Dj Fabo è morto circondato dall’amore della famiglia. Il radicale Cappato: “Suicidio assistito per altri due in Svizzera”

Un altro esilio della morte. In Svizzera, come Dj Fabo. Gianni Trez è morto ieri, nella stessa struttura dell’associazione “Dignitas”, poco distante da Zurigo, dove lunedì si è addormentato per sempre Fabiano Antoniani. Il pensionato veneto della Telecom ha scelto di dire addio alla sua famiglia che gli è stata accanto fino all’ultimo istante: la moglie Emanuela e la figlia Marta gli hanno stretto le mani, lui si è lasciato andare. Sereno, anche mentre il liquido letale scivolava lungo il tubicino del sondino.

E così, alle 11 di ieri mattina, ha deciso di firmare l’armistizio con la morte per non darla vinta a quel cancro che, giorno dopo giorno, da due anni lo stava consumando. Un calvario, quello di Giovanni, iniziato con la scoperta della malattia e una prima operazione. Sembrava tutto risolto, invece è arrivata una raggelante ricaduta. Poi un’altra operazione e nuove cure. Ma sempre più spesso erano i dolori lancianti e la sofferenza atroce ad avere la meglio. «Ha iniziato a preparare le carte, ha fatto un primo colloquio da solo e non ha mai avuto dubbi, noi non lo abbiamo minimamente influenzato. So che è difficile crederlo ma era tranquillo, diceva sempre che per lui è stato più facile morire che vivere soffrendo e senza dignità» ha spiegato la moglie Emanuela all’ Ansa. Ha aggiunto: «In queste strutture arrivano tanti italiani, due settimane fa è venuto anche il nonno di una conoscente. Noi siamo in ballo da mesi. È impensabile che chi vive queste situazioni, oltre alla sofferenza, debba avere l’incombenza di organizzare questi viaggi. Mio marito voleva morire in Italia». Li ha definiti «pellegrinaggi crudeli» perché costringono le persone a dover andare Inori di casa e ha specificato: «Sono arrabbiata perché nel nostro Paese non si può decidere come morire nonostante ci sia una legge ferma in Parlamento da anni».

La storia di Gianni, come quella di Dj Fabo, scuote le coscienze e divide l’opinione pubblica. E a proposito di Fabiano, oggi dovrebbe essere cremato a Zurigo. Poi la famiglia deciderà cosa fare. Nel frattempo l’uomo che lo ha accompagnato in Svizzera, l’esponente radicale Marco Cappato, si è autodenunciato ai Carabinieri. «Ho raccontato quello che ho fatto. Ho inoltre precisato che stiamo aiutando altre persone.

Due hanno già ottenuto il “semaforo verde’ e hanno già un appuntamento in Svizzera» ha spiegato il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che ha specificato: «Le aiuteremo materialmente ed economicamente». Il radicale ha poi fatto mettere a verbale che «insieme a Mina Welby e Gustavo Fraticelli abbiamo assistito in questi anni un centinaio di persone, fornendo informazioni e aiuto». Ha detto ancora commosso Cappato: «Continueremo a farlo finché non saremo fermati, perché allora lo Stato dovrà assumersi le sue responsabilità.

Ora ha due strade: far finta di nulla oppure incriminarmi, e io spero che lo faccia». A questo punto il verbale dell’autodenuncia dovrebbe essere nelle mani del pm Tiziana Siciliano, responsabile del pool “ambiente, salute e lavoro”. Ha concluso Cappato: «Se ci sarà l’occasione di difendere davanti a un giudice quello che ho fatto, lo farò in nome di principi costituzionali e libertà fondamentali, che sono più forti di un codice penale scritto in epoca fascista e dove ancora non si fa differenza tra l’aiuto a un malato che vuole interrompere una sofferenza e sbarazzarsi di una persona di cui ci si vuole liberare».

Il Paese discute, si schiera. Chi sembra avere ancora molta paura è invece la politica. Il premier Paolo Gentiloni, ieri a Milano, ha rilasciato una tiepida dichiarazione: «Mi sento colpito dalla vicenda come tutti i nostri concittadini. Il governo guarda con rispetto al confronto parlamentare che c’è e che credo sia doveroso. La legge su cui la Camera è chiamata a pronunciarsi, però, riguarda il testamento biologico, e non l’eutanasia». Gli fa eco il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «Esprimo solidarietà umana alla fidanzata e alla famiglia, c’è una normativa in Parlamento, che sta lavorando in modo sobrio. Il governo non interverrà». Non sia mai. Da Palazzo Chigi, insomma, ci si atteggia a Ponzio Pilato. Condanna senza appello è quella che arriva invece dalla Santa Sede, che definisce la vicenda di Dj Fabo una «sconfitta per la società». La vita è un dono di Dio. Per chi ci crede.

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