Donna incinta paralizzata dopo un rapporto sessuale. Orgasmo femminile shock

La 43enne inglese Lucinda Allen ha raccontato la sua storia al britannico ‘Mirror’: “Nessuno parla mai del mal di testa post-orgasmo, ma le persone devono sapere che può essere un avvertimento”

Orgasmo femminile choc: donna incinta rimane paralizzata dopo un rapporto sessuale. Una gestante ha fatto l’amore col marito e dopo è finita sulla sedia a rotelle. Quando era incinta, la donna ha avuto un rapporto sessuale con suo marito, al termine del quale ha cominciato ad avvertire un leggero mal di testa.

E la storia raccontata dal Mirror ha infatti dell’incredibile. A causa di questa emicrania che non le dà requie, viene portata in ospedale, dove le viene praticata d’urgenza una craniotomia per alleviarle la pressione sul cervello. Dopo 6 giorni, è arrivata la paralisi completa di tutto il lato sinistro del corpo: da quel giorno, la signora vive su una carrozzina. Lucinda cerca di porre l’attenzione su cosa le è accaduto: “Nessuno ne parla, io voglio fare in modo che la gente sia consapevole del fatto che possa essere un segno di avvertimento.

Questa cosa mi ha fatto perdere molto: la mia carriera e degli altri figli, dei fratellini che mia figlia avrebbe potuto avere”. Eppure i medici parlano di un’anomalia congenita di un vaso sanguigno fenomeno che si è legato certo a forti emicranie post-orgasmo. Diversi neurologi ritengono che tale malattia possa essere dovuta alla forte pressione collegata all’affaticamento durante un rapporto ‘piccante’.

Molti miti aleggiano ancora intorno a questo momento, come quello di derivazione freudiana che contrappone un orgasmo “maturo” vaginale ad uno “infantile” clitorideo nonostante la scienza ne abbia da tempo ampiamente dimostrato l’infondatezza.

Già negli anni ’60, infatti, le ricerche di Master e Johnson hanno evidenziato come non ci sia alcuna differenza fra orgasmo clitorideo e vaginale (Masters e Johnson, 1966).
Quali che siano le fibre nervose interessate in partenza, il meccanismo di innesco è lo stesso: la stimolazione diretta, manuale, o indiretta, durante il coito, del clitoride è probabilmente sempre essenziale per il raggiungimento dell’orgasmo.

Oltretutto sembra che circa il 65-70% delle donne, in assenza di qualunque patologia, possa raggiungere l’orgasmo solamente mediante la stimolazione diretta del clitoride, pur provando un piacere anche molto intenso durante il coito.
In ogni caso, per poter raggiungere l’orgasmo, è necessario che che la donna riceva una stimolazione sufficientemente prolungata e adeguata, ovvero personalizzata: non esiste un modo standard di accarezzare una donna e per questo è necessaria una buona comunicazione all’interno della coppia.

Ma che cosa accade esattamente in una donna durante l’orgasmo?
La risposta orgasmica segue la fase di eccitazione e rappresenta una discontinuità rispetto ad essa. Ha un inizio preciso nel tempo e, dal punto di vista della fisiologia, è caratterizzata da 3-12 contrazioni ritmiche e involontarie che si susseguono a intervalli di 0,8 secondi e interessano i muscoli perivaginali, perineali e talvolta anche l’utero. Durante questa fase, della durata di 3-15 secondi, aumentano la pressione sanguigna ed il battito cardiaco e vi è un leggero obnubilamento della coscienza (Fenelli e Lorenzini, 1999).
Mentre negli uomini questa fase è seguita da un periodo refrattario, ovvero un variabile lasso di tempo in cui non è possibile riprendere la sequenza eccitazione-orgasmo, nelle donne è a volte possibile che la curva dell’eccitazione risalga e che si inneschi nuovamente la risposta orgasmica.

Certamente questo è un modo molto distaccato di descrivere un’esperienza estremamente complessa e personale che non può essere ridotta ad un mero meccanismo fisiologico. L’orgasmo, come tutto ciò che concerne il piacere sessuale, è, infatti, un fenomeno essenzialmente psicosomatico (Kaplan, 1974) ed è regolato non solo a livello genitale ma anche a livello centrale e pertanto condizionato da pensieri, emozioni, convinzioni, vissuti e significati.

Anche definire l’orgasmo come il momento di massimo piacere può non essere del tutto esatto: il piacere infatti è una costruzione assolutamente soggettiva e dipende da molti fattori. Certo, l’orgasmo è un’esperienza solitamente molto piacevole, ma non necessariamente di massimo piacere possibile. Ci sono baci molto più intensi, coinvolgenti
di alcuni orgasmi.

Il fatto che la risposta sessuale sia regolata anche a livello emotivo e corticale comporta non poche complicazioni: molti disturbi sessuali sono conseguenza di paure, idee, convinzioni che influiscono negativamente sul normale andamento delle diverse fasi.
Ad esempio, ci sono persone molto allarmate dall’idea di manifestare di fronte al parner un’emozione così intensa che rende vulnerabili. Altri possono non accettare di dipendere da qualcun altro per ottenere sensazioni così intense e ne fanno una lotta di potere. Altri ancora sono ostacolati dall’ansia da prestazione.

Abbiamo detto, inoltre, che durante l’orgasmo c’è un leggero obnubilamento della coscienza: molte persone hanno paura di perdere il controllo e questo può causare anorgasmia, ovvero l’impossibilità di raggiungere l’orgasmo dopo una fase di adeguata eccitazione. In realtà quello che accade è un restringimento del campo di coscienza, come quando si va al cinema o si legge un libro molto intensamente e ci si immerge in quel mondo per goderselo appieno. Durante questa fase la coscienza si ottunde, ma non c’è assenza di coscienza di sé. Ci si lascia andare attivamente, orientando la coscienza verso l’esperienza sessuale, ed è possibile riprendere il controllo della situazione in qualunque momento.

Questa paura è un problema prevalentemente femminile, perché generalmente gli uomini hanno un’esperienza più frequente ed immediata dell’orgasmo, fin dalla pubertà, sperimentandone così la non pericolosità e rassicurandosi più facilmente.
Il restringimento del campo di coscienza porta alla riflessione su di un altro mito relativo all’orgasmo, quello della simultaneità: l’orgasmo, proprio per questa lieve alterazione della coscienza, è il momento in cui si è maggiormente concentrati su se stessi e quanto più è intenso quanto più si sta da soli. Al massimo è un fenomeno contemporaneo, ma di scarsa condivisione. Forse la sincronia fa sentire un po’ meno colpevoli, un po’ meno egoisti, ma essere molto attenti all’altro non aumenta il piacere, distrae, invece, dall’esperienza fisica, facendone perdere una parte.

Questo non significa che l’esperienza dell’orgasmo vada sempre giocata sulla sequenzialità, ma nemmeno che ci si debba vincolare all’idea, sbagliata, che l’unico modo di fare l’amore, sia ottenere la simultaneità dell’orgasmo. Queste due modalità possono declinarsi entrambe nella vita di una coppia e permettere un’esperienza più ampia ed allargata del piacere.
La sessualità in generale ed il momento dell’orgasmo in particolare è, come dicevo, un’esperienza personale e complessa e l’unico principio che dovrebbe regolarla è la ricerca del piacere condiviso col partner: tutto ciò che pone limitazioni, che sancisce che cosa è giusto, maturo, meglio, ecc., andrebbe preso come uno dei modi possibili di stare in quella situazione e non come un vincolo assoluto.

Sfortunatamente non esiste un metodo obiettivo e scientificamente fondato per misurare la risposta sessuale, quindi nessun punto di vista può trarre vantaggio da prove certe. Mi preme, perciò, sottolineare che le mie affermazioni devono essere intese non come assolute ma, piuttosto, come ampie generalizzazioni. Non possono, inoltre, essere applicate ai casi individuali senza qualche modifica che tenga conto delle differenze di personalità degli individui; nondimeno possono essere utili guide nel campo complesso e sconosciuto della sessualità maschile e femminile.
Un vecchio aneddoto, che credo vi sia familiare, racconta di un convegno di donne professioniste che, enfatizzando i successi femminili in molti campi, arrivarono alla conclusione che la differenza tra i due sessi era molto poca. Uno spettatore ubriaco gridò “Evviva la piccola differenza!”. Una versione francese dell’aneddoto finisce con l’esclamazione “Vive la difference!”.
La natura di questa diversità pone un problema di estrema importanza nelle relazioni tra uomini e donne. Qualche tempo fa il settimanale Look aveva in copertina la foto di una donna imponente, con un piede appoggiato su un piccolo uomo prostrato davanti a lei. L’implicazione contenuta in questa foto è che, nella nostra cultura, le donne sono diventate il sesso dominante. Dati statistici provano che, negli Stati Uniti, le donne possiedono più proprietà e ricchezze degli uomini. Un’altra indicazione dei cambiamenti nella relazione tra uomini e donne ci è fornita dal cinema e dalla televisione. Spesso l’uomo vi è raffigurato come uno stupido, pasticcione, egoista, inferiore alla donna in termini di saggezza e comprensione della vita. Come esempi di questo punto di vista si può citare il popolare serial televisivo “The Flinsto- nes” o il film “Hobbs takes a vacation”, in cui il protagonista, nonostante sia un manager di successo, è raffigurato come un membro di seconda classe, in famiglia. I suoi bisogni e i suoi desideri vengono sempre dopo quelli degli altri membri della famiglia; svolge tutti i lavori pesanti e umilianti; sua moglie coglie sempre nel segno coi suoi consigli, mentre lui ha invariabilmente torto. Eppure, finita la vacanza, che per il signor Hobbs è il solito fiasco, egli commenta: “La rifaremo di nuovo il prossimo anno”. In un film dopo l’altro, la donna è rappresentata come colei che conosce le risposte giuste, che fa le giuste osservazioni, che sa di più in confronto al suo bravo, ben intenzionato, ma insensibile partner.
Forse le differenze tra i due sessi stanno diminuendo. Si ha l’impressione che le donne stiano diventando più mascoline e gli uomini più femminili. Gli atteggiamenti passivo-femminili negli uomini e l’omosessualità, in evidente aumento, sembrano concordare con questa impressione. Questa situazione è ben espressa da una barzelletta molto conosciuta: “Sai perché le donne fanno di tutto per mantenere femminile il proprio aspetto? Per mantenere maschili i propri mariti”.
Nello stesso tempo le donne recriminano continuamente il fatto che l’uomo medio non è abbastanza aggressivo. Recentemente, in un giornale locale apparve una serie di articoli, intitolati “Il problema delle donne sono gli uomini”. Infatti spesso le donne osservano che ci sono uomini che le fanno sentire donne, mentre altri no. Ciò è vero anche in senso inverso, e io ho conosciuto molte femmine castranti, ma generalmente l’uomo non si lamenta. Egli si assume la responsabilità del successo o del fallimento della relazione, spesso senza chiedersi perché o come sia fallita.

Credo che non dobbiamo ignorare la preoccupazione e la confusione riguardo ai ruoli sociali e sessuali dell’uomo e della donna nella nostra attuale situazione culturale. Da una parte, la donna vuole essere uguale all’uomo in ogni cosa, dall’altra vuole che egli resti la figura dominante. Da parte loro gli uomini cercano di soddisfare i bisogni delle donne, per poi scoprire che sono insoddisfatte e critiche.
Se l’uomo domina in casa, è considerato un dittatore; se è passivo e sottomesso, sembra inadeguato. Non posso dirvi come sbrogliare la matassa, perché non l’ho mai compreso io stesso. Penso, tuttavia, che possiamo acquisire una maggior comprensione dei ruoli maschili e femminili, sia sociali che sessuali, analizzando i fattori biologici che sono alla base della sessualità. Il nostro punto di partenza sarà l’affermazione dialettica che l’individualità crea l’antitesi tra maschio e femmina, come è mostrato nel grafico che segue. Questo grafico suggerisce che, mentre uomini e donne sono uguali riguardo all’individualità, sono opposti o antitetici in relazione alla funzione sessuale.

Prendiamo dapprima in considerazione le somiglianze sessuali tra uomo e donna. Sappiamo che le donne sono simili all’uomo nelle loro funzioni biologiche di base: mangiano, dormono, defecano, esattamente come fa l’uomo; rispondono agli stessi tipi di sedativi e sono eccitate dagli stessi tipi di stimolanti. A livello bioenergetico, i loro organismi si caricano di energia, o eccitazione, che cerca una via di scarica, esattamente come l’organismo di un uomo. Il piacere e la soddisfazione sessuale sono altrettanto importanti per una donna che per un uomo. Più precisamente, l’orgasmo, come lo abbiamo descritto nella conferenza precedente, è esperito in maniera identica sia dall’uomo che dalla donna. Così, sia l’uomo che la donna possono avere l’identica esperienza di turbinare o di volare, il senso di identificazione cosmica, la sensazione di estasi, la sensazione di scarica con la perdita dei confini e delle limitazioni dell’Io e della personalità e la luminescenza radiosa che accompagna la scarica completa dell’eccitazione nell’orgasmo.
I movimenti pelvici della donna sono simili a quelli dell’uomo. Vi sono alcune differenze di ritmo nelle prime fasi del coito, ma, quando l’eccitazione raggiunge il suo punto culminante, i movimenti si sincronizzano armoniosamente. All’acme i movimenti involontari sono così sintonizzati che si perde la consapevolezza dei confini tra se stessi e il proprio partner.
La capacità di risposta sessuale della donna dipende dagli stessi fattori che determinano la potenza sessuale nel maschio: la vivacità e la vitalità del suo organismo, l’identificazione col proprio corpo, la coordinazione dei movimenti, in altre parole la sua potenza sessuale, dipendono dall’integrità e dallo sviluppo del suo Io e della sua personalità. Questa visione della sessualità femminile è confermata sia dalla ricerca di Reich che dalle mie osservazioni.
II percorso dell’eccitazione, in termini di crescita e rilassamento della tensione, è identico nell’uomo e nella donna, quando fattori culturali o nevrotici non abbiano disturbato i normali ritmi sessuali femminili. Questi disturbi sono così comuni che hanno dato origine al mito che la donna è più lenta dell’uomo nel raggiungere l’eccitazione sessuale e l’orgasmo. In una cultura che incoraggia la passività sessuale della donna è inevitabile qualche disordine nella sua risposta naturale. L’esistenza di una “doppia morale” di comportamento sessuale interferisce con il ritmo naturale femminile.
I disturbi nevrotici portano a differenze di risposta sessuale, che considereremo più tardi. Un effetto della nevrosi sul maschio è l’eiaculazione precoce, causata da tensioni che rendono difficile tollerare le forti sensazioni di scioglimento che precedono e accompagnano un orgasmo completo. Nella donna, invece, la stessa problematica nevrotica agisce posticipando e rallentando l’accrescersi della sua eccitazione. Il risultato è che, mentre la donna nevrotica impiega più tempo per raggiungere l’orgasmo, l’uomo nevrotico vi arriva più in fretta. L’effetto è che sono incapaci di “venire” insieme, in senso letterale. L’intimità e la vicinanza fisica, il principale obbiettivo dell’attività sessuale, sono negate all’individuo nevrotico a causa della sua paura.
Un altro mito in circolazione dice che l’orgasmo simultaneo non è importante per il piacere sessuale e quindi non particolarmente desiderabile. Questa visione della sessualità incoraggerebbe un partner a soddisfare l’altro, per essere poi ricambiato. Ho già espresso la mia opinione circa questa forma di comportamento sessuale nella conferenza sugli atteggiamenti omosessuali ed eterosessuali. L’orgasmo spontaneo e simultaneo è diventato un mito, come lo è diventato quello della libertà nei paesi comunisti: se le persone sono vissute senza libertà per più di una generazione, diventa difficile ricordarsi di quando la libertà esisteva e di come era, e la nuova generazione avrà più difficoltà della vecchia a comprendere cosa essa sia. La libertà diventa così un mito, come ha ben illustrato George Orwell in “La fattoria degli animali”. Ebbene, è accaduta una cosa simile nei confronti della sessualità: oggi c’è una tale perdita di potenza sessuale che la gioia, l’estasi e la simultaneità dell’orgasmo sembrano quasi un mito.
II problema del divario tra la risposta sessuale maschile e quella femminile è responsabile della nascita di tecniche speciali. L’uomo può tentare di colmare questo divario in vari modi: può cercare di inibire l’accrescere della sua eccitazione o rimandare il suo orgasmo, finché la donna non sia pronta a raggiungere il suo. Ma queste sono manovre perdenti, perché l’esercizio del controllo inibisce il sentimento di passione che è l’essenza stessa della relazione. Inoltre la risposta sessuale della donna dipende, almeno in parte, dallo stato di eccitazione dell’uomo. Egli può anche tentare di stimolare la donna prima della penetrazione in modo che ella si trovi più pronta a iniziare il coito, ma il prolungare le attività del piacere preliminare limita il piacere dell’orgasmo. Poiché la donna è fisiologicamente pronta quando è umida e lubrificata, spesso, durante il coito, l’uomo stimola manualmente la sua clitoride. Ogni uomo, con cui ho avuto modo di parlare, si è dichiarato insoddisfatto di questa pratica, da cui, peraltro, neanche la donna ottiene molto: il mio consiglio di interrompere questa pratica è stato un sollievo da entrambe le parti. È insito nella natura stessa del problema che tutte le tecniche debbano fallire. Per eliminare questi disturbi specifici, sembra non esservi altro modo che lavorare sui problemi nevrotici che ne sono alla base. In altre parole, solo se l’uomo diventa più sicuro della sua virilità e la donna più identificata con la sua natura femminile, gli esseri umani possono superare la loro frustrazione sessuale e raggiungere l’appagamento.

Che cosa è il sesso? Una seria questione interpersonale e un evento ludico estremamente gratificante.Trovare qualcuno che ne parli serenamente e che tratti con la massima accuratezza di comportamenti sessuali è come trovare un tesoro.
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Non è facile parlare della sessualità. È una dimensione fondamentale di ogni persona, che va molto aldilà di una semplice funzione del suo corpo. Non solo. Oggi ci sono molte domande che aleggiano sospese nell’aria: la sessualità maschile ha ancora dei margini di evoluzione? In che direzione sta andando? Quali sono le nuove tendenze del piacere e dell’estetica? Le varie pillole blu e gialle hanno risolto o complicato i problemi? E le donne cosa stanno combinando? È vero che il sesso del futuro passa attraverso Internet? Saremo tutti dei cyberamanti o la sessualità tornerà a esprimersi in camera da letto? Come si vede, si tratta di questioni di non facile risposta, la cui attualità è determinata dal modo in cui ciascuno le affronta e, quando è possibile, le risolve.
Chi ha il mal di testa?
“Perdonami, caro, ma stasera ho un gran mal di testa” era,sino a pochi anni fa, la scusa in assoluto più gettonata dalle donne per evitare rapporti sessuali non graditi con il proprio partner. Secondo un recente sondaggio questa abitudine, che ha fatto sorridere o disperare, secondo i casi, si sta modificando. Dai dati emerge una sostanziale novità, quasi un’inversione di tendenza.
Quale? Ci sono sempre più uomini che inventano giustificazioni, più o meno strampalate, per sfuggire alle attenzioni delle loro compagne. Un’indagine commissionata da un forum europeo d’informazione indipendente, ha rivelato che almeno il 15% dei maschi sessualmente attivi del Vecchio Continente ammette una perdita di interesse e desiderio.
La percentuale sale al 25%, se si prendono in considerazione le ultime statistiche statunitensi. Pochi, troppi? Probabilmente a una base fisiologica si è aggiunta una quota di individui in cui la sessualità convive con altri problemi. Il dato incoraggiante è che l’85% di europei e il 75% di americani continuano a fare l’amore con voglia e partecipazione.
Il ruolo della donna
Che cosa è accaduto a quel 15% il cui l’appetito sessuale si è attenuato? Secondo gli esperti, in alcuni casi l’appiattimento del desiderio maschile andrebbe attribuito al cambiamento del ruolo della donna nella società. Le femmine moderne appaiono molto più in contatto e a proprio agio con i loro bisogni e i loro desideri. Sono sempre più indipendenti economicamente e psicologicamente. Mostrano migliori abilità sociali e capacità di gestire aree chiave in ambito lavorativo.
Nell’ultima decade le competenze femminili alla contraccezione e alla pianificazione familiare sono aumentate e hanno liberalizzato ulteriormente l’accesso delle donne alla sfera della sessualità intesa come piacere e potere.
La trasgressione firmata web
Una percentuale di maschi occidentali, per il momento bassa ma in continuo aumento, sembra invece subire il sovraccarico degli stimoli sessuali immediatamente fruibili via web o via video.
Il risultato? Preferiscono le fantasie sessuali preconfezionate, piuttosto che la realtà di un gioco seduttivo impegnativo e competitivo. Più che di vera trasgressione, si può parlare di voyeurismo non-onanistico. Un esempio? Basti pensare alla pletora delle web-cam girl e o al fenomeno del cyberporn in ufficio, una sorta di zapping compulsivo che genera una sottile, continua eccitazione mentale e che non sfocia in un auto o etero-erotismo genuino.

La libido raffreddata
La “ricerca delle sensazioni forti”, tipica della fine degli anni Novanta, in alcuni soggetti sembra essere stata sostituita dalla voglia di fuga in una realtà virtuale, protettiva rispetto all’intraprendenza femminile e al timore del fallimento. Due sono gli indicatori principali. Il primo riguarda il diffusissimo consumo di viagra e simili anche in assenza di reale impotenza e l’interesse intorno alla prossima commercializzazione dei farmaci che ritardano l’eiaculazione. Il secondo punta su Internet in casa e la televisione in camera da letto, ritenuti i principali responsabili del recente raffreddamento della libido maschile.
Il modello reality show
Purtroppo i termini di confronto del mondo della pubblicità, dei reality show e della pornografia non sono del tutto rassicuranti per un certo tipo di uomo. Sono modelli che si allontanano decisamente dalla realtà comune, ma che colpiscono anche l’immaginario delle donne, anch’esse esposte alla fruibilità precoce della pornografia. Un altro sondaggio ha dimostrato che un certo numero di ventenni italiane, le più influenzate dagli stereotipi televisivi, pretendono dai loro partner dimensioni e durata alla Rocco Siffredi. La risposta di una parte dei loro coetanei? Alcuni preferiscono il calcio e Internet al sesso agito.
Lo stato dell’arte
Qual è allora lo stato del sesso e della sessualità nella nostra società? Genericamente si può affermare, senza possibilità di smentita, che esiste una buona percentuale di uomini che sembra temere le donne troppo intraprendenti. Perché? Hanno paura del confronto con loro e con i modelli di maschio in grado di soddisfare idealmente questo tipo di femmina. In questo caso i ruoli sembrano ribaltati: i primi possono rifiutare la sessualità, specialmente in termini di controllo della relazione, le seconde, in competizione fra di loro e con loro stesse per il raggiungimento del piacere, sono molto più attive e richiedono la gestione della sessualità ludica.
La ricerca del godimento
A fianco di questo modello ne convive un altro. Quello di uomini che spendono la propria vita sessuale in modo consapevole, che stabiliscono con la propria partner un rapporto, se non paritario, di grande disponibilità, di complicità e di rispetto reciproco.
Di uomini che vanno ancora alla ricerca del godimento fisico, che rendono compartecipe del proprio stato di benessere la propria compagna. Non è importante che la relazione duri un giorno, un mese o un anno. L’importante è che vivano il sesso come fonte di appagamento, non di frustrazioni. É a questo tipo di uomini che è dedicata quest’opera.

Conoscere il proprio corpo è uno degli elementi fondamentali di una sana vita sessuale. Per cominciare, un ripasso dell’anatomia del pene, della vagina e della vulva non può che farti bene. Si tratta di una visita guidata. Non sei d’accordo? Pretendere di essere un grande amatore e poi non conoscere le funzioni dell’uretra o che cosa è il vestibolo vaginale e quali sono le sue caratteristiche, potrebbe rappresentare una contraddizione in cui è meglio evitare di cadere. Più avanti imparerai che le preoccupazione che assalgono molti per le dimensioni del proprio pene sono irrazionali e non sono determinanti per avere rapporti sessuali soddisfacenti, quali sono i meccanismi che regolano l’eiaculazione e quali sono le principali cause di eventuali disfunzioni erettili.
Il senso di identità
Per ogni uomo il proprio pene assume un’importanza maggiore rispetto a qualsiasi altra parte del suo corpo. È il simbolo del suo dominio. È un “arnese” sia estetico, sia funzionale. Su di lui si concentrano l’amor proprio, il senso d’identità, eventuali angosce. Funziona? Non funziona? Funziona benissimo. È piccolo? È lungo? È grosso? Tranquillo, ogni pene va bene così com’è, tranne i casi in cui ci sono patologie gravi che vanno curate. Eccessive preoccupazioni sono il sintomo di angosce irrazionali. Di sicuro è un giocattolo affascinante, grazie al quale puoi sperimentare una vasta gamma di giochi erotici.Vale la pena conoscerlo meglio. E dare un nome e un volto a tutte le sue zone erogene.
L’amico sconosciuto
Il pene consta fondamentalmente di tre parti: la base, il corpo o asta e il glande. La base è costituita da due cru- ra, dal bulbo e dall’uretra. Non spaventarti, non è così difficile come sembra.
Le due crura sono collegate alle ossa del bacino. Sono praticamente le fondamenta del pene. Poi comincia la costruzione. Dipende da loro se l’edificio è solido o meno. In mezzo alle crura si trova il bulbo dell’uretra, che avvolge e circonda la parte iniziale dell’uretra. Il corpo principale del pene, l’asta, è invece costituita da tessuto erettile spugnoso e dalla stessa uretra. Inizia dallo scroto e termina appena comincia la corona (collocata poco sotto il glande ed è una zona altamente erogena).
Lo scroto è una sacca di pelle morbida e rugosa ricca di terminazioni nervose. Contiene i testicoli. Il rafe è invece una sottile striatura al centro dello scroto di cui ne è la parte più sensibile in assoluto. Farsela leccare con la punta della lingua è il massimo dell’eccitazione. I testicoli alloggiano nello scroto e producono lo sperma. Sono afflitti da superlavoro perchè mettono insieme circa 150 milioni di sper- matozoi ogni 24 ore. Un bel daffare. L’uretra è un piccolo canale che porta lo sperma sino al meato.
I legamenti del pene
II glande è detto anche “testa del pene”. Si tratta di un’area ricca di terminazioni nervose e quindi merita particolare cura. Attenzione. Mentre i corpi cavernosi con l’afflusso di sangue diventano rigidi, i corpi spugnosi rimangono elastici. Quindi se il glande non è totalmente rigido durante l’erezione non è il caso di preoccuparsi. Il pene è sostenuto e sospeso grazie a due legamenti che gli consentono, in presenza di un’erezione di mantenere un angolo non superiore ai novanta gradi, quando il suo proprietario è in piedi. Una lesione del legamento sospensore provoca l’eccessiva mobilità lungo la propria base.

Il mistero svelato dell’erezione
Perché si ha un’erezione? Sappi, innanzitutto, che senza stimoli sessuali il pene vivrebbe in uno stato perenne di flaccidità grazie a un sistema inibitorio neurologico. Quando gli stimoli arrivano vengono convogliati all’interno di alcune aree cerebrali cosiddette “erettogene”. Dal cervello raggiungono i vasi sanguigni dei corpi cavernosi attraverso la produzione di ossido nitrico. Il sangue entra nei corpi cavernosi con più vigore senza poter uscire. L’aumento di pressione che ne consegue determina il fenomeno dell’erezione. Si tratta di un meccanismo che ha base vascolare e non è assolutamente controllabile dalla volontà. È quindi inutile sforzarsi di avere un’erezione, si corre solo il rischio di inibirla totalmente.
Il regista occulto della sessualità
“Il vero regista della sessualità”, diceva Woody Allen, “non sta tra le gambe ma tra le orecchie”.È i l tuo cervello che facendo un mix di impulsi tattili, olfattivi, visivi, uditivi ed immaginativi può attivare o inibire lo stato di eccitazione, che poi si traduce in erezione.
Ogni uomo ha le sue preferenze sul tipo di stimolo che ritiene essere maggiormente eccitante. Certamente, dal punto di vista tattile, il glande è la zona più sensibile, ma anche le altre parti del corpo e gli altri sensi giocano un ruolo importante.

Orgasmo, olé
E con l’orgasmo cosa succede? In una prima fase, detta “emissione”, lo sperma si accumula nella parte posteriore dell’uretra. In una seconda fase, detta “eiaculazione”, fuoriesce dalla punta del pene sospinto dalle contrazioni ritmiche e involontarie dei muscoli uretrali e del pavimento pelvico. C’è un’altra parte anatomica determinante: il prepuzio del pene. È costituito da uno strato di pelle che riveste il glande. Durante l’eccitazione si retrae e lo scopre. In alcune culture come quella ebrea, viene rimosso con la circoncisione (vedi box a pie’ di pagina).
Lo scappucciamento del prepuzio è limitato da una piega di pelle mucosa posta dietro al meato uretrale (orifizio al centro del glande attraverso il quale fuoriesce lo sperma) che si chiama frenulo. Quest’ultimo rappresenta l’area più sensibile del pene. Fai attenzione. Fattelo baciare, succhiare, titillare, accarezzare, ma guai a lacerarlo. Un prepuzio troppo stretto o un frenulo troppo corto possono impedire un corretto scappucciamento e dare origine a dolori durante la penetrazione o la masturbazione. Nel dubbio occorre rivolgersi ad un andrologo, che, con un piccolo intervento, può risolvere totalmente il problema. Il frenulo ha, al suo interno, diverse fibre sensibili e rappresenta una zona molto ricettiva alla stimolazione meccanica.
Una donna da scoprire
La visita guidata continua. Qui si parla delle tue o della tua partner Che cosa ti interessa della sua anatomia?
Dal punto di vista strettamente sessuologico, innanzitutto la vulva. In essa trovi l’apertura della vagina circondata internamente dalle piccole labbra, zona erogena estremamente sensibile. Esternamente la vagina è racchiusa dalle sottili pieghe di pelle delle grandi labbra rivestite da peli, ma che sono riccamente innervate e irrorate dai vasi sanguigni.
Massaggiarle o leccarle stimola una forte risposta sessuale. La loro forma e dimensione varia notevolmente da donna a donna. Anteriormente le piccole labbra convergono verso il clitoride e si fondono ricoprendolo con quello che viene definito il cappuccio clitorideo.
L’importanza del cappuccino
È determinante che tu conosca l’importanza del cappuccio clitorideo. È la parte visibile del clitoride e copre il suo glande.
La sua funzione è strategica: serve a rendere le stimolazioni tattili più soffuse e piacevoli. Una stimolazione diretta del clitoride, infatti, risulta spesso fastidiosa se non dolorosa per la donna, mentre usando l’interposizione del cappuccio la stessa stimolazione diventa estremamente gradevole ed eccitante. Un vero divertimento per te e la tua partner:

Il pene con la gonna
Il clitoride è il corrispettivo femminile del pene. Contiene 8 mila terminazioni nervose. La sua unica funzione è dare piacere. È formato da tre livelli di tessuto erettile con un corpo mediano (lungo circa 2-4 cm e largo 1-2 cm). Esternamente è rivestito da un glande (lungo circa 2030 mm con diametro della stessa misura). Il tessuto erettile consiste di 2 corpi cavernosi paralleli circondati da tessuto fibroso (tunica albuginea) e spugnoso.
Questi ultimi sono simili a quelli del pene nell’uomo, con la differenza che non si induriscono durante l’afflusso di sangue che accompagna l’eccitazione. Ricorda però che la quantità di recettori sensitivi presenti nel clitoride ne fanno l’organo più sensibile in assoluto per la risposta sessuale femminile.
Una vagina da indossare
Un altro organo fondamentale per la risposta sessuale femminile è la vagina. Nonostante siano in molti a credere che il termine indichi i genitali femminili, si tratta invece del nome della cavità interna, il tratto che va dal vestibolo al collo dell’utero.
Ha forma di “tubo” e a riposo è lungo circa 10 cm. La sua struttura è ricca di fibre elastiche e quindi è estremamente distendibile. Per usare un facile esempio, è un po’ come la manica di una maglia che è afflosciata prima di essere indossata, ma che è in grado di distendersi ed aderire perfettamente al braccio quando ci si veste. Le sue pareti durante l’eccitazione rilasciano un fluido lubrificante che facilita la penetrazione e che dà alla donna la sensazione di “essere bagnata”. L’ingresso vaginale è circondato da importanti strutture muscolari che la donna può contrarre e decontrarre a suo piacimento. Si tratta di movimenti che possono essere percepiti dal pene maschile e quindi possono amplificare le sensazioni erotiche per entrambi i partnerTe ne parleremo in dettaglio più avanti quando tratteremo gli esercizi di Kegel.
Quando finge l’orgasmo
I muscoli della vagina convergono su un centro ricco di tendini, il perineo, che è posto tra la vulva e l’ano: si contraggono ritmicamente quando sopraggiunge l’orgasmo. Vuoi capire quando la tua partner realmente lo prova o semplicemente finge? È sufficiente che tu appoggi il polpastrello del tuo dito indice su questa zona. Puoi così verificare se ha contrazioni ritmiche involontarie o meno. Le prime non sono riproducibili intenzionalmente, per cui se ci sono, l’orgasmo è avvenuto. Se non ci sono…

Il perineo è anche una zona erogena molto sensibile e imparare a stimolarla in modo adeguato consente di migliorare le tue tecniche amatorie.
Il mitico punto G
Torniamo ora alla vagina. Nella sua parete anteriore, circa 2-3 cm dopo l’ingresso, è possibile identificare, in alcune donne, un’area molto sensibile che corrisponde al mitico punto G. Il nome deriva da Ernst Grafenberg, lo studioso che nel 1950 per primo la descrisse. Si suppone che anatomicamente quest’area corrisponda alle ghiandole che derivano dai residui prostatici embrionali. Traduciamo e semplifichiamo. Durante la differenziazione sessuale del feto, esistono strutture comuni che poi evolvono in maniera diversa nell’uomo e nella donna.
La struttura da cui si forma la prostata maschile, nella donna si riassorbe e regredisce.Talvolta questo processo non avviene completamente. Ecco quindi che i residui, quando presenti, darebbero luogo a una zona molto sensibile e capace di provocare, se stimolata adeguatamente, orgasmi molto intensi.
Più avanti potrai imparare a eccitare al meglio questa parte della vagina. Il Monte del pube o Monte di Venere è formato dal tessuto adiposo che si trova sopra le grandi labbra. Sollevare i peli presenti in questa zona per favorire l’esposizione del clitoride è una pratica molto apprezzata da milioni di donne. Il vestibolo è un’area triangolare di tessuto collocato tra lo sbocco superiore dell’uretra e l’apertura inferiore della vagina. È un’area ricca di terminazioni nervose con migliaia di vasi sanguigni chiamati bulbi vesticolari. Quando si riempiono aumentano l’apertura della vagina.

Il seno e i capezzoli
C’è un’altra parte anatomica femminile che è bene non trascurare: il seno. Per comprendere la sua importanza basta osservare quanti soldi le donne spendano in reggiseni con push-up e in chirurgia plastica. A livello simbolico è vissuto come elemento cardine della femminilità. La sua sensibilità varia da soggetto a soggetto.
Le sue dimensioni non contano, come per tutti gli altri organi sessuali. Generalmente il grado di eccitazione prodotto dalla stimolazione di seno e capezzoli è molto intenso e, in alcune donne, può eguagliare se non superare il piacere della stimolazione clitoridea. Non dimenticartene mai durante un rapporto sessuale.

Tutti possediamo il potere di attrarre gli altri a noi (sedurre, dal latino se ducere, portare a sé) e di tenerli sotto il nostro incantesimo. Pochi però sono consapevoli di quanto vasto sia questo potenziale e ritengono il fascino come un tratto caratteristico di pochissimi, che gli altri sono condannati a non possedere. Non è affatto così.

L’occasione è lì, a portata di mouse. Facile, comoda, pulita, igienicamente garantita, praticamente gratis. Senza tutte le complicazioni e le scocciature della realtà. Nessuna ansia da prestazione, nessuna necessità di intavolare anche il minimo accenno di relazione verbale. Solo consumo. Veloce, immediato, vorace, quasi animale. Forse la fruizione, seduti al computer di casa, penalizza un po’ la componente trasgressiva, l’aspetto estetico crolla di fronte al trash dei video amatoriali, ma alla fine che importa? È tutta una questione di consumo. Di sesso, in questo caso, come di alcol, o di videogiochi, o di shopping, le patologie compulsive più diffuse negli ultimi anni. Solo che, se lo shopping a oltranza mette a dura prova il conto in banca, con la dipendenza da sesso è tutta la sfera relazionale a crollare.
L’ultimo allarme in ordine di tempo arriva da un’inchiesta condotta dalla BBC News fra 43 terapisti inglesi: l’80% degli intervistati conferma che la dipendenza sessuale da Internet, quella che spinge le persone a stare davanti al pc più di 8 ore al giorno, e a compiere fino a 10-12 “atti” sessuali – rapporti in questo caso è termine del tutto fuori luogo – è in deciso aumento. A confermare il fenomeno ci sono i dati del Ce- dis, il primo centro italiano di ricerca e trattamento della dipendenza sessuale aperto un anno fa a Roma: dicono che il 5,6% degli utenti di Internet spende fra le 11 e le 25 ore la settimana in rete alla ricerca di materiali porno, mentre l’1% ha una dipendenza grave e una fruizione che sale fino a 35/45 ore. E infatti il sesso su Internet è al terzo posto per valore economico nella rete: nel 2006 negli Stati Uniti ha generato guadagni
per 2,84 miliardi di dollari. Altri numeri? Il 12% di tutti i siti è porno, così come il 25% di tutte le richieste ai motori di ricerca e il 35% di tutti i download. Ogni secondo si spendono 89 dollari in materiale pornografico e 28.258 persone lo stanno guardando, quasi sempre dall’ufficio; ogni giorno nascono 266 nuovi siti porno.
Ce n’è abbastanza per dire che siamo di fronte a un’emergenza poco appariscente perché consumata in silenzio e in solitudine, ma estremamente subdola perché va a minare non solo i rapporti di coppia, ma la capacità dell’individuo di avere relazioni sane e, nei casi più gravi, di affrontare e vivere la realtà. «Nella pornodipendenza», spiega il dottor Emiliano Lambiase, psicologo al Cedis, «la ricerca di materiale pornografico o di attività sessuali online prende il posto delle relazioni autentiche e degli hobby. C’è un’incapacità di base della persona a esprimere e soddisfare i propri bisogni e le proprie emozioni nelle normali relazioni e attività della vita reale e quotidiana. Il pornodipendente, di fronte a questa incapacità (o comunque difficoltà), si rifugia in un mondo virtuale nel quale i suoi desideri saranno sempre (illusoriamente) realizzati, nei quali il risultato (il piacere fisico) sarà sempre garantito, al contrario della vita reale dove le relazioni sono imprevedibili. Nella rete può fare tutto anche senza l’aiuto o la presenza di qualcuno, si crea un mondo dove il piacere fisico prende il posto della gratificazione emotiva e dell’intimità della vita reale, che vengono vissute come pericolose, imprevedibili, instabili».
Di fronte a questo universo dove si sperimenta un’onnipotenza facile, garantita, gratuita e senza contraddittorio è evidente che nessuna relazione con una persona “vera” può reggere al confronto. E infatti il primo effetto della pornodipendenza si ha all’interno della coppia: chi si accorge del nuovo passatempo del partner sperimenta come prima sensazione la rabbia e la frustrazione per non riuscire a essere all’altezza del “rivale virtuale e perfetto”. Dopo un primo tentativo di aumentare l’attività sessuale per cercare di ricatturare un compagno o una compagna sem

 

pre più distante, subentra la disillusione, e in molti casi la decisione di interrompere il rapporto. E la rottura di una relazione è un passo pericoloso verso il baratro della dipendenza assoluta, che può portare poi alla perdita del lavoro e all’incapacità di affrontare qualsiasi aspetto della vita quotidiana. Una dinamica alla quale è difficile sottrarsi. Anche perché la patologia non è riconosciuta e sono pochi i centri (e ancora tutti privati) a trattarla. «L’insorgere della dipendenza», spiega ancora Lambia- se, «non si definisce infatti in base alla quantità di tempo che si passa davanti al computer, quanto piuttosto alla presenza di conseguenze negative evidenti per la persona e all’incapacità di smettere nonostante queste conseguenze». In America, come sempre terra di frontiera dei nuovi fenomeni, ci sono già stati casi di dipendenti licenziati per “eccesso di fruizione” di chat porno.

Uno di questi ha pure fatto causa, chiedendo un risarcimento di 5 milioni di dollari: il datore di lavoro avrebbe dovuto tenere conto della sua “patologia”.
Di fronte a questo fenomeno uomini e donne hanno però uno “stile” decisamente differente: «Gli uomini dipendenti sessuali sono più interessati in attività che oggettificano il partner», conferma Lambiase, «come guardare porno, fare voyeurismo o sesso anonimo. Le donne invece sono relativamente più interessate a relazioni romantiche, fantasie, esibizionismo e tutte le attività che forniscono comunque l’illusione di una relazione. Queste preferenze vengono tradotte su Internet in una tendenza per le donne a preferire le chat e per gli uomini la pornografia. Le donne sono meno interessate alle immagini e più a intessere relazioni. Quando mettono in atto il cybersesso lo fanno più spesso nelle chat, dove possono partecipare in conversazioni dal vivo e meno probabilmente scaricano materiale pornografico». Una ricerca della Stanford University conferma in effetti che gli uomini preferiscono l’erotismo di tipo visivo, mentre le donne non possono fare a meno della componente interattiva che solo chat o web cam consentono. E infatti c’è un altro dato distintivo fra i due generi: quasi l’80% delle donne che utilizzano Internet per approcci di tipo sessuale li concretizza poi con un incontro reale, mentre il 70% degli uomini si limita all’autorefe- renzialità e all’asetticità del computer. Le donne insomma tendono a riprodurre con le nuove tecnologie un sistema di relazioni abbastanza tradizionali, mentre gli uomini interpretano già quella che il filosofo ed economista francese Jacques Attali vede come la tendenza di questi anni: «Oggi il leitmotiv è fare tutto da sé», ha detto Attali, che è appena uscito con Amours (Edizioni Fayard), un libro sul tema, «un comportamento dettato dalla logica della società dei consumi. Assistiamo a un’evoluzione profonda della nostra società verso un’apologia della masturbazione. Che è conforme alla società contemporanea e alla sua solitudine». La rete, e l’interconnessione continua che ci crea con gli altri, dovrebbe prima o poi sfociare, secondo il filosofo, anche in un nuovo modello di relazione: in sostanza, se viviamo costantemente connessi a una molteplicità di amici, per

ché non dovremmo avere anche più relazioni amorose contemporaneamente?
Ma c’è un altro aspetto che Attali analizza rispetto al sesso in rete, quello che definisce “Il carnevale di Internet”: il mondo virtuale del web permette infatti di scegliere a proprio piacimento la propria identità e le proprie caratteristiche, favorendo in questo modo i processi di dissociazione. «Ma il pericolo non è solo nella possibilità di far emergere le personalità multiple», conferma Lambiase. «Ci si crea un mondo parallelo e la mancanza di contatto fisico induce a credere che quello che si fa non abbia ricadute su chi ci sta vicino». In sostanza, se ti tradisco in chat non lo faccio davvero; se mi limito a vedere le immagini di siti di pedofilia non si può dire che io sia un pedofilo. E le responsabilità individuali evaporano appena si chiude la connessione.
Non che la cybersex dipendenza sia l’unica delle nuove patologie compulsive o abbia alla fine conseguenze diverse dall’assunzione di uno stupefacente. Quello che gli esperti sottolineano è che le caratteristiche di questa pratica (la facilità di accesso, la gratuità, l’assoluta mancanza di rischio sociale) fanno sì che la dipendenza insorga più velocemente e diventi più rapidamente incontrollabile. Le foto sono lì, non c’è neppure il limite concreto della disponibilità economica richiesta per lo shopping compulsivo o per la dipendenza da gioco d’azzardo. Per trattare la patologia, nei pochi centri specializzati esistenti si procede con terapie comportamentali individuali e di gruppo, cercando di portare l’individuo a dare un perché alla sua necessità di pornografia. Perché di fatto il grande contenitore “democratico” della rete, dove ognuno può inserire e condividere il proprio filmino amatoriale, ha ucciso l’erotismo come forma di espressione. Non soltanto l’editoria, che è scomparsa da anni, ma persino il cinema erotico in Dvd si sta arrendendo al download selvaggio e alle produzioni “tinello-cucina” messe in rete gratis. I produttori si lamentano e denunciano i siti, che a loro volta si difendono dichiarandosi “non responsabili per l’uso improprio del loro servizio”. Ma qui stiamo andando oltre, alle delicate questioni sul rispetto del diritto d’autore e della libertà d’espressione su Internet. Mentre in questo stesso momento milioni di persone stanno scaricando l’ennesima foto.

Il piacere è un sentimento o un’esperienza che corrispondono alla percezione di una condizione positiva, fisica, biologica e psicologica.
Nella mitologia greca, Piacere è la figlia di Amore e Psiche, i protagonisti di una storia di Apuleio nel II secolo d.C. che narra di una bellissima fanciulla di nome Psiche (Anima) di cui s’innamora il dio Cupido (Amore), figlio di Venere, il quale porta Psiche in un palazzo e la sposa, imponendole però di non cercare di scoprire mai chi egli sia. La felicità dei due sposi è minacciata dall’invidia delle sorelle di Psiche e dall’ostilità di Venere che non accetta che la bellezza della moglie del figlio sia paragonata alla propria, né ammette che quest’ultimo abbia sposato una mortale. Cupido assicura dunque a Psiche che sarebbe vissuto con lei finché lei non avesse tentato di scoprire la sua identità, ma una notte la fanciulla, nel tentativo di guardare al lume di una lucerna a olio lo sposo che dormiva, involontariamente lo sveglia. Cupido a quel punto scompare e Psiche, andando alla sua ricerca, s’imbatte in Venere, la quale la costringe a sottoporsi a prove durissime, da cui peraltro la giovane esce vittoriosa. Il mito ha il suo epilogo con Giove che celebra le nozze e conferisce a Psiche l’immortalità e il rango di dea. Amore e Psiche non esisteranno l’uno senza l’altra e dalla loro unione nascerà Piacere.
La lettura del mito ci insegna che per trovare il piacere bisogna fare i conti con la paura dell’amore nell’esporsi all’altro e che non c’è vero piacere se non quello che nasce dall’unione tra mente e corpo.

Fin da bambine, le donne sono immerse in un mondo maschile. Le fiabe, le tradizioni religiose, l’educazione ricevuta e la cultura dominante contribuiscono a rafforzare l’idea che regni una sorta di superiorità degli uomini, raccontata come una condizione naturale. Tutto appartiene a loro, anche la sessualità. La filosofa belga Luce Irigaray (1974), che ha dedicato molta attenzione a questo tema, ci spiega come il pensiero maschile abbia imposto l’uomo quale soggetto universale della conoscenza, inventore delle regole sociali, unico detentore del potere e della morale.
Simone de Beauvoir scrisse nel 1949: «Egli è il Soggetto, l’Assoluto: lei è l’Altro!». E in effetti è l’uomo, inteso come essere umano di sesso maschile, non Dio, ad aver creato un mondo a propria immagine e somiglianza. La donna, in questo quadro, è il diverso, una creatura la cui unicità mette in crisi l’immaginario maschile, appunto fallocentrico. Alle donne non resta che offrire la rassicurante immagine invertita che gli uomini desiderano, essere uno specchio. L’altra donna, quella dello speculum, la donna che esprime se stessa, affrancandosi dal ruolo di ancella dell’uomo, semplicemente non esiste (Irigaray, 1974).
Gli uomini sono per natura capaci, tenaci, forti, potenti: creano e distruggono regni e imperi, inventano il futuro, decidono, popolano il mondo di libri e statue che li ritraggono. Le donne crescono con l’idea di farsi oggetto, di dover essere testimoni passive della propria vita e della storia. Legislatori, filosofi, scrittori si sono accaniti a dimostrare l’esistenza di una gerarchia tra i due sessi che assegni all’uomo una superiorità voluta dalla Natura, decisa da Dio, ma assai utile in terra, tra gli uomini, padri, mariti, fratelli, figli.
Anche se profondi mutamenti economici e sociali, nel mondo occidentale, hanno restituito alle donne la dignità del pensiero femminile e concesso la parità dei diritti, gran parte di loro continua a desiderare di essere salvata da un principe azzurro che renda reali i sogni dell’infanzia e che possa completarla. Nonostante la rivoluzione culturale degli anni Settanta del secolo scorso, l’esperienza sessuale delle donne è ancora considerata, da molti e da molte, un riflesso del piacere maschile. D’altronde, persino Freud si rifiuta di considerare la libido femminile nella sua originalità. Egli è convinto, infatti, che la donna si senta un uomo “mutilato” e soffra di un’atavica invidia per la sessualità maschile. La grande domanda alla quale il fondatore della psicoanalisi ammette di non essere riuscito a dare una risposta soddisfacente è: «Che cosa vuole, davvero, una donna?».
Ecco perché parliamo e scriviamo di piacere femminile. Per rispondere alla domanda del padre della psicoanalisi. La sessualità femminile è sempre stata controllata, gestita, negata dal pensiero maschile dominante. Ritenuta sospetta, ambigua, de- viante, colpevole e contro natura, nonché causa di malattie. Nell’Ottocento il sesso femminile era addirittura considerato la causa organica di una malattia tutta di genere, l’isteria (dal greco “hustéra”, “utero”), i cui sintomi fisici e psichici venivano ricondotti appunto alla presenza dell’utero.
In realtà, non solo l’esperienza erotico-sessuale delle donne ma pure quella degli uomini è ancora tabù. Non se ne parla, è qualcosa da tenere segreto e, in ciò, la società occidentale postmoderna non aiuta, mantenendo questi temi lontani da un progetto educativo più ampio che riguardi non solo la conoscenza delle risposte sessuali, ma anche la costruzione di un sapere sulle relazioni tra i generi. Sappiamo infatti che la sessualità umana è influenzata dall’attività mentale superiore e, quindi, da ciò che pensiamo, dagli stereotipi di genere, dalle credenze, dalle idee che ci costruiamo sulla sessualità, dal contesto sociale, dalla cultura di appartenenza, ma essa coinvolge e determina anche la vita relazionale e psicologica di ciascuno. Da questo è nata l’idea di dedicare il presente volume al piacere femminile, rispettando la sua complessità e offrendo uno sguardo panoramico sulle numerose componenti della sessualità femminile. Ciò ha significato rispondere alla famosa domanda di Freud, osservando la biologia femminile, le risposte fisiologiche, la storia sociale e culturale delle donne, la loro psicologia, le loro relazioni con l’universo maschile e con quello lesbico. Troverete anche il racconto di casi clinici di persone rivoltesi alla sessuologia per comprendere meglio le proprie difficoltà e, in definitiva, se stesse: donne coraggiose che hanno affrontato traumi e tabù per riappropriarsi della loro sessualità e della loro libertà. Mi è sembrato utile, inoltre, proporre dei suggerimenti pratici alle donne per conoscersi e sperimentarsi, per vivere il sesso in modo libero e con pienezza, consapevoli del benessere che comporta una vita erotica sana e ricca, a cui naturalmente anch’esse hanno diritto.
In questo lavoro è solo per praticità che sovente mi riferisco a un partner maschile, senza alcuna discriminazione rispetto all’orientamento omosessuale.

 

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