Diretta Milan-  Rijeka come vedere Streaming Gratis Info e orario Live Tv Rojadirecta

La partita di Europa League fra Milan-  Rijeka inizierà alle ore 21:05,.  Come Vedere Milan-  Rijeka Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Giovedi 28  Settembre alle ore 21:05 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Milan-  Rijeka Alle ore 21:05  il match tra Milan-  Rijeka. Si gioca per l’ Europa League  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Milan-  Rijeka, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.  La gara che si giocherà domani alle ore 18:00 potrà essere seguita in tv come al solito sui dispositivi di Sky e Premium,oppure collegando il proprio personal computer alla tv con il cavo HDMI grazie al servizio in streaming delle due emittenti, Sky Go e Premium Play. Tuttavia, per vedere in streaming gratis Milan-  Rijeka senza pagare bisogna andare su Rojadirecta oppure siti alternativi ad esso se non funziona: sono però siti pirata illegali, e non possiamo fare altro che sconsigliarne la fruizione.

Il re di coppe e il baby prodigio. L’amico di CR7 e il ragazzino dell’oratorio di Parè. La coppia è strana quanto affascinante: 40 anni in due, e soprattutto 9 gol in due. Il Milan che cambia faccia per l’ennesima volta all’attacco avrà il numero 9 di André Silva e il 63 di Patrick Cutrone. Stasera dovranno travestirsi da spazzini, lavoro da affrontare – esattamente come succede nella vita reale – con assoluta dignità, perché l’utilità per la comunità (rossonera) è grandissima: toccherà a loro ripulire il Milan

dalle scorie accumulate dopo lo sciopero di Marassi. Magari anche per far ricredere il presidente blucerchiato Ferrerò, che ieri ha infierito ancora: «Il Milan ha speso duecento milioni sul mercato, ma contro di noi non ha mai tirato in porta», ha detto a Radio Radio.

MONDO SOTTOSOPRA II dato, purtroppo per il Milan, è corretto e quando si parla di attaccanti è normale parlare anche di tiri. Fino alle 12.29 di domenica scorsa le statistiche erano piuttosto confortanti. Spiccava soprattutto una notevole propensione per la precisione nel- l’inquadrare lo specchio della porta. Poi, dalle 14.16, il mondo rossonero è andato sottosopra. Ecco il compito che attende André e Patrick: tirare, far gol e possibilmente far tornare a casa i tifosi dopo essersi divertiti. Una ventata d’aria fresca dopo l’odore di chiuso della prima parte di settimana. Una boccata d’ossigeno prima di tornare in trincea con Roma e Inter. E’ la seconda volta che giocano insieme dall’inizio. Il battesimo fu a Skopje, nel ritorno di un playoff già stravinto all’andata. Una partita che non fa molto testo per capire a fondo le potenzialità di convivenza, perché André e Patrick furono le due facce della luna: il portoghese sbagliò più o meno tutto, il ragazzo di Parè infilò l’ennesima perla stagionale, confermandosi più avanti del compagno per condizione e atteggiamento. La compatibilità sulla carta c’è: André ama attaccare la profondità, Patrick sa lavorare in orizzontale ed è istintivamente generoso. Insieme possono sicuramente fare bene, e poi tutti e due hanno i loro buoni motivi per riprendersi un palcoscenico che ultimamente hanno calcato senz’altro meno di quanto avrebbero desiderato.

POTENZIALITÀ A Silva sarà utile un’altra serata da protagonista in Europa per convincere Montella di essere pronto anche per la Serie A, visto che per il momento in campionato le presenze sono solo due (una da titolare) e tutti i gol – cinque – sono arrivati in coppa. «E’ un ragazzo di 21 anni, viene da un campionato diverso – ha spiegato anche ieri l’allenatore Quanto sia stato pagato non è un compito mio, ha bisogno di crescere e adattarsi alle difese italiane che ti lasciano mezzo secondo in meno. Dimostrerà le sue enormi potenzialità come le ha già fatte vedere». In- somma, pare che André nei fine settimana dovrà avere ancora un po’ di pazienza, mentre la febbre del giovedì sera non gliela toglie nessuno. Il volo di Cutrone invece si è fermato con la Lazio – l’altra giornataccia da dimenticare -, anche perché nel frattempo ha fatto irruzione Kalinic. Patrick porta in dote due gol in Europa e due in campionato e dà ampie garanzie per spirito e adattabilità ai moduli. Stasera, allora, ramazze in mano per lui e André: tocca dare una bella ripulita al Milan.

E allora facciamo cifra tonda. Leonardo Bonucci stasera inizierà la decima parità consecutiva da titolare del Milan: sei partite su sei in campionato, tre su tre in Europa League tra Shkendija e Austria Vienna. Ha saltato solo il terzo turno preliminare con il Csu Craiova causa esclusione dalla lista, nei giorni delle fideiussioni. Il riposo è per altri.
ERRORI DI CHIUSURA Montel la sceglie sempre di appoggiarsi a lui e Leonardo è contento di non riposare mai: ai calciatori non piace stare seduti. Bonucci del resto è stato al centro di tutto, dai festeggiamenti estivi per la firma alle critiche di domenica pomeriggio per la sconfitta con la Samp. Ieri in conferenza ha fatto autocritica: «Non sono soddisfatto perché ho commesso diversi errori di precisione, di chiusura, ma c’è in me la voglia di rispondere sul campo. Conoscevo gli oneri e gli onori venendo qui e non mi sento il capro espiatorio. Ho sempre preso le critiche come uno stimolo per migliorare. Sono le difficoltà che devono spingerci a migliorarci e andare oltre i limiti». Tutto atteso, più o meno: «Quando ho scelto il Milan, sapevo bene che c’era il rovescio della medaglia rispetto all’entusiasmo

di quel giorno. Quest’anno non si può scherzare, dobbiamo tornare a essere il Milan, i momenti difficili erano normali e li spero superati».
TRE O QUATTRO II primo gol della Samp è stato analizzato per tre giorni: quanta colpa ha Bonucci per quel cross lasciato passare? Leo passa oltre e supera anche le discussioni sul sistema di gioco: «Il dilemma tra difesa a 3 e a 4 fa parte della mia storia. Con la Juve ho vinto tanto a 3 ma in Nazionale e al Bari facevo la difesa a 4, è per quello che la Juve mi ha scelto. Non credo che Montella abbia scelto un modulo specifico per me, io mi adatto a tutto». Frasi classiche: Montella continuerà con la linea a tre ma Leo è pronto a cambiare.
LO SPOGLIATOIO Più interessante la discussione sugli equilibri di spogliatoio, non semplici in questi giorni di crisi. Bonucci ha parlato anche di questo: «La forza di una squadra è guardarsi nello spogliatoio e poi trasportare tutto in campo. Questo è stato il segreto che ha portato la Juve a vincere, dare tutto in settimana e in partita. È questo che oggi voglio trasmettere ai più giovani perché i campioni e i grandi uomini ci sono. Così sono sicuro arriveranno grandi risultati. La Champions è imperativa per il Milan. Quest’anno non si scherza».

IL FUOCO L’immagine del giorno però è il fuoco. È comparso sul suo profilo Instagram, nella frase scelta per lanciare la partita: «Essere messi in discussione serve ad accendere quel fuoco per non avere alibi e dare il 100%!». Stasera alle 21, Leo e il Milan vogliono passare dalle parole ai fatti. Bonucci ieri ha provato anche a chiudere i tre giorni peggiori del 2017 milanista: «Sono state 72 ore intense, come è giusto che sia quando vesti una maglia così importante. A Genova è successo quello che non doveva succedere. Io sono carico al punto giusto». Il rischio è che sia troppo carico, non troppo poco.

La fame appartiene al dizionario sportivo di Bo- nucci, che è così «affamato» da averne fatto un hashtag di riconoscimento sui social e, quello che più conta, sull’appetito ha costruito una carriera di vittorie. Di fame ha parlato anche Montella che ritrova la sua squadra contro il Rijeka dopo il digiuno di punti con la Samp. Contro i croati, ospiti a San Siro per la seconda partita del girone di Europa Lea- gue, la tavola sembra apparecchiata perché il Milan torni alla vittoria, e dunque a sorridere e ad allentare l’ansia. Servirà, come chiede l’allenatore, una «squadra che abbia desiderio e fame di giocare. E che abbia temperamento contro un avversario fisico e pratico». Uscire a pancia piena dallo stadio significherebbe, almeno per qualche giorno, sciogliere il nodo allo stomaco che in parte è venuto a giocatori e allenatore dopo la sconfitta di Genova. Il capitano si è assunto le sue responsabilità e lo stesso ha fatto l’allenatore: «So che il mio destino dipende dai risultati ma alla fine non sempre è così e io sento forte la fiducia della società. E fa poi parte del mio lavoro saper gestire anche momenti del genere».
ROTTA Così Montella diventa il comandante di una nave «in tempesta» da condurre al più presto in acque tranquille. «Ma non tutto è da buttare in mare» dice ancora l’allenatore. L’agitazione è seguita alla sconfitta di Marassi, seconda consecutiva in trasferta e seconda di fila contro un avversario di spessore superiore rispetto alla maggior parte di quelli affrontati fin qui.

Leonardo Bonucci certamente si aspettava un avvio di stagione differente. Sia per le prestazioni del Milan, che per quelle sue personali. E allora, alla viglia della sfida contro il Rijeka, l’ex difensore della Juventus ha deciso di “metterci la faccia” come si dice in gergo, cercando di spiegare quello che sta accadendo. Partendo da una generosa e sincera ammissione di colpa: «Non sono soddisfatto perché ho commesso diversi errori di precisione, di chiusura. Ho voglia di rispondere sul campo a tutto quello è stato detto. Ho sempre preso le critiche come uno stimolo per migliorare. L’ho fatto da quando sono arrivato al Milan e lo farò anche questa volta».

Certo, non poteva che finire al centro delle accuse, visto il modo in cui è stato vissuto il suo trasferimento. Si è trattato, senza ombra di dubbio dell’operazione di mercato più clamorosa, alla quale hanno fatto seguito tutta una serie di conseguenze che volevano certificare tutta il suo totale coinvolgimento nella nuova avventura, visto che arrivava con il marchio delle “juventino” e anche non dei più simpatici. Ha voluto il numero 19, alla faccia del compagno a cui era già stato assegnato; ha voluto la fascia di capitano, alla faccia delle gerarchie delle promesse già fatte. Si è proposto come un leader, ma al momento, in campo, leader non lo è stato affatto. Logico che siano piovute critiche anche superiori alle reali difficoltà. Legate, tra l’altro, anche al modulo: perché qualcuno pensa che abbia imposto anche quello, al Milan. «Io sono a completa disposizione dell’allenatore e del ct per ogni modulo. Il 3-5-2 non è stato scelto per me. Io posso giocare e rendere bene o meno a prescindere dal modulo. Ora sono io che devo rendere di più come giocatore e leader di questa squadra Io sono tranquillissimo, questo dilemma ha sempre fatto parte della mia storia. Tanti dicono che ho fatto bene alla Juventus da centrale nei tre, ma in Europa abbiamo giocato a quattro, all’Europeo 2012 ho giocato a quattro e al Bari ho giocato a quattro».

NON C’È TEMPO
Le difficoltà non lo preoccupano, è pronto a viverle da protagonista, come ha sempre fatto anche nelle sue precedenti esperienze: «Quando ho scelto il Milan, sapevo bene che c’era il rovescio della medaglia rispetto all’entusiasmo di quel giorno. La presenza della società è stato un messaggio per tutto l’ambiente Milan. Quest’anno non si scherza. Il Mi- lan deve essere il Milan e si devono superare degli ostacoli. Non c’è tempo per guardarsi indietro e dobbiamo portare il Mi- lan in Champions e lottare per le prime posizioni in campionato». Alla fine non resta che pensare al futuro e cercare di renderlo interessante. «Bisogna essere sempre positivi e propositivi, abbiamo fatto un passo falso non bisogna buttare via tutto. Questo stop ci ha insegnato qualcosa, dobbiamo migliorare e mettere in campo sempre il 100% di noi stessi».

E poi c’è ovviamente la questione dell’allontanamento del preparatore atletico Marra Sono rimasto sorpreso perché non me l’aspettavo. Era un membro dello staff che stava con il mister da tanti anni. C’era un bel rapporto, però si vede che non c’erano più le condizioni per andare avanti. L’allenatore ha spiegato molto bene questa cosa, noi dobbiamo accettare le decisioni e andare in campo e dare il meglio di noi stessi»

Non tutto torna nella spiegazione di Vincenzo Montella. E’ vigilia di Milan-Rijeka, seconda partita dei gironi di Europa League, eppure nemmeno si parla di questo match. Perché troppe cose sono successe negli ultimi giorni al Milan perché possano essere cancellate dal ritorno in campo che, almeno sulla carta, non dovrebbe essere particolarmente complicato. Già dopodomani, alla vigilia della sfida contro la Roma a San Siro, l’aspetto agonistico tornerà preponderante. Ma per adesso, l’argomento principe resta ancora l’allontanamento del preparatore atletico. E il primo aspetto, già ribadito nei servizi di ieri, è la totale libertà di scelta lasciata al tecnico: «La società mi sostiene totalmente nelle scelte del mio staff, mi dà totale carta bianca. La scelta di allontanare Marra è totalmente mia e quella futura, di chi ne prenderà il posto, sarà totalmente mia. Li ringrazio per questo». Giusto così: dopo tutte le critiche dirette e indirette all’operato del tecnico, era l’unico modo per non far sentire Montella già separato in casa. Così, invece, è tornato al centro della gestione e ha dato lui la svolta. Scontato: non ne potrà dare altre. Si è giocato il suo jolly.

Forse è anche per questo che appare qualche contraddizione, nelle parole di Montella. «Non era Marra il problema, Lui era un fratello per me, ho fatto questa scelta per salvare anche gli altri miei fratelli». E se non era lui il problema, perché allora mandarlo via? La risposta, per carità, arriva, ma è difficile da conciliare con quello detto prima: «Ci sta che ci possano essere delle divergenze. Sa che gli voglio bene, non è un capro espiatorio, non c’era più sintonia sulla strada da intraprendere». Se non era il problema, perché c’erano divergenze? E se c’erano divergenze, perché non era il problema? Qualcosa, come si può ben capire, non torna.

CHI ARRIVA
Non sarà facile, per chiunque dovesse arrivare, allestire la preparazione atletica di una squadra che ha già fatto quella “pesante” in estate, a maggior ragione a fronte di un periodo di due settimane, subito dopo la Roma, in cui mancherà pure più di mezza squadra per le nazionali. Montella, comunque, sta lavorando su questo tema: «Mi sento preparato sulla preparazione atletica, ne ho studiata più di una. Qualcosa deve cambiare se c’è fretta di ottenere dei risultati. E’ una decisione faticosa, ma bisogna anche mentalmente voltare pagina. Sto valutando alcuni profili, sto aspettando una risposta dal mio preferito». I nomi sembrano essere sempre quelli, si sta studiando una soluzione interna. Da Daniele Tognaccini a Bruno Dominici, passando per Cristian Savoia, già nello stali del tecnico napoletano.

Genova non è ancora il passato. Bisogna ancora analizzare quel black out. «Sicuramente qualcosa abbiamo sbagliato nella preparazione della partita a livello mentale, c’è bisogno di ripristinarsi velocemente per affrontare le partite.

Non bisogna avere alibi, cercare le vittorie con fame e sacrificio. C’è qualche ragazzo che deve essere accompagnato più di altri ma dobbiamo andare tutti nella stessa direzione per scrivere una pagina importante di questa storia». Domenica a Marassi, Montella sembrava oggettivamente un pugile suonato. Adesso ha già tutto un altro passo: «. Sono fiero di allenare il Milan, ho capito che nelle difficoltà riesco a dare il meglio di me stesso. Questo è un momento di difficoltà, mi sono sempre rialzato, sono cresciuto che questo è un passaggio per un ulteriore crescita.

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