Streaming Juventus – Fiorentina Diretta Live tv gratis rojadirecta

La partita Juventus – Fiorentina   inizierà alle 20:45 allo Stadium di Torino, è l’anticipo della terza giornata di serie A.   Come Vedere Juventus – Fiorentina Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Sabato 09 Settembre alle ore 18:00 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Juventus – Fiorentina è la quinta giornata del campionato di Seriae A.  Alle 20:45 il match tra Juventus– Fiorentina. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Juventus – Fiorentina, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.  La gara che si giocherà domani alle ore 18:00 potrà essere seguita in tv come al solito sui dispositivi di Sky e Premium,oppure collegando il proprio personal computer alla tv con il cavo HDMI grazie al servizio in streaming delle due emittenti, Sky Go e Premium Play. Tuttavia, per vedere in streaming gratis Juventus – Fiorentina senza pagare bisogna andare su Rojadirecta oppure siti alternativi ad esso se non funziona: sono però siti pirata illegali, e non possiamo fare altro che sconsigliarne la fruizione.

Non so se contro la Fiorentina Higuain giocherà», Massimiliano Allegri dixit. Ieri. In conferenza stampa.
Ora, al di là del fatto che poi il Pipita scenda effettivamente in campo (come sembrava, dopo l’allenamento di ieri) o meno, resta l considerazione che la dichiarazione – dubbiosa – del tecnico non può passare inosservata: finora nella stagione più un pezzettino che l’attaccante argentino ha trascorso in maglia bianconera, si partiva dal postulato che l’11 titolare bianconero era di volta in volta composto da Higuain più altri dieci giocatori. Vuoi perché Higuain è bomber di razza come ce ne sono pochi altri in giro, vuoi perché è cosa nota che per caratteristiche e morfologia Higuain tende a migliorare il suo stato di forma giocando, vuoi perché comunque – anche se Allegri mai confermerà una riflessione del genere – prima di mettere volontariamente in panchina 90 milioni di euro, un po’ ci pensi… Tutte riflessioni che rendevano (ormai la declinazione al passato è d’obbligo) Higuain intoccabile. Come peraltro dimostrano, dati alla mano, le 55 presenze collezionate la scorsa stagione.

La svolta

Da ieri, però, evidentemente, quello status di intoccabile è venuto meno. Tant’è che Allegri ha poi specificato anche che in realtà il giocatore «fisicamente sta bene», a significare che una eventuale esclusione sarebbe ascrivibile esclusivamente alla voce “scelte tecniche”.

sulla terra

La decisione di riportare, se così vogliamo dire, Higuain “sulla terra” insieme con gli altri comuni mortali, può implicitamente rientrare nella strategia prettamente motivazionale che Allegri ha messo in atto da qualche settimana nei confronti del suo giocatore di maggior… valore. Ha iniziato rimarcando che la mancata convocazione del Pipita in Nazionale avrebbe dovuto rappresentare uno stimolo in più, con l’obiettivo di riconquistare l’albiceleste. A seguire, al Camp Nou, ha sostituito l’attaccante – autore probabilmente di una delle sue peggiori prestazioni in bianconero – con Caligara al 41’ della ripresa: mossa che evidentemente aveva uno scopo più dimostrativo che tattico, visto il modo in cui la partita era già compromessa. E ieri, appunto, ha inserito il Pipita nel limbo dei giocatori che dovevano giocarsi il posto.
Un limbo molto affollato, peraltro, visto che il tecnico juventino – Szczesny a parte: lui già sa che giocherà – vuole tenere tutti sulla corda, probabilmente proprio con l’intento di suscitare e fomentare quella fame, quella ferocia, quello spirito di sacrificio e quella attitudine alla sofferenza che in certe fasi delle partite di questa stagione sono parse venire meno, a tratti.

FIDUCIA

Strategie motivazionali a parte, però, è doveroso ricordare che la fiducia di Massimiliano Allegri nei confronti di Higuain resta alta e quando il livornese dichiara che «Gonzalo deve stare tranquillo e giocare come sa, normalmente perché i gol prima o poi arriveranno e una fase d’astinenza è fisiologica», beh, lo fa con convinzione. Semplicemente, vuole che l’attaccante ci metta quella giusta dose di cattiveria e perseveranza, per provare ad interrompere il digiuno. Senza «abbassare la testa», come Allegri aveva imputato proprio dopo la sfida contro il Barcellona, ma semmai gonfiando il petto. Anche perché ora – in un ciclo di ferro senza soste e con avversari di livello – i gol di Higuain, alla Juventus, serviranno come il pane…

Orbene, posto che Allegri non è ancora completamente persuaso dell’opportunità di lasciare Higuain in panca contro la Fiorentina 8anzi…), la domanda è: chi può rilevarne il posto? Una risposta l’ha data il tecnico col Sassuolo quando nel finale ha avvicendato l’argentino con Douglas Costa e avanzato Mandzukic (coadiuvato da Dybala e Douglas Costa sulla trequarti). E’ la scelta più naturale e meccanica, viste le caratteristiche del croato. Ma c’è una seconda opzione, che peraltro tiene conto della quasi inedita – oltre che strepitosa – vena realizzativa di Paulo Dybala in questo avvio di stagione: la Joya, appunto. Che dopo aver gradualmente arretrato il raggio d’azione (da seconda punta a trequartista) può fare un balzo in avanti e cimentarsi nel ruolo di falso 9.

Alla quarta di sette partite in 23 giorni, Massimiliano Allegri doserà le forze della sua Juventus: «Qualcosa cambierò sicuramente», ha anticipato il tecnico nella conferenza di ieri, prima dell’allenameto di rifinitura decisivo per valutare le condizioni dei giocatori impiegati con il Sassuolo e decidere a chi concedere un turno di riposo. Riposo di cui beneficierà sicuramente Gigi Buffon: «Lo abbiamo programmato dopo Barcellona, contro la Fiorentina giocherà Szczesny. Wojciech è un portiere da primi sette o otto club del mondo e infatti è alla Juventus, dove raccoglierà l’eredità di Gigi».
I dubbi iniziano con i difensori che proteggeranno il polacco, anche se gli elogi allo Sturaro terzino fanno pensare che sarà lui a coprire la fascia destra: «Quando è entrato al posto di De Sciglio a Barcellona ha fatto bene ed è un ruolo dove può crescere molto, anche perché Lichtsteiner non può giocare una partita ogni tre giorni». Oltre allo svizzero dovrebbe riposare anche Chiellini, rientrato domenica dopo il problema muscolare a un polpaccio, con Rugani, Barzagli e Benatia a contendersi i due posti da centrale. A sinistra Asamoah leggermente favorito su Alex Sandro, che dovrebbe poi affrontare Torino e Olympiacos.

cambi in corsa

Meno cambi da metà campo in avanti, dove però è più probabile che Allegri ricorra al turn over a partita in corso: «In questo momento i cambi sono determinanti, altrimenti rischiamo di fondere i giocatori già a inizio stagione». Inizialmente potrebbe rifiatare Pjanic, con Bentacur pronto all’esordio da titolare in campionato dopo quello in Champions, accanto a Matuidi. Davanti a loro Douglas Costa scalpita, ma Allegri potrebbe confermare inizialmente il quartetto visto con il Sassuolo, con il brasiliano e Bernardeschi pronti a sprigionare la loro velocità nella ripresa.

AAA Higuain cercasi anche perché da adesso in poi non si scherza più. L’avvio di stagione bianconero ha finora contemplato, per la Juventus, 4 partite di campionato più che abbordabili contro squadre (nessuno si offenderà) oggettivamente ascrivibili alla categoria delle medio-piccole: nell’ordine Cagliari, Genoa, Chievo e Sassuolo che – per carità – rappresentano sempre e comunque ossi duri da spolpare, ma che non richiedono sforzi sovraumani per squadroni come la Juventus, con campioni come Dybala. Quanto al “contorno”, la stagione ha preso il via con altri due impegni di livello più alto – in Supercoppa italiana contro la Lazio e in Champions League contro il Barcellona – che la Juventus ha… toppato in entrambi i casi. Di buono c’è che in fin dei conti la Supercoppa Italiana non è esattamente in vetta alla lista degli obiettivi di un club e che il ko del Camp Nou non è in grado di compromettere le sorti del girone di qualificazioni per la Juventus: le possibilità di passare il turno restano ben alte e peraltro non è ancora dato sapere se arrivare primi nel gruppo sia effettivamente un vantaggio oppure no.
Da questa sera, però, tutto cambia: sale il livello delle avversarie (una Fiorentina giovane, ma sbarazzina e pericolosa al punto giusto; a seguire il derby con un Toro tra i più competitivi degli ultimi decenni) e diminuiscono le possibilità di etichettare eventuali passi falsi come poco influenti: sarà uno scudetto combattuto punto a punto, ogni errore può costare caro….

Con la Juventus non è mai una sfida come le altre. Figurarsi per Firenze che la vive come un derby, per la Fiorentina che vuol sfatare il tabù-Stadium, per Stefano Pioli che da ex giocatore bianconero e oggi al timone viola sogna l’impresa proprio nella gara di campionato numero 500 in panchina (245 in A, 250 in B, 4 playoff, 176 vittorie, 158 pari). Lui che da tecnico mai ha battuto Massimiliano Allegri e neppure la Signora: 11 ko in 14 match, compresa la finale di Coppa Italia del 2015 persa ai supplementari alla guida della Lazio. «E’ stata la volta cui sono stato più vicino a un trofeo. Rivincita? Ho soltanto voglia di far bene con la Fiorentina: più l’alleno e più mi piace».
Stasera però non basterà una prova normale. «Se c’è una gara in cui bisogna andare oltre le nostre capacità è questa, per la forza dell’avversario e per quanto ci tiene Firenze. Pure i nuovi l’hanno capito. Occorrono passione e personalità e non fallire l’approccio perché la Juve spinge subito, si difende unita e ha pochi punti deboli. Noi però siamo in crescita». Basterà a fermare Dybala? «E’ in forma strepitosa ma guai focalizzarsi su un singolo, la Juventus ha tante armi e i due successi interni per 3-0 confermano che ha zero problemi in difesa».
Partita speciale per Chiesa che allo Stadium debuttò 18enne un anno fa, per Théréau che lì ha già segnato e vinto, per Simeone che alla Juve ha fatto la prima doppietta. E pure per l’ex Bernardeschi: «Più rimpianti nostri o suoi visto che gioca poco? Io non ne ho di particolari. Al mio arrivo la situazione era già piuttosto chiara, Io chiamai per salutarlo come con tutti gli altri giocatori. Gli dissi che casomai ci saremmo sentiti più avanti ma il telefono – ride Pioli – non ha più squillato. Federico è un giocatore di qualità ma io mi godo i miei». Ventitrè convocati, c’è pure Riccardo Saponara. Discorso formazione: ci saranno novità o sarà la stessa che ha battuto Verona e Bologna? «Faccio come Allegri: ha detto che Buffon non giocherà, io rispondo che ci sarà Sportiello». Juventus-Fiorentina è già iniziata.

In comune hanno il nome di battesimo. Entrambi Federico, entrambi promesse e (si spera) future certezze della Nazionale. Entrambi in passato allevati da Paulo Sousa e coccolati da Firenze, che non è stata solo culla del Rinascimento ma anche piazza produttrice di grandi calciatori. Solo un Federico è rimasto idolo della Fiesole: Chiesa, figlio di Enrico, al quale si aggrappa una città intera per coltivare la speranza di un tipo diverso di rinascimento, quello Viola. L’altro Federico, Bernardeschi, ha compiuto il salto al quale nessun tifoso gigliato vorrebbe mai assistere: dalla Fiorentina alla Juventus, la rivale più detestata. Non è la prima volta che succede nella storia ed è capitato anche a campioni indimenticabili come Roberto Baggio. Però non è una consolazione riflettere sul passato, perché l’addio di Bernardeschi fa male a Firenze per ciò che Federico, quello di Carrara, rappresentava: era il simbolo della rinnovata ambizione, né più né meno ciò che adesso l’altro Federico, il figlio d’arte, incarna, ovvero il futuro luminoso per la Viola. Ecco perché il pensiero di Bernardeschi è una staffilata al cuore. La medicina, dalle parti di Firenze, è rappresentata proprio da colui che ne ha raccolto il testimone. «Chiesa non sarà un nuovo Bernardeschi», è la certezza del popolo fiorentino che lo ha issato a bandiera. Tuttavia è indubbio che Marotta e Paratici analizzeranno la prova del talento viola anche con una prospettiva di mercato: del resto a chi non interessa un ragazzo di 20 anni titolare in una squadra di Serie A importante e già protagonista anche nell’Under 21?

agli antipodi

Amici fuori dal campo, i più classici dei “gemelli diversi”, Federico & Federico vivono anche momenti agli antipodi sotto il profilo professionale. Chiesa è in rampa di lancio e segue, di fatto, le orme di Bernardeschi nella scorsa stagione, decisivo con giocate di classe e fondamentale nel dare una svolta alla squadra. Bernardeschi è invece ancora alla ricerca di una dimensione stabile nella Juventus. Che avesse bisogno di tempo per l’inserimento era un dato di fatto, però magari sarebbe stato lecito aspettarsi un approccio meno in sordina. Invece il Federico da poco juventino sta faticando a trovare spazio. Nessun problema secondo Max Allegri: «Presto per vedere titolare Bernardeschi? No, presto non è. Ma devo valutare alcune situazioni e soprattutto abbiamo la partita sabato molto ravvicinata contro il Torino. Quindi Federico potrebbe essere titolare, potrebbe anche partire dalla panchina ed entrare eventualmente a partita in corso: in questo momento i cambi diventano determinanti perché altrimenti rischio di fondere i giocatori già all’inizio della stagione. Invece c’è bisogno di tutti». Anche di Bernardeschi che sta crescendo a tutti i livelli: dalla conoscenza del gioco bianconero fino al feeling sempre più solido in campo con i compagni. Allegri ha bisogno del Bernardeschi che aveva fatto innamorare Firenze. E del nuovo idolo Viola, l’altro Federico, il tecnico livornese apprezza le grandi qualità e il potenziale sconfinato: «Chiesa è un ragazzo giovane, uno dei più bravi che abbiamo in Italia e nel campionato italiano. Avrà sicuramente un futuro importante. E la Fiorentina è una squadra temibile, ben organizzata e allenata molto bene».

Lasciare il segno

Amici e rivali, uno nella scia dell’altro: lo Stadium aspetta l’esplosione definitiva di Bernardeschi e intanto “studia” Chiesa da rivale, provando anche a mettere il giovane talento sotto pressione. E se il viola è certo di un posto per la supersfida, il Federico bianconero è in bilico. Ma pronto, eventualmente, a lasciare il segno da ex.

Juventus macchina da gol, trascinata da un Dybala in forma ditirambica che segna come mai aveva fatto fino ad ora. Tuttavia, anche, Juventus insolitamente soggetta a defaillance difensive e reti incassate in quantità superiore all’auspicabile: perché sarà pur vero che – in campionato – i bianconeri sono in linea con i numeri della passata stagione, di questi tempi, in quanto a marcature al passivo; ma è altrettanto indiscutibile il fatto che il bilancio degli ultimi 180 minuti di gioco riferisca di 4 gol incassati. Nonché è indiscutibile il fatto che un assetto difensivo vero e proprio, un quartetto “tipo”, non sia ancora stato individuato e si proceda con esperimenti, invenzioni (Sturaro terzino destro, soluzione che probabilmente sarà attuata anche questa sera), giochi delle coppie. Coppie centrali, per la precisione: Rugani con Chiellini, Barzagli con Chiellini, Rugani con Benatia etc. etc. E peraltro da oggi nel calderone può rientrare anche Höwedes, che ha terminato la tabella di lavoro appositamente studiata per avvicinare il tedesco ai livelli fisici/atletici dei giocatori già abituati ai ritmi del calcio italiano e che è tornato a campeggiare nella lista dei convocati. Lo aveva detto lo stesso Sami Khedira, del resto, amico e connazionale di Höwedes: «La Juve ha fatto un affare, perché Benedikt ha qualità e carisma, bisognerà però dargli tempo affinché si abitui ai ritmi di lavoro italiani. Io non avevo mai faticato, in carriera, come durante gli allenamenti di Allegri…».
Sotto a chi tocca, insomma, ma con l’obiettivo precipuo di invertire la tendenza: non riaprite quella porta. Ché in un campionato tanto combattuto ed equilibrato – al vertice – la porta inviolata negli scontri diretti servirà più di valangate di gol contro le squadre neopromosse.

Untraguardo prestigioso a portata di mano: quaranta partite utili di fila allo Stadium. La Juventus, infatti, è imbattuta in casa da 39 partite, avendo perso l’ultima volta contro l’Udinese il 23 agosto 2015: segnò Cyril Thereau, che tornerà stasera con la maglia della Fiorentina.

IMBATTIBILITÀ. Da allora, una sequenza impressionante: 36 vittorie e appena 3 pareggi, strappati da Chievo, Frosinone e Torino. I granata sono stati gli ultimi a tornare con un punto, interrompendo, lo scorso 6 maggio, la serie-record di 33 successi interni consecutivi: andarono vicinissimi, a dire il vero, a interrompere l’imbattibilità, ma Gonzalo Higuain, in pieno recupero, infranse il sogno acceso da Adem Ljajic.
DOMINIO. La statistica, riferita al campionato, somma le 16 vittorie e i 2 pareggi del 2015-2016, dopo l’impresa friulana nella giornata inaugurale, i 18 successi e l’unico pari dell’anno scorso e le due vittorie ottenute quest’anno, entrambe per 3-0 contro Cagliari e Chievo. Un dominio assoluto, testimoniato anche dal rapporto tra gol fatti e subiti nella striscia di partite in esame: la Juventus, nelle 39 partite felici davanti ai suoi tifosi, è andata a segno infatti 91 volte e ha subito invece appena 14 reti.

PERCENTUALE. La Fiorentina spera di spezzare l’incantesimo, s’affida alla scaramanzia legata a Thereau, decisivo con la maglia dell’Udinese, la Juventus vuole continuare la sua marcia spedita e confermare la legge dell’Allianz Sta- dium. Che fin dal giorno dell’inaugurazione ufficiale, avvenuta l’11 settembre 2011 (Serie A, prima giornata: Juventus-Parma 4-1), al di là dell’ultima sequenza s’è rivelato un bunker inespugnabile: il dato complessivo è di 158 partite giocate con 126 vittorie (79,75per cen- ______ to), 27 pareggi e 5 sconfitte, 341 gol segnati e 87 subiti. In campionato, numeri ancora più schiaccianti, con la percentuale di vittorie che sale a 84,48: su 116 partite, la Juventus ne ha vinte infatti 98, pareggiandone 15 e perdendone 3, realizzando 259 reti e incassandone 57.

AllAllianz Stadium, in questa stagione, la Juventus non ha subito reti: due partite, due vittorie per 3-0. La solidità difensiva resta tuttavia un problema che Massimiliano Allegri non può ignorare, perciò contro la Fiorentina che ha segnato 7 gol negli ultimi 180,’ contro Giovanni Simeone che lo scorso anno gli rifilò una doppietta con il Genoa, il tecnico chiede massima concentrazione. Al di là dell’oasi casalinga, i numeri inchiodano la Juve: in 6 partite ufficiali, ha incassato 9 reti, compensati da un attacco scatenato ma insoliti per una linea difensiva che per sei campionati di fila è risultata la meno battuta. Pensate che non succedeva dal 1990- ’91, l’anno di Gigi Maifredi, e che allora sul bilancio incise il clamoroso 5-1 subito in Supercoppa contro il Napoli.
EQUILIBRI. L’anno scorso, nelle prime sei partite ufficiali, i gol al passivo erano stati 5, quasi metà, e comunque laminore copertura è testimoniata dai tiri concessi in campionato: in quattro giornate sono stati 34, 10 in più rispetto all’anno scorso quando oltretutto, di questi tempi, erano state affrontate Lazio, Inter e Fiorentina. Non è un problema di reparto, ma di equilibri complessivi: il 4-2-3-1, per scongiurare sbilanciamenti, presuppone il sacrificio dei calciatori più offensivi, e in questo avvio di campionato, a causa della condizione approssimativa di alcuni uomini, non tutti i meccanismi sono scattati alla perfezione. Ma oltre alle sincronie, più delle sincronie, sotto accusa c’è la concentrazione: troppi black out, troppe distrazioni, anche a Reggio Emilia contro il Sassuolo, al di à dello scivolone di Lichtsteiner, comunque fuori posizione, il gol è nato da un’incertezza collettiva.
TEST. Oggi, quindi, un nuovo test. Affrontato con volti nuovi rispetto alTultimaparti- ta perché il turnover non risparmia la difesa: annunciato che giocherà Szczesny (riflesso della gestione di Buffon, che giocherà nel derbye conl’Olympiacos: è la seconda staffetta in cinque turni), è probabilisismo il ritorno dall’inizio di Andrea Barzagli. Scalpitano Benatia e Asamoah e persino Licht- steiner potrebbe lasciare il posto a Sturaro nel quasi inedito ruolo di terzino destro. A centrocampo, nella rifinitura, è sttao provato Bentancur al posto di Pjanic. Cambi possibili anche in avanti: difficile che riposi Higuain, ipotesi pure ventilata, mentre Douglas Costa può fare respirare uno tra Mandzukic e Cuadra- do. Per Bernardeschi più facile immaginare uno spezzone in corso, ma le scelte finali saranno prese solo stamani.

Stefano Pioli ne è convinto: «Più alleno questa squadra e più la mia squadra mi piace, ma per fare risultato contro la Juventus non basterà giocare una partita normale». Il tecnico viola, ex bianconero da giocatore, la gara l’ha studiata da tutti i punti di vista: «Servirà una prestazione precisa dal punto di vista tecnico, provando ad avere maggiore possesso di palla di loro, e tattico. Occorrerà passione, cuore e tanta personalità contro un avversario molto forte, ma più di ogni altra cosa non potremo sbagliare approccio perché la Juve sa spingere da subito».
E poi ancora, tutto d’un fiato: «Conosciamo la loro forza e per questo sappiamo che ci sarà tanto da lottare e soffrire, ma siamo pronti: andiamo a Torino con convinzione, consapevoli che dovremo andare oltre le nostre capacità. Anche i nuovi hanno capito l’importanza di questa gara».

LA FORZA DEL GRUPPO. Non vede problemi in difesa nel gruppo di Allegri – «In casa hanno vinto due gare su due, entrambe con un 3-0 secco – confessa – Difendono tutti insieme, si sacrificano anche i grandi calciatori e questo deve essere un esempio per tutti». Ma, «se c’è una partita in cui dobbiamo provare a mettere ancora qualcosa in più, è questa». Concreto e sensibile come sempre, il tecnico viola, parlando della sua Fiorentina, punta sulla forza del collettivo: gli otto gol a firma di altrettanti giocatori diversi ne sono una riprova. A dispetto della Juve, i cui riflettori sono accesi soprattutto su Dybala: «E’ il giocatore maggiormente in condizione, i numeri sono dalla sua e le qualità incredibili. Ma focalizzarsi su un singolo non è corretto, perché la Juve ha tante armi offensive a disposizione. Dovremo prima di ogni altra cosa impedire, o comunque limitare al massimo, che arrivino palloni pericolosi ai loro fuoriclasse».

TELEFONO SILENZIOSO. Ritro – verà pure Federico Bernar- deschi, figlio del vivaio viola, passato in estate in bianconero, e addirittura sdrammatizza: «L’ho chiamato appena sono arrivato, giusto per un saluto di presentazione, come feci con tutti i miei giocatori. La situazione, però, era abbastanza chiara, non ho rimpianti. Gli dissi che, casomai, ci saremmo risentiti più avanti, ma il telefono (ride, ndr) non ha mai più suonato». Lui, però, il bicchiere lo vede assolutamente tutto pieno: «Bernardeschi è un giocatore di qualità, ma io mi godo quelli che ho». Perché la qualità non manca. Quanto alle parole di Diego Della Valle, Pioli ribadisce il solito pensiero: «Sento la proprietà tutte le settimane, i Della Valle sono sereni e vogliosi di iniziare un nuovo percorso. Vogliono cercare unità, perché crescere in un ambiente sereno e coeso non può che essere l’ideale per una squadra giovane come la nostra». Oggi per lui in panchina saranno 500nel calcio professionistico, tra Serie A, B e play off del campionato cadetto: contro la Juve Pioli non ha mai vinto, toccai ai giovani provare a cambiare la storia.

FIRENZE – A Firenze i simboli sono sempre stati amati. Pensate al Calcio storico, ai figuranti, agli sbandieratori, pensate anche a quelli calcistici, ad Antognoni e a Batistuta, per fare i due veri e giganteschi esempi. Entrambi ancora «sventolano», per l’unico capitano, Giancarlo, il bandierone che recita: «Onora il padre».
Per Gabriel addirittura la statua portata sotto la curva Fiesole e realizzata per gli ultra dai maestri viareggini. E loro eternamente legati, con il sangue. Anto- gnoni non ne ha mai fatto mistero: «Il mio scudetto è stato l’amore della gente…». Ha ragione, oggi l’amore è lo stesso di sempre, anche come dirigente. Nelle scorse ore anche Batistuta ha voluto rispondere a quell’immenso affetto per Bati-gol e la sua mitraglietta. Lo ha fatto in un intervista su YouTube della FIFA: «Il mio miglior gol? Non saprei sceglierne uno. Il miglior portiere che abbia affrontato? Toldo. La miglior decisione presa? Restare alla Fiorentina per 10 anni…».

RE DEL GOL. Gabriel è come Firenze, non dimentica. Lui eternamente schivo, che non cercava mai di «arruffianarsi» la gente. Se Antognoni è l’unico 10, Gabriel è il 9, re del gol. Senza dimenticarsi che fu lui, tanti anni fa a dire: «Per rispetto di Firenze non andrei mai alla Juve».
Le stesse parole di Gian carlo. Bastistuta, che prima di andarsene alla Roma, volle dirlo direttamente ai «suoi» tifosi, in un incontro nella sede di uno dei club più antichi (insieme al Viola Club 7bello) della città, il Vieus- seux. Arrivò e, un po’ impacciato, spiegò che vicino alla fase calante della sua carriera voleva andare a vincere qualcosa e la Roma, che inseguiva lo scudetto con una squadra formidabile, era la sua ultima occasione. Molti capirono, così come era stato

capito il suo: «Vincere a Firenze, anche la Coppa Italia o la Supercoppa di Lega vale dieci, venti, cento volte più che in altri club…».
E ora quella sua confessione, pubblica, per tutto il mondo del calcio, lui che non aveva mai voluto la cittadinanza italiana, la famiglia veniva dal Friuli, perché si sentiva argentino dentro, che ha detto senza mezze misure che «Restare alla Fiorentina per 10 anni è stata la migliore scelta che abbia fatto…».

Qui è più questione di certezze che di vecchi adagi legati al calcio se Pioli stasera conferma la formazione che ha cominciato contro il Bologna quattro giorni fa, che poi era già stata la stessa a Verona la domenicaprecedente: certezze di aver individuato gli uomini giusti nei moli giusti che pesano più delle due vittorie di fila conquistate conio stesso undici iniziale. Un po’, certo, c’entra il secondo aspetto, ma poi uno considera che la settimana in corso sarà chiusa dal posticipo serale, in casa, contro l’Atalanta e allora qualche inevitabile dubbio viene, e di sicuro l’ha avuto anche il tecnico viola nelle scelte (com’è naturale che sia) avendo più soluzioni a disposizione in ogni reparto.

SICUREZZE. Intanto, però, l’idea di Fiorentina da presentare al cospetto della Juventus non può prescindere dalla Fiorentina vista contro Verona prima e Bologna poi, e non solo per i sei punti messi insieme con sette gol segnati e uno solo incassato. Buona solidità, buona costruzione della manovra, buon impatto offensivo: tutto ciò è stata la squadra di Pioli nelle gare chiuse col massimo del profitto e allora è logico ripartire da quella. Quindi, con Bruno Gaspar e Biraghi ai lati della coppia centrale composta da Pezzella e Astori nella linea difensiva a protezione di Sportiello; con Veretout e Badelj coppia centrale a metà campo ad assolvere il compito fondamentale nelle due principali fasi di gioco; con Chiesa, Thereau e Benas- si a scambiarsi le posizioni per non dare riferimenti agli avversari e per sostenere Simeone che al solito sarà il punto più avanzato dell’attacco. Chiesa, che a Verona è partito sulla fascia destra e con il Bologna, invece, dalla sinistra, potrebbe ritornare a destra, cambiando a partita in corso. Tutto molto lineare e tutto perfino molto scontato, ma in casa della Juventus serve che Astori e compagni ci vadano appunto con più sicurezze possibili.

DUBBI. Questo non significa che non esistano alternative. Anzi, Pioli le ha considerate e continuerà a considerarle fino all’ultimo minuto, proprio per arrivare alla formula definitiva. E migliore. Ad esempio, sono sotto osservazione le fasce del reparto arretrato, dove Laurini, più bravo nella fase difensiva rispetto al portoghese, è più di un’ipotesi per Bruno Ga- spar e dove pure Maxi Olivera non è del tutto tagliato fuori dal discorso nei confronti di Biraghi che tuttavia rimane favorito.
Siccome il modulo 4-2-3-1 sembra al di sopra di eventuali modifiche che riguarderebbero invece soltanto i singoli calciatori, ecco che anche i dubbi rimanenti più o meno tali non sono altro che possibilità dentro uno schema collaudato, in cui Sanchez per Veretout e Eys- seric per Thereau rappresentano varianti da tenere in considerazione.
Perché comunque possono tornare utili per rimescolare le carte, magari a gara in corso.

E’ appena l’alba di questa 9 stagione, ma Massimiliano Allegri intravede già la prossima. Un futuro meno problematico di quanto possa sembrare, anche se a fine anno si ammaina una leggenda. «Non gioca Buffon, ma Szczesny», ha chiarito ieri il tecnico della Juve. Si riferiva alla sfida di campionato con la Fiorentina, al turn over ragionato dell’oggi, ma è come se guardasse già al domani. Sarà l’anno zero per la porta bianconera, ma il cambio della guardia si sta compiendo perché, una parata alla volta, crescono le responsabilità del portiere polacco. In fondo, Wojciech Szczesny è tutto tranne che una riserva, non fosse altro che per quell’ingaggio monstre da 3,5 milioni a stagione. La nuova da titolare, dopo quella con il Chievo (in cui ha salvato il risultato quando serviva), è l’ennesima investitura. Un’anticipazione di ciò che sarà presto: «Wojciech è un portiere da prime 7-8 d’Europa: per questo è alla Juve e sarà l’erede di Buffon». Anzi, pare che ci sia un pizzico di Gigi in questa scelta anti-viola: «Dopo Barcellona ho deciso di schierarlo in questa partita insieme a Buffon. Questo non dipende dal fatto che ho più o meno fiducia in lui perché anche l’anno scorso Neto ha giocato molte partite. Szczesny è molto bravo, uno dei migliori al mondo, quindi per la Juventus è molto importante avere due portieri».

EX MESTIERE USURANTE Per anni quello di vice-Gigi era considerato «mestiere usurante»: c’è gente che è invecchiata nella speranza di strappare qualche briciola di tempo al cannibale coni guanti. Stavolta sarà diverso, stavolta non è un anno all’ombra del re ma una lunga stagione di affiancamen- to professionale. Su queste basi è nata la scelta dell’a.d. Beppe Marotta di lavorare ai fianchi l’Arsenal prima di far partire l’assegno decisivo da oltre 12 milioni. E poi offrire al 27enne di scuola Gunners un contratto fino al 2021, ben oltre l’orizzonte temporale del titolare. Adesso in A guadagnano più di lui soltanto Donnarumma (6 milioni) e ovviamente Buffon
(4,5): inutile anche solo il confronto con gli altri colleghi scelti come riserve. Gli anni alla Roma, la levigatura alla scuola italiana di certi difetti nati in Inghilterra sono stati decisivi nel convincere Madama a scegliere subito per il futuro. In casa Juve, infatti, sono tutti convinti che la convivenza Gigi-Wojciech (con gerarchie precise) sia importante perché il polacco prenda la leadership dal 2018. E il buon feeling tra i due fa pensare che si andrà d’amore e d’accordo così: in Coppa Italia e spesso anche in campionato, perfino con avversari di alto livello come la Fiorentina, Szczesny prenderà il possesso della porta.
STURA E BENTA I viola all’Al- lianz arrivano comunque prima di altri due delicati incroci casalinghi, il derby di sabato e l’Olympiacos mercoledì. Per questo, oltre alla porta, qualche piccolo cambio si impone: tra i difensori farà finalmente capolino Howedes, col gruppo da lunedì ma non ancora titolare. Allegri ha fatto capire che il tedesco servirà nell’eterno ritorno della difesa a 3. Stavolta in mezzo dovrebbe riposare Chiellini e, accanto a Rugani, ci sarà spazio per il sempreverde Barzagli, preferito a Benatia. Più che la nuova chance per Asamoah, due sono le novità più sostanziose, perfino inattese: in pole come terzino destro Stefano Sturaro, benedetto da

Allegri in questo ruolo inedito («Può fare bene anche lì», ha detto il tecnico), e prima da titolare in A per l’uruguaiano Bentancur, già rischiato una volta al Camp Nou. Dovrebbe essere il ragionatore in stile Pjanic accanto al «pedalatore» Matuidi. Qualche dubbio davanti perché nel quadrilatero offensivo Douglas Costa non dovrebbe scatenare dall’inizio le quattro ruote motrici: in pole per la destra c’è sempre Cua- drado. Il brasiliano, nel caso, potrebbe anche accomodarsi a sinistra per offrire più cross al Pipita.

Massimiliano Allegri ha le idee chiare, si sa. Vede le insidie dell’oggi, ma sa qualcosa anche del domani. Ad esempio quanti punti ci vorranno per fare festa a fine stagione: «Una cosa è sicura, bisogna fare 90 punti per vincere il campionato», la sua certezza nella conferenza di vigilia pre-Fiorentina. Conosce anche quali saranno gli attimi in cui il campo darà la sua sentenza: sono sparsi lungo l’intera stagione, seminati in ogni partita. «La nostra annata passa dalla gestione di alcuni momenti, che col Sassuolo durano 5’ e col Barga 20 – ha ammesso ieri aVinovo -. Se ti allunghi, devi capire che hai perso il comando e serve più attenzione per non uscire dalla partita». La formula della felicità ha, comunque, un altro ingrediente: «Vincere sempre con le mediopiccole». Nel pre-Fiorentina i complimenti più vivi hanno toccato la mediana: «Matuidi è un giocatore internazionale, Pjanic è più responsabile di se stesso e della squadra. Perde molti meno palloni, gioca con meno “facilità” e intercetta pure: aveva solo bisogno di maturare ed ora è uno dei migliori nel suo ruolo».

Tredici mesi fa, stesso stadio, stesse maglie: la legge marziale del Pipita veniva applicata per la prima volta in quel 20 agosto 2016. Sotto gli occhi del nuovo popolo, venuto a lucidarsi gli occhi per un gioiello costato una fortuna, Gonzalo Higuain diede il graffio numero uno in bianconero in casa contro la Fiorentina. Stasera, un anno e un mese dopo, l’attaccante ritrova allo Stadium le divise viola, ma con stato d’animo assai diverso. Contro i rischi del

la depressione, la medicina è nelle parole di Massimiliano Allegri: «Ha giocato quattro partite e ha fatto due gol… Poi, come per tutti gli attaccanti, ci sono momenti in cui si segna e altri no. Ma è successo anche l’anno scorso ed è passato inosservato». Più nel dettaglio, la raccomandazione per il Pipita un po’ imbronciato, lontano dagli antichi fasti, è una e una sola: «Gonzalo deve rimanere tranquillo – ha aggiunto il tecnico -. È un giocatore talmente importante per la Juventus: se sta una partita senza fare gol, non succede una tragedia». Il pianeta Juve sa che serve pazienza perché la punta scaldi i motori ed entri in condizione, ma lo stesso Pipita vorrebbe più palloni da sbranare: in fondo, è consapevole di non essere più al centro del mondo come al Napoli.

IMBIZZARRITO Qualche piccolo dubbio di formazione potrebbe pure esserci, visti gli impegni fitti fitti e tutti importanti. Il posto del “9” contro la viola pare comunque saldo ma, nel caso di rinuncia a sorpresa, Allegri ha chiarito che l’assetto non varierebbe: «Al posto di Higuain metterei un altro, o Dy- bala o Mandzukic, però Gonzalo sta bene fisicamente…». Una chiosa per zittire le polemiche sullo stato di forma dell’argentino, che sta osservando da vicino la crescita verticale del collega di HD, mentre lui pare arretrare anche nelle gerarchie del c.t. argentino Sampaoli. Insomma, bisogna uscire presto da questo accenno di bufera, anche perché qui nessuno fa sconti: col secondo cambio di fila, Sassuolo dopo Barena, è come se Allegri abbia lanciato un messaggio sottile. Non certo una bocciatura, ma un naturale richiamo alla responsabilità. Tra l’altro, se vede viola il Pipita si imbizzarrisce quasi sempre: cinque esultanze nelle ultime sei gare contro la Fiorentina. Così, anche se in 13 mesi molto è cambiato, la legge marziale potrebbe essere ancora in vigore.

Sa come si fa. E cosa si prova. Dopo di lui, ad ora, nessuno mai. Cyril Thereau è riuscito ad associare il proprio nome allo stadio della Juventus. Il francese, infatti, è stato l’ultimo a segnare un gol in grado di far vincere i suoi (l’Udinese) quando in campionato i bianconeri giocano in casa. Era la prima giornata del 2015-16, sono passati oltre due anni. Nel frattempo lui ha cambiato squadra e lo stadio della Juve il nome. Tutto il resto è rimasto immutato, ovvero il contesto ed i risultati che da allora la formazione di Allegri ha ottenuto fra le mura amiche. Dove in A non ha più perso.
ECCO PERCHÉ Chissà quanto piacerebbe a lui e a tutta la città di Firenze ripetere quel tocco vincente sotto porta. L’impresa è difficilissima. Certo il francese dal suo arrivo qualcosa ha aggiunto alla Fiorentina e non solo per una semplice questione scaramantica (due vittorie in altrettante partite da quando veste il viola). Che cosa, lo spiega direttamente Pioli. «È un giocatore che conosco molto bene. Sa quali sono le difficoltà del campionato italiano, è bravo a trovare la giusta posizione in campo sia nell’accorciare quando dialoghiamo che nel farsi trovare in area se serve. Crea spazi e ci dà la possibilità di scavalcare il centrocampo con il lancio lungo quando ci pressano perché anche di testa è bravo. Sono tutte soluzioni importanti».
ANCORA LUI? L’inizio è stato ottimo. Subito titolare a Verona con tanto di primo gol in viola (su rigore), dopo i due con l’Udinese. Contro il Bologna è andata meno bene: molto lavoro sporco, qualche tentativo di dialogo, ma anche difficoltà ad uscire dalla morsa dei difensori di Donadoni. Per questioni prettamente tattiche oggi Thereau è in ballottaggio. La sfida interna è con un connazionale, ovvero Eysseric. Molto più centrocampista di lui, ma anche in teoria meno pericoloso. E decisamente meno esperto di Serie A. Quell’esperienza che invece fa di Thereau un punto di riferimento per i tantissimi volti nuovi, quasi tutti giovanissimi, a disposizione di Pioli.

GUARDATE ME II termine chioccia non è il massimo, anche se spiega la funzione. Diciamo che il tecnico viola, caldeggiandone l’acquisto, ha voluto inserire un modello tattico-comportamentale da seguire. Troppo acerba la Fiorentina vista nelle prime due uscite contro Inter e Samp, serviva un tassello diverso. Forse più utile per il presente che nel futuro, visti i 34 anni già compiuti. Ma il futuro senza presente non esiste. Dovesse toccare ancora a lui, i compiti per stasera sono già assegnati. Farsi trovare libero e nelle giuste porzioni di campo in fase di possesso, e disturbare l’azione di Pjanic quando tocca alla Juve attaccare. Scambiandosi poi il ruolo con Chiesa e Benassi per non dare punti di riferimento. Ci sarebbe un’altra cosa da fare, piuttosto complicata. Segnare. Se non altro, sa come si fa.

Le grandi cazziate vanno fatte dopo una vittoria e non dopo una sconfitta. Massimiliano Allegri conosce benissimo una delle regole fondamentali della gestione psicologica di un gruppo e ha colto l’occasione buona a Reggio Emilia, dopo il 3-1 sul Sassuolo, per lui soddisfacente solo nel risultato. Che non fosse al settimo cielo per l’approccio della squadra nella ripresa lo si era capito già durante la partita, quando urlando e gesticolando il tecnico ha trasmesso tutto il proprio disappunto per certi cali di tensioni e distrazioni in entrambe le fasi. Sembrava di rivedere quell’epico sfogo di Modena, quando in un’altra gara di mezzogiorno quella volta contro il Carpi, Allegri fece volare per aria il cappotto della divisa in un gesto diventato iconico dei suoi sfoghi contro la spensieratezza della squadra.
E qualcosa si era intuito anche leggendo fra le righe delle sue dichiarazioni post partita quando Max si è lanciato nell’elogio di Blaise Matuidi, il nuovo arrivato, subito preso a esempio per la sua applicazione: «Ha una qualità straordinaria: sta zitto, corre e rincorre. È una fortuna avere giocatori di sostanza così, aiutano a raggiungere gli obiettivi». Un modo per mandare un messaggio a chi corre (e rincorre) senza la concentrazione indispensabile in ogni minuto delle partite, non importa se contro il Sassuolo o contro il Barcellona. Perché l’arrabbiatura di Allegri durante e dopo la sfida contro gli emiliani, aveva iniziato a fermentare nella notte del Camp Nou, altra prestazione che, nella ripresa, aveva avuto effetti urticanti per l’umore di Allegri. La mancanza di concentrazione e di applicazione per tutti i novantacinque minuti è il nocciolo della questione.
Il tecnico non è persona irragionevole e concede tutte le attenuanti del caso alla sua squadra: sulla questione atletica, per esempio, ha la massima pazienza, sa che è molto più importante e determinante correre in primavera rispetto all’autunno. E non pretende che tutto giri alla perfezione sotto il profilo tattico: ci sono nuovi da inserire e ci sono cambiamenti più o meno importanti da metabolizzare. Tuttavia, quello che chiede, anzi pretende è la concentrazione per evitare gli errori evitabili, la presenza costante per evitare svarioni, la cattiveria per non sbagliare palloni più o meno facili sia in fase offensiva (e questo è successo soprattutto nel primo tempo contro il Barça) che in quella difensiva (inciampi e scivoloni si sono registrati sia al Camp Nou che a Reggio Emilia). Palle perse, posizionamenti un po’ spensierati, carenza di agonismo in qualche contrasto: questo manda in bestia l’allenatore, pronto a giustificare una forma ancora zoppicante e qualche errore tattico, ma non disponibile a concedere la distrazione e un approccio mentale troppo morbido.
Così ha scosso la squadra, anche dopo gli urlacci durante la partita di Reggio Emilia, e ha chiesto un cambio di marcia immediato: correre, rincorrere, non lamentarsi troppo e farlo per tutta la partita, non solo per un tempo. La squadra ha ascoltato e recepito: in questo momento Allegri gode della massima fiducia dello spogliatoio, che ha imparato a conoscerlo e, soprattutto, riconoscere le sue sfuriate. D’altra parte lo stesso Buffon aveva richiamato nel corso dell’estate e dopo le prime uscite una «maggiore cattiveria», auspicando che fosse rimasta intatta la «fame di vittorie», spesso la chiave di molte vittorie ottenute combattendo nel corso delle passate stagioni. La Juventus in questo momento è più bella, certamente più tecnica, statisticamente più efficace, ma rischia di lasciare indietro la carica agonistica, indispensabile per il livello a cui sta volando adesso.

E pensare che qualcuno, il giorno della firma, aveva storto il muso. Perché – vox di quel qualcuno – quale prospettiva può garantire un calciatore di trent’anni, peraltro da patriota che non aveva mai giocato uno straccio di partita in un club che non fosse francese? Già, hanno detto e pensato anche questo di Blaise Matuidi, ma il centrocampista ha guardato oltre. Je m’en fou (me ne frego), direbbe nella sua lingua. Del resto, malgrado i sei anni di successi continui, non è che all’ombra della Tour Eiffel il “ragazzo” sia stato esente da critiche. Ma lui si è sempre scrollato di dosso le chiacchiere. Tempi passati, ora il suo presente è una Juventus da illuminare con le cavalcate, la pulizia negli interventi per la riconquista del pallone, i cambi di gioco, i due (massimo tre) tocchi con cui accarezzare il… cuoio. Tanto che dopo tre partite consecutive da titolare – e con l’eccezione di Barcellona dove comunque non era stato fra i peggiori – forse i detrattori si sono rimangiati la parola.

crash test

E adesso nessuno vorrebbe più toccare l’accoppiata con Pjanic. Già, ma Sami Khedira? Beh, il tedesco s’è fermato in Nazionale e tornerà a dare segnali di vita entro il match contro l’Olympiacos del 27 allo Stadium. Ecco, un Khedira al top risulterebbe ancora fondamentale per le sorti della Juventus, ma siccome è improbabile che lo stesso si sobbarchi le 46 partite della scorsa stagione (quello sì, un primato a suo modo) Massimiliano Allegri ha la soluzione in casa. E al netto dell’esigenza di rifiatare (anche Pjanic ha giocato da titolare le ultime tre di fila ma – direbbe Max – «di quale stanchezza parliamo se siamo solo a inizio stagione?»), si dà il caso che quel duo lì meriti di essere preservato con cura. E soprattutto, con il massimo rispetto per il Sassuolo, avrebbe bisogno di sottoporsi al crash test contro avversari di livello come Fiorentina, Toro e i rivali bellicosi di Champions. Domani la Juve cercherà di far gol per la quarantesima volta di fila in casa sua, ma soprattutto proverà a tenere inviolata la porta: sarebbe il 26° “clean sheet” nella serie di cui sopra. Con Matuidi è logico pensare che il compito si semplifichi in maniera pazzesca, tanto è bravo il transalpino a schermare la difesa (pur essendo una mezz’ala vera, sa difendere bene) proteggendo nel contempo i piedini incantati di Pjanic e Paulo Dybala, facilitato nel suo avantindré dalla trequarti alla mediana proprio perché preservato dal francese. I numeri stagionali, del resto, parlano chiaro: rispetto a Khedira, il tolosano brilla maggiormente nei contrasti vinti (5-3), nei duelli aerei (6-0), nei palloni recuperati (12-11), nelle occasioni create (3-0), nei passaggi riusciti (163-95) nonché nei tiri (4-0). Fermo restando che il tedesco ha giocato tre partite tra campionato e Coppe, contro le 5 del collega di reparto. E anche nelle Heat Map a confronto, si nota come le caratteristiche più difensive di Khedira riducano la porzione di campo calpestata dallo stesso, mentre Matuidi agisce anche nell’offesa, da incursore autentico.

zitti e pedalare

In Francia, spesso e volentieri, erano soliti rimproverare a Matuidi un difetto su tutti: gran primo tempo, ma con andamento delle sue prestazioni in pericoloso diminuendo nella ripresa. Un trend che, tutto sommato, s’è visto anche nelle prime uscite in bianconero anche se soltanto ieri l’ex Psg ha compiuto il primo mese da juventino. Spente le candeline, tornerà molto presto a «pedalare e giocare bene a calcio stando zitto», come sostiene Allegri e come in fondo sta scritto nelle sacre leggi della juventinità: poche parole, tanti fatti, perché vincere lo scudetto o altre Coppe a chiacchiere è molto più semplice. Matuidi non è soltanto il centrocampista che nella rosa bianconera non c’era: è il giocatore a tutto tondo che non c’era, che Max bramava e che l’ambiente desiderava per dimenticare le star del passato e silenziare i criticoni abili nel ripetere che «sì, ok Matuidi, ma lì in mezzo serviva ben altro». Dimenticando che, non potendo ingaggiare i grandi nomi, a questa Juventus servivano innanzitutto muscoli (non eccessivi, però ben proporzionati) e soprattutto intelligenza. Blaise è il prototipo vincente.

Il mercato della Juventus non conosce pause né vacanze. La sessione estiva si è chiusa da neppure tre settimane ed ecco che i vertici del club bianconero sono già al lavoro per ridisegnare – migliorare e rinforzare – la squadra per il prossimo anno, mostrando la solita lungimiranza. A sorpresa, però, nel mirino di Beppe Marotta e Fabio Paratici è finito niente meno che Jan Oblak, portiere sloveno dell’Atletico Madrid, che da tre anni si sta confermando come uno dei migliori specialisti in circolazione. A stupire non è naturalmente l’obiettivo, visto che il giocatore era inseguito dai dirigenti juventini fin da quando giocava nel Benfica, quanto il ruolo. Oblak sarebbe perfetto per accogliere l’eredità di Gigi Buffon, sempre che il numero uno juventino confermi il suo addio a fine stagione. Ma allora che cosa succederà – o che cosa è accaduto – a Wojciech Szczesny, ex portiere polacco della Roma, preso quest’estate dall’Arsenal per 15,3 milioni, bonus compresi, al quale è stato fatto firmare un contratto di 4 anni con un ingaggio di quattro milioni a stagione? Anche perché, qualora l’operazione di mercato andasse in porto, Oblak verrebbe a Torino per fare il titolare e non la riserva.

il SONDAGGIO

L’indiscrezione su Oblak arriva dalla Spagna ed è dettagliata: i dirigenti bianconeri, tramite intermediari, avrebbero chiesto all’entourage del portiere la disponibilità eventuale a trasferirsi a Torino. Lo sloveno si sarebbe mostrato interessato ad ascoltare l’offerta della Juventus nonché curioso di scoprire il progetto con il quale il club vorrebbe coinvolgerlo.
Del resto Oblak al momento non ha intenzione di rinnovare con l’Atletico Madrid. La “saracinesca” di Diego Simeone, per il quale il tecnico ha una vera e propria venerazione tanto da consegnargli, nel 2015 a 22 anni, la porta dei Colchoneros, ha prolungato il suo contratto fino al 2021 nell’estate 2016, ma l’Atletico Madrid – temendo gli assalti delle avversarie, prime fra tutte il Psg che nei mesi scorsi sembrava intenzionato a pagare la clausola rescissoria di 100 milioni per portarlo a Parigi – gli ha proposto un ulteriore rinnovo e, di conseguenza, anche un aumento della clausola nel tentativo di trattenerlo oppure di cederlo a un prezzo più alto. Gli incontri tra Miha Mlakar, agente del portiere, e Gil Marin, ad dell’Atletico, non si sono però conclusi con la classica fumata bianca proprio per la volontà del giocatore che si starebbe guardando intorno, desideroso magari di cambiare aria per aspirare a qualcosa di più che essere parte della seconda squadra di Madrid e della terza in Spagna, anche se con i Colchoneros ha raggiunto la finale di Champions nel 2016, persa contro il Real.

l’ostacolo

I vertici juventini, attraverso emissari fidati, avrebbero parlato con l’entourage del giocatore anche della clausola rescissoria fissata dall’Atletico Madrid a 100 milioni, una cifra enorme, almeno secondo i parametri bianconeri, che supererebbe di 10 quanto pagato per Gonzalo Higuain. Premesso che non ci sono stati contatti tra i due club, la Juventus ha voluto capire dai procuratori di Oblak se esistono margini di trattativa per la cessione del giocatore. E magari, nel caso, si potrebbe anche inserire una contropartita tecnica nelll’operazione, a meno che l’unica soluzione per mettere le mani sul portiere non sia il pagamento della clausola. Del resto, a maggio proprio l’agente dello sloveno aveva inserito la Juventus tra le papabili. «Oblak è il miglior portiere del mondo e ovviamente ci sono dei club interessati, due in particolare. Posso solo dire che uno di questi è in Premier. L’Inter? Per favore, siate seri: in Italia c’è solo la Juventus come top club». Da top club a top player, qual è Oblak: a 24 anni è destinato a diventare l’erede di Buffon (e di Neuer a livello internazionale). Magari proprio con la maglia della Juventus.

Cardiff è stata una botta tremenda per tutto il mondo juventino. C’è chi da quel 3 giugno deve ancora riprendersi. Ma c’è anche chi è riuscito a trasformare la delusione di quella notte in una voglia sfrenata di rivincita. Paulo Dybala appartiene al secondo gruppo. Sembra impossibile riuscire a trovare un lato positivo nella finale di Champions persa contro il Real Madrid di Cristiano Ronaldo, eppure se adesso la Juventus si gode il miglior Dybala di sempre (10 gol totali, 8 in campionato, 2 triplette) è anche per il dolore che la disfatta del Millennium Stadium ha procurato al fantasista argentino. Una delusione trasfomatasi in un pungolo continuo per il 23enne di Laguna Larga.

IL RETROSCENA

Chi conosce bene il numero 10 bianconero non ha dubbi: Paulo è un altro da quella notte. E se è cambiato in meglio, Dybala, è perché già sull’aereo di ritorno da Cardiff aveva cominciato a progettare la strada verso la rivincita. Un percorso cominciato 107 giorni fa, in Argentina. Paulino in ferie non si è limitato ad allenarsi seguendo le direttive dello staff. I compiti delle vacanze li ha svolti con la rabbia positiva dello studente maturo che, dopo essersi sentito umiliato per una insufficienza in pagella, non si accontenta neppure più del 6 o del 7, vuole essere sempre al top. Nulla viene per caso, nel calcio come nella vita: dietro i poteri ancora più magici che Dybala sembra possedere in quest’avvio di stagione c’è un lavoro intenso e soprattutto un salto di qualità a livello psicologico. Il sinistro dell’attaccante argentino, da sempre delizioso, è un regalo di madre natura, ma se adesso Paulo è diventato un’arma tanto bella quanto micidiale è perché a guidarlo c’è una testa diversa, una consapevolezza maggiore. L’argentino, più sveglio di molti suoi coetanei, è entrato in un’altra dimensione: quella del campione affamato. Il paragone con Messi è quello più scontato, però forse Dybala per atteggiamenti assomiglia molto di più a quel fuoriclasse macchina di Cristiano Ronaldo. Al colpo di tacco per la platea, ora Dybala preferisce il tocco di punta che spiazza gli avversari e porta al gol. Più pratico e concreto, con un obiettivo chiaro in testa: vincere tutto con la Juventus, vendicare Cardiff e diventare uno dei migliori giocatori al mondo.

STESSA AMBIZIONE

Un’ambizione, quella di Dybala, che che corre di pari passo a quella della Juventus. Allegri, già tre anni fa, diceva che Paulo era un giovane che sapeva esattamente quello che voleva diventare. Un Dybala con la fame di un Chiellini ha tutto per trascinare la Juventus tanto in Italia (nella caccia al settimo scudetto consecutivo) quanto in Europa, dove c’è da ripartire dopo il tonfo al Camp Nou sotto i colpi di Leo Messi. Quella in Catalogna è l’unica partita di quest’avvio di stagione in cui la Joya è rimasto a secco. Chi dice che non sia un caso forse ha dimenticato i quarti dello scorso anno, dove l’argentino segnò una doppietta ai blaugrana.

INTOCCABILE

Dybala sta attraversando un momento magico a livello psicofisico. Allegri se lo gode e fatica a pensare una Juventus senza l’argentino in questo momento. Il “Conte Max” è abituato a ruotare i propri giocatori nei periodi in cui si gioca ogni tre giorni: sarà così anche durante questo ciclo di ferro (domani la Fiorentina, sabato il Torino, il prossimo mercoledì l’Olympiacos in Champions), però la sensazione è che il tecnico livornese farà fatica a rinunciare a Dybala. Più facile che Allegri punti a preservare la Joya regalandogli qualche standing ovation come è successo domenica a Reggio Emilia dopo la splendida tripletta al Sassuolo.

Il tempo di ripensare alla tripletta di Paulo Dybala non c’è: domani la Juventus ospita la Fiorentina all’Allianz Stadium. E’ la terza partita in una settimana (Barcellona e Sassuolo le precedenti) e precede il derby di sabato contro il Torino e il match di Champions del prossimo mercoledì contro l’Olympiacos. Massimiliano Allegri ricorrerà alle rotazioni per affrontare il tour de force. Qualche cambio è previsto anche per domani. A variare dovrebbe essere soprattutto la linea difensiva. Aspettando Höwedes (da ieri il tedesco si allena in gruppo) e con De Sciglio infortunato (i dettagli a fianco), a destra le opzioni allo studio sono principalmente due: Lichtsteiner e il jolly Sturaro. In mezzo, Barzagli dovrebbe dare il cambio a Chiellini; e Benatia contende il posto a Rugani. A sinistra Asamoah insidia Alex Sandro.

VALUTAZIONI

L’impressione è che Allegri, viste le assenze di Marchisio e Khedira, insisterà sul 4-2-3-1. A centrocampo si va verso la conferma della coppia Pjanic-Matuidi e minimi dovrebbero essere i cambi alle spalle di Gonzalo Higuain. Rinunciare a Paulo Dybala, al top al livello psicofisico, è praticamente impossibie in questo momento e il tecnico livornese non ha intenzione di farlo. A sinistra dovrebbe essere confermato Mario Mandzukic, mentre sul lato opposto Douglas Costa è in ballottaggio con Juan Cuadrado, tra i più pimpanti nella vittoria di Reggio Emilia. Spera in un posto da titolare anche l’ex Bernardeschi, ma l’impressione è che l’azzurro verrà schierato a gara in corso.

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