Streaming Lazio – Napoli Diretta Live tv gratis rojadirecta

La partita Lazio – Napoli   inizierà alle 20:45, è la Quinta giornata di serie A.   Come Vedere Lazio – Napoli Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Mercoledi 20 Settembre alle ore 18:00 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Lazio – Napoli è la quinta giornata del campionato di Seriae A.  Alle ore 20:45  il match tra Lazio – Napoli. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Lazio – Napoli, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.  La gara che si giocherà domani alle ore 20:45 potrà essere seguita in tv come al solito sui dispositivi di Sky e Premium,oppure collegando il proprio personal computer alla tv con il cavo HDMI grazie al servizio in streaming delle due emittenti, Sky Go e Premium Play. Tuttavia, per vedere in streaming gratis Lazio – Napoli senza pagare bisogna andare su Rojadirecta oppure siti alternativi ad esso se non funziona: sono però siti pirata illegali, e non possiamo fare altro che sconsigliarne la fruizione.

Non esiste una sola ricetta per il successo, e l’inizio di stagione di Lazio e Napoli – capaci di eguagliare annate storiche del passato – lo testimonia. La difesa a tre, la freschezza e la voglia di lottare trasmessa da un tecnico (Simone Inzaghi) che ha impiegato soltanto sei anni per passare dal campo alla panchina restando sempre alla Lazio, ha avuto effetti simili a quelli di una squadra fedele al 4-3-3 di un allenatore (Maurizio Sarri) a cui sono servite 24 stagioni di lunga gavetta per arrivare sul grande palcoscenico. Per dire, quando Sarri iniziava a dirigere lo Stia, in seconda categoria, Inzaghi giocava ancora negli Allievi del Piacenza. E vedeva lontana la serie A, per non parlare della Champions League, competizione in cui Simone ha poi scritto una pagina di storia con il poker al Marsiglia, firmato proprio in biancoceleste.

Come Nesta e il Cholo

Contro la Lazio del secondo tecnico più giovane della A, il Napoli dovrà fronteggiare innumerevoli trappole. Dal napoletano, di Torre Annunziata, Ciro Immobile, all’entusiasmo generato dal primo mese di stagione, sublimato con le tre vittorie contro Milan, Vitesse e Genoa: nell’ultima settimana, quella di Inzaghi è stata l’unica squadra italiana a compiere il tris di vittorie, salendo a tre successi e un pareggio per iniziare il campionato. Non è la prima volta che la Lazio inizia così in Serie A, ma è significativo ricordare che l’ultima volta – nel 1999-00 – l’avvio bruciante coincise con il doppio trionfo scudetto-Coppa Italia. Si trattava di una squadra infinitamente più costosa di quella attuale, dato che a disposizione di Sven Goran Eriksson c’erano fenomeni come Alessandro Nesta e il Cholo Simeone, Pavel Nedved e Juan Sebastian Veron (ma anche lo stesso Simone Inzaghi), fino a Marcelo Salas, match-winner della Supercoppa Europea contro il Manchester United. Questa volta la Supercoppa vinta è stata quella italiana, contro la Juventus, e da allora sono arrivati altri due successi per 3-2, in Olanda e a Genova, segno di come la Lazio sappia unire la qualità alla capacità di soffrire.

Un 10 dopo Diego

Dopo i 10 punti nelle prime quattro uscite, la Lazio pareggiò 4-4 contro il Milan – nella notte della tripletta con cui Andriy Shevchenko si rivelò al campionato – un risultato sinonimo di spettacolo, definizione che spesso e volentieri accompagna il Napoli di Sarri, che a sua volta insegue un record storico. Gli azzurri hanno iniziato con quattro successi, come nel 1966-67 – quando la coppia offensiva era Jose Altafini-Omar Sivori – e nel 2013-14, il primo anno di Rafa Benitez e Gonzalo Higuain. Ma soltanto nel 1987-88 il Napoli fece il pokerissimo, grazie anche al 2-0 a tavolino di Pisa, assegnato perché un oggetto colpì al capo Alessandro Renica rovesciando il risultato del campo (che era stato di 1-0 a favore dei toscani). In quel caso il trio “Ma.Gi.Ca” con Maradona, Giordano e Careca sfiorò uno scudetto che ad aprile sembrava vinto. Il Napoli di oggi non vanta gli stessi nomi eppure in campionato ha vinto le ultime nove gare (ed è imbattuto da 16 partite) comprendendo la scorsa annata, con un emblematico bilancio di 32 gol realizzati e 6 subiti. La trasferta dell’Olimpico, dove contro la Lazio il Napoli ha sempre vinto nelle ultime quattro annate (fino al 3-0 della scorsa primavera firmato da Callejon e Insigne), può essere il definitivo trampolino per trasformare una squadra spettacolare in una capace di contraddistinguersi anche a livello di mentalità e continuità. Ma venire a capo della squadra di Inzaghi non sarà facile nemmeno per chi, in Italia, non sbaglia un colpo da aprile.

Tutte le volte che, quest’anno, Simone Inzaghi ha chiesto la “partita perfetta” la Lazio ha risposto presente. Il tecnico biancoceleste non lo fa spesso, il jolly se lo gioca quando sente un gap con gli avversari. E sebbene l’inizio turbo, contro un Napoli imbattuto in campionato da febbraio, anche le sue 5 vittorie in 6 partite passano in secondo piano: «Il Napoli è la candidata a vincere lo scudetto assieme alla Juventus, sono stati bravi a tenere tutti i migliori giocatori e respingere le offerte», dice Inzaghi, voglioso di ripetere l’impresa in Supercoppa con i bianconeri. «Ce la giochiamo alla pari – prosegue – poi vedremo cosa dirà il campo. Affrontare il Napoli è come affrontare la Juventus, dovremo superarci, fare una gara perfetta, di grande corsa, aggressività e determinazione». Una Lazio che arriva alla sfida più difficile finora con l’intenzione di sorprendere ancora e la consapevolezza che non sarà una passeggiata: «Affrontare il Napoli ora non è la cosa più semplice che ci poteva capitare ma bisogna affrontarle tutte. Dovremo fare un’ottima partita, coraggiosa e fatta di tanto spirito di gruppo», si dice sicuro l’allenatore laziale, reduce da una settimana perfetta con i successi su Milan, Vitesse e Genoa in rimonta. Una Lazio che però nelle ultime due sfide ha subito 4 gol, tanto che sarà la difesa domani a rischiare di dover fare gli straordinari contro «una delle squadre che giocano il miglior calcio d’Europa, e in attacco schiererà campioni come Callejon, Mertens e Insigne» anticipa Inzaghi. Torna Parolo dalla squalifica, da valutare De Vrij.

Il sangue di San Gennaro sciolto nell’ampolla viene visto come un segno positivo per Napoli. Non è vero, ma ci credo: Sarri e la squadra, probabilmente, avranno preso posto ieri pomeriggio sul Frecciarossa diretto a Roma, con mezza certezza in più in valigia. Il campo dirà il resto. Dirà se il Napoli riesce a brillare anche con una big, quella Lazio che punta al sorpasso in classifica e a interrompere la striscia positiva del Napoli all’Olimpico: 4 vittorie nelle ultime 4 sfide. L’obiettivo è salire a quota 5, così da fare filotto in campionato e ripetere l’inizio esplosivo di quando c’erano Maradona e Careca, anno di grazia 1987-88. Il Napoli ha il miglior attacco d’Europa ed è primo in classifica in A, grazie all’abbrivo sprint di una stagione in cui non è possibile (e non sarebbe nemmeno giusto) nascondersi, però è alla ricerca di conferme dopo i 4 successi contro avversari sulla carta abbordabili (Verona, Atalanta, Bologna e Benevento). Sarri ne è cosciente e ha chiesto alla squadra di alzare il livello della concentrazione: vietato sottovalutare la Lazio. Non lo ha detto alla stampa per aver nuovamente rinunciato alla conferenza alla vigilia di una gara di campionato. Tuttavia, stavolta il messaggio è talmente chiaro che nessuno potrà anche solo inconsciamente immaginare di scendere in campo con l’aria un po’ snob che aveva caratterizzato le sfide con Atalanta, Bologna e Shakthar. Sarri non sembra intenzionato ad utilizzare il turnover nel match-clou della quinta giornata, riproponendo anche con la Lazio lo stesso schieramento che ha sgretolato il Benevento. La vittoria è l’unico obiettivo anche dei tifosi, che arriveranno in 2.500 da Napoli e (forse) anche di più dal resto d’Italia.

Straripante di azioni e di emozioni. E’ la Lazio di Inzaghi, capace di segnare dieci gol nelle ultime tre partite: 4 al Milan per lo smacco, 3 al Vitesse in Europa, 3 al Genoa per volare. Tutti gol prodotti e puntellati dal gioco, dal talento e dallo spirito di gruppo. La Lazio segna ad ogni smorfia di Immobile, è il cannoniere
della squadra (9 reti in 3 competizioni), è in vena, è il trascinatore, è il tiratore che ha tentato più volte la conclusione in serie A (25 volte). In campionato i biancocelesti hanno segnato 9 gol, in tutto si sono distinti 4 marcatori: Immobile (6 reti) poi Milinkovic, Luis Alberto e Bastos a quota 1. La Lazio è famelica, è l’unica ad aver vinto tre partite su tre in settimana (l’en plein) tra le italiane impegnate nelle Coppe. Simone va fiero dei
suoi uomini. La Lazio, per di più, è l’unica squadra a non essersi ancora trovata sotto nel punteggio in campionato, proverà a mantenere vivo il primato stasera. Inzaghi punta su Ciro e sulla diversità dei suoi centrocampisti, così si opporrà ai meccanismi di Sani E’ partito Biglia, è arrivato Leiva (regista-marcatore), è rinato Luis Alberto (uno e trino in campo), si è consacrato Milinkovic. Agilità, tackle, velocità, fantasia,
forza, è un mix speciale.
L’INCROCIO. Nella stagione dei tabù infranti (vittoria sulla Juve, Milan ricoperto di gol dopo 18 anni e Genoa battuto in casa dopo 7 stagioni), la banda di Inzaghi proverà a battere il Napoli. La Lazio ha perso le ultime quattro partite giocate all’Olimpico contro gli azzurri e nelle ultime tre non ha mai segnato. In tutto i biancocelesti hanno vinto solo una delle ultime 10 gare di campionato affrontate contro il Napoli
(sette i successi azzurri). La legittimità dei numeri moderni conferma in pieno lo spasmodico intreccio della sfida delle 20.45. Il Napoli ha segnato in tutti gli ultimi 11 confronti di campionato vissuti contro la Lazio (media di 2,5 reti a partita). Ma questa Lazio è diversa, ha centrato tre successi nelle prime quattro giornate del campionato in corso, viaggia al ritmo della Lazio scudettata di Eriksson. Solo due volte, nella sua storia, i biancocelesti sono riusciti a vincere quattro delle
prime cinque partite stagionali (nel 1934 e nel2008).
IL FESTIVAL. Inzaghi è bravo nel toccare le corde più sensibili e nel predisporre le mosse più giuste. Ha avuto poco tempo per preparare il big match e le ultime due partite sono state tiratissime fino al 90.’ Inzaghivoleva uomini veri nella sua squadra e li ha trovati. Di più, si sono dimostrati leoni. Prima del match col Genoa è stata cruciale la benedizione di Ciro Immobile ai compagni. Ha parlato al gruppo nello spogliatoio. La sua carica e i suoi colpi sono la fotografia di questa Lazio scoppiettante, da gran ballo del gol.

E le stelle stanno a guardare: da Parigi e Manchester, dal Principato di Monaco e da Barcellona, da Dortmund e da Madrid, da quest’Europa che immergendosi con la testa nel pallone scopre che l’epicentro della «rivoluzione» nasce ed esplode nel modernismo
napoletano, quindici gol (in campionato) tutti d’un fiato – e in quattro gare – per prendersi un trono e sentirsi re (almeno) per una notte ancora. E’ il calcio 3.0, è una diavoleria che comprende tagli, sovrapposizioni, irruzioni, veroniche e freschi merletti, utili per abbellire il San Paolo o qualsiasi stadio in cui vada in onda lo show: 3,75 reti a partite e la percentuale che fa la differenza con quei giganti
che ondeggiano tra il Paris Saint Germain e il Barcellona, il Borussia Dortmund e le due Manchester, in una classifica che l’Uefa ha esposto con dovizia di particolari e nella quale (ma guarda un po’) mancano il Real Madrid e anche il Bayern Monaco.
TOP TEN. Vedi Napoli e resti a bocca aperta, perché è un concentrato di fantasia, una fusione di idee, uno scintillio tra il Verona,
l’Atalanta, il Bologna e il Benevento, un mese di esagerazioni – in casa o fuori – in cui quella squadra che da quattro anni ormai va oltre quota cento è riuscita persino a superarsi, perché di questo passo verranno sgretolati i record precedenti e magari pure quelli futuri, chissà.
TU VUO FA IL NAPOLETANO.
Il resto, e ci mancherebbe, è il calcio che conta, in assoluto, tra cui spiccano – chiaramente – la Juventus e l’Inter: ma dove
non sono arrivati principi e sceicchi con i loro soldi, né dove è riuscita ad atterrare l’autorevolezza tedesca o il Guardiolismo in tutto il suo splendore o special one in cerca di nuove vie per afferrare il successo, s’è accomodato il Napoli che ne ha fatti quindici con otto calciatori diversi (ed ha beneficiato pure di un’autorete) e che ha deciso d’inseguire innanzitutto se stesso e tutti i propri primati che gli appartengono, fingendo d’ignorare
il sogno (si chiama scudetto) che in genere va a chi subisce di meno e che magari potrebbe essere avvicinato ribaltando questo fastidioso luogo comune.
VECCHIA, CARA EUROPA. Il
Napoli è il top tra le prime dieci squadre dei campionati più «rispettabili» e se ne sta distante, come un pianeta a parte, dagli umani che pure tali non sono, per censo, organico, habitat naturale: però tra Insigne e Callejon, Mer- tens e Milik, Zielinski e Allan, Ghoulam e Rog, e aspettando Hamsik c’è vita su Marte. Ops, ce n’è nel Napoli.

All’alba del campionato splende il sole sulla Lazio, imbattuta (comprese le amichevoli) dall’inizio dell’estate, mai partita così forte dalla stagione dello scudetto firmato da Eriksson, già proiettata a ridosso delle grandi e spinta dall’entusiasmo generato dalla Supercoppa strappata alla Juve e dai quattro gol segnati al Milan. C’è tutto per una notte di grande calcio all’Olimpico e Simo- ne Inzaghi, se potesse, eliminerebbe solo una buona dose di stanchezza accumulata nella doppia trasferta traArnhem e Genova. Ecco perché ha chiesto ai suoi giocatori di raddoppiare gli sforzi. «Affrontare il Napoli non è semplice, troviamo una grande squadra, servirà un’ottima partita, coraggiosa, con tanto sni- rito di gruppo.
Penso a Genova si sia vista per 60 minuti una delle migliori Lazio da quando la alleno, un episodio sfortunato ha permesso al Genoa di pareggiare, la dimostrazione che abbassando la tensione diventiamo una squadra normalissima, per restare a certi livelli non ci possiamo permettere il calo di Marassi».
DISTANZA. E’ un banco di prova significativo considerando la differenza di livello. E per capire se il divario è diminuito bisognerà aspettare, ha spiegato Simo- ne. «Dovremo dimostrarlo sul campo. Il Napoli nelle

ultime 16 giornate di campionato ha totalizzato 14 vittorie e 2 pareggi. Da febbraio non perde in serie A. E’ una una candidata al titolo con la Juve, hanno mantenuto tutti i pezzi importanti, sono stati bravi a respingere le offerte arrivate, Sani allena lo stesso gruppo da tre anni. Il Napoli è più avanti quest’anno, nella passata stagione arrivarono terzi perché avevano perso troppi punti all’inizio, ma per aprire un grande ciclo bisogna mantenere il gruppo intatto e avranno tanti tifosi al seguito». L’ultimo confronto diretto all’Olimpico finì malissimo per la Lazio, piegata dai tre gol del Napoli. «Dovremo fare meglio, l’anno scorso pagammo il terzo impegno settimanale dopo la semifinale di Coppa Italia con la Roma e il Sassuolo, perdendo meritatamente». La disponibilità dello spogliatoio gli trasmette buone sensazioni. «Stiamo giocando mol

to bene, mi fa felice lo spirito di gruppo, chi non gioca è il primo tifoso di chi gioca, chi entra riesce a dare la scossa che serve alla squadra, sicuramente siamo aiutati dall’ambiente, ora dobbiamo continuare, per noi questa partita è molto difficile, ma daremo tutto».
ALL’OLIMPICO.
Possibili sorprese per contenere l’attacco del Napoli.
«Sarri trasmette idee e gioco alla sua squadra, crea sul campo tantissime difficoltà, giocano un bellissimo calcio, con Mertens, Insigne e Callejon hanno un tridente formidabile a cui cercheremo di porre dei rimedi, farò vedere e rivedere certe azioni ai miei giocatori, con i tre davanti hanno una grandissima organizzazione, dovremo essere bravi a limitarli, servirà una partita coraggiosa e di gruppo». Chissà se l’Olimpico trascinerà o meno la Lazio. «Confido nei nostri tifosi, ci aiuteranno, quelli che ci hanno

seguito a Marassi sono stati eccezionali e determinanti, sostenendoci per 95 minuti. L’anno scorso le nostre partite con Palermo e Samp sono state splendide e con quasi 50 mila spettatori, con il Milan doveva esserci tanta gente ma sappiamo quali sono stati i problemi quella domenica, il turno infrasettimanale non aiuta, ma i ragazzi della Curva ci sono sempre, negli altri settori mi aspetto tanta gente. In questi due anni i tifosi sono sempre stati bravi a sostenerci». Sogna una bolgia e tantissima intensità in campo. «La Lazio proverà a giocarsela alla pari, poi vedremo cosa dirà il campo. Il Napoli è come la Juve. Dovremo superarci, serviranno aggressività e determinazione. Giocando così siamo stati a volte alla pari con squadre più attrezzate e con un budget superiore. Ci vuole il piglio giusto. Sotto ritmo con il Napoli non puoi permetterti di giocare».

C’ è un filo azzurro che lega un Napoli (quello dell’anno scorso) a un altro (quello che muove verso l’Olimpico). Poi, c’è la Storia con la maiuscola, perché stavolta, in questi sedici risultati consecutivi in campionato c’è il senso autentico di una impresa, che può cancellare il passato. C’è un silenzio nel quale calarsi per vivere e riflettere alla vigilia d’una sfida che pesa. E tra un pensiero e l’altro, ripensandoci, c’è quasi un secolo di calcio napoletano che può essere stritolato, tra numeri che sanno di gigantismo. Quando tutto è (ri)cominciato, immediatamente dopo i due ceffoni rimediati nel febbraio scorso dall’Atalanta, si giocava all’Olimpico, che è un po’ il palcoscenico delle imprese (le finali di Coppa Italia, per dirne un paio): fu l’inizio di un’avventura che va avanti sontuosamente, tra vittorie che si accumulano e sensazioni che stordiscono.
SCUDETTO. La prima volta, e sembra passato un Secolo, fu scudetto: stagione 1989-90, sedici partite una dietro l’altra senza mai scoprire l’amarezza della sconfitta, che andarono ad aggiungersi alle due della stagione precedente. Poi c’è voluto altro, per esempio sempre Maurizio Sarri, che è arrivato comunque a diciotto, ma mischiando la serie A con l’Europa Lea- gue, dunque su un terreno ampio e vario, con coeffidenti di difficoltà variabili.
SENTENZA. La serie A sa di uniformità, anche transitando da una stagione all’altra, e il Napoli che è arrivato terzo ha infilato una striscia imponente, utile per guadagnare i preliminari di Champions, ma anche per conquistare uno status da grande: per ora sono sedici gare utili, ne mancano due per riuscire a eguagliare quella squadra che poi andò a conquistare il trono. Però stavolta, a differenza di quell’epoca, ci sono una serie di successi impressionanti: il Napoli di Albertino Bigon fu un in grado di collezionare otto vittorie e altrettanti pareggi, questo di Sarri ha già messo assieme quattordici successi.
RICORSI. Ma anche quando il Napoli di trentanni fa cadde, si giocava all’Olimpico di Roma: era pieno pe riodo natalizio, antivigilia di Capodanno, e i fuochi d’artificio furono della Lazio, che ne fece tre e sgretolò per una volta le certezze d’una squadra capace poi di rialzarsi. Si è ancora là, e sembra che magicamente il tempo si sia fermato, o che banalmente il destino abbia voluto metterci del suo: il Napoli va al suo primo autentico esame (interno) per capire, una volta di più, quali siano le sue prospettive e dove sia possibile arrivare anche con l’immaginazione. L’aspetta un’avversaria che ha contenuti ovunque, che è reduce da una vittoria autorevole e anche autoritaria, che ha un centravanti capace di far male ma, in assoluto, una organizzazione con cui andarsi a confrontare. In panchina, Simone Inzaghi si sta confermando come uno dei migliori giovani allenatore italiani. Nonostante partenze importanti, la squadra biancoceleste, dopo aver conquistato la Supercoppa, ha iniziato con il piede giusto anche il campionato.
SCARAMANZIA. Il diciassettesimo porta male: capitò anche a Walter Maz- zari di riuscire ad avvicinare Bigon, nella sua prima annata partenopea, ma alla sedicesima il suo Napoli inciampò a Udine, in una gara «macchiata» da una svista abbastanza clamorosa dell’arbitro che, coincidenza così vuole, era proprio Damato, e segnata da una doppietta griffata Di Natale che nel finale di gara confeziona la beffa ai danni degli azzurri. Ma il Napoli di oggi va inseguendo il Napoli di ieri, quello di Maradona: lo farà (presumibilmente) con i titolarissimi, quelli che offrono maggiori garanzie, forse persino quelle di avvicinare il record.

In cima all’Europa. Il dato c’è tutto, basta dare uno sguardo alla classifica delle squadre con la migliore media gol, nei campionati più importanti, per scoprire che il Napoli le ha messe in fila tutte, dopo soltanto 4 giornate. Tutto molto bello e suggestivo, i numeri continuano a magnificare il lavoro di Maurizio Sarri e dei suoi ragazzi che in campionato, fin qui, hanno fatto l’en plein, ovvero 4 su 4, sommando 12 punti, alla pari di Juventus e Inter.
INCREDIBILE È il rendimento della fase offensiva. In Europa, nessuno ha fatto meglio del Napoli, che vanta una media gol a partita di 3,75. Alle sue spalle c’è il Psg, dei Neymar e Cavani
(3,5), la Juventus di super Dybala è terza (3,25), mentre il Barcellona è al settimo posto (2,75). Il Reai Madrid non figura in questa speciale classifica (top 10) che è chiusa dall’Inter
(2,5). Si tratta, ovviamente, di cifre provvisorie, che possono soltanto essere indicative, ma che evidenziano la forza travolgente dell’attacco napoletano le cui qualità tecniche sono state riconosciute da mezzo mondo.
TEST IMPEGNA TIVO Sarà, senz’altro, quello di stasera, all’Olimpico. Per la prima volta, in quest’avvio di campionato, il Napoli affronterà un’avversaria di livello, quella Lazio che continua a stupire per la qualità del gioco e per la continuità nei risultati: 3 vittorie e un pareggio, contro i 4 successi del Napoli, che vorrebbe confermarsi in testa alla classifica. Il collettivo di Sarri è ritenuto un meccanismo perfetto, che vive della qualità dei propri giocatori e della bravura del tecnico che li guida. Un qualcosa in grado di capovolgere l’esito di una partita nel volgere di pochi minuti. Il tridente offensivo è un piccolo capolavoro che l’ambiente custodisce gelosamente, una meraviglia che porta spettacolo in ogni spicchio d’Italia. Stasera, non dovrebbero esserci sorprese, Sarri non cambierà nulla, punterà sui titolarissimi per superare anche il primo scontro diretto. Altro che turnover, tanto discusso dalla critica. Il tecnico vorrà andare sul sicuro. Mertens sarà al centro dell’attacco e si presenterà all’Olimpico col suo carico di gol (5), insieme a Callejon (2) e Insigne (1) che si è sbloccato domenica, nel derby col Benevento. L’incanto napoletano sta proprio nelle giocate dei tre.
LA FABBRICA DEL GOL Con l’avvento di Maurizio Sarri in panchina, il Napoli predilige il gioco offensivo e, in questo senso, il peso dell’attacco è aumentato parecchio. Nella prima stagione (2015-16), con Gonzalo Hi- guain centravanti, autore di 36 gol, le reti totali in campionato sono state 80, meglio ha fatto soltanto la Roma con 83. Nel secondo, invece, ha chiuso addirittura al primo posto nella classifica dei gol fatti, arrivando a 94. Quest’anno, sta ricalcando il cammino dello scorso campionato: dopo 4 giornate ha all’attivo 15 gol, nessuno ha fatto meglio. La differenza, dunque, è fatta dagli attaccanti che producono gol e assist con una continuità spaventosa. Ed è il tridente offensivo il vero pericolo che Simone Inzaghi dovrà provare a scongiurare. La difesa a tre dovrebbe aiutarlo a ridimensionarne la potenza, anche se la fantasia di Callejon, Mertens e Insigne può rendere inutile qualsiasi marcatura. Sempre i numeri raccontano che in questo inizio di campionato, la Lazio ha subito 4 reti, una media di un gol a partita. E gli stessi numeri avvertono che quando il Napoli passa in vantaggio, poi diventa complicato rimontare. Napoli che in campionato ha subito solo due reti e su palle inattive: contro il Verona (rigore) e l’Atalanta (su calcio d’angolo).
CHIAVE TATTICA Insomma, la partita potrebbe trovare proprio nel confronto tra attacco e difesa il tema predominante. Inzaghi opporrà il suo tridente arretrato, Bastos-De Vrij-Radu, ai tre tenori napoletani che, con i loro acuti in area di rigore, incutono timore a chiunque. All’Olimpico, il Napoli giocherà per confermare il primato in classifica in modo da poter poi tentare l’allungo, sabato sera, quando giocherà a Ferrara, contro la Spai, mentre i campioni d’Italia avranno in programma il derby col Torino, allo Juventus Stadium, con Fin- ter a fare da terzo incomodo.

Il Napoli non è mai solo e non lo sarà di certo in questa doppia trasferta tra Roma, sponda Lazio, e Ferrara. Ieri gli azzurri sono partiti dalla stazione Garibaldi ed hanno trovato ad attenderli almeno un centinaio di tifosi. Applausi per tutti e selfie a ripetizione. Del resto, l’entusiasmo in città è palpabile ed i quasi 50.000 presenti con il Benevento ne sono la chiara dimostrazione. Ovviamente, il giorno feriale e la pericolosità di una trasferta

nella Capitale hanno «sconsigliato» una vera e propria invasione ma il settore ospiti aperto e la possibilità quindi di sostenere la squadra di Sarri nel primo vero «test match» del campionato ha comunque spinto tantissimi napoletani, e non, a mettersi in viaggio. Un migliaio le presenze annunciate nel settore ospiti, quasi 2500 i sostenitori azzurri che saranno però in totale all’Olimpico. Complessivamente, dovrebbero esserci 25.000 spettatori.

Ammessi soltanto i tifosi «tesserati» residenti in Campania, ma per chi arriverà da altre regioni per tifare Napoli non sarà necessaria alcuna schedatura. Di conseguenza, ci saranno varie macchie azzurre sparse per lo stadio e, come al solito, sarà folta la pattuglia di napoletani in tribuna autorità (la qual cosa in una circostanza, nel 2008, non fu gradita a Lotito).
ORDINE PUBBLICO Per i tifosi del Napoli sono stati riservati i parcheggi dell’area Clodio e lungotevere della Vittoria, per quelli della Lazio l’area XVII Olimpiade. Alle ore 15, inoltre, scatteranno i divieti di sosta in viale Tiziano (stadio Flami nio), piazza Ankara e del lungotevere della Vittoria nel tratto compreso tra piazzale Maresciallo Giardino e via Timavo. Sarà, invece, una vera e propria trasferta d’altri tempi quella che aspetta i napoletani sabato a Ferrara. Per andare al Mazza, infatti, non servirà la tessera del tifoso (neppure per chi si muoverà dalla Campania) e di conseguenza anche i sostenitori più caldi – quelli delle curve – saranno al seguito della squadra. Ed è di ieri l’ufficialità: il settore ospiti a Ferrara sarà sold out. Più o meno come a Bologna, il Napoli giocherà «quasi» in casa

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