione di Tumori ed Arteriosclerosi fissano al 30% delle calorie totali il massimo apporto di Grassi con la dieta. La dieta media negli Stati Uniti comprende circa il 37% di Grassi. I Lacto-Ovo-Vegetariani seguono una dieta che contiene circa il 10% in meno di Grassi rispetto alla dieta non-vegetariana, mentre la Dieta Vegana contiene circa il 20% in meno di Grassi. Tuttavia anche molti Vegetariani seguono diete ad elevato contenuto di Grassi, e alcuni Studi concludono che, per ottenere un effetto positivo in questo senso, la percentuale di Grassi andrebbe abbattuta fino al 10-15%.

E’ poi accertato che i Grassi animali sono molto più dannosi dei Grassi vegetali. I Grassi animali contengono infatti Colesterolo e Acidi Grassi Saturi. Gli olii vegetali sono per contro ricchi di Acidi Grassi Polinsaturi e Monoinsaturi, poveri (ad eccezione degli olii tropicali) di Acidi Grassi Saturi, e totalmente privi di Colesterolo. Sono i Grassi animali ad essere strettamente associati al Cancro al colon, mammella, prostata ed ovaie, ed al rischio di Arteriosclerosi.

Gli Acidi Grassi Omega-3, contenuti elettivamente nell’olio di semi di lino (acido alfa-linolenico), secondo vari Studi, ridurrebbero sensibilmente l’incidenza di Tumori di mammella e colon. Sia gli Acidi Grassi Monoinsaturi che gli Acidi Grassi Omega-3 sono in grado di conferire protezione nei confronti delle cardiopatie, riducendo l’aggregabilità piastrinica ed elevando la soglia per la fibrillazione ventricolare.

Studi clinici sull’uso di Diete a base di cibi vegetali, che includono olii vegetali ad elevato contenuto di Acidi Grassi Monoinsaturi ed Omega-3, mostrano una riduzione della mortalità del 50- 70%, contro il 15 ed il 30% degli Studi clinici con l’uso di pesce ed olii di pesce.
Gli Studi di popolazione hanno individuato una minor incidenza di morte per malattia cardiovascolare nei soggetti che presentavano elevati consumi di noci ed altra frutta secca: il consumo quotidiano può far guadagnare 2 anni di Vita (anche di più per gli uomini). L’assunzione quotidiana di frutta secca e di olii vegetali, soprattutto olio di semi di lino, è in grado di fornire adeguate quantità di Acidi Grassi Omega-3.

Più di 500 milioni di individui nel mondo, indipendentemente dal tipo di dieta, sono affetti da anemia da carenza di Ferro. Le persone a rischio sono quelle in cui il fabbisogno è più elevato (bambini ed adolescenti, donne in età fertile, gravidanza ed allattamento).
I cibi vegetali sono ricchissimi di Ferro (legumi, cereali integrali, verdure verdi, frutta secca e semi), ma in questi alimenti il minerale è presente nella forma non-eme, una forma molto sensibile alle interferenze positive o negative sull’assorbimento da parte di altre sostanze assunte contemporaneamente.

L’anemia da carenza di Ferro non è più diffusa tra i Vegetariani rispetto agli onnivori, anche se i Vegetariani presentano riserve di Ferro più limitate. Ciò appare vantaggioso in termini salutistici, dal momento che un eccesso di Ferro può generare delle specie molto reattive di radicali liberi, ed elevati depositi di Ferro sono fattore di rischio per molte malattie croniche.
Alcuni piccoli accorgimenti sono sufficienti per assumere quantità adeguate di Ferro dai cibi vegetali: accoppiare i cibi ricchi di Ferro con Vitamina C (agrumi, kiwi), evitarne l’associazione con cibi ricchi di Calcio (latticini, acque Minerali), tannini (caffè, cioccolato, vino rosso), eliminare i Fitati dai legumi e cereali integrali (con accorgimenti quali l’ammollo preventivo seguito da abbondanti risciacqui).

Calcio Il fabbisogno di Calcio nella popolazione generale è di circa 1 g al dì, e questo quantitativo è generalmente garantito nei Lacto-Ovo-Vegetariani. Nei Vegani, l’assunzione di Calcio può essere inferiore, ma questi soggetti presentano un fabbisogno ridotto rispetto agli individui che assumono cibi animali, dal momento che il consumo esclusivo di Proteine vegetali è in grado di ridurre le perdite di questo minerale, mantenendone positivo il bilancio all’interno dell’organismo, soprattutto se gli introiti di Sodio sono anch’essi ridotti.

Il fabbisogno di Calcio dei Vegani non è stato ancora stabilito, e la carenza di questo minerale può essere in rapporto variabile con il rischio di Osteoporosi. Risulta tuttavia che l’incidenza di questa malattia è elevata proprio in quei Paesi dove è elevato anche il consumo di cibi ricchi di Calcio (latte e derivati). Se ne ricava che la densità ossea è in funzione più della composizione della dieta e dell’attività fisica svolta che non della semplice assunzione di Calcio. Infatti, sono gli elevati consumi di Proteine animali, di sale, di caffeina e la mancanza di esercizio fisico i fattori che risultano principalmente correlati con l’Osteoporosi.
Elevate assunzioni di Calcio sono anche correlate con una riduzione del rischio cardiovascolare, grazie alla riduzione della Pressione Arteriosa, dell’incidenza di cardiopatia ischemica e di ictus cerebrale, e con la riduzione del rischio per certi tipi di Tumore.
Va quindi prestata particolare attenzione nell’inserire nella dieta fonti ottimali di Calcio (“greens and beans”, cioè legumi e verdure a foglia verde quali broccoli, cavoletti di Bruxell, cavoli, cavoli verdi, crucifere, bietole da coste, ed altre verdure verdi, eccetto gli spinaci). L’uso di acque Minerali ricche di Calcio e povere di Sodio può aiutare a raggiungere il fabbisogno giornaliero di Calcio.

La Vitamina D – la cui presenza è scarsa/nulla nei cibi vegetali, ma che viene sintetizzata a livello cutaneo ad opera delle radiazioni UV – assicura la preservazione di adeguate quantità di Calcio all’interno dell’organismo (“bilancio positivo”), agendo sulle entrate e sulle uscite. E’ quindi buona regola passare una parte anche piccola della giornata all’aria aperta, esponendo almeno il viso e le mani alla luce solare (possono bastare 15-30 minuti al giorno). Nei Paesi Nordici, è in uso la pratica di esporre i bambini alle radiazioni UV artificiali. Mantenere un buon colorito della cute è garanzia di sufficiente disponibilità di Vitamina D nell’organismo.
Altri Minerali Il contenuto degli altri Minerali nei cibi vegetali appare non solo adeguato, ma responsabile di una parte dei vantaggi salutistici di questo tipo di Dieta.

Il Selenio, contenuto nei cereali integrali, è un potente antiossidante e favorisce la funzionalità della Tiroide. Può essere rapidamente assunto ad esempio con una sola noce brasiliana al giorno. Elevati apporti di Potassio, di cui sono ricche frutta e verdura, a fronte di ridotti apporti di Sodio, scarso nei cibi vegetali, sono responsabili di una riduzione della Pressione Arteriosa, del rischio vascolare e di Osteoporosi.

Lo Iodio, indispensabile per il normale funzionamento della Tiroide, va ricavato, piuttosto che dal sale da cucina jodato, dall’uso regolare di piccole quantità di alghe.
Rame, Fosforo, Magnesio e Zinco sono presenti in quantità più che adeguate in cereali integrali, legumi, semi e frutta secca. L’ammollo ed il risciacquo di legumi e cereali, e la germogliazio- ne, migliorano l’assunzione dello Zinco, la cui biodisponibilità a partire da cibi vegetali è ridotta.

I cibi vegetali contengono poi Vitamine e Sostanze Fitochimiche che posseggono una provata azione antiossidante (Vitamine A, C ed E). Le uniche attenzioni per le Vitamine riguardano la Vitamina D (vedi paragrafo Calcio) e la Vitamina B12.

Le ricette di La Cucina Italiana

I vegetali si sono dimostrati i nostri principali alleati sia per il loro apporto di nutrienti specifici (vitamine e antiossidanti, per esempio) sia per l’alto contenuto di fibre, che sembra proteggere il sistema digerente e il seno.
Anche il pesce, però, è un alleato importante che generalmente non fa parte della dieta vegetariana. Per questo abbiamo scelto, insieme agli esperti di La Cucina italiana, di inserire un piatto a base di pesce in questa breve raccolta che dimostra come è possibile cucinare piatti gustosi e persino elaborati senza usare la carne e dando la precedenza ai vegetali.
È una selezione di ricette che spazia dalla semplice insalata alla torta più sostanziosa, per venire incontro alle esigenze e ai gusti di tutti.
Queste ricette dimostrano anche che, contrariamente a quanto si pensa, la cucina a base vegetale non è necessariamente più faticosa e laboriosa da preparare di qualsiasi altro piatto equilibrato e saporito. Buon appetito!

Zuppa ai tre cereali
Ingredienti per 4 persone Tempo: 25′
misto pronto di 3 cereali (farro, riso, orzo) g 200 – cannellini lessati g 100 – cipolla g 80 – 8 fette di pane tostato g 80 – gambo di sedano g 80 – fettine di finocchio g 50 – ricotta affumicata, grattugiata, g 50 – olio extravergine d’oliva g 40 – timo – alloro e peperoncino freschi – brodo vegetale 11 – sale – pepe
Rosolate nell’olio caldo la cipolla, il sedano e il finocchio, tutto ridotto a dadini; unite i cannellini e lasciate cuocere per 5′. Aggiungete alcuni rametti di timo, il brodo vegetale, fate bollire per 3′ poi aggiungete il misto di cereali, sale, pepe e proseguite la cottura per altri 18′. Portate in tavola la zuppa calda e servitela con le fette di pane tostato, la ricotta grattugiata, il peperoncino e l’alloro tagliato a pezzetti.

Passata di lenticchie con tagliolini di frittata
Ingredienti per 4 persone Tempo: 50′
brodo vegetale 11,2 – lenticchie secche piccole g 500 – 4 uova g 240 – zucca pulita g 160 – cipolla g 80 – olio extra vergine di oliva g 40 – timo fresco – sale
Sciacquate le lenticchie sotto l’acqua corrente, poi versatele nel brodo bollente con la cipolla tritata, coprite e lasciate cuocere per 35′, poi unite un pizzico di foglioline di timo e proseguite la cottura per altri 5′. Affettate la zucca, arrostitela in padella caldissima e salatela a fine cottura. Battete le uova, salatele leggermente e preparate, in una larga padella antiaderente, 4 frittatine sottilissime che taglierete a striscioline. Frullate le lenticchie, versatele nei piatti fondi e completatele con le frittatine, la zucca, un cucchiaino di olio e un pizzico di timo fresco. Completate la minestra servendo a parte dadini di pane integrale tostati in forno.

Pizza con la zucca
Ingredienti per 4 persone Tempo: 20’più la lievitazione
cipolla g 400 – farina g 280 – g 120 di acqua – polpa di zucca cotta a vapore g 350 – ricotta magra g 200 – olio extravergine di oliva g 50 – lievito di birra g 16 – aneto – cerfoglio – dragoncello – sale – pepe bianco
Impastate la farina con il lievito, un pizzico di sale e l’acqua; lasciate lievitare la pasta per un’ora. Riducete la cipolla a listarelle e appassitela in padella con metà dell’olio, un dito d’acqua, un pizzico di sale. Formate con la pasta lievitata 4 pizze molto sottili, lasciatele riposare ancora 30′, poi conditele con l’olio rimasto, sale, pepe e infornatele a 180 °C per 15′. Guarnite le pizze con la ricotta, la zucca a fettine, l’aneto, il cerfoglio e il dragoncello. Servite completando con le cipolle stufate.

Risotto all’arancia e rosmarino
Ingredienti per 4 persone Tempo: 30′
Brodo vegetale g 750 – riso carnaroli g 300 – olio extravergine g 100 – cipolla g 50 – Parmigiano Reggiano g 50 – 2 arance
Scaldate in un pentolino g 70 di olio e unite un rametto di rosmarino. Spegnete il fuoco, l’olio non deve assolutamente friggere, e lasciate intiepidire, eliminando poi il rosmarino. Preparate un soffritto leggero con l’olio rimasto e la cipolla tritata. Unite il riso, fatelo tostare per un minuto e proseguite la cottura con il brodo bollente. Spremete le due arance e grattugiate la scorza di una, che unirete al risotto a metà cottura. Il riso sarà pronto in 18′ e dovrà risultare asciutto. Mantecatelo con il succo delle arance, l’olio al rosmarino, il Parmigiano e servitelo decorando a piacere con aghi di rosmarino fresco e filetti di scorza d’arancia.

Strudel di scarola
Ingredienti per 4 persone Tempo: 75′ più il riposo della pasta
pasta: farina g 75 – burro g 25 – 1/2 uovo – sale; farcia: scarola g 150 – stracchino g 70 – ricotta g 750 – fave sgranate e pelate g 50 – latte g 35 – olio extravergine di oliva g 20 – 3 uova – timo – sale – pepe
Lavorate la farina con l’uovo, g 15 di burro e g 25 di acqua. Quando la pasta sarà omogenea ed elastica pennellatela con g 10 di burro fuso e fatela riposare sotto una pentola calda. Intanto sminuzzate la scarola, saltatela in padella con l’olio, un pizzico di sale, il timo e le fave. Strapazzate le uova con latte, sale, pepe e cuocetele in una padella antiaderente lasciandole morbide. Stendete la pasta su un canovaccio, prima con il matterello e poi con il dorso delle mani, rendendola molto sottile. Distribuiteci sopra la scarola, lo stracchino, la ricotta a pezzetti e le uova strapazzate. Con un canovaccio arrotolate la pasta e trasferitela su una placca, coperta da carta da forno, sistemandola a chiocciola. Infornate lo strudel a 180° per 40′.

Verdure crude e cotte con polpette di legumi
Ingredienti per 4 persone Tempo: 40
finocchio g 120 – indivia belga g 120 – cime di cavolfiore g 120 – trevisana g 120 – ceci lessati g 120 – cannellini lessati g 120 – lenticchie lessate g 120 – farina g 40 – farina di mandorle g 20 – 4 cucchiaini di olio extravergine – 4 carciofi – 4 albumi – aceto – sale
Lessate a vapore le cime di cavolfiore e i carciofi tagliati a spicchi. Passate al mixer i ceci, i fagioli e le lenticchie, mescolate il composto con la farina, gli albumi e salate. Scaldate una padella antiaderente, versateci il passato a piccole cucchiaiate e quando comincia a rapprendere, pressatelo leggermente con il dorso del cucchiaio per dare loro una forma a polpetta, poi fate dorare anche sull’altro lato. Tagliate a striscioline la belga, il finocchio e la trevisana. Emulsionate l’olio con un cucchiaino di aceto, unite la farina di mandorle e un pizzico di sale. Mescolate le verdure crude e cotte, conditele con l’emulsione alle mandorle e servitele con le polpettine di legumi.

Filetto di orata agli agrumi
Ingredienti per 4 persone Tempo: 20′
4 filetti di orata g 500 – olio extravergine di oliva g 30 – 2 arance – 2 lime (oppure, ma hanno un gusto più amaro, 2 limoni) – 1 pompelmo piccolo – erba cipollina – sale
Ricavate da ogni agrume quattro strisce di buccia che taglierete poi a filetti sottili. Portate a bollore un pentolino d’acqua e fatevi cuocere le bucce di agrumi per 5′: perderanno l’amaro. Scolatele e tenetele da parte. Spremete uno dei lime e pelate a vivo gli spicchi dell’altro, quelli delle arance e quelli del pompelmo. Cuocete a vapore i filetti di orata per 5′ e serviteli ben caldi su di un letto di spicchi e bucce di agrumi condendo il tutto con il succo del lime emulsionato con l’olio e un pizzico di sale. Completate il piatto con un trito fine di erba cipollina.

Arance in insalata con mela e pistacchi
Ingredienti per 4 persone Tempo: 30′
zucchero g 150 – pistacchi non salati g 80 – 4 arance – 2 mele verdi- cannella in stecca – semi di anice – pepe nero
Portate a bollore g 400 di acqua, unite lo zucchero, un pezzetto di cannella, 5-6 grani di pepe e 4-5 semi di anice, lasciate sciogliere lo zucchero e spegnete il fuoco. Affettate le mele molto sottili, possibilmente con l’affettatrice, copritele con lo sciroppo caldo e lasciate intiepidire. Pelate a vivo gli spicchi delle arance e serviteli con le mele, scolate dallo sciroppo, e i pistacchi grossolanamente tritati.

Sorbetto di arancia con cialda croccante
Ingredienti per 4 persone Tempo: 50′
zucchero g 160 – mandorle a scaglie g 30 – burro g 20 – latte g 20 – farina g 15 – miele g 15 – 4 arance
Spremete le 4 arance e tagliate la scorza, solo la parte gialla, di una. Preparate uno sciroppo portando a bollore g 350 di acqua, g 120 di zucchero e la scorza d’arancia. Quando lo zucchero sarà completamente sciolto, spegnete e lasciate intiepidire. Filtrate lo sciroppo, unite il succo delle arance e versate nella gelatiera Mentre il sorbetto manteca, mescolate il latte con lo zucchero rimasto, il burro fuso, il miele e la farina. Portate sul fuoco e cuocete per 4′ a fuoco dolce. Unite le mandorle a scaglie e lasciate intiepidire. Coprite una placca da dolci con un foglio di carta da forno e versateci sopra a cucchiaiate l’impasto formando le cialde. Infornate a 220° per 34′. Sfornate e lasciate raffreddare. Servite il sorbetto con le cialde spezzettate.

Nelle settimane trascorse ci sono state numerose occasioni in cui il professor Umberto Veronesi ribadito l’idea della presunta superiorità del vegetarianesimo rispetto a altri regimi alimentari. Questo è avvenuto in contemporanea al lancio del suo ultimo libro, che ha trovato ampi spazi di diffusione su gran parte della stampa (“Verso la scelta vegetariana’, edizioni Giunti, scritto con Mario Pappagallo, giornalista del Corriere della Sera). Ci fa sicuramente piacere che uno dei decani della medicina italiana (già oltre gli 86 anni) si esprima seguendo liberamente la sua linea personale di pensiero. Se non ce lo si può permettere alla sua età, quando lo si può fare?
Siamo perfettamente d’accordo con la scelta di rifiuto della carne rossa: il suo uso è antiecologico e può portare ad una serie di problemi degenerativi importanti. Chiunque abbia un motivo etico per eliminare la carne rossa dalla propria alimentazione troverà la nostra approvazione. Eppure ci nasce qualche severa perplessità, dal momento che il professore si esprime anche in qualità di immagine di riferimento dell’oncologia italiana. L’eliminazione della carne, in genere, rende meno facile il controllo deN’insulina nell’organismo. L’eccesso di latticini nell’alimentazione comporta un documentato aumento del rischio di sviluppo di cancri ormonali (primo tra tutti quello del seno, di cui il nostro autore dovrebbe essere molto esperto) e la scelta di effettuare un solo pasto al giorno – alla sera, nel momento di massima increzione insulinica – può appunto peggiorare la gestione della sensibilità insulinica.
Alla luce di ciò, dobbiamo capire il significato delle comunicazioni fatte dalla UICC (Unione Internazionale Contro il Cancro), dalla AICR (American Institute of Cancer Research) e dalla WCRF (World Cancer Research Fund) relativamente all’insulinoresistenza. Le tre istituzioni appena citate (vero centro statistico ed epidemiologico sulla relazione tra alimentazione e cancro) segnalano che mantenere una corretta gestione della sensibilità insulinica è importante per prevenire e anche per curare le forme tumorali1. Il professor Veronesi segnala come sane abitudini che, invece, i massimi organi oncologici mondiali stanno scoprendo determinanti per favorire lo sviluppo tumorale anziché controllarlo.
E’ un peccato. Non sappiamo quali siano le ragioni che spingono il nostro decano a prendere posizioni opposte a quelle che dovrebbe sostenere. In parte siamo abituati, viste le sue recenti affermazioni sulla “innocuità” delle scorie radioattive2. Inoltre, il fatto che sia anziano non lo giustifica. Non stiamo parlando né del doveroso rispetto che si deve a chi sia avanti con l’età, né dell’indulgenza nei riguardi delle affermazioni di costoro. Il nostro riferimento, invece, è al modo con cui i gruppi scientifici italiani hanno spesso ridicolizzato il premio Nobel per la Pace e per la Chimica Linus Pauling, il quale sosteneva l’impiego della Vitamina C nella difesa antitumorale. Si diceva che la sua longevità (morì nel pieno delle sue forze a 93 anni) non avesse alcun riferimento al fatto di assumere Vitamina C quotidianamente, cosa che anche lo scienziato faceva. Nel rispetto delle leggi della statistica medica, gli stessi gruppi potrebbero quindi evitare di dire che il professore è longevo per il modo in cui mangia. Dopotutto, anche alcuni pesanti fumatori restano vivi a lungo e non per questo possiamo dire che il fumo faccia bene.

Riprendiamo, allora, alcune indicazioni rilevanti per la difesa dal cancro, come indicate dalla WCRF3:
– Mantenere la sensibilità insulinica (la prima colazione e tre pasti al giorno sono utilissimi)
– Mantenere un buon rapporto di equilibrio tra proteine e carboidrati nella composizione di ogni singolo pasto (sono utili le carni bianche, il pesce, le uova, i semi oleosi, i cereali integrali, le leguminose, i formaggi).
– Mangiare frutta e verdura abbondanti.
– Controllare l’impiego di carni rosse e carni processate4 (e questo è l’unico elemento che condividiamo con il professore).
– Fare quotidianamente attività fisica5.
– Mantenere una dieta variata
Alcune ricerche recenti segnalano che la varietà alimentare preserva dall’infiammazione data dalla reattività al cibo: quindi, quante più sostanze alimentari facciamo ruotare nella nostra alimentazione, tanto più siamo protetti. Scelte ideologiche possono essere eticamente condivisibili ma possono portare a una ridotta varietà di nutrienti utilizzati. Ecco perché notizie come queste, la cui fonte si presenta ed è percepita come autorevole, meritano sempre lo sforzo di un pensiero in più.

Dieta e carboidrati: chi controlla l’insulina controlla anche il cancro
Non solo continuano ad arrivare conferme sul ruolo che le diete che controllano l’insulina, come la dieta GIFT, possono avere sul metabolismo, sul diabete e sulla perdita di peso, ma si aggiungono anche ottime notizie riguardanti la azione protettiva che questo tipo di alimentazione può avere sulle forme degenerative e sui tumori.
La chiave di questa azione sta nel meccanismo di controllo dell’insulina.
Un recentissimo lavoro ha evidenziato ad esempio che il tumore della prostata è più frequente nella popolazione in cui la dieta determina un elevato livello di insulina.
Con queste premesse si ritiene possibile prevenire o controllare la genesi tumorale cambiando il rapporto tra carboidrati, grassi e proteine che mangiamo, avvicinandosi a quelle proposte dalla dieta GIFT, che consente di controllare l’innalzamento della stessa insulina.
Un lavoro di confronto sulla popolazione è stato fatto da alcuni ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda (J Natl Cancer Inst 2001 May 16;93(10):783-789) che hanno studiato in particolare il rapporto tra livelli di insulina e tumore della prostata.

Altri precedenti lavori (J Nati Cancer Inst 2000 Oct 4;92(19):1592-600) effettuati nello stesso centro hanno evidenziato un aumento dei tumori del colon retto nelle donne, sempre in relazione ad una maggiore presenza di insulina ed alla azione di stimolo derivata dall’IGF-I (fattore simil insulinico di stimolo alla crescita) che cresce appunto nelle persone in cui la dieta favorisce una maggiore produzione di insulina in risposta al tipo di cibo ingerito.
L’insulina deve essere nella giusta quantità: se ce ne è troppa si consumano rapidamente tutti gli zuccheri circolanti e li si trasforma in grasso.
Se manaca non si riesce ad utilizzare l’energia circolante.
Queste due condizioni opposte non hanno solo una interferenza sul metabolismo, ma facilitano la produzione di sostanze infiammatorie che a loro volta possono favorire appunto l’insorgenza di malattie degenerative come il cancro.
E’ già stato dimostrato che una dieta con le caratteristiche di dietaGIFT riduce l’eccessiva presenza di insulina nell’organismo. Ora è forse ancora presto per dire con certezza che quel tipo di alimentazione può contrastare lo sviluppo tumorale, ma sicuramente lo si è visto in alcune forme, e le indicazioni a proseguire su questa linea di ricerca sono tante, e tutte significative.

«Potrei tranquillamente dormire in camera con le scorie radioattive». Umberto Veronesi, futuro presidente dell’Agenzia per la sicurezza sul nucleare (il voto finale delle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive è stato rimandato a oggi, ndr) nega risolutamente che le scorie radioattive possano rappresentare un pericolo per la salute. A margine del forum On Food & Nutrition, organizzato dalla Barilla, il celebre oncologo è andato giù piatto. «Le scorie non sono un problema per la salute, si tratta di una piccola quantità di materiale radioattivo che viene chiuso tra quattro blocchi di piombo, che viene vetrificato». Quindi «non si prendono radiazioni, io potrei dormire in camera con le scorie nucleari e non uscirebbe neanche una minima quantità di radiazioni». Frasi destinate a creare polemiche. Veronesi riconosce che lo stoccaggio delle scorie può diventare problematico ma solo «con il tempo» e in ogni caso «in Italia ce ne sono pochissime». E chiede di guardare a quello che succede negli altri Paesi europei, in particolare Spagna, Svezia e Francia. «In Spagna hanno fatto un bando per chiedere quali comuni desiderano avere le scorie e c’è una gara per averle perché le varie città hanno capito che chi fa questo sacrificio, chi si prende questo impegno avrà una quantità di benefici tali che quel comune avrà una spinta fortissima».
Altro capitolo fondamentale. Le centrali nucleari. Quante? «Il nucleare non è una scelta – attacca Veronesi – è una necessità quindi sono sicuro che potremmo mettere in atto i nostri progetti per quattro o addirittura per otto centrali nucleari». E soprattutto dove? Veronesi fa correre un brivido sulla schiena dei governatori italiani: «Tutte le Regioni possono essere candidate a ospitare una centrale». E visto che siamo a Milano ricorda che a pochi chilometri dalla Lombardia, in Svizzera, ci sono già cinque centrali e «ieri è uscita la notizia che ne stanno facendo altre tre, quindi un totale di otto centrali vicino alle nostre porte per una popolazione più piccola della Lombardia». Come dire, la Lombardia è una candidata naturale. Per la gioia del presidente Roberto Formigoni.

Avere il potere di prevenire il cancro.
Le dieci raccomandazioni della WCRF
«Il cancro non è un destino, ma un fattore di rischio, e ciascuno può ridurre questo rischio con il proprio comportamento. È molto importante che le persone imparino ad avere il controllo sulla propria vita», così la pensa il Professor Martin Wiseman, uno degli autori del rapporto diffuso dallo World Cancer Research Fund (WCRF) britannico e discusso nel recente convegno londinese tenutosi l’1 e il 2 di novembre scorsi.
La nota evidenziata più che mai dallo studio è quella che invita ciascuno di noi a dimagrire il più possibile senza però mai essere sottopeso: le persone con un indice di massa corporea (BMI) tra 18.5 e 25, infatti, rientrano ufficialmente in un range di peso “sano” (anche se non necessariamente magro). Oltre 25, invece, i fattori di rischio cominciano ad aumentare. Questo, ormai, è un dato di fatto. Le conclusioni del rapporto arrivano dalla analisi di oltre 500.000 lavori scientifici, dai quali sono stati estrapolati i quasi 7000 ritenuti corretti e veritieri. Dallo studio di questi ultimi sono nate le diverse definizioni di rischio, e ovviamente i suggerimenti preventivi più adatti.
Dai risultati finali del rapporto emerge un elenco di raccomandazioni che dovrà orientare le nostre abitudini future. Una specie di decalogo che riassume i punti già noti e quelli innovativi in modo chiaro e telegrafico, senza allarmismi, per aiutarci a vivere meglio. Perché una raccomandazione venisse stilata, il rapporto di causa ed effetto ha dovuto essere verificato come convincente o probabile. Relazioni statistiche meno forti non sono state prese in considerazione alcuna.
1) Essere il più magro possibile senza andare sottopeso
2) Fare attività fisica almeno 30 minuti al giorno
3) Evitare le bevande zuccherate e limitare il consumo di cibi industriali ricchi di grassi e poveri di fibre 4) Aumentare il consumo e la varietà di verdure, frutta, cereali e legumi
5) Limitare il consumo di carne rossa4 (bovino, maiale, agnello) ed evitare la carne conservata e trattata
6) Limitare il consumo di alcolici a 2 drink/giorno per gli uomini e 1 per le donne
7) Limitare il consumo di sale e di cibi conservati sotto sale
8) Non utilizzare integratori alimentari anti-cancro (come sostitutivi di queste
norme, ndt).
9) Per le donne è importante allattare i propri figli fino a oltre 6 mesi
10) Le norme di prevenzione valgono anche per i malati oncologici

Non bisogna preoccuparsi di qualche sgarro occasionale: ognuno di noi ne ha bisogno ogni tanto. La cosa importante è di rendere il mangiare sano e l’essere fisicamente attivo una parte normale del nostro quotidiano.
Tale decalogo è diventato ancora più importante da quando si è capito che essere sovrappeso costituisce un fattore determinante nello sviluppo dei tumori, in modo molto più significativo rispetto a quanto fino ad oggi si pensasse.
Il messaggio degli esperti riunitisi a Londra è comunque, prima di tutto, quello di godersi la vita con saggezza e di non preoccuparsi troppo. L’importante, come sempre, è vigilare e ricordarsi che ciascuno di noi può fare molto per la propria salute, con strumenti semplici e di facile gestione.
(4) Ridurre il consumo di carne rossa
Partiamo dal presupposto che l’uomo sia un animale onnivoro, cioè che l’evoluzione abbia selezionato la razza umana per mangiare di tutto, dai vegetali alla carne, dalle uova ai latticini. A
questa base evolutiva si sono poi sovrapposti differenti pattern alimentari motivati dalla diverse esigenze economiche o culturali.
In questo senso è facile comprendere come in molti Paesi il consumo di carne sia ridotto rispetto alle nazioni europee e americane coinvolte nel boom economico. A questo poi è possibile sovrapporre la comparsa di differenti schemi alimentari come il vegetarianesimo che per ragioni etiche o salutistiche prevede di non consumare prodotti alimentari derivati da animali.
Quando si parla di carne è importante distinguere tra le differenti tipologie di carne. Solitamente le carni animali con una più alta percentuale di fibre muscolari rosse sono state definite appunto “carni rosse” mentre quelle con un minor rapporto di fibre rosse sono state chiamate alternativamente carni bianche. Nel primo gruppo rientrano la carne di bovino, maiale e agnello mentre tra le carni bianche ricordiamo tutti i volatili come come polli, tacchini e anatre. Il pesce non rientra in questo tipo di suddivisione, anche se statisticamente è bene riportare che ai fini della induzione tumorale il pesce ha effetti preventivi sulla sua comparsa.
La carne riveste un ruolo centrale nelle abitudini alimentari. Proprio per queste ragioni la WCRF ha
dedicato a questo tema un’ampia sezione del convegno londinese dei primi di novembre scorso dedicato alla prevenzione tumorale. Le più recenti conclusioni permetto di affermare che un elevato consumo di carne rossa determina un incremento del rischio di sviluppare un cancro al tratto digerente (precisamente a colon, esofago e pancreas), al polmone e all’utero.
Il rischio aumenta poi se consideriamo tutti i processi di cottura e conservazione della carne. In particolare la carne troppo cotta, affumicata, gli affettati e in genere la carne processata è stata correlata ad un aumentato rischio di tumore anche a prostata e stomaco.
Per finire ci sembra però giusto spezzare una lancia anche a favore della “buona vecchia carne rossa”. Oltre a contenere in maniera bilanciata tutti gli amminoacidi indispensabili per l’organismo umano, la carne rossa è ricca in ferro biodisponibile, zinco, selenio e vitamine del gruppo B.
Proprio per questo siamo convinti che un moderato consumo di carne rossa, evitandone gli eccessi, sia invece pienamente compatibile con una condizione di pieno benessere generale sempre con un occhio di attenzione al rispetto delle personali culture alimentari.

Chi fa attività fisica può permettersi più sgarri
Alan Jackson ha delineato nel suo intervento delle novità scientifiche di indubbio interesse clinico.
La applicazione pratica di queste considerazioni dovrà portare a modifiche sostanziali della pratica terapeutica e della impostazione della prevenzione tumorale.
1. L’azione attraverso cui il cibo può provocare la genesi tumorale è una azione di stimolo alla infiammazione mediata da citochine (come nelle intolleranze alimentari), che viene spesso stimolata dallo squilibrio dell’insulina.
2. Chi fa attività fisica deve assumere una maggiore quantità di alimenti, e questo gli permette, assorbendo una maggiore varietà di microelementi, di potersi talvolta permettere l’assunzione di cibi non qualitativamente perfetti.
3. Chi invece NON fa attività fisica, è obbligato a mantenere uno standard nutrizionale molto elevato. I cibi devono essere di qualità assoluta, senza concessioni allo sgarro.
Dott. Attilio Speciani e Gabriele Piuri Staff medico Eurosalus
Nota postuma di Fabio Ambrosi:
in merito al tema del vegetarianesimo, vanno ricordate le proteine dei cereali integrali, presenti da 3 a 5 volte di più nelle farine, rispetto a quelle sbiancate. Vedasi anche Pdf n° 4, scaricabile gratuitamente da www.ambrosinaturalmedicine.eu.

 

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