Assegno ricollocazione per 30 mila disoccupati, spedite le prime lettere: ecco come viene erogato

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Conoscete l’assegno di ricollocazione, la misura pensata per favorire i disoccupati già percettori della Naspi nella ricerca di un impiego? Ecco che cos’è esattamente e cosa sapere, dal suo funzionamento innovativo al calcolo dell’importo

Che cos’è l’assegno di ricollocazione? È un modo per ritrovare lavoro è questo il suo primario obiettivo, dopo settimane di storie di rinvii è partito in via sperimentale. L’Anpal, è l’agenzia incaricata di inviare oltre 30.000 lettere ai disoccupati. Questo intervento dovrebbe estendersi ad oltre 300 mila disoccupati entro l’estate. L’importo può valere fino a €5000.

Novità all’orizzonte per tutti i disoccupati italiani perchè stanno per arrivare i nuovi assegni di ricollocazione dell’Anpal, i quali rappresentano il primo, vero intervento di politica attiva nazionale mai realizzato in Italia per aiutare il disoccupato a trovare un lavoro. E’ questo quanto dichiarato da Maurizio Del Conte, Presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, sugli assegni anti-disoccupazione che partiranno nei prossimi giorni con una fase sperimentale di circa 30 mila assegni destinati ad un tredicesimo della platea potenziale di beneficiari, scelti su scala nazionale.

Questo assegno, è destinato per lo più a chi riceve già da almeno quattro mesi la Naspi, ovvero la Nuova assicurazione sociale per l’impiego ed offre un servizio personalizzato di assistenza sia press gli operatori autorizzati che presso i centri per l’impiego. Riguardo l’importo, questo sarà legato al livello di occupabilità della persona che si misura in base alla sua distanza dal mercato del lavoro e dunque maggiore sarà quest’ultima, più alto sarà il contributo previsto dall’assegno di ricollocazione.

Si tratta ad ogni modo di una sorta di bonus che può variare dai mille ai 5 mila euro,in base alle condizioni di partenza del disoccupato. “L’assegno e’ condizionato al risultato e dunque al posto di lavoro così diciamo basta ai bazar dei colloqui fine a se stessi e stimoliamo la ricerca attiva di un posto”, spiega il Presidente Anpal. Lo stesso ha poi aggiunto: “Inoltre se il centro per l’impiego, pubblico o privato, trova al disoccupato un contratto a tempo indeterminato percepirà l’assegno per intero, in caso di contratti a tempo determinato ma che siano superiori a 6 mesi, prenderà il 50% del bonus”. La sperimentazione dell’assegno di ricollocazione coinvolge circa 30mila lavoratori che nei prossimi giorni riceveranno la lettera contenente l’invito a registrarsi sul sito dell’Anpal e a fruire dell’assegno di ricollocazione, uno strumento che di fatto avvia concretamente le politiche attive per il lavoro. I candidati sono stati scelti tra i 400.000 lavoratori a cui è stato concesso, come già anticipato, il sussidio di disoccupazione Naspi.

 E dunque, sulla base di quanto appena dichiarato, avranno diritto all’assegno di ricollocazione 2017 tutti i cittadini che hanno usufruito della Naspi e che dopo 4 mesi risultano ancora disoccupati, sia a causa di un licenziamento collettivo che per qualsiasi altro motivo, escluse le dimissioni volontarie. I valori dell’assegno sono, comunque, i seguenti: -da 1000 a 5000 euro qualora si raggiunga un risultato occupazionale con un contratto a tempo indeterminato o apprendistato; -da 500 a 2.500 euro in caso di contratti a tempo determinato purchè la durata sia almeno di sei mesi; – da 250 a 1.250 euro per quei contratti a termine compresi tra i 3 ed i 6 mesi ma soltanto nelle regioni Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Basilicata. Il bonus andrà al centro per l’impiego o all’agenzia privata che potranno incassarlo solo se trovano un contratto all’aspirante lavoratore.

L’assegno di ricollocazione: cosa è e come funziona

Un contributo figurativo che il disoccupato può spendere presso un centro per l’impiego o una delle agenzie private accreditate, che lo incasserà solo a risultato raggiunto. Sono circa 25mila i disoccupati da almeno quattro mesi che nei prossimi giorni riceveranno (via posta e anche via sms o e-mail) le comunicazioni relative all’assegno di ricollocazione, uno strumento pensato per favorire la ricerca di un lavoro da parte di chi è rimasto senza un’occupazione. È soltanto l’avvio della fase sperimentale (secondo la Fondazione dei consulenti del lavoro la platea potenziale è di 1,1 milioni di persone), ma almeno il meccanismo si è messo finalmente in moto. L’assegno di collocazione, infatti, è la misura conseguente al Jobs act che ancora mancava all’appello, quella che appartiene all’ambito cosiddette “politiche attive del lavoro” che nel nostro Paese, purtroppo, sono state sempre largamente deficitarie. Dall’approvazione del decreto 150 che riordina i servizi per il lavoro e l’accordo tra ministero, regioni e Anpal (la neo-costituita Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) ci sono voluti oltre un anno e quattro mesi per arrivare all’accordo che il 7 febbraio scorso ha sbloccato la situazione. Un tempo enorme se si considera la drammaticità e l’urgenza del problema disoccupazione e tenuto anche conto che dall’inizio dell’anno non sono più disponibili due strumenti come la mobilità e la cassa integrazione in deroga che finora hanno contribuito a tamponare le situazioni più acute. L’Anpal conta di portare a regime il sistema dell’assegno di ricollocazione entro l’estate. Ma vediamo in sintesi di che cosa si tratta. L’assegno è un contributo figurativo (nel senso che non vengono erogati materialmente soldi) che il disoccupato può spendere presso un centro per l’impiego o una delle agenzie private accreditate. In pratica è una sorta di “premio” che uno di questi enti, scelto dal disoccupato, incasserà soltanto a risultato raggiunto, cioè alla stipula di un contratto di lavoro. Gli importi sono variabili a seconda del tipo di contratto: da 1.000 a 5.000 euro per i rapporti a tempo indeterminato (compreso l’apprendistato); da 500 a 2.500 euro per i rapporti a termine di almeno 6 mesi e oltre; da 250 a 1.250 euro per i rapporti a termine da 3 a 6 mesi. Quest’ultima possibilità è prevista solo in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, regioni in cui il problema della disoccupazione è ancora più grave che altrove. L’altro criterio che influisce sull’importo dell’assegno, oltre al tipo di contratto, è infatti il profilo di “occupabilità” del disoccupato, cioè la sua minore o maggiore distanza dal mercato del lavoro. Più difficile è la situazione di partenza, più alto sarà l’assegno e viceversa. Nel determinare il profilo concorrono sia le caratteristiche individuali (genere, età, titolo di studio, durata della disoccupazione ecc.) sia quelle relative al territorio in cui la persona risiede (tasso di disoccupazione, incidenza delle famiglie a bassa densità di lavoro, densità delle imprese, ecc.). Presso il centro che avrà scelto secondo certi criteri, il disoccupato sarà seguito da un tutor che lo aiuterà a compilare il curriculum, ad aggiornare le sue competenze anche con corsi di formazione e a prepararsi ai colloqui con le imprese. Il sistema prevede delle sanzioni, fino alla perdita dell’assegno, per incentivare il suo impegno. L’ente prescelto percepirà una somma minima (fino a 106 euro) in rapporto alle azioni svolte anche in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo. Ma per evitare che giochi al ribasso, “parcheggiando” i disoccupati per i 6 mesi previsti dalla normativa così da lucrare comunque l’importo fisso, tale importo sarà erogato soltanto se la sede coinvolta nella ricerca di un lavoro raggiungerà un certa soglia di successi. Il buon funzionamento del meccanismo, del resto, è fondato proprio sulla convenienza che tutti i soggetti coinvolti hanno nel trovare un lavoro per il disoccupato. L’interesse di quest’ultimo è evidente, ma è evidente anche l’interesse economico dei soggetti (centri degli enti locali o privati) che in caso di esito positivo incasseranno l’assegno. C’è anche un interesse economico pubblico generale (al di là, ovviamente, del beneficio sociale complessivo) perché per ogni contratto stipulato si risparmieranno i costi dei trattamenti previsti per i disoccupati. Insomma, almeno sulla carta l’assegno di ricollocazione sembra essere uno strumento importante e innovativo. Bisognerà verificare in concreto la sua attuazione e il modo in cui sarà coordinato con gli altri interventi di politica attiva del lavoro promossi dallo Stato e dalle Regioni, nonché con tutto quanto la società civile ha saputo mettere in campo in questo settore. Nessuno ha la bacchetta magica.

L’assegno di ricollocamento – spiega Gentiloni – “non si sostituisce a forme di sostegno al reddito ma è una specie di incentivo per il futuro che servirà ad un’impresa che darà un contratto di lavoro e ad avere, a seconda delle qualifiche, un assegno più o meno consistente”. Il periodo transitorio necessario per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati.

Sono partite oggi le 30mila lettere che l’Anpal, l’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro, ha inviato ai destinatari della sperimentazione del cosiddetto assegno di ricollocazione.

Possono usufruire dell’assegno di ricollocazione anche i lavoratori a rischio disoccupazione, ossia coloro che sono posti in cassa integrazione straordinaria a seguito di una cessazione dell’attività dell’azienda, chi è posto in cassa integrazione in deroga e i lavoratori con contratti di solidarietà. Può essere richiesto dalle persone disoccupate che ricevono la Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) da almeno 4 mesi.

Questo istituto di tipo sperimentale è stato ovviamente pensato per supportare il lavoratore involontariamente disoccupato e che tenta di inserirsi di nuovo nel mondo del lavoro. Secondo la dirigente sindacale “le politiche attive non hanno vita lunga se non sono accompagnate da politiche di sviluppo nazionali e territoriali capaci di attrarre e generare nuovi investimenti e, di conseguenza, nuove opportunita’ occupazionali”.

LAVORATORE TENUTO AD ACCETTARE PROPOSTE DI FORMAZIONE O LAVORO PENA LA PERDITA DELLA NASPI: “Lei si impegnerà – si legge nella lettera inviata ai primi 30.000 disoccupati – a partecipare alle iniziative di politica attiva che le saranno proposte e sarà tenuto ad accettare le offerte di lavoro che le saranno fatte sempre che siano congrue ai sensi della normativa vigente”.

Il percorso di ricerca di lavoro con l’affiancamento di un tutor avrà durata semestrale, che potrà essere prorogato per ulteriori 6 mesi, per un totale di 1 annodi ricerca di lavoro con il finanziamento dello Stato tramite assegno di ricollocazione.

DISOCCUPATI: arriva l’assegno di ricollocazione

Il 2017 vede il debutto dell’assegno di ricollocazione, un nuovo strumento di politica attiva veicolato dall’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive e del Lavoro – ANPAL e finalizzato a migliorare l’occupabilità dei soggetti disoccupati.
Introdotto dal Jobs Act, l’assegno non consiste in una somma di danaro, ma in un voucher da spendere presso i Centri per l’impiego o presso gli altri operatori autorizzati per ottenere un servizio personalizzato di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro. A gestire l’assegno di ricollocazione sarà l’ANPAL, alla quale il soggetto disoccupato potrà volontariamente richiederlo.
Soggetti interessati dalla procedura
Attraverso il Portale appena avviato:
I soggetti in cerca di impiego potranno depositare la «Dichiarazione di immediata disponibilità» prevista dalle norme citate per l’avvio dell’iter;
I soggetti pubblici e privati abilitati potranno “accettare” gli incarichi di assistenza e supporto da parte di chi sia in cerca di occupazione;
I soggetti privati operanti nell’intermediazione, potranno avanzare domanda di accreditamento per l’erogazione delle prestazioni di servizio previste.
Dalla NASpI all’assegno di ricollocazione
L’assegno di ricollocazione può essere richiesto da quei soggetti che, dopo quattro mesi di fruizione della Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASPI), non abbiano ancora trovato un nuovo lavoro.
Possono richiedere all’INPS di fruire della NASpI i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che:
1) si trovino nello stato di disoccupazione involontaria: ossia che non sia frutto di dimissioni o risoluzione consensuale del rapporto.
2) siano in possesso dei seguenti requisiti contributivi e lavorativi:
• tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
• almeno 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.
Per confermare lo stato di disoccupazione, i disoccupati devono contattare i centri per l’impiego entro 30 giorni dalla data della dichiarazione di immediata disponibilità.

Cosa è l’assegno di ricollocazione

L’assegno è un “credito” riconosciuto al fine di ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro presso i centri per l’impiego o presso i soggetti privati accreditati.
Misura dell’assegno
L’assegno di ricoNocazione sarà il seguente:
• da 1.000 a 5.000 euro in caso di risultato occupazionale che preveda un contratto a tempo indeterminato (compreso apprendistato);
• da 500 a 2.500 euro in caso di contratto a termine superiore o uguale a 6 mesi;
• da 250 a 1.250 euro per contratti a termine da 3 a 6 mesi (questi ultimi previsti solo nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).
A chi viene versato
L’assegno viene concretamente erogato agli enti che hanno fornito il servizio di assistenza alla ricollocazione, ma solo se il disoccupato trova un nuovo lavoro:
S con contratto a tempo indeterminato;
S con contratto di apprendistato;
S con contratto a tempo determinato di durata pari ad almeno sei mesi, ridotti a tre nelle regioni del Mezzogiorno (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia)
S contratto in part time (almeno pari al 50%).
Enti erogatori
I soggetti presso i quali può essere fruito l’assegno di ricollocazione sono: o i Centri per l’impiego;
o le Agenzie per il lavoro accreditate ai servizi per il lavoro; o la Fondazione dei Consulenti del Lavoro.
Richiesta e durata
La richiesta dell’assegno è, comunque, volontaria e può essere proposta – a libera scelta del richiedente – presso qualsiasi Ente erogatore accreditato sulla base della personale valutazione anche in ordine ai diversi servizi da ciascuno offerti.
L’assegno ha una durata di sei mesi, prorogabile per altri sei nel caso non sia stato consumato l’intero ammontare dell’assegno, per ogni periodo di fruizione della NASpI.
Programma per la ricerca attiva di lavoro
Una volta selezionato l’Ente erogatore, entro il citato termine di due mesi, il disoccupato concorda un primo incontro con l’Ente stesso con il quale l’interessato elabora e sottoscrive un programma intensivo di ricerca attiva del lavoro.
II programma include:
o l’assegnazione di un tutor
o l’attivazione diretta e personale del disoccupato nella ricerca di lavoro o l’elaborazione di un percorso di assistenza intensiva alla ricollocazione o la programmazione di periodici incontri di verifica o l’analisi e la ricerca di opportunità occupazionali.

MANOVRA FINANZIARIA PER IL 2017: L’IMPATTO SUI DIRIGENTI

La legge di bilancio per il 2017 (che fa parte, insieme al decreto fiscale, della manovra di 27 miliardi approvata dal consiglio dei ministri del 15 ottobre scorso) è stata approvata. Va subito detto che il provvedimento non contiene misure penalizzanti per la categoria, come l’introduzione di contributi di solidarietà o il tanto temuto ricalcolo delle pensioni con il metodo contributivo. L’azione portata avanti da Manageritalia, tramite Cida, è stata quindi efficace sotto questo profilo, in attesa del giudizio avviato contro il blocco della perequazione promosso dalla Cida stessa. La legge di bilancio introduce dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018 l’Anticipo finanziario a garanzia pensionistica (Ape), che consiste in un prestito concesso da un soggetto erogatore, coperto da polizza assicurativa obbligatoria, a chi possiede un’età anagrafica di 63 anni, che maturerà il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi e ha un’anzianità contributiva di 20 anni. Tale prestito sarà restituito con rate di ammortamento mensili per una durata di 20 anni e l’assegno anticipato sarà esentasse. Oltre all’Ape volontaria e aziendale, c’è anche l’Ape sociale, un’indennità a favore di alcune categorie in condizioni di disagio, con un tetto massimo di 1.500 euro. Manageritalia ha sottolineato come gli interventi introdotti dal governo siano apprezzabili. Alcuni esponenti della compagine governativa hanno chiarito che i dirigenti possono usufruire sia dell’Ape social sia dell’Ape volontaria, sia di entrambi gli strumenti contemporaneamente, anche in forma parziale se si hanno i requisiti. I dirigenti potranno far ricorso anche alla Rita, l’erogazione anticipata delle prestazioni dei fondi di previdenza complementare. La Rita può essere richiesta dai soggetti, cessati dal lavoro, in possesso dei medesimi requisiti previsti per l’accesso all’Ape, certificati dall’Inps. Una novità di rilievo per i nostri associati è quella che prevede la possibilità di cumulare, senza oneri, tutti i contributi previdenziali maturati in gestioni pensionistiche diverse, inclusi i periodi di riscatto della laurea. Gli spezzoni contributivi potranno essere fatti valere sia per la pensione di vecchiaia sia per la pensione anticipata, se si è già maturato un diritto autonomo in una delle gestioni. La legge di bilancio affronta anche il tema della crescita: vengono agevolate sul piano fiscale le componenti della retribuzione legate a incrementi di produttività, le somme erogate come partecipazione agli utili di impresa e il welfare aziendale, tutte misure che Manageritalia ritiene apprezzabili. Le nuove norme innalzano i limiti dell’imponibile ammesso al beneficio fiscale fino a 3mila euro (4mila in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro) ed elevano anche la soglia di reddito percepito nell’anno precedente fino a 80mila euro: in tal modo si includono i quadri e una fascia della dirigenza. Opzione donna, nuove assunzioni, giovani Viene infine allargata la platea delle potenziali beneficiarie dell’opzione donna includendo le lavoratrici nate nell’ultimo trimestre del 1958, purché abbiano accumulato 35 anni di contribuzione entro la fine del 2015. Infine viene ampliata da 27.700 a 30.700 persone la platea di chi potrà accedere all’ottava salvaguardia degli esodati, posticipando dal 31 dicembre 2012 al 31 dicembre 2014 la data utile per l’ingresso nella mobilità. Per le nuove assunzioni (dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018) la legge di bilancio stanzia solo 135 milioni nel prossimo triennio a favore dei giovani che svolgono un tirocinio con l’alternanza scuola-lavoro o periodi di apprendistato. Lo sgravio è nel limite massimo di 3.250 euro su base annua per un periodo massimo di 36 mesi. Tale misura suscita qualche perplessità: fermo restando che la misura dello sgravio contributivo per le nuove assunzioni è – e resta – lo strumento che maggiormente ha giovato all’innalzamento del tasso dell’occupazione negli ultimi anni, va tuttavia sottolineato che nel 2017 il progetto dell’alternanza scuola-lavoro non sarà ancora concluso: i primi giovani che ne avranno usufruito termineranno gli studi ed entreranno nel mondo del lavoro nel 2018. La norma rischia quindi di restare lettera morta. Sgravi per il Mezzogiorno In aggiunta alla misura contenuta nella legge di bilancio è stato annunciato un decreto del ministro del Lavoro che prevede sgravi contributivi per le assunzioni dei giovani, ma limitatamente al Sud. Lo sgravio sarà totale fino a un massimo di 8.060 euro per 12 mesi a favore delle imprese con sede nelle regioni meridionali che, nel 2017, assumeranno a tempo indeterminato o in apprendistato giovani tra i 15 e i 24 anni, ma anche disoccupati over 24 e fino a 49 anni disoccupati da almeno sei mesi. Le risorse, pari a 530 milioni di euro, provengono da fondi comunitari destinati al Programma nazionale per l’occupazione e non rientrano quindi nella manovra di bilancio 2017. Tali risorse saranno gestite dall’Anpal.

Con la notizia di ieri che saranno anticipata dal premier Gentiloni che sono pronte a partire le prime 30mila lettere di assegno di ricollocazione, ora si pone il problema di andare a capire chi sono i beneficiari del contributo e soprattutto come si può richiederlo.

Al via la fase sperimentale dell’assegno di ricollocazione, lo strumento messo a disposizione dal Jobs Act per aiutare i disoccupati nella ricerca di un nuovo impiego.

LAVORATORE TENUTO AD ACCETTARE PROPOSTE DI FORMAZIONE O LAVORO PENA LA PERDITA DELLA NASPI: “Lei si impegnerà – si legge nella lettera inviata ai primi 30.000 disoccupati – a partecipare alle iniziative di politica attiva che le saranno proposte e sarà tenuto ad accettare le offerte di lavoro che le saranno fatte sempre che siano congrue ai sensi della normativa vigente”. I 30 mila soggetti coinvolti nella fase sperimentale, che permetterà di testare il funzionamento della misura, sono stati scelti mediante campionamento stocastico. L’Anpal conta di portare a regime il sistema dell’assegno di ricollocazione entro l’estate. “Partiamo dalla realtà di un Paese – ha detto ancora il Presidente del Consiglio – che pur avendo nel proprio codice genetico la consapevolezza dell’ importanza del lavoro non ha modernizzato a sufficienza questo tipo di strumenti”.

Un buono per accedere a un percorso personalizzato di accompagnamento al lavoro con un tutor dedicato. Quindi, un Centro per l’Impiego o un ente scelto dallo stesso disoccupato, a risultato occupazionale acquisito, potrà ricevere l’assegno. L’altro criterio che influisce sull’importo dell’assegno, oltre al tipo di contratto, è infatti il profilo di “occupabilità” del disoccupato, cioè la sua minore o maggiore distanza dal mercato del lavoro. L’entità dell’assegno sarà decisa a seconda delle condizioni di partenza dei disoccupati più o meno favorevoli. Il sistema prevede delle sanzioni, fino alla perdita dell’assegno, per incentivare il suo impegno. A loro andranno assegni fino a cinquemila euro.

L’assegno avrà un importo da 250 a 5000 euro e sarà erogato a chi è rimasto senza lavoro, permettendogli di investire per potersi creare nuove opportunità. Puntando in un futuro non lontano a estendere il progetto a tutti i lavoratori disoccupati d’Italia. Insomma, almeno sulla carta l’assegno di ricollocazione sembra essere uno strumento importante e innovativo.

3 COMMENTS

  1. Come sarebbe a dire “per TUTTI i disoccupati italiani”? Guardate che l’assegno riguarda solo quelli che hanno avuto contratti seguiti dalla Naspi (cioè l’indennità di disoccupazione)!
    Per tutti gli altri (disoccupati ante Jobs Act, ex partite IVA, ex cococo, ex cocopro) non ci sarà nulla, e sono la MAGGIORANZA. Perché prima di scrivere un articolo non vi informate a dovere? Siete giornalisti, non dilettanti

  2. Cosa se ne fa un centro per l’impiego dei bonus??? Cioè, sono impiegati pubblici delle regioni o delle provincie, gli verrebvbe dato un bonus economico a dei dipendenti per fare il lavoro per cui sono stati assunti??? Scandaloso. Come dare un bonuis ad un vigile urbano se riesce a fare una multa. Che vergogna.

  3. Carlo, esattamente. Ma qui, oltre allo scandalo, c’è che questa norma marginalizzerà DEFINITIVAMENTE i disoccupati che non hanno la Naspi (e che, quindi, non danno diritto all’assegno per il Centro o Agenzia).

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